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domenica 2 marzo 2025

L'ALGORITMO DELL'UGUAGLIANZA, #RUBEN RAZZANTE con prefazione di LILIANA SEGRE. AUTOMATISMI ALGORITMICI DELLA #IA E DIFESA DELLA LIBERTA'

 


"La discriminazione algoritmica è  il riflesso di quella umana, cioè di forme di discriminazione esistente a livello sociale, economico, politico" (R. Razzante)

Il volume ha il pregio di portare la riflessione intorno alla Intelligenza Artificiale sulla posizione de "in medio stat virtus". Non possiamo non condividere tale posizione come facciamo da sempre e soprattutto dal Simposio Satellite organizzato dal SIEB sul tema scottante. Spiega l'A. nella sua prefazione:

"Le santificazioni e le demonizzazioni dell'Intelligenza Artificiale (AI) sono pericolosamente fuorvianti. Fanno deragliare il treno della riflessione collettiva sull'esigenza di un rapporto maturo ed equilibrato tra tecnologia e persona e producono alterazioni semantiche e distonie cognitive rispetto all'influsso degli algoritmi sul funzionamento delle società. Il filo sottile che lega le pagine di questa pubblicazione è proprio la loro riconducibilità ai valori dell'uguaglianza, dell'inclusività, dell'accessibilità, della sostenibilità nelle molteplici applicazioni dell'AI." 

L'A. opera nella cura dei testi una sorta di "operazione verità" sull'AI, per rinvigorire la democrazia della Rete, allontanando lo spettro del totalitarismo digitale. Completa il volume una prefazione di Liliana Segre, dal disegno umanistico.

Ruben Razzante è docente di Diritto dell'informazione, Diritto europeo dell'informazione e Regole della comunicazione d'impresa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove si è laureato in giurisprudenza e in scienze politiche. È docente di Diritto dell'informazione al Master in giornalismo dell'Università Lumsa di Roma. Insegna ai corsi di formazione promossi dall'Ordine dei giornalisti. Nel 2023 è stato nominato consulente della "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza" del Senato presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre.




Nel mentre scriviamo continuano gli attacchi DDOS contro siti istituzionali e no italiani operati dalla centrale (moltiplicata da nuove adesioni mercenarie) NONAME57, con sede in Bielorussia e tecnobraccio filoputiniano 



il che da quando il Presidente Mattarella ha puntualizzato temi di geopolitica riaffermando il sostegno all'Ucraina, da quando ha chiamato nuovi soggetti onnipotenti come "neofeudatari del Terzo Millennio", avidi di Spazio e Cyberspazio.


La molteplicità degli attacchi dal Cyberspazio si affianca alla anarchia destabilizzante del web attraverso la misinformazione e disinformazione, in nome dello "speech assoluto"




L'unica regola dell'infosfera è non avere regole? Fin dove sono legittime le azioni delle piattaforme digitali che non hanno CONFINI?
Gli attori economici sono divenuti agenti diretti del potere e controllori della INFOSFERA, scavalcando ogni orizzonte di marketing, come dimostrato dalla presenza di tali soggetti plutotecnocrati all'insediamento di Trump e la presenza di Elon Musk - non ai margini - nel Consiglio dei Ministri di Trump stesso. Loro corrono e noi dobbiamo correre ai ripari. (am)



Altre opere di Ruben Razzante:







mercoledì 4 settembre 2024

QUANDO NON C'E' NESSUN MOVENTE #criminologia #psichiatria forense. Intervista allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

QUANDO IL MOVENTE E':  NON C'E' NESSUN MOVENTE

Intervista medico-medico allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

 

 #criminologia #psichiatria forense #strage Paderno #omicidio #omicidiosenzamovente #non-sense murder #strage #massmurder


- Poirot in uno dei film sentenzia duro al suo interlocutore che dubita del movente di delitto: "C'è sempre un movente". Oggi non è sempre così in tanti omicidi che affollano i notiziari. Dalla strage di Erba del 2006 alla strage di Paderno Dugnano di oggi ma anche nell'omicidio  di Sharon Verzeni, commesso da Moussa Sangare, emerge la perplessità del "senza senso". Ci puoi aiutare a capire?

- Ultimamente disegnare un profilo criminologico è divenuto più difficile, persino a posteriori in quanto si intersecano nella società liquida e nelle agenzie educative  cofattori multiculturali, precarietà economiche, storiche e geopolitiche, influenze e/o condizionamenti da parte della Rete e dei social. Di certo il processo di individuazione di un adolescente  si è ulteriormente complicato ("liquefatto" in alcuni casi?) rispetto alle generazioni precedenti e questo ha a che fare con la globalizzazione e la supremazia digitalica; si aggiunga anche la crisi enorme delle istituzioni scolastiche e della cultura in genere. 

- In fondo gli educatori sono le stesse persone che in famiglia incontrano difficoltà relazionali e difettano di autorevolezza coi propri figli. 

- Quando lavoriamo con il SIEB nelle Scuole, è palpabile lo smarrimento e per esempio osserviamo un lacunare e contrastato rapporto intra-staff e soprattutto tra docenti-discenti-genitori. La alleanza didattica che un tempo era quasi scontata oggi è un ricordo vago: aggressioni non solo verbali da parte di genitori e alunni non sono novità. 

- Tanti altri ruoli sono in discussione, anche quello degli operatori sanitari. Le aggressioni al personale sanitario si moltiplicano. 

- Lo insegniamo da anni nelle organizzazioni, i conflitti generano confusione di ruoli e la diffusione dei ruoli genera conflitti. 

- Siamo divenuti più centrati su noi stessi e competitivi?

- Sicuramente i più sono meno disposti al dialogo ed al confronto, quindi la relazione è più simmetrica che complementare. Siamo tendenzialmente autoreferenziali e "documentarsi" su un argomento anche tecnico con Internet fa di noi già un "esperto". Sono i cd laureati in Internet. I social sono una vetrina narcisistica e se prevale l'Io rispetto al Noi, non vediamo più gli Altri con gli stessi occhi; assieme alla importanza dell'Altro, scemano  la empatia ed il rispetto. La relazione, come noi diciamo spesso quasi in uno slogan, è scontro invece che incontro. La stessa competenza empatica è meno riscontrabile persino nelle professioni di aiuto che ne erano lampante esempio: medici che non ti guardano in viso al pronto soccorso li ho notati anche io e nei corsi di formazione a operatori sanitari non diamo più per scontato la inclinazione "Salvatoriale": motivazione e passione talora sono secondarie a considerazioni economiche e di mercato nella scelta del lavoro ("faccio il pompiere perchè ho letto che servono pompieri"). 

Ma la responsabilità dove va ricercata?  

- E' un processo storico inarrestabile. Le varie agenzie educative, la famiglia e la scuola, lasciano poco il segno se sono in contrasto. Se un genitore sconfessa l'altro la coppia parentale perde potere comunicativo; se un genitore protegge e  dà sempre ragione al figlio anche quando mette in atto un comportamento non ok,  non fa un favore al suo futuro; se disconferma l'istituzione scolastica, accusando il docente, svilisce la importanza di chi apprende e di chi insegna. 

- Ci fai un esempio?

 -"Quando i figli sbagliano i genitori si inferociscono e difendono ad oltranza ..." recentemente mi ha detto sconsolata Emanuela, madre di 34 anni parlando di una violenza subita in spiaggia da suo figlio. Quando lei si è permessa di richiamare con calma e tranquillità il bulletto, la donna è stata aggredita dalla madre del bullo che ha gridato in aperta sfida: "Come ti permetti?!" minacciando lei di alzare le mani. "E' tuo figlio che alza le mani! Non il mio!  Fatti avanti con me se hai il coraggio e ti faccio vedere io!" Il tutto davanti a tutti, coram populo.  Quel bambino è stato già vittima di bullismo a scuola ove gli hanno tagliuzzato tutto lo zaino nuovo. "Anche qui hanno negato l'evidenza" narra Emanuela. Episodi di questo genere, ove lo scambio tra vittime e persecutori delinea il gioco berniano di "Ti ho beccato", accadono ovunque, all'angolo della strada, in coda all'ufficio postale, ai colloqui con i professori, in caserma, in ospedale. In Kenya, nella missione di Sagana,   un maestro di etnia kikuyu si lamentava già nel 2013 con noi medici del fatto che prima ogni adulto del villaggio aveva il diritto-dovere di istruire e riprendere un ragazzo per comportamenti inappropriati: "Tutti educavano nel villaggio. Non capisco. Da un po' di tempo se sgridi un ragazzo accorre il padre che sgrida te e ti chiede come ti sei permesso..."

- Problema globale dunque. In effetti la rabbia e la violenza appaiono sdoganate. La educazione e rispetto perdono il loro peso sociale. I media e la politica offrono modellamenti mediatici discutibili al riguardo... 

 - Il processo di frammentazione e contrasto delle agenzie educative non è nuovo ma in questo ultimo ventennio si è imposto un nuovo processore di dati, assai potente: il Web. Navigare in Internet è stata la grande rivoluzione culturale ma ora Internet naviga in noi attraverso gli smartphone comparsi proprio all'ingresso nel nuovo millennio. Ecco che tra le agenzie educative se ne è interposta una nuova, invadente e pervasiva, la Rete informatica. Un nuovo Genitore Sociale con fonti informative ambigue e modelli incontrollabili e spesso facili da occultare alla sorveglianza degli educatori. Questo Genitore Sociale è in competizione e spesso in contrasto con le agenzie educative tradizionali (che già confliggono tra di loro).

- Non si riesce a regolamentare l'uso degli smartphone in famiglia e neanche a scuola: è notizia di questi giorni che saranno banditi in Francia alle scuole medie superiori. Troppo tardi? 

Si può sempre rimediare con opportune misure. E' un bene che qualcuno si accorga che una conquista tecnologica non sempre è un vantaggio evolutivo. Il dato di fatto è che si legge sempre meno e si legge solo quello che si "scrolla" casualmente (in realtà decide un algoritmo per noi). Se un cervello non legge e scrive perde abilità linguistiche e psicolinguistiche, perde la capacità di organizzare il flusso delle idee, di elaborarle in uno alle emozioni, di esprimere con la parola. C'è chi indica l'incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo con il termine di analfabetismo funzionale o illetteratismo. Per quello che concerne il lavoro di psicoterapeuta la incapacità di descrivere e narrare il proprio disagio si traduce in difficoltà cliniche e operative. 

- Quindi il calo delle relazioni reali in favore di quelle virtuali non aiuta. Basta girarsi in un treno o in ristorante per vedere che la gente si rapporta più con il gingillo elettronico che con il vicino di sedia. Lo facciamo noi stessi. Una volta ci si trincerava dietro un quotidiano stampato per non parlare in treno. 

 

- Anche prima in Italia non eravamo grandi lettori rispetto all'Europa. Ricordo che si leggevano i quotidiani sportivi in primis. Comunque ora i dati ISTAT al riguardo sono preoccupanti e se li si collega ai dati INVALSI sulla comprensione dei testi ecc non c'è da essere ottimisti. I libri cartacei riempiono vuoti  mentali di ogni tipo e i romanzi ci fanno capire che non siamo i primi e unici al mondo ad avere trame, problemi ed emozioni.

- Comincio a comprendere quel vuoto, cui si allude e che talora viene riferito dai ragazzi.

- Noi abbiamo bisogno dell'Altro. La scienza ci ricorda che il Sé si forma con la intersoggettività. Tante persone e tanti adolescenti sono sì nella folla ma sono soli in compagnia.  E se non si parla, soprattutto tra coetanei, aumenta il vuoto relazionale, si diventa autoreferenziali. A chi comunicare il vissuto amaro che provo? all'amico che mi deride dicendomi che sono un debole o che vuole solo parlare di "cazzate"? mi scarico buttandomi dentro ad un videogioco di combattimento? metto in atto il voyerismo informatico e mi guardo vetrine tiktokizzate? Rimango chiuso in stanza? Ci bevo su? mi faccio "sballo" con abuso di sostanze? Come comunicare il vuoto relazionale che si fa esistenziale? Se poi in una famiglia ci sono gravi problemi o il problema è comunicare, la disfunzione cresce, si trincera e invalida. In studio vedo sfilare nerd di ogni età adolescenziale. Un giovane suicida ha lasciato scritti senza lettore alcuno che la madre, piagata dal dolore, edita postumi quasi per farlo tornare in vita. Oramai non si può nascondere che la principale causa di morte in adolescenza, dopo gli incidenti,  sono i suicidi. In studio, specie dopo la pandemia di Covid, vediamo tanti giovanissimi. Il calo di relazioni reali e il calo di prestazioni, i comportamenti ossessivi e fobici allarmano i genitori che chiedono di seguire i figli. Ma c'è una quota di ragazzi che sfuggono e vanno individuati come soggetti a rischio grazie alla osservazione di altri soggetti, insegnanti,  zii, senza i para-occhi che indossano taluni genitori, spesso nonni che non si accontentano di realtà edulcorate.

- Come si arriva dal vuoto, dal nichilismo, dal senso di inutilità a fare del male agli altri?

 - Quando la rabbia non si può esprimere al di fuori di sé diventa autoaggressività oppure la rabbia inespressa diviene un agito violento che tenta come un parafulmine di scaricare tanta energia e si aggredisce l'Altro. Si può essere rissosi ma il confine con la morte non è netto. Non ha senso neanche pestare a morte un poverino disteso a terra fuori di una discoteca come Omar Bassi, Nicolò Ciatti e tanti altri sventurati, spesso casualmente prescelti. Talora si uccide e ci si uccide.

- Qualcuno parla di raptus.

- La psichiatria non concorda. Non esistono raptus (se non in rari casi di schizofrenia), sfatiamo questo equivoco che serve più ai legali e giornalisti. Come dice anche Paolo Crepet quello che è successo a Paderno Dugnano "non è successo dal lunedì al martedì" malgrado si parli di famiglie "modello" e persone "solari". Ci sono sintomi e segni clinici non colti prima di certi agiti e non è semplice discontrollo degli impulsi o disturbo esplosivo intermittente. Crepet ci va duro quando dice che certi genitori sanno in tempo reale i voti dei figli (anche per contestarli, dico io o per fare confronti inutili) ma poi ignorano con chi escono i figli alle tre di notte. Al di là della cruda affermazione è vero che i genitori ci sono quando non dovrebbero esserci e talora non ci sono quando dovrebbero esserci. Ha ragione Crepet quando dice che la società così come si è andata strutturando "isola" il giovane. Il vuoto di cui parlavamo. Concordiamo con lui ed altri specialisti quando ci si propone come obiettivo primario di rendere la Scuola il set principale di ogni intervento da condurre a livello cognitivo ed emotivo per individuare difficoltà e affrontarle. Noi insistiamo sulla necessità di attuare e rendere solida la alleanza didattica tra genitori-docenti-studenti : si devono perseguire finalità uniche di in-formazione e formazione per combattere isolamento, bullismo, e ogni forma di prevaricazione; per educare alla libertà, alla tolleranza e rispetto della diversità; per aiutare l'adolescente a riconoscere il malessere proprio ed altrui e fare giusti invii.  

 - Tornando alla strage e al non-senso, alla apparente assenza di movente?

 - Nel lontano 1996 pubblicammo con altri  AA. (1) un case report dal titolo "Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida". Un contributo innovativo in quanto inquadrava in ottica criminologica e analiticotransazionale la lettura degli output e acting di un potenziale SK (omicida seriale). Attuale in quanto lo stesso omicida parlava con ottima cultura di essersi ispirato ad una fonte letteraria per compiere i suoi gesti efferati: la teoria dell'atto gratuito quale si evince nel romanzo sotie di Andrè Gide "I sotterranei del Vaticano" (1914). Come ebbe a dirci lo stesso omicida  "l'atto gratuito consiste in un atto compiuto al di là di ogni valore etico, al semplice scopo di ricercare la propria libertà" (= dall'angoscia del copione). Nel libro Todo modo Leonardo Sciascia, (1974) si rifà a Gide - e lo cita - , descrivendo l'omicidio come atto gratuito, commesso sia da Lafcadio (di Gide), sia dal pittore (rimasto anonimo) protagonista del giallo di Sciascia. Un poster simile richiamava suggestivamente quello espresso dallo psicopatico protagonista del discusso film "Natural born killers" di Oliver Stone (1994). Per non citare La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme, il famoso saggio della filosofa Hannah Arendt (1963). Insomma il non-sense, il non-senso esiste da sempre, soprattutto al servizio di Thanatos (θάνατος).

- Quando Homo sapiens fa del Male solo per il Male e non c'è alcun motivo. Ha ragione, Collega, a citare la Arendt. Nel mentre procede la intervista, ho sfogliato on line le News dell' ANSA. Tra le ultime trovo: "Paderno Dugnano, il 17enne autore della strage: è stato un atto 'come di emancipazione' " Ha affermato che voleva essere "libero dalla famiglia".

- E della famiglia si è liberato. Appunto senza movente. Un atto gratuito alla Gide. Molto triste. Attiviamoci.

- Grazie Collega del tempo. Torneremo sul tema se non ti dispiace. A maggior ragione perchè il SIEB organizza per Novembre 2024 la attesa GIORNATA FORENSE.

- A presto. 
 

 

 

 

intervistatrice: dr.ssa Martina Tatoli MD.



NOTE

(1) Miglionico A, Martucci E., Nicola D'Introno, Corfiati L., Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida, in AA. VV., T.A. Papers, Tribute to Eric Berne, Ed. scient. Ist. Osp. Opera Don Uva, IAT, SIEB, Ed. Don Uva, Bisceglie, pagg. 11-119, 1996.



mercoledì 27 settembre 2023

I DIALOGHI DI TRANI XXII edizione. APPUNTI E RIFLESSIONI su alcuni incontri.





Sostenibilità, 

Convivenza e Cura

Anno 2023, Incipit

 

 I Dialoghi di Trani sono giunti, quest’anno, alla loro XXII edizione. Un grande successo di pubblico e incontri "reali" costruttivi che privilegiano il DIALOGO rispetto ai monologhi che imperversano narcisisticamente sui social e nei media.  


Avviati nel 2002, grazie alla collaborazione tra l’Editore Laterza e l’associazione culturale Maria del Porto (1993), ETS con Regione Puglia e Comune di Trani, molto devono ad organizzatori e curatori, all’impegno profuso nel tempo dalla direttrice artistica, la prof.ssa Rosanna Gaeta, a un direttivo associativo sempre attento ai grandi temi della contemporaneità e al supporto di tutti i curatori del festival. Non sfugga infatti che, di anno in anno, come tessendo un’ideale filo di Arianna, si stia realizzando e impreziosendo la trama di questo festival legandone l’esecuzione e il leitmotiv a parole chiave pregne di valore collettivo e sociale, dal respiro vasto, internazionale, globale. 

Così, di edizione in edizione, si è partiti dai confronti geografici tra Oriente e Occidente, per guardare all’Europa, indagare sull’identità del Mediterraneo, interrogandosi sul futuro e dialogare di bellezza, paure e responsabilità di ciascuno. Sostenibilità, convivenza e cura sono, una dietro l’altro e non a caso, le access keys ai Dialoghi delle ultime edizioni.

.. Conosco pochissime persone al mondo che abbiano tanto potere quanto ne hanno le parole che scegliamo con cura ..

 

Il TALENTO del cervello

ai Dialoghi di Trani, Edizione XXII, anno 2023

 

21 settembre 2023, Palazzo San Giorgio, Trani


 



Plasticità e adattamento, disagio, malattia e cura, creatività e apprendimento, nuove frontiere sulla comprensione dei processi che interessano il nostro preziosissimo cervello sono nodi intorno ai quali si svolge l’incontro con il pubblico, complici le “10 lezioni facili di neuroscienze” racchiuse nel libro della professoressa Michela Matteoli  “Il talento del cervello”, edito Sonzogno 2022, da cui il nome dell’evento che si presenta da sé:

 

«Il cervello è l’organo in grado di invecchiare meno di tutti gli altri. Prendercene cura è la nostra opportunità di estendere la giovinezza, assaporare a lungo la vita e salvaguardare la salute del corpo». 

 

È su questa premessa che si dialoga con la scienza, a palazzo San Giorgio. 

 

La conversazione/intervista si svolge tra Michela MatteoliDirettrice dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e docente di Farmacologia presso l’Humanitas University, e Gaetano Prisciantelli, giornalista RAI e curatore della sezione scientifica del festival.  Michela Matteoli si occupa in particolare di malattie psichiatriche e neurodegenerative quali schizofrenie, autismo e Alzheimer al cui riguardo vi è un nesso ormai noto e specifico che intreccia tra loro termini quali infiammazioni e decadimento, o morte, dei neuroni. La considerazione che le infiammazioni potrebbero essere coinvolte nei processi che portano alla malattia come conseguenze piuttosto che come cause può, infatti, diventare una leva significativa capace di modificare il nostro modo di affrontare la malattia e, in generale, di condizionare comportamenti e abitudini favorevoli.

Se da un lato assai generalizzata è la convinzione che si nasca con un “pacchetto di neuroni” destinato al progressivo smaltimento, apprendiamo che così non è. 


Nel nostro cervello vi sono nicchie di neurogenesi dove i neuroni continuano a nascere. 


Se ciò accada lungo il corso di tutta la nostra vita, sino all’età ultima, è ancora attuale oggetto di studio ma la ricerca progredisce costantemente in questa direzione. 

 

Non solo: il cervello è in grado di cambiare e il suo più grande talento è la plasticità.

 

Il punto fondamentale in cui avvengono questi processi di plasticità si chiama sinapsi, ossia il punto di contatto in cui due neuroni si avvicinano trasmettendo il segnale, l’informazione; la sinapsi è anche il punto in cui avvengono sia tutti i processi alla base dell’apprendimento,  della modulazione e potenziamento della sinapsi stessa.

Quando “impariamo” e ci relazioniamo, nel costante flusso di dati, informazioni input-output e relazioni  il talento del cervello rivela la sua plasticità,  le nostre sinapsi aumentano di numero e funzionano meglio e a lungo termine, coinvolgendo persino la sintesi di nuove proteine come dimostrato da Kandel, Nobel per la medicina nel 2000 per gli studi condotti sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria dei neuroni. Al riguardo ci piace richiamare proprio le parole del Nobel austriaco Eric Kandel, ora insigne scienziato novantatreenne, noto anche come lo scienziato dei ricordi il quale ebbe ad affermare al congresso nazionale della società italiana di Neuroscienza, SINS, di Perugia nel 2019 ..

 

.. “Per preservare la memoria fate volontariato, state TRA la gente”. 

 

La capacità strutturale di formare sinapsi nel nostro cervello non è affatto caratteristica relegata all’età dello sviluppo sicché, ogni volta che impariamo, nel corso della nostra vita, il numero delle nostre sinapsi aumenta progressivamente; le sinapsi che non vengono utilizzate vengono eliminate mente quelle utilizzate vengono rafforzate e si stabilizzano. Sono tanti gli eventi che intervengono nella plasticità del cervello sino a far si che circuiti funzionanti siano in grado di rimpiazzare circuiti non funzionanti (è ciò che ad esempio accade nei casi di recupero da un ictus, quando cioè circuiti funzionanti si rivelano in grado di “vicariare” le attività dei circuiti danneggiati dall’evento patogeno).

 

Inflammaging 
Mindfood & Sport

 

Di domanda in domanda la conversazione va dal “cervello geniale” alla tempesta di citochine del Covid-19, di cui ancora non sappiamo definire i danni a lungo termine sul cervello; dagli studi più recenti sulle funzioni di difesa svolte dal tessuto gliale che fa da sostegno ad encefalo e midollo spinale al comportamento delle cellule gliali, alle risposte del sistema immunitario; dall’inflammaging ossia dal contrasto dell’infiammazione come cura alle abitudini contrastanti l’infiammazione stessa per il miglioramento della qualità e longevità delle nostre vite. Sono coinvolti  i più attuali sviluppi scientifici che influenzano e influenzeranno  l’efficacia della terapia farmaceutica nel paziente ma anche la prevenzione alla malattia come stile di vita valorizzato da abitudini che nutrono il cervello. Tra gli argomenti emersi non manca la mindfood, ossia la dieta per la mente che favorisce verdura a foglia e verdura non amidacee, frutti di bosco e frutti a guscio, pesce grasso, legumi e pollame, oppure i danni alla memoria della dieta ipercalorica, gli alcolici, quali, quanto e quando mentre il buon sonno e le migliori abitudini per favorirlo avranno un’influenza di grande importanza sulla prevenzione alla demenza senile. Si parlerà dell’influenza benefica che le attività sportive e fisiche, favorendo l’irrorazione del sangue e la rigenerazione dei neuroni, hanno non solo sul nostro corpo ma anche sul nostro cervello, gli esperimenti sullo stress condotti a Berlino e l’effetto meraviglioso che può avere una passeggiata nei boschi. 

Ad esempio, riguardo alle relazioni tra emozioni e memoria: sapevamo tutti che memorizziamo meglio quando ci emozioniamo? o che la conoscenza social, costante, ridondante, veloce e superficiale non favorisce il consolidamento dei dati in memoria?


La dottoressa Matteoli suggerisce sei strategie fondamentali che favoriscono il benessere e migliorano la plasticità del cervello: apprendimento come stimolo costante; movimentoalimentazione corretta; vita sociale, relazioni e condivisione: l’amore e l’amicizia fanno invecchiare bene; infine, assolutamente importanti la cura degli spazi di relax e il buon sonno.

 

Il pubblico,  numeroso e partecipe, a chiusura di evento ha avuto modo di relazionarsi con domande e osservazioni. L’invito alla lettura de “Il talento del cervello” è d’obbligo. Il ringraziamento a Michela Matteoli, e Gaetano Prisciantelli e ai Dialoghi di Trani per la scelta dei suoi ospiti è meritatamente sentito.

 

Lidia M. Ratti

  

 

Rimandiamo all’home page del sito ufficiale “I dialoghi di Trani per il programma completo e alla pagina FB per gli eventi in diretta streaming.

 

domenica 19 febbraio 2023

ENNIO FLAIANO straniero in patria. Docufilm di Fabrizio Corallo e Valeria Parisi

 






"Scrittore satirico minore dell'Italia del benessere", così si era proposto Ennio Flaiano per un'ipotetica enciclopedia del 2050. Ma che non fosse per nulla "un minore" lo testimoniano il successo editoriale postumo - 6 libri pubblicati in vita, più di 30 dopo la morte - e "l'estrema attualità e il perdurante successo della sua opera".  
In realtà Ennio Flaviano, nato a Pescara nel 1910 ma romano di adozione, da intellettuale fecondo e indipendente qual era, ha scritto di tutto come giornalista, critico cinematografico e teatrale, come umorista, e drammaturgo incompreso.Vittorio Gassman nel docufilm narra il fiasco colossale della commedia Un Marziano a Roma.
Il film Ultimatum alla Terra di Robert Wise (1951) aveva ispirato Un Marziano a Roma, un racconto comparso su Il Mondo nel 1954? Non sappiamo e non ci crediamo. Se è per questo anche il film con David Bowie-alieno L'uomo che cadde sulla Terra (1976) parla di un extraterrestre che suscita all'inizio tanto interesse terrestre mediatico ed alla fine dimenticato tracanna alcolici. Personalmente, visionando il bellissimo docufilm scritto e diretto da Fabrizio Corallo e Valeria Parisi (per 3D Produzioni e Rai Documentari), si può supporre che la vita colma di abbandoni del piccolo Ennio ed il suo "atterrare" a Roma abbia fatto di lui un vero "Kunt", il marziano a Roma. Lo stesso Eric Berne, fondatore dell'approccio analiticotransazionale, parla di "posizione marziana", vedere le cose con occhio nuovo. Ennio Flaiano vedeva le cose come nessuno e disse dopo l'insuccesso clamoroso della commedia tratta dal racconto: "L'insuccesso mi da alla testa". 
Lo animava un umorismo britannico, spiazzante che ricorda la regina Elisabetta II che volò con il suo 007 alle Olimpiadi di Londra. Lui tante volte "spiazzato" nella vita (da piccolo era diventato "un pacco postale" per le tante destinazioni affettive) usava spiazzare con le sue freddure, la sua ironia che risaliva ai latini Giovenale e Marziale: e un giornalista anglosassone tradusse il nome e cognome in "Ennius Flavianus" pensando fosse un autore antico. Ma chi era il Marziano della commedia? Kunt, un alieno proveniente dal pianeta Marte, atterra con la sua astronave a Roma, nei pressi di Villa Borghese. Lo accolgono stupore e scalpore mediatico. Tutti desiderano incontrarlo, parlargli, intervistarlo. Kunt arriva alla udienza dal Papa in Vaticano. Esauritosi l'effetto-notizia e l'effetto della novità, i romani si abituano e iniziano a snobbarlo. Alla fine il marziano si aggira solitario e malinconico per le vie della città e qualcuno lo invita a tornare a casa. Forse questo è il senso colto dal docufilm, al tempo stesso amaro e affascinante.  
Domenica 15 gennaio scorso, alle 23,30 Rai 1 ha mandato in onda nell'ambito di Speciale Tg1 in prima tv il docufilm, una sorpresa per molti. Sono trascorsi cinquant'anni dalla prematura scomparsa (20 novembre 1972) di Ennio Flaiano, stroncato dal secondo infarto miocardico. 

    "Come in un viaggio - suggeriscono Fabrizio Corallo e Valeria Parisi  - entriamo nella vita di un profetico osservatore della società italiana della quale ha raccontato vizi e difetti. Nella scrittura di Flaiano una vitale gioiosità comica e una satira amara e corrosiva si alternano a una vena di profonda malinconia e a un senso di inappagamento che probabilmente derivano da una vita complicata fin dall'inizio". 



    Il docufilm recupera preziosi materiali di repertorio, interviste con personaggi come Federico Fellini, Vittorio Gassman, Suso Cecchi D'Amico, Ugo Gregoretti, interviste radiofoniche come quelle alla moglie Rosetta Rota, fisica e matematica legata al gruppo di via Panisperna, e con la quale Ennio condivise l'affetto dolente per la figlia disabile Luisa. 
    Ennio Flaiano come sceneggiatore è stato lo storico collaboratore di Federico Fellini, fino a quando non ci fu uno screzio relazionale che li allontanò. Tra le interviste ci ha colpito quella del quasi centenario fotografo Paolo di Paolo. Fino ad arrivare a Maurizio Mastino di cui Flaiano frequentava il ristorante a Fregene, vicino al litorale di Maccarese dove lo scrittore è sepolto con la moglie e la figlia. 

Proprio oggi Fabrizio Corallo ci ha confessato al telefono di essere andato lì a mangiare, riassaporando la magia del passato. Ad maiora, Fabrizio. Te lo meriti. (Achille Miglionico e Tina Ardito).
   

Come ebbe a scrivere


mercoledì 29 settembre 2021

HAI MAI MANGIATO UNA POESIA? LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ #poesia#performance#claudiafabris#versosud#parolesottosale#lacamerieradipoesia#corato

 

HAI MAI MANGIATO UNA POESIA?
LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ


A Corato, dal 17 settembre al 17 ottobre, in Piazza di Vagno è possibile prenotare gratuitamente il proprio posto per assistere alla performance “La cameriera di poesia” di Claudia Fabris, organizzata nel contesto del festival “Verso Sud”. Ho provato in prima persona la performance e di seguito le mie impressioni su questa esperienza.

CORATO, 23 SETTEMBRE- Avevo prenotato il mio posto per il turno delle 18. Arrivato in piazza, dopo qualche minuto di attesa, compare, dal buio delle scale fino ad affacciarsi in piazza, Claudia Fabris, che ci accoglie, ci saluta e ci porge subito i menù. La performance funziona così: dapprima, si prendono le ordinazioni “poetiche”. Sul pieghevole che ci è stato offerto si possono trovare antipasti, primi piatti, piatti unici, dolci e “parole sotto sale”, il vocabolario che l’artista sta scrivendo dal 2013. La “cameriera” ci spiega che gli antipasti sono poesie molto brevi, i primi piatti sono poesie di media lunghezza, mentre i piatti unici sono poesie più lunghe e se ne ordina una per tutti i partecipanti. I dolci, invece, sono poesie accompagnate da musica, cantate o con doppia voce. Ogni sezione del menù si divide in piatti “della casa”, cioè scritti originali di Claudia Fabris, “classici” e “contemporanei”. «È un pasto comunitario» avverte, quindi ciò che ciascuno ordina sarà “mangiato” anche dall’altro.

Una volta prese le ordinazioni si scende in questo locale sotterraneo tutto di pietra. Decorato e accogliente, pieno di lucine che offrono punti di luce ambrata e calda, libri, piccole candele, lettini e sedie a sdraio. Al centro vi è una grande libreria che fa il paio con quelle poste alle pareti laterali, mentre a un lato c’è un piccolo banco, con mixer e microfono, che è la postazione della “cameriera”.


Ci porge delle cuffie: ecco spiegato come avverrà la performance. Claudia Fabris ci leggerà le poesie da noi ordinate, mentre noi staremo tutto il tempo accomodati sul letto o sulla sdraio, liberi di goderci il momento come preferiamo.

L’atmosfera è molto rilassata, è evidente la cura, materiale e immateriale, dell’artista nel metterci a nostro agio, così mi siedo sul letto. Accendo la cuffia e la performance comincia. La voce calda e ammaliante di Claudia ci introduce al servizio con “pane” e “coperto”. La voce si accompagna a dei suoni naturali e registrazioni di voci di altri poeti.

Poco dopo prendo coraggio e sprofondo nel letto, ho gli occhi chiusi ma forzatamente, il corpo è rigido, mentre nelle mie orecchie le parole incalzano.


Poi, pian piano qualcosa succede: il corpo è morbido, gli occhi- che prima serravo e poi riaprivo- si chiudono spontaneamente, con grazia e dolcezza.

Le immagini della poesia iniziano a crearsi dentro di me, le vedo. Senza che io lo voglia, visualizzo le immagini suggerite dai vari componimenti. Tutto accade in modo immediato e senza il coinvolgimento della mia coscienza. Lo sciabordio dell'acqua che sento in cuffia crea l’acqua: vedo l'acqua, sono nell'acqua, e la sento. Sento la freschezza delle onde marine sul corpo e poi vedo il blu delle profondità nelle quali sono immerso.

Poi vedo un pesce. Poi una frattura nella terra e poi una donna. Le parole che ascolto, man mano che le poesie si avvicendano, generano immagini. Se si parla di acqua vedo acqua e così via. 


Sento di sprofondare in uno stato di coscienza alterato, come se stessi scavando più in profondità, perché ora inizio a vedere soltanto colori e forme che si muovono e si intersecano tra di loro e quando si uniscono mutano ancora forma e colore

È ormai solo pura forma e puro colore e questi cambiano di continuo. Solo verde, giallo, rosso, blu in cerchi, quadrati e cascate di forme geometriche. Sono come le immagini che vedi quando stai per addormentarti: le illusioni ipnagogiche.


Mi ero quindi addormentato? Non lo so. Non so davvero dire cosa sia successo, l'unica cosa sicura è che ero in uno stato di coscienza alterato, diverso, non nella veglia. Se torno indietro con la memoria non ho neanche coscienza precisa di cosa sia successo e cosa io abbia fatto in quei momenti (quanto lunghi, non so). Ho fatto esperienza di cose che non sapevo, ho visto cose che non immaginavo. Ero io e non ero io allo stesso tempo. Claudia ha toccato forse parti più profonde e sepolte della mia psiche


A proposito di Claudia Fabris. Mi chiedo quale sia il suo ruolo nella performance, a che archetipo ricondurla. 

Questo pensiero mi si presenta di tanto in tanto mentre, steso, ascolto la sua voce meravigliosa. Sì è presentata come una cameriera di poesia, poi ho iniziato a vederla come una psicoterapeuta che innesca e partecipa a un processo col suo gruppo di terapia, sempre mantenendo però il suo ruolo. Pian piano, però, inizio a vederla come una maga: le sue parole sembrano incantarmi. Lei sta creando dei mondi con la parola, il suo abracadabra poetico forgia e nel frattempo ammalia, ci fa sprofondare in un sopore magico, profondo e innaturale. Qualcosa di ricco e strano, mi vien da dire. 


Mi ridesto un poco, Claudia parla di Pino Sciola1, artista sardo che faceva “cantare” le pietre. Il suo proposito artistico era di dimostrare che la pietra era cosa viva, perché capace di cantare. 

Quindi, applicava dei tagli alle pietre che, una volta sfiorate, emettevano dei suoni simili a un canto. Ascoltiamo questo canto. Sento il bisogno di allungare la mano e toccare la parete di pietra che è accanto a me. La sento bagnata, morbida. Come se fosse viva e mi stesse sorridendo divertita. Claudia ci anticipa che il prossimo suono ha provato anche lei a produrlo da quella stessa pietra e non poteva collegare il suono che sentiva a quello che vedeva, non riusciva proprio a crederci. Sembra una sinfonia, un qualcosa di corale. E qui accade che il mio sguardo è come se acquisisse una seconda vista. Stavo guardando già da molti minuti la volta di pietra sopra di me, ma sembra che solo ora la stia guardando per davvero. Così con lo sguardo e la testa comincio a muovermi continuamente da destra a sinistra e poi ancora e di nuovo, a coprire interamente l’arco. È come se vedessi la pietra illuminarsi e viva risuonare e cantare come in una sinfonia.


Ho riacquisito un po' di lucidità, cerco di seguire il testo, di visualizzarlo ma ben presto sprofondo di nuovo in questo strano stato della coscienza.

La mia intelligenza fatica, si aggrappa ma non ci sta dietro. Prima di abbandonarmi realizzo che la poesia è primariamente voce, mentre noi ci fermiamo solo al testo, nelle analisi linguistiche e nelle strutture metriche. La natura sacra della poesia, il rapimento estatico che comporta, non sono solo cose scritte sui libri o anticaglie del passato. Sento come di aver sbagliato tutto nell’interpretare la poesia, ma non ho tempo per giudicarmi: sono già nuovamente ammaliato.

È arrivato il momento dei dolci, recitati ritmati, cantati o con doppia voce, accompagnati dalla musica. Claudia Fabris sta eseguendo Nature Boy di David Bowie, la mia scelta. Canta un verso in inglese e poi si ascolta la sua traduzione in italiano e così via ancora. L'effetto è quello di una magia ritardata o di una magia cosciente. La parte inglese incanta, quella in italiano si offre alla coscienza.

Poi, «come in ogni ristorante che si rispetti», caffè amaro, macchiato, brandy, vodka, sake, liquore africano e mille erbe. La nazionalità di ogni autore e l’effetto della sua poesia generano questa ripartizione alcolica. Un colpo poetico dietro l'altro, poesie brevissime che mirano al centro e fanno colpo. Sono emozionato. Risorge in me l'idea che l'uomo è una cosa piccola, che deve prendersi cura di sé e dell'altro e che deve vedere il bello anche nelle difficoltà.

Siamo giunti al termine, forse l'ho capito con un po' di ritardo. Non si sente più nulla nella mia cuffia. Claudia è andata via. Penso che sia un qualcosa di maieutico o una ritirata della maga, quand’ecco che ritorna con una grande borsa stretta a due mani e la porge davanti a ciascuno di noi, invitandoci a pescare qualcosa da dentro. Sono le sue “parole sotto sale”, titolo anche del suo libro, un “piccolo dizionario poetico” in cui ciascun componimento offre l’etimologia poetica di una parola2.

Pesco la mia, è “Formazione”. Per una serie di motivi personali (e quasi tutti relativi alla sola giornata di oggi) sembra la parola giusta per me. Sembra, ancora una volta, un’incursione magica e profonda nei miei pensieri più celati. 

Mi guardo intorno e sollevo il busto. Sono, siamo tutti intontiti. Ma paghi, soddisfatti. Io mi sento sazio, nutrito, ristorato. Dentro di me ribolle la voglia di dire “grazie”.

E qui ho un'illuminazione. Mi sento esattamente come dopo una bella mangiata. Ed ecco che trova soluzione e compimento un rovello, uno dei tanti fili che ha attraversato la mia mente in quella che mi è sembrata una vita a parte più che un'esperienza. Lei non è stata né la maga, né la cuoca, né la psicoterapeuta.

È stata esattamente quello che ci ha detto essere sin dal principio: una cameriera di poesia che ci ha servito e ristorato, attenta ai nostri bisogni e premurosa di farci tornare a casa più che sazi e accuditi. Abbiamo timidamente ripreso a parlare, a mezza voce le dico "grazie", ma non credo mi abbia sentito.

Non fa niente, basta così. Il conto, grazie.

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venerdì 13 agosto 2021

#NATHAN_NEVER TRENT'ANNI DOPO

 


Medda, Serra e Vigna - noti come  "il trio dei sardi" - collaboravano con la Bonelli già dal 1985 per la quale avevano scritto alcune storie di Martin Mystère e Dylan Dog quando, nel 1989  proposero alla casa editrice il progetto di un fumetto di fantascienza su cui stavano lavorando da alcuni anni. La realizzazione del fumetto venne approvata. 

Nel Giugno 1991 compare nelle edicole il primo numero di Nathan Never: un successo insperato anche per l'editore Sergio Bonelli.


 Le vendite non arrivano a Tex o Dylan Dog ma si attestano su cifre mensili ragguardevoli sino a determinare una vita editoriale di trenta anni, il che non è poco. Origina dalle idee dominanti degli anni Ottanta quindi è un fumetto di fantascienza abbastanza "realistico" delineando un avvenire condizionato dai problemi di inquinamento (personalmente anche lo scrivente si laureava in quegli anni Ottanta con una tesi sull'inquinamento): mai come oggi quei temi appaiono attuali (antropizzazione smodata, megalopoli, riscaldamento globale, alterazioni climatiche e meteo, incendi enormi, ecc) a ricordarci che la visione antropocentrica  va abolita in favore di quella ecocentrica. E Nathan Never stesso non è propriamente un eroe,  anzi è un uomo dibattuto e poco sereno per il peso di vissuti angosciosi familiari e sempre alla ricerca di una specie di "riscatto". Per questo ed altro accetta di lavorare come poliziotto nella privata Agenzia Alfa.
Il personaggio di Nathan Never è ispirato al gotico  Rick Deckard, protagonista del film Blade Runner e la serie stessa trova ispirazioni, oltre che nel cinema di fantascienza americano degli Ottanta,  anche nella letteratura cyberpunk e  nelle opere del grande Isaac Asimov. La saga non è immune da contaminazioni artistiche giapponesi. Personalmente ne ho letti tantissimi come svago ed evasione dalla professione. 





Il trentennale è stato festeggiato con uno speciale realizzato  con la la collaborazione dell'ASI, la Agenzia Spaziale Italiana, in prima fila nel progetto di dar vita a un avamposto lunare entro il 2028 (Covid permettendo). 

Il numero della Bonelli  è interamente dedicato alla Luna ed alle missioni future progettate da NASA, ESA, ASI,  agenzia cinese e russa ecc. E' infatti  in atto una nuova corsa alla Luna, tesa a realizzare una stazione in orbita cis-lunare (Lunar Outpost Gateway Platform) sino ad insediamenti umani permanenti in prossimità del polo sud lunare. Una corsa fatta più di collaborazioni internazionali che di competitività (come fu  tra USA e URSS). Speriamo in un futuro migliore ma dobbiamo costruirlo per evitare involuzioni storiche come quella "Catastrofe del 2024" annunciata nella saga stessa. (am)



giovedì 5 agosto 2021

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".


Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni



Antonio Pennacchi



Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni

La sua parabola intellettuale-esistenziale lo vede dapprima operaio presso l'Alcatel cavi della sua Latina e militante nelle fila del MSI (il movimento sociale italiano, partito in qualche modo erede repubblicano del fascismo). Rompe coi missini per divergenze e, dopo un periodo di riflessione, si avvicina alla sinistra marxista-leninista, che lo porterà a una sequela di cambi e divergenze all'interno del mondo partitico e sindacale della sinistra, che sottolineano il soprannome affibbiatogli dalla madre, “catabrighe”, chi la lite se la cerca.

A metà anni Ottanta, mentre l’azienda per cui lavorava è costretta alla cassa integrazione, si laurea in Lettere per poi diventare scrittore con la sua opera d'esordio, Mammut, ambientata nell'ambiente delle fabbriche. Nel 2003 pubblica un romanzo autobiografico dal titolo Il fasciocomunista, che ripercorre la sua giovinezza dall'ingresso nel MSI fino alla rottura fino all’approdo nel mondo comunista, grazie anche a suo fratello, socialista convinto, prima interlocutore critico e poi alleato. Dal romanzo è stato poi tratto il film Mio fratello è figlio unico, per la regia di Daniele Luchetti, con le brillanti partecipazioni di Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti ed Elio Germano, quest'ultimo nei panni di “Accio” Benassi, alter ego letterario-cinematografico dell'autore. 


Elio Germano in un frame del film Mio fratello è figlio unico (2007), regia di Daniele Luchetti.



La sua attività di scrittura lo porta nuovamente alla ribalta con Canale Mussolini. Il romanzo, pubblicato nel 2010, ripercorre le vicende della famiglia Peruzzi trapiantata nell'Agro Pontino, zona paludosa nei pressi di Latina, bonificata dal regime fascista: medesima sorte toccata alla famiglia dell'autore.

L'opera vince il premio Strega, si qualifica finalista al premio Campiello ed è seguita da Canale Mussolini. Parte seconda, ultima fatica dell'autore, che narra le vicende della famiglia dal secondo dopoguerra in poi. 

È stato spesso ospite in televisione, particolarmente nei vari talk politici di la7, nei quali non ha mancato di dare sfogo alla sua vena civile e fumantina, per poi abbandonare volontariamente la televisione e vivere il suo privato e la sua attività di scrittura. Un ripiegamento doloroso, tra sofferenza del corpo e sofferenza civica,  confortato da una dimensione familiare, come dimostra nelle sue ultime interviste, in cui confessa il dolore della scrittura e le preoccupazioni, forse minime o forse solo tipiche del tramonto, per la morte e per il funerale (raccontò di essersi iscritto a un'associazione che dietro una risibile quota associativa annuale garantiva la copertura delle spese funerarie).

Si spegne un autore che si ricollega a una tradizione politico-civile molto radicata nel Novecento italiano, che raccontava di storia, di fabbrica, di provincia, di famiglia e che metteva al centro della sua opera il dovere e il lavoro. 

Per la triste occasione il comune di Latina ha proclamato lutto cittadino il 5 agosto, data del funerale dell’autore.



Claudio Leone