mercoledì 23 giugno 2010

INTERVISTA AL DIAVOLO


INTERVISTATORE: signori e signore a grande richiesta ecco a voi il diavolo!
cla clap clap (battito di mani)
DIAVOLO: buonasera, buonasera.
INTERVISTATORE: Di recente si è sentito parlare molto di te! Ok non di recente ma da secoli si sente parlar di te, certo che sei proprio un bel mascalzone, non ti sei stancato di tanti misfatti?
DIAVOLO: Prima di rispondere posso salutare qualcuno?
INTERVISTATORE: Ma certo!
DIAVOLO: Saluto la mamma, Cleto ed Eliana che mi hanno venduto di recente l' anima, ciao! Ritornando a noi, certo che non mi sono stancato sono anni che continuo a farlo, eppure non ho mai smesso un motivo ci sarà non credi?
INTERVISTATORE: ehm, ecco, forse perche sei l' essre piu malvagio in assoluto sulla terra!
DIAVOLO: Come immaginavo, è qui che ti sbagli, vi sbagliate tutti! Ammetto di non essere buono come il figlio del Capo, però non mi definirei "l' essere piu malvagio sulla terra" ecco, sono un imprenditore diciamo. Io vi faccio delle offerte non vi obbligo ad accettarle, ma per vostra sfortuna sono un bravo venditore e voi ci cascate sempre! Dio vi mette alla prova attraverso le tentazioni e poi, in base ai peccati commessi vi giudica. Dovreste considerarmi come un suo alleato, se nn ci fossi io le tentazioni non esisterebbero e quindi non si distinguerebbero nepuure i buoni dai cattivi! Il problema è che io svolgo il "lavoro" sporco mentre lui che giudica solamente appare come il buono della situaziione.
INTERVISTATORE: In effetti nn ci si dovrebbe basare solo su cio che dice la Bibbia o altri racconti! Vorrei continuare ad approfondire questo argomento ma il tempo scorre e devo lanciare la pubblicità, quindi continuiamo con le domande, come vanno i rapporti in famiglia?
DIAVOLO: Sono sempre stato la pecora nere di casa, infatti tutta la famiglia è dell' altra sponda, cioè "vivono" in paradiso. Ma io mi definisco un rivoluzionario, mi sono ribellato all' autorità di Dio, parla dell' uguaglianza tra gli uomini ma alla fine lui si crede il migliore, il capo in assoluto ma chi gli ha dato tutto questa autorita? Se l' è presa e queste sono vere e proprie ingiustizie!
INTERVISTATORE: Hai moglie o figli?
DIAVOLO: Sono il diavolo posso avere quante donne voglio pensi che mi accontenterei solo di una? Per quanto riguarda i bambini, no grazie! Non voglio marmocchi che mettano scomiglio nell' inferno più di quanto gia ce ne sia.

INTERVISTATORE: Ti ringrazio per essere venuto! Gentili spettatori ci vediamo la prossima settimana. Buonasera (Tatoli Martina, anni 12)

martedì 22 giugno 2010

CINEMA - Io e Orson Welles [anteprima]

di Michele Miglionico


Richard Linklater è un versatile regista americano indipendente. Ha conquistato il cuore di romantici e filosofi con Prima dell'alba e sequel (Prima del tramonto), la testa dei filosofi più duri con l'onirico ibrido Waking life, gli amanti della musica con School of Rock e gli amanti della fantascienza con A scanner darkly da Philip Dick. Tra il 2008 e il 2009, ha puntato la freccia del suo talento verso altri lidi, accettando di girare l'adattamento del romanzo "Me and Orson Welles" di Robert Kaplow.

Nel novembre 1937, Richard (Zac Efron) è un aspirante attore che a suo dire ama "teatro, film, musica, poesia, romanzi, radio" e che non spasima per la scuola, con buona pace di sua madre e di sua nonna. Da un giorno all'altro guadagna il ruolo - ufficialmente pagato, ufficiosamente gratuito - nel piccolo ruolo di Lucio nel Giulio Cesare diretto da Orson Welles (Christian McKay) a pochi giorni dalla prima, in un modo che unisce faccia tosta e fortuna da tipico immaginario americano. Le prove sono l'occasione per conoscere meglio il misterioso regista, che lo prende in simpatia e lo etichetta come "Junior", e per fare il filo alla desideratissima e intrigante segretaria di produzione, Sonja (Claire Danes). Gli ostacoli sono tutti dietro l'angolo: incidenti, ritardi, litigi con la produzione. 
E' al Teatro Mercury di Broadway va in scena questa acclamatissima interpretazione dell'opera di Shakespeare, ripensata in abiti moderni e in chiave anti-nazista - il genere di eventi che vorrebbe farti possedere una macchina del tempo.

La pellicola è esteticamente retrò: non solo in scenografie, costumi e musiche, tutte rigorosamente della Golden Age; non solo nella recitazione, alquanto teatrale e che vogliamo pensare voluta, in linea con l'ambientazione e il tema; ma anche nelle inquadrature, nella sceneggiatura da manuale dei coniugi Palmo, o ad esempio nella scelta di radiare il sesso, nonostante questa eleganza sia sporcata dai "son of a bitch" e dalle bestemmie che ogni due per tre il regista si lascia sfuggire. 
E a proposito di Orson Welles, indubbiamente il suo personaggio catalizza l'attenzione.Larger than life, direbbero gli anglofoni. Sonja ne parla in questi termini: "... molto egotico, molto brillante, ha letto qualsiasi cosa, sa qualsiasi cosa... non criticarlo mai", e in effetti il ritratto è un burbero e anempatico genio, esigente sul lavoro, brillante come attore di cinema, teatro e radio, implacabile, permaloso, traditore; sposato, in attesa di un figlio, non è frenato dal corteggiare qualunque femmina degna di questo nome. Portare sullo schermo un gigante di tal fatta, una colonna portante della cinematografia mondiale dev'essere stata una sfida da far tremare i polsi per il regista, per gli sceneggiatori e soprattutto per McKay che ci ha messo la faccia e la voce. Pur mancando in avvenenza e fascino dell'originale, la sua interpretazione è vigorosa e degna. E ambigua, del tipo che lascia lo spettatore spiazzato e confuso.

Alle fan di Zac Efron farà piacere sapere che il loro idolo ce la mette tutta per essere all'altezza dell'ottimo cast, con risultati apprezzabili; si avverte la fatica e la serietà con cui affronta i suoi copioni. E Linklater (o i produttori per lui) non si lascia sfuggire l'occasione di fargli sfoggiare la sua versatilità, facendolo cantare in scena con un ukulele (!) e con un'interpretazione coreografata pur se in prosa. 
Il mistero sta nel fatto che il film è stato presentato al Festival di Cannes, è di un autore apprezzato dalla critica e vede come protagonista il giovane Efron che ha centinaia di migliaia di fan nel mondo e in Italia. Perché tante difficoltà nel distribuirlo in patria e da noi?

sabato 19 giugno 2010

LIBRI - Su un raggio di luce [inedito!]

di Michele Miglionico


Nel 1995 il biologo americano Gene Breweresordisce come scrittore con il romanzo K-PAX. La classificazione di un genere non è immediata. La vicenda ruota intorno a uno psichiatra che si ritrova a dover curare un paziente che afferma di essere l'alieno prot, proveniente dal pianeta K-PAX, con una civiltà utopica che, tra le altre cose, conferisce solo ai corpi celesti l'onore del "maiuscolo" (ecco perché il nome del protagonista è sempre in minuscolo). L'analisi dello specialista porta a galla la storia di Robert Porter, un uomo traumatizzato dalla morte della sua famiglia che si è apparentemente rifugiato nella fantasia del suo amico extraterrestre. Tutto sembrerebbe rientrare nella normalità, senonché il dubbio permane nella mente del lettore: prot (in Italia ribattezzato "trob" per non meglio specificabili motivi) è sensibile alla luce ultravioletta, dimostra di avere nozioni ignote di astronomia e fa venire il sospetto di saper parlare con gli animali. Ciliegina finale: quando l'alieno "riparte" (ovvero, il suo alter ego Robert entra in uno stato di catalessi), un'altra paziente scompare insieme a lui, misteriosamente. L'ha portata con sé su K-PAX, come aveva più volte preannunciato? L'autore lascia decidere al lettore se il romanzo sia di fantascienza o no?
Nel 2001 il romanzo, pubblicato in Italia da Baldini&Castoldi, ormai fuori catalogo, è stato la base di un film con protagonisti Kevin Spacey, nel ruolo di Robert/prot, e Jeff Bridges, nei panni dello psichiatra Mark Powell. La pellicola traspone fedelmente la trama e lo spirito del libro. Entrambi, però, non ricevono il successo che meritano, nel nostro paese. Per questo gli editori nostrani non si sono cimentati nella pubblicazione del seguito della saga.

Sì, perché a "K-PAX" hanno fatto seguito tre romanzi, traducibili come "Su un raggio di luce", "I mondi di prot" e "Un nuovo visitatore dalla costellazione della Lira".
Dal momento che queste opere rimarranno inedite a tempo indeterminato, abbiamo letto per voi "On a beam of light", il secondo capitolo della saga di prot.
Brewer riprende lo schema fondante del lavoro precedente: ogni capitolo è dedicato ad una seduta tra Powell e prot, corredata da tutti gli eventi che concorrono ad ogni incontro. La narrazione riprende un lustro dopo dove era stata interrotta: quando prot era "scomparso" dal Manhattan Psichiatric Institute, aveva preannunciato che sarebbe tornato cinque anni più tardi. Poco tempo prima del termine, l'attesa si fa spasmodica. Puntuale come un orologio, Robert Porter esce dal suo stato catatonico per dare voce al suo alter ego alieno.
Come nella precedente esperienza, la sua presenza provoca un certo scalpore, maggiore che in passato. prot, da buon alieno proveniente da una civiltà superiore, ha un approccio diverso al mondo terrestre e, in particolare, al microcosmo dell'istituto psichiatrico in cui si trova (volontariamente?) recluso. I suoi interventi riescono a far migliorare lo stato di salute dei suoi colleghi internati in un batter d'occhio, superando gli sforzi di anni degli specialisti del luogo, Mark Powell compreso. Centinaia di persone hanno saputo del suo precedente "passaggio" e desiderano mettersi in contatto con lui, soprattutto per chiedergli di portar loro con sé su K-PAX. Scienziati di ogni campo chiedono colloqui con il paziente, che dimostra ancora una volta di essere un discretoidiot savant, di avere un innaturale feeling con gli animali... e, incredibilmente, in diretta televisiva, sembra dimostrare di poter viaggiare davvero alla velocità della luce! prot infatti ha sempre dichiarato di poter viaggiare sui raggi di luce - da cui il titolo del libro. Le prove a sostegno della sua natura extra-terrestre, pur tra mille dubbi, aumentano; eppure, parallelamente, le ricerche dello scettico dottor Powell sembrano smentire tutto. La psiche ferita di Robert Porter rivela ferite sempre più profonde, un disturbo della personalità ancora più accentuato di quello diagnosticato in precedenza.
Dove sta la verità? Anche per questo episodio, l'autore ci lascia nel dubbio. La spiegazione paranormale è che prot riesca a vivere in simbiosi con il suo amico terrestre e a lasciare il suo corpo a piacimento. In realtà, tutto porta a credere che prot sia solo un parto della mente malata di Robert. Ma come si spiegano le sue doti innaturali e le sue peculiarità? Forse il predominio della mente umana sul corpo arriva fino a tanto?
A corredo della trama principale, Gene Brewer caratterizza un intenso brulicare di personaggi intorno alle figure dei protagonisti, tra i dottori e i pazienti dell'istituto e i parenti di Mark Powell, mostrandoci come un "malato di mente" riesca a sconvolgere, in positivo, la vita di tante persone che lo circondano, indirettamente o meno.
Per concludere, il vero fascino della saga risiede probabilmente nelle esternazioni di prot. Esprimendo un punto di vista esterno alla Terra, tramite la sua voce l'autore riesce a mettere in discussione tutto il nostro sistema, in maniera satirica e molto pungente. Il lettore è costretto a rivedere il proprio mondo da un altro punto di vista inedito. Forse, se tutti leggessero le pagine di Gene Brewer, qualcosa potrebbe davvero cambiare...?

Per chi fosse interessato, ulteriori informazioni possono essere trovate sul sito ufficiale dell'autore, mentre i libri della saga possono essere acquistati nei negozi on-line.

Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...