sabato 4 dicembre 2010

TEATRO - Tutta colpe de le mmeddoeiche


di Michele Miglionico

Anno dopo anno, a Trani le commedie in dialetto locale continuano a registrare il tutto esaurito in tutti gli appuntamenti previsti. Stavolta passa di nuovo a Teatro Trani il testimone di garante della tradizione, con l'onere di far divertire ancora una platea così numerosa e così abituata a una lunga serie di spettacoli.

Enzo Guacci, regista, commediografo e protagonista, decide di ripescare una padella stregata già al centro di La sartascena affetesceute, ormai classico del repertorio. (Di primo acchito, non vengono in mente molti esempi di sequel nella storia del teatro: in qualche modo, la Trilogia della villeggiatura di Goldoni o il ciclo di Ubu di Alfred Jarry). Una padella già nota per poter trasformare il pane (vedi la "mollica" del titolo) in un potente afrodisiaco e di cui Don Uellino (Enzo Guacci), parroco, scoprirà un altro potere, dopo averla ricevuta in eredità da un suo amico - defunto nel tempo tra i due spettacoli, ma efficacemente presente come invisibile fantasma (!).

Il testo punta, come in genere accade, a sorprendere con le espressioni più desuete e colorite del vernacolo tranese, in questo caso anche per il contrasto con il dialetto del personaggio di Miminghe u' vesegghiaise ("il biscegliese", appunto, dalla città più vicina); e punta su una comicità demenziale e a sfondo sessuale. I personaggi sono tutti controversi, a partire dal sacerdote protagonista, avaro e menzognero, passando per i ricatti di Bettina La Pompa (sic) ai suoi danni, per finire con la triste bramosia sessuale di tutti gli altri maschi.

Un punto d'onore va alla direzione degli attori, convincenti pur essendo, sulla carta, dilettanti - su tutti, Rosa Gimmi nei panni di Bettina La Pompa (sic) e la vegliarda Anna Lacalamita. Ancor più se consideriamo che, contro gli standard del teatro, sul palco sono presenti ben nove (!) bambini, in rappresentanza dell'ancora più numerosa prole del personaggio di Bettina. La loro gestione non dev'essere stata una passeggiata; eppure un esordiente di cinque anni è stato capace di catalizzare le attenzioni e le simpatie del pubblico con il suo ruolo dispettoso interpretato con nonchalance.

Un effetto da segnalare sono i brevi siparietti-omaggio al cinema muto, con gli attori che mimano il movimento a scatti tipico delle antiche riprese sui motivetti altrettanto tipici del genere.

Insomma, i sorrisi non mancano. Peccato che la trama poggi su assunti sempre più soprannaturali e incredibili, che mal si accostano con la veracità e la concretezza della lingua e dei costumi locali.

8 medici su 10 temono una denuncia

 I medici italiani si sentono vessati e temono di avere problemi giudiziari: recenti statistiche dicono che il 68,2% di loro si sente, infatti, più a rischio di denuncia oggi rispetto al passato, mentre solo il 6,7% ritiene nulla la probabilità di subire una denuncia. Situazione che determina un diffuso ricorso alla medicina difensiva, praticata dal 50%-75% dei medici. È quanto emerge dallo studio effettuato a livello nazionale dall'Ordine dei medici di Roma, presentato ieri al Senato. «La medicina difensiva è un fenomeno molto diffuso tra i medici italiani» commenta Aldo Piperno, docente di sociologia dei fenomeni economici presso l'Università Federico II di Napoli, coordinatore dello studio «che non è eliminabile ma può essere contenuto, in parte con i controlli e l'applicazione degli standard, in parte allentando la pressione sui medici. Il 65,4% di loro si ritiene, infatti, sotto pressione nella pratica clinica di tutti i giorni». Secondo Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, tale studio «conferma che il fenomeno è solo in minima parta addebitabile ai medici perché ha origine da più fattori ambientali che mettono sotto pressione la categoria». Il fenomeno è più accentuato tra i medici ospedalieri, i chirurghi, gli internisti, gli ortopedici, i ginecologi, i nefrologi e nella medicina d'urgenza, soprattutto nelle regioni del Sud e nelle isole.
La medicina difensiva ha un'incidenza sulla spesa sanitaria sul Servizio sanitario nazionale pari al 10,5%. A stimarlo è l'indagine nazionale realizzata dall'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e odontoiatri di Roma.
Bisogna interrogarsi sul come mai oggi fare il medico sia così rischioso da indurre nella categoria strategie difensivistiche: riflettiamo sul processo di culturizzazione del discente di oggi e sulla paura professionale nella operatività del quotidiano.
1) La cultura, la dotazione di base del professionista in genere (anche quella medica) è in discesa per deficit di culturizzazione: sia la cultura generale, come evidenziano gli errori-orrori rilevabili agli sbarramenti selettivi delle varie Facoltà (e qui la responsabilità è della scuola media inferiore e superiore, troppo "lasca" e deruolizzata); sia la cultura specifica di quella professione, che fa seguito ad una scuola lacunosa nella informazione e formazione. Gli studenti  arrivano preparati e solidi in cultura generale alle università più per modellamento familiare ed interessi personali che per la Scuola italiana troppo "perdonista" (come la Giustizia?). Il fenomeno, oramai ammesso dai più, riconosce a sua volta altri fattori causali molto "scomodi" da ammettere, in primis la pressione mediatica sul pensiero individuale, l'abuso di tecnologia elettronica che impigrisce e struttura la mente sin dalla sua evoluzione più delicata, la caduta verticale della lettura come processo che "nutre" e incuriosisce la mente (quanti studenti sfogliano una Treccani cartacea confidando invece su fonti e motori di ricerca non sempre convalidati di internet?). Si è smarrito, nella proliferazione di insegnamenti una certa coerenza di programmi. In particolare si riconosce, agli occhi di chi medico già è, la disarticolazione subita dalla Facoltà di Medicina in Italia, per cui anche tra Università della stessa regione talora vi sono difformità nel piano di studi: ciò  mette in crisi trasferimenti di sede e non chiarisce allo studente la sequenza logica, spesso  stravolta, tra studio della struttura-morfologia, fisiologia generale, patologie e cliniche. 
2) Il timor. Bisogna fare un cenno adun'altra categoria di professionisti, gli avvocati, ed alla evoluzione della medicina legale e delle assicurazioni. . Due dossier del CENSIS: “Caratteristiche e insediamento nello sviluppo dell’avvocatura in Italia” (2006) e “Contrastare la crescita, promuovere la mobilità – Indagine sugli avvocati italiani” (2007) fanno sorgere sospetti. Gli avvocati in Italia sono circa 155 mila, dei quali circa 121.700 sono iscritti alla Cassa Forense. Questi numeri sono in continua crescita dal momento che ogni anno entrano nel mercato della professione più di 10.000 nuovi avvocati (cfr.  Sole 24 Ore, già nel 2007). Nel periodo 2001-2005 si è registrato un tasso di crescita pari a +29,3%.
Come viene percepita questa situazione? Il 62,3% degli avvocati indica, tra i fattori che rendono critica la condizione professionale il numero crescente dei colleghi. Il problema della concorrenza, inoltre, non riguarda solo la concorrenza “interna”, ma anche i competitors
esterni alla categoria: agenzie immobiliari che redigono contratti di locazione e compravendita, patronati per la tutela dei cittadini nei contenziosi giuslavoristici o per le separazioni, associazioni che tutelano inquilini e consumatori, etc. Così l’unica attività riservata all’avvocato rimarrebbe quella di rappresentanza e difesa in giudizio (ora sempre meno remunerativa e soddisfacente). Tutto questo incremento di professionisti è legato o no all'aumento di contenzioso in Italia, che raggiunge vette di tutto rispetto in Europa? Gli Ordini professionali degli avvocati negano che ci sia una relazione tra questi fenomeni ma la sensazione è proprio questa. La litigiosità è in aumento un po' ovunque (anche tra i medici!) e determina accumuli di carte legali. Ci sono businness immensi dietro  la presunta o accertata malasanità. Un esempio emblematico: un  rampante avvocato si aggira da mesi tra le corsie di un Presidio Ospedaliero di un capoluogo di provincia pugliese, raccogliendo malcontenti tra i degenti (anche sul cibo) e realizzando un vero e proprio ufficio "ambulante", assai temuto dalla direzione sanitaria stessa. L'etica e la dignità professionale, si sa, di tutti i professionisti (anche d'aiuto) scricchiola da tempo e la potenza mediatica incita alla simmetria più che alla composizione ed alla mediazione tra le parti. Il modello politico oramai la fa da padrone su tutti.
"Non lavoriamo più - ci dice un medico ospedaliero - tranquilli e concentrati su malattie e utenti: un occhio strabizza sempre sui possibili aspetti medicolegali del nostro operato, inquinando la prassi medica. Gli avvisi di garanzia fioccano, è fortunato il medico che non ne abbia mai ricevuto uno in tutta la sua carriera...Se poi a tutto questo clima di diffidenza aggiungiamo che siamo oberati da compiti burocratici, da procedure e linee-guida ecc. si comprende che la professione medica non offre più garanzie di una volta." E nella tensione operativa gli errori forse aumentano più che diminuire. A svantaggio del cittadino (e a vantaggio degli avvocati?).

venerdì 26 novembre 2010

UNITA' D'ITALIA e ITALIANI UNITI

Ebbene sì, lo ammetto. Ero scolaro delle elementari quando nel 1961 si celebravano i cento anni di Unità d'Italia. Ricordo una infinità di iniziative, disegni, anche francobolli, temi e discussioni quando già alle scuole elementari tutti sapevano chi fossero Garibaldi, Mazzini e Cavour (i meridionali dicevano Càavur ed i settentrionali Cavùr ma sempre del Conte si parlava): strada (cultura) facendo, sapemmo al liceo che il Risorgimento non era stato tutto rose e fiori, che non era stato un movimento popolare di massa, che era stato più una realtà intellettuale che sociale. Sapevamo anche- prima dei leghisti dell'ultima ora -  che il fenomeno del brigantaggio talora era stato un movimento di opposizione alla c.d. piemontesizzazione dell'Italia. Visto quante cose ci INSEGNAVANO? Sarebbe bastato poco per far fallire l'impresa dei Mille e farli diventare quei trecento "giovani e forti" che erano morti anni addietro a Sapri. Sapevamo che spesso la Carboneria era legata a ideali massonici di tensione libertaria ma non ci scandalizzavamo. L'Unità era ed è l'Unità di uno stivale che storicamente si ritrovava assieme dopo la framentazione di secoli che avevano visto quello stivale percorso e percosso da tanti popoli dominatori: nessuno - solo chi studiava - sapeva che quello stivale era stato per un millennio la centralità del mondo conosciuito, un vero ombelico del mondo (Roma caput mundi). Eppure oggi, invece di festeggiare in patria i 150 anni di Unità, si è presi da giochini antistorici che tentano di edificare ideologie del nulla; tentano di riesumare monarchie ignave e disinteressate (come quella borbonica che Benedetto Croce e, prima del filosofo,  Giacomo Leopardi hanno ben criticato) o vagheggiano nazioni mai esistite come quella padana. Oh, sì, sapevamo anche questo, ce lo dicevano che il Foscolo dopo il trattato di Campoformio vide con il napoleonismo cadere per sempre i principi ispiratori della Rivoluzione Francese ed il sogno della Repubblica Veneta. Sapevamo tutto questo ed altro perché la scuola insegnava, lasciatemelo dire. E non era nemmeno classista. Oggi domina la polemica ignoranza dei media e si legge ancora qualcosa in buon  italiano solo sui quotidiani stampati. Oggi domina arrogante la non-cultura, la InCultura (come il nostro giornale si titola). Le Università di cui tanto in questi giorni si discute solo per interessi politici di potere e non perchè a qualcuno gliene freghi qualcosa veramente della cultura, sono oramai ridotte a "diplomifici": se prima erano state zone di parcheggio per disoccupati, ora sono divenute luoghi di bassa cultura, e tanti docenti universitari non vedono l'ora di andare in pensione perchè non sanno più che domande fare in sede di esami a studenti massificati da sogni mediatici e dalle capacità espressive e linguistiche più che limitate. Non è solo la nostra esperienza: Michele Cortelazzo, preside della Facoltà di Lettere della Università di Padova ha portato dati sconfortanti sulle limitate capacità linguistiche degli studenti, "Repubblica" ha parlato di "Generazione 20 parole", aspiranti avvocati hanno sbagliato le "acca" dinanzi al verbo avere al concorso di Bari. L'ignoranza impera? Spero che qualcuno argini tanta deriva interessandosi della scuola. E i politici (che tanto spesso sono stati studenti non proprio modello)? Ci sono quelli che non conoscono la data della Unità d'Italia (ricordate l'inchiesta delle Iene?). Impensabile che uno statunitense o un argentino non sappiano la data di nascita delle loro patrie. Loro, i politici italiani, litigano, infangando l'Italia all'estero. E forse le uniche celebrazioni della Unità si svolgeranno veramente all'estero. Tra gli italiani residenti all'estero. Peccato. Perdonateci, o eroi del Risorgimento. (achille miglionico) 

martedì 16 novembre 2010

CINEMA - Les chansons d'amour [inedito]


di Michele Miglionico

Risale al 2007 Les chansons d'amour. Il titolo è paradigmatico ed esplicativo: si tratta di un musical francese, un film che parla d'amore - e di sesso.
La commedia musicale è tornata in voga in Italia nell'ultimo decennio, ma solo in teatro: rimane pur sempre un genere di nicchia ed è anche per questo che, con tutta probabilità, la pellicola non è stata distribuita, considerati anche il prevedibile flop negli Stati Uniti (Love songs) e le magre figure fatte poi al botteghino da NineAcross the universe.

Se non fate parte di questa succitata nicchia, quest'opera potrebbe non esser pane per i vostri denti. E potrebbe non essere facile da masticare neanche per gli amanti degli spettacoli di Broadway, perché "Le canzoni d'amore" è un film drammatico e malinconico. I pezzi composti da Alex Beaupain (vincitore di un César Award per questo lavoro) non stonerebbero in un album di Carla Bruni, né per melodie né per interpretazione, giacché gli attori chiamati a intonarli non si distinguono per significative doti vocali. Ci si strugge, ci si interroga sul senso della passione, sui rischi che abbandonarsi ad essa comporta.

Il film, scritto e diretto da Christophe Honoré (nominato al Festival di Cannes), sembra essere ritagliato intorno a Louis Garrel, figlio d'arte divenuto noto al pubblico - soprattutto femminile - con il controverso The dreamers di Bernardo Bertolucci. Così come nell'opera ambientata nel Sessantotto il giovane era implicato in un torbido triangolo, così qui viene rilanciato nella mischia, prima in una relazione aperta con due donne, poi in una sperimentazione ulteriore. Tutte le fan che avevano sognato con Bertolucci possono qui ritrovare qualche palpito o fremito.
Ciò non toglie che il cast è solido, cast in cui spicca un'altra figlia d'arte, Chiara Mastroianni.

Se tutte queste premesse vi solleticano, piuttosto che allontanarvi, non resta che un avvertimento: il film si divide in due parti per colpa di un evento che non anticipiamo. A seconda dei gusti - soprattutto sessuali - avrete un miglior ricordo di una delle due metà.

sabato 13 novembre 2010

Mediterraneo 1

Chiesa ortodossa. Creta

Creta. Palazzo di Cnosso


Vaso minoico. Creta


Creta. L'arrivo degli E.T.


Alatri


Ponza


Verso Rodi


Libia


Israele.Masada


Gerusalemme. La Cupola della Roccia


Guardare Firenze


Processione - Ruvo di Puglia
 (foto di achille miglionico)

MURI: per non dimenticare


Berlino: residui di Muro e totalitarismo
Esistono muri per difendersi, muri per offendere.  Esistono muri che dividono. Eppure tutti i muri sono stati all'inizio dei tempi solo ripari. Ma il passaggio da difesa ad offesa è talora inavvertibile. Comunque ricordiamoci dei muri.
Berlino. Piazza Potsdam tra vecchio odio e nuova universalità.



Il muro tra Israele e territori palestinesi


Il Muro del Pianto. Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Roma fu lasciato quale monito ai ribelli un pezzo di muro della cinta erodiana. Lì gli ebrei continuano a pregare da tempo immemore.


Il muro tra Palestina ed Israele: il cassone di immondizie reca tristemente la dicitura di UN (Nazioni Unite)




Questa istantanea scattata a Gerusalemme è stata selezionata da National Geographic


Mura ciclopiche: Alatri (Lazio)


Mura fenicie: Isola di Mozia (Sicilia)
foto e testo di achille miglionico

venerdì 12 novembre 2010

Uno psicologo nei Lager

"Chi ha un perché per vivere, può sopportare quasi ogni come"

"Ciò che non mi uccide, mi rende più forte" (F. Nietzsche, citato da Frankl)



Ci sono libri che rappresentano una svolta vitale. Ricordo che quando lessi un libro di biologia cellulare durante il liceo, decisi che avrei studiato medicina. Ricordo che quando lessi un libro di Eric Berne ed un libro sulla comunicazione della Scuola di Palo Alto (Pragmatica della Comunicazione Umana) decisi che avrei approfondito il tema della comunicazione normale e patologica in psichiatria. Ci sono libri non da studio, opere della letteratura mondiale che, per la loro fulgida bellezza, ti fanno vergognare di scrivere anche una cartolina postale, p.e. La Recherche di Proust. Ci sono libri sperduti nelle biblioteche che valgono quanto un ciclo di psicoterapia. Libri che curano. Possibile? Eccone uno. Mi  ricapitò tra le mani il libro di Viktor Frankl intitolato Uno psicologo nei Lager (una vecchia edizione Ares, Milano, 1967) e fu una folgorazione: difficilmente rileggo qualcosa (per non perdere tempo nell'arco vitale). Un libro unico per costruzione semplice e messaggi che viaggiano tra scienza e storia personale. Viktor Frankl, l'Autore, è lo psichiatra e psicoterapeuta austriaco che ha introdotto la logoterapia, che si inserisce nella analisi esistenziale. Egli fu detenuto nei campi di concentramento nazisti (Lager di Theresienstadt, Auschwitz, Kaufering e Turkheim, dipendenza di Dachau) e sopravvisse (perse la moglie e altri membri della famiglia). Dopo la liberazione volle scrivere un libro che non è un resoconto ma "la descrizione di una esperienza vissuta": ci riuscì in pieno senza tediare e senza autocelebrazioni. L'A. avrebbe voluto firmare il libro con il numero di prigionia 119.104 ma poi ci ripensò e si firmò. Perché parlarne ancora? di Olocausto? perché Frankl asserisce p.e. che "nessuno ha il diritto di commettere ingiustizie, neppure chi ha subito un'ingiustizia" (p.150); per ricordare il  livello di sofferenza inferto sistematicamente da uomini ad altri uomini in tante circostanze storiche; per rispondere a chi non crede ancora o finge di non credere o dice "Anche noi abbiamo sofferto…" Il libro poi vale più di una ricerca se si vuole imparare le fasi sociali e psicologiche che un recluso (un sequestrato, un prigioniero ecc.) attraversa in condizioni prolungate di deprivazione non solo di  libertà ma anche di identità:  se l'uomo ha la fortuna di sopravvivere come Frankl vive ogni fase della vita-morte-rinascita. All'inizio vi è lo choc dell'accettazione; segue una relativa apatia (Frankle dopo anni di lager, durante un trasferimento ferroviario da un campo ad un altro, passò con il carro bestiame davanti alla casa propria di Vienna ma non la riconobbe emotivamente, quasi non vedesse che era la sua casa); ecco che dopo l'abbrutimento si fa strada la dolorosa riscoperta della interiorità e il ritorno - non agevole - alla libertà. Libertà. Ricordo che anche mio padre, di ritorno nel 1946 a casa, a Trani, dopo la prigionia di guerra in campo inglese  (Eldoret, in Kenya), non riuscì a dormire sul letto matrimoniale con la sospirata moglie "per tema di cadere": aveva dormito per anni al suolo e per ben un anno continuò a dormire in casa sul pavimento. Lo stigma di recluso e di reietto perdura al di là dei limiti temporali. (achille miglionico)  

UNA FOTOCAMERA DIGITALE DI TUTTO RISPETTO: NIKON D7000

Presentata a Fotokina 2010, arriva da Nikon una fotocamera di tutto rispetto che si colloca tra la D300S ed il modello "minore" D90 che già tante soddisfazioni continua  a dare a fotografi dilettanti esigenti ed a professionisti che la prediligono risparmiando in tempi difficili rispetto ai costosi modelli con cmos da 24x36 mm. Parliamo della D7000 che abbiamo provato. Si tratta di una reflex di medio livello con un corpo di 800 g.  in lega di magnesio, sensore cmos da 16,2 megapixel, il nuovo processore Expeed 2 ed uno schermo lcd da 3 pollici con una risoluzione di 921.000 pixel. Il sistema di messa a fuoco è composto da 39 punti AF con 3D tracking che si accompagna al sensore metering RGB da 1016 pixel.
La D7000 è anche in grado di registrare video HD 1080p a 24 fps e è in vendita a partire da ottobre nel kit con l’obiettivo 18-105mm VR.
La sensibilità iso di base va da 100 a 6400 iso con la possibilità di espandersi fino a 25600. L’otturatore arriva ad una raffica di 6fps con una vita media di 150.000 scatti. Che macchina. (achille miglionico)
Nikon D7000

mercoledì 3 novembre 2010

COME TUTELARE LA SALUTE (PUBBLICA)?

La politica esorbita dal nostro giornale. Chi scrive è il cittadino. L’ennesimo scivolone del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto l'effetto di costernare genti a lui vicine e lontane: «Meglio essere appassionato di belle ragazze che gay». La indefinibile  battuta del premier italiano ha scatenato una marea di polemiche e indignazione nel mondo istituzionale, politico e dello spettacolo. Che la notizia sia stata sbattuta in prima pagina su tutti i giornali e riviste di mezzo mondo non meraviglia: da più parti si avverte una stanchezza, un imbarazzo ed un dolore che ricordano il mix amaro che si prova quando un congiunto comincia a "scabinare", come dicono i ragazzi. Non c'entra accusare il presidente del Consiglio italiano di essere omofobo e di essere il solito politico-clown da spettacolo. Qui è in gioco la sua dignità e quella di noi cittadini, che comunque lui rappresenta. La realtà è che il premier italiano mostra una problematica forse di natura cerebrovascolare assai preoccupante di cui nessuno sembra voler parlare. Al di là del dire e fare discutibili che ne hanno sempre caratterizzato le movenze politiche, non si può ignorare che certa propensione all'erotismo sia gradualmente comparsa cronologicamente dopo: 1) una perdita transitoria di coscienza (PTC) su base presumibilmente vascolare che il premier ebbe a soffrire durante un comizio; 2) dopo la separazione-allontanamento coniugale; 3) dopo l'attentato che gli costò un trauma cranico con ferita lacera al capo.  Ogni caduta di stile  non è tollerabile in un uomo politico, un uomo di istituzioni e capo di Governo di un Paese democratico e occidentale. Qui però andrebbe valutata la salute di un uomo, che pur avendo avuto importante ruolo nella storia della seconda repubblica (e forse indubbi meriti), oggidì presenta preoccupante declino mentale e comportamentale. Come quegli imperatori romani  di cui gli storici raccontavano le scarse virtù: "un imperatore malato"? così avrebbe commentato  la stessa ex-moglie del premier. Mi immagino solo la vergogna che assale un figlio. (achille miglionico)

CULTURA SI, CULTURA NO

Anni fa battezzammo il giornale così - inCultura - giocando sul doppio e antitetico significato del termine giornalistico ("metti quell'articolo in Cultura") e del termine nel senso di non-Cultura. Eravamo e siamo tuttora preoccupati dalla crescente  ambivalenza -  se non indifferenza -  della gente dinanzi alla cultura : avevamo ragione ad essere preoccupati della decadenza culturale della scuola e dei mass media. E' in espansione il convincimento che la cultura non vale la pena di "coltivarla", non va incentivata perchè è un retaggio del passato quando non esistevano la tecnologia di oggi, i nuovi lavori di oggi, la attenta cura di sè di oggi, fatta di scorciatoie e ricerca di successo materiale ("i libri non ti fanno mangiare"). Taluni ritengono che la cultura non conti più nulla, che sia un bene che richiede solo sacrifici e non produce ricchezza. Dal punto di vista della società iperconsumistica che viviamo,  in effetti la cultura non è utile e non massifica il consumatore, anzi è pericolosa per chi ci vuole manipolare. A che serve la cultura dei libri per esempio quando tutto ci viene proposto prevalentemente in immagini e suoni? A che serve anche viaggiare se basta curiosare in Internet? Ad una cena, sentendo parlare della Turchia, un commensale ne parlò come se vi fosse stato e sentenziò "Che c'è di bello?" Emerse che la Turchia l'aveva vista in Internet e tanto gli bastava. Si sa Internet è uno strumento straordinario, un medium eccezionale di conoscenza ma anche di fesserie, come ogni mercato ove puoi trovare cose  utili ed inutili, cose vere e false. 
In Europa la cultura del singolo e della collettività sono in disarmante declino: la nostra cultura sembra soffrire di Alzheimer e dimenticare se stessa ed i suoi fondamenti. Dirselo non basta. Va recuperata (rifondata?) la missione della scuola; va incentivata la conservazione dei beni culturali e la attività dei soggetti che vi lavorano. Il turismo culturale è l'industria meno inquinante del mondo, protegge la cultura e la promuove in retroazione circolare. Vogliamo tornare, cari politici, ad essere colti? perché culture is beautiful. CULTURA E' BELLO.  (achille miglionico)


PER VISIONARE E SCARICARE PUBBLICAZIONI SU TEMI ANTROPOLOGICI: http://www.incultura.com/

martedì 2 novembre 2010

CRONACA DI UN DELITTO MASS-MEDIATO

La morte di una adolescente uccisa e gettata in un pozzo colpisce. Già il preannuncio che trattavasi di omicidio e non di scomparsa ci aveva colti di malanimo il 6 Ottobre sera u.s. non consentendo a tanti genitori un sonno tranquillo. E' un test di "humanitas" ricevere la notizia di una morte "giovane". Chi ha provato quella tristezza mista ad angoscia è molto lontano dallo stupore ipocrita dei media che si affannano a riempire pagine cartacee e elettroniche di perché e come queste cose possano accadere. Si sa,  i media si nutrono delle 3 S (sangue, soldi e sesso) ma qui dobbiamo soffermarci a riflettere: avete notato che nell'omicidio di Cogne si discuteva dappertutto in TV su indizi e prove, in pratica svolgendo il processo sul set mediatico? Gli inglesi ci accusarono di fare il processo in TV. Chissà cosa diranno oggi con Avetrana  e con il "mostro" generato dai media (l' Homo avetranensis): qui non si anticipa solo il processo ma si entra nel "fieri" delle investigazioni a pieno diritto, alterando eventi, interferendo con le indagini ed il lavoro degli inquirenti. Non si vedevano tanti criminologi, psichiatri e presunti specialisti dai congressi delle società scientifiche: ognuno ha detto la sua, qualcuno quasi in contemporanea su più reti televisive. L'arresto dell' Homo avetranensis è avvenuto "in diretta" nel mentre si trasmetteva dalla di lui casa. La prossima volta assisteremo all'omicidio in diretta, come nel film di tanti anni fa "Il Dittatore" con Woody Allen, ove il giornalista intervistava il moribondo circa le sue emozioni nel vedersi sparato. Forse arriveremo a dover legiferare qualcosa che impedisca alle televisioni di occuparsi attivamente di omicidi nel primo mese di indagini, sì da non interferire con il lavoro di chi dovrebbe essere lasciato in pace a risolvere la triste eredità di Caino. Ma torniamo allo sgomento ed al mix di tristezza ed angoscia che si prova ad essere Abele o vicini ad Abele: non è un caso che la Bibbia  abbia il suo vero incipit non nella creazione, bensì nell'omicidio di Abele.  Non alludiamo naturalmente al paradosso di lettura offerto dal  "Caino" di José Saramago . Qui parliamo della soppressione di un individuo da parte di altro individuo, talora di omicidi completamente privi di movente, senza una motivazione e non dettati da istinto di sopravvivenza. Come l'omicidio della infermiera rumena nella metropolitana. La Hannah Arendt parlava di banalità del male.
Nel trattato Del Sublime di Pseudo-Longino (1° secolo d.C.) il sublime dell'uomo veniva contrapposto al bathìs, al profondo abisso, al buio della spelonca. Del pozzo di Avetrana, per esempio. L'uomo è così, fa cose sublimi per salvare delle vite di minatori dal pozzo oppure getta un cadavere in un pozzo. Sublime e abisso abitano l'umanità e ogni singolo uomo. (achille miglionico)

martedì 19 ottobre 2010

CINEMA - Zack e Miri girano un porno [anteprima]

di Michele Miglionico


Kevin Smith è un regista americano di culto e che, di conseguenza, il grande pubblico ignora.
Un artista completo, che si cimenta anche nella sceneggiatura di fumetti e nella recitazione - suo il ruolo di Silent Bob, personaggio-feticcio insieme a Jay, comprimario di numerosi film, fino agli onori di Jay e Silent Bob... fermate Hollywood!.
Potreste aver sentito parlare diClerks e Clerks 2, come del blasfemo Dogma. Tutta la sua spassosissima filmografia viene regolarmente doppiata in Italia... con una notevole eccezione: un film del 2008 il cui titolo pare aver creato problemi di distribuzione persino in madrepatria. 

Zack (Seth Rogen) è uno spiantato commesso in una caffetteria e convive con la sua amica d'infanzia Miri (Elizabeth Banks), con cui non c'è stato mai nulla e con cui non è previsto succeda mai nulla. La loro gestione dell'economia domestica è disastrosa e, quando le bollette scadono e si ritrovano senza luce né gas, dopo aver escluso ogni altra opzione, un piccolo episodio dà loro la folgorazione: guadagnare qualche soldo girando in prima persona un film porno amatoriale. 
Quest'incipit è sufficiente per rendere l'idea dei toni e degli scopi di questa commedia erotico-sentimentale. Come nel miglior stile del regista-sceneggiatore, le battute si susseguono senza molte soste, sempre al fulmicotone, sempre con una sana dose di scurrilità e dialoghi-da-strada. Davvero difficile smettere di sorridere per tutta la durata del film. Il merito è anche del cast di vivissimi comprimari tanto dello stesso Zack and Miri make a porno quanto del fantomatico immaginario film porno, compreso il Lester interpretato da quel Jason Mewes che, finalmente, ha smesso i panni del succitato Jay senza perdere la sua irresistibile simpatia. 
Ce n'è per tutti i gusti: spregiudicato ed erotico per i nerd in fregola, romantico per il pubblico femminile, divertente per chiunque abbia un senso dell'umorismo degno di questo nome.
Il consiglio, insomma, è di procurarvi questa pellicola nei modi consentiti dalla legge e che non ne pregiudichino fruibilità e godibilità.

lunedì 18 ottobre 2010

TEATRO - Jesus Christ Superstar

di Michele Miglionico

Dopo l'ondata di libretti tradotti in italiano, si torna alle basi con un nuovo tour di "Jesus Christ Superstar" in inglese, portato in scena dalla storica compagnia Planet Musical che ha contribuito allo sdoganamento delle "commedie musicali" anglosassoni in Italia.
Inutile entrare nel merito dell'opera, storica e famosa, di Lloyd Webber e Rice. Imprescindibile per gli amanti del genere e del rock.

Sul palco, nuove e vecchie conoscenze. Gesù è ancora, da un decennio ormai, Paride Acacia... in teoria nulla si potrebbe imputargli dopo tanta abitudine ed esercizio, eppure qualche sfumatura di stanchezza, qui e lì, si avverte.
Nuovi compagni di viaggio sono interpreti in prestito dal mondo della musica leggera.
Matteo Beccucci, vincitore di "X factor", è Giuda. Meglio non fare raffronti con l'interpretazione cinematografica. Il cantante cerca di adattare il ruolo alle proprie corde, contenendolo. Nonostante la voce non gli manchi, Beccucci sembra frenato.
Mario Venuti, che non ha bisogno di presentazioni, ha il suo momento nel paio di pezzi affidati al personaggio di Ponzio Pilato, che rischia di perdersi nella riconoscibilità della voce del suo attore.
In entrambi i casi, l'archetto si conferma un microfono impietoso rispetto alla maneggevolezza del cosiddetto gelato. Eppure sono i loro nomi a fare da richiamo, quindi si condivide la scelta di averli inseriti nel cast.
Molto più a suo agio Simona Bencini, già vocalist dei Dirotta su Cuba, che si allontana dalla traccia registrata di Maria Maddalena per darne una resa molto personale e altrettanto convincente.
Paradossalmente, sono personaggi secondari come Pietro e Simone Zelota a spiccare per le loro performances.

Il corpo di ballo, invece, non brilla , anche costretto da una scenografia che, ospitando in scena l'eccezionale orchestra, non gli lascia gran margine di manovra. Scenografia, ad ogni modo, ben studiata e molto funzionale, grazie al telo trasparente che permette la proiezione di immagini e parole. In mancanza dei "sopratitoli", che pur in altri allestimenti aiutavano la comprensione della vicenda, è ottima l'idea di proiettare i versetti dei Vangeli corrispondenti alle scene in atto, tanto per la fruibilità quanto per il senso epico.

La flagellazione del Cristo è da sempre lo spazio in cui il regista dello spettacolo ha il suo più evidente canale espressivo, perché tradizionalmente a ogni frustata viene associata un'immagine tragica sul futuro dell'umanità. Massimo Romeo Piparo esordisce con i classici campi di sterminio nazisti e con le bombe nucleari, passa per i soldati italiani morti sul campo, Aldo Moro e Sakineh, e conclude con i giudici Falcone e Borsellino, suscitando gli inevitabili applausi del pubblico.

martedì 21 settembre 2010

ATTUALITA' - La pericolosa moda del balconing

di Michele Miglionico

Quando andavamo a scuola, che fosse l'anno scorso o dieci anni fa, per molti di noi il momento più atteso era la gita scolastica, che si camuffa con il nome di “visita d'istruzione”. Una tipica occasione per stare lontani da casa e trasgredire secondo il noto terzetto di Bacco (gli alcolici), tabacco e Venere (sesso!). Vi è capitato di fare pazzie in albergo, per esempio passare da un balcone all'altro per andare in camera di amici o delle ragazze, senza farsi fermare dai professori di guardia nei corridoi? A noi non è capitato di sperimentarlo in prima persona, ma di vederlo sì, purtroppo, con una certa paura per gli amici che mostravano un tale coraggio. Allora non c'era un termine preciso per l'uso non previsto dei balconi.
Oggi si parla di “balconing”. Episodi di ragazzi precipitati e morti, o gravemente feriti, se ne sono registrati nel corso degli anni. Se ora la stampa e le autorità hanno adottato un termine informale, è perché il fenomeno sta assumendo nuove proporzioni.
Infatti pare che in Spagna si sia fatto un passo in avanti: a qualcuno è venuta la “geniale” idea di tuffarsi in piscina dalla propria stanza, da qualsiasi piano. Possibilmente facendosi filmare da un amico, per poi caricare il video su YouTube e spopolare in Rete. Così, la bravata di un ragazzo diventa una moda. Tra i poliziotti di Maiorca, una delle capitani del tuffo dal balcòn, circola il detto che “si sa che l'estate è iniziata appena il primo turista è caduto da un balcone”.
I giornali italiani hanno iniziato a parlarne davvero da quando ci è scappato il morto.
Il 13 settembre, Davide Di Rienzo è morto a 26 anni, mentre era in vacanza a Ibiza – l'altra capitale della trasgressione. Si è tuffato dal settimo piano, perdendo la vita all'impatto. Siccome secondo alcuni testimoni c'era stata una discussione tra il giovane e la sua fidanzata, diventa anche difficile, in certe situazioni, distinguere il divertimento da un tentato suicidio: la piscina era a circa 10 metri dal tetto del bar su cui si è schiantato. Per questo le forze dell'ordine spagnole hanno accomunato questo episodio ai precedenti. Sarebbe la sesta vittima, se non contiamo almeno altri undici feriti nel 2010; secondo altre fonti, i morti sarebbero già a quota nove, ma i numeri contano fino a un certo punto. Anche una sola perdita è una tragedia sufficiente a dare l'allarme.
Gli albergatori non sanno più che misure prendere per frenare gli incidenti. Quanto possono pesare le ammende o l'espulsione dei clienti più incontenibili, a giochi ormai fatti? La tendenza è quella di assegnare ai giovani i primi piani, o di sbarrare i balconi, o di alzare le ringhiere.

Non è trapelato niente di ufficiale riguardo le autopsie, ma non è difficile pensare che i protagonisti di questi episodi siano ubriachi o sotto l'effetto di droghe, per esempio allucinogeni che, tipicamente, danno una sensazione di potere tale da credere di poter volare e sopravvivere al salto. “A causa dell'abuso di alcol e droga, si perde il senso del rischio” dice la dottoressa Maria Angeles Lecinena, che al pronto soccorso dell'ospedale Can Misses di Ibiza ha visto in prima persona alcuni casi. “Le loro facoltà di percezione sono così indebolite che [i ragazzi] non riescono nemmeno a valutare correttamente la distanza dalla vasca”.
Se vogliamo usare Facebook come specchio della realtà, troviamo circa 400 utenti che sono fan del balconing, contro un centinaio scarso di “No al balconing” che ne denunciano la stupidità e i pericoli. Qualcuno crea anche degli Eventi, come quello che dovrebbe essersi svolto a Ibiza tra il 17 e il 20 settembre; o come un fantomatico “campionato mondiale di balconing” previsto a Cha Am, in Thailandia, nei primi dieci giorni di ottobre nel Saetong Condominium. Potrebbe trattarsi di semplici provocazioni, e lo speriamo, ma in qualche modo esistono delle competizioni.
Charly Garcia è un musicista argentino del 1951 che detiene un record mondiale: nel 2000 ha saltato ed è sopravvissuto a un volo di sette piani – in particolare, dal nono piano di un hotel di Mendoza, dritto in una piscina di neanche un metro d'acqua al secondo piano. Una leggenda dei cosiddetti balconers.
Se si vuole provare l'ebbrezza di un vero salto nel vuoto, sarebbe meglio provare il paracadutismo (se non si è rimasti impressionati dalla morte di Pietro Taricone), o basterebbe trovare il più vicino parco-giochi acquatico, per lanciarsi da trampolini “olimpionici” in tutta sicurezza.
Michele Miglionico

giovedì 16 settembre 2010

ATTUALITA' - Ultimatum al televoto

di Michele Miglionico
Da quando il televoto è entrato nelle case degli italiani, è parso come se la democrazia fosse approdata anche sul piccolo schermo. L'invenzione ha origini lontane, ma possiamo dire che abbia avuto il suo boom dopo l'esordio del “Grande Fratello” e la successiva invasione dei reality show nel nostro Paese.
Alzi la mano chi non ha mai pensato che il sistema potesse essere truccato o, perlomeno, condizionato da una serie di fattori esterni.
C'è stata una rivoluzione da quando il Festival di Sanremo ha affiancato il televoto alla giuria di qualità e alla giuria demoscopica, composta da esponenti casuali ma rappresentativi della varietà del pubblico. Si è passati infatti da vittorie come quella nel lontano 1997 dei Jalisse, ricordati solo per quell'inaspettato exploit con la canzone “Fiumi di parole”, agli ultimi due anni in cui a trionfare sono stati Marco Carta e Valerio Scanu, sfornati da “Amici di Maria de Filippi”.
Proprio la trasmissione di Canale 5 aveva fatto un piccolo passo per migliorare la qualità del televoto, impedendo per regolamento che gli allievi della scuola di canto e danza potessero farsi pubblicità, per esempio tramite manifesti nelle proprie città d'origine. Un metodo abusato in precedenza e che qualcuno aveva cercato di usare di nascosto anche dopo la stretta degli autori del programma, come purtroppo spesso capita da noi.
E chi ha avuto questo mese l'onore di avere una concittadina tra le aspiranti Miss Italia 2010 potrebbe aver notato come quel metodo di promozione della concorrente sia molto comune per il concorso di bellezza. Ma finché si tratta di poster o inviti a votare, siamo nel campo del banale.
I problemi maggiori nascono quando gli interessati pagano le bollette o le ricariche di amici e parenti per tempestare il centralino di voti a proprio favore, una pratica che penalizza chi non ha tutti quei soldi da investire.
Peggio ancora se l'organizzazione è ancora più efficace e, in un certo senso, criminosa. Cioé se società di call center vengono assoldate per fare questo lavoro sporco e inondare la competizione di preferenze per chi sta pagando.
Le potenti associazioni dei consumatori denunciano da anni il rischio che gli spettatori spendano i loro soldi inutilmente, illudendosi di poter davvero orientare i risultati, mentre altri meccanismi lavorano contro di loro. Non sono paranoie, se Lele Mora, noto agente di celebrità e socio d'affari di Fabrizio Corona, confessò ai microfoni di “Striscia la notizia” di aver sborsato 25000 euro perché un suo cliente, l'allora misconosciuto modello Walter Nudo, potesse vincere la prima edizione dell'Isola dei Famosi e rilanciare, com'è poi avvenuto, la sua carriera.
Eppure le indagini che sono state condotte puntano principalmente su Sanremo, per la tv pubblica, e il Grande Fratello, per la tv privata.
Per questo l'Antitrust, l'agenzia che controlla il rispetto delle regole nel mercato, ha risposto all'appello degli utenti e ha inviato alla Rai e a Mediaset una comunicazione ufficiale con un ultimatum. Entro la prima settimana di ottobre 2010 i due colossi televisivi dovranno assicurare di aver adottato provvedimenti contro i meccanismi che falsano l'esito delle votazioni. In particolare si parla di escludere gli utenti business dai partecipanti al voto, limitandolo quindi ai soli privati, sia da regolamento sia a cose fatte, con sistemi che riconoscano ed escludano dal conteggio le chiamate e gli SMS inviati dalle utenze business.
«Ci aspettiamo che le due società si adeguino alle nostre indicazioni» ha detto Antonio Catricalà, il presidente dell'Autorità Garante della concorrenza «perché altrimenti saremmo costretti ad aprire due procedure sanzionatorie. Il meccanismo del televoto deve essere trasparente: il voto degli spettatori che seguono una trasmissione invogliati anche dall'idea di potere contare nella scelta di un candidato non può essere falsato, nemmeno potenzialmente, dai voti che arrivano dai call center».
A meno di colpi di scena, Rai e Mediaset dovranno arrendersi alle nuove direttive. Anche se questo comporterebbe per loro una perdita in termini di guadagni tanto per le reti stesse quanto per i produttori degli spettacoli.

mercoledì 15 settembre 2010

ATTUALITA' - Ancora lotte fratricide nella classe dirigente

di Michele Miglionico

Mentre l'Italia subisce ancora gli strascichi della crisi economica e affronta crisi internazionali come l'incidente in mare con la Libia o il caso del rimpatrio dei rom in Francia, le forze politiche sono sempre troppo indaffarate a regolare conti al proprio interno.

Un esempio? In questi giorni il Partito Democratico è movimentato da un ennesimo, forte dibattito. Il segretario, Pierluigi Bersani, lo liquida come una sana e inevitabile dialettica democratica. Secondo la sua linea, sostenuta dalla maggioranza dei membri, il PD deve aprirsi ad alleanze con tutte le forze disponibili a sconfiggere il centrodestra. Non è ancora ben chiaro in quale verso: se verso destra, con l'Unione di Centro di Pierferdinando Casini, o verso sinistra, con l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro e Sinistra e Libertà di Nichi Vendola . Una scelta importante, perché questi soggetti, per loro stessa ammissione, non possono convivere.
Una minoranza non è d'accordo. A darle voce è Walter Veltroni, candidato premier alle elezioni di due anni fa. Nonostante quel fallimento, l'ex segretario non smette di credere in quella mentalità, cioé che il PD debba e possa andare avanti da solo, senza fare affidamento su alleati con cui litigare alla prima occasione. Nel 2008 solo l'Italia dei Valori ed esponenti dei Radicali hanno potuto sostenere la sua candidatura e, se è vero che poco dopo ognuno ha preso la sua strada, è anche vero che neanche la somma di tutti i loro voti garantì la vittoria. Quindi difficile dire quale strada intraprendere. Nel dubbio, Veltroni sta creando un movimento parallelo al partito, con un documento firmato da un buon numero di parlamentari. A sinistra, insomma, non si smette mai di tirarsi per la giacchetta, neanche quando potrebbe cavalcare l'onda di un momento difficile che gli avversari stanno attraversando.

Infatti anche il centrodestra è alla prova del nove. Da quando Gianfranco Fini, tra i fondatori del Popolo delle Libertà, ha decretato sul palco di Mirabello la “morte” del suo partito e, quindi, la nascita di un nuovo soggetto politico, il futuro del quarto Governo Berlusconi è in bilico.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto più volte di risolvere la crisi e proseguire la legislatura, perché il Paese ha bisogno di stabilità – ed è un pensiero che, probabilmente, condivide la stragrande maggioranza dei cittadini.
In realtà “Futuro e Libertà per l'Italia”, il gruppo dei seguaci del Presidente della Camera, ha garantito, con un minimo margine di discussione, la fiducia all'esecutivo. A parole, non hanno intenzione di far cadere Berlusconi e portare a nuove elezioni. Nonostante questo, “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, così il Presidente del Consiglio si è attivato. Ha affidato all'onorevole Francesco Nucara, segretario dello storico Partito Repubblicano Italiano, di tastare il terreno a Palazzo Montecitorio, soprattutto tra i suoi colleghi del Gruppo Misto, cioè il gruppo che raccoglie i parlamentari dei diversi soggetti politici che non raggiungono il numero minimo di 20 deputati alla Camera (o di 10 senatori al Senato). L'obiettivo: garantire continuità al Governo Berlusconi grazie al sostegno di altre piccole realtà del centro-destra. La ricerca di nuovi alleati non è andata bene come previsto, ma non è detta l'ultima parola. Secondo Nucara, ''il problema di costituire un nuovo gruppo non esiste perché Futuro e Libertà ha sempre detto che voteranno con la maggioranza. Alla fine i venti deputati necessari ci saranno. Il gruppo potrebbe essere costituito, come ho consigliato a Berlusconi, dopo il voto di fiducia”. Intanto, un esponente dell'UdC rischia l'espulsione dal suo partito dopo le sue dichiarazioni sull'apertura a questo genere di trattative con il “nemico”.

Quando il 16 settembre l'aereo diretto a Bruxelles su cui viaggiava il premier è dovuto rientrare a Milano Linate per un guasto a un finestrino del cockpit (al parabrezza, in pratica), qualcuno ha ventilato l'ipotesi di un sabotaggio – con una battuta, un cronista ha puntato il dito contro i “finiani”. Silvio Berlusconi si è limitato a sorridere.

Intanto, restiamo in attesa del 28 Settembre, quando il Presidente del Consiglio parlerà alla Camera dei Deputati e chiederà il voto di fiducia al proprio Governo. Se non otterrà la maggioranza di 316 voti, le sue dimissioni sarebbero inevitabili, secondo Roberto Maroni, Ministro dell'Interno. Tutto, però, suggerisce che non ce ne sarà bisogno e che da ottobre si potrà partire con spirito nuovo, lasciandosi alle spalle discussioni e polemiche.

domenica 12 settembre 2010

ATTUALITA' - Battaglia culturale per Sakineh

di Michele Miglionico

Mezza Italia si sta mobilitando per una giovane donna dell'Iran, senza distinzione di appartenenza politica.
Sakineh Mohammadi-Ashtiani è una vedova di 43 anni, con due figli. E' accusata di aver tradito suo marito con due uomini e di essere complice del suo omicidio. Dopo una prima confessione, ritenuta estorta, la donna ha ritrattato e si proclama innocente. E' stata già flagellata in pubblico, 99 volte, davanti agli occhi di un figlio, per dare il “buon esempio”. Da un momento all'altro potrebbe essere messa in atto la sua sentenza, ovvero la lapidazione. In un tentativo di cercare il male minore, il suo avvocato ha chiesto l'impiccagione come condanna a morte. Un obiettivo raggiunto è l'avvio della revisione della sentenza.
La comunità internazionale ha preso a cuore la sua vicenda, mettendo in difficoltà le autorità della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli appelli perché venga salvata spuntano come funghi, tanto su Facebook quanto nei siti di giornali come Repubblica o associazioni come Amnesty International, l'organizzazione che da anni si batte nel mondo per la diffusione e la protezione dei diritti dell'uomo. Francesco Totti si è schierato in prima persona, facendo leva sulla popolarità del calcio in Iran, attirandosi però l'ira delle autorità iraniane.
Anche le forze politiche si stanno facendo sentire. A un appello di due membri del governo – Franco Frattini, ministro degli Esteri, e Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità – è seguita una manifestazione di piazza, davanti all'ambasciata iraniana a Roma, a cui hanno partecipato un centinaio di persone, tra cui esponenti politici di ogni colore.
Non dimentichiamo, però, che la giustizia iraniana potrebbe fare nuove vittime, come Ebrahim Hamid, diciottenne condannato a morte per omosessualità; o Ja'far Kazemi e altri sei uomini, colpevoli di aver manifestato pubblicamente contro il governo dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009, il cui esito fu contestato dall'opposizione. Questo reato ha un nome e un significato assurdi per un occidentale: “comportamento ostile a Dio”. In fin dei conti, la battaglia virtuale degli occidentali è per la separazione tra religione e Stato.
Perché tanto sdegno per un singolo caso? Sakineh è una madre. L'adulterio non è un crimine per noi. (Perlomeno, non lo è più dal 1968: prima, in Italia la donna andava in carcere per questo motivo e, se uccisa per gelosia, si parlava di “delitto d'onore” per il marito, che rimaneva a piede libero). Anche se fosse colpevole di concorso in omicidio, nessuno merita una pena dolorosa come la lapidazione. A maggior ragione se è innocente come sostiene e perché il vero assassino è a piede libero perché uomo.

mercoledì 8 settembre 2010

LIBRI - Basyl Argyros

di Michele Miglionico


Questo non è un romanzo, è un'antologia di racconti, impostati come una serie televisiva: episodi autonomi, ma legati da una certa continuity. L'ambientazione è la caratteristica più suggestiva: un medioevo senza l'islam. Il protagonista è un magistrianos dell'Impero Romano: un personaggio che non suscita grande simpatia, intelligente e fortunato fino all'inverosimile, il cui unico peccato è una lussuria di poco conto. 
Per il resto, Turtledove sfoggia una certa cultura nel dipingere spazi, tempi e costumi. La lettura, però, non è affatto liscia come l'olio. 
Consigliato solo agli appassionati di utopie o di storia bizantina.

domenica 15 agosto 2010

LIBRI - Gesù Figlio dell'Uomo

di Michele Miglionico


Grazie alle note biobibliografiche finali, si scopre che la famiglia di Gibran era cattolica maronita. Ma né questo né l'autobiografica poesia finale mi chiariscono del tutto le idee: come l'autore considera Gesù? "Figlio dell'uomo" è il criptico titolo che il Cristo più si attribuisce nei quattro Vangeli, e la scelta per la raccolta di monologhi poteva essere interpretata come una dichiarazione d'intenti, un approccio umano alla leggenda. Invece il Gesù che riportano i settantasette testimoni dell'opera, seguaci o avversari che siano, è il Figlio di Dio, uomo e divinità, che incute soggezione per la sua prestanza fisica e il suo carisma superumano. Le contaminazioni new age non mancano, lo dimostrano i richiami ad altri culti o il rapporto tra Gesù e la Terra; non manca neanche il revisionismo contemporaneo che bolla San Paolo come colui che ha rubato l'immagine del Cristo e ne ha abusato per creare una religione che, fondamentalmente, ha tradito il suo ispiratore. Dove collocare l'opera nello spettro tra ortodossia ed eresia, dunque? 
Meglio sospendere le elucubrazioni su approccio filosofico e contenuti, per godere solo dello stile suggestivo e mistico dell'autore, tanto nelle poesie propriamente dette, quanto nella prosa poetica dei vari monologhi. Gibran riesce a inventare e re-inventare le parole del Verbo con credibilità, e spesso con maggiore efficacia dell'originale. Di questo talento non gli si può non dare atto. 
Consigliata una lettura da comodino, occasionale e casuale.

lunedì 12 luglio 2010

FUMETTI - Capitan Kentucky #01

di Michele Miglionico


Da quanto apprendiamo dall'introduzione al primo dei tre volumi dell’opera, per la prima volta in assoluto “Capitan Kentucky” è stato tradotto dall’inglese. Alberto Becattini, che ha curato la traduzione e le note, e Luca Boschi, responsabile dell'apparato critico e dell'introduzione, entrambi redattori della Disney Italia, in collaborazione con Andamar Press, hanno creato un’edizione raffinata e impeccabile, che rispecchia il formato originale.
La storia di queste strips è narrata in dettaglio nei redazionali: in sintesi, Don Rosa prende il suo vecchio alter ego fumettistico, Lancelot Pertwillaby (protagonista dei Pertwillaby Papers, avventure con molti echi barksiani e colme di spunti ripresi in future storie "papere") e lo trasforma in un super-eroe, secondo i canoni più classici del genere, ma con una forte vena sarcastica. In fondo, Capitan Kentucky è il paladino di Louisville, la città in cui il cartoonist è nato e vive ancora. Nel tentativo di usare per il bene della comunità i suoi poteri (volo, forza, invulnerabilità), ricevuti dall'ingestione di liquami radioattivi, l'eroe fronteggia i personaggi più in vista del paese, dall'odiato sindaco al più noto disc-jokey, passando per la redazione del quotidiano su cui questo fumetto era ospitato. In realtà ciò che Lancelot riesce a portare è, in gran parte, la distruzione dissacrante dei luoghi caratteristici di Louisville, molto familiari ai suoi abitanti. Finirà per essere osteggiato a livelli superiori di quanto avviene al classico Uomo Ragno. Un supereroe con superproblemi: concetto preso alla lettera, per esempio con le difficoltà economiche per comprare nuovi costumi ogni volta che nelle battaglie ne viene distrutto uno!
L'attenzione per il dettaglio non è cambiata nel corso degli anni. Il disegno è direttamente derivato dal fumetto underground e, con i dovuti accorgimenti, è poi mutuato nella produzione Disney di Rosa: le vignette sono anche più fitte di ciò a cui siamo abituati e in più, da un certo punto in poi, Don decide di non lasciare nessuno spazio bianco e riempie con divertenti o agrodolci messaggi lo spazio tra le due strisce di ogni tavola; da questi, si evince ulteriormente la sua passione per il passato, il collezionismo, il cinema antico (Hitchcock, l'immancabile Welles, il western), le auto d'epoca, con un terribile effetto nostalgia per un mondo che si sta inaridendo per colpa dei vuoti palinsesti televisivi, delle multinazionali e via dicendo.
L'acquisto è obbligato per tutti gli appassionati dell'autore. Per tutti gli altri, 15 € potrebbero essere un ostacolo troppo grosso. Infatti solo chi è intimamente connesso con l'immaginario e la sensibilità di Don Rosa può apprezzare appieno quest'opera "giovanile" (in realtà risalente agli anni '80). Non a caso, le vendite non hanno premiato gli sforzi dei curatori e gli ultimi due capitoli della saga non vedranno, al momento, la luce.

Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...