venerdì 2 agosto 2002

La radiosveglia

Il presente racconto, elaborato dalla nostra redattrice, ha vinto il terzo posto al Concorso 2001 MICRO della Comunità letteraria LIBRIDINE

di Olga Miglionico

Ho sempre odiato alzarmi la mattina. L'essere svegliato dal martellante trillo, intermittente e sempre uguale a se stesso nel susseguirsi delle giornate, di una sveglia, la indesiderata compagna di vita, che continua a ricordarmi le levatacce mattutine della mia infanzia, quando mia madre mi chiamava ripetutamente nella speranza che mi alzassi da solo ed invece puntualmente era costretto ad entrare nella mia disordinatissima cameretta, per spalancare la finestra dalla monotona visuale cittadina che portava con sé il ricordo di tutti i doveri e gli impegni della giornata. Ed è ancora così, poiché destandomi dall’amato e meritato riposo notturno, ancora assonnato e stordito, tutt’oggi mi giro e mi rigiro nel mio letto, sempre troppo piccolo per le mie "acrobazie" tra le lenzuola, tormentato da preoccupanti pensieri quali, appunto, tutti gli incombenti impegni che mi aspettano al risveglio.
Ed ho sempre odiato fare regali. Ho sempre trovato ingrato il compito, inevitabilmente ipocrita, di dover cercare doni di augurio per parenti e amici nelle occasioni più tradizionalmente riconosciute come degne. Girare negozi alla ricerca di un qualcosa che possa far piacere, o essere utile, senza mai trovarlo: lo si capisce sempre alla consegna del famoso e tanto ricercato regalo, quando il destinatario di tanta attenzione assume per un impercettibile momento una faccia perplessa e dubbiosa, ma subito dopo si ricompone per aprire il proprio viso al più largo dei sorrisi ringraziando per tanta generosità (ed infatti a quel punto ci si chiede a cosa sia servito spendere " tutti quei soldi", qualsiasi somma sia stata effettivamente spesa).
Ebbene, proprio in qualità di queste mie, non tanto celate, avversità, la settimana scorsa ho deciso di regalare al mio migliore amico ciò che più odio al mondo, una di quelle tanto comuni radiosveglie che turbano il quieto sogno di milioni di persone ogni giorno. Ho cercato nei migliori negozi di elettrodomestici quella che meglio si adattasse alla sua stanza da letto, alla tonalità delle pareti e alla tappezzeria del divano e delle tende. Non ho badato a spese, volevo che fosse un regalo perfetto e apprezzato per la sua bellezza, utilità effettiva e che io fossi ringraziato per quel mio improvviso "attacco di generosità".
Infatti quell'ormai lontano pomeriggio di sette giorni fa, trovandomi "casualmente" a passare davanti alla vetrina di un negozio, vidi quella che subito mi sembrò la più deliziosa e appropriata delle radiosveglie per il mio più caro amico e, innamoratomene immediatamente, la comprai con l'intento di donarlo subito al mio compagno di mille avventure. Così almeno gli dissi nel salotto del suo appartamento, mentre mi offriva un doveroso caffè dopo che gli ero piombato in casa in un’improbabile ora pomeridiana.
Questa mattina il mio amico è stato trovato morto nel suo letto. La cameriera ad ore, che a giorni alterni gli va a riassettare l'appartamento dove egli ha scelto, dopo l'università, di vivere da solo, lo ha trovato "ancora addormentato" nonostante l'avesse avvertita che a causa dei numerosi impegni non sarebbe tornato a pranzo; per questo, preoccupata, la donna gli si è avvicinata per chiedergli se per caso non si sentisse bene, ma non avendo risposta, accostatasi ulteriormente a quell'ancor giovane corpo, un atroce sospetto l'ha pervasa, sospetto confermato dall'assenza di battiti cardiaci. Il medico legale ha dichiarato che il decesso è avvenuto per infarto miocardico. Non è rimasto molto sorpreso, giacché consultando la sua cartella clinica è venuto a conoscenza di quella leggera disfunzione cardiaca di cui soffriva da tempo. Una morte inaspettata, improvvisa, quindi, ma pur sempre avvenuta per cause naturali. O così tutti pensano.
Già, perché nessuno saprà mai che io sapevo da tempo della patologia del mio amico; nesuno saprà , che tante volte, guardando un film dell'orrore, si è dovuto alzare con me per prendere delle gocce che decelerassero il suo battito cardiaco, che lo calmassero. Nessuno sa che io gli ho regalato una radiosveglia per "allietare" i suoi risvegli mattutini, che dagli anni in cui abitavo insieme all'università avvenivano alle sette in punto. Che gli ho consigliato di sintonizzare la radio su una stazione che di prima mattina trasmette temi musicali su richiesta degli ascoltatori. Che io ho tempestato la centralinista della radio pur di far trasmettere alle sette in punto quel dolce, infantile ed inquietante coro di bambini che precede ogni omicidio nel film "Profondo rosso" e che sapevo lo terrorizzasse a morte. Che tempo addietro egli mi aveva soffiato la tanto agognata borsa di studio per un master ad un'importante università estera corrompendo un professore. Nessuno sa che da allora decisi che lui me l'avrebbe pagata.
Nessuno saprà mai che è andato tutto per il meglio, che il mio piano studiato nei minimi particolari non ha mostrato imperfezioni; che il mio amico è morto perché io l'ho ucciso e nessuno potrà mai incriminarmi per quel delitto perfetto di cui non proverò mai rimorso.

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