domenica 17 settembre 2017

PARIGI VAL BENE UNA MESSA, disse l'Enrico superstite (dei tre)







Il LOUVRE di PARIGI (e il LOUVRE di ABOU DHABI?).


La Venere (Afrodite) di Milo in marmo di Paro, che risalirebbe ad epoca ellenistica  (130 a.C.): meta obbligata per  intuire i canoni di estetica mediterranea
Incontrare al Louvre il Codice di Hammurabi, il re di Babilonia: opera di grande impatto emotivo (in basalto datata 1792-1750 a.C.)




Annunciato dalle forme futuristiche della Piramide di Ieoh Ming Pei, il Louvre origina dal castello-fortezza di Filippo Augusto (1190) che difendeva la riva destra della Senna. Difficile andare a Parigi (più volte) e non passare (ogni volta) dal Louvre perché è un museo difficile da visitare e conoscere: è un museo assai più "tosto" di altri grandissimi e complessi come il Metropolitan di NYC, il British di Londra, il Pergamon di Berlino. Racchiude tanti musei nelle cavità spesso scomode dei volumi architettonici (ove ci si perde facilmente senza una guida). Il Louvre fu fondato nel 1793 dalla rivoluzionaria Repubblica Francese, fu coccolato e nutrito da Napoleone Bonaparte, fu riformato dal grande primo direttore Dominique-Vivant Denon. C'è tutto. Dalle grandi civiltà del bacino mediterraneo sino all'epoca moderna. Ci vorrebbe un mese per visitarlo: ognuno di noi vi dedica in genere una sola giornata, faticosissima. Oltre trentamila pezzi; vanta capolavori assoluti quali la Nike di Samotracia, la Venere di Milo, la Gioconda e la Vergine delle Rocce di Leonardo, e talmente tante opere da indurre subconfusione mentale. E' appurato scientificamente che la nostra attenzione ha cedimenti già ogni ora che trascorre in apprendimento: nella atmosfera frenetica della visita tra gruppi, selfie, camminamenti e pacifici scontri multietnici, non vi è quel relax di fruizione delle opere (come per esempio all' Orangerie, dove ci si può sedere in silenzio a mirare le Ninfee sulle pareti e sembra di stare in un acquario). 
Il 6 Marzo del 2007, il ministro francese della cultura ha firmato un accordo con le autorità degli Emirati Arabi per l’apertura di un nuovo museo ad Abou Dhabi. In realtà, si tratterebbe di una collaborazione in cui i francesi metterebbero a disposizione le loro competenze per la realizzazione e la gestione di un museo che nel giro di trent’anni dovrebbe diventare autonomo. Verrebbero trasferite, per qualche tempo, una serie di opere dai musei francesi e il nome del museo parigino sarebbe una specie di marchio commerciale. Naturalmente le polemiche scaturite da questi accordi sono numerose. 

Un esempio quello del Louvre da replicare in Italia? 






Personalmente siamo favorevoli alla diffusione della cultura per dare a tutti i cittadini del mondo di poter fruire dell'arte anche senza possibilità di viaggiare. Inoltre ricavare finanziamenti da dirottare sulla conservazione e restauri dei beni culturali (e istituzioni scolastiche) in periodi in cui siamo costretti spesso a rispondere economicamente ad emergenze di ogni tipo (climatiche, idrogeologiche, terroristiche ecc.) non è male. Da INCULTURA più volte si è suggerito ai politici di introdurre p.e. un visto simbolico di ingresso e uscita ai confini italiani per i visitatori non-UE in quanto tutta l'Italia è un museo di interesse mondiale. In Italia si prevedno per il 2017 oltre 400 milioni di presenze turistiche. 


L'Europa è una delle mete più ambite dal turismo mondiale. Perché non far pagare in Italia un visto "culturale" di pochi euro a milioni di visitatori non-EU per poter foraggiare istituzioni culturali di interesse globale?


Museo etnologico del Quai Branly

A pochi metri dalla Torre Eiffel, immerso in un rigoglioso giardino e in una coinvolgente architettura (questa sì che è "ecocentrica") ad opera di Jean Nouvel, scoprirete il Museo etnologico del Quai Branly, un museo dedicato alle arti primitive e alle civilità "non occidentali". Quattro continenti da esplorare, Africa, Asia, Oceania e Americhe, un museo da non perdere, un'esperienza originale e appassionante che consigliamo a tutti i visitatori, dai grandi conoscitori della capitale francese (da ritornarci anche più volte per assistere a nuove mostre e spettacoli del museo), ma anche a chi visita Parigi al di là dei consueti circuiti turistici. Va detto che il  museo etnologico parigino è all'altezza di quello berlinese (nel quartiere berlinese di Dahlem, fondato nel 1873), il famoso Ethnologisches Museum il quale raccoglie una delle più grandi collezioni al mondo di interesse etnoantropologico (oltre 500.000 pezzi).  

Vi accoglie nella stupenda hall la testa di un moai dell'isola di Pasqua:  il moai "Loti" prende nome da Pierre Lotì, membro della spedizione francese sull'isola (1872) e ne avevamo perduto le tracce in quanto nella memoria di Achille Miglionico il moai troneggiava, negli anni Novanta, nella hall dell'altro grande museo antropologico di Parigi, il Musée de l'Homme, da cui proviene dopo un restauro del 2004. E' stato come rivedere un vecchio amico: piacere e soddisfazione si miscelano alla vista. Il Quai Branly è l’ultimo grande museo realizzato a Parigi e, in pochi anni, è diventato una delle mete imperdibili per i cultori delle arti non occidentali e per i visitatori più attenti della capitale francese. Il museo fu inaugurato il 23 Giugno del 2006 dall’allora presidente Jacques Chirac, che ne era stato il  committente durante il primo mandato presidenziale. Una delle polemiche maggiori legate alla realizzazione di un museo che riunisse le più importanti collezioni relative ad arti e civiltà di tipo non “europeo” fu la scelta del nome da adottare: inizialmente, furono proposti nomi come il museo delle “Arti Prime” o delle “Arti Primitive”, che però provocarono la disapprovazione di coloro che ritenevano tali definizioni riduttive, anzi offensive (ah, il politicamente corretto come paralizza l'Occidente...). Pertanto, si preferì evitare ogni fraintendimento dando al museo un nome che non si riferisse al suo contenuto bensì alla sua localizzazione (!): quai Branly, infatti, è quella parte di lungo-Senna nel punto in cui si trova il museo. Il progetto per la creazione di questo nuovo spazio museale fu affidato all’architetto Jean Nouvel, vincitore del premio Pritzer (una sorta di premio Nobel per l'architettura) il quale dovette affrontare una sfida importante: per esporre opere non occidentali, dovette "creare un edificio con caratteri non  occidentali ma senza cadere nella banalità o nella parodia dell’architettura tribale". Il progetto fu realizzato con grande perizia ed il risultato è un’ariosa opera d’arte contemporanea in cui si coniuga l’uso di materiali diversi e nella quale è perfettamente integrato anche uno spazio verde. All’interno, l’esposizione è organizzata per continente, ognuno con un colore proprio che caratterizza lo spazio espositivo (come a Berlino, il che è molto utile didatticamente). Accanto alle opere, nel museo, sono disseminati una serie di documenti multimediali e un percorso per non vedenti con informazioni in braille. Il museo è inoltre interamente accessibile per i visitatori a mobilità ridotta.



Musée de l'Homme

Nell'ala Passy del Palais de Chaillot, al Trocadero (di fronte alla Torre Eiffel per intendersi)  è ubicato il Museo più antico e noto agli antropologi. 

Il Musée de l'Homme fa parte del Museo nazionale di Storia naturale (MNHN). Fu fondato da Paul Rivet in occasione dell'esposizione internazionale del 1937, per sostituire l'antico Musée d'Ethnographie del Trocadéro e dal quale ha ereditato notevoli raccolte storiche. Tra i suoi direttori figura anche Claude Levy-Strauss.  Il museo custodisce interessanti ed importanti collezioni di antropologia, paletnologia ed etnologia, le quali documentano la storia della scienza, raccontano la storia naturale e culturale dell'uomo. Museo unico in Francia e un punto di riferimento per tutto il mondo, il Musée de l'Homme mostra pezzi unici e di notevole interesse per il loro valore scientifico ed estetico, tra i quali si segnalano: la Venere di Lespugue, una delle prime opere d'arte del Paleolitico; e i fossili originali dell’uomo di Cro Magnon.


Museo d''ORSAY




Qui si va alla  scoperta dei più grandi capolavori del museo impressionista:  seguirete cronologicamente lo sviluppo dell’arte, a partire dall’Accademismo, passando per il Realismo, la Scuola di Barbizon, l’Impressionismo, fino al Postimpressionismo (tra i quali ammirerete le opere di Courbet, Millet, Manet, Monet, Renoir, Degas, Cézanne, Gauguin, Van Gogh, e la scultura d’Auguste Rodin).  In qualche ora il percorso è fattibile e si può piacevolmente sostare nei luoghi di ristorazione, bevendo un "caffè espresso" che nessuno più vi nega nella Parigi di oggi.Curiosità: la stazione d'Orsay disegnata da Victor Laloux e realizzata in soli due anni nel 1900, con il meraviglioso orologio dell'androne centrale, presto fu inadatta alle grandi linee ferroviarie (1939): fu centro di raccolta per prigionieri nel 1945, luogo di lavorazione del Processo di Orson Wells nel 1962 ecc. Voluto da Georges Pompidou dal 1973, fu realizzato nel 1984-1985 da architetti francesi (Renaud Bardon, Pierre Colboc, Jean-Paul Philippon): la architettura degli interni e la sistemazione museale sono della grande italiana Gae Aulenti.





ORANGERIE






ORANGERIE è un museo praticamente monografico incentrato sulla vita di Claude Monet che lo volle prima della morte. Impressionismo e post-impressionismo. E' in piazza della Concordia. Affascinante ed a misura d'uomo, quasi favorente la contemplazione delle Ninfee (1895-1926) e delle Nuvole (1923-1926) di Monet. Il museo espone opere di: Paul Cézanne, Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir, Henri Rousseau, Alfred Sisley, Maurice Utrillo ed Altri.  






Museo Rodin-Paris

Alludiamo alla villa-museo Rodin-Paris, nei pressi dell'Hotel de les Invalides dopo tre anni di ristrutturazione, ha riaperto al pubblico nel 2015 e raccoglie 600 opere di Rodin. Curato in ogni particolare (giardini ed interni del vecchio albergo): sulle pareti il colore della breccia dolomitica byron gray che ben si accorda con bronzi e marmi. Ecco come e perché ritrovare «i movimenti dell’anima attraverso quelli del corpo» di una statua. 



Il Pensatore di Rodin

Ma Parigi vale molto di più di quel poco che abbiamo sommariamente descritto. Cultura che avvolge. Anche camminando nel quartiere latino o in un bistrot. Come in una foto di Robert  Doisneau o una poesia di Jacques Prévert.  (ardito nunzia lucia)

Paris at night (Parigi di notte)


Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier

La seconde pour voir tes yeux

La dernière pour voir ta bouche

Et l'obscuritè tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras.


Tre fiammiferi uno dopo l'altro accesi nella notte
Il primo per vedere intero il volto tuo
il secondo per vedere gli occhi tuoi
l'ultimo per vedere la tua bocca
e l'oscurità completa per ricordarmi queste immagini
Mentre ti stringo a me tra le mie braccia.

lunedì 11 settembre 2017

“We shall fight on the beaches” La sconfitta-rinascita degli Alleati: Dunkerque-Dunkirk, un grande film



La battaglia di Dunkerque-Dunkirk in un grande film di rievocazione storica che accomuna i giovani di un tempo a quelli di oggi, nello stordimento della guerra e nella ricerca di inquietanti interrogativi. 


Giovani che sono attori non noti, guidati da un superbo Kenneth Branagh e dal pilota Tom Hardy, che rappresenta la storia attraverso il "cielo". Il film, Dunkirk descrive la Storia, e i tanti destini di vita e di morte di  tanti esseri umani intrappolati sulla spiaggia, stretti nella morsa nazista. Ripropone con stile anche documentaristico le vicende di "cielo", di "mare" e "spiaggia" senza enfasi patriottistiche e senza accanimento sui nemici (i tedeschi sono denominati solo come "nemici" e si vedono pochissimo); malgrado i tanti morti non ci sono scene cruente, che piacciono a tanti "macchiaioli" del grande schermo.

«C’è stato un tempo — ha spiegato il regista Christopher Nolan, che sicuramente ha avuto come faro Spielberg — in cui i film di guerra avevano anche un intento propagandistico e non è certo il mio caso. Dunkirk evidenzia l’orrore, la ferocia di tutte le guerre e i miei giovani interpreti, che quasi tutti nulla sapevano della battaglia che andavano interpretando, spesso mi chiedevano il perché delle tante vite perdute, dell’immane tragedia. Cercavo di trovare risposte per loro, per la platea che rivivrà il passato e, forse, avrà voglia, lo spero, di prendere in mano i libri di Storia. Cosa che tutti dovremmo fare, specialmente oggi, tempo di migrazioni e contrasti».

Dunkerque è oggi un comune francese di centomila abitanti situato nel dipartimento del Nord, nella regione degli Hauts-de-France, importante città portuale situata a 10 km dal confine con il Belgio. La operazione di evacuazione delle truppe inglesi e francesi praticamente accerchiate nella offensiva nazista che preludeva alla resa del Belgio e quindi della Francia intera, avvenne tra il 26 Maggio ed il 3 Giugno 1940. Probabilmente Hitler, ossessionato dai fronti che voleva aprire ad Est, sperava in una resa della Gran Bretagna che non ci fu. Anzi.  In effetti i risultati raggiunti dall'evacuazione furono notevolissimi: in nove drammatici giorni le navi britanniche e francesi evacuarono circa 338.000 soldati, di cui 115.000 francesi anche se a costo di gravi perdite nel naviglio e nelle file della RAF, che si impegnò al massimo per sostenere la manovra anche se le truppe a terra lamentarono la presunta assenza delle loro aviazioni in un cielo dominato dalla Luftwaffe
Il film tiene incollato lo spettatore alla poltrona, scosso dalla realtà degli eventi. Che avrei fatto io in questa circostanza assurda e infernale di morte? sembra chiedersi l'uomo qualunque che la Storia trasforma spesso in inconsapevoli eroi o vittime.
Il film racconta del senso di colpa dei sopravvissuti che mai avrebbero pensato di essere sostenuti come eroi e non come sconfitti al rientro in patria. Da lì sarebbe ripartita la lotta contro l'imperialismo nazifascista, dagli sconfitti di "terra" che, dopo la Battaglia di Inghilterra che tolse il predominio alla Lufwaffe e grazie all'ingresso in guerra degli USA, avrebbero rimesso piede in Francia con lo sbarco in Normandia. 

“We shall fight on the beaches” e l'orgoglio britannico. Il discorso di Churchill.


«Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo in aria con crescente forza e sicurezza, combatteremo in difesa della nostra isola, qualunque sarà il prezzo che dovremo pagare. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle teste di sbarco, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. E non ci arrenderemo mai»





(a.m. & t.a)

Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...