lunedì 31 gennaio 2011

ALTRO CHE CRISI D'EGITTO...

A Dicembre scorso siamo tornati in Egitto (per la terza volta in dieci anni) ed abbiamo trovato una nazione che, con grande orgoglio e fattività, ha condotto e conduce una lotta alla povertà, alla ignoranza ed alla malattia, all'insegna di (e sfruttando sapientemente) una grande e plurimillenaria civiltà. Nel 2001 ricordo di aver visto in un canale del Nilo una vacca morta, gonfia con le zampe all'aria, e più in là giocare indisturbati un gruppo di bambini. Oramai scene di degrado come quelle urbane e suburbane p.e. keniote sono divenute più rare. Oggi si ravvisa maggiore pulizia ed igiene persino nei mercati. Vi sono i presupposti perché l'Egitto sia (o è già?) la nazione guida dell'Africa sahariana come la Repubblica Sudafricana  è la nazione simbolo dell'Africa meridionale: è l'Africa centrale, quella occidentale ed orientale, che non trovano ancora una reale piattaforma di decollo sociale. La marcia in più dell'Egitto è l'afflusso di visitatori da ogni parte del mondo. L' industria del turismo - la grande industria che non inquina e tende a tutelare i territori piuttosto che massacrarli -  ha trovato in Egitto la grande risorsa pari al Nilo stesso, il fiume sornione che veglia sulla evoluzione storica dell'Uomo con quella pacata potenza di un dio non minore.

Le Piramidi di Giza (a.m.)


Ultimamente abbiamo conosciuto una guida copta assai preparata che ci raccontava di quanto siano temuti  e prevenuti gli attentati di marca terroristica: ogni volta che qualcosa va storto l'economia dell'Egitto si inginocchia, poi si riprende con difficoltà e infine decolla di nuovo. Una grande terra dinanzi alla quale si inchinò il genio ellenico e romano, canale del cristianesimo verso l'Africa nera, una terra corteggiata dalla cultura islamica che intravvide nelle capacità degli eredi dei faraoni l'asse portante dell'imperialismo arabo prima e turco dopo. Purtroppo è accaduto qualcosa di peggio di ciò che temeva la nostra guida egiziana. Il malessere sociale ha squassato il Nord Africa, complice la crisi economica mondiale che ci ha visto tutti arretrare di molti passi, ed è esplosa la rivolta verso governi pseudodemocratici, troppo autoritari, al limite della dittatura. Da un dispaccio ANSA si apprende che, secondo la tv satellitare al Arabyia vandali hanno cercato di saccheggiare il tempio di Karnak a Luxor, ma sono stati fermati.  mentre alcuni manifestanti hanno issato nel centro di piazza Tahrir, al Cairo, un fantoccio di cartone raffigurante il presidente Mubarak impiccato. E intanto grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Hosni Mubarak hanno preso il via ad Alessandria, Suez e Porto Said. Forse è solo l'inizio di un sisma che potrebbe interessare tutto il mondo islamico.

Tutto è cominciato con gli attacchi fondamentalisti agli egiziani copti ma la crisi si è subito allargata ad ampi strati, travalicando confini religiosi. Diamo uno sguardo alla stampa spagnola.  El Paìs del 31 genn 2011 attacca la stessa Unione Europea, troppo morbida contro i regimi dittatoriali di Egitto, Tunisia, Libia o Uzbekistán (e Iran?), sempre spaventata dai fantasmi del fondamentalismo islamico: oggi titola con "Vergogna europea" (Verguenza europea). L'Europa non riesce più ad incarnare quel ruolo di difesa dei diritti umani che ne è poi la sua stessa invenzione ideologica. Forse è vero ma grande è il timore di perdere economicamente. Si pensi a Suez ed al canale.  La Vanguardia di oggi invece scopre le carte di questo timore europeo (timore superato persino da Obama con un richiamo etico all'Egitto), rivelando che la crisi del Cairo ha già avuto effetti economici sul prezzo del petrolio (da cui l'Europa, nel dilemma irresolubile del nucleare, finisce per dipendere maledettamente malgrado la ricerca di energie alternative). Il Canale di Suez è una infrastruttura fondamentale per il trasporto marittimo di petrolio dal Medioriente e di merci in container dall'Asia tutta. Una nuova crisi di Suez inginocchierebbe noi europei più degli egiziani stessi.
Canale di Suez

"Egipto controla el Canal de Suez y el oleoducto Suez-Mediterráneo (Sumed), donde a diario pasan 3.000 millones de barriles por estas dos infraestructuras, según afirman analistas del banco francés Société Générale." Tremila milioni di barili al giorno transitano dunque da Suez e dall'oleodotto Sumed. Noi speriamo che la crisi abbia già raggiunto il suo peggiore acme e che l'Egitto, nostro grande vicino storico e geografico, torni a respirare un clima di serenità sociale che tuteli e incrementi le enormi potenzialità economiche della gente che lo abita da tempo immemore. Il tutto con partecipazione democratica e condivisione di risorse (che brutto vedere le fughe dei "ricchi" all'estero e la rabbia dei disperati). (achille miglionico)

mercoledì 26 gennaio 2011

La foto più angosciante mai scattata da strumento umano: Pale Blue Dot

Ci sono foto che ci fanno riflettere come e più di qualunque testo filosofico o mistico-religioso. Chi non ha provato lo stupore (nel senso di stupor, con tanto di paralisi passeggera) nell’impattare alcune foto in bianco e nero della Agenzia Magnum? o di Robert Capa o di Henry Cartier-Bresson (che ne furono tra i fondatori)? La foto, che pur “congela” un attimo fuggente, è per Cartier-Bresson “azione” mentre “il disegno è meditazione”: in realtà la foto è “azione” per chi scatta la foto ma è “meditazione” per chi fruisce dell’opera d’arte.
Nel 2001, in un articolo su Space.com, Ray Villard del Space Telescope Science Institute e Jurrie Van der Woude del Jet Propulsion Laboratory hanno votato la foto nota come Pale Blue Dot come una delle 10 migliori immagini scientifiche dello spazio di tutti i tempi. Non possiamo che essere d’accordo come lo sarete anche voi al termine di questo articolo.
In effetti noi abbiamo altre foto dallo spazio che fanno riflettere: il tramonto della Terra dalla Luna oppure la Terra e la Luna ritratte dalla sonda Galileo nei pressi di Marte. Stupende e tristi contemporaneamente in quanto ci richiamano la nostra finitezza e la allarmante solitudine dell’Uomo.





Ma questa foto denominata Pale Blue Dot è molto di più ed, in quanto più spoglia di “elementi”, è immagine addirittura fonte di angoscia, angoscia che va al di là della Angst freudiana e tocca la angoscia antropologica.



Sì signori quel puntino cerchiato siamo noi.
La Pale Blue Dot (in italiano “pallido punto blu”) è una poco conosciuta fotografia del pianeta Terra scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1, quando si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza. L'idea di far girare la fotocamera della sonda e scattare una foto della Terra dai confini del sistema solare è stata dell'astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan (1934-1996), anche autore di fantascienza (da Contact fu tratto il film omonimo del 1997). Di seguito il suo commento alla foto.

Text from Carl Sagan, Pale Blue Dot, Random House, 1994
Look again at that dot. That's here. That's home. That's us. On it everyone you love, everyone you know, everyone you ever heard of, every human being who ever was, lived out their lives. The aggregate of our joy and suffering, thousands of confident religions, ideologies, and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilization, every king and peasant, every young couple in love, every mother and father, hopeful child, inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every "superstar," every "supreme leader," every saint and sinner in the history of our species lived there-on a mote of dust suspended in a sunbeam.
The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that, in glory and triumph, they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of this pixel on the scarcely distinguishable inhabitants of some other corner, how frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds.
Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the Universe, are challenged by this point of pale light. Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity, in all this vastness, there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves.
The Earth is the only world known so far to harbor life. There is nowhere else, at least in the near future, to which our species could migrate. Visit, yes. Settle, not yet. Like it or not, for the moment the Earth is where we make our stand.
It has been said that astronomy is a humbling and character-building experience. There is perhaps no better demonstration of the folly of human conceits than this distant image of our tiny world. To me, it underscores our responsibility to deal more kindly with one another, and to preserve and cherish the pale blue dot, the only home we've ever known.

«Guardate di nuovo quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un minuscolo granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odi. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. » Un bel perché che sovrasta i nostri perché. (achille miglionico)
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La Voyager 1 è stata lanciata il 5 settembre del 1977 e Sagan aveva esortato la NASA a scattare una foto della Terra dai confini del sistema solare. La Voyager 1 è ancora funzionante ed è attualmente l'oggetto più lontano creato dall'uomo. Il 14 febbraio 1990, avendo concluso la sua missione primaria, la NASA ha ordinato alla sonda di scattare fotografie dei pianeti del sistema solare da quella posizione vantaggiosa. Tra il 14 febbraio e il 6 giugno del 1990 una delle immagini scattate dalla sonda Voyager era la Pale Blue Dot. La fotografia è stata scattata usando un camera ad angolo di visuale stretto a circa 32° sopra l'eclittica ed è stata creata usando filtri blu, verde e viola. Le fotocamere ad angolo stretto sono progettate per fotografare dettagli in un'area specifica. Le bande di luce nella fotografia sono un artefatto causato dalla diffusione della luce sulle ottiche della macchina fotografica a causa del piccolo angolo di distanza tra il Sole e la Terra. Nella foto la Terra è grande meno di un singolo pixel, 0,12 pixel, per la precisione.
La Voyager ha scattato simili fotografie anche a Venere, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Assemblate insieme formano la foto ritratto di famiglia. Il pianeta Mercurio non è stato fotografato a causa della sua vicinanza al Sole e Marte non è visibile a causa degli effetti della luce solare sulle ottiche della fotocamera.
Alla data del 14 gennaio 2011 la Voyager 1 si trovava nell'eliopausa ad una distanza di 115,876 UA (16,062 ore luce) dal Sole. L' eliopausa è il confine presso il quale il vento solare emesso dal nostro Sole è fermato dal mezzo interstellare. La sonda si sta dirigendo in direzione della costellazione dell'Ofiuco e tra circa 40.000 anni passerà ad una distanza di circa 1,6 anni luce dalla stella AC+793888. (m.m.)


lunedì 24 gennaio 2011

PROVA della NIKON D7000

Tsavo Est- Coccodrillo si infila nel fiume (foto scattata con Nikon D90)

Sabbia rossa ed elefanti "rossi": una protezione per gli animali ma una insidia per le fotocamere
Dunque dopo averla presentata su InCultura in Novembre 2010, l'abbiamo tra le mani bella ed ergonomica (si maneggia subito in complicità e confidenza). La rivista "Fotografare" le ha dedicato in Gennaio 2011 un servizio di Enrico Fontolan che suggella il successo della esperienza fatta sul campo in Kenya da un gruppo di fotografi professionisti invitati dalla Nital. Nuova dentro grazie al sensore Cmos da 16,2 Mp ed al processore Expeed di seconda generazione, è nuova fuori in quanto il corpo macchina  è in magnesio (la pregevole D90  ha il vestito di policarbonato e quindi teme di più la polvere). Due sono le slot per le schede SD, il che significa poter avere due Lexar Professional da 16+16 Giga di memoria a disposizione p.e. Basti pensare che c'è assenza di grana digitale anche a 3200 Iso negli scatti sicché non ci sono problemi a teatro (senza flash naturalmente) o in altre condizioni critiche di luce (con teleobiettivi giganti p.e.). Poi la Nikon fa la lotta al rumore e questa è discrezione pura negli scatti occulti (penso alle forze di polizia o al teatro). Nè vanno dimenticati il mirino quasi al 100 %, le ghiere comode e razionali, l'autofocus Multicam 4800DX con 39 punti di messa a fuoco (9 centrali a croce) ed il 3D Tracking che traccia il soggetto in movimento agganciandone  la forma; l'esposimetro è superiore a quello della Nikon ammiraglia (la D3 !) ecc. Il prezzo è invitante rispetto alle prestazioni professionali. E difetti? non ce ne sono? Be' vi è tendenza a sovraesporre nelle scene contrastate luci/ombre (bisogna compensare manualmente) e forse il buffer di memoria  si svuota lentamente negli scatti veloci. Non ci va di concludere con i difetti: ecco che la Nikon D 7000 è pronta all'uso in soli 0,4 millisecondi dalla accensione e, con il suo Video Full HD 1080p, vi fa dimenticare a casa la videocamera. (a.m.)
Egitto (foto scattata con D 7000)

Tempio di Komombo, sul Nilo in notturna (con D 7000)

L' "IMPERATORE MALATO" CHE DISUNISCE L'ITALIA

Scusateci lo sfogo: ma "in civitate libera linguam mentemque liberas esse debere" Ci dice sempre Svetonio (in un paese libero devono essere liberi la lingua e la mente)


"Durante il periodo del suo ritiro a Capri fece arredare con divani una stanza apposita, che divenne il luogo dove dava sfogo alla sua segreta libidine. Lì, infatti, requisiti da ogni dove gruppi di ragazze e invertiti, assieme a quelli che lui chiamava "spintrie", che inventavano mostruose forme di accoppiamento, li costringeva ad unirsi a tre a tre e a prostituirsi tra loro in
ogni modo, per eccitare la sua virilità di uomo ormai in declino. [...]"





 
  Così Svetonio,nelle  Vite dei Cesari, narrò la decadenza dell'imperatore Tiberio (sotto il quale ebbe a morire Gesù che era nato con Augusto). Il passo potrebbe rivelarsi adatto alle irritanti e squallide vicende che ruotano intorno alla figura del Premier italiano.  


«Surreale: una soap opera con Berlusconi» Il «New York Times» di questi giorni sul caso Ruby. E ancora: "Prigioniero di questo mondo che egli stesso ha creato".In Spagna? "Unos 4.000 euros por una noche con Berlusconi. Una nueva testigo cuenta a la televisión pública italiana más detalles sobre las fiestas del primer ministro italiano" (EL PAÍS - Roma - 21/01/2011). Oggi: Berlusconi exhibe su poder mediático frente a la acusación de abuso de menores.
Avevamo già detto della sospetta malattia psicorganica del Premier (Nov.2010) ma ora non ci sono più scuse. Come Beppe Severgnini e tanti italiani di qualunque fronte politico ci vergogniamo. Qui la politica non c'entra da tempo.  Non ne possiamo più di scandali imperiali, di gaffe politiche, ma anche di Avetrana e di tutto quello che di giallo e rosa diviene pane quotidiano rosicchiato e morso dai media televisivi. Da sei mesi il governo italiano si è impantanato sui personalismi e sulla crisi morale del suo massimo rappresentante. L'Italia, come ha detto la Marcegaglia ha bisogno di altro, di ordinario. Berlusconi si dimettesse, se è innocente. Berlusconi si dimettesse, se è colpevole. (a.m.) 

giovedì 20 gennaio 2011

IL POPOLO DEI NEET: Giovani che non lavorano e non studiano

Un giovane su cinque non studia e non lavora in Italia.  I giovani non inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2 per cento tra i 15-29enni (anno 2009): la quota più elevata a livello europeo. Già da diversi anni a livello europeo si è posta l’attenzione sui giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa: i Neet (Not in Education, Employment or Training). Per molti di loro un prolungato allontanamento dal mercato del lavoro o dal sistema formativo può comportare il rischio di una difficoltà di reinserimento.
La quota di Neet è più elevata tra le donne, 24,4 per cento rispetto al 18,2 per cento degli uomini. In leggera flessione nel biennio 2004-2006 e sostanzialmente costante nel biennio successivo, i giovani Neet tornano a crescere nel 2009 durante la fase ciclica negativa dovuta alla crisi economica mondiale.
Perché in Italia la quota di giovani Neet è di molto superiore a quella della media europea? Perché nella graduatoria Ue19 l’Italia risulta il paese in cui il fenomeno è più accentuato? L’incidenza è significativamente più alta rispetto ai maggiori paesi europei quali la Spagna (che, con il 16,9 per cento ci segue immediatamente nell’ordinamento), il Regno Unito (14,0 per cento), la Francia (12,3 per cento) e la Germania (11,6 per cento). I divari sono da ascrivere in primo luogo al minore inserimento dei giovani italiani nell’occupazione e in secondo luogo alla loro maggiore condizione di inattività (piuttosto che di disoccupazione) rispetto ai giovani degli altri paesi europei. I risultati mettono in luce la minore capacità del mercato del lavoro italiano di includere i giovani, e il rischio che, per molti, la permanenza prolungata in uno stato di inattività si trasformi in una condizione permanente. Il giovane italiano è meno pronto alla ricerca del lavoro quando questo comporti un allontanamento dai luoghi abituali di residenza e dalle comodità domestiche assicurate da mamme iperprotettive ed efficienti, da padri che assicurano congrue "paghette" settimanali, da nonni pensionati ? Dove sono finiti gli italiani coraggiosi che sfidavano anche gli oceani pur di lavorare? che partivano con valigia verso il Nord o la Francia? Il lavoro e le responsabilità preoccupano più della disoccupazione e si privilegiano "lavoretti" che non consentono mai una pur modesta autonomia. Precari per sempre. Ma si rinuncia anche agli studi gravosi. Due milioni - solo di questi parliamo non dfi quelli che lottano, studiano e "cercano" bramando il lavoro - che non fanno nulla. (a.m.)

"FESSO CHI LEGGE"? ASSOLUTAMENTE NO

"Fesso chi legge" era una scritta di tanti anni fa che compariva inaspettatamente sui muri, sui quaderni di scuola ecc. quando vi erano meno scritte del tipo "Dio c'è" per indicare che nei paraggi si spaccia droga. Ma è proprio fesso chi legge? Non sembra proprio: per implicazione di aree cerebrali coinvolte nel processo di lettura,  la lettura costituisce nutrimento, il più importante "cibo" per la mente. E ciò che è cibo e struttura per la mente intesa come software - oggi si sa dalla ricerca neuropsichiatrica - diviene, a livello di hardware cerebrale, un vero e proprio cambiamento strutturale grazie alla plasticità neuronale. E' noto che chi adopera il proprio cervello senza sconti è più riparato dinanzi ai rischi di demenza (si vedano musicisti, fisici ecc.). Leggere quindi non è solo fonte di informazione e formazione ma un vero e proprio salva-mente. Finalmente si apprezza qualche pubblicità governativa al riguardo! Per anni la pressione mediatica ed informatica, l'emergere di una arrogante involuzione culturale a livello di programmazioni televisive, lo scadimento della istituzione scolastica hanno sempre più ridotto la non grande popolazione italiana dedita alla lettura (non abbiamo mai brillato come lettori nella UE). Quali sono i dati statistici ultimi? Ebbene, apprendiamo dall'ISTAT:

MENO DEL 47% LEGGE ALMENO UN LIBRO. In Italia «nell'arco di un anno meno del 47% degli italiani legge almeno un libro nel tempo libero». È quanto emerge dal rapporto dell'Istat  Noi Italia. 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo, in base a dati aggiornati al 2010. Inoltre, fa sapere sempre l'Istituto di statistica, «poco più di un italiano su due (55%) legge un quotidiano almeno una volta a settimana e poco più di uno su cinque utilizza Internet per leggere on-line o scaricare da Internet giornali, news o riviste».

Che peccato. Il paese dei naviganti naviga solo in internet, il paese dei santi non è più santo da tempo. E i poeti non sanno più scrivere perchè non sanno più leggere. Ed io mi sento poco bene, come recitava una battuta di Woody Allen. (a.m.)
Asino chi legge?

ITALIA (H)A 150 ANNI: un Paese di Vecchi?

Anziani in una RSA geriatrica della Opera Don Uva


Apprendiamo dai dati ISTAT (NoiItalia) che il sospetto di una Italia sempre più vecchia non è uno spunto catastrofista. Già si era scritto che nel 2100 gli italiani saranno solo otto milioni ma speravamo che i trend osservati nel 2010 mutassero. Non è così.
Al 1° gennaio 2010 ci sono 144 anziani ogni 100 giovani; in Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato. La regione più anziana è la Liguria, la più giovane la Campania. Sitenga conto che, con quasi il 12 per cento dei circa 500 milioni di abitanti dell’Unione europea, l’Italia è il quarto paese per popolazione. A partire dal 2001 la popolazione ha ripreso a crescere dello 0,7 per cento l'anno, per effetto della crescita delle nascite e, soprattutto, dell’immigrazione.
Il rapporto tra popolazione giovane e anziana e popolazione in età attiva supera il 52 per cento (2009). L’Italia è ai primi posti nella graduatoria europea. Nel contesto europeo, l’Italia fa registrare valori di crescita naturale più vicini ai paesi di nuova adesione all’Unione. Quale futuro?
Un futuro sempre meno "italiano". Ed è giusto che sia così.  Infatti:
- La vita media degli italiani è di  oltre 84 anni per le donne e di  quasi 79 anni per gli uomini, ai primi posti nell’Unione europea.
- L’Italia si colloca tra i paesi a bassa fecondità, con 1,41 figli per donna secondo le stime del 2009. L’età media al parto continua a crescere, attestandosi a 31,2 anni.
- Si celebrano 4,1 matrimoni ogni mille abitanti, più nel Mezzogiorno che nelle regioni settentrionali, in alcune delle quali più della metà delle unioni è celebrata con rito civile.
E le separazioni-divorzi? Aumentano.
L’Italia e l’Irlanda sono i paesi Ue con la più bassa incidenza dei divorzi (circa 0,9 e 0,8 ogni mille abitanti) ma in Italia il numero di separazioni è aumentato dal 2000 del 16,9 per cento e quello dei divorzi del 44,7 per cento.
Per quanto riguarda la crescita migratoria, l’Italia si colloca ai primi posti della graduatoria come forza attrattiva. (m.m.)

Violenza giovanile, come affrontare il bullismo

Se ne è discusso in un convegno organizzato dal Dirigente del 3° Circolo, prof. Amatulli con l' intervento dell'Istituto SIEB 

Il Sindaco di Bisceglie avv. Spina parla: in piedi il dr. Papagni, seduti da sin. il prof. Amatulli e il dr. Achille Miglionico

Bullismo, non una forma di criminalità, ma neanche un gioco. E comunque un fenomeno da non sottovalutare, perché colpisce la maggior parte dei ragazzi in età pre-adolescenziale, con un picco tra i 12enni di entrambi i sessi. Le responsabilità? Molteplici: dalla violenza massmediata ai videogiochi aggressivi (che aumentano sperimentalmente la arousal dei giocatori accaniti); dal decadimento culturale (e dei valori indotti dalla cultura) alla esaltazione della "fisicità" e dell'apparire). In molte classi si assiste alla contrapposizione di due fronti, i "secchioni" (categoria nella quale sono dispregiativamente messi dai più tutti i ragazzi che mostrano di voler studiare, non solo quelli che studiano tanto) ed il fronte degli anti-studio, capeggiati da un leader carismatico che spesso è un ripetente fisicamente agguerrito. Tra secchioni e ripetenti non si ravvisa più come una volta una cospicua fascia di studenti intermedi tra i poli opposti. Nel gioco sinistro del "forte" /"debole",  della sopraffazione psichica e fisica emergono ruoli protagonisti, di "spalla" (del leader "bullo"),  e di pubblico indifferente o intimidito, come dinanzi alla violenza urbana: si veda tabella in fondo all'articolo
 Ma il fenomeno non origina solo dal degrado sociale come qualcuno crede: il bullismo alligna tra ragazzi (e ragazze!) di famiglie che non lottano per la sopravvivenza e che godono di discreto o elevato benessere (noia? vuoto esistenziale?). Dunque un certo tipo di discorso va spostato anche sui genitori di oggi, sempre più affannati alla "materializzazione" dell'affettività nei confronti dei figli. Genitori che spesso hanno rotto l' alleanza educativa  con i docenti e che in molti casi aggrediscono gli stessi docenti quando essi richiamano l'attenzione sui loro figli.  Soprattutto si allude a quei  genitori, che hanno smesso di esercitare la patria potestà e si sono trasformati in avvocati difensori di figli a volte troppo viziati, a volte troppo trascurati, comunque sempre incoscienti del fatto che la vittima è una persona che soffre. Non è un caso che i "bulli", questa la loro caratteristica principale, mancano di empatia. Dunque va ristabilita la alleanza educativa genitori/docenti (nel mondo anglosassone esistono le associazioni di Parent/Teacher!).
Sono questi ed altri ancora i dati emersi ieri, 19 gennaio, nel corso del convegno “Bullismo: fenomeno e rilievi” organizzato dal preside del 3° circolo didattico, prof. Vito Amatulli presso la sede centrale di via Amando Vescovo.
Un convegno dal taglio prettamente scientifico, ma accessibile e centrato sui casi concreti portati dal corpo docente (cui erano in primo luogo rivolti i lavori e che è affluito da vari istituti), dai dirigenti scolastici dott. Antonio Bombini (I circolo) e dott.ssa Francesca Castellini (IV circolo). Presenti le istituzioni con il Sindaco di Bisceglie Francesco Spina, l’assessore alla Pubblica Istruzione avv. Vittorio Fata, i consiglieri comunali Onofrio Caputi e Pietro Casella, i quali tutti attivamente hanno enunciato il proprio punto di vista in merito al fenomeno “violenza”.
Moderato dal dott. Saverio Papagni, neurologo psicoterapeuta, il convegno ha visto intervenire in qualità di relatori gli esperti dott. Paolo Miglionico, psicopedagogista e presidente del Sieb Spagna e il dott. Achille Miglionico, psichiatra e presidente Sieb. Tra le proposte offerte dal SIEB quella di uno sportello di counselling reale (in ogni istituto) e  virtuale (nel Web), sportelli di ascolto rivolti a tutte le vittime del bullismo, tanto spesso restie a parlare delle violenze subite persino ai propri familiari.
“Bullismo: fenomeno e rilievi” è servito a metter nero su bianco cosa sia la violenza tra i pre-adolescenti e in quali forme si presenti nella vita di ogni giorno, tra i banchi di scuola. Nel convegno si è pertanto parlato di indicatori osservabili del fenomeno (sistematicità, asimmetria di potere, intenzionalità nella scelta della vittima, isolamento e improvvisa fobia scolastica di chi subisce violenze…). Si è fatto cenno anche al cyberbullismo ed alle strategie di intervento, che riguardino innanzitutto professori e genitori.
Il dott. Paolo Miglionico ha portato dati rivenienti da una estesa indagine epidemiologica condotta dal SIEB per conto del Comune di Andria nel 2010 ed ha fatto presente che i casi di bullismo rivelati dalla ricerca raggiungevano il 70% degli studenti intervistati  e che nella maggior parte dei casi gli educatori non sono in grado di riconoscere il fenomeno.
“Molto spesso siamo noi politici a dare il cattivo esempio – ha commentato correttamente  il sindaco Spina – utilizzando quotidianamente lo strumento della violenza verbale per discreditare l’avversario. Ma minacce, ingiurie e calunnie, oltre ad essere diseducative, alla fine non pagano”. “Compito di noi amministratori - ha sottolineato invece l’ass. Fata, promettendo di incrementare il suo impegno in questo versante - è quello di mettere in rete le scuole per creare attenzione sul fenomeno, ma soprattutto di mettere in rete la famiglia con la scuola, facendoci carico dello scollamento in atto tra le due istituzioni”. Peccato che alla fine di tutti i buoni propositi  prevale sempre la politica della "mancanza di fondi" che non consente di attuare programmi specifici anti-bullismo già esistenti (Redazione)

-Bullo : chi prende attivamente l’iniziativa nel fare prepotenza ai compagni
-Aiutante: chi agisce in modo prepotente ma come “seguace” del bullo
-Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitandolo o semplicemente stando  a guardare.
-Difensore: chi prende le difese della vittima consolandola o cercando di far cessare le prepotenze
-Esterno: chi non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o indiretto in situazione di prepotenza
Vittima : chi subisce più spesso le prepotenze.
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PER VISIONARE E SCARICARE PUBBLICAZIONI SU TEMI DI ANALISI TRANSAZIONALE: http://www.incultura.com/
 
*** Il 18 Marzo 2011, sempre al 3° Circolo Didattico di Bisceglie, sono intervenuti gli esperti ddrr. Achille e Paolo Miglionico con un lavoro sul campo (apprendimento e interazione su implicazione diretta): gli esperti hanno incontrato presso la sala multimediale una trentina di alunni di più sezioni di 4^ elementare e tre insegnanti. Il lavoro ha avuto fonte di implicazione attraverso la visione di un film appositamente realizzato in un Istituto italiano il quale affronta una trama di bullismo. Sulla base dello stimolo-evento gli alunni si sono aperti in confidenze di crescente segretezza offrendo la possibilità agli adulti di stabilire un contatto di esperienza e confronto "in vivo". Notevole e intensa emotivamente la interazione tra le parti coinvolte.  
 
 
 
 
 
 
 
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sabato 8 gennaio 2011

TEATRO - Trappola per topi


di Michele Miglionico
Soffia il vento della tempesta di neve e le luci del teatro tremano. Così veniamo catapultati nella pensione Monkswell dei coniugi Ralston, inaugurata in una giornata di tempo da lupi, con un assortimento di ospiti sui generis - tra cui il veteranoStefano Altieri nei panni del forestiero signor Paravicini - che vengono presentati in poco tempo, eppure subito metabolizzati e inquadrati. La convivenza sarebbe già difficile di per sé, se non irrompesse il sergente Trotter (Massimiliamo Franciosa) a preannunciare la possibilità di un omicidio tra le mura di legno dell'albergo, isolato dal resto del mondo.
Siamo alla prima nazionale, il grande rodaggio. Se qualche tentennamento c'è, colora di umanità i personaggi in scena. Figurarsi dopo qualche replica. Per il resto, la macchina funziona come un orologio.
Il merito principale è di Agatha Christie, che ha scritto un giallo avvincente e divertente, pur con lo spaesamento che riserva il finale - su cui, da tradizione, si deve mantenere il massimo riserbo.
D'altro canto, Stefano Messina (nei panni di Giles Ralston) si conferma attore e regista di razza. I "suoi" interpreti si rubano la scena l'un l'altro, perché ben caratterizzati, e comunicano con gesti minimali e studiati, fanno ridere come se a portare questo umorismo britannico fossero davvero attori inglesi del West End - quegli stessi che portano avanti le repliche dal 1952, giorno dopo giorno, facendone l'opera teatrale più rappresentata nella storia contemporanea. L'interpretazione dello svanito e ambiguo Christopher Wren è la più efficace e memorabile per lo spettatore comune.

Se l'ormai storica Compagnia "Attori&Tecnici" si chiama così, un motivo ci sarà: chi ha lavorato alla scenografia e ai costumi (Alessandro Chiti e colleghi) ha saputo evocare tutto il microcosmo della tragicommedia, con il vento, la neve, il fuoco del camino, l'arredamento, i costumi d'epoca, la radio con i notiziari e la musica, le luci verosimili. In poche parole, un gioiello di messa in scena.

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