lunedì 13 settembre 2021

Indimenticato e indimenticabile Vittorio Gassman



"Sono Gassman!", pellicola di grande impatto emotivo diretta dalla straordinaria sensibilità del regista Fabrizio Corallo, presentata a Trani presso Palazzo Beltrani.


Intervista del critico Lorenzo Procacci Leone al regista Fabrizio Corallo

 


Trani, 10 settembre 2021- Nel cuore del borgo antico della città di Trani, a vent’anni dalla scomparsa e a un anno dalle prossime celebrazioni del centenario dalla sua nascita, è alla corte en plain air del Davide Santorsola di palazzo Beltrani che si è ospitato il documentario “Sono Gassman! Vittorio re della commedia”, film biografico interamente dedicato al “mattatore” della commedia all’italiana.

Pellicola di grande impatto emotivo diretta dalla straordinaria sensibilità del regista Fabrizio Corallo, già vincitore del Nastro d’argento e del premio Flaiano, intervistato per l’occasione dal critico Lorenzo Procacci Leone.




Atmosfere soffuse, proiezioni murali, tratte dai cimeli del palazzo ormai riconosciuto polo di storia dell’arte, un tavolino da bar al margine, acqua, bicchieri, sedie, il critico ed il regista conversano, emergono aneddoti, “luci ed ombre” – dirà Fabrizio – dell’uomo Vittorio nel personaggio Gassman, “Gassman con una n” come soleva sottolineare l’eclettico artista dalla fama immensa e imperitura.

Qualcosa in questa ouverture che anticipa la visione della pellicola – ben novanta minuti di visione su quindici ore di riprese – richiama alla memoria quello stile e quel modo di conversare che fu della dolce vita e l’intervista avvicina tanto gli estimatori quanto i giovanissimi visitatori a nomi del jet-set internazionale (attori, registi, incontri professionali, personali e familiari) che hanno animato la carriera dell’attore-regista-sceneggiatore-conduttore televisivo e scrittore Vittorio Gassman ma che, soprattutto, ce lo riconsegnano in un’immagine del tutto nuova, pubblica ma anche tanto privata, intima, fragile, così in contrasto con il noto sarcasmo, la voce profonda e lo sguardo magnetico ma a tratti truce che ben lo rappresentava.

La pellicola è di per sé un capolavoro di memoria cinematografica resa ancora più preziosa dalla prossemica vicinanza di Fabrizio Corallo all’attore e alla famiglia.



Fa da filo conduttore alla narrazione il figlio, e noto attore egli stesso, Alessandro Gassman con racconti sul padre e ricordi dei viaggi in tournée (Vittorio amava macchine veloci e motori potenti, pur avendo una pessima guida, ragion per cui lasciava assai volentieri il volante al figlio, racconterà lo stesso Alessandro).

Fu la madre, genitore imponente, a volerlo fortemente avviare alla carriera artistica e a volerlo allievo dell’Accademia di arte drammatica Silvio d’Amico, indirizzandolo così verso un lavoro che lui -fondamentalmente timido- non scelse, ma nel quale eccelse, favorito da quella particolare memoria che fu definita prodigiosa, e dal suo fisico aitante, che gli valsero da subito degli ingaggi, sebbene in ruoli non troppo popolari. 


Fu la chiamata del regista Mario Monicelli nel 1958, che lo volle nel capolavoro “I soliti ignoti”, a definirne quel carattere comico che lo consacrerà- insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni- come uno dei mostri sacri della commedia all’italiana.



La pellicola di Corallo lo ricorda nelle scene tratte da “Il sorpasso”,  negli episodi de “I nuovi mostri”, ne “L’armata Brancaleone”, in “C’eravamo tanto amati”, “Profumo di donna” e attraverso frammenti di interviste a Carlo Verdone, Stefania Sandrelli, Paolo Villaggio, Maurizio Costanzo, Paola Cortellesi, o, ancora, nelle sue frequentazioni internazionali, nei suoi monologhi,  nelle premiazioni  che ne hanno consacrato la carriera: ben 130 sono stati i film ai quali ha preso parte tra il 1943 e il 2000.

Versatile, magnetico, professionale, amò immensamente il teatro al quale tornò in ogni circostanza in cui gli fu possibile, riversandovi un’energia straordinaria.


Per Vittorio Gassman l’attore aveva, non a torto, il privilegio di poter rimanere per sempre un bambino.


Ma se su di un palco e davanti a una cinepresa improvvisazione scenica e copione sono lì a guidare la rappresentazione, i dialoghi e le battute che lo hanno reso popolare al grande pubblico, nel privato hanno assai probabilmente soffocato la naturale timidezza. Quell’ombrosità e quella sensibilità che lo hanno reso adulto versatile ma anche marito e padre più volte e troppo presto per poterne prendere da subito e appieno coscienza.

Nei periodi in cui la sua più intima natura si fece ombra e lo allontanò dalle scene e dallo spettacolo, emerse -già in un’intervista del 1989 con Corrado Augias- quel che i suoi figli trovarono tra le volontà testamentarie, “non fu mai impallato”,  quale glorioso epitaffio con cui ha scelto essere ricordato.

 

Resta per noi indimenticato e indimenticabile.

 

 

Lidia M. Ratti

  

 

domenica 12 settembre 2021

#11Settembre VENTI ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

 




Gli Stati Uniti, flagellati da due uragani a distanza di poche settimane, ricordano le vittime dell’attentato terroristico del 2001, solidali oggi come allora. E il mondo solidale ricorda il terribile evento. 





Che i più giovani sappiano che non c'è persona al mondo che, assistendo inconsapevolmente a quella diretta televisiva, non ricordi esattamente l'ora localeche cosa stesse facendo (e non ha più fatto), e dove stesse: tipico degli spettatori di cataclisma storico che ha deviato irreversibilmente il corso del Ventunesimo secolo.




Oggi ci rimane il ricordo di allora, l'amaro inconcludente di oggi. E quindi poche parole. 

Così ci zittisce Ground Zero coi nomi di migliaia di vittime innocenti (2997 civili) .




Lui non c'è più ma l'odio continua a circolare nelle nostre vite. Ci sono tanti Ground Zero nel Mondo.


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ULTIME NOTIZIE. 

L’FBI ha diffuso un documento finora secretato sulle indagini svolte ininterrottamente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001


E' notizia recentissima della agenzia FBI che rimbalza sui media ma è attendibile:  l’agenzia investigativa della polizia federale statunitense, ha reso pubblico un documento finora coperto dal segreto di Stato riguardante le indagini sugli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. 

È il primo documento a essere pubblicato dopo che lo scorso 3 settembre il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva firmato un ordine esecutivo che imponeva la desecretazione dei rapporti dell’FBI sulle indagini, in occasione dei 20 anni dagli attentati.

Il documento risale al 2016; è parzialmente accessibile (alcune parti sono state oscurate per probabili conseguenze sulla politica estera degli USA) e contiene un’analisi dei possibili collegamenti tra gli attentatori e personaggi altolocati dell’Arabia Saudita: infatti. è noto da tempo, 15 dei 19 dirottatori risultavano essere cittadini sauditi, ivi compreso il vero "progettista", Osama bin Laden, allora leader dell’organizzazione terroristica al Qaida. 


Nel documento dell'FBI ci sono diversi dettagli sui presunti legami tra alcuni cittadini sauditi residenti in quel periodo negli Stati Uniti e gli attentatori. Naturalmente non vengono fatte emergere collusioni con il governo stesso saudita che al lettore balzano assai probabili. Comunque un agente saudita sarebbe implicato.  (redazionale)

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RILEGGENDO INCULTURA




https://blogincultura.blogspot.com/2001/09/l-11-settembre-2001-riflessioni.html

IN UNA NOTA REDAZIONALE DEL 2011:
Estremamente interessante la lucida analisi dello scrivente che non disponeva ancora di informazioni attendibili sui mandanti dell'attentato che ha cambiato la Storia del Millennio. Tutti i punti esaminati hanno ricevuto conferma dagli eventi successivi fuorché quello sperato che altri nuclei terroristici potessero facilitare la enucleazione di Al Qaeda, al fine di operare più tranquillamente in un filtro di forze di sicurezza a maglie larghe. Il "crimine religioso di massa", "mass religious murder" in realtà è divenuto tragicamente attuale in tante situazioni storiche e geografiche, quasi connotando il primo decennio di tale folle inizio di secolo e millennio.

Rileggere anche: 
 
https://blogincultura.blogspot.com/2014/08/visiting-national-september-11-memorial.html

https://blogincultura.blogspot.com/2011/05/bin-laden-is-dead.html

mercoledì 8 settembre 2021

# 8Settembre1943: il caos da cui emergerà l'ordine democratico del Dopoguerra

 


Alberto Sordi ed Edoardo De Filippo nel film di Comencini: "Tutti a casa".  Altro che tutti a casa. Cominciava per l'Italia una nuova fase sanguinosa e tremendamente confusa della Seconda Guerra. Mondiale

La vera guerra per molti cominciava proprio lì, da quell' 8 Settembre. 

L’8 settembre 1943 è una data fondamentale per la storia del Novecento italiano. In quel giorno il maresciallo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio con le forze anglo-americane. Per qualche ora la guerra sembra finita, ma già nella notte i nazisti occupano gran parte della penisola. L’Italia entra così nella fase più dura del secondo conflitto mondiale. Il fascismo che sembrava annichilito risorgerà tristemente facendo ulteriori vittime (ma il mostro non muore mai).

In quei giorni di Settembre del 1943, a Bari, M.M., ignaro degli accadimenti grandi e piccoli (come tutti),  avendo compiuto diciotto anni e essendo stato chiamato alle armi, impavido (o pavido) uscì nel Caos dell'8 Settembre: se non si fosse presentato in caserma sarebbe risultato disertore; presentandosi in caserma seguendo il dovere andava verso una fine rovinosa (tutti temevano la reazione nazista). Dei suoi fratelli maggiori G. era disperso in Nordafrica dopo la disfatta di El Alamein, M. era disperso in Africa Orientale dopo l'ultima battaglia di Culqualber di Gondar (Etiopia), A. era disperso in Russia dopo la disfatta di Stalingrado ( e non sarebbe più tornato ingoiato dalla morte sul fiume Don). La situazione in famiglia era disperata per i genitori. Si disperse anche lui nel Caos ma quella famiglia si potè considerare fortunata a piangere solo un figlio su quattro: ad altri era e sarebbe andata peggio. 

Dalla caduta e arresto di Mussolini (25 Luglio) passarono quarantacinque giorni di incertezza istituzionale e smarrimento della monarchia e degli alti comandi delle forze armate italiane. 

L'armistizio proclamato da Badoglio attraverso radio Algeri sembrava far intendere che la guerra fosse finita e quindi annunziasse "Tutti a casa" come nel film struggente di Comencini. Come ha ripetuto molte volte nelle sue conversazioni di storia su Rai Storia, Paolo Mieli meglio dell'armistizio sarebbe stata una resa: si sarebbe evitato di confondere i cittadini e militari mettendoli allo sbando. Non fu così perché forse non si sapeva che cosa fare in una situazione di sconfitta con un ospite ed ex alleato scomodo e spietato come la Germania nazista. Nei dilemmi si balbetta e ci si paralizza, oppure partono iniziative personali o gruppali con esiti eroici ma comunque tragici, come fu la resistenza (forse tra i primi atti della Resistenza) del famoso eccidio di Cefalonia, un vero e proprio crimine di guerra: dal 23 al 28 Settembre 1943 furono uccisi 9000 soldati italiani e ufficiali della divisione Acqui di cui 5000 fucilati e massacrati con mitragliatrici dopo la resa in spregio a tutte le convenzioni internazionali. Sarà l'esercito regio a patire maggiormente stragi, deportazioni di prigionieri verso campi di concentramento ecc. 

La marina regia riuscirà a salvare parte della flotta lasciando la base di La Spezia ma la corazzata italiana Roma in convoglio venne affondata dai tedeschi e si persero oltre mille uomini in un solo colpo. Solo esempi, tra i tanti tragici della guerra. Nei campi di prigionia alleati (per nei campi POW del Kenya dopo l'8 Settembre fu chiesto ai prigionieri italiani di scegliere tra giuramento alla monarchia e giuramento al duce: anche lì si formarono valli insuperabili.

Comunicazione distorta o mancata, terrore delle rappresaglie naziste, doppiogiochismo, il tardivo tentativo della monarchia di riprendere il potere dopo la caduta del fascismo con un piano che si rivelò più di fuga che di salvaguardia del Governo hanno destabilizzato i centri di potere e la periferia. "Tutti confusi" più che "Tutti a casa".

Tra l'altro è emerso storicamente che l'accordo sarebbe dovuto essere reso pubblico il giorno 12 settembre, ed in tale data si sarebbe dovuto verificare uno sbarco in una località da decidere da parte del comando militare anglo americano. Misteriosamente, contravvenendo agli accordi,  il comando anglo americano diffuse l’armistizio in anticipo, il giorno 8 settembre. Gli Alleati premevano da sempre, dai primi contatti diplomatici, e non si fidavano degli italiani (mai quanto i tedeschi che avevano subodorato l'abbandono italiano e avevano schierato truppe strategicamente). 

Nei trentacinque giorni che seguono l’annuncio dell’armistizio, le forze speciali tedesche liberano Mussolini, quel Duce che in prigionia già valutava di suicidarsi e aveva chiesto sul Gran Sasso una pistola ad un ufficiale per ammazzarsi (!). 



Hitler incarica Mussolini - di nuovo alla ribalta - di formare uno Stato collaborazionista per gestire i territori già occupati dalla Wehrmacht. Nasce così la Repubblica Sociale Italiana, che nel volgere di poche settimane scatenerà la guerra civile. La guerra divampa più forte e carica di odio.

Alla fine, è noto, l'Italia si ritrovò spaccata tra Nord e Sud, nel più stretto significato geopolitico. La strategia tedesca di arginare l'avanzata verso Nord degli Alleati - la ritirata combattuta del feldmaresciallo Albert Kesserling - franerà con il superamento della prima linea difensiva  (linea Gustav) e poi con il cedere della arcigna linea Gotica. Ma saremo arrivati al 1945. 

Con tantissimi morti da ambo i fronti. La resa germanica era ancora lontana quanto inutile. La libertà democratica ancora più lontana. (achille miglionico)





venerdì 13 agosto 2021

#NATHAN_NEVER TRENT'ANNI DOPO

 


Medda, Serra e Vigna - noti come  "il trio dei sardi" - collaboravano con la Bonelli già dal 1985 per la quale avevano scritto alcune storie di Martin Mystère e Dylan Dog quando, nel 1989  proposero alla casa editrice il progetto di un fumetto di fantascienza su cui stavano lavorando da alcuni anni. La realizzazione del fumetto venne approvata. 

Nel Giugno 1991 compare nelle edicole il primo numero di Nathan Never: un successo insperato anche per l'editore Sergio Bonelli.


 Le vendite non arrivano a Tex o Dylan Dog ma si attestano su cifre mensili ragguardevoli sino a determinare una vita editoriale di trenta anni, il che non è poco. Origina dalle idee dominanti degli anni Ottanta quindi è un fumetto di fantascienza abbastanza "realistico" delineando un avvenire condizionato dai problemi di inquinamento (personalmente anche lo scrivente si laureava in quegli anni Ottanta con una tesi sull'inquinamento): mai come oggi quei temi appaiono attuali (antropizzazione smodata, megalopoli, riscaldamento globale, alterazioni climatiche e meteo, incendi enormi, ecc) a ricordarci che la visione antropocentrica  va abolita in favore di quella ecocentrica. E Nathan Never stesso non è propriamente un eroe,  anzi è un uomo dibattuto e poco sereno per il peso di vissuti angosciosi familiari e sempre alla ricerca di una specie di "riscatto". Per questo ed altro accetta di lavorare come poliziotto nella privata Agenzia Alfa.
Il personaggio di Nathan Never è ispirato al gotico  Rick Deckard, protagonista del film Blade Runner e la serie stessa trova ispirazioni, oltre che nel cinema di fantascienza americano degli Ottanta,  anche nella letteratura cyberpunk e  nelle opere del grande Isaac Asimov. La saga non è immune da contaminazioni artistiche giapponesi. Personalmente ne ho letti tantissimi come svago ed evasione dalla professione. 





Il trentennale è stato festeggiato con uno speciale realizzato  con la la collaborazione dell'ASI, la Agenzia Spaziale Italiana, in prima fila nel progetto di dar vita a un avamposto lunare entro il 2028 (Covid permettendo). 

Il numero della Bonelli  è interamente dedicato alla Luna ed alle missioni future progettate da NASA, ESA, ASI,  agenzia cinese e russa ecc. E' infatti  in atto una nuova corsa alla Luna, tesa a realizzare una stazione in orbita cis-lunare (Lunar Outpost Gateway Platform) sino ad insediamenti umani permanenti in prossimità del polo sud lunare. Una corsa fatta più di collaborazioni internazionali che di competitività (come fu  tra USA e URSS). Speriamo in un futuro migliore ma dobbiamo costruirlo per evitare involuzioni storiche come quella "Catastrofe del 2024" annunciata nella saga stessa. (am)



giovedì 5 agosto 2021

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".


Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni



Antonio Pennacchi



Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni

La sua parabola intellettuale-esistenziale lo vede dapprima operaio presso l'Alcatel cavi della sua Latina e militante nelle fila del MSI (il movimento sociale italiano, partito in qualche modo erede repubblicano del fascismo). Rompe coi missini per divergenze e, dopo un periodo di riflessione, si avvicina alla sinistra marxista-leninista, che lo porterà a una sequela di cambi e divergenze all'interno del mondo partitico e sindacale della sinistra, che sottolineano il soprannome affibbiatogli dalla madre, “catabrighe”, chi la lite se la cerca.

A metà anni Ottanta, mentre l’azienda per cui lavorava è costretta alla cassa integrazione, si laurea in Lettere per poi diventare scrittore con la sua opera d'esordio, Mammut, ambientata nell'ambiente delle fabbriche. Nel 2003 pubblica un romanzo autobiografico dal titolo Il fasciocomunista, che ripercorre la sua giovinezza dall'ingresso nel MSI fino alla rottura fino all’approdo nel mondo comunista, grazie anche a suo fratello, socialista convinto, prima interlocutore critico e poi alleato. Dal romanzo è stato poi tratto il film Mio fratello è figlio unico, per la regia di Daniele Luchetti, con le brillanti partecipazioni di Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti ed Elio Germano, quest'ultimo nei panni di “Accio” Benassi, alter ego letterario-cinematografico dell'autore. 


Elio Germano in un frame del film Mio fratello è figlio unico (2007), regia di Daniele Luchetti.



La sua attività di scrittura lo porta nuovamente alla ribalta con Canale Mussolini. Il romanzo, pubblicato nel 2010, ripercorre le vicende della famiglia Peruzzi trapiantata nell'Agro Pontino, zona paludosa nei pressi di Latina, bonificata dal regime fascista: medesima sorte toccata alla famiglia dell'autore.

L'opera vince il premio Strega, si qualifica finalista al premio Campiello ed è seguita da Canale Mussolini. Parte seconda, ultima fatica dell'autore, che narra le vicende della famiglia dal secondo dopoguerra in poi. 

È stato spesso ospite in televisione, particolarmente nei vari talk politici di la7, nei quali non ha mancato di dare sfogo alla sua vena civile e fumantina, per poi abbandonare volontariamente la televisione e vivere il suo privato e la sua attività di scrittura. Un ripiegamento doloroso, tra sofferenza del corpo e sofferenza civica,  confortato da una dimensione familiare, come dimostra nelle sue ultime interviste, in cui confessa il dolore della scrittura e le preoccupazioni, forse minime o forse solo tipiche del tramonto, per la morte e per il funerale (raccontò di essersi iscritto a un'associazione che dietro una risibile quota associativa annuale garantiva la copertura delle spese funerarie).

Si spegne un autore che si ricollega a una tradizione politico-civile molto radicata nel Novecento italiano, che raccontava di storia, di fabbrica, di provincia, di famiglia e che metteva al centro della sua opera il dovere e il lavoro. 

Per la triste occasione il comune di Latina ha proclamato lutto cittadino il 5 agosto, data del funerale dell’autore.



Claudio Leone


domenica 18 luglio 2021

VENTI ANNI FA, il 18 Luglio del 2001, moriva Michele Miglionico sr., uno dei Soci fondatori del SIEB.

 





VENTI ANNI FA,  il 18 Luglio del 2001, all’età di ottantacinque anni, veniva a mancare Michele Miglionico sr., uno dei Soci fondatori del SIEB.

E' stato definito  "un umanista" che ha indossato la divisa militare (con grandi competenze ed onore) più per contingenze storiche che per vocazione specifica: aveva in mente di fare il docente di Lettere con specializzazione in psicologia, di cui fu un ammiratore  dagli albori della disciplina. 
Invece le vicende belliche italiane e mondiali degli anni Quaranta  coinvolsero intere generazioni precipitandole nell'abisso della guerra, distruggendo vite e sogni individuali. Fu il Vietnam di quella generazione cresciuta nel Ventennio fascista. Lui ce la fece a rientrare in Italia, da ex prigioniero e potè farsi una vita ed una famiglia, diversamente da tanti altri. "Mi ritengo fortunato ad essere ancora vivo - diceva nei rari momenti in cui era incline a parlare del passato bellico - Una volta una pallottola ha trapassato il mio elmetto al di sopra della scatola cranica." Si spense serenamente, in un letto ospedaliero, dopo ingravescenti disabilità che da febbraio 2001 ne avevano compromesso la qualità di vita. 

Tracciare un profilo di Michele Miglionico sr. non è cosa agevole per le diverse fasi di vita storica e professionale che attraversò - come altri della sua generazione che furono privati della loro adolescenza e giovinezza -  e per i peculiari interessi per gli studi umanistici che aveva sempre mostrato. Indubbiamente Michele Miglionico sr. ha rappresentato un esempio di cultura ad ampio spettro, che nelle tendenza ultraspecialistica di oggi qualcuno sarebbe tentato di definire "tuttologica". Aveva un doppio diploma di maturità, classica e magistrale (insomma amava insegnare). Frequentò la Facoltà di Lettere della Università di Napoli prima di essere ingoiato dalle citate vicende belliche.  
Michele asseriva di essere stato fortunato perché nel corso esistenziale aveva avuto modo di vedere l’illuminazione delle strade passare dal gas alla elettricità; aveva seguito e visto l’Uomo giungere sulla Luna ed aveva condiviso con tanti di noi ansie e speranze del nuovo millennio. 

Era nato a Bari il 6 Settembre del 1915 da un riservato e poco loquace ufficiale di Finanza e dalla baronessa Lavinia dei Donato, più aperta ai contatti sociali. 

Ha vissuto in più riprese a Bari, Trani, Foggia, Roma e Napoli; il padre, Antonio, si vide bloccare la carriera per aver rifiutato la tessera del partito fascista.
Il padre Antonio in divisa di capitano GdF

Ampia e sconvolgente per i progetti giovanili fu poi la parentesi di vita in Africa ove si trovò coinvolto come ufficiale dell’Esercito dalla guerra di Etiopia (1936) sino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1940). Fu decorato varie volte al valor militare per episodi di coraggio ed abilità indiscusse come comandante e soldato: nel 1936, ad Hadama in Etiopia resistette per ore agli attacchi di tremila avversari con un manipolo di soli trenta uomini sino all'arrivo delle forze aeree. Queste sproporzioni numeriche tra assediati e assedianti lo attendevano in maniera ancora più drammatica nell’ultima battaglia dell’Africa Orientale Italiana, nel novembre 1941, a Culqualber di Gondar, ove sopravvisse e fu fatto prigioniero.
I conflitti in serie interruppero quindi la attività di docente cui era votato ma risulta che anche in prigionia, nel Kenia (dal 1941 al 1946), nel dolore della separazione e nella risistemazione dei propri valori in trasformazione, Michele abbia insegnato a leggere e scrivere a innumerevoli italiani ivi reclusi, portandoli alla licenza elementare. Ufficiale di carriera nell’E.I. (giunse sino al grado di generale) non dimenticò mai i problemi delicati della gestione del personale (allora si chiamava "governo del personale"). 

Già negli anni Cinquanta introdusse in Italia l’insegnamento della psicologia nei corsi per ufficiali dell’Esercito italiano. 


Insegnò e scrisse molto sull’argomento e – pur con i limiti delle visioni del tempo – si può asserire, rileggendo gli scritti, che fu antesignano riguardo a taluni concetti di management che oggi ci appaiono ordinari ma che per i tempi non lo erano affatto (le aziende erano allora ancora di tipo pre-fordista e fordista, e si immagini la organizzazione militare che naturalmente ha da essere piramidale e verticistica). Si perfezionò nella organizzazione militare compiendo un lungo "stage" negli USA, agli inizi degli anni Sessanta. Al rientro in Italia, promosse e organizzò per il Ministero della Difesa alla Scuola di Fanteria (Roma) il corso "Arditi Incursori" che mirava a ottimizzare - secondo attuali vedute - la preparazione psicofisica e l’aggiornamento professionale dei conduttori di gruppi militari (ufficiali e sottufficiali): molta eco sollevò la modernità dell’insegnamento e delle tecniche addestrative che oggi appaiono "routinarie" se si guarda alle c.d. "forze speciali" delle forze armate e delle forze di Polizia nella società democratica. 

Qui con la moglie Olga Savoia, scomparsa nel 2020

Qui comandante del Presidio Militare di Trani sino al 1975.

Qui in alta uniforme da generale di brigata (1975)


Nella vita privata si rifugiava nel suo studio colmo in ogni dove di volumi di letteratura, arte, storia, psicologia: qui si notavano due messaggi scritti inequivocabili: uno era un detto popolare che suonava "Se non leggo da giovane cosa mi racconterò da vecchio?"; l’altra frase è una confessione di J. Paul Sartre che dice "Sono cresciuto in mezzo ai libri e morirò in mezzo ai libri." E così è stato. 

In molti gli erano legati - chi da vincoli di affetto, chi da vincoli di stima per la persona di singolare cultura ed umanità, chi per vincoli lavorativi, chi per tutte e tre le dimensioni relazionali. Nella vita militare, ove mostrò rare doti di organizzazione e competenza pluridisciplinare, non aveva per esempio mai comminato una punizione o una sanzione disciplinare perché usava sempre confrontarsi direttamente con chi aveva creato disservizio o aveva mancato ai propri compiti. Questa capacità di dialettica e confronto, aperta sempre ad accogliere novità culturali per una curiosità investigativa sulle cose umane, determinava al momento del pensionamento, una svolta - che era  poi un "recupero" -  nelle attività umanistiche e psicologiche: con l’ente morale "Agostino Gemelli",  da lui fondato assieme a docenti e specialisti di pari entusiasmo,  per un ventennio si occupò di problemi scolastici e didattici, di orientamento scolastico e di valorizzazione professionale. E' utile ricordare che, a  Roma, negli anni Sessanta, aveva approfondito in corsi speciali temi psicologici con il prof. Luigi Meschieri (1919-1985), noto medico e libero docente in psicologia presso il CNR, che seguì molto il nuovo corso di ricostruzione post-bellica attraverso interventi formativi dedicati a svariate organizzazioni, ivi compresa quella militare. L'Italia rinasceva sulle sue ceneri avviandosi al boom economico. 
Molti lo hanno apprezzato quale Presidente della Lega Navale Italiana di Trani, ove fornì un impulso ancora ricordato (1978-80). Aveva sempre considerato Trani, la città natale della moglie, come la sua città.


Come era la Lega Navale Trani negli anni Ottanta.



Nel 1996, quando già era costretto ad utilizzare (arrabbiandosi) il bastone per meglio sostenersi e deambulare, ha aderito alla idea di base ed ha voluto partecipare con i figli Achille e Paolo e con Giuseppe Caracciolo, alla fondazione dei Seminari Internazionali Eric Berne, SIEB,  dopo aver frequentato alcuni seminari che ne avevano destato interesse ed ammirazione.
Per quanto prevedibile, un ricordo vivo e doveroso per tutti noi. Sono volati venti anni. Chissà come avrebbe commentato, dalla posizione metastorica "di chi tanto ha visto, vissuto e mai dimenticato", la tragedia storica dell’11 Settembre 2001 e la pandemia COVID. Ciao padre indimenticato (a.m.)



venerdì 16 luglio 2021

It's coming to Rome #europei #italia #eurocup2020 #azzurri

 

It's coming to Rome

#europei #italia #eurocup2020 #azzurri


La nazionale italiana di calcio vince gli Europei 2020 contro un’agguerrita Inghilterra, che già da tempo cantava “It’s coming home”. A imporsi nella lotteria dei rigori, però, sono gli Azzurri, che ben presto stravolgono il motto in “It’s coming to Rome”.
In questo articolo proviamo a ricapitolare i motivi (o forse solo impressioni?) che ci hanno portato a gioire così per questa vittoria, elencati dal più serio fino al più divertente.



  1. Il Covid-19



  A vincere è la prima nazione europea a essere colpita dal Covid (1a), che ha pianto così tanti morti. Una nazione stremata dalle chiusure, dall’ansia del numero dei contagi e dei decessi, piena di paura e, spesso, di rabbia per le ricadute economiche, che però ha saputo riconoscersi unita già nei mesi terribili del 2020.

 

Per tutti quelli che hanno sofferto, per quei mesi terribili che sembravano senza speranza. Per le persone care che non ce l’hanno fatta che lo sapete che sono lì accanto a voi, per chi ha rubato dieci minuti di sonno accasciato sulla scrivania pronto a ricominciare per salvarne un altro. Per quelle bare sui camion, per i giorni passati a sentire solo ambulanze e per il coraggio di riprendersi, di lottare, di tornare a sorridere, per il coraggio di stare insieme, di andare sui balconi a esultare come faremo adesso. Siamo campioni d’Europa, alza la coppa, capitano, alzala!

 

Con queste parole Fabio Caressa, commentatore di Sky, ha accompagnato gli istanti precedenti la premiazione: una dedica che ha il sapore di preghiera per chi ha perso la vita o l’ha dedicata a salvarne il più possibile, con l’eco del dolore che lascia il posto alla gioia, con gli occhi che passano dalle camionette di Bergamo alle piazze in feste.


  1. Un pizzico di tradizione

 


La vittoria dell’Europeo giunge nel trentanovesimo anniversario della vittoria del Mondiale del 1982, quel mondiale spagnolo che è forse il più caro tutti. La nazionale torna vincere e a unire dopo momenti tristi: nel 1982 con gli strascichi dello scandalo del calcioscommesse, noto come “Totonero”[1], nel 2006 dopo lo scandalo di Calciopoli.

C’è la tradizione della vittoria sofferta, che giunge dopo i rigori, come nel Mondiale tedesco del 2006.

C’è la tradizione incarnata dal c.t. Roberto Mancini, icona del calcio anni ‘90, quel “campionato più bello del mondo”, che in molti suscita ancora nostalgia. Trent’anni fa, nel 1991, Mancini e il suo assistente Vialli, meglio noti come “i gemelli del gol”, conquistarono il tricolore e sfiorarono l’impresa l’anno successivo, perdendo in finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona[2], proprio nello stadio di Wembley, che oggi incorona gli Azzurri.




  1. Dal disastro alla gloria

L’Italia arriva alla vittoria dell’Europeo da reduce, a seguito di un cammino lungo e triste che comincia nella notte di San Siro del 13 novembre 2017, con un pareggio a reti inviolate che non ribaltò l’uno a zero dell’andata contro la Svezia




Fu la partita che estromise la Nazionale dal mondiale russo, quella di un Buffon in lacrime che si dispiaceva non per sé (aveva, infatti, affermato di voler lasciare la Nazionale dopo quella partita[3]) ma ammetteva “abbiamo fallito un qualcosa che, anche a livello sociale, poteva essere veramente importante”[4]. Fu l’ultima partita anche di De Rossi e Barzagli, che avevano conquistato il mondiale del 2006, e del c.t. Ventura. Fu la partita immortalata dal Corriere della Sera con la laconica frase: “L'Apocalisse ha un colore azzurro tenebra”[5]. Ma fu anche l’inizio di una programmazione, che dopo mesi di transizione, portò all’affidamento dell’incarico a Mancini, portatore di idee nuove, di una filosofia di gioco innovativa e di un ringiovanimento della Nazionale. Giunge così una lunga serie di vittorie consecutive, che stabiliscono il nuovo record di 34 vittorie consecutive[6], fino alla gloria di Wembley.


  1. L’Italia è in una piccola congiunzione felice tra sport e spettacolo

 

Il trionfo di Wembley avviene a pochi chilometri e a poche ore di distanza da Wimbledon dove Matteo Berrettini giocava la finale contro il campione Novak Đoković.

La vittoria azzurra qui non arriva ma non c’è delusione per il primo italiano a raggiungere la finale di Wimbledon, il più antico torneo tennistico[7].




C’è la nazionale femminile di softball che vince l’Europeo imponendosi sull’Olanda[8] e la nazionale maschile di basket che si guadagna un posto alle olimpiadi di Tokyo battendo la Serbia[9].

Qualche mese fa, invece, i Maneskin trionfavano all’Eurovision Song Contest e ora godono di successo e apprezzamento in tutto il mondo. E nonostante la grande perdita di Raffaella Carrà, a Wembley, nei minuti precedenti della semifinale, risuonavano le note di “A far l’amore comincia tu”[10].

 

  1. Un gruppo che ci ha divertito e in cui immedesimarsi

 


La nostra Nazionale ha vinto soprattutto grazie allo spirito di squadra, a un gruppo composto perlopiù da giovani che rappresentano la nuova e promettente generazione calcistica italiana. 
Un gruppo che si è mostrato spesso nel dietro le quinte, negli scherzi e nei momenti del privato, che hanno fatto divertire e commuovere. 

Si va dai filmati di Federico Chiesa, figlio del bomber Enrico, che tira i primi calci al pallone o risponde “Io” alla domanda del papà “chi segnerà i gol?” fino alla dedica di Florenzi a tutti gli Italiani che hanno sofferto per tutta la pandemia. C’è Spinazzola che è costretto a fermarsi ai quarti per un brutto infortunio e che a Wembley è in stampelle a esultare con quei compagni che gli avevano dedicato la vittoria in semifinale e che poi saltella per raggiungere il podio della premiazione. Ci sono Locatelli e Barella sorpresi in panchina a infastidirsi scherzosamente con tanto di lancio di una borraccia. C’è Insigne che è preso di mira dai compagni per la sua difficoltà nel pronunciare l’ostico gioco di parole “Se non sarà sereno, si rasserenerà”, ma che poi “perseguita” Immobile nascondendosi negli anfratti degli alberghi per spaventarlo, mentre l’Italia invoca, ormai con superamento del regionalismo, il famoso “tir a’ gir”. Proprio Ciro Immobile diverte le telecamere al grido di “Porca Puttena” dopo il secondo gol contro la Turchia, raccogliendo l’invito di Lino Banfi, quasi “padrino” di questa nazionale, e che si allarga al punto di inserirsi nel coro per eccellenza della nazionale (“Po Po Porca Puttena”). Sempre Immobile, però, commuove tutti con la dedica del suo secondo gol della competizione, giunto contro la Svizzera, a Daniel e David, i due bambini uccisi nella strage di Ardea[11]



C’è Bernardeschi, tartassato sui social per una frase a fine partita nella quale affermava che qui in nazionale gli facevano “rischiare la giocata” e che, nonostante tutto, dopo una stagione difficile, non sbaglia mai dal dischetto, in semifinale e in finale, e poi quasi piange per la gioia davanti alle telecamere di Wembley. Ci sono Chiellini e Bonucci, i due senatori della squadra azzurra, che regalano una difesa all’antica, a tratti “sporca”, e che condividono una grande amicizia e una lunga carriera insieme.  Un paio, forse, dei due amici Mancini e Vialli. L’ultimo dei due, “dimenticato” appositamente dall’autobus della squadra prima della partenza: era successo davvero alla prima partita dell’Europeo e, visto lo strabiliante 3-0, l’evento è diventato un rito scaramantico da ripetersi prima di ogni match, giusto qualche metro senza l’assistente del coach, prima di fermarsi e “riacchiapparlo”[12]. 

 

Insomma, un po’ tutto ciò che nel bene e nel male ci rende italiani: famiglia, tradizione, un pizzico di furbizia, divertimento, amicizia, spirito di gruppo e tanto cuore. Con una grande concessione alla retorica, ciò di cui avremo bisogno nei mesi a venire.


(Claudio Leone)


1a) https://www.adnkronos.com/covid-perche-litalia-e-stata-colpita-per-prima_1ZAjiCjODApZ4IdqwXMf7h?refresh_ce

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_italiano_del_calcioscommesse_del_1980

[2] https://www.ilpost.it/2021/05/19/scudetto-sampdoria-1991/

[3] https://web.archive.org/web/20171114052524/https://sport.sky.it/calcio/nazionale/2017/11/13/italia-svezia-buffon.html

[4] https://www.youtube.com/watch?v=37gVXkvMNvc

[5] https://www.repubblica.it/sport/calcio/nazionale/2017/11/13/news/italia-svezia_0-0_azzurri_fuori_dai_mondiali-181031156/

[6] https://www.tuttomercatoweb.com/euro-2020/33-risultati-utili-di-fila-e-una-media-punti-da-record-tutti-i-numeri-della-nazionale-di-mancini-1557759

[7] https://www.gazzetta.it/Tennis/ATP/12-07-2021/wimbledon-berrettini-soltanto-l-inizio-djokovic-puo-battere-tutti-record-4102688299955.shtml

[8] https://www.greenme.it/vivere/sport-e-tempo-libero/nazionale-femminile-europei-softball/

[9] https://www.gazzetta.it/Basket/nazionali/04-07-2021/basket-italia-olimpiadi-tokyo-serbia-belgrado-4102502670741.shtml

[10] https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2021/07/06/europei-a-far-lamore...wembley-balla-con-musica-carra_84500866-1f23-426f-9317-a00b1a5cbbcc.html

[11] https://www.repubblica.it/dossier/sport/europei-di-calcio-/2021/06/17/news/immobile_dedica_gol_fratelli_ardea_david_daniel-306432505/

[12] https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/euro-2020/italia/2021/07/10-83486190/vialli_il_ritardo_e_il_bus_litalia_ha_un_rito_scaramantico

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