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venerdì 4 luglio 2025

RECENSIONE SPOILER: JURASSIC WORLD - RINASCITA

 

La pellicola è il sequel stand-alone di Jurassic World - Il dominio (2022) e il settimo film del franchise di Jurassic Park.

 

  JURASSIC WORLD - RINASCITA 

 

Con Jurassic World: Il Dominio si era ufficialmente chiuso il cerchio di una saga cinematografica iniziata nel lontano ‘93 con il rivoluzionario Jurassic Park di Steven Spielberg. Sembrava la fine definitiva dell’epopea dei dinosauri sul grande schermo. Ma poi, ecco arrivare Jurassic World: Rinascita, un nuovo capitolo che riapre le porte di un mondo preistorico dove l’uomo e le creature più temibili della storia continuano a incrociare i propri destini.


REGIA E SVILUPPATORI :
A dirigere questo film è Gareth Edwards, regista di successo già noto al grande schermo per aver diretto Godzilla (2014) e Rogue One: A Star Wars Story (2016). La sceneggiatura è di David Koepp, sceneggiatore dei primi due Jurassic Park, inoltre è presente Steven Spielberg come produttore esecutivo del film. 
CAST PRINCIPALE:
Scarlett Johansson – interpreta Zora Bennett, esperta di operazioni segrete. Due volte candidata all’Oscar (Jojo Rabbit, Marriage Story) e nota per il ruolo di Vedova Nera nel MCU 
Jonathan Bailey – è Dr. Henry Loomis, noto sul palco e schermo per Bridgerton, Wicked, vincitore di un Laurence Olivier e candidato Emmy 
Mahershala Ali – interpreta Duncan Kincaid, leader del team navale. 2 Oscar come miglior attore non protagonista (Moonlight, Green Book) 
Rupert Friend, Manuel Garcia‑Rulfo, Ed Skrein, Luna Blaise e altri completano il cast


LA TRAMA IN BREVE:
Il film si apre con una sequenza flashback sull’isola proibita di Saint-Hubert, nell’Atlantico, la InGen ha creato dinosauri transgenici, tra cui il pericoloso Distortus rex, un T-Rex mutante a sei arti che riesce a fuggire a causa di un malfunzionamento, costringendo la struttura all’abbandono.
Diciassette anni dopo, nel 2027, la Terra è diventata ostile per i dinosauri sopravvissuti, ormai rifugiati in aree isolate. Zora Bennett, agente sotto copertura, viene ingaggiata da Martin Krebs della ParkerGenix per una missione segreta: prelevare sangue da grandi esemplari di dinosauri sull’isola, utile a sviluppare un farmaco contro le malattie cardiovascolari.
Zora, il paleontologo Dr. Henry Loomis e il capo squadra Duncan Kincaid ottengono un primo campione da un Mosasaurus. Durante il tragitto, il team salva la famiglia naufragata di  Reuben Delgado, che stavano intraprendendo un avventura in mare, ma un attacco di Spinosaurus e Mosasaurus causa la morte di due membri della squadra e separa i Delgado dal gruppo.
Il team riesce poi a prelevare campioni da un Titanosaurus e da un uovo di Quetzalcoatlus, perdendo però un altro membro, Leclerc, durante un attacco. Nel frattempo i Delgado incontrano un piccolo Aquilops, battezzato Dolores, e sfuggono a un T-Rex grazie a un gommone.
I gruppi si riuniscono nel laboratorio abbandonato, dove vengono assaliti dai Mutadon, ibridi tra raptor e pterosauri. Il Distortus rex distrugge l’elicottero di salvataggio e uccide Martin Krebs. Il gruppo trova infine una barca collegata alla struttura tramite una pista sotterranea e riesce a fuggire dal D-rex, precedentemente distratto dal sacrificio di Duncan, poi rivelatosi vivo. Con i campioni in salvo, Zora e Henry decidono di distribuire il nuovo farmaco senza brevetto, rendendolo accessibile a chiunque ne abbia bisogno.


 
LE SCENE DI AZIONE E I DINOSAURI IN CGI:
Se c’è un elemento che Jurassic World: Rinascita riesce a portare in scena con grandissima efficacia, sono proprio le sequenze d’azione. Edwards da alla luce un film che vibra di tensione e spettacolarità, ma senza mai dimenticare la dimensione umana e la suspense tipica dei primi  Jurassic Park. 
Fin dai primi minuti, il film mette in chiaro le sue intenzioni: ci troviamo davanti a una storia che vuole farci sentire piccoli e vulnerabili di fronte a creature gigantesche e incontrollabili. E questo si traduce in scene mozzafiato, spesso girati con uno stile più fisico e “sporco”, molto vicino alla macchina a mano, che restituisce una sensazione di realismo e pericolo immediato. 
Nelle scene più spaventose, Edwards gioca sapientemente con le luci (neon, bagliori improvvisi, riflessi metallici) per creare un ambiente quasi horror, dove il pubblico è sempre sul filo del terrore. Tutte queste sequenze mostrano la capacità del regista di fondere azione pura e tensione thriller, senza mai scadere nel caos gratuito.
La CGI di Jurassic World: Rinascita è uno dei punti di forza del film. Edwards ha scelto di usarla con misura, integrandola spesso con animatronics e scenografie reali. Questo approccio dona ai dinosauri una presenza fisica più convincente, soprattutto nelle scene ravvicinate, dove pelle, occhi e movimenti appaiono straordinariamente realistici.


RIFERIMENTI, I CAMEO E LA NOSTALGIA:
Nel film ci sono moltissimi riferimenti ai precedenti Jurassic Park, disseminati come piccoli easter egg per gli appassionati della saga. Innanzitutto, troviamo il pullman con la scritta “Crichton Middle School”, un chiaro omaggio a Michael Crichton, l’autore dei romanzi originali da cui tutto ha avuto inizio.
L’arrivo su Saint-Hubert richiama moltissimo quello sull’isola del primo film, ricreando quell’atmosfera di meraviglia e mistero. Allo stesso modo, la sequenza dell’attacco degli Spinosauri è un evidente riferimento al terzo capitolo della saga. C’è poi la scena dei Titanosauri, in cui il paleontologo Henry Loomis si commuove fino alle lacrime: è un momento che ricorda molto da vicino la famosa scena di Grant accanto al triceratopo malato nel primo film, dove scienza ed emozione si intrecciano profondamente.
Un riferimento davvero interessante riguarda la scena dell’inseguimento del gommone da parte del T-rex. Questa sequenza, infatti, compare già nel primo romanzo di Crichton e inizialmente era stata concepita per essere inserita anche nel primo film. Tuttavia, venne scartata per motivi di budget e per le difficoltà tecniche dell’epoca.
 L’attacco dei Mutadon, invece, è un chiaro richiamo alla scena dei raptor in Il Mondo Perduto, mentre la fuga di Krebs verso il porto con i campioni ricorda molto da vicino quella di Dennis Nedry nel primo film.
Infine, anche la scena conclusiva con la visione dei delfini sembra un omaggio diretto a Jurassic Park, chiudendo il cerchio dei riferimenti e regalando agli spettatori un senso di continuità con la saga originale.
Molte di queste scene sono inoltre accompagnate dalla mitica colonna sonora di John Williams, trasferendo al film quella magia dei primi film che si è andata sempre più spegnendo con la trilogia World.
Ma perché tutto questo? Il regista Gareth Edwards ha dichiarato apertamente che questo film è una lettera d’amore a Steven Spielberg e ai primi  Jurassic Park. Sottolinea come il progetto sia nato dal desiderio di far rivivere la meraviglia e la paura sperimentate guardando il film originale del 1993—quel mix di avventura e suspense che ha segnato un’epoca . Ha voluto riprendere non solo lo spirito ma anche l’estetica, optando per la pellicola Kodak e un approccio visivo più "organico", con una scelta di camera e lente che richiamano i glow e la profondità della saga classica.


L’IMPORTANTE MESSAGGIO DEL FILM:
Il film ribadisce con forza il tema che da sempre contraddistingue la saga: la manipolazione della realtà, la presunzione di onnipotenza umana, e il desiderio di giocare a fare Dio. Ma stavolta il discorso va oltre: il finale, con la decisione di distribuire il farmaco genetico senza brevetto, suggerisce un monito morale: se riprendiamo il potere di alterare la natura, dobbiamo assumercene la responsabilità, e restituire alla collettività ciò che è stato sottratto.
In sostanza, Jurassic World: Rinascita non si limita a ripetere il monito contro le presunzioni umane, ma ci spinge a domandarci: come usiamo la conoscenza che abbiamo? È giusto farlo per il bene comune, o solo per profitto? 

Parafrasando Spielberg: non basta lasciare il cinema affamato, serve anche lasciare il pubblico speranzoso.

(giuseppe paparella) 

mercoledì 30 aprile 2025

Generazione virtuale: Quando la Scuola perde la partita. #Blackout generazionali.

 

 

 

E' MEGLIO QUESTO...?

...O QUESTO?


 
 
Il massiccio blackout elettrico del 28 Aprile 2025 - che ha letteralmente spento la penisola iberica e parte della Francia (ancora sconosciute le cause al momento della pubblicazione) - ha cagionato morti ed ha scatenato caos e paure circa il nostro presente e futuro quali si stanno delineando nell'ultima decade. 
Il blackout da elettrico diviene mentale e ci sentiamo ristretti nell'operato e nella libertà cui siamo abituati: la normalità per alcuni noiosa si carica di quella attesa angosciosa da Spada di Damocle ("Quando ne usciremo?quando succederà di nuovo?)
 

 Ha colpito la notizia che il blackout elettrico ha visto la ostinata voglia di fare reel e riprese filmate, messaggi ecc pur nella consapevolezza che le batterie degli smart non si sarebbero potute ricaricare. La frenesia ed il craving delle dipendenze.

 
Comunque la prima generazione di "nativi digitali" e la generazione virtuale in toto sono indubbiamente abili nel navigare nel mondo online e hanno una grande influenza sull'utilizzo di tecnologie e piattaforme digitali. Alla onnipotenza corrisponde però un declino preoccupante di resilienza e alfabetizzazione emotiva; l'edificio culturale è corroso dall'infosfera e dagli interessi economici. 
 "A che serve studiare questo?" è il mantra interrogativo che si ascolta di più in quelli che una volta erano i templi della cultura: la cultura è utile solo se fornisce materialità. Siamo burattini sfruttati dagli algoritmi persecutori e condizionanti?
Ecco che arriva pertinente una riflessione in Redazione. Ci scrive una giovane docente, Flavia Volpe, che lavora nel Nord Italia e che racconta sobriamente delle difficoltà a "catturare" l'attenzione e curiosità in ambiti di cultura e trasmissione di cultura. Nord e Sud è lo stesso: segnali preoccupanti sulla generazione tiktokizzata vengono da tutta l'Italia nè lo scenario europeo ed extraeuropeo appaiono immuni dal decadimento culturale e dalla detensione morale ed etica che scorre nei vasi della società liquida e permea i potenti burattinai(a.m.).


Generazione virtuale: Quando la Scuola perde la partita




Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di pensare ad un celebre passo de “I promessi sposi” in cui Renzo Tramaglino chiede a Don Abbondio spiegazioni sul perché non si possa celebrare il suo matrimonio con Lucia Mondella. L’uomo dotto di Chiesa, non potendo rivelare le reali ragioni della loro mancata unione, inizia a recitare una serie di formule in latino con il solo scopo di confondere il povero Renzo, confidando sulla sua ignoranza. A questo punto, il giovane Tramaglino, irritato, replica: “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”. Il latino, simbolo della cultura, era sconosciuto a tutti coloro che non erano istruiti, i quali potevano così essere facilmente ingannati da chi aveva avuto accesso allo studio. Manzoni mette in risalto l’importanza della conoscenza, che però, al giorno d’oggi, sembra passata in secondo piano. Se non conosci, non capisci ciò che ti circonda. Non è forse questo il compito della Scuola?

Se quella stessa scena avvenisse oggi in un’aula scolastica, gli studenti, a differenza di Renzo, non si preoccuperebbero certo del “latinorum” degli insegnanti. Sarebbero troppo impegnati a controllare la vita virtuale dei propri profili social o a vincere partite online ai loro giochi preferiti. La generazione degli adolescenti di oggi trascorre ore e ore immersa in mondi virtuali fatti di sparatorie, uccisioni, conquiste di territori e strategie d’attacco. Di Manzoni, dei minerali, del teorema di Ruffini o del Past Simple importa ben poco. Meglio vedere il proprio avatar trionfare su Brawl Stars o Clash Royale.

Il compito degli insegnanti diventa davvero arduo: come si può catturare l’attenzione di un quindicenne che ha in mente solo i suoi progressi nella classifica di Fortnite?
“Gli occhi dilatati fissano lo schermo del cellulare, le pupille si restringono, mentre le labbra si increspano imitando lo sforzo dell’avatar all’ultimo round. Vittoria! Braccia levate e urletto di felicità, condito da un sorriso a trentadue denti. L’insegnante, attonito, si volta verso la classe, illudendosi che quella gioia sia per la sua spiegazione e non per un futile successo contro un avversario virtuale che spesso neanche si conosce”.

Purtroppo, questa non è una scena inventata da un romanzo di Daniel Pennac, ma l’assurda realtà in cui viviamo. A nulla valgono rimproveri, note disciplinari, colorate annotazioni sul registro e sequestri di dispositivi digitali. Anche senza lo schermo davanti, lo sguardo perso di qualsiasi ragazzo medio sembra vagare in un mondo virtuale, dove non esistono genitori assillanti, insegnanti fastidiosi e compiti noiosi.

Ancora più preoccupanti sono le motivazioni che i ragazzi stessi danno riguardo ai loro successi virtuali: “Mi fa stare bene perché non penso ai problemi della vita reale” oppure “Se vinco, sono felice; se perdo, sono triste”.

E il professore, ormai rassegnato, può solo assistere alla scena: “Aspetti, prof, che adesso vinco!” che è il marchio di un’intera generazione, ignara del “latinorum” manzoniano e, forse, mai interessata a conoscerlo. Tanto, poi, c’è ChatGPT… (Flavia Volpe, docente di Lingue nel nord Italia)

lunedì 31 marzo 2025

Uno Sguardo Antropologico: società liquida tra sacralità e consumismo dell’ "usa e getta".

 


 

 Uno Sguardo Antropologico: società liquida tra sacralità e consumismo dell’"usa e getta.  La mercificazione del sacro. Come si è trasformato un rito religioso in vetrina narcisistica ad uso dei social.









(GettyImages)


La Prima Comunione, per la Chiesa Cattolica, rappresenta un momento di profonda sacralità, la commemorazione del sacrificio di Cristo e l'incontro intimo con l'Eucaristia. Un rito di passaggio spirituale, carico di significato religioso e comunitario. Tuttavia, per molti bambini e le loro famiglie che si affacciano a questo sacramento, l'esperienza rischia di essere oscurata da una deriva consumistica e da una mentalità "usa e getta" che permea la società contemporanea.


Ci troviamo di fronte a un paradosso stridente in una società liquida: un evento intrinsecamente spirituale trasformato in una vetrina di sfarzo e consumismo. 

La celebrazione della Prima Comunione si è trasformata, per molti, in un evento sociale sfarzoso, caratterizzato da ricevimenti in ristoranti di lusso, con menù elaborati, molteplici cambi d'abito per il bambino protagonista e, persino, bomboniere personalizzate e differenziate per bambini e adulti.
Questa tendenza solleva una profonda contraddizione con il significato intrinseco del sacramento. Mentre la Comunione è un atto di umiltà, di semplicità e di profonda spiritualità, lo sfarzo e l'ostentazione rimandano a valori materiali ed esteriori, spesso distanti dal messaggio evangelico. L'attenzione si sposta dal dono spirituale ricevuto al dispendio economico, dalla gioia interiore per l'incontro con Cristo alla preoccupazione per l'organizzazione di una festa "perfetta" e appariscente.


La differenziazione delle bomboniere tra bambini e adulti, ad esempio, introduce una logica di distinzione e di gerarchia che mal si concilia con l'uguaglianza fondamentale di tutti i fedeli di fronte a Dio. Il messaggio che rischia di passare è che l'importanza dell'evento risieda nella quantità e nel valore dei doni ricevuti, piuttosto che nella grazia spirituale accolta.
È importante riflettere sul messaggio che stiamo trasmettendo ai nostri figli. Vogliamo educarli al valore profondo dei doni spirituali, o vogliamo indurli a considerare la Prima Comunione come un'occasione per ricevere regali e vivere un'esperienza di lusso effimero? 
Certo, celebrare un evento importante come la Prima Comunione è naturale e auspicabile. Condividere la gioia con la famiglia e gli amici è un aspetto bello della vita comunitaria. Tuttavia, è fondamentale mantenere un equilibrio, evitando che l'aspetto esteriore e materiale prenda il sopravvento sul significato spirituale.
 Un modo per preservare il vero valore del sacramento potrebbe essere quello di riscoprire la semplicità e l'autenticità. Organizzare un momento conviviale sobrio e significativo, magari privilegiando un pranzo in famiglia o un piccolo rinfresco dopo la cerimonia. I bambini, spesso inconsapevoli della profondità del gesto religioso, diventano protagonisti di un'ostentazione che li vede indossare abiti costosi, ricevere regali sontuosi e collezionare bomboniere personalizzate. La celebrazione si tinge di dinamiche economiche locali, con un "mercato" di regali e denaro che alimenta un'aspettativa di "tutto è dovuto".
 

Questa trasformazione riflette la "società liquida" descritta da Zygmunt Bauman, dove la fluidità, la precarietà e la superficialità sembrano plasmare ogni aspetto dell'esistenza, inclusi i riti tradizionalmente ancorati a valori più solidi. Anche le relazioni, in questo contesto, rischiano di diventare "amori liquidi", effimeri e orientati al soddisfacimento immediato, in linea con la logica dell'"usa e getta".
 

Da un punto di vista antropologico, questa deriva consumistica nella celebrazione di un sacramento può essere interpretata come una manifestazione di diverse dinamiche profonde:


- La mercificazione del sacro: L'ansia e l'incertezza esistenziale tipiche della società contemporanea possono portare a una ricerca di rassicurazione attraverso oggetti e apparenze. Il rituale religioso, privato della sua autenticità spirituale, viene riempito di orpelli materiali, quasi a voler esorcizzare la fragilità della condizione umana attraverso il possesso e l'ostentazione.


- La performance identitaria: In una società dove l'immagine ha un peso sempre maggiore, la Prima Comunione diventa un'occasione per "performare" uno status sociale, sia per il bambino che per la famiglia. L'abito firmato, la bomboniera ricercata, il regalo costoso diventano simboli di appartenenza e di successo, oscurando il significato intrinseco del sacramento.


- La cultura dell'oggetto transazionale: La mentalità dell'"usa e getta" si insinua anche nelle relazioni interpersonali, come evidenziato dal concetto di "amori liquidi". L'altro rischia di essere percepito come un oggetto da consumare e scartare una volta esaurita la sua "utilità". Questo si riflette anche nella superficialità con cui spesso vengono vissuti eventi come la Prima Comunione, ridotti a un mero evento sociale da "consumare" e archiviare rapidamente.


-Dinamiche narcisistiche: L'esasperazione dell'individualismo e la centralità dell' "io" nella società contemporanea possono alimentare dinamiche narcisistiche. 

La celebrazione della Prima Comunione o di qualunque cerimonia religiosa o laica  rischia di diventare un'occasione per autocelebrazione e per la ricerca di validazione esterna attraverso l'ammirazione degli altri per lo sfarzo messo in scena.
 

In questo scenario, l’ antropologia può offrire un "riparo", un percorso di consapevolezza e di riappropriazione di significati più autentici. Attraverso l'esplorazione del proprio mondo interiore, delle proprie paure e dei propri desideri, l'individuo può iniziare a decostruire le dinamiche consumistiche e narcisistiche che influenzano le proprie relazioni e la propria percezione degli eventi significativi della vita.
 

L’ approccio psicosociale può aiutare a:

- Riconoscere e comprendere le radici dell'ansia e del bisogno di compensazione materiale.
- Elaborare le ferite narcisistiche e sviluppare una più sana autostima, indipendente dalla validazione esterna.


-Riscoprire il valore intrinseco delle relazioni umane, al di là della logica dell'"usa e getta".


- Riconnettersi con la dimensione spirituale e simbolica di eventi , sottraendoli alla logica puramente consumistica.


In conclusione, la deriva consumistica che spesso avvolge la celebrazione della Prima Comunione rappresenta una sfida alla sua autenticità spirituale e riflette dinamiche più ampie della società contemporanea. L’ approccio psicosociale, con la sua attenzione alla profondità dell'animo umano e alle dinamiche relazionali, può offrire un prezioso strumento per aiutare individui e famiglie a ritrovare un senso più autentico e significativo in questi momenti importanti, sottraendoli alla superficialità e alla transitorietà di una cultura "usa e getta". È un invito a riscoprire il valore del "non usa e getta": relazioni autentiche, valori spirituali profondi e una connessione significativa con il sacro. (Sabina Pistillo)

martedì 25 febbraio 2025

CAMPAGNA SIEB DI SENSIBILIZZAZIONE PER INFANZIA E ADOLESCENZA

 

CON L'EVENTO CULTURALE SIEB DI TRANI DEL 22 FEBBRAIO 2025 SULLA COMUNICAZIONE E SULLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE PARTE LA NOSTRA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE CONTRO DIPENDENZE DA INTERNET E SOCIAL A PROTEZIONE DELL'INFANZIA E ADOLESCENZA

SE CONDIVIDETE DIFFONDETE LIBERAMENTE IL POSTER CON OGNI MEDIUM


Potete richiedere pdf a 

sieb.segreteria.eventi@gmail.com


mercoledì 4 dicembre 2024

MONDO #MARVEL: PUNTO STORICO

 

 


 

 

 MARVEL: L'IMPERO CHE HA CONQUISTATO IL MONDO: 

Dagli albi a fumetti ai blockbuster hollywoodiani, la Marvel ha conquistato il mondo. Da Spider-Man a Iron Man, passando per gli Avengers e gli X-men, i supereroi creati dalla Casa delle Idee sono entrati nell'immaginario collettivo. Ma come è nata questa vera e propria industria dell'intrattenimento? Scopriamo insieme l'incredibile evoluzione della Marvel, dalle sue umili origini fino all'impero cinematografico che domina oggi il box office mondiale.

 

COME NASCE LA MARVEL: LE ORIGINI E LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI ’60

 

La Marvel Comics, nata nel 1939 con il nome di Timely Comics, ha avuto un’evoluzione straordinaria, trasformandosi da piccola casa editrice di fumetti a un colosso dell'intrattenimento globale. I principali esponenti erano: Jack Kirby, Steve Ditko e la leggenda Stan Lee, considerato da molti il padre della Marvel.
Negli anni '60, sotto la guida di questi tre colossi, la Marvel rivoluzionò il mondo dei fumetti. Personaggi iconici come Spider-Man, Iron Man, Thor, Hulk e i Fantastici Quattro fecero il loro debutto, introducendo un concetto innovativo, i supereroi imperfetti: i personaggi presentavano debolezze, conflitti interiori e una straordinaria umanità che li rendeva più vicini ai lettori.
Un notevole esempio è Peter Parker, il nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Sotto la maschera è solo un adolescente che deve affrontare le stesse sfide di chiunque altro: problemi a scuola, difficoltà economiche, amori non corrisposti. Questa sua umanità fa sì che i lettori si identifichino con lui.
Un’altra idea di Stan Lee fu quella di creare un universo condiviso, l'Universo Marvel, dove tutti questi personaggi interagivano tra loro. Questa interconnessione narrativa, mai vista prima nel mondo dei fumetti, creò un senso di coesione e di continuità che catturò l'immaginazione dei lettori.


L’ETA’ D’ORO: GLI ANNI ’60 E ’70

 

Gli anni '60 e '70 rappresentarono l'età d'oro della Marvel, con la creazione di numerose testate e l'introduzione di nuovi personaggi come gli X-Men, i Vendicatori e il Dottor Strange. L'universo Marvel si espanse rapidamente, dando vita a saghe epiche e a crossover memorabili che coinvolgevano un numero sempre crescente di eroi e villain. Un esempio è Wolverine, inizialmente concepito come comparsa nel fumetto “The Incredible Hulk” n181 (ottobre 1974) e poi divenuto uno degli antieroi più amati di sempre.
Per chi volesse recuperare il fumetto, qui la ristampa di casa Panini Comics: https://www.panini.it/shp_ita_it/marvel-replica-edition-the-incredible-hulk-181-mfacs002isbn-it08.html


GLI ANNI ’80: SECRET WARS E L'IMPATTO DEGLI EVENTI CROSSOVER

 

Uno degli eventi più significativi degli anni '80 fu sicuramente Secret Wars. Questa maxi-serie, pubblicata tra il 1984 e il 1985, vide i più grandi eroi e villain della Marvel trasportati su un pianeta alieno per un'epica battaglia. Secret Wars segnò un punto di svolta per l'editore, introducendo nuovi elementi narrativi e visivi che avrebbero influenzato le storie a venire.
L'impatto di Secret Wars fu enorme:
Aumento delle vendite: L'evento attirò nuovi lettori e aumentò le vendite di tutte le testate Marvel.
Introduzione di nuovi elementi: Venne introdotto il simbionte alieno, che in seguito si sarebbe legato a Spider-Man diventando Venom, e vennero modificati alcuni aspetti dei costumi dei personaggi, come il famoso costume nero di Spider-Man o anche il costume marrone di Wolverine.
Nascita dei maxi-eventi: Secret Wars inaugurò l'era dei maxi-eventi crossover, che da quel momento in poi sarebbero diventati una costante nella produzione Marvel.
Per chi volesse recuperare il fumetto, qui la ristampa di casa Panini Comics: https://www.panini.it/shp_ita_it/marvel-replica-edition-marvel-super-heroes-secret-wars-1-mfacs007isbn-it08.html

GLI ANNI '90, UN DECENNIO DI CAMBIAMENTI: L’ASCESA DEI MUTANTI

Gli anni '90 sono stati un periodo di transizione per la Marvel. Dopo l'euforia degli anni '80, caratterizzati da eventi crossover epici e un'espansione dell'universo, gli anni '90 hanno visto un tentativo di tornare a storie più incentrate sui singoli personaggi e sulle dinamiche interne ai team.
Uno dei fenomeni più rilevanti degli anni '90 è stata l'ascesa degli X-Men. La saga "X-Men: Un Futuro Perfetto" ha avuto un impatto enorme, introducendo nuovi personaggi come Cable e Bishop e approfondendo i temi della discriminazione e della tolleranza. Questa saga ha contribuito a rendere gli X-Men uno dei team più popolari della Marvel.


È proprio in questo contesto che fa il suo ingresso Deadpool. Creato da Rob Liefeld e Fabian Nicieza e apparso per la prima volta in “The New Mutants” n98 (febbraio 1991), Deadpool, con il suo umorismo nero, la sua quarta parete e la sua follia, ha rapidamente conquistato il cuore dei lettori. Egli rappresentava una nuova generazione di antieroi, caratterizzati da una moralità ambigua e da un'ironia cinica. Il suo successo ha aperto la strada ad altri personaggi simili, come Venom, che ha visto una rinascita di popolarità in quegli anni.
Per chi volesse recuperare il fumetto, qui la ristampa di casa Panini Comics: https://www.panini.it/shp_ita_it/marvel-replica-edition-new-mutants-98-mfacs004isbn-it08.html
 


L'INVASIONE DEL GRANDE SCHERMO

 

Il vero punto di svolta per la Marvel arrivò con l'avvento del nuovo millennio e l'ingresso nel mondo del cinema. A fine anni ’90 e nei primi anni 2000 arrivano su grande schermo le prime pellicole: “Blade” (1998), “X-men” (2000), “Spiderman” (2002), “Fantastic Four” (2005) e i loro rispettivi sequel. Nel 2008, con l'uscita di "Iron Man", la Marvel Studios diede il via a un ambizioso progetto: creare un universo cinematografico condiviso, il Marvel Cinematic Universe (MCU).
Il successo del MCU fu immediato e travolgente. Film come "The Avengers", "Black Panther" e "Guardians of the Galaxy" diventarono dei fenomeni di cultura pop, incassando miliardi di dollari al botteghino e conquistando un pubblico vastissimo.
 

L'EREDITÀ DELLA MARVEL

L'impatto della Marvel sulla cultura popolare è innegabile. I suoi personaggi sono diventati icone globali, ispirando generazioni di lettori e spettatori. La Marvel ha dimostrato che i fumetti possono essere molto più di un semplice passatempo, diventando un mezzo per esplorare temi complessi come l'identità, la diversità, il potere e la responsabilità. Nemmeno l’emergenza coronavirus ha fermato questo colosso, la Marvel ha continuato a realizzare contenuti pubblicandoli sulla piattaforma Disney+.
 

IL FUTURO DELLA MARVEL

Il futuro della Marvel sembra luminoso. Con nuovi film, serie TV e progetti animati in arrivo, questo universo continuerà a espandersi e a sorprendere il pubblico. Inoltre, la Marvel è sempre più attenta alla rappresentazione di personaggi provenienti da diverse culture e background, dimostrando una grande sensibilità verso i temi della diversità e dell'inclusione.
In conclusione, la Marvel Comics è molto più di una semplice casa editrice. È un universo narrativo complesso e affascinante che ha lasciato un'impronta indelebile sulla cultura popolare. La sua capacità di evolversi e di adattarsi ai tempi, pur mantenendo la propria identità, è la chiave del suo successo.
 

by Giuseppe Paparella

mercoledì 18 settembre 2024

POESIE

 

 

 

Fonte del Lago - Val Brembana

 

 

La fonte del Drago

Dentro i crateri luminosi della tua esistenza
Nella fogna, dove sbucano i rettili
Con ampie zampe catturano le conchiglie lasciate sulla tua riva
Solo lacrime nel tuo nido
Dove affiora un drago
Ti annienta con lo sguardo
Ti cicatrizza e riapre le ferite come farebbe un medico nell’abisso del male
Vortica, ruota, sbatte contro le pareti offuscate del tuo animo
Incosciente respira aria piena d’odio
Irrazionale come la sua vita
I suoi denti affilati aprono i recessi dell’incubo e il sangue spruzza via tra i canali atrofizzati facendo schiudere uova infantili laceranti
Proteggiti dai suoi colpi, finché puoi
Purifica la fonte del drago
Attraverso il nulla mostrati e serra i cancelli indeboliti con fiamme imperturbabili
Non rimanere un passo indietro dall’oscurità, la tua giovinezza non può cedere così

Il sentiero del drago

Viaggia tra i campi degli esiliati
Mandati a combattere in un sogno ormai naufragato
Saette volano nei cieli, la montagna trema e galoppa un destriero inseguito da un demone
Una donna, assomigliante a Demetra, agita lo scettro e attira a sé dei serpenti pieni di cera sulla testa
Nell’oblio cercano riparo due giovani, colpiti dall’annebbiamento che li ha costretti alla fuga dal servo dell’iniquità
Questo è ciò che mi mostrano il sangue, le vertigini, i simboli dimenticati occultati con un codice a cui nessuno ha mai dato fede
E allora riaffiora la nemesi, il centro degli scatti emotivi che pugnalano la percezione della vita all’infuori di me
Ma il drago non ha parole per tutto ciò, sospinge da solo la propria roccia mentre io guardo invano il vaso pieno di lacrime

 (by Gabriele Cufe)

mercoledì 11 settembre 2024

USO SMARTPHONE UNDER 14 ANNI E STOP SOCIAL PER UNDER 16. FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE

 

 


 

 

 

USO SMARTPHONE UNDER 14 ANNI E STOP SOCIAL PER UNDER 16. FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE. SONO ANNI CHE IL SIEB SI MUOVE CONTROCORRENTE IN QUESTO SPAZIO DI LIBERTA' E A TUTELA DI UN CORRETTO NEUROSVILUPPO INFANTILE E ADOLESCENZIALE

Professionisti di aiuto, artisti e protagonisti della cultura chiedono finalmente in maniera trasversale (apartitica) il divieto di smartphone per gli under 14 e lo stop ai social per i minori di 16 anni

Pedagogisti, psicologi, medici e personalità del mondo dello spettacolo hanno lanciato un appello al governo italiano per vietare l'uso di smartphone ai minori di 14 anni e l'accesso ai social media ai ragazzi sotto i 16 anni. Secondo gli esperti, l'esposizione precoce ai dispositivi digitali e ai social può avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicofisico dei bambini e degli adolescenti.
Tra i promotori della attesa (per noi) petizione ci sono Daniele Novara, pedagogista e counselor - direttore del CPPP e
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta
Intervistato da la Repubblica, Novara chiarisce che "vorremmo arrivare a una limitazione come per alcol e tabacco, che sono vietati ai minorenni. A quel punto, anche i genitori si allineerebbero. Per altro, nel nostro caso, il divieto sarebbe solo fino a 14 anni, e a 16 per i social. Non siamo contrari alla tecnologia, nemmeno a scuola se ne fa un uso didattico".
E' UNA PETIZIONE APOLITICA E APARTITICA CHE VUOLE ESSERE TRASVERSALE. Il ministro Valditara vieta i cellulari a scuola anche per scopo didattico. Ritorna il diario. In Francia stanno bandendo nelle scuole superiori tablet ecc.
"Siamo contrari a mettere uno smartphone nelle mani di un bambino di 10 anni. Basterebbe dargli un telefonino di vecchia generazione, se è per comunicare. Il problema è proprio lo smartphone. È come consentire a un ragazzino di guidare un'automobile: nessuno lo farebbe, ma - nel dubbio - la legge lo vieta. È una questione di tempi giusti, anche in questo caso".
"Non è un appello simbolico, né una provocazione. Ci siamo confrontati con politici e istituzioni e c'è un consenso trasversale, da sinistra a destra. I tempi sono maturi, contiamo che l'Italia sia il primo Paese a dare una svolta. Non possiamo stare a guardare un'intera generazione annegare negli smartphone. La situazione è fuori controllo", conclude Novara.
FIRMATE LA PETIZIONE SE CONCORDATE SULLA REGOLAMENTAZIONE DEL WEB

 

lunedì 19 agosto 2024

#THE ACOLYTE FINALE DI SERIE #disney +: PRIME IMPRESSIONI

 







The Acolyte - La seguace (Star Wars: The Acolyte) è una serie televisiva USA ideata da Leslye Headland e prodotta da Lucasfilm. Distribuita sulla piattaforma streaming Disney+ (dal 5 giugno 2024), la serie, di cui si è conclusa la prima stagione, ha avuto successo e molta eco tra i fan dell'universo - illimitato quanto quello vero - di Guerre Stellari ed ha sollevato naturalmente anche tanti malumori in una epoca digitale in cui le opinioni personali contano forse troppo e non rimangono più confinate in un bar, tra amici o in famiglia ma si moltiplicano sui più svariati argomenti. In Rete è forte la tendenza tuttologica per cui ci si sente all'occorrenza critici cinematografici, geopolitici, medici, virologi, astrofisici, esperti di alimentazione ecc. 
Seguo quando posso serie televisive (non pluriennali) di vario tipo, amo da ragazzo e adulto la SF cui mi hanno introdotto grandi AA. - come Isaac Asimov e Carl Sagan, entrambi scienziati prima che scrittori, o Arthur Clarke che era un inventore . 
Mi affascinò da subito il vasto sapere  di Lucas nell'ideare la prima pellicola  della saga: infatti si è ispirato al pensiero del noto antropologo statunitense Joseph Campbell. George Lucas è stato il primo regista di Hollywood a subire l'influenza di Campbell. Lucas stesso ammise nel 1977 che la sua storia era stata ispirata, in parte, all'  L'eroe dai mille volti e altre opere di Campbell. 
A me la serie The Acolyte - La seguace è piaciuta senza si e senza ma, anche perché non è finita che la prima stagione: essa è  legata ad un mondo che ho visto crescere con gli occhi affascinati della mia stessa adolescenza. Certo colpisce chi segue film e serie della mitologica saga, la crescente capacità tecnologica di realizzazione in campo di SF per cui la finzione digitalica appare una iper-realtà. Per gli appassionati (e non) è la sesta serie televisiva live action ambientata nell'universo di Guerre stellari. Per chiarire la cronologia degli eventi pseudostorici occorre dire che le vicende narrate si svolgono 100 anni prima di quelle narrate in Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma. Il noto manicheismo rappresentato nella Saga si complica ulteriormente. Dove finisce il Lato Oscuro? e il Lato Chiaro? Buona lettura con  le considerazioni di Giuseppe Paparella, giovane e brillante neo-collaboratore della ns. e-zine. (a.m.)


Il cast




THE ACOLYTE FINALE DI SERIE: PRIME IMPRESSIONI

La nuova serie tv disney + targata star wars è giunta al termine. Sviluppata da Leslye Headland, è ambientata durante la fine dell'era dell'Alta Repubblica, un periodo antecedente agli eventi dei film principali di Star Wars. La trama esplora temi di mistero e potere oscuro, seguendo la storia di un personaggio che inizia come apprendista ("accolito") e viene attratto verso il lato oscuro della Forza. L’ottavo ed ultimo episodio della serie The Acolyte, chiude in maniera emozionante alcune importanti linee narrative, che hanno fatto da fulcro per questa prima stagione, e ne apre invece altrettante in vista di una seconda, di cui si parla ma di cui non si sa ancora niente (se ci sarà non ne abbiamo certezza, anzi) . 

IL FINALE DI THE ACOLYTE (no spoiler):

Questa puntata si intitola, come la serie, proprio “The Acolyte”, e ruota infatti intorno alla figura del vero Accolito che finalmente compie i primi passi verso il suo destino. Come detto l’episodio chiude le linee narrative principali che ci hanno introdotti alla serie, e che si sono diramate dagli eventi di Brendok, e ne introduce ulteriori fornendoci dettagli preziosi sul passato di altri protagonisti.

Anche in questa occasione gli scontri e i combattimenti, oltre ad essere coreografati alla perfezione, ci hanno mostrato elementi che si sono sposati perfettamente con la trama della serie. Per non parlare dei due camei principali, che hanno contribuito ad allargare notevolmente la narrazione per un’ormai certa seconda stagione. In questo senso i primi otto episodi rappresentano quasi “un’introduzione” che passo dopo passo ha ampliato la portata degli albori di quella che sarà la lotta tra lato chiaro e lato oscuro nella saga principale, coinvolgendo sia i jedi e i loro oppositori (sia politici che sith). Ma ora arriviamo al momento degli spoiler, quindi non proseguite se non avete visto il finale.

RESA DEI CONTI SU BRENDOK (spoiler):

Dopo le rivelazioni sul passato, le prime sequenze dell’episodio finale di The Acolyte ci preparano alla resa dei conti su Brendok nel presente. Osha e Mae si ritrovano sul loro pianeta natale insieme al Maestro Sol e a Qimir, che anche in questa occasione ingaggeranno un epico scontro senza esclusione di colpi. In questi frangenti avviene il definitivo scambio tra le sorelle, che però ormai sappiamo rappresentare l’equilibrio costante di un singolo individuo tra lato chiaro e lato oscuro. Se all’inizio il lato oscuro era predominante in Mae e quasi assente in Osha, ora è il contrario. Le gemelle, infatti, vanno viste come un’unica entità in due corpi separati, e in questo abbiamo la metafora di un Force user che lotta costantemente tra luce e oscurità, tra Bene e Male, in eterna antinomia (come materia e antimateria).

Dal canto suo, anche il Maestro Sol dimostra definitivamente di non essere l’affidabile jedi che abbiamo conosciuto inizialmente. Egli, infatti, è convinto di aver agito nel giusto, anche in merito all’assassinio di Madre Aniseya, e non esita ad incolpare Mae per aver fatto degenerare tutto 16 anni prima. Sarà proprio questa convinzione del jedi, unita alla scoperta della verità su sua madre, che porterà Osha a compiere il definitivo passaggio al Lato Oscuro. Sarà lei, infatti, ad eliminare Sol con un Force choke alla “Darth Vader”, riuscendo a far sanguinare il cristallo kyber del suo ex Maestro. 



LA SCELTA DI VERNESTRA:

L’ uccisione di Sol porterà quindi le gemelle a ritrovarsi, ma la loro reunion sarà breve. Nel frattempo, infatti Vernestra le ha seguite su Brendok con una squadra di jedi, e tra i tanti risvolti interessanti sul personaggio scopriamo che Qimir fu proprio un suo ex padawan. Vernestra dimostra ancora una volta un’indifferenza quasi inimmaginabile nella giovane se stessa del passato: ella, infatti, sfrutta Sol utilizzandolo come capro espiatorio per insabbiare tutta la faccenda agli occhi del Senato Galattico. Sicuramente in cento anni passati da quando l’abbiamo conosciuta è cambiata enormemente, ma personalmente sono convinto che anche in questo caso le questioni non siano così acclarate come vogliono mostrarci e che sotto questo suo comportamento inaspettato ci siano ben altre ragioni che ancora non conosciamo.


I CAMEI E L’AMPLIAMENTO DELLA NARRAZIONE:

Nella scena finale della puntata, la Maestra Vernestra si ritrova proprio a parlare con Yoda, dimostrandoci che potrebbe esserci molto altro sotto. Si delineano dettagli per una seconda stagione che la vedrà più protagonista, ampliando il punto di vista dei jedi e del Senato sui sistemi galattici e politici che porteranno alla trilogia prequel. Sempre in contrapposizione tra i due lati della Forza, nella puntata finale avviene anche il clamoroso debutto in live action di Darth Plagueis, ufficialmente confermato come Muun anche nel canone audiovisivo.

Se da un lato quello di Yoda allarga la prospettiva narrativa sui jedi, il cameo di Plagueis “ridimensiona” la figura di Qimir e lo lascia per il momento un semplice Force user oscuro (ma non di certo meno interessante). È probabile, infatti, che il ragazzo sia una pedina nelle mani del Muun, che aspetta il momento adatto per capire chi dei due tra lui e Osha sia realmente degno di essere suo Apprendista Sith. Oppure che ci sia dell’altro, dopotutto mancano infatti ben 50 anni alla nascita di Palpatine, e tutto può ancora accadere.


CONSIDERAZIONI FINALI:


Finisce così l’ultima puntata della prima stagione di The Acolyte, questa serie ha sicuramente tanti pregi e alcuni lati "oscuri" da dipanare ma la considero in tutto e per tutto un ottimo prodotto di Star Wars. Infatti, questa serie gode di un primato: aver portato per la prima volta su schermo molti elementi rivenienti da opere cartacee, integrandoli perfettamente con la trama. Un esempio può essere il Voto di Barash, il Cortosis, il rituale del Sanguinamento, la Vergenza e molti altri elementi che rendono questa serie davvero originale. Come detto in precedenza però sono presenti alcuni difetti come, ad esempio, la scrittura talora frettolosa ( o tagli di montaggio?) su alcuni punti a causa dello scarso minutaggio degli episodi imposto dalla Disney.

Per il resto questa serie ci ha regalato spunti notevoli tra scenografia e scenotecnica tra tutti i prodotti live action di Star Wars. Continuerà?


(Giuseppe Paparella)


NOTE: 

accòlito (ant. acòlito) s. m. [dal lat. eccles. acoly̆thus, che è dal gr. ἀκόλουϑος «compagno di viaggio», comp. di ἀ- copulativo e κέλευϑος «sentiero»]. 



mercoledì 22 maggio 2024

Poesia di Gabriele CUFE (2024)




Energia vitale

Vetro liquefatto che si stende
E mi spinge il cuore sino all’aldilà
Mi abbatte come un tuono nella notte degli aghi, in cui neanche dio può posare la sua mano sulle stelle

Battito felino, o mosca cieca delle mie vertebre, lo spazio sento che si fende nel nulla, il mio riguardo verso di te cresce e questa tempesta infuocata dipende da te, dai tuoi versi assordanti Mi ricordi quella donna, al lago estivo, che mi guardava; io, come se non ne avessi avuto tempo, mi sono sentito male e ho gridato, e sono entrato nel vuoto, mi maledico e mi odio per questo, tu di certo sai cosa intendo

Divina protettrice del mio olocausto, della mia vita, di ciò che si muove, c’è spazio per te vicino al sole?
È troppo lungo il tempo da attendere prima di vedere quel bocciolo schiudersi?
Fiamma ossidrica, battito del mio tempo

Incanto maestoso del volatile, pronto a trafiggermi le ossa

Dove posso ripararmi?
C’è un posto, dove i raggi non si avvicinano, in cui gli elefanti dormono al posto delle tigri?

Non c’è più spazio e le nuvole sono vuote
Il freddo incosciente desiderio mi si è sciolto tra le mani, è di creta la statua che mi abortisce

Vivrai, serpe funesta
Mi inchino alla tua nube Cristalli onnipotenti, vedo O divoratuono Megalomania di strada
I tuoi occhi si abbassano


(Gabriele CUFE)

domenica 28 aprile 2024

CARTE FOTOGRAFICHE in B/N TRA FOTOCHIMICA E STORIA

 


Claude Felix Abel Niépce de Saint-Victor (1805-1870) 


CARTE FOTOGRAFICHE in B/N 

TRA FOTOCHIMICA E STORIA 




Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833)




Vista dalla finestra a Le Gras, riproduzione realizzata dallo storico della fotografia Helmut Gernsheim nel 1952 circa.



La prima fotografia della storia si deve ad un ufficiale dell'esercito francese che si appassionò alla chimica con il fratello: si tratta della famosa Vista dalla finestra a Le Gras (in francese Point de vue du Gras). Il primo esempio riuscito con successo di fissare una immagine attraverso un processo fotochimico è opera di Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833). Era il 9 febbraio del 1826 (o forse 1827). Niépce catturò l'immagine grazie ad una camera oscura ed un foglio di peltro di 16,2×20,2 cm ricoperto di bitume di Giudea dopo una lunghissima esposizione alla luce solare. Fu chiamata eliografia. Da un'altra sua idea nacque - grazie a Louis Daguerre ed al figlio Isidor Niépce - il dagherrotipo su lastra di rame più procedimento chimico (1840). Nel frattempo l'inglese William Henry Fox Talbot metteva a punto la calotipia che essendo un negativo permetteva la riproduzione della foto (a differenza del dagherrotipo che era un pezzo unico). Il successo enorme della tecnica pionieristica spinse la esigenza di fissare sempre meglio le immagini e non solo su supporti metallici o vetro. Con l'invenzione del calotipo ovvero del primo negativo della storia della fotografia (negativo su carta cerata) intorno al 1840 si avverte la necessità di ottenere positivi su carta (processo da NEGATIVO a POSITIVO, per intendersi).
Ecco le prime Carte Salate (1839-1860) sulle quali venivano stesi i sali d'argento direttamente sulla carta; seguono la cianotipia (1839-1920), la stampa al platino e palladio (1873-1920),  tutte stampe caratterizzate da procedimenti ad uno strato. Poi è la volta dei procedimenti a due strati (carta albuminata, 1855-1920; stampa al carbone, 1860-1940; resinotipia, 1920). Naturalmente i periodi d'uso si sovrappongono e convivono a lungo. Sono nate così le prime carte con legante ovvero carte che contengono le sostanze fotosensibili all'interno di leganti. 
Fino al 1880 la carta all'albumina fu il procedimento più diffuso. Questa carte utilizzavano come legante albume d'uovo sbattuto con cloruro di sodio ed erano prodotte in proprio dai fotografi stessi o da artigiani. Si deve all'ingegno di Claude Felix Abel Niépce de Saint-Victor (1805-1870)  - parente dei citati Joseph Nicéphore Niépce e figlio Isidor (che famiglia!) -  la genesi della stampa all'albume (1847) che fu in seguito migliorata dal chimico Louis Désiré Blanquart-Evrard.  Per inciso Claude, usando tra gli altri sali quelli di uranio fu vicino a scoprire la radioattività, il che gli fu riconosciuto dallo stesso fisico Henri Bequerel che per la scoperta fu insignito del premio Nobel assieme ai coniugi Curie
La richiesta di albume d'uovo per le stampe crebbe talmente da rendere industrializzati gli allevamenti di polli (il tuorlo, separato, era adoperato a fini alimentari). A partire dal 1880 circa l'albume d'uovo venne sostituito con gelatina a sviluppo ovvero una sostanza organica proteica che si estrae da scarti di macellazione: si era arrivati ad un processo a tre strati tipico delle carte alla gelatina al  collodio ad annerimento diretto. 
Le carte baritate compaiono nel 1880: tra carta e emulsione fotografica si cominciò ad introdurre la barite anch'essa dispersa in un legante. Questo strato di barite era utile per migliorare la qualità dell'immagine perché nascondeva le fibre della carta e permetteva immagini più nitide e con contrasto migliore. Intorno al 1910 la Carta Baritata, prodotto già industriale, cominciò a diffondersi. Le carte baritate - la barite è solfato di Bario - si differenziano per le loro caratteristiche di grammatura (qualità del supporto), sensibilità, densità massima, estensione utile, qualità dei sali d'argento.
La tipologia dei sali d'argento determina i toni della stampa (perla, ecc), il grado di sensibilità (stabilito secondo norme ISO ben precise), la densità massima ovvero la resa dei neri. La densità massima dipende dal grado di brillantezza della carta (matt, semi-matt, lucida, ecc). L'estensione utile è l'intervallo d'esposizione più grande che permette di distinguere dei dettagli nelle ombre e nelle alte luci e quindi determina la possibilità di restituire bianchi, neri e grigi con negativi non conosciuti o molto contrastati. 
Apparecchi fotografici, il passaggio negativo-positivo, sistemi di riproduzione e stampa, archivi ebbero ed hanno tuttora una linea evolutiva mai interrotta anche nel passaggio da analogico a digitale. 

La fotografia nella seconda metà dell'Ottocento ebbe rilevanza nel documentare eventi, persone, famiglie, gruppi di  interesse etnoantropologico. Qui Geronimo nel 1886.



A partire dagli anni '70 del XX secolo emerse sul mercato un nuovo tipo di carta fotografica detta Carta Politenata tutt'ora utilizzata. Il recto e il verso della carta sono coperti da un sottile strato di polietilene. Lo strato sul recto è addizionato di ossido di titanio che ha la stessa funzione dello strato di barite. Su questo strato impermeabilizzato viene stesa l'emulsione fotosensibile. Questa carta si diffuse velocemente e soppiantò velocemente le carte baritate grazie ai tempi brevi di lavorazione e ai costi bassi. Le carte baritate sono ancora utilizzate ma non per usi commerciali. Se la carta politenata permette tempi brevi e non si imbarca, ha però una resa minore in termini di qualità rispetto alla carta baritata: la gamma dei toni e la profondità del nero risultano falsati. Le carte politenate per uso fotografico indicate con la sigla RC (Resin Coated), sono di alta qualità con buona grammatura. Le carte politenate hanno reso possibile anche l'introduzione di carte fotografiche a colori realizzate a sette strati di cui tre strati con pigmenti colorati giallo-magenta-ciano. 
Per quel che riguarda la stampa a colori abbozzata con le Autocromie dei fratelli Lumiere nel 1907 e nata infine negli anni '40 (diffusa in Italia solo dagli anni '70), si hanno numerosi procedimenti di stampa di tipo chimico quali sviluppo cromogeno (C-print), cibachrome, dye transfer, polaroid. 
AgfaFerrania, Ilford e Kodak sono stati storicamente i marchi più importanti sia per la qualità che per i volumi di vendita. La scelta - con l'avvento del digitale - si è drasticamente ridotta. Di quelle aziende citate rimane solo Ilford alla quale si affiancano anche altre case con dei cataloghi più modesti che hanno sede nei paesi dell'Est europeo e in Germania. Ad esempio Rollei, FomaBergger sono alcuni nomi.

Oggi l'avvento del digitale ha modificato anche la stampa delle fotografie. Insieme alla stampa su carta politenata, si sono sviluppati diversi altri tipi di stampa che utilizzano procedimenti a getto d'inchiostro, termici, laser (lambda)
Le carte fotografiche ink jet nascono con la evoluzione delle stampanti per PC (dal 1990 al 2010, la prima generazione). Ma questo è un altro pezzo di storia. (achille miglionico)


Storia di una famiglia italiana  tra Ottocento e Novecento










Bibliografia

- Marco Fonde, Restauro e ritocco fotografico, ed. Apogeo, 2021
- David Bate, Fotografia, Art Essentials, 2021
- Tom Ang, Photography, Storia della fotografia, Gribaudo ed., 2014
- Marie-Loup Soudez, Helena Pérez Gallardo, Diccionario de Historia de la Fotografia, Cuadernos Arte Catedra, 2003.

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