martedì 20 dicembre 2016

Steve McCurry, il fotografo "empatico". "Senza Confini"al PAN di Napoli


Steve McCurry. Senza Confini
28 ottobre 2016-12 febbraio 2017 al PAN
di Napoli


Sarà perché condividiamo entrambi la data di nascita (negli anni Cinquanta ahinoi), sarà perché concordiamo naturalmente sul valore storico e culturale  della arte fotografica sin dal tempo dell’analogico (la pellicola fotografica); sarà perché, abbiamo subito il fascino della transizione al digitale ma il Maestro, Steve McCurry,   penetra l’atto percettivo espandendolo e lo rende sublime elaborazione mentale. Per me è un fotografo "empatico". Se Henry Cartier-Bresson mi induce una genuflessione di riverenza, con "Steve" mi sento come "a casa", me lo vedo dinanzi ad una birra oppure mi immagino con lui in un fuoristrada nell’atto di percorrere in lungo e largo paesaggi naturali ed etnici. 
L’ Autore cattura comunque a livello transgenerazionale: alle sue mostre corrono anche le giovani generazioni, sempre attivamente presenti. Il maestro è capace di immaginare e costruire con grande precisione progettuale set luminosi di scatti memorabili (si pensi allo scatto della locomotiva a vapore in India p.e. che è uno scatto meditato) ovvero padroneggia le istantanee, ove occorra. Nelle istantanee emerge l’istinto del fotoreporter di guerra, quella capacità di inseguire  eventi minacciosi e saper raccontare grandi eventi con semplicità emozionale. Lui  era presente per caso nella sua NYC, alla tragedia delle Torri Gemelle, l'11 Settembre: ancora in preda al jet lag, ha impugnato la macchina  è sceso nella bolgia infernale, nelle strade, tra polvere e morte, esponendosi - come in ogni teatro di guerra che ha testimoniato.   McCurry è attivo da oltre quaranta anni ed ha ancora tanto da donarci. 
Partì giovane e armato solo di zaino e fotocamera: travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l'Afganistan, controllato dai ribelli poco prima dell'invasione sovietica. Quando rientrò, portò con sé rotoli di pellicola in B/N (che non ama particolarmente) cuciti tra i vestiti. Quelle immagini, che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Vinse la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, che premia fotografi che si sono distinti per inusuale coraggio e per le loro imprese. McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Irak, Beirut, in Cambogia, nelle Filippine ecc. Il lavoro di McCurry è spesso legato alla prestigiosa rivista National Geographic Magazine. McCurry è membro della Agenzia Magnum dal 1986. 





Il progetto espositivo è stato attentamente curato da Biba Giacchetti – che ha curato anche un bel libro, Steve McCurry, Icons, della Sudest57. L'esposizione propone un itinerario nel mondo di McCurry, dall'Afghanistan all'India, dal Medio

Oriente al Sudest asiatico, dall'Africa a Cuba, dagli Stati Uniti all'Italia, attraverso immagini, in cui la presenza umana è sempre protagonista, anche attraverso vetri ed ombre. Nel suggestivo allestimento di Peter Bottazzi (bellissime le scale scomposte ed articolate come pagine lignee) questa umanità ci viene incontro con i suoi sguardi di paura, di fierezza, in  una sorta di caleidoscopio ove plurime età, culture, etnie, si miscelano nell’album della vita globale. E  McCurry è sicuramente l’Artista della globalità, colui che si nutre della diversità attraverso una sonda empatica.

“La mostra propone infine a tutti i visitatori una audioguida in cui McCurry racconta i suoi scatti in prima persona, con appassionanti testimonianze e alcuni filmati dedicati ai suoi viaggi, all'avventura della sua vita e della sua professione. Per conoscere meglio il suo modo di fotografare, ma soprattutto la sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza, con la gioia e con la sorpresa.”








Una mostra imperdibile che si terrà sino al 12 Febbraio 2016 in Via dei Mille. Buona Napoli.(am)

Qui ho catturato la luce di un finestrone colpito dal sole.

domenica 20 novembre 2016

TRAUMA & RINASCITA: successo della Giornata Pugliese IAT

Il dr. Bruno Marchi, al centro del tavolo dei relatori. Alla sua sin. la dr. Antonella Fornaro.  Alla sua  dx la dr.  Eva Sylvie Rossi, presidente IAT.






il dr. Achille Miglionico con lo psicanalista dr. Bruno Marchi


Parla la dr.ssa Neus Lopez. Alla sua dx il dr. Bruno Marchi, il dr. Nico d'Introno, la dr.ssa Patrizia Vinella




Bari, 19 Novembre 2016. Nella elegante cornice della Villa Romanazzi Carducci, si è conclusa con successo la giornata dedicata al TRAUMA & RINASCITA, organizzata dalle ddrr Patrizia Vinella e Antonella Fornaro (IAT) e dr. Achille Miglionico (SIEB). 
La giornata si è rivolta non soltanto ai soci IAT ma a tutti i professionisti di aiuto (psicologi, medici, counselor, operatori sociali, insegnanti): l’esperienza del trauma è e rimane  parte integrante della nostra vita, della realtà sociale e culturale e, mai come ora, ogni professionista di aiuto necessita di confronto, aggiornamento e  di strumenti per facilitare la relazione con coloro che portano profonde ferite di sradicamento, violenza, abusi.
Come ormai uso consolidato delle  giornate IAT,  uno spazio culturale è stato riservato (dr. Maria Murro) all'arte che più della scienza, sa  "parlare" attraverso dipinti-drammi di artiste quale la "Tintoretta", Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo: il linguaggio artistico diventa tramite privilegiato di contatto emotivo e di esistenze "traumatizzate".

Eva Sylvie Rossi (presidente IAT ) ha introdotto i lavori della giornata, salutando i convenuti. Bruno Marchi, psicoanalista esperto di adolescenza, ha esordito parlando di Trauma e adolescenza. Quale rinascita? Antonella Fornaro, psicoterapeuta e analista transazionale, ha fatto un acuto e toccante intervento sul trauma e sul "segreto" (talora rimosso) a partenza di un grande film scandinavo Beyond (2010), potente e di rara bellezza (Il silenzio di famiglia: il trauma del “non detto”). La prof. Silvana Calaprice (Università di Bari) ha affrontato con grande professionalità ed al contempo grande umiltà il Disagio esistenziale e bisogni educativi: aree di vulnerabilità e aree di resilienza dei soggetti.
Achille Miglionico, psichiatra e didatta del SIEB, in Micro-Macro trauma nella evoluzione copionale ha riassunto il Disturbo Acuto da Stress e il Disturbo Post-Traumatico da Stress alla luce di tragedie umane e catastrofi naturali, citando e commentando dati di ricerca seguiti agli attentati dell' 11 Settembre (NYC), di Londra, al terremoto dell'Aquila, alla catastrofe dell'uragano Katrina in Lousiana, al grave incidente ferroviario di Puglia.  E' stato sottolineato come oltre che le vittime, siano toccati da disturbi post-traumatici anche i soccorritori . 
Interessanti e utili i gruppi di discussione del pomeriggio per confrontare emozioni ed esperienze.
Nel pomeriggio Maria Murro ha toccato la nostra sensibilità con le già citate Storie di artiste. Quando l’arte cura gli strappi dell’anima.  
Nicola D’Introno, medico legale e psichiatra forense con la relazione Dal trauma fisico al trauma psichico ha fatto comprendere con chiarezza come sia stato difficile e lo è ancora far sì che  il danno psichico venga compreso nel danno "biologico", malgrado la ufficializzazione tardiva del DPTS.
Neus Lopez Calatayud, analista transazionale, ha chiuso con la relazione Fare contatto con la narrazione interiore del trauma praticando la mindfulness. Libertà di vivere nel presente. 

Un bella Giornata. Da ri-editare.  (Tina Ardito)


domenica 13 novembre 2016

New Orleans: Conference internazionale sul BULLISMO (BULLYING)










 2016 IBPA CONFERENCE: GETTING TO THE BOTTOM OF IT: Bullying Prevention through Empathy and Kindness


Empathy: The Forgotten Antidote to Bullying
La ricerca è chiara: il Bullismo si apprende, la dr. Michele Borba, psicologa esperta di temi evolutivi. Il Bullismo si apprende e si può disapprendere. Si diffonde mediaticamente e per modellamento negativo, per imitazione e la imitazione (insita nei primati) è essa stessa circolarmente un permesso sociale a reiterare comportamenti violenti. E’ l’EMPATIA l’antidoto dimenticato da usare contro il BULLISMO.
Questo è il senso generale che è emerso alla Conference organizzata dalla International Bullying Preventing Association a New Orleans, in Luisiana (USA) nei giorni  6-8 Novembre 2016. Non è una data casuale in quanto Ottobre è stato il mese mondiale di prevenzione di quel fenomeno mondiale che è divenuto il Bullismo (#bullyingpreventionmonth)
Bisogna intervenire a scuola (come alcune scuole di Baltimora hanno fatto aprendo una meditation room con esperti di tecniche di rilassamento basate su tecniche yoga e di mindflulness). Naturalmente è anche importante ascoltare i bisogni degli studenti con luoghi di ascolto e counselling.
 Resilience: Avoiding Victimization Through Social Problem-Solving and Emotional Self- Regulation

Dr. Sameer Hinduja , professore alla School of Criminology and Criminal Justice della  Florida Atlantic University e Co-Director of the Cyberbullying Research Center, ha ribadito che bisogna rafforzare la resilienza delle potenziali vittime incrementando intorno al bambino una atmosfera scolastica protettiva, stimolando comportamenti e interazioni gruppali tra pari, comprensione delle norme sociali di convivenza, uso di gentilezza e cordialità (che sono alla base poi del comunicazione empatica), addestramento degli staff docenti. (tina ardito)

martedì 25 ottobre 2016

LA SINPIA LANCIA APPELLO: A rischio neuropsichiatrico infanzia e adolescenza

In occasione della Settimana della Salute Mentale

Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza:

un appello per risollevarla

L’iniziativa lanciata dalla SINPIA chiede che si ponga rimedio allo stato di profonda sofferenza in cui versano i servizi di salute mentale per l’infanzia e l’adolescenza.
Grande preoccupazione anche per la mancata capacità di gestione della presa in carico delle persone sofferenti nella fase di transizione da adolescenza a età adulta


Milano, 11 Ottobre 2016 “Chiediamo agli amministratori e alla società civile di riconsiderare le attuali politiche sanitarie, e di fornire un sostegno più deciso verso le attività indispensabili per affrontare i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza: questo l’appello lanciato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dalla sua presidente Antonella Costantino, a margine del XXVII Congresso Annuale della SINPIA appena concluso e in occasione della Settimana della Salute Mentale. “Se infatti gli investimenti nei servizi di psichiatria dell’adulto sono pochi e vanno certamente implementati, quelli nei servizi di NPIA sono pochissimi, e soprattutto molto disomogenei tra le diverse Regioni italiane. Ricordiamoci che queste attività contribuiscono in misura significativa alla riduzione a lungo termine della spesa sanitaria, in quanto necessarie a prevenire sia la cronicizzazione di gran parte dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva, sia l’evoluzione verso quadri psicopatologici gravi in età adulta. L’appello può essere sottoscritto da chiunque, il testo è sul nostro sito www.sinpia.eu”.
Infanzia e adolescenza sono momenti cruciali per la salute mentale delle persone: basti pensare che attualmente oltre il 50% dei disturbi psichiatrici dell’adulto ha un esordio in età evolutiva. Inoltre, molte sono le patologie neuropsichiche che possono compromettere i delicati processi tipici di questa fase di vita e determinare disabilità: un trattamento precoce e tempestivo può cambiare la storia naturale della malattia o prevenire numerose sequele, evitando così un pesante decorso di cronicizzazione.
Nel 2015, otto minori su cento hanno avuto almeno un contatto con le strutture territoriali di NPIA, con un aumento annuo di richieste pari a circa 7-8%: un trend costante, che negli ultimi 5 anni ha portato ad un aumento dell’utenza del 40-45%. In particolare si è registrato un aumento massiccio dei disturbi psichiatrici in adolescenza (in costante aumento: + 21 % degli accessi in pronto soccorso, + 28% dei ricoveri in un anno) ed un generale importante aumento del disagio sociale. A fronte di questa situazione preoccupante, lo stanziamento di risorse da parte delle Regioni è trasversalmente insufficiente.
“Solo un utente su due che ne avrebbero necessità riesce a trovare risposte, spesso parziali, dai servizi di NPIA. Una situazione paradossale, in cui mentre le richieste aumentano le risorse diminuiscono, non c’è alcun documento che definisca degli standard organizzativi nei Servizi, e si è anzi attuata una generale riduzione del numero di operatori”, commenta Franco Nardocci, coordinatore della Sezione Scientifica di epidemiologia e organizzazione dei servizi della SINPIA. “Una condizione aggravata dal fatto che al compimento del 18esimo anno utenti e famiglie si trovano soli. Per molti disturbi neuropsichici non sono previsti servizi per l’adulto (ad esempio nell’autismo, nella disabilità intellettiva, nella dislessia) e anche quando sono previsti, come nel caso dei servizi di psichiatria dell’adulto per gli adolescenti con disturbi psichici gravi, mancano procedure standardizzate e la transizione riesce ad avvenire solo per pochi utenti, con il rischio di un vero e proprio abbandono dell’ex-minore sofferente e della sua famiglia” continua Nardocci.
A fronte di un’aumentata sensibilità ai criteri di equo accesso alle cure, di governo di spesa e di risorse e dell’appropriatezza negli interventi sanitari, vige un’ormai storica assenza d’investimenti sui servizi per la salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza, un settore che insieme all’abuso di sostanze rappresenta il 13% del global burden of disease (cioè del peso assistenziale delle malattie dell’intera popolazione), percentuale che supera addirittura quella delle malattie cardiovascolari.
Le politiche di spending review che permeano tutti gli atti normativi e l’attuale riassetto istituzionale operato da molte regioni hanno inoltre aumentato le disuguaglianze intra- e inter- regionali, già segnalate ripetutamente dalla SINPIA, portando ad una preoccupante disomogeneità nell’offerta assistenziale.
Affrontare le malattie croniche e multiproblematiche dell’età evolutiva richiede un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio, nell’ambito di una rete specialistica dedicata, che eroghi interventi complessi ed in continua trasformazione alla luce dei rapidi cambiamenti nelle neuroscienze e della medicina basata sulle evidenze. Eppure, nell’attuale situazione la totalità delle strutture per l’infanzia combatte contro una saturazione delle risorse che riduce progressivamente spazi ed energie disponibili per ciascun minore e per la sua famiglia.
Anche per quanto riguarda il ricovero ospedaliero, solo 1 utente su 3 trova accoglienza in reparto dedicato di NPIA: a differenza di ciò che è avvenuto per altre discipline, per gli utenti con disturbi neuropsichici in età evolutiva si è determinato negli anni un significativo sottodimensionamento del numero di letti di ricovero ordinario, sia a livello nazionale che regionale.
E’ passato erroneamente il concetto che si possa fare a meno dei posti di ricovero ospedaliero per le patologie neuropsichiche, o che si possano sempre utilizzare letti di specialità diverse dalla NPIA”, afferma Giovanni Cioni, vicepresidente SINPIA. “Esistono invece moltissime situazioni neurologiche e psichiatriche nelle quali il ricovero ordinario, generalmente breve, è indispensabile per i fini diagnostici e/o terapeutici e richiede competenze specialistiche che possono essere gestite solo nell’ambito di reparti NPIA. In tali situazioni un ritardo nelle diagnosi e un’inappropriata presa in carico determinano un significativo peggioramento della condizione in atto e nella prognosi a medio e a lungo termine, con un maggiori rischi di cronicizzazione e di maggiori costi sociali ed economici sia nel breve che nel lungo periodo. E ciononostante, la recente normativa ha determinato un ulteriore dimezzamento dei posti letto” conclude Giovanni Cioni.

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa SINPIA
Agnese Collino (Mob. 346 098 05 23)
Sergio Vicario (Mob. 348 98 95170)
Metafora – Via Catania, 8 – 20133 Milano - Tel. 02 4548 5095/6 



lunedì 24 ottobre 2016

Hay lugares




Ci sono luoghi ove tu rimani e luoghi che rimangono in te

(Hay lugares en los que usted se queda y lugares que quedan en usted). 

giovedì 20 ottobre 2016

Giornata Pugliese IAT Istituto Analisi Transazionale: TRAUMA & RINASCITA




Giornata Pugliese IAT Istituto Analisi Transazionale


Le Giornate Regionali dell’IAT nascono da un’esigenza espressa da molti  Soci IAT e da molti trainees in AT afferenti a diversi Istituti di Formazione (come il SIEB) di poter partecipare ad eventi formativi più vicini al proprio territorio.
Pertanto questo autunno l‘IAT ha organizzato due giornate regionali: la prima il 22 ottobre in Toscana (Firenze) dal tema “Libertà e creatività nell’apprendi-mento”, condotta da Cesare Fregola; la seconda il 19 novembre in Puglia (Bari) dal tema “Trauma e Rinascita: Identità, storie e narrazioni trasformative”.
A Bari, nella elegante cornice della Villa Romanazzi Carducci, presentiamo una giornata dedicata ad un tema di ampio respiro, e drammaticamen-te attuale, per poter riflettere sui vari significa
ti di trauma e, soprattutto, sulle strategie cliniche, educative e sociali che possano facilitarne il superamento.
La giornata è rivolta non soltanto ai soci IAT ma a tutti i professionisti di aiuto (psicologi, medici, counselor, operatori sociali, insegnanti): crediamo infatti che l’esperienza del trauma sia parte integrante della nostra realtà sociale e culturale e che ogni professionista di aiuto necessiti di strumenti per facilitare la relazione con coloro che portano profonde ferite di sradicamento, violenza, abusi.
La giornata si svolgerà con alcune relazioni di professionisti dell’area clinica, sociale, giuridica non solo di formazione AT: sono ormai diversi anni che privilegiamo il confronto tra esperti di formazioni differenti per un arricchimento re-ciproco ed un approfondimento multidisciplinare.
Come ormai uso consolidato delle  giornate IAT, abbiamo riservato uno spazio culturale i cui il linguaggio artistico diventa tramite privilegiato di contatto emotivo alla tematica proposta; un altro momento tipico dei nostri incontri è lo spazio di riflessione in gruppo tra i partecipanti alla presenza dei relatori.



PROGRAMMA 19 NOVEMBRE, BARI


09.30
Arrivo e registrazione dei partecipanti
10.00 Eva Sylvie Rossi (presidente IAT )
Introduzione ai lavori della giornata
10.15 Bruno Marchi
Trauma e adolescenza. Quale rinascita?
10.45 Antonella Fornaro
Il silenzio di famiglia: il trauma del “non detto”
11.15 Pausa
11,45 Silvana Calaprice
Disagio esistenziale e bisogni educativi: aree di vulnerabilità e
aree di resilienza dei soggetti.

12 .15 Achille Miglionico
Micro-Macro trauma nella evoluzione copionale.

12.45 Gruppi guidati di discussione
13.30 Pausa Pranzo (spuntino da consumare in hotel
incluso nel costo di iscrizione)

14.30 Maria Murro
Storie di artiste. Quando l’arte cura gli strappi dell’anima
15.00 Nicola D’Introno
Dal trauma fisico al trauma psichico
15,30 Neus Lopez Calatayud
Fare contatto con la narrazione interiore del trauma praticando la
mindfulness. Libertà di vivere nel presente"

16.00 Gruppi guidati di discussione
17,00 Chiusura dei lavori in plenaria

Per info e iscrizioni
segreteria@istitutoanalisitransazionale.it


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lunedì 10 ottobre 2016

MIMMO JODICE: RETROSPETTIVA AL "MADRE" DI NAPOLI



Mimmo Jodice è uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana. Vive a Napoli dove è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia sin dagli anni Sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente alla affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale.






Caratterizzano la sua arte immagini talora ciniche di un mondo di emarginati: volti sfumati o tagliati scultoreamente in luci incerte in ambienti suburbani, industriali, in occasioni religiose. Bambini, uomini e vecchi. Immagini manicomiali tristissime. Poi d'improvviso l'obiettivo rifiuta negli anni Ottanta ogni figura umana, come se il fotografo avesse avuto una crisi nella sua humanitas. Compaiono paesaggi con geometrie e ombre tutte rigorosamente in bianco e nero e la ricerca diviene collateralmente emozionogenica. Comunque il trionfo della pellicola, dell'analogico sul digitale. (am)

LA VITA POSSIBILE, film




In fuga da un marito violento, Anna e il figlio Valerio sono accolti a Torino in casa di Carla, attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l'aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu, un ristoratore francese che vive nel quartiere,  faranno trovare la forza per ricominciare.

Un buon film. A volte anche il solo titolo può spingerci ad andare a cinema. In questo caso si intuiva che poteva trattarsi di ''ultima chance'' di una storia, di una vita, ecc.. Eppure, la chance che viene proposta al protagonista mi è
sembrata realistica, positiva,  di un''utopia personale'' appunto possibile. E per non parlare delle attrici e attori, tanto coinvolgenti, pregnanti. Il ragazzo trasudava voglia di vivere, con la sua dolcezza e tristezza al contempo, delicato
e conflittuale, come purtroppo recitava il suo copione di vita, non per colpa sua, ovviamente.
     Si è trattato di un film importante per il sottotetto drammatico: forse mi sono lasciato affascinare troppo, perchè, forse non lo sapete, il mio copione psicologico stride quando si incontra, se pur a cinema, con altri copioni intrisi di debolezza  e sofferenza. Un problema di identificazione che accomuna quasi ogni spettatore.  Ma qui sta il punto: ho trovato felice la storia che finisce bene! A qualcuno potrebbe sembrare uno stereotipo melenso, eppure, quando un fanciullo si riabbraccia alla propria madre, perché ferito da altri conflitti, come appunto ''vita possibile'' ritrovata,  non possiamo che plaudere: il suo copione sembra avere trovato la strada giusta, quella della liberazione dai limiti copionali.
       A tal proposito ricordo caramente quando un amico terapeuta, tenne a precisare, in uno dei tanti workshop su copioni di vita e scenici, quanto fosse importante non coinvolgere direttamente il copione dello spettatore, anche di fronte alla
realizzazione di un'opera artistica. Le trame sollevano emozioni da un punto di vista qualitativo ma non devono necessariamente allagarci di angoscia. Su questo punto controverso ho talora tenuto a precisare con amici, l' esigenza protettiva e sublimatoria che a me piace nell'incontro artistico e culturale ma ognuno la può pensare diversamente. Personalmente non amo gli ''effetti collaterali'' intrinseci. Ed è questo, un problema che spessissimo ritorna nel concetto di
opera d'arte, divisa fra comprensibilità, senso del limite e opposti.  Ancora una volta ho riscontrato la variazione delle proiezioni personali che si incrociano nelle trame, sui personaggi filmici, e la conseguente impressione che differisce
da spettatore a spettatore.  La amica al mio fianco, per esempio, ha trovato la storia insufficiente e non abbastanza approfondita. Anche sui social i commenti sul film sono disparati e talora antitetici. Di certo ho convenuto con lei sull' ambientazione ristretta  di una Torino solo di lavoratori, e che tralascia quella bellissima e storica del suo centro, ma non ho disdegnato viali autunnali e la luce fioca tipica di quella metropoli e il senso medesimo del film.  Da vedere, perché la percezione della speranza è fatta salva. E questo non fa male. Anzi.  ITALO ZAGARIA -




Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...