mercoledì 18 gennaio 2017

Corso Introduttivo alla Analisi Transazionale "101"






Corso Introduttivo alla Analisi Transazionale "101"

Sabato 28 gennaio 2017 ( ore 10.00-14.00; 15.00-19.00 )
Tali corsi introduttivi alla metodologia sono rivolti a quanti sono interessati ad incrementare le proprie conoscenze sulla comunicazione interpersonale (professionisti di aiuto, operatori della salute, docenti, manager, etc). l'attestato finale ha valore internazionale per gli organismi formatori di tutto il mondo che si riconoscono nell' ITAA (International Transactional Analysis Association, USA) ed EATA (European Association for Transactional Association).
Il "101" è propedeutico alla iscrizione a qualunque training in analisi transazionale. 
Orario: dalle 10,00 alle 14,00 e dalle 15,00 alle 19,00  
Costo: 90€ ( studenti universitari e counselor SiCo 60€ ) 
Sede: da definire
Didatta : dott. Achille Miglionico  

Prenotazioni e informazioni:
tel. 3491857754 – 0883583591
www.paolomiglionico.com
email: sieb96@libero.it

lunedì 16 gennaio 2017

FANTASIA E REALTA’ NELLE FIABE PUGLIESI






FANTASIA E REALTA’ NELLE FIABE PUGLIESI


Un’analisi dell’intero repertorio delle fiabe e favole pugliesi può essere svolta grazie ad una comparazione  con i prodotti delle letterature regionali o con un esame delle narrazioni all’interno dell’area geografica regionale.
Nel repertorio delle novelle orali si avvertono i contatti con il Centro – Nord della Penisola in età aragonese; la Puglia subisce varie influenze culturali per le sue relazioni commerciali marittime con Venezia e con l’Oriente; sulla terra molti sono gli scambi favoriti dalle migrazioni dei pastori che seguivano le vie della transumanza che uniscono la nostra terra con l’Abruzzo; alcuni cantastorie siciliani giravano per le piazze dei comuni pugliesi facendo conoscere i loro racconti (la Sicilia fu il più potente centro di irradiazione); nel napoletano le narrazioni orali vennero maggiormente rielaborate letterariamente, a differenza di ciò che avveniva in Puglia.
Il Pentamerone o Lo Cunto de li Cunti overo lo trattenimento de’ piccerille di Giambattista Basile, pubblicato postumo a Napoli tra il 1634 e il 1636 dalla sorella Adriana, comprende cinquanta racconti divisi in cinque giornate; esso riconduce le novelle ai più elementari e vitali bisogni della “carne”, facendo esplodere gli elementi carnascialeschi in maniera eccentrica. 
Giambattista Basile (1566-1632), letterato e scrittore italiano di epoca barocca

Ad esempio nella Cerva fatata del Pentamerone l’evento del parto viene magicamente esteso agli oggetti: << […] di lì a pochi giorni, figliarono e la trabacca del letto fece un lettuccio; il forziere uno scrignetto; le sedie sedioline; la tavola un tavolino e il càntero un canterello verniciato così bello ch’era una delizia>>.
Tutto questo è sconosciuto nella fiaba popolare pugliese: nel racconto Due figli di pescatore a palazzo reale è presente solo il vaticinio del pesce al pescatore e il suo avverarsi con un tono che riporta alla realtà quotidiana, non all’eccezionale e magico: << “Ora puoi uccidermi. Solo ti raccomando di piantare le mie due piume in un campo e di serbare in due bottigliette il mio sangue. Dopo un anno vedrai che tua moglie partorirà due bambini, la giumenta due puledri e la cagna due cagnolini.” Il pescatore eseguì quanto gli veniva suggerito e allo scadere di un anno si avverò tutto quello che gli era stato predetto >>. Nel Pentamerone l’elemento magico è strabordante; nella narrazione popolare pugliese il magico rientra, invece, nella normalità.
La narrazione popolare ha delle caratteristiche ben precise: l’aderenza al mito ed ai suoi canoni (<< C’era una volta… >> è la formula iniziale che sancisce la possibilità di ripetere un fatto più e più volte) ed il gesto che caratterizza l’oralità del narratore popolare e che rende superflua la descrizione verbale, per cui il linguaggio del racconto orale è secco e laconico.
Circa lo stile della narrazione pugliese, si evidenzia la predominanza del discorso diretto; lo scarso uso di sostantivi astratti e di aggettivi qualificativi, molti dei quali sono polivalenti; l’uso dell’aggettivo ripetuto per formare il superlativo; l’uso prevalente del tempo presente dei verbi.
I personaggi narrati da Basile nel Pentamerone sono re, regine, principi e principesse, coerentemente con la tradizione medievale e rispecchiando la realtà storica sotto gli Aragonesi di scollamento tra popolo e potere regio e baronale: il letterato cortigiano doveva adulare i potenti attraverso le fiabe e le favole. Nelle fiabe pugliesi re, regine, principi e principesse ci sono, ma non come protagonisti: qui sono i contadini, i pastori, i pescatori il fulcro del racconto. 

Nelle storie pugliesi, ma anche in quelle abruzzesi, lucane o calabresi, la figura dello zappatore è al centro dell’ambiente contadino. 


In tutto il Sud Italia è avvenuto un processo di cristianizzazione dei personaggi–eroi positivi o adiutori: santi protettori, madonne salvatrici sono paragonabili ai maghi ed alle streghe della tradizione nordica o ai re ed ai principi della tradizione favolistica letteraria di corte.
Tra i temi narrati, quelli più ricorrenti sono: la fortuna, intesa come fato imperscrutabile, dea bendata che dà o toglie ricchezze; il tesoro nascosto, ritrovato dal contadino nell’atto di zappare la terra, la contesa tra Ricchezza e Morte o tra Miseria e Morte; l’aiuto magico di folletti (soprattutto nelle fiabe salentine, ma anche nel resto della Puglia, forte è la presenza dello Scazzamurello, un piccolo genio ambivalente che elargisce favori ma anche dispetti); l’idea del brigante-galantuomo; l’aiuto fornito dal comparatico o dal vicinato (di solito il compare di battesimo o di cresima, scelto tra persone della stessa classe sociale di appartenenza o tra classi superiori, di solito medici, avvocati, preti; la vicina di casa che accudisce i bambini che le vengono lasciati in custodia); riferimenti a paesi o fatti locali (le burrate di Andria, i briganti di Bovino, il Santuario dell’Incoronata, ecc.) che servono ad accrescere la credibilità del racconto.

Un esempio tra tutti in cui riecheggia il racconto di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden:
IL PAN D’ORO in Fiabe pugliesi di G.B Bronzini e G. Cassieri (1983)

C’erano una volta un marito e una moglie che vivevano tanto miseramente da rischiare di morire di stenti. Una mattina, spinto dal bisogno, l’uomo disse: << Voglio andare a vedere se riesco a buscarmi una giornata di lavoro in campagna, anche se non mi reggo per la fiacca. >>
Andò infatti in un fondo e trovò da zappare.
Mentre zappava, passò il re e gli chiese: << Buon vecchio, che stai facendo? >>.
<< Eh, signor mio! Sto cercando di guadagnarmi qualcosa per non morire di fame. Ma non ce la faccio più per la debolezza. >>
<< Ora ti darò io un pezzo di pane speciale >> rispose il re << ma non devi darlo a nessuno. Devi mangiarlo solo tu. Con una fetta potrai saziarti per molto tempo e fare a meno di venire a lavorare; attento, ripeto, a non darlo a nessuno. >>
Il vecchio se ne tornò rianimato a casa e la moglie nel vedere quel pane gli domandò: << Chi te l’ha dato? >>
<< Sta’ zitta, moglie mia. Me l’ha regalato un gran signore e m’ha detto che con questo pane saremo sazi chissà per quanto tempo e che non ho più bisogno di lavorare. >>
Allora la moglie suggerì: << Perché non lo portiamo alla comare che ha bottega, così ci dà in cambio un po’ di pasta? >>
<< Forse forse hai ragione >> si grattò la testa il marito che tuttavia si dispiaceva di tradire la promessa fatta al benefattore.
E lo portò alla comare la quale gli diede non solo la pasta e l’olio ma anche ceci, fave, cicerchie e insomma un po’ più del necessario.
Sennonchè, terminate le provviste, il brav’uomo fu costretto di nuovo a rimediarsi la giornata e, ripassando il re da quelle parti, si sentì rivolgere meravigliato:
<< Ancora qui ti trovi? Che ne hai fatto del pane? Ti dissi che non dovevi darlo a nessuno… Basta, ora te ne regalo un altro pezzo e pena la tua vita se lo dai a qualcuno! >>
Quando il vecchio tornò a casa tutto contento, la moglie vide il pane e riprese a tentarlo: << Marito mio, portiamolo alla comare. Vedrai quanto bendidio ci darà. >>
<< Eh, no, cara moglie >> si oppose << ne va di mezzo la mia vita. Quel signore me l’ha detto e ripetuto. >>
<< Diamogliene almeno la metà >> insistette la donna.
<< Be’, la metà si può anche darla >> si lasciò convincere. << Avanti, prendi il coltello e dividiamolo in due. >>
Ed ecco che, così facendo, vennero fuori dal pane tante di quelle monete d’oro che la moglie, per la gioia, cadde al suolo e morì.
Il vecchio allora lasciò passare l’ottavario, prese il pane con tutti i marenghi che c’erano dentro, si trasferì in casa della comare e là visse felice cent’anni.
Il popolo da allora si passò il detto:
Vedovanza, allegra panza, godi e prega in abbondanza.  (Rosa Maria Ciritella) 




BIBLIOGRAFIA di riferimento

  • Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti. A cura di Michele Rak, Milano, Garzanti, 1986. L'opera fu tradotta in italiano da Benedetto Croce, il quale la definì "il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari". La sesta narrazione della prima giornata: La Gatta Cenerentola è la prima e la più antica versione di Cenerentola, quel racconto popolare tramandato in tante versioni provenienti da diversi continenti, che sarà ripreso  dopo alcuni decenni da Charles Perrault (Cendrillon) e, nel XIX sec., dai Fratelli Grimm (Aschenbrödel): Cinderella del 1950 e le altre produzioni Disney si basano in gran parte sulla versione di Perrault. Dalla novella di Basile è invece tratta l'opera omonima di Roberto Simone  musicista napoletano nato nel 1933.
  • Angela Albanese, Metamorfosi del Cunto di Basile. Traduzioni, riscritture, adattamenti, Ravenna, Longo, 2012.
  • Varie sono le raccolte di fiabe di cui disponiamo: tra queste le maggiori sono Fiabe e canzoni popolari del contado di Maglie in Terra d’Otranto raccolte da P. Pellizzari (1881), la raccolta di G. Gigli (1893), i tre volumi di Fiabe e novelle del popolo pugliese di S. La Sorsa (1927, 1928, 1941), i Racconti greci inediti di Sternatìa di P. Stomeo (1980).
  • Fiabe pugliesi di G.B Bronzini e G. Cassieri (Oscar Mondadori, 1983, si veda copertina in foto).
  • materiali dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (http://www.icbsa.it/index.php?it/161/catalogo-delle-tradizioni-orali-non-cantate).








martedì 10 gennaio 2017

SCOMPARSO ZYGMUNT BAUMAN, PENSATORE TRA DUE SECOLI



L’intellettuale più influente a cavallo di due secoli, fuggì dalla Germania nazista e poi dalla Polonia sovietica, in cerca di un pensiero libertario che gli sfuggiva ovunque. Dagli anni Settanta insegnava e viveva a Leeds, dove si è spento a 91 anni.

Ha scritto più di cinquanta volumi: difficile descrivere  il più importante o celebre: “Modernità liquida”? Tutti i volumi con l’aggettivo “liquido” ci hanno insegnato che tendiamo a vivere secondo un orologio sociale, fuori del quale ci sentiamo esclusi e provi di identità. La metafora della liquidità, da quando Zygmunt Bauman l'ha coniata, ha marcato i nostri anni ed è entrata nel linguaggio comune per descrivere la modernità nella quale viviamo.


Che dire di "Modernità e Olocausto"? “Sesto Potere”? Personalmente ho trovato formativi e condivisibili la maggior parte degli scritti di Bauman.

Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017) è stato un sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche che, “migrato” in URSS, da qui fu costretto a “migrare” in UK per ragioni libertarie. Chi più di lui poteva comprendere il fenomeno migratorio? Veniva da una famiglia ebreo-polacca che aveva sofferto la miseria e l’antisemitismo: tale precarietà “liquida” ha sviluppato nel giovane Bauman una posizione politica incline alla giustizia sociale che attraversò il pensiero comunista per poi allontanarsene, quando si avvide che ogni totalitarismo ha le sue inclinazioni persecutorie. Anni fa in un’intervista parlò di quando, da piccolo, fu preso a calci al parco da bambini non ebrei; parlò di come il padre “uomo dall’onestà impeccabile” dovette subire umiliazioni su umiliazioni dai suoi capi per sfamare la sua famiglia”. Nel 1939, a nemmeno 14 anni quando la Germania invase la Polonia, fuggì – per vicinanza ideologica o geografica? – in una  Unione Sovietica tutta stalinista. Bauman ancora adolescente si unì subito ad una unità dell’esercito polacco sotto il comando sovietico, guadagnandosi la croce di guerra al Valor Militare per il suo coraggio. Dopo la guerra divenne perfino maggiore dell’esercito polacco ma nel 1953 fu licenziato dal suo lavoro nell’esercito probabilmente per la origine ebraica (ancora?!?). All’Università di Varsavia studiò sociologia e psicologia e lì ha iniziò ad insegnare fino al 1968 quando l’ennesima purga del regime sovietico antisemita lo colpì in modo diretto. Bauman assieme alla sua famiglia fu espulso dal paese, e nonostante le sue posizioni non fossero di piena adesione allo  stato di Israele  visse e insegnò negli atenei di Tel Aviv e Haifa tra il 1969 e il 1971, prima di stabilirsi con la famiglia in Gran Bretagna, a Leeds, dove dai primi anni Novanta ha pubblicato quasi un libro all’anno e lì è rimasto fino alla sua morte.
Dopo essersi dedicato principalmente al pensiero gramsciano e di Georg Simmel, nel 1989 con Memoria e Olocausto ribalta l’assunto di molti studiosi che videro nella barbarie dell’Olocausto una rottura della modernità, sostenendo invece che lo sterminio di massa degli ebrei era invece proprio l’esito di questa modernità fatta di industrializzazione e razionalizzazione burocratica. “E’ stato il mondo razionale della civiltà moderna che ha reso l’Olocausto pensabile”, scrisse nel suo saggio. Nel 1990 Bauman ha coniato il termine “modernità liquida” per descrivere un modus vivendi : gli individui vengono privati delle loro radici e delle sicurezze materiali, spinti ad adattarsi freneticamente al flusso indistinto del gruppo e del consumismo. Ed è proprio nell’accostarsi ai concetti di globalizzazione e consumismo che Bauman legge l’evoluzione della società, dopo la caduta delle ideologie dominanti della Guerra Fredda. Bauman ha indubbiamente il merito di stimolare un antidoto al pensiero globale.

Di folgorante bellezza e semplicità realistica è il suo pensiero: sorvolando in “meta-osservazione” le vicende storiche e sociali contemporanee, ha mostrato come il sociologo possa essere  il vero antropologo della propria società, senza contaminazioni. Ci soffermeremo un attimo su di un libro di grandissima attualità come SESTO POTERE, scritto in uno con l’esperto francese David Lyon. La sorveglianza è una dimensione chiave del nostro mondo: siamo costantemente controllati, messi alla prova, valutati, giudicati nei più piccoli dettagli della vita quotidiana. E il paradosso è che siamo proprio noi - i sorvegliati - a fornire il più grande volume di informazioni personali, caricando contenuti sui social network, usando la nostra carta di credito, facendo acquisti e ricerche on line. Questo perché il bisogno di salvaguardare la nostra solitudine ha ceduto il posto alla speranza di non essere mai più soli e la gioia di essere notati ha avuto la meglio sulla paura di essere scoperti e incasellati.

Riflettiamo e (ri)leggiamo i testi di Zymunt Bauman: è il minimo che Gli dobbiamo. (achille miglionico).

venerdì 6 gennaio 2017

Thuraya XT-Pro Dual: primo satellitare dual mode e dual sim


Presentato a Dubai (Emirati Arabi Uniti) a Novembre scorso, il Thuraya XT-Pro Dual sarà disponibile quest'anno. E' strumento pensato per aree scarsamente coperte dalle comunicazioni tradizionali. 


Thuraya, operatore leader nel settore delle comunicazioni satellitari, propone una grossa novità nella storia delle telecomunicazioni: il nuovissimo “Thuraya XT-Pro Dual”, il primo telefono al mondo dual mode (satellitare e GSM) e dual sim.
Il telefono è dotato, infatti, di due alloggiamenti per sim card, che possono ospitarne una satellitare Thuraya ed una dell’operatore GSM preferito. E’ possibile avvalersi dell’una o dell’altra rete a seconda della disponibilità di copertura. Non solo: grazie alla funzione “Always On”, la reperibilità è garantita costantemente su entrambe le sim: durante una chiamata satellitare è possibile riceverne una GSM e viceversa.
Thuraya Telecommunications Company è un operatore di telecomunicazioni satellitari fondato nel 1997. La rete è basata su satelliti geostazionari che offrono servizi voce e dati broadband in Europa, Asia, Oceania, Nord e Centro Africa. L'offerta include sia telefoni palmari che terminali per uso veicolare, marittimo e fisso.

Le capacità di navigazione sono decisamente avanzate ed includono Gps, BeiDou, Glonass e Galileo, oltre alla condivisione delle coordinate, l’inserimento di waypoint per raggiungere posizioni specifiche usando la bussola elettronica e la memorizzazione della posizione. Tre le opzioni per il tracciamento integrato: ad intervalli di tempo predefiniti, secondo la distanza percorsa o tramite il rilevamento di movimenti all’esterno di un’area geo-referenziata preimpostata.
Per motivi di privacy, tutte le funzioni di tracciamento possono essere attivate esclusivamente dall’utilizzatore. La batterica dura fino a 11 ore in conversazione e 100 ore in standby; lo schermo “Gorilla Glass”, il grado di protezione IP55 relativo a polvere e getti d’acqua e la certificazione IK 05 per la resistenza agli urti rendono il telefono resistente.


Il “Thuraya XT-Pro Dual” è ideale per missioni volontarie, governative, civili e militari, e per le esigenze di compagnie di oil&gas, energy, pescherecci, navi mercantili, professionisti della nautica, ma anche Ong, Pmi e grandi imprese con interessi in aree scarsamente coperte.  


L’uso diventa insostituibile per i clienti finali che desiderano la continuità delle comunicazioni, sempre ed ovunque: persone "esposte" a rischi territoriali, viaggiatori "consumati", alpinisti ed i diportisti avranno a disposizione, in un unico prodotto, un telefono satellitare iper-robusto e le migliori funzioni disponibili sul mercato. Tramite un satellitare come l'essenziale SO-2510, per esempio, noi (gruppo di volontari medici operativi nel Kenya del Nord, in Africa), oltre a comunicare in zone inaccessibili, inviavamo periodicamente per sms la posizione giornaliera (coordinate) per cui chi ci seguiva in Italia non aveva che da trasferire latitudine e longitudine su Google Map per sapere esattamente ove noi fossimo alle ore 18.00 di ogni giorno. Una sicurezza in più. (am)
www.intermatica.it

lunedì 2 gennaio 2017

15 ANNI DI GUERRA. Inutile fingere, è "LA PESTE DEL SECOLO"

Ogni città è colpita dalla Peste del terrorismo islamistico. Anche i centri dell'Islam. 


Istanbul: dalle cupole di S.Sofia (tempio laicizzato) si ammira la Moschea Blu.
Uno sguardo "laico" sulle religioni e le loro  derive fondamentaliste.

Vittime e ancora vittime. 




I morti sono troppi oramai. Tanti morti innocenti sono una guerra. 

Quello che stiamo vedendo dall'11 Settembre è una guerra parcellizzata come paventavamo già dal 2001.  15 anni di guerra che l'EU non può più minimizzare.
Facciamo fatica anche a ricostruire e ricordare le tante vittime. Infine anche i media lo ammettono: stiamo vivendo una guerra dove non si può più fingere che non ci si guardi attorno ovunque si vada. 

Non è mai stato così difficile essere genitori, adulti e bambini.  


Abbiamo tutti blaterato, gridato o pensato che il 2016 sia stato un anno nefasto, da dimenticare al di là di ogni retorica: quasi cinquemila morti nel Mediterraneo (diecimila dal 2014), catastrofi naturali con reliquati gravissimi, micidiali incidenti di mezzi di trasporto, attacchi terroristici di vasta portata, guerre "fredde" e "caldissime", parcellizzate e/o localizzate con esiti comuni: "stragi di innocenti" da far impallidire anche Erode ...Da un punto di vista del sistema di riferimento democratico e liberale, che usava soccorrerci nei momenti storici tendenzialmente oscuri, siamo stati "premiati" da brexit, perdita di ideali europeistici, estrema litigiosità politica, trumpismi e populismi di ogni tipo e nazionalità, cadute di stile e cultura e così via. 


Che cosa raccontare a chi è piccolo e ci domanda con gli occhi di commentare quanto ci propinano ogni giorno i media? come spiegare quello che non sappiamo neanche descrivere a noi stessi? 


Ci rimanevano i momenti in cui esorcizzare le paure medioevali che ci attanagliano: in famiglia, con i partner, tra gli amici, protetti dallo sfarfallio delle luci natalizie (nascita e ri-nascita sono i temi interreligiosi del Natale); aspettare la transizione all'Anno Nuovo (che è è anch'esso una Speranza). 


Ci vogliono togliere la Speranza che è futuro:   nei cittadini cresce la insicurezza dinanzi ai balordi assassini.

Ci vogliono togliere anche questo pochi BALORDI pieni di vuoto e ci hanno voluto colpire nella Notte di San Silvestro per sottolineare che la paura è per sempre. 


Vi sbagliate, Balordi. Abbiamo paura ma non siamo terrorizzati.  

Siete Balordi (con la B maiuscola non per rispetto ma solo per la immane grandezza della Vs. pochezza). Vi sentite importanti nel compiere atti vigliacchi sugli inermi cittadini: "Vi piace vincere facile", recita una pubblicità inutile quanto voi. Appena avete qualcuno che vi fronteggia guardandovi negli occhi ve la fate nei pantaloni o rimanete al suolo esanimi. OK, ora vi guarderemo sempre negli occhi e probabilmente, senza infingimenti politici ed una ritrovata coesione, tornerete a farvi sotto nei pannolini. Non vogliamo necessariamente la Vs morte, basta che non ci rompiate gli zebedei e che ve ne andiate liberamente (ma sapete veramente cosa è la libertà?), lontano da noi e dai nostri bambini. Perché noi i bambini li salviamo, di qualunque razza ed etnia. Anche a costo della nostra vita stessa di Adulti. 


Ai Balordi di tutto il mondo: A noi piacciono i Bambini del mondo. A voi no. E questo fa la differenza tra noi e voi. Non cederemo mai.





Ora tocca all'Europa reagire con fermezza e unità. 

Ricalcare i confini significa difendere vite. Non solo Interpol e Intelligence: occorre una Polizia Europea ed una interazione liquida tra servizi segreti. Accogliere sì, nei confini "comuni", ma, quando si "allontana" un sospetto, ciò deve essere permanente e fuori dei confini dell'Europa intera:  non deve essere consentito che un espulso possa girovagare tra confini nazionali diversi. 

Tanto da fare. Ma facciamolo.


martedì 20 dicembre 2016

Steve McCurry, il fotografo "empatico". "Senza Confini"al PAN di Napoli


Steve McCurry. Senza Confini
28 ottobre 2016-12 febbraio 2017 al PAN
di Napoli


Sarà perché condividiamo entrambi la data di nascita (negli anni Cinquanta ahinoi), sarà perché concordiamo naturalmente sul valore storico e culturale  della arte fotografica sin dal tempo dell’analogico (la pellicola fotografica); sarà perché, abbiamo subito il fascino della transizione al digitale ma il Maestro, Steve McCurry,   penetra l’atto percettivo espandendolo e lo rende sublime elaborazione mentale. Per me è un fotografo "empatico". Se Henry Cartier-Bresson mi induce una genuflessione di riverenza, con "Steve" mi sento come "a casa", me lo vedo dinanzi ad una birra oppure mi immagino con lui in un fuoristrada nell’atto di percorrere in lungo e largo paesaggi naturali ed etnici. 
L’ Autore cattura comunque a livello transgenerazionale: alle sue mostre corrono anche le giovani generazioni, sempre attivamente presenti. Il maestro è capace di immaginare e costruire con grande precisione progettuale set luminosi di scatti memorabili (si pensi allo scatto della locomotiva a vapore in India p.e. che è uno scatto meditato) ovvero padroneggia le istantanee, ove occorra. Nelle istantanee emerge l’istinto del fotoreporter di guerra, quella capacità di inseguire  eventi minacciosi e saper raccontare grandi eventi con semplicità emozionale. Lui  era presente per caso nella sua NYC, alla tragedia delle Torri Gemelle, l'11 Settembre: ancora in preda al jet lag, ha impugnato la macchina  è sceso nella bolgia infernale, nelle strade, tra polvere e morte, esponendosi - come in ogni teatro di guerra che ha testimoniato.   McCurry è attivo da oltre quaranta anni ed ha ancora tanto da donarci. 
Partì giovane e armato solo di zaino e fotocamera: travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l'Afganistan, controllato dai ribelli poco prima dell'invasione sovietica. Quando rientrò, portò con sé rotoli di pellicola in B/N (che non ama particolarmente) cuciti tra i vestiti. Quelle immagini, che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Vinse la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, che premia fotografi che si sono distinti per inusuale coraggio e per le loro imprese. McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Irak, Beirut, in Cambogia, nelle Filippine ecc. Il lavoro di McCurry è spesso legato alla prestigiosa rivista National Geographic Magazine. McCurry è membro della Agenzia Magnum dal 1986. 





Il progetto espositivo è stato attentamente curato da Biba Giacchetti – che ha curato anche un bel libro, Steve McCurry, Icons, della Sudest57. L'esposizione propone un itinerario nel mondo di McCurry, dall'Afghanistan all'India, dal Medio

Oriente al Sudest asiatico, dall'Africa a Cuba, dagli Stati Uniti all'Italia, attraverso immagini, in cui la presenza umana è sempre protagonista, anche attraverso vetri ed ombre. Nel suggestivo allestimento di Peter Bottazzi (bellissime le scale scomposte ed articolate come pagine lignee) questa umanità ci viene incontro con i suoi sguardi di paura, di fierezza, in  una sorta di caleidoscopio ove plurime età, culture, etnie, si miscelano nell’album della vita globale. E  McCurry è sicuramente l’Artista della globalità, colui che si nutre della diversità attraverso una sonda empatica.

“La mostra propone infine a tutti i visitatori una audioguida in cui McCurry racconta i suoi scatti in prima persona, con appassionanti testimonianze e alcuni filmati dedicati ai suoi viaggi, all'avventura della sua vita e della sua professione. Per conoscere meglio il suo modo di fotografare, ma soprattutto la sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza, con la gioia e con la sorpresa.”








Una mostra imperdibile che si terrà sino al 12 Febbraio 2016 in Via dei Mille. Buona Napoli.(am)

Qui ho catturato la luce di un finestrone colpito dal sole.