giovedì 21 ottobre 2021

A Corato i morti ballano sui muri. Intervista all'artista Clelia Catalano #streetart #art #arte #murales #cleliacatalano #versosud #festival #corato

A Corato i morti ballano sui muri. Intervista all'artista Clelia Catalano


Nella cittadina pugliese il festival Verso Sud ha organizzato "Street Art & Santità" che ha chiamato a raccolta diversi artisti che hanno creato dei murales nel centro storico. 

Abbiamo intervistato una di loro, la siciliana Clelia Catalano, che per la sua arte si ispira al motivo della danza macabra.


1. Particolare del murales di Clelia Catalano. Corato, Chiostra d'Onofrio.

D: Ciao Clelia, parlaci un po' del tuo percorso artistico e di come ti è capitato di collaborare col festival Verso Sud.

R: « Ho studiato a Firenze come illustratrice, presso la scuola internazionale di comics. Durante la permanenza nel capoluogo toscano ho iniziato a dipingere. I miei soggetti, che sembrano essere sospesi fra sogno e realtà, hanno catturano l’attenzione del regista Romeo Conte, che mi ha invitato ad esporre le mie opere durante il film festival del Salento. Nel 2017 sono stata costumista per  La compagnia dei giovani del teatro Vascello” di Roma e poi, dal 2019 al 2020, ho collaborato con l’artista Ra Di Martino  sempre come costumista per il video arte “AFTERALL” a cura di Lorenzo Benedetti e per il video arte AAAA!” a cura del Macro - Museo di Roma.  Nel 2019 mi sono avvicina alla video arte animata e ho creato il video clip musicale Mammut” del cantautore romano Gimbo, mentre nel 2021 ho realizzato il video clip musicale di Roots in Heaven.
Quanto alla collaborazione con Verso Sud, sono stata contattata direttamente da uno dei direttori artistici, che aveva notato i miei lavori».

D: Cosa rappresenta il murales che hai deciso di creare a Corato, in Chiostra d'Onofrio e come mai questo interesse per il motivo della danza macabra? Hai altre influenze artistiche?

R: «Il murales che ho dipinto a Corato rappresenta uno scheletro con le ali e l’aureola, fa parte della mia ultima serie pittorica “Morte in vita” che ho iniziato a sviluppare durante il secondo lockdown e viene dopo la mia serie pittorica “LockMouth”, che invece ho dipinto durante il primo lockdown.
L’idea era quella di comporre una trilogia di appunto tre serie pittoriche: nella terza, infatti, andrò a interpretare una “danza macabra” tra umani e scheletri appunto intesi come simbolo della morte.
In “Lockmouth” i protagonisti delle mie illustrazioni -digitali- avevano la bocca scarnificata, come se fosse stata la mascherina a provocarla.
In “Morte in vita” invece i protagonisti sono scheletri, intesi come morte ma anche come rinascita.
Era comune nel Medioevo dipingere la danza macabra sulle pareti dei palazzi, essendoci molte epidemie di peste: i dipinti ricordavano alla gente che la morte sarebbe arrivata per tutti, e per tutte le classi sociali senza differenza alcuna. I dipinti esorcizzavano la figura della morte, sdrammatizzandola.
Durante i mesi in casa mi è venuto spontanea la realizzazione di questi soggetti che poi ho associato al periodo storico che stiamo attraversando.
Per quanto riguarda le altre influenze artistiche non saprei. Ogni giorno è diverso. Ogni cosa che guardo o che leggo mi da sicuramente degli input che nel corso del tempo interiorizzo e poi inconsciamente butto fuori in qualche modo.
Devo dire che il cinema mi ha sempre dato grande ispirazione, in particolare modo i primi film di Tim Burton».

2. Murales di Clelia Catalano. Corato, Chiostra d'Onofrio.



D: Cosa rappresenta per te l'arte pubblica e in che modo si può propagare ancora di più nei paesi?

R: «L’arte pubblica -se ben organizzata- è molto importante per le città. Purché esprima l’essenza del posto e racconti una storia. Secondo me ogni città dovrebbe avere un quartiere in cui la Street Art sia molto presente: soprattutto se fatta in quartieri abbandonati, sarebbe un ottimo modo per riqualificarli e abbellirli. Tra l’altro mi è già capitato, nel 2014, di creare un murales ad Atene nel quartiere di Psyrri, che è totalmente dedicato alla Street Art».

L'artista Clelia Catalano


D: Quali sono le prossime tappe della tua carriera e cosa ti auguri per il futuro?

R: «In questo momento sto finendo di realizzare un video musicale per Roots in Heaven, in cui animo dei miei disegni. E a breve realizzerò un cortometraggio animato in collaborazione con il regista Stefano Lorenzi, intitolato “Spring Walts” che parla di una storia d’amore tra due persone durante la costruzione del muro di Berlino.
Il mio sogno è quello di realizzare cortometraggi e lungometraggi d’animazione che raccontano le storie che ho in testa e partecipare a festival importanti con la speranza di vincerne uno un giorno».


Intervista a cura di Claudio Leone
Tutte le immagini sono di proprietà di Clelia Catalano.


venerdì 8 ottobre 2021

PATRICK ZAKI. A CHE PUNTO È IL CASO? #patrickzaki #patrick #zaki #amnesty #egitto #cittadinanza #italiana #freepatrick#bologna#cittadinanzaonoraria

PATRICK ZAKI. A CHE PUNTO È IL CASO?

Cerchiamo di ricapitolare la vicenda giudiziaria di Patrick Zaki, studente egiziano dell'Università di Bologna, detenuto ormai da mesi in Egitto e in attesa della prossima udienza, fissata per il 7 dicembre.


  1. CHI È PATRICK ZAKI E PERCHÈ È RECLUSO?


Patrick Zaki (1991) è uno studente egiziano che, presso l’Università di Bologna, frequentava il master “GEMMA” in studi di genere e diritti delle donne. L’inizio delle sue vicende giudiziarie risale al 7 febbraio 2020, quando, atterrato all’aeroporto de Il Cairo per far visita ai suoi parenti, è arrestato dagli agenti dei  servizi segreti egiziani. A dare la notizia, il 9 febbraio, è l’associazione per cui lavorava in veste di ricercatore, mentre le autorità egiziane rilasciano un comunicato in cui sostengono che l’arresto dello studente sia avvenuto presso un posto di blocco a Mansura, sua città natale. 


La accuse sono di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie.


In particolare si fa riferimento a dei post su Facebook e su articoli sui diritti dei cristiani copti in Egitto, nonché di propaganda per il terrorismo. I mezzi d'informazione legati al governo egiziano rincarano la dose sostenendo che lo studente fosse all'estero per fare una tesi sull'omosessualità e per incitare contro lo stato egiziano.

Il suo avvocato ha parlato subito dopo, dichiarando che il suo assistito ha subito diciassette ore di atroci torture in carcere , che le autorità egiziane , invece, negano, sostenendo che Zaki sia in buona salute. 


Intanto, dopo vari spostamenti viene collocato nel carcere di Tora a Il Cairo, mentre la sua carcerazione preventiva - che in Egitto può durare fino a due anni- diventa sempre più lunga, con continui rinvii dell’udienza. 

Il caso ha ben presto una risonanza nazionale e internazionale: a mobilitarsi troviamo Amnesty International, che attualmente è ancora impegnata con una raccolta firme e con altre attività legate allo studente, una vasta rete di associazioni, comuni e università  italiane con echi anche all’estero (anche la diva di Hollywood Scarlett Johansson ha espresso un accorato appello). 


2. LA VICENDA GIUDIZIARIA



Dal febbraio del 2020 la prima udienza, ritardata a suon di rinvii costanti -motivati anche dalla pandemia- da parte dello stato egiziano, giunge  il 14 settembre 2021. La seconda, brevissima, dura pochi minuti. È il 28 settembre. A chiedere e a ottenere  il rinvio è la stessa difesa di Zaki, che annuncia di non aver avuto una copia degli atti, perché è stato concesso loro di consultarli in fretta. 

La corte annuncia la nuova udienza per il 7 dicembre: una data non neutra, pare, dato che cade nel giorno che segna il ventiduesimo mese di carcerazione preventiva.


Il rinvio “sa di punizione” scrive Amnesty International, che nel frattempo auspica che le autorità italiane usino bene i mesi a disposizione per operare a livello diplomatico con lo stato egiziano. 
Il ricercatore rischia venticinque anni di carcere o perfino l’ergastolo.


In questi mesi la mobilitazione a sostegno di Zaki ha portato a diverse iniziative e alla concessione della cittadinanza onoraria da parte della “sua” Bologna, nonché di altre città italiane, tra cui ricordiamo, nella sola Puglia, Bari, Brindisi e Taranto.

Si attende dunque la data del 7 dicembre e in molti sperano, nel frattempo, che Zaki - “prigioniero di coscienza come è stato definito da Amnesty, perché reo solo di aver espresso idee- possa ottenere, come chiesto da una raccolta firma della stessa organizzazione, la cittadinanza italiana “per meriti speciali”. 

La mozione per concedere la cittadinanza italiana allo studente ha riscosso la maggioranza in Senato e alla Camera e ora si attendono le mosse del Governo. 


Claudio Leone


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https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/patrick-zaki#13

https://bari.repubblica.it/cronaca/2020/08/05/news/sky_cittadino_onorario_bari_-263814563/

https://www.amnesty.it/campagne/free-patrick-zaki/

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/patrick-zaki-processo-1.6855069

https://www.fanpage.it/esteri/patrick-george-zaky-e-stato-arrestato-e-torturato-in-egitto-per-una-tesi-sullomosessualita/

https://www.fanpage.it/esteri/patrick-george-zaky-e-stato-interrogato-per-17-ore-e-torturato-con-pugni-e-scariche-elettriche/

https://www.lastampa.it/politica/2021/07/07/news/zaki-la-camera-approva-la-mozione-per-conferirgli-cittadinanza-1.40471759




mercoledì 29 settembre 2021

HAI MAI MANGIATO UNA POESIA? LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ #poesia#performance#claudiafabris#versosud#parolesottosale#lacamerieradipoesia#corato

 

HAI MAI MANGIATO UNA POESIA?
LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ


A Corato, dal 17 settembre al 17 ottobre, in Piazza di Vagno è possibile prenotare gratuitamente il proprio posto per assistere alla performance “La cameriera di poesia” di Claudia Fabris, organizzata nel contesto del festival “Verso Sud”. Ho provato in prima persona la performance e di seguito le mie impressioni su questa esperienza.

CORATO, 23 SETTEMBRE- Avevo prenotato il mio posto per il turno delle 18. Arrivato in piazza, dopo qualche minuto di attesa, compare, dal buio delle scale fino ad affacciarsi in piazza, Claudia Fabris, che ci accoglie, ci saluta e ci porge subito i menù. La performance funziona così: dapprima, si prendono le ordinazioni “poetiche”. Sul pieghevole che ci è stato offerto si possono trovare antipasti, primi piatti, piatti unici, dolci e “parole sotto sale”, il vocabolario che l’artista sta scrivendo dal 2013. La “cameriera” ci spiega che gli antipasti sono poesie molto brevi, i primi piatti sono poesie di media lunghezza, mentre i piatti unici sono poesie più lunghe e se ne ordina una per tutti i partecipanti. I dolci, invece, sono poesie accompagnate da musica, cantate o con doppia voce. Ogni sezione del menù si divide in piatti “della casa”, cioè scritti originali di Claudia Fabris, “classici” e “contemporanei”. «È un pasto comunitario» avverte, quindi ciò che ciascuno ordina sarà “mangiato” anche dall’altro.

Una volta prese le ordinazioni si scende in questo locale sotterraneo tutto di pietra. Decorato e accogliente, pieno di lucine che offrono punti di luce ambrata e calda, libri, piccole candele, lettini e sedie a sdraio. Al centro vi è una grande libreria che fa il paio con quelle poste alle pareti laterali, mentre a un lato c’è un piccolo banco, con mixer e microfono, che è la postazione della “cameriera”.


Ci porge delle cuffie: ecco spiegato come avverrà la performance. Claudia Fabris ci leggerà le poesie da noi ordinate, mentre noi staremo tutto il tempo accomodati sul letto o sulla sdraio, liberi di goderci il momento come preferiamo.

L’atmosfera è molto rilassata, è evidente la cura, materiale e immateriale, dell’artista nel metterci a nostro agio, così mi siedo sul letto. Accendo la cuffia e la performance comincia. La voce calda e ammaliante di Claudia ci introduce al servizio con “pane” e “coperto”. La voce si accompagna a dei suoni naturali e registrazioni di voci di altri poeti.

Poco dopo prendo coraggio e sprofondo nel letto, ho gli occhi chiusi ma forzatamente, il corpo è rigido, mentre nelle mie orecchie le parole incalzano.


Poi, pian piano qualcosa succede: il corpo è morbido, gli occhi- che prima serravo e poi riaprivo- si chiudono spontaneamente, con grazia e dolcezza.

Le immagini della poesia iniziano a crearsi dentro di me, le vedo. Senza che io lo voglia, visualizzo le immagini suggerite dai vari componimenti. Tutto accade in modo immediato e senza il coinvolgimento della mia coscienza. Lo sciabordio dell'acqua che sento in cuffia crea l’acqua: vedo l'acqua, sono nell'acqua, e la sento. Sento la freschezza delle onde marine sul corpo e poi vedo il blu delle profondità nelle quali sono immerso.

Poi vedo un pesce. Poi una frattura nella terra e poi una donna. Le parole che ascolto, man mano che le poesie si avvicendano, generano immagini. Se si parla di acqua vedo acqua e così via. 


Sento di sprofondare in uno stato di coscienza alterato, come se stessi scavando più in profondità, perché ora inizio a vedere soltanto colori e forme che si muovono e si intersecano tra di loro e quando si uniscono mutano ancora forma e colore

È ormai solo pura forma e puro colore e questi cambiano di continuo. Solo verde, giallo, rosso, blu in cerchi, quadrati e cascate di forme geometriche. Sono come le immagini che vedi quando stai per addormentarti: le illusioni ipnagogiche.


Mi ero quindi addormentato? Non lo so. Non so davvero dire cosa sia successo, l'unica cosa sicura è che ero in uno stato di coscienza alterato, diverso, non nella veglia. Se torno indietro con la memoria non ho neanche coscienza precisa di cosa sia successo e cosa io abbia fatto in quei momenti (quanto lunghi, non so). Ho fatto esperienza di cose che non sapevo, ho visto cose che non immaginavo. Ero io e non ero io allo stesso tempo. Claudia ha toccato forse parti più profonde e sepolte della mia psiche


A proposito di Claudia Fabris. Mi chiedo quale sia il suo ruolo nella performance, a che archetipo ricondurla. 

Questo pensiero mi si presenta di tanto in tanto mentre, steso, ascolto la sua voce meravigliosa. Sì è presentata come una cameriera di poesia, poi ho iniziato a vederla come una psicoterapeuta che innesca e partecipa a un processo col suo gruppo di terapia, sempre mantenendo però il suo ruolo. Pian piano, però, inizio a vederla come una maga: le sue parole sembrano incantarmi. Lei sta creando dei mondi con la parola, il suo abracadabra poetico forgia e nel frattempo ammalia, ci fa sprofondare in un sopore magico, profondo e innaturale. Qualcosa di ricco e strano, mi vien da dire. 


Mi ridesto un poco, Claudia parla di Pino Sciola1, artista sardo che faceva “cantare” le pietre. Il suo proposito artistico era di dimostrare che la pietra era cosa viva, perché capace di cantare. 

Quindi, applicava dei tagli alle pietre che, una volta sfiorate, emettevano dei suoni simili a un canto. Ascoltiamo questo canto. Sento il bisogno di allungare la mano e toccare la parete di pietra che è accanto a me. La sento bagnata, morbida. Come se fosse viva e mi stesse sorridendo divertita. Claudia ci anticipa che il prossimo suono ha provato anche lei a produrlo da quella stessa pietra e non poteva collegare il suono che sentiva a quello che vedeva, non riusciva proprio a crederci. Sembra una sinfonia, un qualcosa di corale. E qui accade che il mio sguardo è come se acquisisse una seconda vista. Stavo guardando già da molti minuti la volta di pietra sopra di me, ma sembra che solo ora la stia guardando per davvero. Così con lo sguardo e la testa comincio a muovermi continuamente da destra a sinistra e poi ancora e di nuovo, a coprire interamente l’arco. È come se vedessi la pietra illuminarsi e viva risuonare e cantare come in una sinfonia.


Ho riacquisito un po' di lucidità, cerco di seguire il testo, di visualizzarlo ma ben presto sprofondo di nuovo in questo strano stato della coscienza.

La mia intelligenza fatica, si aggrappa ma non ci sta dietro. Prima di abbandonarmi realizzo che la poesia è primariamente voce, mentre noi ci fermiamo solo al testo, nelle analisi linguistiche e nelle strutture metriche. La natura sacra della poesia, il rapimento estatico che comporta, non sono solo cose scritte sui libri o anticaglie del passato. Sento come di aver sbagliato tutto nell’interpretare la poesia, ma non ho tempo per giudicarmi: sono già nuovamente ammaliato.

È arrivato il momento dei dolci, recitati ritmati, cantati o con doppia voce, accompagnati dalla musica. Claudia Fabris sta eseguendo Nature Boy di David Bowie, la mia scelta. Canta un verso in inglese e poi si ascolta la sua traduzione in italiano e così via ancora. L'effetto è quello di una magia ritardata o di una magia cosciente. La parte inglese incanta, quella in italiano si offre alla coscienza.

Poi, «come in ogni ristorante che si rispetti», caffè amaro, macchiato, brandy, vodka, sake, liquore africano e mille erbe. La nazionalità di ogni autore e l’effetto della sua poesia generano questa ripartizione alcolica. Un colpo poetico dietro l'altro, poesie brevissime che mirano al centro e fanno colpo. Sono emozionato. Risorge in me l'idea che l'uomo è una cosa piccola, che deve prendersi cura di sé e dell'altro e che deve vedere il bello anche nelle difficoltà.

Siamo giunti al termine, forse l'ho capito con un po' di ritardo. Non si sente più nulla nella mia cuffia. Claudia è andata via. Penso che sia un qualcosa di maieutico o una ritirata della maga, quand’ecco che ritorna con una grande borsa stretta a due mani e la porge davanti a ciascuno di noi, invitandoci a pescare qualcosa da dentro. Sono le sue “parole sotto sale”, titolo anche del suo libro, un “piccolo dizionario poetico” in cui ciascun componimento offre l’etimologia poetica di una parola2.

Pesco la mia, è “Formazione”. Per una serie di motivi personali (e quasi tutti relativi alla sola giornata di oggi) sembra la parola giusta per me. Sembra, ancora una volta, un’incursione magica e profonda nei miei pensieri più celati. 

Mi guardo intorno e sollevo il busto. Sono, siamo tutti intontiti. Ma paghi, soddisfatti. Io mi sento sazio, nutrito, ristorato. Dentro di me ribolle la voglia di dire “grazie”.

E qui ho un'illuminazione. Mi sento esattamente come dopo una bella mangiata. Ed ecco che trova soluzione e compimento un rovello, uno dei tanti fili che ha attraversato la mia mente in quella che mi è sembrata una vita a parte più che un'esperienza. Lei non è stata né la maga, né la cuoca, né la psicoterapeuta.

È stata esattamente quello che ci ha detto essere sin dal principio: una cameriera di poesia che ci ha servito e ristorato, attenta ai nostri bisogni e premurosa di farci tornare a casa più che sazi e accuditi. Abbiamo timidamente ripreso a parlare, a mezza voce le dico "grazie", ma non credo mi abbia sentito.

Non fa niente, basta così. Il conto, grazie.

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mercoledì 22 settembre 2021

#22SETTEMBRE: due eventi storici

 







Nessun giorno è uguale all’altro, il che vale anche per la Storia. 



Apprendiamo da RaiStoria - canale autorevolissimo di cultura “dialogata” e non calata dall’alto - che il 22 Settembre presenta almeno due finestre di riflessione:




1. L’Eccidio di Cefalonia (1943) che fa seguito al più famoso 8 Settembre. Un crimine di guerra perpetrato dalla Whermacht tedesca che uccise migliaia di prigionieri e feriti italiani INERMI dopo la resistenza in combattimento attuata dalla Divisione Acqui (e altri contingenti della Regia Marina e dei Carabinieri). Un fatto orribile che rappresenta insieme un martirio e il primo atto della Resistenza armata al nazifascismo. L’orrore aumenta se si pensa che recentemente un tribunale tedesco ha archiviato il caso a carico di un sopravvissuto ufficiale tedesco in quanto gli italiani si erano comportati da “traditori” (!). Chiamare i feriti tra i cadaveri, promettendo loro la prigionia, e sparare loro con un colpo di pistola alle tempie CHE COSA E? Non è neanche un atto deprecabile di guerra.



2. Nel 1949 - sempre il 22 Settembre - si passava alla atrocità più subdola della Guerra Fredda in quanto l’URSS (la Russia sovietica per i più giovani) faceva esplodere la prima atomica inaugurando quella stagione (mai finita realmente) di deterrenza reciproca. In realtà il primo "esperimento" sovietico di bomba a fissione nucleare era del 29 Agosto ma la semiufficialità della notizia è di Settembre (non fu mai ammessa dal Cremlino dalle bocche cucite dal regime). 

Di disarmo nucleare reale (e non di trattati di non-proliferazione delle armi nucleari), si cominciò a dibattere nei fatti solo dopo la Caduta del Muro di Berlino (1989) ed il crollo geopolitico dell'URSS. Forse ne parleremo in via definitiva solo nel 2022 (a pandemia COVID conclusa speriamo).


La Guerra Fredda, cominciata quindi nel 1949, ebbe un acme visibile con la Crisi dei missili di Cuba (16 - 28 ottobre 1962 ), quando il mondo sfiorò il primo grande abissodi una guerra nucleare.
La Guerra Fredda continuò nel mondo per anni (ma è mai cessata?): a tratti la "fredda" si trasformava in "calda", cioè in conflitti delocalizzati di tipo convenzionale: guerra di Corea poi Vietnam. Qui nascono i primi veri e organizzati movimenti pacifisti: possiamo dire che dal 1965 con l'escalation bellica del Vietnam. Da tali movimenti per lo più giovanili emergerà la contestazione ed i fatti del 1968. Ma questa è un'altra Storia. (am)









lunedì 13 settembre 2021

Indimenticato e indimenticabile Vittorio Gassman



"Sono Gassman!", pellicola di grande impatto emotivo diretta dalla straordinaria sensibilità del regista Fabrizio Corallo, presentata a Trani presso Palazzo Beltrani.


Intervista del critico Lorenzo Procacci Leone al regista Fabrizio Corallo

 


Trani, 10 settembre 2021- Nel cuore del borgo antico della città di Trani, a vent’anni dalla scomparsa e a un anno dalle prossime celebrazioni del centenario dalla sua nascita, è alla corte en plain air del Davide Santorsola di palazzo Beltrani che si è ospitato il documentario “Sono Gassman! Vittorio re della commedia”, film biografico interamente dedicato al “mattatore” della commedia all’italiana.

Pellicola di grande impatto emotivo diretta dalla straordinaria sensibilità del regista Fabrizio Corallo, già vincitore del Nastro d’argento e del premio Flaiano, intervistato per l’occasione dal critico Lorenzo Procacci Leone.




Atmosfere soffuse, proiezioni murali, tratte dai cimeli del palazzo ormai riconosciuto polo di storia dell’arte, un tavolino da bar al margine, acqua, bicchieri, sedie, il critico ed il regista conversano, emergono aneddoti, “luci ed ombre” – dirà Fabrizio – dell’uomo Vittorio nel personaggio Gassman, “Gassman con una n” come soleva sottolineare l’eclettico artista dalla fama immensa e imperitura.

Qualcosa in questa ouverture che anticipa la visione della pellicola – ben novanta minuti di visione su quindici ore di riprese – richiama alla memoria quello stile e quel modo di conversare che fu della dolce vita e l’intervista avvicina tanto gli estimatori quanto i giovanissimi visitatori a nomi del jet-set internazionale (attori, registi, incontri professionali, personali e familiari) che hanno animato la carriera dell’attore-regista-sceneggiatore-conduttore televisivo e scrittore Vittorio Gassman ma che, soprattutto, ce lo riconsegnano in un’immagine del tutto nuova, pubblica ma anche tanto privata, intima, fragile, così in contrasto con il noto sarcasmo, la voce profonda e lo sguardo magnetico ma a tratti truce che ben lo rappresentava.

La pellicola è di per sé un capolavoro di memoria cinematografica resa ancora più preziosa dalla prossemica vicinanza di Fabrizio Corallo all’attore e alla famiglia.



Fa da filo conduttore alla narrazione il figlio, e noto attore egli stesso, Alessandro Gassman con racconti sul padre e ricordi dei viaggi in tournée (Vittorio amava macchine veloci e motori potenti, pur avendo una pessima guida, ragion per cui lasciava assai volentieri il volante al figlio, racconterà lo stesso Alessandro).

Fu la madre, genitore imponente, a volerlo fortemente avviare alla carriera artistica e a volerlo allievo dell’Accademia di arte drammatica Silvio d’Amico, indirizzandolo così verso un lavoro che lui -fondamentalmente timido- non scelse, ma nel quale eccelse, favorito da quella particolare memoria che fu definita prodigiosa, e dal suo fisico aitante, che gli valsero da subito degli ingaggi, sebbene in ruoli non troppo popolari. 


Fu la chiamata del regista Mario Monicelli nel 1958, che lo volle nel capolavoro “I soliti ignoti”, a definirne quel carattere comico che lo consacrerà- insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni- come uno dei mostri sacri della commedia all’italiana.



La pellicola di Corallo lo ricorda nelle scene tratte da “Il sorpasso”,  negli episodi de “I nuovi mostri”, ne “L’armata Brancaleone”, in “C’eravamo tanto amati”, “Profumo di donna” e attraverso frammenti di interviste a Carlo Verdone, Stefania Sandrelli, Paolo Villaggio, Maurizio Costanzo, Paola Cortellesi, o, ancora, nelle sue frequentazioni internazionali, nei suoi monologhi,  nelle premiazioni  che ne hanno consacrato la carriera: ben 130 sono stati i film ai quali ha preso parte tra il 1943 e il 2000.

Versatile, magnetico, professionale, amò immensamente il teatro al quale tornò in ogni circostanza in cui gli fu possibile, riversandovi un’energia straordinaria.


Per Vittorio Gassman l’attore aveva, non a torto, il privilegio di poter rimanere per sempre un bambino.


Ma se su di un palco e davanti a una cinepresa improvvisazione scenica e copione sono lì a guidare la rappresentazione, i dialoghi e le battute che lo hanno reso popolare al grande pubblico, nel privato hanno assai probabilmente soffocato la naturale timidezza. Quell’ombrosità e quella sensibilità che lo hanno reso adulto versatile ma anche marito e padre più volte e troppo presto per poterne prendere da subito e appieno coscienza.

Nei periodi in cui la sua più intima natura si fece ombra e lo allontanò dalle scene e dallo spettacolo, emerse -già in un’intervista del 1989 con Corrado Augias- quel che i suoi figli trovarono tra le volontà testamentarie, “non fu mai impallato”,  quale glorioso epitaffio con cui ha scelto essere ricordato.

 

Resta per noi indimenticato e indimenticabile.

 

 

Lidia M. Ratti

  

 

domenica 12 settembre 2021

#11Settembre VENTI ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

 




Gli Stati Uniti, flagellati da due uragani a distanza di poche settimane, ricordano le vittime dell’attentato terroristico del 2001, solidali oggi come allora. E il mondo solidale ricorda il terribile evento. 





Che i più giovani sappiano che non c'è persona al mondo che, assistendo inconsapevolmente a quella diretta televisiva, non ricordi esattamente l'ora localeche cosa stesse facendo (e non ha più fatto), e dove stesse: tipico degli spettatori di cataclisma storico che ha deviato irreversibilmente il corso del Ventunesimo secolo.




Oggi ci rimane il ricordo di allora, l'amaro inconcludente di oggi. E quindi poche parole. 

Così ci zittisce Ground Zero coi nomi di migliaia di vittime innocenti (2997 civili) .




Lui non c'è più ma l'odio continua a circolare nelle nostre vite. Ci sono tanti Ground Zero nel Mondo.


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ULTIME NOTIZIE. 

L’FBI ha diffuso un documento finora secretato sulle indagini svolte ininterrottamente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001


E' notizia recentissima della agenzia FBI che rimbalza sui media ma è attendibile:  l’agenzia investigativa della polizia federale statunitense, ha reso pubblico un documento finora coperto dal segreto di Stato riguardante le indagini sugli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. 

È il primo documento a essere pubblicato dopo che lo scorso 3 settembre il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva firmato un ordine esecutivo che imponeva la desecretazione dei rapporti dell’FBI sulle indagini, in occasione dei 20 anni dagli attentati.

Il documento risale al 2016; è parzialmente accessibile (alcune parti sono state oscurate per probabili conseguenze sulla politica estera degli USA) e contiene un’analisi dei possibili collegamenti tra gli attentatori e personaggi altolocati dell’Arabia Saudita: infatti. è noto da tempo, 15 dei 19 dirottatori risultavano essere cittadini sauditi, ivi compreso il vero "progettista", Osama bin Laden, allora leader dell’organizzazione terroristica al Qaida. 


Nel documento dell'FBI ci sono diversi dettagli sui presunti legami tra alcuni cittadini sauditi residenti in quel periodo negli Stati Uniti e gli attentatori. Naturalmente non vengono fatte emergere collusioni con il governo stesso saudita che al lettore balzano assai probabili. Comunque un agente saudita sarebbe implicato.  (redazionale)

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RILEGGENDO INCULTURA




https://blogincultura.blogspot.com/2001/09/l-11-settembre-2001-riflessioni.html

IN UNA NOTA REDAZIONALE DEL 2011:
Estremamente interessante la lucida analisi dello scrivente che non disponeva ancora di informazioni attendibili sui mandanti dell'attentato che ha cambiato la Storia del Millennio. Tutti i punti esaminati hanno ricevuto conferma dagli eventi successivi fuorché quello sperato che altri nuclei terroristici potessero facilitare la enucleazione di Al Qaeda, al fine di operare più tranquillamente in un filtro di forze di sicurezza a maglie larghe. Il "crimine religioso di massa", "mass religious murder" in realtà è divenuto tragicamente attuale in tante situazioni storiche e geografiche, quasi connotando il primo decennio di tale folle inizio di secolo e millennio.

Rileggere anche: 
 
https://blogincultura.blogspot.com/2014/08/visiting-national-september-11-memorial.html

https://blogincultura.blogspot.com/2011/05/bin-laden-is-dead.html

mercoledì 8 settembre 2021

# 8Settembre1943: il caos da cui emergerà l'ordine democratico del Dopoguerra

 


Alberto Sordi ed Edoardo De Filippo nel film di Comencini: "Tutti a casa".  Altro che tutti a casa. Cominciava per l'Italia una nuova fase sanguinosa e tremendamente confusa della Seconda Guerra. Mondiale

La vera guerra per molti cominciava proprio lì, da quell' 8 Settembre. 

L’8 settembre 1943 è una data fondamentale per la storia del Novecento italiano. In quel giorno il maresciallo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio con le forze anglo-americane. Per qualche ora la guerra sembra finita, ma già nella notte i nazisti occupano gran parte della penisola. L’Italia entra così nella fase più dura del secondo conflitto mondiale. Il fascismo che sembrava annichilito risorgerà tristemente facendo ulteriori vittime (ma il mostro non muore mai).

In quei giorni di Settembre del 1943, a Bari, M.M., ignaro degli accadimenti grandi e piccoli (come tutti),  avendo compiuto diciotto anni e essendo stato chiamato alle armi, impavido (o pavido) uscì nel Caos dell'8 Settembre: se non si fosse presentato in caserma sarebbe risultato disertore; presentandosi in caserma seguendo il dovere andava verso una fine rovinosa (tutti temevano la reazione nazista). Dei suoi fratelli maggiori G. era disperso in Nordafrica dopo la disfatta di El Alamein, M. era disperso in Africa Orientale dopo l'ultima battaglia di Culqualber di Gondar (Etiopia), A. era disperso in Russia dopo la disfatta di Stalingrado ( e non sarebbe più tornato ingoiato dalla morte sul fiume Don). La situazione in famiglia era disperata per i genitori. Si disperse anche lui nel Caos ma quella famiglia si potè considerare fortunata a piangere solo un figlio su quattro: ad altri era e sarebbe andata peggio. 

Dalla caduta e arresto di Mussolini (25 Luglio) passarono quarantacinque giorni di incertezza istituzionale e smarrimento della monarchia e degli alti comandi delle forze armate italiane. 

L'armistizio proclamato da Badoglio attraverso radio Algeri sembrava far intendere che la guerra fosse finita e quindi annunziasse "Tutti a casa" come nel film struggente di Comencini. Come ha ripetuto molte volte nelle sue conversazioni di storia su Rai Storia, Paolo Mieli meglio dell'armistizio sarebbe stata una resa: si sarebbe evitato di confondere i cittadini e militari mettendoli allo sbando. Non fu così perché forse non si sapeva che cosa fare in una situazione di sconfitta con un ospite ed ex alleato scomodo e spietato come la Germania nazista. Nei dilemmi si balbetta e ci si paralizza, oppure partono iniziative personali o gruppali con esiti eroici ma comunque tragici, come fu la resistenza (forse tra i primi atti della Resistenza) del famoso eccidio di Cefalonia, un vero e proprio crimine di guerra: dal 23 al 28 Settembre 1943 furono uccisi 9000 soldati italiani e ufficiali della divisione Acqui di cui 5000 fucilati e massacrati con mitragliatrici dopo la resa in spregio a tutte le convenzioni internazionali. Sarà l'esercito regio a patire maggiormente stragi, deportazioni di prigionieri verso campi di concentramento ecc. 

La marina regia riuscirà a salvare parte della flotta lasciando la base di La Spezia ma la corazzata italiana Roma in convoglio venne affondata dai tedeschi e si persero oltre mille uomini in un solo colpo. Solo esempi, tra i tanti tragici della guerra. Nei campi di prigionia alleati (per nei campi POW del Kenya dopo l'8 Settembre fu chiesto ai prigionieri italiani di scegliere tra giuramento alla monarchia e giuramento al duce: anche lì si formarono valli insuperabili.

Comunicazione distorta o mancata, terrore delle rappresaglie naziste, doppiogiochismo, il tardivo tentativo della monarchia di riprendere il potere dopo la caduta del fascismo con un piano che si rivelò più di fuga che di salvaguardia del Governo hanno destabilizzato i centri di potere e la periferia. "Tutti confusi" più che "Tutti a casa".

Tra l'altro è emerso storicamente che l'accordo sarebbe dovuto essere reso pubblico il giorno 12 settembre, ed in tale data si sarebbe dovuto verificare uno sbarco in una località da decidere da parte del comando militare anglo americano. Misteriosamente, contravvenendo agli accordi,  il comando anglo americano diffuse l’armistizio in anticipo, il giorno 8 settembre. Gli Alleati premevano da sempre, dai primi contatti diplomatici, e non si fidavano degli italiani (mai quanto i tedeschi che avevano subodorato l'abbandono italiano e avevano schierato truppe strategicamente). 

Nei trentacinque giorni che seguono l’annuncio dell’armistizio, le forze speciali tedesche liberano Mussolini, quel Duce che in prigionia già valutava di suicidarsi e aveva chiesto sul Gran Sasso una pistola ad un ufficiale per ammazzarsi (!). 



Hitler incarica Mussolini - di nuovo alla ribalta - di formare uno Stato collaborazionista per gestire i territori già occupati dalla Wehrmacht. Nasce così la Repubblica Sociale Italiana, che nel volgere di poche settimane scatenerà la guerra civile. La guerra divampa più forte e carica di odio.

Alla fine, è noto, l'Italia si ritrovò spaccata tra Nord e Sud, nel più stretto significato geopolitico. La strategia tedesca di arginare l'avanzata verso Nord degli Alleati - la ritirata combattuta del feldmaresciallo Albert Kesserling - franerà con il superamento della prima linea difensiva  (linea Gustav) e poi con il cedere della arcigna linea Gotica. Ma saremo arrivati al 1945. 

Con tantissimi morti da ambo i fronti. La resa germanica era ancora lontana quanto inutile. La libertà democratica ancora più lontana. (achille miglionico)





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