mercoledì 27 dicembre 2017

Concerto GOSPEL: il coro Roderick Giles & Grace






Corato, Teatro Comunale, 26 Dicembre 2017. Un nuovo appuntamento con la grande musica: li avevamo apprezzati anni fa a Roma e li abbiamo molto apprezzati qui in Puglia. La maggiore intimità di un teatro non mastodontico, ha consentito al leader dei Grace, il tenore Roderick Giles, di coinvolgere il pubblico e persino di esibirsi tra le poltrone contagiando tutti nella interattiva performance. 
Roderick Giles è nato a Washington DC ove ha cominciato a cantare a soli cinque anni ed ivi ha studiato canto e musica con il Dr. Joyce Garrett. All'età di 13 anni viaggia in Europa come uno dei solisti con il Children's Gospel Choir of America. Preso dai cori Gospel arriva, a 22 anni, alla fondazione di proprio gruppo con gli EXTOL e poi i Grace. Si esibiranno anche alla Casa Bianca, al Kennedy Center, parteciperanno all'evento della grande cantante Gospel Dorothy Norwood (n. 1935) componente originale del leggendario gruppo gospel The Caravans. 
E' membro attivo della Southern Baptist Church Praise. 
Il gruppo Roderick Giles & Grace può contare su validissimi cantanti come April Archer (soprano), Crystal Brooks (soprano), David Hammett (tenore), Jacqueline Tillery Williams (alto), accompagnati dal  simpatico e bravo tastierista Marcus James (al Kurzweil SP 88). 
Dopo il repertorio consueto, il gruppo ha riproposto canti prettamente natalizi in superbi arrangiamenti: nel finale, "Oh Happy Day" avrebbe scomposto ed "eccitato" anche il pubblico più riservato. Il gruppo ha anche atteso all'uscita del teatro, salutando e facendosi salutare fuori di ogni formalismo. Una lezione di modestia, senza divismi. L'avevamo notato anche in quel di Roma. (am)   



 





venerdì 15 dicembre 2017

Il testo della legge sul biotestamento. Riflessi per le "helping professions"








Segue il testo della legge sul Biotestamento, approvato in aprile dalla Camera ed il 14 dicembre 2017, dal Senato in via definitiva.

Si tratta di otto articoli su consenso informato,  terapia del dolore,  Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). I punti 8 e 10 riguardano fortemente le professioni di aiuto, la relazione di aiuto e la comunicazione (come da decenni oggetto di formazione nella didattica SIEB)





Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento

Art. 1.

(Consenso informato)

1. La presente legge, nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.

2. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico. Contribuiscono alla relazione di cura, in base alle rispettive competenze, gli esercenti una professione sanitaria che compongono l'équipe sanitaria. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di fiducia del paziente medesimo.

3. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefìci e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell'eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell'accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Può rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni ovvero indicare i familiari o una persona di sua fiducia incaricati di riceverle e di esprimere il consenso in sua vece se il paziente lo vuole. Il rifiuto o la rinuncia alle informazioni e l'eventuale indicazione di un incaricato sono registrati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

4. Il consenso informato, acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che le consentano di comunicare. Il consenso informato, in qualunque forma espresso, è inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

5. Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, con le stesse forme di cui al comma 4, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento, con le stesse forme di cui al comma 4, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica. Ferma restando la possibilità per il paziente di modificare la propria volontà, l'accettazione, la revoca e il rifiuto sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

6. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali; a fronte di tali richieste, il medico non ha obblighi professionali.

7. Nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico e i componenti dell'équipe sanitaria assicurano le cure necessarie, nel rispetto della volontà del paziente ove le sue condizioni cliniche e le circostanze consentano di recepirla.

8. Il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura.

9. Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei princìpi di cui alla presente legge, assicurando l'informazione necessaria ai pazienti e l'adeguata formazione del personale.

10. La formazione iniziale e continua dei medici e degli altri esercenti le professioni sanitarie comprende la formazione in materia di relazione e di comunicazione con il paziente, di terapia del dolore e di cure palliative.

11. È fatta salva l'applicazione delle norme speciali che disciplinano l'acquisizione del consenso informato per determinati atti o trattamenti sanitari.

Art. 2.
(Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita)

1. Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38.

2. Nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

3. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

Art. 3.

(Minori e incapaci)

1. La persona minore di età o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione, nel rispetto dei diritti di cui all'articolo 1, comma 1. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà.

2. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore nel pieno rispetto della sua dignità.

3. Il consenso informato della persona interdetta ai sensi dell'articolo 414 del codice civile è espresso o rifiutato dal tutore, sentito l'interdetto ove possibile, avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita della persona nel pieno rispetto della sua dignità.

4. Il consenso informato della persona inabilitata è espresso dalla medesima persona inabilitata. Nel caso in cui sia stato nominato un amministratore di sostegno la cui nomina preveda l'assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, il consenso informato è espresso o rifiutato anche dall'amministratore di sostegno ovvero solo da quest'ultimo, tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere.

5. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) di cui all'articolo 4, o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare su ricorso del rappresentante legale della persona interessata o dei soggetti di cui agli articoli 406 e seguenti del codice civile o del medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria.

Art. 4.

(Disposizioni anticipate di trattamento)

1. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Indica altresì una persona di sua fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

2. Il fiduciario deve essere una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere. L'accettazione della nomina da parte del fiduciario avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT o con atto successivo, che è allegato alle DAT. Al fiduciario è rilasciata una copia delle DAT. Il fiduciario può rinunciare alla nomina con atto scritto, che è comunicato al disponente.

3. L'incarico del fiduciario può essere revocato dal disponente in qualsiasi momento, con le stesse modalità previste per la nomina e senza obbligo di motivazione.

4. Nel caso in cui le DAT non contengano l'indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto incapace, le DAT mantengono efficacia in merito alle volontà del disponente. In caso di necessità, il giudice tutelare provvede alla nomina di un amministratore di sostegno, ai sensi del capo I del titolo XII del libro I del codice civile.

5. Fermo restando quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 1, il medico è tenuto al rispetto delle DAT, le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico stesso, in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero sussistano terapie non prevedibili all'atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, si procede ai sensi del comma 5 dell'articolo 3.

6. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza del disponente medesimo, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie, qualora ricorrano i presupposti di cui al comma 7. Sono esenti dall'obbligo di registrazione, dall'imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, le DAT possono essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. Nei casi in cui ragioni di emergenza e urgenza impedissero di procedere alla revoca delle DAT con le forme previste dai periodi precedenti, queste possono essere revocate con dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico, con l'assistenza di due testimoni.

7. Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono, con proprio atto, regolamentare la raccolta di copia delle DAT, compresa l'indicazione del fiduciario, e il loro inserimento nella banca dati, lasciando comunque al firmatario la libertà di scegliere se darne copia o indicare dove esse siano reperibili.

8. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della salute, le regioni e le aziende sanitarie provvedono a informare della possibilità di redigere le DAT in base alla presente legge, anche attraverso i rispettivi siti internet.

Art. 5.

(Pianificazione condivisa delle cure)

1. Nella relazione tra paziente e medico di cui all'articolo 1, comma 2, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico e l'équipe sanitaria sono tenuti ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità.

2. Il paziente e, con il suo consenso, i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia sono adeguatamente informati, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, in particolare sul possibile evolversi della patologia in atto, su quanto il paziente può realisticamente attendersi in termini di qualità della vita, sulle possibilità cliniche di intervenire e sulle cure palliative.

3. Il paziente esprime il proprio consenso rispetto a quanto proposto dal medico ai sensi del comma 2 e i propri intendimenti per il futuro, compresa l'eventuale indicazione di un fiduciario.

4. Il consenso del paziente e l'eventuale indicazione di un fiduciario, di cui al comma 3, sono espressi in forma scritta ovvero, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, attraverso video-registrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare, e sono inseriti nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia, su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

5. Per quanto riguarda gli aspetti non espressamente disciplinati dal presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo 4.

Art. 6.

(Norma transitoria)

1. Ai documenti atti ad esprimere le volontà del disponente in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o presso un notaio prima della data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni della medesima legge.

Art. 7.

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni della presente legge nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 8.

(Relazione alle Camere)

1. Il Ministro della salute trasmette alle Camere, entro il 30 aprile di ogni anno, a decorrere dall'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, una relazione sull'applicazione della legge stessa. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministero della salute.



"GLI SDRAIATI" HANNO BISOGNO DI NOI "SEDUTI".



Scusate il titolo lungo alla Wertmuller. 

Cito una interessante nota di Beppe Severgnini al film della Archibugi "Gli Sdraiati", film che invita a pensare già dal titolo. 


Scrive il grande (e bistrattato da tanti webeti) Beppe: "C’è la fatica dei giovanissimi. E c’è la confusione della mia generazione, nata negli anni ‘50 del Novecento. Vorremmo essere buoni padri, buoni figli, bravi colleghi, giovani eterni. Ma non è possibile. I nostri ragazzi hanno bisogno della nostra vecchiaia. Ecco perché la figura del nonno materno, nel film, è formidabile. Va d’accordo con gli adolescenti perché sa dargli forza offrendo la propria debolezza." Vero. 

La generazione confusa degli Anni Cinquanta (e oltre)

Nel nostro lavoro di professionisti d'aiuto intercettiamo sempre più adolescenti (e superadolescenti) "affaticati" dal vuoto esistenziale, dal "ce la faccio da solo (ma non so che fare)": i problemi psichiatrici vanno dall'uso "industriale" di sostanze psicoattive ("Dannose?!? ma se sono terapeutiche!", è la risposta più diffusa) a mancata individuazione; da orientamento di genere e sessuale caotico a incapacità-rifiuto di legami affettivi; da vissuti abbandonici a bassa tolleranza alla frustrazione a bassa resilienza, cioè in soldoni bassa resistenza alle sollecitazioni esterne); da incuria delle conseguenze di comportamenti lesivi a pratiche sempre meno rare di autolesionismo. La mente adolescenziale, da sempre soggetta a improvvisazioni e scarsa elaborazione a livello neurofisiologico, non è ora sufficientemente "culturizzata" e palestrata da studio e apprendimento scolastici ("non mi piace la scuola", "non so che materie mi piacciono/dispiacciono", "studio quindici minuti al giorno", "IO NON LEGGO MAI" ecc.).
Ogni giorno di più questi "figli" bisognosi e perplessi affollano il nostro studio e le nostre menti parentali e professionali che hanno da cambiare in fretta dinanzi al "nuovo" che prima non esisteva nello scenario della sofferenza giovanile. E noi - già per conto nostro"confusi", come sottolinea il Beppe - abbiamo da far comprendere ai "figli" che "ci siamo" e ai genitori, spesso sbigottiti dinanzi alla insorgenza di problematiche familiari, che hanno da modificare frequenti pattern comportamentali: rinunciare a fare i "genitori spazzaneve" (che risolvono tutto al posto dei figli i quali tendono a delegare); non rinunciare alla dissolvenza di ruolo genitoriale (in favore del Genitore Informatico); non evadere da compiti di ascolto (prima di parlare, ascoltare anche l'inascoltabile, senza commentare); ritrovare o imparare un approccio empatico che non equivale a fare "l'amico" del figlio (perché amici dei figli non siamo e siamo noi che diamo "struttura", non il contrario). 
Insomma bisogna solo fermarsi e ritrovare confini e ruoli familiari e istituzionali (v, Scuola). Da anni mi chiedono COME fare i genitori (che ho sempre definito come il lavoro più difficile al mondo come fare il presidente degli USA): io so solo quello che NON va fatto. E sembra funzionare anche in studio allorché riprendo e confermo la mia posizione di Adulto "grande" quasi fossimo nel Villaggio globale il circolo degli anziani che fa da bussola a quanti si smarriscono. Come il Nonno del film. Ci chiedono di essere ascoltati gli adolescenti "sdraiati", ci chiedono di fermarci e fare i SEDUTI: e se gli adolescenti risultano privi di "orientamento" e di abilità ad assumersi responsabilità decisionali in aree quali il sentire, il pensare, il fare, aiutiamoli a delineare la mappa. Quale? non ha importanza. Ma senza mappa non si va da nessuna parte e si rimane sdraiati.(achille miglionico)

martedì 12 dicembre 2017

LA REDAZIONE COMUNICA



Siamo una Voce tra le Voci


Rispondiamo ad una richiesta pervenuta in Redazione circa la utilità di piccole testate come la nostra. Noi crediamo nella pluralità, innanzi tutto.
Abbiamo pochissimi e volenterosi corrispondenti, vero, e noi "rimbalziamo" su FB e Twitter notizie ben fondate e riprese da grandi agenzie e testate di rilievo nazionale e transnazionale in quanto mai potremmo competere con chi è del mestiere ed ha mezzi per noi impensabili non alla portata di una piccola testata di "cultura" e informazione, legata all'attività di un Istituto di formazione come il SIEB.
In una aula universitaria di legno campeggiava la scritta VERUM=FACTUM (in senso vichiano). Cercare di perseguire i fatti crea fiducia in noi stessi e gli altri. 
Sulla ezine in blog gli articoli sono invece tutti originali.
Noi commentiamo sì eventi che ci sembrano degni di rilievo e riflessione ed abbiamo la presunzione che uno spazio ben occupato, per quanto piccolo, di "cultura" sia comunque tolto ai "webeti" ed ai narcisi che postano di tutto in monologo spinto o caramelloso o rabbioso. Chi ci legge - e critica - è dunque benvenuto, quando le opinioni siano espresse con educazione e rispetto per tutti. E questo sta accadendo, dimostrando che lo spazio va occupato prossemicamente da quanti sono animati dal senso civico del confronto. Se cediamo lo spazio, restringendo il nostro nucleo esistenziale e relazionale, lo regaliamo a chi largheggia e invade. In teatro si diceva una volta "Vieni avanti cretino!": oggi i "cretini" non fanno più ridere perché sono troppi e vanno fatti indietreggiare. Partecipate pure al Giornale, questa piccola piazza, anche con contributi scritti, uscendo allo scoperto e abbandonando la naturale riservatezza e ritrosia. Cultura e politica soffrono più di assenze che di certe presenze discutibili.
Vi aspettiamo con un cordiale sorriso, augurandoci BUONE FESTE ED UN ANNO DI SVOLTA.  La Redazione 

martedì 5 dicembre 2017

MATERA ''CAPITALE'' : A CHE PUNTO SIAMO ?


    



MATERA  ''CAPITALE'' :   A  CHE  PUNTO  SIAMO ?
Un cittadino "partecipante" riferisce di entusiasmi e di ansie





Rappresento solo alcuni degli umori della città, tenuto conto di quanto e tanto ci sarebbe da conferire in proposito e da parte di tanti. Proprio pochi giorni fa, qualcuno avanzava il timore - negli interessanti ''incontri del giovedì'' - che la cittadinanza potrebbe non essere all'altezza per ''l'anno che sarà'. Temere per chi e che cosa? Per noi, ''che eravamo, che siamo, o che diveniamo'' ? D'altronde l'identità cittadina si trasforma già nei contesti di normalità storica, dunque immaginate che cosa succeda in una città stravolta da un evento storico propulsivo che la esorta al risveglio dalla inerzia e abitudine. A tal proposito c'è chi la invoglia ad indirizzare i propri progetti verso l'orizzonte levantino, più che orientarli all'interno, dove le criticità sono più radicate. Nessuna ipertrofia ma anche nessuna vergogna egoica. Va da sé che è definitivamente svanita e accantonata l'immagine di ''città-vergogna'' (così come fu definita Matera dall'allora capo del governo Alcide De Gasperi nel lontano 1953, quando per l'appunto si legiferò sul risanamento dei ''Sassi''): oggi siamo passati alla ''città-orgoglio''.
Tentennamenti ce ne sono nei materani dinanzi al nuovo: siamo stati tutti presi dall'ansia di prestazione, per la responsabiltà del riconoscimento e della organizzazione. Allora, a metà fra incredulità iniziale e lusinga al tempo stesso, ci siamo chiesti che cosa e come fare affinché il progetto si realizzi. Certo non dobbiamno né ascoltare le cassandre né credere agli pseudo-detrattori che, un po' ironicamente un po' per copione culturale, definiscono la comunità non "capitale della cultura", ma ''capitata' nella cultura per il 2019. Niente succede per caso. C'è stato tanto lavoro dietro il riconoscimento, tanto tanto lavoro, tante tante idee.
Perché non dovremmo essere degni rappresentanti della cultura in ambito europeo e in quello più ampio e globale che il termine cultura intende e sottende? E perché mai un abitato così storicamente segnato dal destino di essere geograficamente al di sotto di Eboli, dove Cristo si è fermato, non potrebbe rappresentare un valore, una prospettiva o un sogno, addirittura globale?
Per fortuna ''TripAdvisor" ci viene incontro affermando che, sì, oggi la città di Matera rappresenta un valore né frammentario né casuale, anzi globale, in quanto posizionata al 6° posto tra i siti Unesco più visitati nel mondo. Per la precisione la speciale classifica "TripAdvisor" sui siti del Patrimonio dell'UNESCO, trova Matera, la "Città dei Sassi" al primo posto in Italia e, al sesto della classifica globale. Matera è l'unico sito italiano Patrimonio dell'Unesco del top ten mondiale. La classifica italiana vede tra i 10 siti italiani: 1.Sassi di Matera; 2.Duomo di Monreale (PA); 3.Centro storico di Siena.
Eppure, nonostante ciò, c'è sempre qualcuno che, negando ogni evidenza, si trincera nello sfiancante gioco berniano del ''Si, Ma'', affermando che l'immagine di ''città-cartolina'' da sola non basta. Si sa, gli italiani in genere sono i peggiori denigratori di se stessi ed anche a Matera non riusciamo a fare eccezione.
Nè vorremmo, tuttavia, cadere nella trappola di chi attribuisce faziosamente il titolo ad una sola parte dei cittadini, in contrapposizione ad altre. La città è leviana (Carlo Levi) di cultura ma anche polivalente ed evoluta, sicuramente proiettata verso il futuro. Allora, perché abbiamo vinto?
Una risposta possibile ci viene offerta anche dalle considerazioni dell'architetto materano Laureano, autore dei rapporti per l'iscrizione nella lista del Patrimonio Unesco (dove l'abitato inoltre era incluso come sito sin dal 1993): costui assimila i ''Sassi di Matera'' a "... voce dei luoghi messi ai margini della modernità", una voce foriera di "valori profondi, oggi essenziali per il pianeta intero''. E completa il pensiero sottolinendo il ''senso della comunità trasmesso dai villaggi e paesi abbandonati dove permangono le relazioni e la solidarietà'' .
Ciò a significare quanto una cittadina minore, ''meridionale,, (con quel che sottende l'aggettivo) o addirittura tormentata, sia capace di raccontare e rappresentare la storia, a mo' di esempio e di valore universale, ''nonostante tutto''. Le relazioni umane così rispuntano per l'appunto oggi, per il tramite di un turismo straordinario e ovviamente inusuale per la gente, turismo il quale oltre a rappresentare una virtù economica, sviluppa e (si) arricchisce di scambi tra mondi diversi e lontani, che si avvicinano attraverso l'incontro. Incontro tra ''cittadini temporanei''- i turisti - e ''cittadini permanenti '' - gli abitanti – (E' questo il linguaggio della Capitale).
Scogli da superare ce ne sono ancora. L'amministrazione comunale ha deciso in accordo, ma tardi, di unire le forze, abolendo praticamente l'opposizione.
Le infrastrutture sono precarie, anche se si lavora in tale senso. L'imprenditorialità e la cultura a volte viaggiano separatamente senza incontrarsi, e parecchi asseriscono che la comunità non debba essere solo la capitale delle focaccerie o friggitorie. Le guide accreditate (circa 100) lavorano in contrapposizione a quelle abusive, imprecise e invasive. Ma tutto procede con fervore e passione. Per fortuna, in una prospettiva più positiva, c'è chi pensa all'incontro anzidetto fra imprenditori e cultura, e così capita che, nel profondo di un antro-cantina, in quei Sassi, magari nel retro di una trattoria accorsata, gli ''incontri del giovedì'' (già citati in apertura), ci preparano dialetticamente ''aspettando il 2019''. Proprio negli incontri (non negli scontri) ci si chiede quindi, ''a che punto siamo? '' e, soprattutto, ''come proseguiamo?" Alla prossima. (Matera, dicembre 2017).




Italo  Zagaria

domenica 3 dicembre 2017

Afrikaan Dream / Sogno Afrikaan




Sogno afrikaan
di achille miglionico (2001)
Spesso mi si chiede del mal d'Africa






Lo spazio: il bushveld e l'Occhio-di-Dio (RSA). Dall'alto della rupe e dell'osservatorio, ricordo appena che il toponimo mi ha suscitato poc'anzi scetticismo ("Esagerati!" ho pensato sentendo che eravamo diretti all' Occhio di Dio). Poi, dopo il primo respiro, mi tronco dinanzi alla vastità che si apre dinanzi a noi. Mi decido e getto, sfidando la vertigine, lo sguardo verso l' altopiano che srotola un incommensurabile spazio con macchie verdognole, boscaglie indistinte e rade. Ho creduto all'inizio che lo sguardo obbedisse come sempre e potesse tornare a me. Come un boomerang ben fatto. Come un rapace ben addestrato dalla mano di Federico Secondo. O una sonda esplorativa che si lancia fuori bordo della nave che va per spazi marini o siderali eppoi torna. Ma non è così. Lo sguardo più e più volte lanciato non torna all'Arca noetica. Non si torna dall'infinito del God's eye. Da qui, - dicono che sia il loggione del teatro del Kruger - nel secco inverno sudafricano, nella mente si pennella una spiaggia che rincorre il suo oceano: non lo troverà mai. Così il fiume Okavango, poco o tanto lontano da qui (nel Botswana), non troverà mai il suo mare, sbagliando strada geologica, e formando un delta vaporoso visibile dalla quota di un aereo di linea: una eden di quindicimila chilometri quadrati in un deserto, quello di Kalahari. Insomma non sono solo io a smarrirmi qui. L'arena del bush, pur avanzando e soffocando la flora esausta, sfinita dal vento, dalle trombe d'aria e dalla siccità, sa di non aver vinto; e, la memoria delle stagioni e dei vivi tramanda che piogge arriveranno a dissetare chi ha saputo resistere: e i mantelli vegetali e animali si scuriranno di nuovo rigogliosi e forti. Vedo. Sotto di me una costellazione di colori e macchie ondulate vira verso il pallido. Famiglie di acacie hanno persino l'ombra che si mostra stinta quanto il tronco; qui e là - al binocolo - fiammeggia di maggiore vita la corteccia rosicchiata di una acacia della febbre gialla (così le chiamavano i boeri ritenendo che cagionassero il paludismo). Ci sono altre macchie di un cromatismo intisichito: ti chiedi se esse sono calate in un miraggio di lento movimento o se sia il tuo cervello ad ingannarti visto che il sole, pur invernale, non scherza in quanto a calore. E' vegetazione questa? No, il binocolo chiarisce che si tratta di gruppi di erbivori, zebre di Burchell, rari gnu, impala resi immobili dalla distanza: fauna persa e dispersa in quel mondo che si incurva virando d' azzurro verso l'orizzonte, tra terra arsa e cielo terso. No, solo una illusione ottica. Di quelle africane. Anzi afrikaan.










Victoria Falls da elicottero














Bufali cafri






Chobe river. Tutto diverso il paesaggio, nel territorio tra il fiume Zambesi e il suo affluente Chobe, tra Zimbabwe e Botswana. Ci arriviamo dopo giorni. Qui tanta acqua, tanti animali. Verde di ogni tonalità, ocra e rosso, tutto lo spettro del visibile e dell'invisibile.
Un ranger fissa il tramonto dal bordo del battello che ci trascina tra le isole di Lwanda e Kalunda: in quel tratto pigro del fiume Zambesi che non lascia presagire la furia delle Cascate Vittoria, alcune percezioni al tramonto mi sono suonate psichedeliche. Il ranger mi racconta di un bufalo isolato dalla mandria ed attaccato dai leoni che era riuscito a trarsi temporaneamente in salvo lungo la riva del fiume: durò una decina di ore il suo andirivieni dalla riva e verso la riva, in una terra di nessuno tra potenze spietate: era stretto dai pazienti felini da un lato e dai sonnacchiosi coccodrilli dall'altra. Ore di speranza frustrata perché comunque il suo destino era oramai segnato. Ed il bufalo stremato ad un tratto decise: meglio una morte nobile e soccombere da mammifero in una contesa tra mammiferi. E così lui, che tante volte aveva guidato sicuro nel fiume la possente mandria nera, ritenne di andare incontro ai leoni, come un eroe greco che nel momento della imminente morte fissasse negli occhi i persiani con sguardo spartano.
E' una mia impressione o non sono così gli animali del resto del mondo? Ne ho visti tanti. Qui gli animali sembrano tutti fieri, nella vittoria e nella sconfitta; e tutti sembrano passivi, indolenti sino a quando non li ammiri nell'atto predatorio o di fuga. II coccodrilli, per esempio: folgori di nervi e muscoli in azione, rocce di carne e ossa nella attesa; quando si animano all'improvviso e scattano spezzano il profilo della superficie come fanno i sottomarini con i ghiacci. Un animale (non sempre abbastanza piccolo) tra le zanne di un altro animale. Un sisma di morte eppoi la immobilità impera di nuovo.

Notti. Nei ritmi circadiani della natura la notte succede e precede il giorno, la luce. E le notti? E' scesa la notte sul campo di tende. La Croce del Sud, favorita dalla incontaminata atmosfera, è un segnale ipnotico di luci. La costellazione comanda il cielo, non va identificata come l'Orsa maggiore e Minore nell'emisfero boreale. Solo uscendo dalla transe, dopo molto tempo, ti accorgi del Resto (del cielo): spilli, sì spilli lucenti trafiggono un nero di fiaba. La prima volta che ho sollevato pigramente lo sguardo all'insù (quasi presagissi la visione)è capitato in una notte serena e fredda a Pilgrim's Rest, il luogo dei cercatori d'oro a nord di Pretoria. Comunque non conviene tenere troppo lo sguardo al cielo, soprattutto di notte e in Africa. Smarrisce.


Confondo due notti tra loro: ad Haziview, in Sudafrica, e a Kasane, nel Botswana. Unica è stata la impressione di potenza e impotenza. A soli cento passi dal protettivo boma, in direzione dello specchio d'acqua, al di là di un nugolo di zanzare e acacie, mi avventuro spavaldo e curioso e sprofondo nel soffice buio. Senza luna. Mi fermo. Mi sono allontanato troppo dagli umani. Mi rassicuro frettolosamente e decido di ascoltare l'ambiente. Il silenzio si frantuma in un frastuono crescente e preoccupante. Non sono solo e sono solo. Percepisco cose nel sé diffuso che hanno radici, si muovono, cantano, strisciano, volano. Voci notturne per lo più sconosciute che incalzano e tendono a coprirsi vicendevolmente. Sorge una onnipotenza effimera quasi mi sentissi un super-eroe con super-poteri. Non sto percependo amplificato un condominio di Roma. Qui è in atto una lotta per la sopravvivenza tra specie sonore diverse e me. Ora predomina il cra-cra metallico di un rospo in amore, ora colgo dei fischi prolungati o ad intermittenza (sono uccelli?). Inutile. Quando stai per concentrare e selezionare la sorgente sonora, essa soccombe ad una nuova e ricominci daccapo. E se quella cosa che sembra un fremito asmatico fosse un leopardo in avvicinamento? Se incroci un leopardo non incrociarne lo sguardo, mi ripeto quel che ha raccomandato il ranger. L'idea mi si insinua maliziosa. Io di certo non vedo nulla di notte (neanche con l'adattamento e le pupille dilatate, lui-leopardo sì che scruta con la sua retina dotata di soli bastoncelli: e mi sente con l'olfatto finissimo. Cacchio, di notte il continente nero si prende ogni rivincita e la sicumera bianca naufraga. Sale la marea di lento orrore, sento che sale dalle scarpe affondate nella soffice erba o urtate dalla roccia. Non le vedi neanche le tue scarpe ed acuisci le sensazioni tattili, magari accavallando le dita per sentire i piedi. Ho freddo dai piedi. E' la temperatura bassa o la paura? Essere alla mercè di tante presenze e bloccarsi nel respiro per non tradirsi ed ascoltare. Ancora un rumore, uno scricchiolo…E questo cosa sarà? Quanto vorrei essere un pitone che lascia sicuro la tana per la caccia notturna. No, non scappi subito: dolce, selvatica, la coscienza si apre a trecentosessanta gradi. E vivi, eccitato, in attesa del nuovo segno di vita (o di morte?) da cogliere nella folla di urli, risate, gracchiamenti e gracidii e tra onde di fogliame che si frangono sulla fragilità di chi è solo nella foresta trafficata. Qui vero che non hai scelta: o ti senti parte del Tutto o ti senti escluso e minacciato da Tutto. Ora capisco perché Hemingway talora uscisse da solo, di notte, nella savana, armato solo di lancia: la ineffabile ambiguità di essere contemporaneamente predatore e predato. Ma io ora torno perché non reggo alla marea di angoscia, non mi va di sfidare la fortuna. Di essere ancora vivo. MI metto improvvisamente a correre negli scarponi. E scappo verso l'abitato. Sono un codardo.
"Perché corri?" mi chiede all'arrivo un compagno allarmato. Mi fissa diffidente: "Ehi, c'è qualcosa lì fuori?".
Non posso ammettere in Africa di avere paura del buio, come un bimbo europeo. "C'è fuori tutto. E non si vede un cavolo."
"Hai ragione. Noi umani non vediamo. Ma siamo visti."
Annuisco per placare nei secondi l'ineffabile brivido che mi percorre il rachide."Già. Anche nelle metropoli la fauna notturna è diversa".

Tramonti. Pregate la sorte che non vi capiti un tramonto di quelli da moglie di Loth. Perché altrimenti rischierete di essere impietriti come il personaggio biblico già nei primi giorni di permanenza in Africa. Se si chiama sindrome di Stendhal quella che vi potete beccare dinanzi ad un manufatto artistico dell'uomo, si potrebbe chiamare sindrome della moglie di Loth quella che capita dinanzi ad uno spettacolo naturale (un mistico direbbe "manufatto di dio"). A me è capitato di ammalarmi calato in un tramonto sullo Zambesi, nel tratto lento e nobile che precede le cataratte di Victoria Falls, tra Zimbabwe e Zambia: ci si pietrifica dappertutto fuorché negli occhi che continuano a volteggiare qui e là nella spasmodica ricerca di particolari cromatici. E come esprimere il tramonto trionfale sul Chobe, nel Botswana?
Memoria indelebile che perirà con me. Il sole che cade velocemente, il nostro barcone silente (a motori spenti) tra istmi di terra bruna inframezzati da acqua rilassata. Sulla superficie riflettente, con lo sfondo di un gruppo di elefanti neri e lucidi al bagno (due adolescenti giocano a spingersi di testa), due becchi a forbice volano radenti il pelo rosa e nero dell'acqua raccogliendo larve di insetti e disegnando con il becco parti di ellissi; si inseguono (sono una coppia) i due uccelli e creano un movimento artistico sulla tela dell'acqua: immagini speculari di ali si combinano a quei cerchi di acqua smossa, come chiavi di violino sul pentagramma. Impressionismo di grande effetto, come neanche Claude Monet sarebbe riuscito a realizzare, lui che derubava la natura di colori e luci. Mi scuoto.


Le piroette dei volatili mi ricordano quelle di una coppia di innamorati visti sulla pista di ghiaccio del Rockfeller Centre di NYC. Rientro in me. Nella incertezza della luce calante ho fatto in tempo a cogliere un paio di ippopotami che elargivano una apparenza di rotonda passività. Quando nel campo percettivo (di luci e suoni) sono entrati degli impala fruscianti di eleganza, il quadro si completa. No, non sono sotto l'azione di sostanze psicoattive (chi ne ha bisogno?). Non era comunque opera umana quel set. La firma era di un dio.










Falco giocoliere







Coccodrillo del Nilo








fotogalleria AM


KENYA people


TSAVO EST animalia

Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...