lunedì 2 febbraio 2026

 

 

 



INCONTRI CULTURALI E ATTIVITA’

 

 FORMATIVE 

 

SIEB2026

 

aggiornato al 

2/2/25



 

 




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Il calendario che segue, come il programma in dettaglio,  potrebbe subire modifiche per questioni organizzative. Seguire i siti web oppure inserirsi nella mailing list :

 sieb.segreteria.eventi@gmail.com







Trani



Trani dal Faro


Sabato 11 Aprile 2026.  Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana ( 101)  
 corso SIEB.
 
SEDE: SALA CROCE BIANCA,Via Edoardo Fusco 57, a TRANI (area del Municipio di Trani).


👉ore 9.30-13.30 ; ore 15.00-17.30 
A pagamento, previa pre-iscrizione o iscrizione degli interessati a tale corso di introduzione alla analisi transazionale. 

PRE-ISCRIZIONE: Aderire comunicando proprie generalità, professione, recapito telefonico, CF nella domanda inoltrata a


ALLEGARE ALLA PRE-ISCRIZIONE COPIA DI BONIFICO BANCARIO (somma dovuta) intestato a "dr. A.Miglionico presidente SIEB" con causale "erogazione liberale per evento culturale SIEB". 
IBAN: IT40Z0760104000000012208708

Costo: 80 euro per professionisti d'aiuto, manager, laureati ; 40 euro per studenti e docenti di ogni ordine e grado.  Verrà rilasciato al termine attestato specifico valido a fini curricolari.


👉 alle ore 18.00 SIMPOSIO SATELLITE (con ARGES) ingresso liberoI.A. tra Cibernetica e bioetica: a che punto siamo?

Temi trattati nella tavola rotonda. 
 
A quale età consentire accesso ai minori ad Internet: suggerimenti dalle scienze psicopedagogiche e neuropsichiatriche.
 
 Mito e onnipotenza geopolitica delle Big Tech nella instabilità globale.

Dal non-luogo al non-uomo. 
 

          
Intervengono esperti pluridisciplinari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli eventi sono  un tributo al compianto dr. Paolo Miglionico, cofondatore SIEB Italia-Spagna

 

 

 

 

 

giovedì 18 dicembre 2025

Roma: “Inchino alla Luna”, risonanze emotive nell'arte dei "Cento Pittori Via Margutta"

 

Dal 1975 un punto di riferimento per l'arte a Roma e in tutta Italia.


Tante opere pittoriche esposte a Piazza Testaccio a Roma nei giorni dell'Immacolata di questo 2025, anno così storicamente turbato e conturbante.Inevitabile passeggiare in mezzo all'Arte e colloquiare con gli affabili artisti come tra vecchi amici. Il clima è finalmente non convulso e le persone hanno voglia di parlare e incontrare sempre più "in un un mondo che vede la relazione più come scontro che come incontro" (per dirla ricalcando il pensiero condivisibile di Achille Miglionico). 


La famosa strada romana di Via Margutta è sempre stata meta preferita degli artisti fin dal Rinascimento, per la sua caratteristica di essere lontana dalla città, priva dalle contaminazioni della modernità, piena di verde e luogo da cui trarre ispirazione. Pertanto artisti di tutto Europa cominciarono ad acquistare qui case e ad allestire le proprie botteghe.La tradizionale mostra di Via Margutta è nata nel lontano autunno del 1953, nel pieno della “Dolce Vita” celebrata da FEDERICO FELLINI, per iniziativa spontanea di alcuni pittori che nell’immediato dopoguerra si riunirono e decisero di ridare vita e colore alla strada che da sempre era stata
 rifugio naturale di pittori, scultori, poeti, musicisti ed artigiani. II circolo di artisti diede vita alla prima edizione della rassegna “Fiera d’arte in Via Margutta”, una delle poche esposizioni su strada destinata a diventare, col tempo, un appuntamento fisso.Oggi le mostre sono anche itineranti, in luoghi romani e no.


"Inchino alla Luna”, risonanze di consapevolezza empatica


Note di Neus Lopez Calatayud 

Vicino alla festa della Immacolata del 8 dicembre incontriamo, a piazza Testaccio a Roma, i pittori di Via Margutta che espongono i propri quadri.

Il sole riscalda l’aria e si sta bene in questa domenica romana mentre passeggiamo e troviamo, fra tanti validi artisti, un pittore, Francesco Ponzetti,  che attira la nostra attenzione  mostrando opere costruite con colori vivi e simbologia fantastica, dove personaggi e paesaggi seguono una traccia onirica e un po' archetipica. Utilizza uno stile materico composto da sabbie colorate Cher danno un effetto 3D.

Rimango colpita da un quadro, “Inchino alla luna” dove, l’autore (il Francesco Ponzetti) comunica la propria soggettività attraverso una pittura immaginativa e altamente simbolica, capace di superare la realtà apparente. Per entrare in risonanza con questo simbolismo pittorico è necessario penetrare nella visione dell’artista e realizzare uno sforzo empatico e quindi lo avviciniamo e intervistiamo.

Freud scrisse che i poeti e gli artisti avevano già espresso, in modo meraviglioso, quello che la psicoanalisi stava scoprendo, cioè la parte oscura e rimossa, non razionale, negata dal pensiero ufficiale del primo decennio del XX secolo, e messa in luce dalla nascente teoria dell’Inconscio. Il simbolo, seguendo l’etimologia greca, significa “mettere assieme”, “con-porre”, realizza un’unità superiore attraverso l’unione delle opposte polarità presenti nella psiche di ogni individuo: razionalità e pulsionalità, maschile e femminile, pensiero e eros, conscio e inconscio, ecc.
Jung scrisse che “L’uomo senza relazioni non possiede totalità, perché la totalità è sempre raggiungibile solo attraverso l’anima, la quale dal canto suo non può esistere senza la sua controparte, che si trova sempre nel Tu . La totalità consiste nella combinazione di Io e Tu, che appaiono come parti di un’unità trascendente, la mia essenza non può essere afferrata che simbolicamente.”
L’approccio berniano fondato sulla transazione con l'Altro e l'approccio della mindfulness creano una pausa tra lo stimolo (opera pittorica) e la reazione, permettendo di esplorare le proprie sensazioni e pensieri legati ai simboli, anziché reagire automaticamente. La pratica stessa della mindfulness aiuta a “lasciar spazio“ ai simboli per parlare, accettando che possano evocare significati diversi e complessi, anche quelli che sfuggono a una prima interpretazione.
La connessione con l’Artista si realizza attraverso l’empatia, che permette al fruitore di sintonizzarsi con la intenzione dell'artefice, provando a comprendere la  visione del mondo e le emozioni che ha voluto trasmettere attraverso i simboli. C’è una risonanza emotiva attraverso l’empatia che porta a condividere i sentimenti espressi nei simboli (gioia, dolore, nostalgia, paura, fiducia, meraviglia…) e questo crea un legame profondo con il messaggio. La mindfulness si concentra sul “come” si osserva (aperti e presenti), l’empatia è il “con chi” si interagisce (l’artista e il simbolo). Insieme, trasformano la visione passiva in una partecipazione e interpretazione attiva.
Attraverso la consapevolezza e la risonanza, i simboli si caricano di significato personale, rivelando stati nascosti e connessioni esistenziali, arricchendo l’esperienza artistica e favorendo un benessere psicologico che nasce dalla vicinanza senza giudizio.
La bellezza non è una qualità oggettiva dell’opera, ma una risposta emotiva e interpretativa dello spettatore, rendendo ogni visione un’esperienza unica.

“La bellezza dell’opera artistica sta negli occhi di chi la guarda” D. Hume




L’artista Francesco Ponzetti ci ha fornito una interpretazione personale sulla sua opera “Inchino alla luna”.



- Balza evidente a chi come noi svolge un lavoro psicoterapeutico, che le Tue opere sono a forte impronta psichica, che nell'onirico rappresentato oscilla tra inconscio personale (freudiano per intendersi) e inconscio transpersonale (che Jung chiamava collettivo"). Ci descrivi che cosa è per te questo quadro?


- L'opera cattura l'istante culminante della scoperta di una verità, un momento reso possibile dall'aver effettuato un percorso che ha raggiunto la cima di una torre sinuosa. Tale percorso nell'opera viene effettuato da un personaggio con il cappello a punta che per me rappresenta il nostro Daimon, la nostra coscienza. Dopo aver scalato la struttura, questo emerge dalla fitta nebbia che avvolge le fondamenta, ottenendo una visione inaspettata: la Luna si staglia enorme nel cielo rosso fuoco. Questa rivelazione non è solo visiva, essa fornisce una nuova prospettiva, permettendo di vedere spuntare i tetti di una città che prima, immersa nella nebbia, era completamente inimmaginabile. A questa fondamentale scoperta, e alla nuova realtà che essa dischiude, il Daimon riserva una profonda riverenza, un inchino così intenso da far piegare l'intera torre.

La riflessione ci porta al percorso della individuazione junghiana e al concetto di Adulto integrato di Berne. Il tutto sublimato dall'arte.  


A sinistra il pittore Francesco Ponzetti

Altra opera onirica di Ponzetti




Opere di Paola Pierini


Sarà così amorevole con noi umani la IA?

Piazza Testaccio



martedì 11 novembre 2025

BARI: SCOMPARSO IMPROVVISAMENTE IL CHITARRISTA GUIDO DI LEONE. IL MONDO DEL JAZZ IN LUTTO.

 

 


Siamo bloccati tra stupore e immenso dolore. Quasi non vogliamo credere alla notizia che il grande chitarrista e Amico non ci sia più; che non lo vedremo più sul set del Il Pentagramma Bari - Ass. Cult. Duke Ellington, Lui il fondatore della scuola di jazz tra le più accreditate e famose in Italia. Abbracciamo tutti gli Amici che lo amavano e stimavano. Abbracciamo la moglie e la piccola figlia che in questo momento sono smarrite più di noi. Esprimiamo profondo cordoglio a parenti e al mondo della musica.




ABBIAMO CHIESTO AD ENZO FALCO DI PARLARCI DI GUIDO DI LEONE. CI HA RISPOSTO USANDO I VERBI AL PRESENTE. 


Musicista jazz, chitarrista, didatta, e' nato a Bari nel 1964, dove attualmente vive. 


Molto prolifico come compositore, bandleader e arrangiatore, dal 1990 ha inciso un centinaio di CD di cui circa la metà come leader, lavori pubblicati prevalentemente per le etichette "YVPMusic", "Philology", "Fo(u)r Records"e dal 2016 per la "Abeat Records".


Stilisticamente identificato nell'aria del Modern Mainstream, Di Leone incide la collana "Standards on Guitar" e, un particolare interesse per le sonorità e composizioni del chitarrista Jim Hall, lo vedono in "All for Hall", "Alonely flower for you "  il Live "Tribute To Jim Hall" al fianco di Peter Bernstein .

L' ultima pubblicazione lo vede ancora in un live " In duo" con Dario Deidda.


Non mancano le composizioni originali incise su" Isole", " Sax Line", "Duets", "Parents"...ed una certa attenzione verso il Latin Jazz: " Abrasileirado", "Jazz'n mambo", " Tudo Bem"... ; In Duo con la cantante Francesca Leone incide "Tudo em bossanova " " Coracao Vagabundo" e " Historia do samba".


Il suo apprezzato comping  e la buona conoscenza degli standards jazz, lo portano a suonare ed incidere frequentemente  con noti artisti internazionali: Mark Murphy, Jerry Bergonzi, Peter Bernstein, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Jim Rotondi, Renato Chicco, Jim Snidero, Andy Watson,  Michele Hendricks,Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Franco Cerri, Gianni Basso, Dado Moroni, Mal Waldron, Trio Corrente...


Nonostante l'intensa attività concertistica in Italia e all' estero, Guido Di Leone e' spesso impegnato nell'organizzazione di rassegne, Festival Jazz e nella direzione artistica  del  " Duke Jazz Club Bari".


Nel 1985 ha fondato la  scuola di musica "Il Pentagramma di Bari".

Attualmente insegna chitarra jazz presso il Conservatorio " Duni" di Matera. 


Ha scritto il testo " Metodo facile e completo di Teoria Jazz" edito da "Sinfonica Jazz -Carish" e nel 2012 la "Fo(u)r edition ha pubblicato il "Guido Di Leone Real Book ".


Abbiamo perso un magnete, una capacità attrattiva di benessere e piacere .. un coagulo di gioia e simpatia , di sensibilità e genialità con il rigore della organizzazione e della sistematicità giocate sul binario della improvvisazione e dell’estro.

Ma abbiamo anche perso una persona capace di dispensare sorrisi e comprensione, cultura ed intelligenza.

Saper vivere e saper ascoltare .. un altro incredibile pregio era quello di mettere a proprio agio chiunque e dargli importanza con la giusta umiltà.. non ricordo nessuno capace di tanto.

Forse resta un luogo comune ma il significato “ da oggi siamo un pò più poveri”, oggi assurge a verità

Ciao Guido, con il cuore pieno di affetto e rabbia per questo ultimo ed inatteso scherzo..


Enzo Falco (medico, percussionista e Amico)

venerdì 17 ottobre 2025

Doppia Defibrillazione Sequenziale (DSED): Un dibattito in evoluzione per la Fibrillazione Ventricolare Refrattaria (FVR)

 


Doppia Defibrillazione Sequenziale (DSED): Un dibattito in evoluzione per la Fibrillazione Ventricolare Refrattaria (FVR)




L'arresto cardiaco con Fibrillazione Ventricolare (FV) che persiste dopo il terzo shock e la somministrazione di antiaritmici (FVR) rappresenta una sfida clinica con esiti spesso sfavorevoli.

La Doppia Defibrillazione Sequenziale (DSED), ovvero l'erogazione rapida e consecutiva di due shock da due defibrillatori indipendenti, con un cambiamento del vettore di scarica (es. Antero-Laterale + Antero-Posteriore), sta guadagnando attenzione come potenziale strategia di salvataggio.





Punti chiave e aggiornamenti clinici:

1. Obiettivo: Raggiungere, con un doppio vettore, aree del miocardio che non sono state efficacemente depolarizzate dallo shock standard.

2. Evidenze: Il recente trial multicentrico DOSE VF (2022) ha dimostrato che, nei pazienti con FVR in ambito pre-ospedaliero, la strategia della "scarica rapida in sequenza" (DSED) e il cambio di vettore migliorano la sopravvivenza alla dimissione ospedaliera con un outcome neurologico favorevole rispetto alla defibrillazione standard.

3. Linee Guida: Mentre l'European Resuscitation Council (ERC 2021) mantiene un approccio cauto raccomandando primariamente il cambio di vettore, l'ILCOR Advanced Life Support Task Force suggerisce che la DSED possa essere considerata in casi altamente selezionati di FVR.

 
 

https://www.linkedin.com/company/i-h-s-solumed-italia-s-r-l-s/posts?lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_company_posts%3BiKGDw3TbQSOtlL%2BgI5Oejw%3D%3D

venerdì 10 ottobre 2025

#TREGUA IN M.O. CHE L'ASCIA DI GUERRA VENGA SEPPELLITA

 




TREGUA IN M.O.



Col il faticoso “sì” del governo israeliano, è tregua a Gaza. Sollievo. Iniziato il ritiro delle truppe da Gaza: Israele rilascerà 1.950 prigionieri palestinesi, Hamas - allo stremo - consegnerà i 20 ostaggi ancora vivi. Israele e il mondo sceso in tutte le piazze democratiche hanno favorito (non interferito) il difficilissimo lavoro diplomatico di USA, Turchia, Qatar, Egitto, Arabia Saudita, Emirati. Ogni lavoro diplomatico richiede pazienza, volontà di negoziazione e RESET di ogni emozione che confluisce nell'odio immutabile. Tutto può essere fermato mettendo da parte ideologie e ideologismi. Mettiamo da parte - anche noi - ogni considerazione etica e morale ed in nome della difesa dei diritti umani mondiali e della vita sul Pianeta, accettiamo e plaudiamo a chiunque (anche Trump) contribuisca a frenare il degrado omicida di tutti i giorni. Non ci interessa se qualcuno si gonfierà il petto dicendo di essere stato protagonista della evoluzione in positivo delle trattative. 
 

Che l'ascia di guerra venga di nuovo seppellita assieme all'incalcolabile numero di vittime innocenti.

 
Restano diversi enormi nodi politici da sciogliere prima che il processo di pacificazione possa essere sostenuto. Trump: “Attesa la liberazione degli ostaggi”. Danzeremo di gioia con loro e con i Palestinesi come al termine della Seconda Guerra Mondiale. L'Ucraina attende sotto una opioggia di droni e missili. (am)
 




venerdì 4 luglio 2025

RECENSIONE SPOILER: JURASSIC WORLD - RINASCITA

 

La pellicola è il sequel stand-alone di Jurassic World - Il dominio (2022) e il settimo film del franchise di Jurassic Park.

 

  JURASSIC WORLD - RINASCITA 

 

Con Jurassic World: Il Dominio si era ufficialmente chiuso il cerchio di una saga cinematografica iniziata nel lontano ‘93 con il rivoluzionario Jurassic Park di Steven Spielberg. Sembrava la fine definitiva dell’epopea dei dinosauri sul grande schermo. Ma poi, ecco arrivare Jurassic World: Rinascita, un nuovo capitolo che riapre le porte di un mondo preistorico dove l’uomo e le creature più temibili della storia continuano a incrociare i propri destini.


REGIA E SVILUPPATORI :
A dirigere questo film è Gareth Edwards, regista di successo già noto al grande schermo per aver diretto Godzilla (2014) e Rogue One: A Star Wars Story (2016). La sceneggiatura è di David Koepp, sceneggiatore dei primi due Jurassic Park, inoltre è presente Steven Spielberg come produttore esecutivo del film. 
CAST PRINCIPALE:
Scarlett Johansson – interpreta Zora Bennett, esperta di operazioni segrete. Due volte candidata all’Oscar (Jojo Rabbit, Marriage Story) e nota per il ruolo di Vedova Nera nel MCU 
Jonathan Bailey – è Dr. Henry Loomis, noto sul palco e schermo per Bridgerton, Wicked, vincitore di un Laurence Olivier e candidato Emmy 
Mahershala Ali – interpreta Duncan Kincaid, leader del team navale. 2 Oscar come miglior attore non protagonista (Moonlight, Green Book) 
Rupert Friend, Manuel Garcia‑Rulfo, Ed Skrein, Luna Blaise e altri completano il cast


LA TRAMA IN BREVE:
Il film si apre con una sequenza flashback sull’isola proibita di Saint-Hubert, nell’Atlantico, la InGen ha creato dinosauri transgenici, tra cui il pericoloso Distortus rex, un T-Rex mutante a sei arti che riesce a fuggire a causa di un malfunzionamento, costringendo la struttura all’abbandono.
Diciassette anni dopo, nel 2027, la Terra è diventata ostile per i dinosauri sopravvissuti, ormai rifugiati in aree isolate. Zora Bennett, agente sotto copertura, viene ingaggiata da Martin Krebs della ParkerGenix per una missione segreta: prelevare sangue da grandi esemplari di dinosauri sull’isola, utile a sviluppare un farmaco contro le malattie cardiovascolari.
Zora, il paleontologo Dr. Henry Loomis e il capo squadra Duncan Kincaid ottengono un primo campione da un Mosasaurus. Durante il tragitto, il team salva la famiglia naufragata di  Reuben Delgado, che stavano intraprendendo un avventura in mare, ma un attacco di Spinosaurus e Mosasaurus causa la morte di due membri della squadra e separa i Delgado dal gruppo.
Il team riesce poi a prelevare campioni da un Titanosaurus e da un uovo di Quetzalcoatlus, perdendo però un altro membro, Leclerc, durante un attacco. Nel frattempo i Delgado incontrano un piccolo Aquilops, battezzato Dolores, e sfuggono a un T-Rex grazie a un gommone.
I gruppi si riuniscono nel laboratorio abbandonato, dove vengono assaliti dai Mutadon, ibridi tra raptor e pterosauri. Il Distortus rex distrugge l’elicottero di salvataggio e uccide Martin Krebs. Il gruppo trova infine una barca collegata alla struttura tramite una pista sotterranea e riesce a fuggire dal D-rex, precedentemente distratto dal sacrificio di Duncan, poi rivelatosi vivo. Con i campioni in salvo, Zora e Henry decidono di distribuire il nuovo farmaco senza brevetto, rendendolo accessibile a chiunque ne abbia bisogno.


 
LE SCENE DI AZIONE E I DINOSAURI IN CGI:
Se c’è un elemento che Jurassic World: Rinascita riesce a portare in scena con grandissima efficacia, sono proprio le sequenze d’azione. Edwards da alla luce un film che vibra di tensione e spettacolarità, ma senza mai dimenticare la dimensione umana e la suspense tipica dei primi  Jurassic Park. 
Fin dai primi minuti, il film mette in chiaro le sue intenzioni: ci troviamo davanti a una storia che vuole farci sentire piccoli e vulnerabili di fronte a creature gigantesche e incontrollabili. E questo si traduce in scene mozzafiato, spesso girati con uno stile più fisico e “sporco”, molto vicino alla macchina a mano, che restituisce una sensazione di realismo e pericolo immediato. 
Nelle scene più spaventose, Edwards gioca sapientemente con le luci (neon, bagliori improvvisi, riflessi metallici) per creare un ambiente quasi horror, dove il pubblico è sempre sul filo del terrore. Tutte queste sequenze mostrano la capacità del regista di fondere azione pura e tensione thriller, senza mai scadere nel caos gratuito.
La CGI di Jurassic World: Rinascita è uno dei punti di forza del film. Edwards ha scelto di usarla con misura, integrandola spesso con animatronics e scenografie reali. Questo approccio dona ai dinosauri una presenza fisica più convincente, soprattutto nelle scene ravvicinate, dove pelle, occhi e movimenti appaiono straordinariamente realistici.


RIFERIMENTI, I CAMEO E LA NOSTALGIA:
Nel film ci sono moltissimi riferimenti ai precedenti Jurassic Park, disseminati come piccoli easter egg per gli appassionati della saga. Innanzitutto, troviamo il pullman con la scritta “Crichton Middle School”, un chiaro omaggio a Michael Crichton, l’autore dei romanzi originali da cui tutto ha avuto inizio.
L’arrivo su Saint-Hubert richiama moltissimo quello sull’isola del primo film, ricreando quell’atmosfera di meraviglia e mistero. Allo stesso modo, la sequenza dell’attacco degli Spinosauri è un evidente riferimento al terzo capitolo della saga. C’è poi la scena dei Titanosauri, in cui il paleontologo Henry Loomis si commuove fino alle lacrime: è un momento che ricorda molto da vicino la famosa scena di Grant accanto al triceratopo malato nel primo film, dove scienza ed emozione si intrecciano profondamente.
Un riferimento davvero interessante riguarda la scena dell’inseguimento del gommone da parte del T-rex. Questa sequenza, infatti, compare già nel primo romanzo di Crichton e inizialmente era stata concepita per essere inserita anche nel primo film. Tuttavia, venne scartata per motivi di budget e per le difficoltà tecniche dell’epoca.
 L’attacco dei Mutadon, invece, è un chiaro richiamo alla scena dei raptor in Il Mondo Perduto, mentre la fuga di Krebs verso il porto con i campioni ricorda molto da vicino quella di Dennis Nedry nel primo film.
Infine, anche la scena conclusiva con la visione dei delfini sembra un omaggio diretto a Jurassic Park, chiudendo il cerchio dei riferimenti e regalando agli spettatori un senso di continuità con la saga originale.
Molte di queste scene sono inoltre accompagnate dalla mitica colonna sonora di John Williams, trasferendo al film quella magia dei primi film che si è andata sempre più spegnendo con la trilogia World.
Ma perché tutto questo? Il regista Gareth Edwards ha dichiarato apertamente che questo film è una lettera d’amore a Steven Spielberg e ai primi  Jurassic Park. Sottolinea come il progetto sia nato dal desiderio di far rivivere la meraviglia e la paura sperimentate guardando il film originale del 1993—quel mix di avventura e suspense che ha segnato un’epoca . Ha voluto riprendere non solo lo spirito ma anche l’estetica, optando per la pellicola Kodak e un approccio visivo più "organico", con una scelta di camera e lente che richiamano i glow e la profondità della saga classica.


L’IMPORTANTE MESSAGGIO DEL FILM:
Il film ribadisce con forza il tema che da sempre contraddistingue la saga: la manipolazione della realtà, la presunzione di onnipotenza umana, e il desiderio di giocare a fare Dio. Ma stavolta il discorso va oltre: il finale, con la decisione di distribuire il farmaco genetico senza brevetto, suggerisce un monito morale: se riprendiamo il potere di alterare la natura, dobbiamo assumercene la responsabilità, e restituire alla collettività ciò che è stato sottratto.
In sostanza, Jurassic World: Rinascita non si limita a ripetere il monito contro le presunzioni umane, ma ci spinge a domandarci: come usiamo la conoscenza che abbiamo? È giusto farlo per il bene comune, o solo per profitto? 

Parafrasando Spielberg: non basta lasciare il cinema affamato, serve anche lasciare il pubblico speranzoso.

(giuseppe paparella)