venerdì 25 settembre 2026

Discorso di Pedro Sanchez alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite. #ONU

 

Ecco il discorso di Pedro Sanchez alla assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo il monologo raccapricciante di Netanyahu, i silenzi assordanti di aggressori come Putin e gli imbarazzanti voltafaccia di Trump, finalmente un discorso di "buonsenso" che ci fa comprendere che non siamo soli e abbrutiti dai media.


"Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare. La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell'umanità. Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi. 
Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto. 
Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo.
Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d'azione, per poi descriverci come enti inutili di cui si può fare a meno. Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati. 
Il primo è l'egoismo: l'assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro. Il secondo è l'ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare. E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie. In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti. Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia. Le ho viste inquinare l'atmosfera e anche l'oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo. Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell'umanità. Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili. Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale. Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento. Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate. Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo. 
E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.  Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi. 
Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città spagnola di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità. Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città spagnola come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo. Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa. 
E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza. 
Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l'umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. 
E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni. Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi.
Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?
Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro? E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Che noi no. Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto. È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l'impegno che voglio lasciare su questa tribuna. Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie".

venerdì 11 settembre 2026

11 SETTEMBRE 2001: 25 ANNI DOPO. MEMORIA, COMMEMORAZIONI, NUOVE SFIDE DELLA STORIA. CI E' CONCESSO SOLO PESSIMISMO STORICO?

 

E' dai primi passi digitali di INCULTURA che noi ci siamo interessati, in quanto coinvolti più come cittadini del mondo che come professionisti d'aiuto, ad eventi geopolitici di straordinaria rilevanza nello scenario della globalizzazione e della infosfera. Nella tragicità degli eventi bellici correnti, nella ascesa di imperialismi sovranistici e narcisismi personali, nella coincidenza di tanti "criminali di guerra" tuttora contemporaneamente al potere, nello strapotere stesso delle Big Tech che sovrasta nazioni e confederazioni, nello sconquasso ecologico non è facile mantenere lucidamente il focus mentale né è facile spiegare a figli e nipoti che cosa stia accadendo (o che cosa NON stia accadendo?) a livello mondiale e locale. Stiamo maltrattando anche la Speranza, ultima dea in un mondo che adora monoteisticamente solo profitto e potere. 

Carichi di dubbi ma anche di amore per la vita, diveniamo sempre più resistenti e resilienti e non smetteremo mai di parlare liberamente.

achille miglionico



L’ 11 SETTEMBRE 2001. Riflessioni preliminari.

PENSARE CISTERCENSE: 11 SETTEMBRE USA&E

#11Settembre VENTI ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

giovedì 10 settembre 2026

CI VORREBBE UN SIMPOSIO AL GIORNO SULLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SUI RISCHI CONNESSI. LA IA CORRE E NOI ARRANCHIAMO PER STARLE DIETRO. UN NUOVO ALLARME

 

Tutta la stampa e i media ne parlano. Riprendiamo da il Corriere.it quanto scritto da Roberto Cosentino: 

"Dopo le dimissioni,  Jacob Coxon, l'ex dipendente della società che ha sviluppato Claude ha deciso di raccontare pubblicamente che «Le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». La conferma da altri due suoi ex colleghi

L'allarme del ricercatore di Anthropic: «L'AI potrebbe sterminare gli esseri umani»
Jacob Coxon ha 26 annisi è dimesso da Anthropic di cui abbiamo parlato tempo fa

https://www.corriere.it/tecnologia/26_settembre_09/l-allarme-del-ricercatore-di-anthropic-l-ai-potrebbe-sterminare-gli-esseri-umani-8f16ad30-6f3d-4969-9a6a-9d30bbacfxlk.shtml?refresh_ce 


L'ennesimo allarme arriva da Anthropic, la società che ha sviluppato il chatbot Claude: «Sì, l’AI potrebbe sterminare l’umanità». Ciclicamente gli esperti di intelligenza artificiale avvertono di quella catastrofica eventualità secondo cui l’AI potrebbe diventare un grosso pericolo per la nostra stessa esistenza. Decenni di antologia cinematografica non sono bastate: tutto ad un tratto, Skynet potrebbe non essere più relegata alla fortunata serie cinematografica Terminator.

Il nuovo allarme viene scritto e pubblicato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei. Dopo aver rassegnato le dimissioni, hanno deciso di esternare le loro preoccupazioni sul social X. Uno di questi, Jacob Coxon, ha affermato che «le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata di marketing. Anzi, molti dirigenti e ricercatori di alto livello cercheranno di usare un linguaggio più pacato con la stampa, ma sento le stesse persone esprimere privatamente questa paura. Nessun'altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello».

Confermano i rischi anche Samuel Marks, supervisore di Anthropic, e Evan Hubinger, responsabile scientifico per l'ALLINEAMENTO della IA. 


Per ALLINEAMENTO si intende il processo per guidare i sistemi di IA affinché i loro comportamenti, obiettivi e output siano conformi ai valori, alle intenzioni e alle esigenze degli essere umani. 

"Non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell'allineamento" hanno tristemente ammesso gli esperti. 


L'appello alla valutazione dei rischi è stato rivolto alle Nazioni anche dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Volker Turk: intervenire prima che l'IA vada fuori controllo e che diventi "un rischio esistenziale per l'Umanità." 


NON BASTA?

(redazionale)


Imminente la pubblicazione degli ATTI SIEB del 2° SIMPOSIO SATELLITE sulla INTELLIGENZA ARTIFICIALE

mercoledì 24 giugno 2026

LA VILLA DEI PAPIRI DI ERCOLANO DOPO SECOLI SI SVELA VIRTUALMENTE GRAZIE AD ACCELERATORI E IA DEDICATA. CONVEGNO INTERNAZIONALE DEL 25 GIUGNO A NAPOLI.I

 


LA VILLA DEI PAPIRI di Ercolano - Parco Archeologico finalmente dopo secoli comincia a svelare i suoi tesori letterari di inestimabile valore: grazie alla fisica degli acceleratori ed all'ausilio della Intelligenza Artificiale si stano srotolando virtualmente i fragilissimi papiri della biblioteca più antica del mondo con modalità virtuali. Ne parla National Geographic Domani conferenza All'evento è dedicato il Convegno di Napoli del 25 Giugno 2026: conferenza in streaming per seguire in diretta. Chi può partecipare lo faccia. Articolo in inglese su National Geographic

venerdì 5 giugno 2026

LETTERA DEL PRESIDENTE IN OCCASIONE DEI 30 ANNI COMPIUTI DAL SIEB.Eventi culturali ed editoriali in arrivo


 




Trani, 5 Giugno 2026.

Cari Amici, Soci, e simpatizzanti,
colgo l’occasione per salutarVi tutti e ringraziarVi per l’apporto diversificato che ognuno di Voi ha apportato all’Istituto e/o alla e-zine INCULTURA.

Il 18 ottobre 2026 cade il trentennale della fondazione del SIEB. Abbiamo preso atto con soddisfazione di tale traguardo ed abbiamo programmato una serie di iniziative coi Soci operanti nella Redazione di INCULTURA:

- edizione di FOTOLIBRO con storia per immagini del SIEB dalla fondazione;

- pubblicazione in cartaceo e formato elettronico degli ATTI del SIMPOSIO SU Intelligenza Artificiale (edizione 2) che si è svolto con successo il 16 Maggio u.s. dopo l’espletamento dell’annuale e tradizionale  Corso 101 sulla Comunicazione Berniana;

- celebrazione mediatica su INCULTURA (che il 17 Novembre 2026 celebra 23 anni di Reg. testata ma in realtà nasce nel 2000 ed ha 26 anni di attività) ed eco su pagina FB e X ecc;

- progetto FOTOANTIQUA rivolto alle generazioni digitaliche: mostra di apparecchiature fotografiche d’epoca dalle analogiche alle digitaliche (luogo in definizione) e storia delle immagini fissate dalla nascita della fotografia (200 anni): è infatti del 1826 la prima foto della storia allorchè il francese Joseph Nicéphore Niépce catturò fotochimicamte la prima immagina permanente  (un'eliografia), immortalando una veduta dalla sua finestra a Le Gras; si rifletta, ci vollero circa 8 ore di esposizione alla luce

-comunicazione del nuovo Consiglio Direttivo SIEB (dopo modifiche statutarie d’obbligo cui provvederà l’attuale CD in carica). 

Seguiranno - come da lavori del Comitato di Redazione INCULTURA - iniziative culturali e formative in Trani, a partire dal mese di Novembre c.a. (titolo provvisorio dell’evento commemorativo: La Memoria del Futuro); a seguire programmazione e calendario laboratori SIEB da Febbraio 2027 con argomenti topici (analisi dei giochi berniani, analisi dei giochi e copioni aziendali, comunicazione empatica, emozioni e meditazione mindfullness, decontaminazione, criminologia, antropologia ecologica ecc).

Dunque ci aspettano molte possibilità di incontro. A presto

Il Presidente e direttore didattico dr Achille Miglionico 


giovedì 28 maggio 2026

#Anthropic sta per arrivare a Milano. Annuncio a fine Maggio. Un trend umanistico nello scenario della Intelligenza Artificiale?

 


Dario e Daniela Amodei hanno fondato Anthropic solo nel 2021, valutato oggi 380 miliardi di dollari



Anthropic sta per arrivare a Milano. Annuncio a fine Maggio. Un trend umanistico nello scenario della Intelligenza Artificiale?


Diversamente da altri attori operanti nel settore Intelligenza Artificiale che mostrano solo vantaggi e lati positivi della IA, Anthropic, colosso informatico, mette in guardia e dichiara un trend più umanistico 


L’avvento troppo rapido della IA non se lo aspettava nessuno così come nessuno aveva previsto il dilagare dei social ma forse oggi, con l'impatto destruente dei (dis)social sulla vita quotidiana, ci si sta interrogando di più e prima sui rischi evolutivi ed etici di un quid che potrebbe sfuggire di mano, soprattutto nelle mani di tecnoplutocrati, guerrafondai e di chi è semplicemente ossessionato dal binomio potere-denaro che caratterizza la attuale fase storica di capitalismo digitale. 


Anthropic è stato descritto da Martina Pennisi del Corriere della Sera come ”attore non cinico, ma critico della rivoluzione tecnologica” in atto. 


Nomen Omen? il brand appare ancora centrato sull’Uomo e tale impronta la si deve a Daniela Amodei che è un’ “umanista” prestata al capitalismo digitale. E’ lei che ha fondato nel 2021 Anthropic con il fratello Dario (leader tecnico), dopo che entrambi (di padre italiano) risolsero di “evadere” da OpenAI (incomprensioni etiche?). 

È atteso il 28 maggio pv l’annuncio dell’apertura a Milano del primo ufficio italiano dell’azienda, che ha  sede centrale  in California. Anthropic ha assunto in loco professionisti per supportare l’adozione dei suoi sistemi di AI nelle aziende italiane. Tra i clienti del colosso informatico si parla di  Satispay, Bending Spoons, Boston Consulting Group, assicurazioni come Generali, Unipol ecc. Dopo l’hub di Londra, Francia e Germania, tocca all’Italia. Chris Ciauri, managing director, ha specificato che il target sono le imprese, ma o stesso si augura la diffusione anche nelle Pmi. L’Italia ha già una quota di utilizzo di Claude Anthropic in crescita rispetto alla popolazione mondiale, con usi dominanti in area accademica, area di sviluppo di software ma anche negli usi personali (ricette!, viaggi, ecc). Claude è un'intelligenza artificiale conversazionale avanzata sviluppata da Anthropic che eccelle nella scrittura creativa, nell'analisi dei dati, nella programmazione e nella gestione di documenti lunghi. Tra le caratteristiche principali annoveriamo:


  • Comprensione e scrittura: genera testi fluidi e naturali in italiano, per cui si presta alla redazione di articoli, e-mail, report o addirittura la correzione di bozze (ci sovviene il racconto sf di Isaac Asimov “Il correttore di bozze”!).
  • Analisi di documenti: carica documenti PDF o file di testo corposi, li riassume o fornisce informazioni sul contenuto.
  • Navigazione web: accede ad informazioni sempre aggiornate direttamente dalla rete.
  • Lavoro con immagini e file: Puoi caricare grafici o foto per un'analisi visiva immediata.
  • Il tutto SENZA PUBBLICITA’ (essendo praticamente a pagamento). 


Riusciranno i nostri eroi Amodei a mantenere una linea di condotta aziendale consapevole e orientata in senso umanistico? La competitività nel settore IA non guarda in faccia a nessuno e secondo noi mostra meno scrupoli degli attori protagonisti della Guerra Fredda: gli interessi in gioco, tra guerre economiche e guerre assurdamente vere, sono da vertigine e mantenere una linea etica non è facile. Lo attesta il recente aspro contrasto, che ha destato rabbia trumpiana, tra governo USA e Anthropic stesso allorchè l’azienda non ha inteso collaborare con il  Pentagono di oggi. Il Dipartimento della Difesa - ribattezzato della Guerra dal Presidente, degno rappresentante della Madness Theory citata da Nixon negli anni Settanta - si è rivolta ad altri giganti informatici. E gli altri attori della IA (SpaceX, OpenAI, Google, Microsoft, Nvidia, Amazon, Oracle e Reflection) hanno subito siglato accordi con  il Pentagono: ciò produrrà un isolamento di Anthropic? 

Gli Amodei hanno chiarito alla stampa: «Il nostro obiettivo non era arrivare allo scontro, ma come azienda privata ci sono certe linee che per noi è importante mantenere». Ci vogliamo credere. Le aree delicate sono il controllo dei cittadini a fini preventivi e la IA utilizzata in campo militare, senza dimenticare l’impatto educativo e neuropsicologico sulle generazioni rese dipendenti. 


Per non ripetere errori commessi con i social bisogna confrontarsi da oggi sul futuro che è prossimo e non remoto.

(achille miglionico)

lunedì 18 maggio 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: A CHE PUNTO SIAMO? Simposio sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026

 

da sin. Achille Miglionico, Alfredo Nolasco e Lucia De Mari (Direttore Resp.le di InCultura)


INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: 
A CHE PUNTO SIAMO?
Simposio SIEB sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026


A conclusione del “Corso introduttivo alla comunicazione berniana” del 16 maggio 2026, il SIEB (Seminari internazionali Eric Berne) ha dedicato ampio spazio al tema dell’Intelligenza artificiale e ai suoi più recenti sviluppi.

Se la I edizione di questo simposio satellite, inaugurata nel 2025, aveva affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con un titolo che rimandava, di sillaba in sillaba, alla metafora di un’identità alternata o confusa tra intelligenza artificiale e pronome personale - IA e IO - enunciato a chiare lettere nel titolo “I.A. tra cibernetica e bioetica: IA o IO?”; nella II edizione, ci si chiede invece, coraggiosamente – ed è proprio il caso di dirlo –, a distanza di un anno, «a che punto siamo?», come recita la locandina: “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.
Il simposio è stato introdotto dall’oboe di Giulia Marzano, docente e artista raffinata e poliedrica; moderato dal noto e apprezzato conduttore e giornalista Alfredo Nolasco; e arricchito dalla presenza di Lucia De Mari, volto noto del giornalismo e assessore uscente, da sempre impegnata sul piano culturale e politico, nonché nostro direttore responsabile del blog Incultura.

Un intermezzo magico: la Maestra Giulia Marzano, Obe

I contributi, curati coralmente dalla Redazione di Incultura, sono stati molteplici e hanno permesso di osservare il tema principale da differenti punti di vista, generando nel pubblico domande e riflessioni che mostrano quanto l’attenzione e le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale siano in decisivo aumento. Seguono le aree argomentate, titolo per titolo, accompagnate da un breve abstract esemplificativo.

Con il suo Dall'Ipse Dixit all’Oracolo di Delfi, Achille Miglionico (Presidente SIEB, Direttore didattico dell’Istituto e neuropsichiatra), interviene con un accurato report di quanto emerge, da più parti, circa i danni cognitivi e comportamentali derivati dalla serie di dipendenze digitali, sia su di un pubblico adulto, sia, e soprattutto, tra i più giovani e coloro che di fatto stanno crescendo in un contesto deprivato di circostanze, abilità, risorse, mezzi e occasioni che avrebbero potuto - e dovuto - avere a disposizione. Il suo contributo, ricchissimo di spunti e dati, diventa occasione, denuncia e richiamo alla necessità di mantenere aperto il tavolo del dialogo, sollecitando le parti adulte a intervenire costantemente e responsabilmente al fine di mitigare i bias emergenti e favorire l’imprinting di un’educazione consapevole e in alcun modo delegabile ad apparecchiature elettroniche o sistemi di machine learning.

Il tempo della cura, Kairos, di Neus Lopez Calatayud (Psicoterapeuta, e Istruttore Senior di Mindfulness), dedica sensibile attenzione al tema della percezione del tempo entro cui si svolgono le relazioni, tanto nella quotidianità quanto, soprattutto, nei luoghi e contesti di cura e nei momenti di sofferenza dell’anima che necessitano di nutrimento, tempo, pazienza ed empatia: nulla di ciò può in alcun modo delegarsi a una chat o a una intelligenza artificiale. Tutto ciò nel mentre varie fonti giornalistiche portano all’attenzioni i primi casi conclamati di dipendenza dall’intelligenza artificiale: l’uso crescente delle chat di intelligenze artificiali in sostituzione di genitori, parenti, amici o persino della consulenza terapeutica ove necessaria, richiama tutti a riflettere su come interagire e intervenire nei contesti in cui operiamo.

Ai & Copyright di Lidia Ratti (UX writer), prende avvio dal caso di Eddie Dalton, bluesman sintetico prodotto dall’intelligenza artificiale generativa; richiama il tema del deepfake vocale con il caso di Sienne Rose; menziona la band country Breaking Rust, interamente generata tramite AI; e indica, come esempio e forse monito, il recentissimo caso dell’attore scomparso Val Kilmer, riportato “in vita” dall’intelligenza artificiale e prossimo al ritorno al cinema come prodotto di elaborazione artificiale. Era inevitabile attraversare il tema del copyright, discusso crocevia normativo, in attesa di ridefinizione coerente tra diritti e responsabilità. Da un lato, il dibattito si concentra sulle possibili violazioni sia in fase di input – addestramento e training dell’intelligenza artificiale – sia in fase di output, cioè nelle risposte, produzioni e opere realizzate con intelligenze generative e, dall'altro, deve considerare lobby, interessi di mercato e normative tutt'altro che chiare e uniformi. Al momento con riguardo all’output e quindi all’opera generata – sia chiaro, generata e non creata: l’AI non crea – prevale il riconoscimento della proprietà intellettuale validato sulla base dell’effettivo apporto umano che deve imprescindibilmente restare dominante. In fase di addestramento tutto appare più caotico e complesso: nella maggior parte dei casi conosciamo in modo generico le fonti di training, non siamo in grado di definire possibili rischi di plagio e ignoriamo quanti dati provengano, ad esempio, da shadow libraries – biblioteche ombra – o da materiale protetto e utilizzato senza regolare autorizzazione. Questi sono soltanto alcuni esempi che definiscono il clima di incertezza e lasciano aperti molti interrogativi che sarà necessario chiarire e regolamentare. Non solo copyright, dunque, ma anche licenze, termini d’uso, certezza delle fonti, normative, tutele, otre alla tracciabilità del training, costituiscono alcuni dei punti oggetto di dibattito sul quale ci sarà ancora tanto da dire e fare.

L’Intelligenza artificiale come metafora nella vita quotidiana di Claudio Leone (Docente di lettere, counselor a orientamento analitico-transazionale e scrittore), sviluppa una riflessione che prende avvio tanto dall’esperienza didattica quanto dalle cronache più recenti. Il suo intervento porta in primo piano vari titoli giornalistici esemplificativi per i contenuti di denuncia di recenti casi - estremi - in cui l’attribuzione di un valore di verità e la personificazione del “dialogo artificiale” con l’AI ha indotto taluni, certamente in un qualche modo più fragili o meno consapevoli, a gesti dalle tragiche conseguenze. Nel discuterne il relatore si sofferma su fonti, suggerisce letture di approfondimento e osserva, soprattutto, come si stia manifestando una tendenza semantica a comparare, in modo apparentemente del tutto logico e coerente, quasi fosse del tutto naturale, ciò che in natura non lo è affatto; sottolinea come, più e più volte, sia generalizzato e divulgato un linguaggio che confonde e contribuisce a divulgare una sorta di personificazione della macchina artificiale.  Occorrerebbe, piuttosto, tracciare un netto distinguo tra l'uno e l'altra, tra uomo e macchina: l’uomo pensa l’universo, la macchina elabora dati e simula. In alcun modo essa dovrebbe essere identificata con la persona. Non «ella», dunque, ma «essa»; non persona ma cosa; non aiuto, ma strumento. L’AI va intesa coerentemente con le sue funzioni: non è persona, ma un simulatore di persona, qualcosa che potremmo al più concepire come simulacro, tanto più che proprio in questa simulazione rischiamo di smarrire le nostre identità più autentiche e personali. 


AI e mercato del lavoro di Michela Gentile (Project Manager), pone al centro dell’intervento l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato occupazionale. Quella che inizialmente avrebbe potuto rappresentare un’automazione finalizzata ad affrancare l’uomo dai compiti ripetitivi e manuali, sta, di fatto, prendendo piede e trovando applicazione in ogni settore, comprese le professioni altamente specializzate. Pur riconoscendo l’importanza strategica dal dato e la necessità di lasciare che differenti competenze “dialoghino tra di loro” integrandosi e specializzandosi in contesti AI, generando nuove forme di competizione e nuove richiesta di competenze, differenti studi suggerirebbero che questa rapida rivoluzione tenda maggiormente a mitigare rischi, velocizzare processi e migliorare operazioni piuttosto che ad escludere o sostituire l’uomo. L’intervento richiama quindi alla necessità di un dialogo sociale tra le parti coinvolte – governi, datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori – al fine di preparare un futuro digitale inevitabile ma che, con le dovute cautele, possa rivelarsi in qualche modo equo e sostenibile, purché supervisionato dalla mente umana ...

Claudio Leone

A un anno dal primo confronto pubblico sul tema, la domanda non sembra più essere “IA o IO?”, ma quale spazio l’uomo intenda preservare per sé nell’epoca della simulazione intelligente. Il simposio, più che offrire risposte definitive, ha mostrato quanto il confronto sull’intelligenza artificiale sia inevitabile e urgente, prima ancora che sul piano propriamente tecnologico, sul piano umano, educativo, etico e relazionale nonché sul piano ecologico (le IA sono energivore anzi energivoraci, come ha detto Miglionico).

Tina Ardito, Pietro Grippo e Emanuele Fabiano


Michela Gentile e Achille Miglionico


Parte della Redazione di InCultura:
da sin. Domenico Ardito, Lidia Ratti, Tina Ardito, Achille Miglionico, Claudio Leone, Neus Lopez.

COMUNICAZIONE BERNIANA Evento formativo SIEB – Edizione 2026

 

 

CORSO INTRODUTTIVO 
ALLA COMUNICAZIONE BERNIANA 

Evento formativo SIEB – Edizione 2026

L’Istituto SIEB (Seminari internazionali Eric Berne), con il supporto di OdV Arges - organizzazione no profit attiva sul territorio nelle cure palliative rivolte a pazienti oncologici o affetti da patologie croniche invalidanti - anche per il 2026, sabato 16 maggio, ha rinnovato il proprio impegno formativo attivando il Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana, presso la Sala della Croce Bianca di Trani.
Nel contesto dell’evento formativo, fondamentale per l’approccio agli elementi essenziali della disciplina, è stato inoltre riservato spazio alla campagna SIEB di sensibilizzazione, avviata nel 2025, a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti, immersi in un contesto digitale che mostra sempre più complicanze e anticipa disagi futuri che neuroscienziati, educatori e sociologi denunciano da tempo, evidenziando la necessità di riformulare un’alleanza educativa tra adulti a protezione dei più giovani.

Campagna SIEB di sensibilizzazione, 
a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti

Il corso, certificato come modello “101” a indirizzo analitico-transazionale, ha raccolto attorno a sé studenti e docenti, manager, professionisti socio-sanitari, operatori delle aree di consulenza di vario genere e quanti abbiano coltivato e intendano coltivare interessi nell’ambito delle strategie della comunicazione.
L’Istituto S.I.E.B. Italia-Spagna nato ufficialmente nel 1996; circa mezzo secolo dopo la prima opera publicata da Eric Berne (The Mind in Action, Simon & Schuster, New York 1947) rappresenta la dimostrazione di quanto profonde fossero le radici germogliate dal pensiero acuto ed eclettico dello psichiatra canadese, padre dell’Analisi Transazionale. Un approccio sviluppatosi dalle radici neopsicoanalitiche attraverso le migliori istanze sistemico-relazionali della Scuola di Palo Alto e dinamicamente proteso a cogliere le più concrete trasformazioni sociali in atto, così come ci è dimostrato dalla sezione post-corso dedicata alla II edizione del Simposio sull’Intelligenza artificiale “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.

Il corso, condotto dallo psichiatra, psicoterapeuta e analista transazionale, dott. Achille Miglionico, si è sviluppato tra narrazione, didattica teorica e framework progettati per favorire la comprensione applicata dei principali nuclei concettuali della disciplina. Si è parlato di Stati dell’Io, Transazioni, Giochi psicologici di tipica matrice berniana e Contaminazioni; è stato inoltre approfondito il distinguo tra linguaggio digitale e linguaggio analogico, esplorando i domini della comunicazione verbale e non verbale ed enfatizzando gli aspetti utili a favorire una comunicazione consapevole, nonché gli elementi di criticità comunemente presenti nei nostri dialoghi personali e professionali. La giornata formativa si è distinta per consensi e partecipazione attiva. Su tali presupposti, pienamente aderenti alla mission dell’Istituto negli ambiti di ricerca e studio del bisogno formativo sociale, il SIEB ha attivato un servizio di ricognizione tematica dedicato ai contesti della comunicazione e ai laboratori teorico-pratici di indirizzo analitico-transazionale. Sarà sufficiente inviare mail con oggetto Richiesta Tematica Laboratorio all’indirizzo sieb.segreteria.eventi@gmail.com e l'Istituto avrà cura di censire le aree tematiche di maggior interesse e di adoperarsi per la programmando delle nuove attività formative.

 Lidia M. Ratti

lunedì 27 aprile 2026

COLE ALLEN, ENNESIMO ATTENTATO A DONALD TRUMP: MOTIVAZIONI ADDOTTE secondo #NYPost

 

Chi è Cole Allen?

Il post-confessione del «prof» ingegnere che voleva uccidere Trump e i suoi ministri ove si autodefinisce l’«amichevole assassino». Guido De Franceschi ne parla su "Il Corriere della Sera" del 26 Aprile us. Chi è Cole Allen? Ci aspettavamo un trucido sbandato come lupo solitario. Californiano, 31 anni, laureato, Cole Allen è arrivato a Washington in treno via Chicago, proveniente da Los Angeles. E nel suo «messaggio» raccomanda agli studenti di non fare come lui: «Restate a scuola, ragazzi». Tanto "pazzesco" il gesto  (anche se non raro nella storia degli USA) che persino il Presidente degli USA, in un'intervista a Cbs news, ha sentenziato che  "viviamo in un mondo pieno di matti"  (senza specchiarsi per altro). Trump ha  poi attaccato duramente l'intervistatrice della Cbs quando lei ha citato un passo del manifesto dell'assalitore in cui dice di "non essere più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini", in un lampante riferimento al presidente. "Non sono uno stupratore, né un pedofilo. E tu sei una persona orribile per aver letto queste parole. Dovresti vergognarti", ha duramente attaccato il tycoon.
Tratto da New York Post  del 26/04/26

Cole Thomas Allen, l'individuo autore della sparatoria di sabato sera alla cena di gala con Trump e corrispondenti della Casa Bianca, ha in effetti inviato un manifesto ai parenti poco prima di aprire il fuoco, descrivendosi come un «amichevole assassino federale» e rivelando che stava cercando di uccidere funzionari dell'amministrazione. Lo riferisce il New York Post, citando funzionari statunitensi. Ha scritto Allen nel manifesto, che un parente ha fornito alla polizia: «Non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani dei suoi crimini», ha scritto Allen, riferendosi apparentemente a Trump. Nel manifesto l'aggressore ha deriso la «folle» mancanza di sicurezza al Washington Hilton, affermando che agenti iraniani avrebbero potuto portare con sé una potenza di fuoco ancora più devastante della sua (un fucile a pompa e una pistola semiautomatica)   e «nessuno si sarebbe accorto di niente». 

«La prima cosa che ho notato entrando nell'hotel è stata l'arroganza. Entro con diverse armi e nessuno lì dentro prende in considerazione la possibilità che io possa rappresentare una minaccia», ha scritto. «La sicurezza all'evento è tutta all'esterno, concentrata sui manifestanti e sui nuovi arrivati, perché a quanto pare nessuno ha pensato a cosa succederebbe se qualcuno si presentasse il giorno prima. Questo livello di incompetenza è assurdo...».
Il messaggio, un mix di sarcasmo e drammaticità, non fa trapelare appartenenze politiche, razziali, religiose. Allen, d'altro canto, non era ritenuto un soggetto a rischio né un estremista. L'attentatore trentunenne, ingegnere meccanico, pare sia stato premiato come insegnante del mese nella scuola di appartenenza.  

Ecco il testo:  «Ciao a tutti! Oggi potrei aver sorpreso molte persone. Permettetemi di iniziare chiedendo scusa a tutti coloro di cui ho abusato della fiducia. Chiedo scusa ai miei genitori per aver detto di aver avuto un colloquio di lavoro senza specificare che si trattava di un'intervista per «Most Wanted». Chiedo scusa ai miei colleghi e studenti per aver detto di avere un'emergenza personale (quando qualcuno leggerà questo, probabilmente avrò davvero bisogno di andare al pronto soccorso, ma non si può certo dire che non sia stata una situazione autoinflitta). Chiedo scusa a tutte le persone che hanno viaggiato accanto a me, a tutti i dipendenti che hanno maneggiato i miei bagagli e a tutte le altre persone non direttamente coinvolte nell'attentato che ho messo in pericolo semplicemente stando nelle vicinanze. Chiedo scusa a tutti coloro che sono stati abusati e/o uccisi prima di questo, a tutti coloro che hanno sofferto prima che io potessi tentare questa impresa, a tutti coloro che potrebbero ancora soffrire dopo, indipendentemente dal mio successo o fallimento. Non mi aspetto il perdono, ma se avessi visto un altro modo per arrivare così vicino, l'avrei colto. Ancora una volta, le mie più sincere scuse». Poi aggiunge: 
«Ecco perché ho fatto tutto questo: sono cittadino degli Stati Uniti d'America. Le azioni dei miei rappresentanti si riflettono su di me. E non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini. (Beh, a essere del tutto sincero, non ero più disposto già da tempo, ma questa è la prima vera opportunità che ho avuto per fare qualcosa al riguardo.) Mentre ne parlo, illustrerò anche le mie regole di ingaggio previste (probabilmente in un formato pessimo, ma non sono un militare, quindi pazienza). Funzionari dell'amministrazione (escluso il signor Patel): sono obiettivi, classificati in ordine di priorità dal più alto al più basso. Servizi segreti: sono bersagli solo se necessario, e da neutralizzare in modo non letale se possibile (ovvero, spero che indossino giubbotti antiproiettile perché colpire il centro del corpo con i fucili a pompa fa male alle persone che *non*. Sicurezza dell'hotel: evitare di essere un bersaglio, se possibile (a meno che non mi sparino addosso). Polizia del Campidoglio: stessa cosa della sicurezza dell'hotel. Guardia Nazionale: come la Sicurezza dell'Hotel Dipendenti degli hotel: non sono affatto obiettivi Ospiti: non sono affatto obiettivi Per ridurre al minimo le perdite, utilizzerò anche pallini da caccia anziché proiettili singoli (minore penetrazione attraverso i muri). Se fosse assolutamente necessario, sarei disposto a esaminare quasi tutti i presenti per arrivare ai bersagli (partendo dal presupposto che la maggior parte delle persone `abbia scelto´ di partecipare a un discorso di un pedofilo, stupratore e traditore, e sia quindi complice), ma spero davvero che non si arrivi a tanto».

Nel messaggio si nota uno sfaldamento psicolinguistico: dal "Ciao a tutti!" si passa alle scuse per la sorpresa che indurrà il suo gesto in chi lo conosce e in seguito si perde coerenza nei nessi associativi in un sovraffollamento di idee pervase da angoscia e paranoidismo. Si attendono nuove informazioni ma l'accaduto e il non-accaduto del singolo richiama fortemente la violenza di fondo della cultura americana che sembra essere stata sdoganata dalla stessa direzione politica del Paese. Non dimentichiamo, a livello di comunicazione dissoviata, che lo stesso Trump ha pubblicato per primo la foto dell'attentatore prono e immobilizzato: una immagine violenta che alimenta nuove incertezze. 


 

Attentato a Trump: Allen formalmente accusato di tentato assassinio del presidente degli Stati Uniti

Nel complesso, sono i tre i capi d'accusa: oltre a quello del tentato assassinio di Trump, figurano poi il trasporto di arma da fuoco e munizioni con l'intento di commettere un reato grave e l'aver esploso colpi d'arma da fuoco nel corso di un crimine violento. (am)

LA CULTURA DEL DISSENSO [Non sempre si muore]. LA MOSTRA ROMANA DEDICATA AD #ANDREAPAZIENZA



Illustrazione di “Storie 1986-1988”, 
raccolta di racconti brevi, Andrea Pazienza - Fonte Ansa -

LA CULTURA DEL DISSENSO 

[Non sempre si muore]


Da aprile a settembre, nel quartiere Flaminio di Roma, sarà possibile visitare una grande mostra dedicata ad Andrea Pazienza, ospitata negli spazi della MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esposizione, intitolata “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, prende il nome da una sua intervista del 1988 e raccoglie oltre 500 tavole, materiali d’archivio, tra cui bozzetti, lettere e poesie, e un grande murale restaurato, offrendo la possibilità di guardare al suo lavoro, edito e non, in modo ampio e immersivo.  

In modo naturale, complice la vicinanza con la Festa della Liberazione e il suo valore simbolico, questa notizia diventa per me più di un semplice evento culturale: si trasforma in un’occasione per tornare a riflettere su di una stagione del fumetto italiano in cui il disegno era anche una forma di dissenso, di critica, di linguaggio politico e generazionale. 


Andrea Pazienza, noto anche con lo pseudonimo PAZ, è stato uno degli autori più radicali e innovativi del fumetto europeo. Formatasi al DAMS di Bologna, nel pieno degli anni del movimento del ’77, ha esordito giovanissimo diventando rapidamente una figura centrale della controcultura italiana. 




Andrea Pazienza


Nella memoria di quanti hanno amato e amano il genere del fumetto, questa arte visiva, sequenziale e narrativa, in cui il racconto si svolge tra onomatopee, vignette e nuvolette, su tavole disegnate in cui prendono vita immagini e storie, Pazienza ha dato vita a personaggi – da Zanardi a Pentothal, fino a Pompeo – che non sono semplici protagonisti narrativi, ma veri e propri strumenti di lettura del disagio, del desiderio e delle contraddizioni di un’epoca.

Co-fondatore e figura chiave del collettivo di Frigidaire, rivista di fumetti, satira e inchiesta, questo straordinario artista ha contribuito a ridefinire il linguaggio del fumetto italiano, spingendolo oltre i confini tradizionali. Il suo segno, rapido e visionario, mescola energia, ironia e libertà compositiva, trasformando la tavola disegnata in uno spazio narrativo aperto e, assai spesso, spiazzante.

Scomparso prematuramente nel 1988, a soli trentadue anni, Pazienza lascia un’eredità che continua a interrogare non solo il mondo del fumetto, ma più in generale il modo in cui raccontiamo la realtà, il dissenso e le sue forme. Anche per questo, una mostra come quella del MAXXI non è soltanto un omaggio: è un invito a rileggere un’intera stagione culturale in cui il disegno, come tratto a mano e forma di pensiero, lontano dalle attuali contaminazioni dell’Intelligenza artificiale generativa, era, prima di tutto, espressione diretta e personale dell’autore. Sono dunque molteplici gli elementi per i quali, nonostante la breve carriera e una vita emotiva intensa, segnata da eccessi, Pazienza ha lasciato un’impronta profonda nella cultura visiva italiana ed è ancora oggi un punto di riferimento per molti artisti ed estimatori.




Frigidaire, la rivista

(https://www.frigolandia.eu)



“Paz e Pert”

quando il fumetto racconta il 25 aprile


Dicevamo che proprio di questi giorni cade la ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione, in cui l’Italia celebra la fine dell’occupazione nazifascista e la riconquista della libertà. Nel corso degli anni, questa memoria è stata raccontata in molti linguaggi: tra i più incisivi, c’è quello del fumetto, capace di descrivere vicende e momenti politici, semplificando, tra racconto, satira ed ironia, fatti e idee, generalizzando, ridicoleggiando, smontando i meccanismi del potere e riuscendo, assai più spesso di qualunque discorso, a fissarsi saldamente nella nostra memoria. 


Andrea Pazienza, artista geniale e ribelle, è stato certamente capace di intrecciare impegno civile, ironia e visione e se con Zanardi (Zanna), nichilista e crudele, incarna il disincanto degli anni ’80, con Pentothal simboleggia il movimento del ’77, sospeso tra sogno e conflitto, con Pompeo, fragile e autobiografico, racconta la vita di eccessi e la discesa nella spirale dell’eroina, con “Pertini il Partigiano”, apre un nuovo filone in cui Sandro Pertini si fa simbolo della Resistenza e presidente amato dagli italiani.



Pazienza trasforma Sandro Pertini in “Pert” e ne fa il protagonista di vignette surreali (Cfr. Pertini, Primo Carnera Editore, 1983) in cui Pertini si presenta come comandante duro e umano insieme mentre Paz è il suo goffo e sbadato “luogosergente” e, insieme, raccontano tra omaggio e parodia, in modo alternativo e originale la Liberazione: anche quando il modulo narrativo di Pazienza si fa leggero, ma non banale, il messaggio resta forte. Il lavoro artistico di Andrea Pazienza ci ricorda che la memoria non è solo celebrazione, ma anche interpretazione, dubbio, persino ironia. E che la libertà, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata in diversi modi e linguaggi - anche quelli più irriverenti.


Arte e dissenso


Il “dissenso” e la “ribellione” rivisitati attraverso la narrativa fumettistica rivelano fattori storici, comuni e non, caratteri distintivi tra le generazioni e i loro ideali, si prestano ad una lettura stratificata permettendoci di cogliere quanto il dissenso sia importante nel condurre una generazione dal suo stato infantile alla sua piena maturità. A ciò potremmo aggiungere la fondamentale considerazione, di matrice analitico-transazionale, che ci offre il quadro dinamico di come gli stati dell’Io si alternino tra norme, regole, giudizi, razionalità, impulso e ribellione. 

Il fumetto di Pazienza diventa così anche una sorta di laboratorio emotivo: - mostra cosa accade quando il Bambino Ribelle domina; - denuncia l’assenza di mediazione (Adulto); - cerca, attraverso figure come Pertini, un possibile equilibrio.

Da un lato incontriamo spesso forme di dissenso senza direzione: sono ribellioni che nascono e muoiono in un giorno o poco più, non hanno alcuna reale autonomia, non nascono né da un bisogno autentico, né da obiettivi consapevoli, abitano corpi adulti ma non sono altro che l’esempio reiterato nel tempo del bambino adattato negativamente all’ambiente circostante: egli (il bambino ribelle) reagisce, crea un legame di dipendenza  “in opposizione” al volere altrui, e chiama impropriamente ogni sua reazione ribellione .. mentre, di fatto, ogni ribellione, priva di direzione, maturità e consapevolezza adulta, finisce per rivelare fragilità personali e rischia la deriva individuale e generazionale.


Infine, penso che la rappresentazione di una ribellione artistica così potente e creativa, come in Andrea Pazienza, in rottura con gli schemi culturali e artistici precedenti e densa di contenuti, abbia dato voce a una generazione inquieta, dai cui ideali possiamo ancora apprendere molto, sia come autenticità emotiva che come libertà espressiva: la sua non è solo reazione, ma una scelta evoluta e adulta di stili e contenuti comunicativi.

Oggi il dissenso tende a manifestarsi in forme più diffuse e immediate, spesso mediate dal digitale e dalla comunicazione rapida: meno radicale nella rottura, ma più accessibile e condiviso. Proprio per questo, il confronto con Pazienza evidenzia la differenza tra una ribellione vissuta fino in fondo e un dissenso diffuso che tende a disperdersi nella molteplicità dei linguaggi contemporanei.


Non tutte le guerre si fanno con le armi:

in un tempo di fonti incerte, 

di verità instabili 

e di realtà sempre più digitali, 

l’arte resta una forma potente di ribellione.



Lidia M. Ratti