domenica 28 ottobre 2001

IL METODO DEL COSTRUTTIVISMO PER PROGETTARSI NEL FUTURO. Riabilitazione psichiatrica e Psicosociale.


La metodologia costituisce uno strumento di lavoro il cui contributo è di fornire conoscenze attraverso la rilevazione di atteggiamenti, abilità, disabilità, comportamenti ecc. Nel caso delle disabilità essa consente nell’applicazione dei principi fondamentali della scienza la raccolta e la messa in ordine di dati fatti, fenomeni; finalità della metodologia è quella che utilizzando i dati può effettuare previsioni e spiegazioni di eventi e fenomeni. Un contributo della metodologia è quello fornito in molteplici campi, in particolare,  interessante è quello delle disabilità, in quanto la sua strumentazione tecnica può offrire un supporto conoscitivo per quanto concerne la rilevazione di presenze/assenze di abilità e/o disabilità nell’ambito dei portatori di handicap.
 Si tratta di un contributo di notevole spessore, in quanto permette di mettere a punto non solo e non tanto la situazione ( le disabilità), quanto la progettazione di interventi finalizzati al recupero delle dimensioni del disabile. La metodologia si propone, dunque, come ambito che può contribuire a quel processo a cui attualmente si sta lavorando, che tende al superamento della “tutela del disabile” per orientarsi alla promozione dell’handicap.
Quanto appena detto propone la necessità di una ricostruzione semantica di alcuni termini, quali: riabilitazione e rieducazione, concetti che costituiscono il filo conduttore dell’intero processo di integrazione sociale del paziente.
Il termine riabilitazione trova origine nel diritto romano ad indicare il ripristino dello stato giuridico precedente una condanna dopo la dimostrazione di non colpevolezza. Successivamente è la medicina sociale ad appropriarsi di questo concetto attraverso il quale esprimeva il passaggio di un paziente da uno stato di emarginazione causato da elementi di minorazione, ad uno stato di integrazione sociale e conseguentemente occupazionale ( U. Galimberti, Dizionario di psicologia, UTET).
La rieducazione, invece, viene meglio associata a quel processo di addestramento per soggetti disabili volto al ripristino di un livello di formazione personale in cui essi possano esprimere le proprie competenze ed abilità.
Alla luce di quanto appena detto, ha senso parlare ancora di una distinzione tra i termini riabilitazione e rieducazione?
L’analisi transazionale sembra far riferimento all’origine latina del termine riabilitazione, re – habilitatio, habilitas e habilis ( capace – abile) che considera come quel processo attraverso il quale l’individuo sviluppa le proprie doti e capacità al fine di raggiungere il massimo livello possibile di autonomia ( T. A. Papers).
La sociologia utilizza tale termine non tanto nell’ambito della riacquisizione di abilità, quanto collocandolo e analizzandolo come elemento connesso alle forme di disuguaglianza, ben distinte dalle forme di differenze, che non essendo investite di alcun criterio di valutazione possono essere tramutate in risorse; infatti non si può dimenticare che gli uomini sono differenziati nei corpi, nelle storie, nella classe e nei comportamenti, pertanto la diversità finisce con il risiedere non tanto nelle capacità, quanto nella storia che caratterizza ciascuno di noi. È proprio nella storia di ciascuno che le differenze di genere, razza, classe, età, ecc. si intrecciano con le capacità individuali e generano modelli di comportamento, competenze, ecc. che sono commisurate ai modelli culturali utilizzati per definirci. Ecco, dunque, come non è opportuno annullare le differenze, ma piuttosto è necessario partire da esse per elaborarle, pena l’incorrere in uno spreco di risorse e di opportunità.
Si potrebbe ipotizzare un passaggio “dalle differenze imposte alle differenze assunte consapevolmente e continuamente trasformate”. Questo processo di trasformazione rappresenta un compito educativo che richiede di andare oltre l’omogeneità di base, in quanto sia le risorse necessarie, sia le capacità minime funzionali alla realizzazione di uno zoccolo duro comune a livello socio – culturale, devono necessariamente confrontarsi con la diversità di cui ogni soggetto di per sé è portatore.
In questa prospettiva l’educazione diventa lo strumento di valorizzazione delle differenze, la traduzione di un sistema ideale e simbolico di significati che si desidera attribuire agli atteggiamenti ed ai comportamenti umani, la tensione ideale dei processi di socializzazione, fulcro attorno al quale ruotano i progetti di vita che si realizzano concretamente nel corso della socializzazione.
È la socializzazione una necessità in quanto sollecita l’appropriazione di valori, norme, atteggiamenti e comportamenti generalmente condivisi nel gruppo di appartenenza, consente la regolamentazione, ossia l’esigenza da parte della società di integrare gli individui in ordine alla propria stabilità e da parte dell’individuo di corrispondere a queste aspettative di integrazione, al fine di costruire la propria identità sociale oltre che personale e di sviluppare un sentimento di appartenenza.
Molteplici sono gli approcci che consentono una lettura accurata dei concetti su descritti, ma in questo particolare momento storico ( cambiamento, recupero e integrazione della cultura dei luoghi chiusi per i disabili mentali, come l’ospedale psichiatrico) l’approccio costruttivistico, secondo il quale il soggetto costruisce la realtà, anche quella scientifica, come Bateson riteneva, e al quale la pedagogia fa riferimento, propone e utilizza il metodo come espressione della creatività, del cambiamento, ossia della capacità a progettarsi nel futuro.
Il costruttivismo, nello specifico, sostiene che la struttura del nostro sistema nervoso non consente la conoscenza di tutto ciò che è fuori di noi, dunque dobbiamo cambiare spostandoci da una realtà di “sistema osservato” ad una realtà di “sistema osservante”. Il mondo in una visione costruttivistica è una rete di relazioni, “ una nube di eventi correlativi”, in cui tutto ciò che si percepisce è contemporaneamente parte.
Maturana e Valera ( 1987) precisano: “ ogni attività è conoscenza e ogni conoscenza è attività. Ogni essere vivente è possessore di un’organizzazione autopoietica, dall’organismo unicellulare fino all’essere umano. Le entità autopoietiche sono organizzate in modo tale che il loro unico prodotto è rappresenato da se stessi. L’esistenza e l’attività sono inseparabili e questo è il loro specifico modo di organizzarsi”.
Lo stimolo ambientale, diventa, dunque, l’occasione per l’opportunità della risposta: se il cervello, come ha osservato Maturana computa digitalmente la realtà, allora tra esseri umani non vi può essere una trasmissione diretta di informazioni, ma interazione informativa in senso colloquiale.
Questo significa che l’apprendimento è un processo interattivo nel senso che nasce nell’inter – azione con l’alterità e apre possibilità nuove nell’ambito dell’handicap.
Pertanto, se è vero, come sostengono i costruttivisti che la capacità metodologica nell’ambito della riabilitazione psichiatrica individua i fattori dei quali il paziente deve riappropriarsi per raggiungere un possibile livello massimo di autonomia, la stessa rappresenta altresì requisito fondamentale nel lavoro di ogni operatore sociale per lo svolgimento dello stesso che dovrà basarsi sulla politica del cambiamento, generato sostanzialmente da una corretta interazione con gli altri.
L’operatore sociale insieme con figure professionali competenti in materia di progettazione educativa, ossia pedagogisti ed educatori professionali, procede all’applicazione di percorsi riabilitativi progettati per ciascun soggetto portatore di handicap psichico e affinché si realizzi formula schede finalizzate alla rilevazione di abilità, disabilità, deficit ( nelle sue diverse accezioni) esigenze ecc.
Dunque l’impostazione metodologica del lavoro di ciascun educatore o operatore sociale fa riferimento a: 1) un tracciato orientato  a disegnare una mappa relativa ai contesti e connessi contenuti in cui si esplica l’esercizio di ruolo di tali figure professionali; 2) ad un inventario delle attività ( tutte quelle azioni che tali educatori compiono nella loro prassi professionale e che necessitano di essere su misura delle situazioni, ovvero dei soggetti, del contesto dell’istituzione) e delle relative skills ( abilità necessarie per svolgere attività lavorative e che sostanzialmente definiscono il profilo professionale di ciascun operatore) di ciascuna attività esplicata.
L’atteggiamento culturale e l’attuazione dell’ego training di ogni operatore impegnato nella riabilitazione è l’apprendere all’apprendere, ossia quello che Bateson chiamava deutero – apprendimento, secondo il quale il soggetto esposto a determinati flussi di eventi, impara a dirigersi verso certi tipi di contesto, sviluppando un certo intuito per la soluzione dei problemi ( Bateson, La pianificazione sociale e il concetto di deutero – apprendimento, in “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi Edizioni – Milano, pp 195 – 215).
L’apprendere all’apprendere sviluppa la culture of enquiry ( Tom Main) che implica la capacità di pensare e di riflettere. Va evidenziato come in un ambiente, contesto riabilitativo, più che appendere metodi, tecniche e strategie varie, colpisca il fatto che si apprende ad apprendere: si diventa cioè consapevoli di cosa debba costituire priorità nell’ambito dei nostri rapporti con noi stessi, con un gruppo, con un’istituzione e in seno a questa dell’importanza del rapporto tra cultura e struttura operativa in un sistema.
La metodologia utilizzata dall’educatore exstrascolastico deve essere caratterizzata da una prima fase di natura psicosociale indirizzata verso la lettura dei bisogni, determinazione degli obiettivi e valutazione degli esiti, ed una seconda fase fenomenologia interessata alla relazione operatore – utente nell’applicazione quotidiana degli interventi progettati. La sintonia tra queste due fasi genera setting entro il quale sarà possibile costruire il Sé.
Nella riabilitazione per ciascun paziente psichiatrico vanno distinti due momenti: un primo diagnostico che include la rilevazione di tutte quelle abilità e disabilità indispensabili per condurre una vita autonoma che diventano il riferimento madre per la formulazione di un percorso riabilitativo; un secondo momento, invece, riguarda il processo di risocializzazione. Nel momento diagnostico talvolta va anche considerato che prima della ricostruzione delle abilità, è necessario rivedere la struttura del sé, ossia lavorare sul significato che il paziente può dare all’acquisizione di determinate abilità.
Nello specifico il momento diagnostico comprende una serie di schede volte a valutare il grado di comprensione dei seguenti fattori di base:


TEMPO
- uso dell’orologio;
- conoscenza del calendario;
- scansione e sequenza stagionale;
- distinzione dei diversi momenti della giornata.

DANARO
- possesso dei prerequisiti aritmetici;
- conoscenza di monete e banconote;
- gestione del danaro ( acquisti ecc.).

SPAZIO
- distinzione tra grande e piccolo;
- orientamento spaziale ( destra sinistra, avanti dietro, ecc.);
- acquisizione della padronanza degli spazi ( conoscere gli ambienti di vita quotidiana, la propria città ecc.).


PULIZIA DEL CORPO
- acquisizione dell’importanza della pulizia del corpo;
- individuazione di un ordine temporale in cui effettuarla;
- gestione della cura del sé.



RELAZIONI INTERPERSONALI
- acquisizione dell’importanza della relazione con gli altri;
- uso di un linguaggio congruo rispetto al contesto;
- il rispetto;
- il riconoscimento della figura di supporto quale l’educatore rappresenta;
- saper chiedere;
- inferenze.

ALTRO


Dopo un periodo di tempo durante il quale l’équipe degli educatori ha centrato il proprio lavoro sul ripristino delle abilità su elencate, conseguendo discreti risultati ( documentati da opportune schede di monitoraggio), ne segue un altro in cui si propone la risocializzazione attraverso per esempio l’inserimento lavorativo del paziente, dapprima con forme di stage e tirocini formativi, successivamente con una vera integrazione lavorativa, durante il quale è possibile valutare i seguenti fattori:

MOTIVAZIONE AL LAVORO
- svolgere un’attività attinente le proprie competenze;
- raggiungimento di una propria autonomia economica;
- possibilità di reintegrarsi nella società.

PUNTUALITA’
- acquisizione dell’abilità precedentemente rilevata relativa all’orientamento temporale;
- acquisizione di una scansione temporale dettata dall’impegno lavorativo.

COLLABORAZIONE CON ALTRI COLLEGHI
- capacità di realizzare un lavoro in gruppo senza ostacoli;
- trasmissione di informazioni realtive al lavoro da svolgere;
- supporto al lavoro di altri colleghi;

RELAZIONI INTERPERSONALI CON ALTRI COLLEGHI
- uso di un linguaggio appropriato;
- saper chiedere aiuto;
- uso di atteggiamenti di cortesia;
- partecipazione attiva alle attività ( in senso propositivo);
- esprimere disapprovazione o approvazione verso i colleghi.

RELAZIONI CON IL RESTO DELLA CITTADINANZA
- uso di un linguaggio appropriato;
- saper chiedere aiuto;
- uso di atteggiamenti di cortesia;

PRECISIONE
- diligenza verso il lavoro che si svolge.

AUTOSTIMA
- fiducia nelle proprie capacità;
soddisfazione per il lavoro svolto e da svolgere;
- ricerca di stimoli.

VOLONTA’ A MIGLIORARE
- fiducia per realizzazione di una qualità di vita migliore.
ALTRO


Va precisato che le tabelle su riportate sono descrittive in minima parte rispetto ad un reale momento diagnostico e successivamente di realizzazione, perché, come precedentemente è stato già detto, ogni progetto riabilitativo è individualizzato per ciascun paziente, proprio perché differenti sono le disabilità o le abilità da essi rappresentate.
(Enza Modugno, pedagogista)                                                                                                                                                                   


BIBLIOGRAFIA

Maturana H.R.  e Valera F. J. , The tree of knowledge: the biological root of human understandine, Boston: Sgambala press, 1987;
Maturana e Valera, Autopoiesi e cognizione, Marsilio, Venezia, 1985;
Main Tom, “The concept of therapeutic community: variations and vicissitudes”, in The evolution of group analysis, ed. Pines, M. London: Routledge and Kegan Paul Ltd.

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