lunedì 18 maggio 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: A CHE PUNTO SIAMO? Simposio sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026

 

da sin. Achille Miglionico, Alfredo Nolasco e Lucia De Mari (Direttore Resp.le di InCultura)




 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: 
A CHE PUNTO SIAMO?
Simposio SIEB sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026

A conclusione del “Corso introduttivo alla comunicazione berniana” del 16 maggio 2026, il SIEB (Seminari internazionali Eric Berne) ha dedicato ampio spazio al tema dell’Intelligenza artificiale e ai suoi più recenti sviluppi.
Se la I edizione di questo simposio satellite, inaugurata nel 2025, aveva affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con un titolo che rimandava, di sillaba in sillaba, alla metafora di un’identità alternata o confusa tra intelligenza artificiale e pronome personale - IA e IO - enunciato a chiare lettere nel titolo “I.A. tra cibernetica e bioetica: IA o IO?”; nella II edizione, ci si chiede invece, coraggiosamente – ed è proprio il caso di dirlo –, a distanza di un anno, «a che punto siamo?», come recita la locandina: “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.
Il simposio è stato introdotto dall’oboe di Giulia Marzano, docente e artista raffinata e poliedrica; moderato dal noto e apprezzato conduttore e giornalista Alfredo Nolasco; e arricchito dalla presenza di Lucia De Mari, volto noto del giornalismo e assessore uscente, da sempre impegnata sul piano culturale e politico, nonché ns direttore responsabile del blog Incultura.


Un intermezzo magico: la Maestra Giulia Marzano, Obe



I contributi, curati coralmente dalla Redazione di Incultura, sono stati molteplici e hanno permesso di osservare il tema principale da differenti punti di vista, generando nel pubblico domande e riflessioni che mostrano quanto l’attenzione e le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale siano in deciso aumento.
Queste le aree argomentate, titolo per titolo, accompagnate da un breve abstract esemplificativo.
Con il suo Dall'Ipse Dixit all’Oracolo di Delfi, Achille Miglionico (Presidente SIEB, Direttore didattico dell’Istituto e neuropsichiatra), interviene con un accurato report di quanto emerge, da più parti, circa i danni cognitivi e comportamentali derivati dalla serie di dipendenze digitale, sia su di un pubblico adulto, sia, soprattutto, tra i più giovani che, di fatto, stanno crescendo in un contesto deprivato di circostanze, abilità, risorse, mezzi e occasioni che avrebbe potuto - e dovuto - avere a disposizione. Il suo contributo, ricchissimo di spunti e dati, diventa occasione, denuncia e richiamo alla necessità di mantenere aperto il tavolo del dialogo, sollecitando le parti adulte a intervenire costantemente e responsabilmente al fine di mitigare i bias emergenti e favorire l’imprinting di un’educazione consapevole, in alcun modo delegabile ad apparecchiature elettroniche o sistemi di machine learning.
Il tempo della cura, Kairos, di Neus Lopez Calatayud (Psicoterapeuta, e Istruttore Senior di Mindfulness), dedica sensibile attenzione al tema della percezione del tempo entro cui si svolgono le relazioni, tanto nella quotidianità quanto, soprattutto, nei luoghi e contesti di cura, e nei momenti di sofferenza dell’anima che necessitano di nutrimento, tempo, pazienza ed empatia: nulla di ciò può in alcun modo delegarsi a una chat o a una intelligenza artificiale. Tutto ciò nel mentre varie fonti giornalistiche portano all’attenzioni i primi casi conclamati di dipendenza dall’intelligenza artificiale: l’uso crescente delle chat in sostituzione di genitori, parenti, amici o perfino della consulenza terapeutica richiama tutti a riflettere su come interagire e intervenire nei contesti in cui operiamo.
L’Intelligenza artificiale come metafora nella vita quotidiana di Claudio Leone (Docente di lettere, counselor a orientamento analitico-transazionale e scrittore), sviluppa una riflessione che prende avvio tanto dall’esperienza didattica quanto dalle cronache più recenti. L’intervento porta in primo piano, ad esempio, vari titoli giornalistici che denunciano casi estremi in cui l’attribuzione di un valore di verità e la personificazione del “dialogo artificiale” con l’AI hanno indotto a gesti e conseguenze tragiche. Nel farlo, il relatore si sofferma su fonti, suggerisce letture di approfondimento e osserva, soprattutto, come si stia manifestando una tendenza semantica a comparare, in modo apparentemente del tutto logico e coerente, come se fosse del tutto naturale, ciò che in natura non è affatto. Occorre tracciare un distinguo tra uomo e macchina: l’uomo pensa l’universo, la macchina elabora dati e simula. In alcun modo essa dovrebbe essere identificata con la persona. Non «ella», dunque, ma «essa»; non persona ma cosa; non aiuto, ma strumento. L’AI va intesa coerentemente con le sue funzioni: non è persona, ma un simulatore di persona, un simulacro. Ed è proprio in questa simulazione che rischiamo di smarrire le nostre identità autentiche e personali. 


Ai & Copyright di Lidia Ratti (UX writer), prende avvio dal caso di Eddie Dalton, bluesman sintetico prodotto dall’intelligenza artificiale generativa; richiama il tema del deepfake vocale con il caso di Sienne Rose; menziona la band country Breaking Rust, interamente generata tramite AI; e indica, come esempio e forse monito, il recentissimo caso dell’attore scomparso Val Kilmer, riportato “in vita” dall’intelligenza artificiale e prossimo al ritorno al cinema come prodotto di elaborazione artificiale. Era inevitabile attraversare il tema del copyright, discusso crocevia normativo, in attesa di ridefinizione coerente tra diritti e responsabilità. Da un lato, il dibattito si concentra sulle possibili violazioni sia in fase di input - addestramento e training dell’intelligenza artificiale – sia in fase di output, cioè nelle risposte, produzioni e opere realizzate con AI. Se sull’output, cioè sull’opera realizzata (non creata, l’AI non crea) al momento prevale il riconoscimento della proprietà intellettuale sulla base dell’apporto umano, che deve restare dominante; in fase di addestramento tutto diventa più complesso: nella maggior parte dei casi conosciamo in modo generico le fonti di training, non siamo in grado di definire possibili rischi di plagio, e ignoriamo quanti dati provengano, ad esempio, da shadow libraries – biblioteche ombra – o da materiale protetto utilizzato senza regolare autorizzazione. Questi sono soltanto alcuni esempi che definiscono il clima di incertezza e lasciano aperti molti interrogativi che sarà necessario chiarire e regolamentare. Non solo copyright, dunque, ma anche licenze, termini d’uso, fonti, normative e la necessità di tracciare il training costituiscono alcuni dei numerosi punti ancora controversi.



AI e mercato del lavoro di Michela Gentile (Project Manager), pone al centro dell’intervento l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato occupazionale. Quella che inizialmente avrebbe potuto rappresentare un’automazione finalizzata ad affrancare l’uomo dai compiti ripetitivi e manuali, sta, di fatto, prendendo piede e trovando applicazione in ogni settore, comprese le professioni altamente specializzate. Pur riconoscendo l’importanza strategica dal dato e la necessità di lasciare che differenti competenze “dialoghino tra di loro” integrandosi e specializzandosi in contesti AI, generando nuove forme di competizione e nuove richiesta di competenze, differenti studi suggerirebbero che questa rapida rivoluzione tenda maggiormente a mitigare rischi, velocizzare processi e migliorare operazioni piuttosto che ad escludere o sostituire l’uomo. L’intervento richiama quindi alla necessità di un dialogo sociale tra le parti coinvolte – governi, datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori – al fine di preparare un futuro digitale inevitabile ma che, con le dovute cautele, possa rivelarsi in qualche modo equo e sostenibile, purché supervisionato dalla mente umana..

 

Claudio Leone


A un anno dal primo confronto pubblico sul tema, la domanda non sembra più essere “IA o IO?”, ma quale spazio l’uomo intenda preservare per sé nell’epoca della simulazione intelligente. Il simposio, più che offrire risposte definitive, ha mostrato quanto il confronto sull’intelligenza artificiale sia inevitabile e urgente, prima ancora che sul piano propriamente tecnologico, sul piano umano, educativo, etico e relazionale nonchè sul piano ecologico (le IA sono energivore anzi energivoraci, come ha detto Miglionico).


Tina Ardito, Pietro Grippo e Emanuele Fabiano


Michela Gentile e Achille Miglionico


Parte della Redazione di InCultura: da sin. Domenico Ardito, Lidia Ratti, Tina Ardito, Achille Miglionico, Claudio Leone, Neus Lopez.

COMUNICAZIONE BERNIANA Evento formativo SIEB – Edizione 2026

 

 

 

 


 

 

CORSO INTRODUTTIVO ALLA COMUNICAZIONE BERNIANA
Evento formativo SIEB – Edizione 2026

L’Istituto SIEB (Seminari internazionali Eric Berne), con il supporto di OdV Arges - organizzazione no profit attiva sul territorio nelle cure palliative rivolte a pazienti oncologici o affetti da patologie croniche invalidanti - anche per il 2026, sabato 16 maggio, ha rinnovato il proprio impegno formativo attivando il Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana, presso la Sala della Croce Bianca di Trani.
Nel contesto dell’evento formativo, fondamentale per l’approccio agli elementi essenziali della disciplina, è stato inoltre riservato spazio alla campagna SIEB di sensibilizzazione, avviata nel 2025, a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti, immersi in un contesto digitale che mostra sempre più complicanze e anticipa disagi futuri che neuroscienziati, educatori e sociologi denunciano da tempo, evidenziando la necessità di riformulare un’alleanza educativa tra adulti a protezione dei più giovani.


Il corso, certificato come modello “101” a indirizzo analitico-transazionale, ha raccolto attorno a sé studenti e docenti, manager, professionisti socio-sanitari, operatori delle aree di consulenza di vario genere e quanti abbiano coltivato e intendano coltivare interessi nell’ambito delle strategie della comunicazione.
L’Istituto S.I.E.B. Italia-Spagna nato ufficialmente nel 1996; circa mezzo secolo dopo la prima opera publicata da Eric Berne (The Mind in Action, Simon & Schuster, New York 1947) rappresenta la dimostrazione di quanto profonde fossero le radici germogliate dal pensiero acuto ed eclettico dello psichiatra canadese, padre dell’Analisi Transazionale. Un approccio sviluppatosi dalle radici neopsicoanalitiche attraverso le migliori istanze sistemico-relazionali della Scuola di Palo Alto e dinamicamente proteso a cogliere le più concrete trasformazioni sociali in atto, così come ci è dimostrato dalla sezione post-corso dedicata alla II edizione del Simposio sull’Intelligenza artificiale “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.

Il corso, condotto dallo psichiatra, psicoterapeuta e analista transazionale, dott. Achille Miglionico, si è sviluppato tra narrazione, didattica teorica e framework progettati per favorire la comprensione applicata dei principali nuclei concettuali della disciplina. Si è parlato di Stati dell’Io, Transazioni, Giochi psicologici di tipica matrice berniana e Contaminazioni; è stato inoltre approfondito il distinguo tra linguaggio digitale e linguaggio analogico, esplorando i domini della comunicazione verbale e non verbale ed enfatizzando gli aspetti utili a favorire una comunicazione consapevole, nonché gli elementi di criticità comunemente presenti nei nostri dialoghi personali e professionali.
La giornata formativa si è distinta per consensi e partecipazione attiva. 


Su tali presupposti, pienamente aderenti alla mission dell’Istituto negli ambiti di ricerca e studio del bisogno formativo sociale, il SIEB ha attivato un servizio di ricognizione tematica dedicato ai contesti della comunicazione e ai laboratori teorico-pratici di indirizzo analitico-transazionale. Sarà sufficiente inviare mail con oggetto Richiesta Tematica Laboratorio all’indirizzo sieb.segreteria.eventi@gmail.com; sarà cura dell’Istituto censire le aree tematiche di maggior interesse e programmare le relative attività formative.

 Lidia Ratti

lunedì 27 aprile 2026

COLE ALLEN, ENNESIMO ATTENTATO A DONALD TRUMP: MOTIVAZIONI ADDOTTE secondo #NYPost

 

Chi è Cole Allen?

Il post-confessione del «prof» ingegnere che voleva uccidere Trump e i suoi ministri ove si autodefinisce l’«amichevole assassino». Guido De Franceschi ne parla su "Il Corriere della Sera" del 26 Aprile us. Chi è Cole Allen? Ci aspettavamo un trucido sbandato come lupo solitario. Californiano, 31 anni, laureato, Cole Allen è arrivato a Washington in treno via Chicago, proveniente da Los Angeles. E nel suo «messaggio» raccomanda agli studenti di non fare come lui: «Restate a scuola, ragazzi». Tanto "pazzesco" il gesto  (anche se non raro nella storia degli USA) che persino il Presidente degli USA, in un'intervista a Cbs news, ha sentenziato che  "viviamo in un mondo pieno di matti"  (senza specchiarsi per altro). Trump ha  poi attaccato duramente l'intervistatrice della Cbs quando lei ha citato un passo del manifesto dell'assalitore in cui dice di "non essere più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini", in un lampante riferimento al presidente. "Non sono uno stupratore, né un pedofilo. E tu sei una persona orribile per aver letto queste parole. Dovresti vergognarti", ha duramente attaccato il tycoon.
Tratto da New York Post  del 26/04/26

Cole Thomas Allen, l'individuo autore della sparatoria di sabato sera alla cena di gala con Trump e corrispondenti della Casa Bianca, ha in effetti inviato un manifesto ai parenti poco prima di aprire il fuoco, descrivendosi come un «amichevole assassino federale» e rivelando che stava cercando di uccidere funzionari dell'amministrazione. Lo riferisce il New York Post, citando funzionari statunitensi. Ha scritto Allen nel manifesto, che un parente ha fornito alla polizia: «Non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani dei suoi crimini», ha scritto Allen, riferendosi apparentemente a Trump. Nel manifesto l'aggressore ha deriso la «folle» mancanza di sicurezza al Washington Hilton, affermando che agenti iraniani avrebbero potuto portare con sé una potenza di fuoco ancora più devastante della sua (un fucile a pompa e una pistola semiautomatica)   e «nessuno si sarebbe accorto di niente». 

«La prima cosa che ho notato entrando nell'hotel è stata l'arroganza. Entro con diverse armi e nessuno lì dentro prende in considerazione la possibilità che io possa rappresentare una minaccia», ha scritto. «La sicurezza all'evento è tutta all'esterno, concentrata sui manifestanti e sui nuovi arrivati, perché a quanto pare nessuno ha pensato a cosa succederebbe se qualcuno si presentasse il giorno prima. Questo livello di incompetenza è assurdo...».
Il messaggio, un mix di sarcasmo e drammaticità, non fa trapelare appartenenze politiche, razziali, religiose. Allen, d'altro canto, non era ritenuto un soggetto a rischio né un estremista. L'attentatore trentunenne, ingegnere meccanico, pare sia stato premiato come insegnante del mese nella scuola di appartenenza.  

Ecco il testo:  «Ciao a tutti! Oggi potrei aver sorpreso molte persone. Permettetemi di iniziare chiedendo scusa a tutti coloro di cui ho abusato della fiducia. Chiedo scusa ai miei genitori per aver detto di aver avuto un colloquio di lavoro senza specificare che si trattava di un'intervista per «Most Wanted». Chiedo scusa ai miei colleghi e studenti per aver detto di avere un'emergenza personale (quando qualcuno leggerà questo, probabilmente avrò davvero bisogno di andare al pronto soccorso, ma non si può certo dire che non sia stata una situazione autoinflitta). Chiedo scusa a tutte le persone che hanno viaggiato accanto a me, a tutti i dipendenti che hanno maneggiato i miei bagagli e a tutte le altre persone non direttamente coinvolte nell'attentato che ho messo in pericolo semplicemente stando nelle vicinanze. Chiedo scusa a tutti coloro che sono stati abusati e/o uccisi prima di questo, a tutti coloro che hanno sofferto prima che io potessi tentare questa impresa, a tutti coloro che potrebbero ancora soffrire dopo, indipendentemente dal mio successo o fallimento. Non mi aspetto il perdono, ma se avessi visto un altro modo per arrivare così vicino, l'avrei colto. Ancora una volta, le mie più sincere scuse». Poi aggiunge: 
«Ecco perché ho fatto tutto questo: sono cittadino degli Stati Uniti d'America. Le azioni dei miei rappresentanti si riflettono su di me. E non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini. (Beh, a essere del tutto sincero, non ero più disposto già da tempo, ma questa è la prima vera opportunità che ho avuto per fare qualcosa al riguardo.) Mentre ne parlo, illustrerò anche le mie regole di ingaggio previste (probabilmente in un formato pessimo, ma non sono un militare, quindi pazienza). Funzionari dell'amministrazione (escluso il signor Patel): sono obiettivi, classificati in ordine di priorità dal più alto al più basso. Servizi segreti: sono bersagli solo se necessario, e da neutralizzare in modo non letale se possibile (ovvero, spero che indossino giubbotti antiproiettile perché colpire il centro del corpo con i fucili a pompa fa male alle persone che *non*. Sicurezza dell'hotel: evitare di essere un bersaglio, se possibile (a meno che non mi sparino addosso). Polizia del Campidoglio: stessa cosa della sicurezza dell'hotel. Guardia Nazionale: come la Sicurezza dell'Hotel Dipendenti degli hotel: non sono affatto obiettivi Ospiti: non sono affatto obiettivi Per ridurre al minimo le perdite, utilizzerò anche pallini da caccia anziché proiettili singoli (minore penetrazione attraverso i muri). Se fosse assolutamente necessario, sarei disposto a esaminare quasi tutti i presenti per arrivare ai bersagli (partendo dal presupposto che la maggior parte delle persone `abbia scelto´ di partecipare a un discorso di un pedofilo, stupratore e traditore, e sia quindi complice), ma spero davvero che non si arrivi a tanto».

Nel messaggio si nota uno sfaldamento psicolinguistico: dal "Ciao a tutti!" si passa alle scuse per la sorpresa che indurrà il suo gesto in chi lo conosce e in seguito si perde coerenza nei nessi associativi in un sovraffollamento di idee pervase da angoscia e paranoidismo. Si attendono nuove informazioni ma l'accaduto e il non-accaduto del singolo richiama fortemente la violenza di fondo della cultura americana che sembra essere stata sdoganata dalla stessa direzione politica del Paese. Non dimentichiamo, a livello di comunicazione dissoviata, che lo stesso Trump ha pubblicato per primo la foto dell'attentatore prono e immobilizzato: una immagine violenta che alimenta nuove incertezze. 


 

Attentato a Trump: Allen formalmente accusato di tentato assassinio del presidente degli Stati Uniti

Nel complesso, sono i tre i capi d'accusa: oltre a quello del tentato assassinio di Trump, figurano poi il trasporto di arma da fuoco e munizioni con l'intento di commettere un reato grave e l'aver esploso colpi d'arma da fuoco nel corso di un crimine violento. (am)

LA CULTURA DEL DISSENSO [Non sempre si muore]. LA MOSTRA ROMANA DEDICATA AD #ANDREAPAZIENZA



Illustrazione di “Storie 1986-1988”, 
raccolta di racconti brevi, Andrea Pazienza - Fonte Ansa -


LA CULTURA DEL DISSENSO 

[Non sempre si muore]


Da aprile a settembre, nel quartiere Flaminio di Roma, sarà possibile visitare una grande mostra dedicata ad Andrea Pazienza, ospitata negli spazi della MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esposizione, intitolata “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, prende il nome da una sua intervista del 1988 e raccoglie oltre 500 tavole, materiali d’archivio, tra cui bozzetti, lettere e poesie, e un grande murale restaurato, offrendo la possibilità di guardare al suo lavoro, edito e non, in modo ampio e immersivo.  

In modo naturale, complice la vicinanza con la Festa della Liberazione e il suo valore simbolico, questa notizia diventa per me più di un semplice evento culturale: si trasforma in un’occasione per tornare a riflettere su di una stagione del fumetto italiano in cui il disegno era anche una forma di dissenso, di critica, di linguaggio politico e generazionale. 


Andrea Pazienza, noto anche con lo pseudonimo PAZ, è stato uno degli autori più radicali e innovativi del fumetto europeo. Formatasi al DAMS di Bologna, nel pieno degli anni del movimento del ’77, ha esordito giovanissimo diventando rapidamente una figura centrale della controcultura italiana. 




Andrea Pazienza


Nella memoria di quanti hanno amato e amano il genere del fumetto, questa arte visiva, sequenziale e narrativa, in cui il racconto si svolge tra onomatopee, vignette e nuvolette, su tavole disegnate in cui prendono vita immagini e storie, Pazienza ha dato vita a personaggi – da Zanardi a Pentothal, fino a Pompeo – che non sono semplici protagonisti narrativi, ma veri e propri strumenti di lettura del disagio, del desiderio e delle contraddizioni di un’epoca.

Co-fondatore e figura chiave del collettivo di Frigidaire, rivista di fumetti, satira e inchiesta, questo straordinario artista ha contribuito a ridefinire il linguaggio del fumetto italiano, spingendolo oltre i confini tradizionali. Il suo segno, rapido e visionario, mescola energia, ironia e libertà compositiva, trasformando la tavola disegnata in uno spazio narrativo aperto e, assai spesso, spiazzante.

Scomparso prematuramente nel 1988, a soli trentadue anni, Pazienza lascia un’eredità che continua a interrogare non solo il mondo del fumetto, ma più in generale il modo in cui raccontiamo la realtà, il dissenso e le sue forme. Anche per questo, una mostra come quella del MAXXI non è soltanto un omaggio: è un invito a rileggere un’intera stagione culturale in cui il disegno, come tratto a mano e forma di pensiero, lontano dalle attuali contaminazioni dell’Intelligenza artificiale generativa, era, prima di tutto, espressione diretta e personale dell’autore. Sono dunque molteplici gli elementi per i quali, nonostante la breve carriera e una vita emotiva intensa, segnata da eccessi, Pazienza ha lasciato un’impronta profonda nella cultura visiva italiana ed è ancora oggi un punto di riferimento per molti artisti ed estimatori.




Frigidaire, la rivista

(https://www.frigolandia.eu)


“Paz e Pert”: quando il fumetto racconta il 25 aprile


Dicevamo che proprio di questi giorni cade la ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione, in cui l’Italia celebra la fine dell’occupazione nazifascista e la riconquista della libertà. Nel corso degli anni, questa memoria è stata raccontata in molti linguaggi: tra i più incisivi, c’è quello del fumetto, capace di descrivere vicende e momenti politici, semplificando, tra racconto, satira ed ironia, fatti e idee, generalizzando, ridicoleggiando, smontando i meccanismi del potere e riuscendo, assai più spesso di qualunque discorso, a fissarsi saldamente nella nostra memoria. 


Andrea Pazienza, artista geniale e ribelle, è stato certamente capace di intrecciare impegno civile, ironia e visione e se con Zanardi (Zanna), nichilista e crudele, incarna il disincanto degli anni ’80, con Pentothal simboleggia il movimento del ’77, sospeso tra sogno e conflitto, con Pompeo, fragile e autobiografico, racconta la vita di eccessi e la discesa nella spirale dell’eroina, con “Pertini il Partigiano”, apre un nuovo filone in cui Sandro Pertini si fa simbolo della Resistenza e presidente amato dagli italiani.






Pazienza trasforma Sandro Pertini in “Pert” e ne fa il protagonista di vignette surreali (Cfr. Pertini, Primo Carnera Editore, 1983) in cui Pertini si presenta come comandante duro e umano insieme mentre Paz è il suo goffo e sbadato “luogosergente” e, insieme, raccontano tra omaggio e parodia, in modo alternativo e originale la Liberazione: anche quando il modulo narrativo di Pazienza si fa leggero, ma non banale, il messaggio resta forte. Il lavoro artistico di Andrea Pazienza ci ricorda che la memoria non è solo celebrazione, ma anche interpretazione, dubbio, persino ironia. E che la libertà, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata in diversi modi e linguaggi - anche quelli più irriverenti.





Arte e dissenso


Il “dissenso” e la “ribellione” rivisitati attraverso la narrativa fumettistica rivelano fattori storici, comuni e non, caratteri distintivi tra le generazioni e i loro ideali, si prestano ad una lettura stratificata permettendoci di cogliere quanto il dissenso sia importante nel condurre una generazione dal suo stato infantile alla sua piena maturità. A ciò potremmo aggiungere la fondamentale considerazione, di matrice analitico-transazionale, che ci offre il quadro dinamico di come gli stati dell’Io si alternino tra norme, regole, giudizi, razionalità, impulso e ribellione. 

Il fumetto di Pazienza diventa così anche una sorta di laboratorio emotivo: - mostra cosa accade quando il Bambino Ribelle domina; - denuncia l’assenza di mediazione (Adulto); - cerca, attraverso figure come Pertini, un possibile equilibrio.

Da un lato incontriamo spesso forme di dissenso senza direzione: sono ribellioni che nascono e muoiono in un giorno o poco più, non hanno alcuna reale autonomia, non nascono né da un bisogno autentico, né da obiettivi consapevoli, abitano corpi adulti ma non sono altro che l’esempio reiterato nel tempo del bambino adattato negativamente all’ambiente circostante: egli (il bambino ribelle) reagisce, crea un legame di dipendenza  “in opposizione” al volere altrui, e chiama impropriamente ogni sua reazione ribellione .. mentre, di fatto, ogni ribellione, priva di direzione, maturità e consapevolezza adulta, finisce per rivelare fragilità personali e rischia la deriva individuale e generazionale.


Infine, penso che la rappresentazione di una ribellione artistica così potente e creativa, come in Andrea Pazienza, in rottura con gli schemi culturali e artistici precedenti e densa di contenuti, abbia dato voce a una generazione inquieta, dai cui ideali possiamo ancora apprendere molto, sia come autenticità emotiva che come libertà espressiva: la sua non è solo reazione, ma una scelta evoluta e adulta di stili e contenuti comunicativi.

Oggi il dissenso tende a manifestarsi in forme più diffuse e immediate, spesso mediate dal digitale e dalla comunicazione rapida: meno radicale nella rottura, ma più accessibile e condiviso. Proprio per questo, il confronto con Pazienza evidenzia la differenza tra una ribellione vissuta fino in fondo e un dissenso diffuso che tende a disperdersi nella molteplicità dei linguaggi contemporanei.


Non tutte le guerre si fanno con le armi:

in un tempo di fonti incerte

di verità instabili 

e di realtà sempre più digitali, 

l’arte resta una forma potente di ribellione.



Lidia M. Ratti


lunedì 6 aprile 2026

UNA STORIA NELLA STORIA: I GIOVANI CADUTI DI SAN RUFFILLO A BOLOGNA. LE FOTO INQUIETANTI #25APRILE #LIBERAZIONE #PARTIGIANI MASSACRATI

 



La strage assurda quanto inutile: la banalità del Male.

Un semplice cippo a forma di parallelepipedo ricorda uno dei tanti eccidi perpetrati dalle forze nazifasciste in Italia pur essendo al termine della II Guerra Mondiale. Camminando per una Bologna meno nota e centrale, si incontra il monumento nel verde della piazza Caduti di San Ruffillo. Nel silenzio del quartiere, reso vitale dal cinguettio primaverile degli uccelli e da qualche cane che gironzola portando a spasso umani, fermarsi è d'obbligo incuriositi da quel pezzo di oblio: poi ci si ritrova con un groppo in gola a scorrere la lista di oltre ottanta nomi che apprenderemo poi sono stati desunti dal riconoscimento tardivo delle salme  da parte dei familiari. All'elenco triste di tanti giovani prelevati dalle carceri con l'inganno della deportazione e uccisi così, con la sola determinazione di cancellare - a guerra già perduta - tante vite, si aggiunge la amara considerazione che in ogni orrore bellico vi sono vittime dell'ultimo minuto quasi a ribadire che la morte non guarda in faccia a nessuno e neanche al calendario. 

Che sfortuna, per chiunque, morire a guerra già al termine.  


Piazza Caduti di San Ruffillo, a Bologna. 



CADUTI DI SAN RUFFILLO

Tra il 10 gennaio e il 16 marzo 1945 gruppi di partigiani catturati nelle settimane precedenti in provincia di Bologna, a Imola, Castelfranco Emilia e Bondeno (FE), vennero prelevati dalle carceri di San Giovanni in Monte, condotti nei pressi della piccola stazione di San Ruffillo e fucilati da militi della GNR e da SS tedesche. I cadaveri furono gettati nei crateri prodotti dai bombardamenti alleati nell'area ferroviaria, usati come fosse comuni. Gli eccidi furono scoperti nel maggio 1945, quando cadaveri cominciarono a riaffiorare dal terreno. Solo 73 delle 96 salme rinvenute furono riconosciute dai familiari. Il monumento in memoria venne realizzato nella citata piazza Caduti di San Ruffillo, non lontano dal luogo dell'eccidio.

Fu una delle maggiori stragi di detenuti politici fra quelle avvenute durante l'intero periodo di occupazione tedesca in Italia, preceduta per entità solo da quella delle Fosse Ardeatine (335 civili), da quella di 67 internati di Fossoli compiuta al poligono di tiro di Cibeno, e da quella di 59 detenuti genovesi al Passo del Turchino. 


La differenza è sostanziale: mentre in quei casi i tedeschi avevano dato pubblico annuncio delle esecuzioni quali rappresaglie in risposta ad azioni ostili contro di loro, la strage a San Ruffillo seguì la perversa logica del sistematico sterminio segreto dei partigiani.


L'esecuzione del 10 febbraio fu infatti solo la prima fra quelle che ebbero luogo alla piccola stazione di periferia - così documenta la preziosa fonte dei registri del carcere bolognese. Altre esecuzioni avvennero il 20 febbraio, poi l'1, il 2, il 16 e il 21 marzo, per un totale di novantaquattro 94 vittime accertate. Risulta dagli archivi che nel corso del mese di aprile (!), in tre date, furono fucilati complessivamente altri trentanove 39 detenuti provenienti da arresti compiuti nella provincia di Bologna e a Bondeno, nel Ferrarese: furono prelevati per essere uccisi nello stesso modo ma in un'altra località, forse Rastignano di Pianoro, e risultano a tutt'oggi dispersi. Anche alla loro memoria, dunque, va intesa qualsiasi iniziativa che ricordi le vittime di Sabbiuno e San Ruffillo. L'eccidio di San Ruffillo venne invece scoperto nei primi giorni del maggio 1945, quando casualmente furono rinvenuti alcuni corpi affioranti dal terreno smosso da altre esplosioni. Abbiamo evitato prima di pubblicare le atroci foto d'epoca ma riteniamo che esse possano contribuire alla formazione di generazioni che talora fanno fatica a distinguere reale e virtuale.


Solo pochi giorni prima, il 21 aprile, Bologna era stata finalmente liberata, e il 25 Aprile l'Italia si liberava e procedeva verso la democrazia.

(Ardito Nunzia Lucia e Achille Miglionico)

Quel che rimaneva della stazione di San Ruffillo nel 1945.

Per le fosse comuni si approfittò dei crateri delle bombe.

Arturo Ansaloni (al centro)  redige il verbale per il ritrovamento dei cadaveri dei partigiani fucilati dai nazifascisti a San Ruffillo. (Ansaloni).





martedì 3 marzo 2026

 

 

 



INCONTRI CULTURALI E ATTIVITA’

 

 FORMATIVE 

 

SIEB2026

 

aggiornato al 

21/04/26


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Il calendario che segue, come il programma in dettaglio,  potrebbe subire modifiche per questioni organizzative. Seguire i siti web oppure inserirsi nella mailing list :

 sieb.segreteria.eventi@gmail.com




Trani dal Faro


Sabato 16 MAGGIO 2026.  Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana ( 101)  
 
corso SIEB.
 
SEDE: SALA CROCE BIANCA,Via Edoardo Fusco 57, a TRANI (area del Municipio di Trani).


👉ore 9.30-13.30 ; ore 15.00-16.30
 
A pagamento, previa pre-iscrizione (consigliato vivamente). Possibile entro limiti di capienza la iscrizione in loco degli interessati.  Tale corso di introduzione alla analisi transazionale è valido a fini formativi  IAT/EATA. 

PRE-ISCRIZIONE: Aderire comunicando proprie generalità, professione, recapito telefonico, CF nella domanda inoltrata a


ALLEGARE COPIA DI BONIFICO BANCARIO (somma dovuta) intestato a: 
"dr. A. Miglionico presidente SIEB" con causale "erogazione liberale per evento culturale SIEB".
 
IBAN: IT40Z0760104000000012208708

Costo: 80 euro per professionisti d'aiuto, manager, laureati ; 40 euro per studenti e docenti di ogni ordine e grado.  Gratuito per Operatori sanitari ARGES e  METROPOLIS Groupsocietà che comprovino la appartenenza. 

Verrà rilasciato al termine attestato specifico valido a fini curricolari e formativi. 
Massima puntualità: gli orari sono da rispettare in quanto stiamo rendendo possibile - solo per residenti in Italia e UE - la partecipazione on line. Non è possibile accedere a corso iniziato. Posti max 40.


👉 alle ore 17.00 SIMPOSIO SATELLITE 2 (con ARGES) ingresso liberoI.A. tra Cibernetica e bioetica: a che punto siamo?

I temi trattati nella tavola rotonda si sono evoluti rispetto alla precedente edizione del Simposio. E' passato un anno e l'IA cresce verso forme di Agentic AI che fanno sembrare obsolete le precedenti IA generative di cui ci siamo occupati. La IA è sempre più testata nelle operazioni belliche che angosciano il mondo e sfugge ad ogni tentativo di regolamentazione in ambito militare e civile. Avete notato? Essa viene fortemente mass-mediata trasformandola da risorsa tecnologica utilissima a bisogno essenziale di cui non si può fare a meno in ogni ambito umano personale, lavorativo e didattico. Il rischio è che si vada oltre la doverosa supervisione umana della IA verso forme autoreferenziali e autodecisionali (Agentic AI). Si continua a tranquillizzare il pubblico affermando che è solo uno strumento e come strumento è l'uomo a doversi responsabilizzare nell'uso di uno strumento così potente. Ma l'uomo non sembra oggi più saggio di ieri, anzi. Gli interessi tecnoplutocratici incombono su politica e geopolitica, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini mercificati, restringendo i margini di libertà già insidiati dal flusso di algoritmi.  Alcuni dei temi affrontati:
 
IA e psichiatria: Allucinazioni e confabulazioni? Depersonalizzazione degli utenti e nuovi nerd insipienti. 

Accesso ai minori al Web e smartphone. Abuso scolastico delle IA, creatività e curiosità coartate nella infanzia e adolescenza. 
 
Ruolo sovranazionale delle Big Tech nella geopolitica. Il problema della energivoracità  delle IA e danni all'ecosistema. La pressione aziendale alla IA. 

Dal non-luogo al non-uomo. Umanesimo e tempo della cura nel tempo della IA.
          
Chairman: il giornalista Alfredo Nolasco. Intervengono esperti pluridisciplinari del SIEB.
Ci sarà quale introduzione al Simposio un breve momento musicale con la musicista Giulia Marzano (oboe) che ringraziamo per la partecipazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli eventi sono  un tributo al compianto dr. Paolo Miglionico, cofondatore SIEB Italia-Spagna