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mercoledì 30 aprile 2025

Generazione virtuale: Quando la Scuola perde la partita. #Blackout generazionali.

 

 

 

E' MEGLIO QUESTO...?

...O QUESTO?


 
 
Il massiccio blackout elettrico del 28 Aprile 2025 - che ha letteralmente spento la penisola iberica e parte della Francia (ancora sconosciute le cause al momento della pubblicazione) - ha cagionato morti ed ha scatenato caos e paure circa il nostro presente e futuro quali si stanno delineando nell'ultima decade. 
Il blackout da elettrico diviene mentale e ci sentiamo ristretti nell'operato e nella libertà cui siamo abituati: la normalità per alcuni noiosa si carica di quella attesa angosciosa da Spada di Damocle ("Quando ne usciremo?quando succederà di nuovo?)
 

 Ha colpito la notizia che il blackout elettrico ha visto la ostinata voglia di fare reel e riprese filmate, messaggi ecc pur nella consapevolezza che le batterie degli smart non si sarebbero potute ricaricare. La frenesia ed il craving delle dipendenze.

 
Comunque la prima generazione di "nativi digitali" e la generazione virtuale in toto sono indubbiamente abili nel navigare nel mondo online e hanno una grande influenza sull'utilizzo di tecnologie e piattaforme digitali. Alla onnipotenza corrisponde però un declino preoccupante di resilienza e alfabetizzazione emotiva; l'edificio culturale è corroso dall'infosfera e dagli interessi economici. 
 "A che serve studiare questo?" è il mantra interrogativo che si ascolta di più in quelli che una volta erano i templi della cultura: la cultura è utile solo se fornisce materialità. Siamo burattini sfruttati dagli algoritmi persecutori e condizionanti?
Ecco che arriva pertinente una riflessione in Redazione. Ci scrive una giovane docente, Flavia Volpe, che lavora nel Nord Italia e che racconta sobriamente delle difficoltà a "catturare" l'attenzione e curiosità in ambiti di cultura e trasmissione di cultura. Nord e Sud è lo stesso: segnali preoccupanti sulla generazione tiktokizzata vengono da tutta l'Italia nè lo scenario europeo ed extraeuropeo appaiono immuni dal decadimento culturale e dalla detensione morale ed etica che scorre nei vasi della società liquida e permea i potenti burattinai(a.m.).


Generazione virtuale: Quando la Scuola perde la partita




Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di pensare ad un celebre passo de “I promessi sposi” in cui Renzo Tramaglino chiede a Don Abbondio spiegazioni sul perché non si possa celebrare il suo matrimonio con Lucia Mondella. L’uomo dotto di Chiesa, non potendo rivelare le reali ragioni della loro mancata unione, inizia a recitare una serie di formule in latino con il solo scopo di confondere il povero Renzo, confidando sulla sua ignoranza. A questo punto, il giovane Tramaglino, irritato, replica: “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”. Il latino, simbolo della cultura, era sconosciuto a tutti coloro che non erano istruiti, i quali potevano così essere facilmente ingannati da chi aveva avuto accesso allo studio. Manzoni mette in risalto l’importanza della conoscenza, che però, al giorno d’oggi, sembra passata in secondo piano. Se non conosci, non capisci ciò che ti circonda. Non è forse questo il compito della Scuola?

Se quella stessa scena avvenisse oggi in un’aula scolastica, gli studenti, a differenza di Renzo, non si preoccuperebbero certo del “latinorum” degli insegnanti. Sarebbero troppo impegnati a controllare la vita virtuale dei propri profili social o a vincere partite online ai loro giochi preferiti. La generazione degli adolescenti di oggi trascorre ore e ore immersa in mondi virtuali fatti di sparatorie, uccisioni, conquiste di territori e strategie d’attacco. Di Manzoni, dei minerali, del teorema di Ruffini o del Past Simple importa ben poco. Meglio vedere il proprio avatar trionfare su Brawl Stars o Clash Royale.

Il compito degli insegnanti diventa davvero arduo: come si può catturare l’attenzione di un quindicenne che ha in mente solo i suoi progressi nella classifica di Fortnite?
“Gli occhi dilatati fissano lo schermo del cellulare, le pupille si restringono, mentre le labbra si increspano imitando lo sforzo dell’avatar all’ultimo round. Vittoria! Braccia levate e urletto di felicità, condito da un sorriso a trentadue denti. L’insegnante, attonito, si volta verso la classe, illudendosi che quella gioia sia per la sua spiegazione e non per un futile successo contro un avversario virtuale che spesso neanche si conosce”.

Purtroppo, questa non è una scena inventata da un romanzo di Daniel Pennac, ma l’assurda realtà in cui viviamo. A nulla valgono rimproveri, note disciplinari, colorate annotazioni sul registro e sequestri di dispositivi digitali. Anche senza lo schermo davanti, lo sguardo perso di qualsiasi ragazzo medio sembra vagare in un mondo virtuale, dove non esistono genitori assillanti, insegnanti fastidiosi e compiti noiosi.

Ancora più preoccupanti sono le motivazioni che i ragazzi stessi danno riguardo ai loro successi virtuali: “Mi fa stare bene perché non penso ai problemi della vita reale” oppure “Se vinco, sono felice; se perdo, sono triste”.

E il professore, ormai rassegnato, può solo assistere alla scena: “Aspetti, prof, che adesso vinco!” che è il marchio di un’intera generazione, ignara del “latinorum” manzoniano e, forse, mai interessata a conoscerlo. Tanto, poi, c’è ChatGPT… (Flavia Volpe, docente di Lingue nel nord Italia)

mercoledì 23 aprile 2025

TRUFFE & TRUFFE ON-LINE BEN CONFEZIONATE: CITTADINA PUGLIESE TRUFFATA DI OLTRE 80mila Euro attraverso TRADING ON LINE

La truffatrice

 

 

 

TRUFFE ON-LINE BEN CONFEZIONATE: CITTADINA PUGLIESE TRUFFATA DI OLTRE 80mila Euro attraverso TRADING ON LINE 

Pubblichiamo la storia della cittadina pugliese Laura (nome inventato), di anni cinquanta, laureata, divorziata con figli, professione di elevata cultura, la quale si è presentata in studio psichiatrico depressa e angosciata malgrado la terapia posta in essere: in Aprile 2025, finalmente dopo lungo colloquio decide di parlare e si apre. "Mi è successa una cosa bruttissima di cui mi vergogno e che non ho detto a nessuno, neanche in famiglia...Mi sono fatta truffare di una cifra che non le dico...piango quando nessuno mi vede, ho l'autostima sotto i tacchi, mi colpevolizzo per la trappola in cui sono caduta...non dormo più e non mi voglio alzare al mattino...Penso di non farcela a vivere..."
Emerge che non è vittima di quelle truffe attraverso lunghi corteggiamenti da parte di ignoti che tampinano vittime della solitudine (non solo anziani) inducendo nella fragilità psichica la nascita di un sentimento erotico-sentimentale (truffatori-truffatrici che si fingono "brave persone", affascinanti, persone che chiamano telefonicamente e/o scrivono per email da USA, Paesi asiatici, africani o dall'Europa). Lei non è vittima di una ludopatia; non acquista facilmente neanche on line, non fidandosi. Lei non è come un'altra mia cliente, commercialista laureata in pensione, che si è fatta derubare attraverso il telefono fisso con finta chiamata dei tutori dell'ordine che la imploravano di assistere un congiunto giovane (nipote, figlio) caduto in un guaio giudiziario. Una banda che derubava con scuse drammatiche fragili solitari in casa è stata sgominata più volte in questi ultimi due anni. No lei è stata truffata da una banda internazionale che appare e scompare dal web per riappparire sotto mentite spoglie e falsi account. 
Entriamo nei dettagli per far comprendere che certe truffe sono arcistudiate e progettate sulla base della mistificazione: mescolare cose vere a cose false per esempio. 
 

NON SI E' NE' SCEMI NE' POLLI PER CADERE IN TRAPPOLE  BEN ORGANIZZATE. 


Ecco i fatti.
Con la storia andiamo da fine maggio sino a Ferragosto 2024.

Il primo contatto telefonico avviene casualmente sul cellulare per Wup (che è criptato): in genere ci chiamano da cellulari e da fissi per pubblicizzare erogatori di energia, contratti internet, prodotti, anche investimenti. Qui un tipo educato e compito chiede di parlare sul trading on line ed al termine della chiamata non chiede di investire subito, di andare a vedere "chi siamo" e dopo altri contatti chiede di investire 200 euro per ricavarne il doppio. Il sito esiste, sembra tutto ok e serio. Lei resiste pensa a truffa però lui indica il sito url della azienda ben organizzato con ottima visibilità: l'interlocutore produce prove rasserenanti e asserisce che l'azienda è addirittura registrata (e così sembra). Telefonicamente su Wup senza (senza video) le presenta il dirigente dell’azienda un certo Ethan che è cortese e protettivo, parla anche delle truffe che ci sono in giro (!) e infangano chi lavora nella trasparenza: "Noi viviamo in GB" ma parla bene un italiano quasi colto con accento straniero.
"Li lascio lavorare. Mi affidano ad un consulente tutto con generalità di origine italiana, un certo Mauro Antonio Lombardi detto Anthony (?) con sede a Londra".
"Ma noi abbiamo sedi in Olanda e Spagna", tengono a precisare quando e se ci si interroga sui prefissi telefonici internazionali.

"Mi propongono di fare addirittura un corso - senza volto su pc, solo slide, per approfondire l’uso delle piattaforme estere ove si commercializzano le valute" e lei verifica on line sulla URL anche i versamenti da lei stessa già fatti e assiste alla crescita del guadagno nel corso dei mesi seguenti.
Una piccola svolta, ora, delicata e sottile. Lei subisce il corteggiamento di Mauro Antonio che parla della propria famiglia di origine italiana, lei lo blocca nel corteggiamento e lui “ma io che ti ho fatto ? Sto solo corteggiandoti e voglio conoscerti. Sei una donna piacente..." (la foto di lei è su Wup)
Lei, spiazzata, chiede come mai Anthony non chiami mai nel weekend: "Oh, noi non potremmo avere relazioni con clienti, è vietato...tienilo per te..." lei non sa come sia fatto Anthony e la foto su Wup è questa



Notare auto senza targa. Numeri di wup sono +31 6 85650485 "GAS Anthony"



Da tempo se ne parla. ma non abbastanza.



L'ultima richiesta di soldi: il colpo di grazia rifiutato.




“Ci sono cascata di brutto” dice lei mesta e piangente. Finalmente sta parlando con qualcuno e sembra alla fine, come il mitico Atlante, passare il peso del mondo ad un altro che non giudica ma che ascolta. "Ci credevo veramente... ho fatto bonifici esteri su iban che non sono raggiungibili dicono alla banca e alla polizia..." [a dirla tutta io non credo che siano inaccessibili a chi di competenza] ... "Butto via 80mila euro, ho dovuto fare la cessione del quinto dello stipendio per arrivare ai 90mila euro richiestimi per avere un guadagno di 40mila pulito pulito..."
Dopo la denuncia alla Polizia (Agosto 2024), lei pur sapendo che trattavasi di truffa (glielo hanno detto chiaro e tondo alla PS) non ci crede ancora o non vuole crederci.
"Quelli insistono malgrado la mia diffidenza tardiva, mi chiamano con altra consulente, una donna, che si fa stavolta vedere in videochiamata x wup e mi invia addirittura carta di identità (e io verifico che è presente su Telegram). " (vedi foto in testa)

Alla richiesta di ulteriori somme "per pagare le tasse sui guadagni in UK" lei chiude e tace per sempre anche con se stessa.



Questa è notizia di pochi giorni fa







Anche lo SPID non è al sicuro



Le hanno detto che non potrà mai recuperare alcuna cifra. E soffre fingendo coi suoi cari e amici. Si sa la vergogna ci impedisce di parlare, il senso di colpa ci macera dentro. La signora è in cura e si sta lentamente riprendendo.
Naturalmente tutti i telefoni adoperati sono "usa e getta".

Nessuno è immune.

 

Giorni fa mi hanno chiamato per conto di una mia carta di credito chiedendo di fornire aggiornamenti ai fini della normativa antiriciclaggio. Mi è arrivata anche una email (conoscevano la mia email ma non è irraggiungibile in internet). Gliel'ho detto alla donna che insisteva minacciando di chiudere la carta (non rispondeva se non con latenza alla mia perplessità) sinchè non ho tagliato corto: "Basta! è solo una truffa e vi denuncerò."
 Rispetto ai proclami delle forze dell'ordine quando intervistate in tv,
occorre un maggiore impegno, nell'accogliere e avviare indagini alle denunce e comunicati dei cittadini: non è bello sentirsi dire "non si può fare niente", "sono truffe", "State attenti" ecc. Il cittadino ha diritto ad essere tutelato, anche a fatti non ancora avvenuti. Figuriamoci se ha testimoniato in regolare denuncia. (achille miglionico)



Il server è sparito





lunedì 31 marzo 2025

Uno Sguardo Antropologico: società liquida tra sacralità e consumismo dell’ "usa e getta".

 


 

 Uno Sguardo Antropologico: società liquida tra sacralità e consumismo dell’"usa e getta.  La mercificazione del sacro. Come si è trasformato un rito religioso in vetrina narcisistica ad uso dei social.









(GettyImages)


La Prima Comunione, per la Chiesa Cattolica, rappresenta un momento di profonda sacralità, la commemorazione del sacrificio di Cristo e l'incontro intimo con l'Eucaristia. Un rito di passaggio spirituale, carico di significato religioso e comunitario. Tuttavia, per molti bambini e le loro famiglie che si affacciano a questo sacramento, l'esperienza rischia di essere oscurata da una deriva consumistica e da una mentalità "usa e getta" che permea la società contemporanea.


Ci troviamo di fronte a un paradosso stridente in una società liquida: un evento intrinsecamente spirituale trasformato in una vetrina di sfarzo e consumismo. 

La celebrazione della Prima Comunione si è trasformata, per molti, in un evento sociale sfarzoso, caratterizzato da ricevimenti in ristoranti di lusso, con menù elaborati, molteplici cambi d'abito per il bambino protagonista e, persino, bomboniere personalizzate e differenziate per bambini e adulti.
Questa tendenza solleva una profonda contraddizione con il significato intrinseco del sacramento. Mentre la Comunione è un atto di umiltà, di semplicità e di profonda spiritualità, lo sfarzo e l'ostentazione rimandano a valori materiali ed esteriori, spesso distanti dal messaggio evangelico. L'attenzione si sposta dal dono spirituale ricevuto al dispendio economico, dalla gioia interiore per l'incontro con Cristo alla preoccupazione per l'organizzazione di una festa "perfetta" e appariscente.


La differenziazione delle bomboniere tra bambini e adulti, ad esempio, introduce una logica di distinzione e di gerarchia che mal si concilia con l'uguaglianza fondamentale di tutti i fedeli di fronte a Dio. Il messaggio che rischia di passare è che l'importanza dell'evento risieda nella quantità e nel valore dei doni ricevuti, piuttosto che nella grazia spirituale accolta.
È importante riflettere sul messaggio che stiamo trasmettendo ai nostri figli. Vogliamo educarli al valore profondo dei doni spirituali, o vogliamo indurli a considerare la Prima Comunione come un'occasione per ricevere regali e vivere un'esperienza di lusso effimero? 
Certo, celebrare un evento importante come la Prima Comunione è naturale e auspicabile. Condividere la gioia con la famiglia e gli amici è un aspetto bello della vita comunitaria. Tuttavia, è fondamentale mantenere un equilibrio, evitando che l'aspetto esteriore e materiale prenda il sopravvento sul significato spirituale.
 Un modo per preservare il vero valore del sacramento potrebbe essere quello di riscoprire la semplicità e l'autenticità. Organizzare un momento conviviale sobrio e significativo, magari privilegiando un pranzo in famiglia o un piccolo rinfresco dopo la cerimonia. I bambini, spesso inconsapevoli della profondità del gesto religioso, diventano protagonisti di un'ostentazione che li vede indossare abiti costosi, ricevere regali sontuosi e collezionare bomboniere personalizzate. La celebrazione si tinge di dinamiche economiche locali, con un "mercato" di regali e denaro che alimenta un'aspettativa di "tutto è dovuto".
 

Questa trasformazione riflette la "società liquida" descritta da Zygmunt Bauman, dove la fluidità, la precarietà e la superficialità sembrano plasmare ogni aspetto dell'esistenza, inclusi i riti tradizionalmente ancorati a valori più solidi. Anche le relazioni, in questo contesto, rischiano di diventare "amori liquidi", effimeri e orientati al soddisfacimento immediato, in linea con la logica dell'"usa e getta".
 

Da un punto di vista antropologico, questa deriva consumistica nella celebrazione di un sacramento può essere interpretata come una manifestazione di diverse dinamiche profonde:


- La mercificazione del sacro: L'ansia e l'incertezza esistenziale tipiche della società contemporanea possono portare a una ricerca di rassicurazione attraverso oggetti e apparenze. Il rituale religioso, privato della sua autenticità spirituale, viene riempito di orpelli materiali, quasi a voler esorcizzare la fragilità della condizione umana attraverso il possesso e l'ostentazione.


- La performance identitaria: In una società dove l'immagine ha un peso sempre maggiore, la Prima Comunione diventa un'occasione per "performare" uno status sociale, sia per il bambino che per la famiglia. L'abito firmato, la bomboniera ricercata, il regalo costoso diventano simboli di appartenenza e di successo, oscurando il significato intrinseco del sacramento.


- La cultura dell'oggetto transazionale: La mentalità dell'"usa e getta" si insinua anche nelle relazioni interpersonali, come evidenziato dal concetto di "amori liquidi". L'altro rischia di essere percepito come un oggetto da consumare e scartare una volta esaurita la sua "utilità". Questo si riflette anche nella superficialità con cui spesso vengono vissuti eventi come la Prima Comunione, ridotti a un mero evento sociale da "consumare" e archiviare rapidamente.


-Dinamiche narcisistiche: L'esasperazione dell'individualismo e la centralità dell' "io" nella società contemporanea possono alimentare dinamiche narcisistiche. 

La celebrazione della Prima Comunione o di qualunque cerimonia religiosa o laica  rischia di diventare un'occasione per autocelebrazione e per la ricerca di validazione esterna attraverso l'ammirazione degli altri per lo sfarzo messo in scena.
 

In questo scenario, l’ antropologia può offrire un "riparo", un percorso di consapevolezza e di riappropriazione di significati più autentici. Attraverso l'esplorazione del proprio mondo interiore, delle proprie paure e dei propri desideri, l'individuo può iniziare a decostruire le dinamiche consumistiche e narcisistiche che influenzano le proprie relazioni e la propria percezione degli eventi significativi della vita.
 

L’ approccio psicosociale può aiutare a:

- Riconoscere e comprendere le radici dell'ansia e del bisogno di compensazione materiale.
- Elaborare le ferite narcisistiche e sviluppare una più sana autostima, indipendente dalla validazione esterna.


-Riscoprire il valore intrinseco delle relazioni umane, al di là della logica dell'"usa e getta".


- Riconnettersi con la dimensione spirituale e simbolica di eventi , sottraendoli alla logica puramente consumistica.


In conclusione, la deriva consumistica che spesso avvolge la celebrazione della Prima Comunione rappresenta una sfida alla sua autenticità spirituale e riflette dinamiche più ampie della società contemporanea. L’ approccio psicosociale, con la sua attenzione alla profondità dell'animo umano e alle dinamiche relazionali, può offrire un prezioso strumento per aiutare individui e famiglie a ritrovare un senso più autentico e significativo in questi momenti importanti, sottraendoli alla superficialità e alla transitorietà di una cultura "usa e getta". È un invito a riscoprire il valore del "non usa e getta": relazioni autentiche, valori spirituali profondi e una connessione significativa con il sacro. (Sabina Pistillo)

domenica 2 marzo 2025

L'ALGORITMO DELL'UGUAGLIANZA, #RUBEN RAZZANTE con prefazione di LILIANA SEGRE. AUTOMATISMI ALGORITMICI DELLA #IA E DIFESA DELLA LIBERTA'

 


"La discriminazione algoritmica è  il riflesso di quella umana, cioè di forme di discriminazione esistente a livello sociale, economico, politico" (R. Razzante)

Il volume ha il pregio di portare la riflessione intorno alla Intelligenza Artificiale sulla posizione de "in medio stat virtus". Non possiamo non condividere tale posizione come facciamo da sempre e soprattutto dal Simposio Satellite organizzato dal SIEB sul tema scottante. Spiega l'A. nella sua prefazione:

"Le santificazioni e le demonizzazioni dell'Intelligenza Artificiale (AI) sono pericolosamente fuorvianti. Fanno deragliare il treno della riflessione collettiva sull'esigenza di un rapporto maturo ed equilibrato tra tecnologia e persona e producono alterazioni semantiche e distonie cognitive rispetto all'influsso degli algoritmi sul funzionamento delle società. Il filo sottile che lega le pagine di questa pubblicazione è proprio la loro riconducibilità ai valori dell'uguaglianza, dell'inclusività, dell'accessibilità, della sostenibilità nelle molteplici applicazioni dell'AI." 

L'A. opera nella cura dei testi una sorta di "operazione verità" sull'AI, per rinvigorire la democrazia della Rete, allontanando lo spettro del totalitarismo digitale. Completa il volume una prefazione di Liliana Segre, dal disegno umanistico.

Ruben Razzante è docente di Diritto dell'informazione, Diritto europeo dell'informazione e Regole della comunicazione d'impresa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove si è laureato in giurisprudenza e in scienze politiche. È docente di Diritto dell'informazione al Master in giornalismo dell'Università Lumsa di Roma. Insegna ai corsi di formazione promossi dall'Ordine dei giornalisti. Nel 2023 è stato nominato consulente della "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza" del Senato presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre.




Nel mentre scriviamo continuano gli attacchi DDOS contro siti istituzionali e no italiani operati dalla centrale (moltiplicata da nuove adesioni mercenarie) NONAME57, con sede in Bielorussia e tecnobraccio filoputiniano 



il che da quando il Presidente Mattarella ha puntualizzato temi di geopolitica riaffermando il sostegno all'Ucraina, da quando ha chiamato nuovi soggetti onnipotenti come "neofeudatari del Terzo Millennio", avidi di Spazio e Cyberspazio.


La molteplicità degli attacchi dal Cyberspazio si affianca alla anarchia destabilizzante del web attraverso la misinformazione e disinformazione, in nome dello "speech assoluto"




L'unica regola dell'infosfera è non avere regole? Fin dove sono legittime le azioni delle piattaforme digitali che non hanno CONFINI?
Gli attori economici sono divenuti agenti diretti del potere e controllori della INFOSFERA, scavalcando ogni orizzonte di marketing, come dimostrato dalla presenza di tali soggetti plutotecnocrati all'insediamento di Trump e la presenza di Elon Musk - non ai margini - nel Consiglio dei Ministri di Trump stesso. Loro corrono e noi dobbiamo correre ai ripari. (am)



Altre opere di Ruben Razzante:







martedì 4 febbraio 2025

“PAPA’, MA CHE COSA E’ UN FEED BACK?” #automazione #feedback #cibernetica #IA #AI

 

il governor di Watt

“PAPA’, MA CHE COSA E’ UN FEED BACK?”


Una volta conoscevo un ragazzino in Inghilterra che chiese a suo padre:  “ I padri sanno sempre piu’ cose dei figli? “ e il padre rispose: Si’.  Poi il ragazzino chiese:  “Papa’, chi ha inventato la macchina a vapore?  “ e il padre:  “ James Wott “.  E allora il figlio gli ribattè:   “ma perché non l’ ha inventata il padre di James Watt?”.(dai Metaloghi di Gregory Bateson)


Una domanda impensabile per uno scolaro di ieri. Un termine - feed back -che nasconde un concetto rivoluzionario nelle scienze e per la filosofia della scienza. In campo neuropsichiatrico e in medicina viene impiegato per spiegare il funzionamento di una cascata neurormonale, il comportamento di una famiglia  “ psicotica “, un passaggio metabolico, una risposta alla manovra psicoterapeutica.  Il PERCHE’ è forse nella STORIA del feed-back che è nato dalla geniale volontà di emulare artificialmente la perfezione dei sistemi biologici e del cervello in particolare, rivelandosi poi un utile modello di studio per le molteplici espressioni del cervello stesso.

Proveremo a raccontarvi questa storia, aggiornando un omonimo articolo comparso  tra 1984 e 1985 su di una rivista ospedaliera ad opera di un medico psichiatra (Achille Miglionico) e uno psicologo (il compianto Dario De Fidio) che conducevano all'epoca ricerche sulla comunicazione nelle sindromi schizofreniche. Va notato che Miglionico aveva esposto una tesi alla maturità classica piuttosto rivoluzionaria proprio sulla cibernetica, in quanto affascinato dalla lettura di:

  • De Latil Pierre (Il pensiero artificiale, introduzione alla cibernetica, Feltrinelli ed.,1962),
  • Wiener Norbert (La cibernetica : controllo e comunicazione negli animali e nelle macchine, Bompiani, 1953; Introduzione alla cibernetica: l'uso umano degli esseri umani, Boringhieri, 1964)  
  • Somenzi Vittorio (Filosofia degli automi, Origini dell'Intelligenza Artificiale, Boringhieri, 1965) 

Nei titoli stessi  dei vari AA vi  è il razionale dell'articolo e la attualità di quanto esposto che anticipava la rivoluzione digitale.





Nel quadro dei preparativi bellici degli U.S.A. alla seconda guerra mondiale, le forze armate chiesero al prof. Norbert Wiener (1894-1964), matematico statunitense del MIT (Massachusets  Institute of Technology), di studiare con i suoi collaboratori un meccanismo che potesse regolare efficacemente il tiro delle batterie contraeree. Gli aerei durante le incursioni non descrivono traiettorie rettilinee ma le più improvvisate ed imprevedibili:  gli uomini alle batterie convenzionali non riuscivano quindi ad apportare manualmente delle correzioni di per sé già incerte ed imprecise. Ci voleva qualcosa che seguisse l’ obiettivo come l’ occhio umano, mutando la posizione di tiro delle bocche da fuoco. Un sistema di tal fatta rientra nell’ automatismo e fu purtroppo l’ occasione di guerra a rivelare le possibilità della scienza appena nata, la cibernetica, una disciplina che era il risultato di una interazione tra tante altre in primis matematica, ingegneria (elettronica in ascesa), scienze medico-biologiche e scienze antropologiche.  


La parola greca antica kybernetes (κυβερνήτης) indica il pilota di una nave. La radice kyber sta per "timone" e trova un parallelo nel latino guber, che ritroviamo nel gubernator, timoniere. 

Kyber e guber fanno evidente riferimento a una comune progenitrice indoeuropea che significava timone. E si dice governare una (astro)nave.
Come suggerisce Treccani.it: "cibernètica s. f. [dall’ingl. cybernetics, che riprende, con nuovo sign., il gr. κυβερνητική (τέχνη) «arte del pilota»]. – Disciplina, prevalentemente promossa dagli studî del matematico amer. N. Wiener (intorno al 1947), basati sulla riconosciuta analogia funzionale dei meccanismi di comunicazione e di autoregolazione (mediante il feedback) negli esseri viventi e nella macchina. La cibernetica integra nozioni e modelli neurofisiologici e biologicomolecolari con la teoria matematica dell’informazione, la teoria dei sistemi e la ricerca operativa, per progettare sistemi di controllo che comprendono processi di generazione, conservazione, trasmissione e utilizzo dell’informazione; tali sistemi sono incorporati sia nei servomeccanismi sia negli elaboratori elettronici."



Il più antico sistema automatico si fa risalire al regolatore centrifugo (Governor) di velocità, realizzato da Watt per i motori termici a vapore (si veda figura in testa); la forza centrifuga solleva le sfere periferiche allargandone il compasso; il collare, responsabile dell’ afflusso di vapore, può raggiungere un altezza massima sull’ albero di rotazione oltre la quale l’ erogazione di vapore diminuisce, stabilizzando il sistema ad una velocità quasi costante.

Se si considera che la circonferenza di diametro variabile descritta dalle sfere è diretta conseguenza dell’ alimentazione, ne viene che in tale sistema l’ effetto retroagisce sul fattore, preservando la finalità e l’ equilibrio del sistema stesso. E’ questo un feedback, la rivoluzione in seno alla causalità tradizionale e lineare ossia causa-effetto. Il feedback è alla base della scienza dell’ autogoverno, la cibernetica, scienza che avuto cultori disparati e geniali come lo psichiatra Mc Culloch, i matematici Von Neumman, Shannon, Turing; i fisiologi Sherrington ed Adrian (entrambi premi Nobel per la medicina): gente stanca degli angusti limiti della specializzazione, alla ricerca di un linguaggio unitario delle scienze. Quando citiamo Turing parliamo di Alan Turing, sì proprio lui, il genio matematico che con il calcolatore Bomba riuscì a decrittare il codice nazista Enigma (si veda il film The Imitation Game, del 2014), lui considerato uno dei padri dell'informatica. Lui che in un incipit famoso di 
Computing machinery and intelligence, definì quello che è universalmente conosciuto come Test di Turing (1950). Lui così avanti fu condannato per aver ammesso incidentalmente di essere omosessuale.




I regni della natura divenivano (De Latil):
  • il regno minerale, comprendente la materia senza potere di riproduzione, priva di ogni forma sia pure elementare di metabolismo (es: il quarzo);
  • il regno vivente – vegetale ed animale – comprendente la materia organizzata in grado di riproduzione e provvista di metabolismo più o meno complesso; 
  • il regno artificiale, filiazione dell’ uomo nella sua spontanietà creativa (finalistica).
Nell’ ultimo regno De Latil distingueva due gruppi: il primo più antico dell’altro: gli utensili (oggetti passivi) e le macchine ( oggetti e soggetti attivi).
Gli utensili sono prolungamenti materiali atti a potenziare l’ efficacia degli organi umani: fanno qualcosa, hanno cioè solo l’ attitudine all’ azione e dipendono in tutto il resto dall’ uomo; rientrano nella categoria: la leva, il martello, le forbici, il cacciavite, ecc.
La macchina invece è un “ sistema” fabbricato perché compia una certa azione, una volta fornita l’ energia. Qui la cibernetica descriveva una gerarchia di sistemi:



Macchina di I grado, II grado, III grado

Una generica considerazione induce a distinguere le macchine ad entrata semplice, ove l’ energia di comando e di conseguenza (in genere distinte) sono confuse nella energia di alimentazione (es. il mulino); le macchine a doppia entrata ove è possibile dividere l’ energia di comando da quella di esecuzione (il pianoforte, una macchina da scrivere , ecc.); le macchine a semplice informazione che sono i rivelatori (barometro, termometro, sfigmomanometro, ecc.; il termostato, le trappole di animali, ecc.). Questi tipi di macchine costituiscono il I grado nella classificazioni degli effettori artificiali. Rispetto agli utensili posseggono l’ azione oltre che l’ attitudine ad essa. 
Ora immaginiamo di avere una catena di lavorazione: una sega elettrica sagoma il legno in una certa maniera; lo invia mediante rullo ad una conficcachiodi rifornita a sua volta da una seconda macchina: il coordinamento delle varie funzioni dà una macchina di II grado: i fattori sono sotto dipendenza comune, come nella figura. 
Continua nel II grado l’ impotenza ad adattarsi ad alcune circostanze, poiché le macchine sono programmate in senso determinato. Ciò non si verifica nel III grado in cui la macchina non solo agisce e coordina, ma sa anche valutare da sé l’ ingresso della sua azione (l’opportunità), interviene cioè al momento giusto. 
L’ effettore è stavolta ad azione condizionata. Il segnalatore automatico d’ incendio ne è esempio: all’ improvviso cambiamento di temperatura scatta l’ impianto di allarme che aziona le pompe di acqua.
Ricorderemo che le macchine calcolatrici di un tempo ma anche i PC di oggi rientrano, malgrado la potenza di calcolo enorme, nel secondo grado e quindi inferiori al sistema sopra descritto.

Il quarto grado: feedback

Il regolatore centrifugo di Watt esiste da circa il 1780, eppure il principio rivoluzionario da esso contenuto fu ignorato persino dal suo inventore. Haton de la Goupillière nel suo “ Traitè des mecanismes” (1864) – quasi un secolo dopo – lo definiva ancora tra gli “apparecchi accessori”. Nessuno aveva compreso la portata dell'automatismo. Oggi parlando di retroazione si dice “ segreto della natura”, incorrendo nell’ apparenza di un errore opposto. Il concetto di feed-back collega la chimica all’ idraulica, l’ economia alla biomeccanica, la fisica alla psichiatria, la elettrotecnica all'elettronica.
Feedback, termine desunto dal linguaggio radiotecnico, vuol dire letteralmente “alimentare a rovescio”, risultando intraducibile in italiano. Poniamo di volere come effetto non una velocità fissa ( come nel Governor di Watt) ma una temperatura fissa. È il caso di un impianto di riscaldamento per abitazioni che non deve superare certi valori di sopportabilità termica e consumo. 
Noi abbiamo una caldaia provvista di termostato (rilevatore ad azione secondaria). Appena i valori superano il livello programmato, il termostato lo rileva ed invia il messaggio spegnendo la caldaia. La temperatura scende e la caldaia su informazione dello stesso termostato si riaccende. Se la temperatura dovesse subire sbalzi per un inconveniente della caldaia, la correzione verrebbe effettuata egualmente a prescindere dalla causa dello sbalzo, poiché il sistema organizza la sua difesa sull’ effetto solo su quello. E se invece della caldaia con termostato avessimo il livello di glicemia nel sangue? La glicemia ha da stare in un certo range di valori per evitare guai (sino al  coma): se la glicemia si abbassa, è stimolata la liberazione di glucagone che libera glucosio, se la glicemia si eleva ad essere stimolata è la insulina che "consuma" il glucosio. 



Schematicamente gli elementi costitutivi del feedback sono:




  • il rivelatore (termostato nell’ ultimo es), un dispositivo che sia “sensibile alla variazione dell’ effetto”; 
  • il messaggio che porta le informazioni ad un fattore; 
  • il reattore o elemento di reazione capace di reagire in base al messaggio su uno dei fattori 
Siamo giunti alla definizione di feedback.
Norbert Wiener scriveva : “ il comando della macchina sulla base del suo funzionamento effettivo anziché del suo comportamento previsto che, conosciuto come feedback”.
Pierre de Latil è stato più preciso e sintetico: “Un feedback è un legame retroattivo che, entro certi limiti, protegge l’ effetto dalle variazioni dei suoi fattori”.
E’ il quarto grado di automazione.

Com'è illustrato nella figura che segue, i sensori possono rilevare o le perturbazioni stesse o la variabile controllata (cioè gli effetti che una perturbazione ha avuto sullo stato del sistema). 





Come suggerisce Fiorenzo Conti alla voce omeostasi ( Treccani.it  2007): " Nel primo caso, si parla di 'sistema di controllo a feedforward', nel secondo di 'sistema di controllo a feedback'. Le differenze tra i due sono sostanziali. Nel caso di un controllo a feedforward la perturbazione viene rilevata dal sensore prima che induca i suoi effetti sullo stato del sistema e questo significa che il controllore deve essere in grado di calcolare gli effetti che la perturbazione indurrà sulla variabile regolata. I sistemi a feedforward hanno il grande vantaggio di poter evitare che la perturbazione eserciti i propri effetti, prevenendo quindi la necessità di interventi correttivi. Poiché i sistemi di controllo fisiologici sono quasi sempre non lineari e dinamici (ovvero variano con il tempo), e poiché molti potenziali disturbi dovrebbero essere rilevati per poter predire l'effetto sulla variabile controllata, ne consegue che i sistemi a feedforward richiedono complessi meccanismi predittivi; in realtà, con l'eccezione di alcuni meccanismi cerebrali, questo tipo di controllo è meno utilizzato nei sistemi fisiologici, anche se la sua relativa rarità potrebbe dipendere dalla scarsa conoscenza acquisita finora. È stato recentemente suggerito che i sistemi a feedforward finalizzati alla modificazione anticipata dello stato di un sistema e quindi di una sua variabile controllata siano definiti 'allostatici'.




Si è già detto come venga sconvolta la linearità causa-effetto che per secoli ha contraddistinto la speculazione umana.  Cosa c’è oltre il quarto grado?  Se lo chiedeva anche Turing.


Dopo i personal computer, ecco i personal robot, ovvero i robot ad uso personale, docili, gentili e servizievoli, pronti ad eseguire i nostri comandi  (o almeno alcuni di essi). Ecco che arriva con la infosfera la rivoluzione della Intelligenza Artificiale, che richiede una trattazione a parte ma anche un antefatto sul feedback e sistemi di automazione. (achille miglionico)


mercoledì 11 settembre 2024

USO SMARTPHONE UNDER 14 ANNI E STOP SOCIAL PER UNDER 16. FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE

 

 


 

 

 

USO SMARTPHONE UNDER 14 ANNI E STOP SOCIAL PER UNDER 16. FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE. SONO ANNI CHE IL SIEB SI MUOVE CONTROCORRENTE IN QUESTO SPAZIO DI LIBERTA' E A TUTELA DI UN CORRETTO NEUROSVILUPPO INFANTILE E ADOLESCENZIALE

Professionisti di aiuto, artisti e protagonisti della cultura chiedono finalmente in maniera trasversale (apartitica) il divieto di smartphone per gli under 14 e lo stop ai social per i minori di 16 anni

Pedagogisti, psicologi, medici e personalità del mondo dello spettacolo hanno lanciato un appello al governo italiano per vietare l'uso di smartphone ai minori di 14 anni e l'accesso ai social media ai ragazzi sotto i 16 anni. Secondo gli esperti, l'esposizione precoce ai dispositivi digitali e ai social può avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicofisico dei bambini e degli adolescenti.
Tra i promotori della attesa (per noi) petizione ci sono Daniele Novara, pedagogista e counselor - direttore del CPPP e
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta
Intervistato da la Repubblica, Novara chiarisce che "vorremmo arrivare a una limitazione come per alcol e tabacco, che sono vietati ai minorenni. A quel punto, anche i genitori si allineerebbero. Per altro, nel nostro caso, il divieto sarebbe solo fino a 14 anni, e a 16 per i social. Non siamo contrari alla tecnologia, nemmeno a scuola se ne fa un uso didattico".
E' UNA PETIZIONE APOLITICA E APARTITICA CHE VUOLE ESSERE TRASVERSALE. Il ministro Valditara vieta i cellulari a scuola anche per scopo didattico. Ritorna il diario. In Francia stanno bandendo nelle scuole superiori tablet ecc.
"Siamo contrari a mettere uno smartphone nelle mani di un bambino di 10 anni. Basterebbe dargli un telefonino di vecchia generazione, se è per comunicare. Il problema è proprio lo smartphone. È come consentire a un ragazzino di guidare un'automobile: nessuno lo farebbe, ma - nel dubbio - la legge lo vieta. È una questione di tempi giusti, anche in questo caso".
"Non è un appello simbolico, né una provocazione. Ci siamo confrontati con politici e istituzioni e c'è un consenso trasversale, da sinistra a destra. I tempi sono maturi, contiamo che l'Italia sia il primo Paese a dare una svolta. Non possiamo stare a guardare un'intera generazione annegare negli smartphone. La situazione è fuori controllo", conclude Novara.
FIRMATE LA PETIZIONE SE CONCORDATE SULLA REGOLAMENTAZIONE DEL WEB

 

mercoledì 4 settembre 2024

QUANDO NON C'E' NESSUN MOVENTE #criminologia #psichiatria forense. Intervista allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

QUANDO IL MOVENTE E':  NON C'E' NESSUN MOVENTE

Intervista medico-medico allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

 

 #criminologia #psichiatria forense #strage Paderno #omicidio #omicidiosenzamovente #non-sense murder #strage #massmurder


- Poirot in uno dei film sentenzia duro al suo interlocutore che dubita del movente di delitto: "C'è sempre un movente". Oggi non è sempre così in tanti omicidi che affollano i notiziari. Dalla strage di Erba del 2006 alla strage di Paderno Dugnano di oggi ma anche nell'omicidio  di Sharon Verzeni, commesso da Moussa Sangare, emerge la perplessità del "senza senso". Ci puoi aiutare a capire?

- Ultimamente disegnare un profilo criminologico è divenuto più difficile, persino a posteriori in quanto si intersecano nella società liquida e nelle agenzie educative  cofattori multiculturali, precarietà economiche, storiche e geopolitiche, influenze e/o condizionamenti da parte della Rete e dei social. Di certo il processo di individuazione di un adolescente  si è ulteriormente complicato ("liquefatto" in alcuni casi?) rispetto alle generazioni precedenti e questo ha a che fare con la globalizzazione e la supremazia digitalica; si aggiunga anche la crisi enorme delle istituzioni scolastiche e della cultura in genere. 

- In fondo gli educatori sono le stesse persone che in famiglia incontrano difficoltà relazionali e difettano di autorevolezza coi propri figli. 

- Quando lavoriamo con il SIEB nelle Scuole, è palpabile lo smarrimento e per esempio osserviamo un lacunare e contrastato rapporto intra-staff e soprattutto tra docenti-discenti-genitori. La alleanza didattica che un tempo era quasi scontata oggi è un ricordo vago: aggressioni non solo verbali da parte di genitori e alunni non sono novità. 

- Tanti altri ruoli sono in discussione, anche quello degli operatori sanitari. Le aggressioni al personale sanitario si moltiplicano. 

- Lo insegniamo da anni nelle organizzazioni, i conflitti generano confusione di ruoli e la diffusione dei ruoli genera conflitti. 

- Siamo divenuti più centrati su noi stessi e competitivi?

- Sicuramente i più sono meno disposti al dialogo ed al confronto, quindi la relazione è più simmetrica che complementare. Siamo tendenzialmente autoreferenziali e "documentarsi" su un argomento anche tecnico con Internet fa di noi già un "esperto". Sono i cd laureati in Internet. I social sono una vetrina narcisistica e se prevale l'Io rispetto al Noi, non vediamo più gli Altri con gli stessi occhi; assieme alla importanza dell'Altro, scemano  la empatia ed il rispetto. La relazione, come noi diciamo spesso quasi in uno slogan, è scontro invece che incontro. La stessa competenza empatica è meno riscontrabile persino nelle professioni di aiuto che ne erano lampante esempio: medici che non ti guardano in viso al pronto soccorso li ho notati anche io e nei corsi di formazione a operatori sanitari non diamo più per scontato la inclinazione "Salvatoriale": motivazione e passione talora sono secondarie a considerazioni economiche e di mercato nella scelta del lavoro ("faccio il pompiere perchè ho letto che servono pompieri"). 

Ma la responsabilità dove va ricercata?  

- E' un processo storico inarrestabile. Le varie agenzie educative, la famiglia e la scuola, lasciano poco il segno se sono in contrasto. Se un genitore sconfessa l'altro la coppia parentale perde potere comunicativo; se un genitore protegge e  dà sempre ragione al figlio anche quando mette in atto un comportamento non ok,  non fa un favore al suo futuro; se disconferma l'istituzione scolastica, accusando il docente, svilisce la importanza di chi apprende e di chi insegna. 

- Ci fai un esempio?

 -"Quando i figli sbagliano i genitori si inferociscono e difendono ad oltranza ..." recentemente mi ha detto sconsolata Emanuela, madre di 34 anni parlando di una violenza subita in spiaggia da suo figlio. Quando lei si è permessa di richiamare con calma e tranquillità il bulletto, la donna è stata aggredita dalla madre del bullo che ha gridato in aperta sfida: "Come ti permetti?!" minacciando lei di alzare le mani. "E' tuo figlio che alza le mani! Non il mio!  Fatti avanti con me se hai il coraggio e ti faccio vedere io!" Il tutto davanti a tutti, coram populo.  Quel bambino è stato già vittima di bullismo a scuola ove gli hanno tagliuzzato tutto lo zaino nuovo. "Anche qui hanno negato l'evidenza" narra Emanuela. Episodi di questo genere, ove lo scambio tra vittime e persecutori delinea il gioco berniano di "Ti ho beccato", accadono ovunque, all'angolo della strada, in coda all'ufficio postale, ai colloqui con i professori, in caserma, in ospedale. In Kenya, nella missione di Sagana,   un maestro di etnia kikuyu si lamentava già nel 2013 con noi medici del fatto che prima ogni adulto del villaggio aveva il diritto-dovere di istruire e riprendere un ragazzo per comportamenti inappropriati: "Tutti educavano nel villaggio. Non capisco. Da un po' di tempo se sgridi un ragazzo accorre il padre che sgrida te e ti chiede come ti sei permesso..."

- Problema globale dunque. In effetti la rabbia e la violenza appaiono sdoganate. La educazione e rispetto perdono il loro peso sociale. I media e la politica offrono modellamenti mediatici discutibili al riguardo... 

 - Il processo di frammentazione e contrasto delle agenzie educative non è nuovo ma in questo ultimo ventennio si è imposto un nuovo processore di dati, assai potente: il Web. Navigare in Internet è stata la grande rivoluzione culturale ma ora Internet naviga in noi attraverso gli smartphone comparsi proprio all'ingresso nel nuovo millennio. Ecco che tra le agenzie educative se ne è interposta una nuova, invadente e pervasiva, la Rete informatica. Un nuovo Genitore Sociale con fonti informative ambigue e modelli incontrollabili e spesso facili da occultare alla sorveglianza degli educatori. Questo Genitore Sociale è in competizione e spesso in contrasto con le agenzie educative tradizionali (che già confliggono tra di loro).

- Non si riesce a regolamentare l'uso degli smartphone in famiglia e neanche a scuola: è notizia di questi giorni che saranno banditi in Francia alle scuole medie superiori. Troppo tardi? 

Si può sempre rimediare con opportune misure. E' un bene che qualcuno si accorga che una conquista tecnologica non sempre è un vantaggio evolutivo. Il dato di fatto è che si legge sempre meno e si legge solo quello che si "scrolla" casualmente (in realtà decide un algoritmo per noi). Se un cervello non legge e scrive perde abilità linguistiche e psicolinguistiche, perde la capacità di organizzare il flusso delle idee, di elaborarle in uno alle emozioni, di esprimere con la parola. C'è chi indica l'incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo con il termine di analfabetismo funzionale o illetteratismo. Per quello che concerne il lavoro di psicoterapeuta la incapacità di descrivere e narrare il proprio disagio si traduce in difficoltà cliniche e operative. 

- Quindi il calo delle relazioni reali in favore di quelle virtuali non aiuta. Basta girarsi in un treno o in ristorante per vedere che la gente si rapporta più con il gingillo elettronico che con il vicino di sedia. Lo facciamo noi stessi. Una volta ci si trincerava dietro un quotidiano stampato per non parlare in treno. 

 

- Anche prima in Italia non eravamo grandi lettori rispetto all'Europa. Ricordo che si leggevano i quotidiani sportivi in primis. Comunque ora i dati ISTAT al riguardo sono preoccupanti e se li si collega ai dati INVALSI sulla comprensione dei testi ecc non c'è da essere ottimisti. I libri cartacei riempiono vuoti  mentali di ogni tipo e i romanzi ci fanno capire che non siamo i primi e unici al mondo ad avere trame, problemi ed emozioni.

- Comincio a comprendere quel vuoto, cui si allude e che talora viene riferito dai ragazzi.

- Noi abbiamo bisogno dell'Altro. La scienza ci ricorda che il Sé si forma con la intersoggettività. Tante persone e tanti adolescenti sono sì nella folla ma sono soli in compagnia.  E se non si parla, soprattutto tra coetanei, aumenta il vuoto relazionale, si diventa autoreferenziali. A chi comunicare il vissuto amaro che provo? all'amico che mi deride dicendomi che sono un debole o che vuole solo parlare di "cazzate"? mi scarico buttandomi dentro ad un videogioco di combattimento? metto in atto il voyerismo informatico e mi guardo vetrine tiktokizzate? Rimango chiuso in stanza? Ci bevo su? mi faccio "sballo" con abuso di sostanze? Come comunicare il vuoto relazionale che si fa esistenziale? Se poi in una famiglia ci sono gravi problemi o il problema è comunicare, la disfunzione cresce, si trincera e invalida. In studio vedo sfilare nerd di ogni età adolescenziale. Un giovane suicida ha lasciato scritti senza lettore alcuno che la madre, piagata dal dolore, edita postumi quasi per farlo tornare in vita. Oramai non si può nascondere che la principale causa di morte in adolescenza, dopo gli incidenti,  sono i suicidi. In studio, specie dopo la pandemia di Covid, vediamo tanti giovanissimi. Il calo di relazioni reali e il calo di prestazioni, i comportamenti ossessivi e fobici allarmano i genitori che chiedono di seguire i figli. Ma c'è una quota di ragazzi che sfuggono e vanno individuati come soggetti a rischio grazie alla osservazione di altri soggetti, insegnanti,  zii, senza i para-occhi che indossano taluni genitori, spesso nonni che non si accontentano di realtà edulcorate.

- Come si arriva dal vuoto, dal nichilismo, dal senso di inutilità a fare del male agli altri?

 - Quando la rabbia non si può esprimere al di fuori di sé diventa autoaggressività oppure la rabbia inespressa diviene un agito violento che tenta come un parafulmine di scaricare tanta energia e si aggredisce l'Altro. Si può essere rissosi ma il confine con la morte non è netto. Non ha senso neanche pestare a morte un poverino disteso a terra fuori di una discoteca come Omar Bassi, Nicolò Ciatti e tanti altri sventurati, spesso casualmente prescelti. Talora si uccide e ci si uccide.

- Qualcuno parla di raptus.

- La psichiatria non concorda. Non esistono raptus (se non in rari casi di schizofrenia), sfatiamo questo equivoco che serve più ai legali e giornalisti. Come dice anche Paolo Crepet quello che è successo a Paderno Dugnano "non è successo dal lunedì al martedì" malgrado si parli di famiglie "modello" e persone "solari". Ci sono sintomi e segni clinici non colti prima di certi agiti e non è semplice discontrollo degli impulsi o disturbo esplosivo intermittente. Crepet ci va duro quando dice che certi genitori sanno in tempo reale i voti dei figli (anche per contestarli, dico io o per fare confronti inutili) ma poi ignorano con chi escono i figli alle tre di notte. Al di là della cruda affermazione è vero che i genitori ci sono quando non dovrebbero esserci e talora non ci sono quando dovrebbero esserci. Ha ragione Crepet quando dice che la società così come si è andata strutturando "isola" il giovane. Il vuoto di cui parlavamo. Concordiamo con lui ed altri specialisti quando ci si propone come obiettivo primario di rendere la Scuola il set principale di ogni intervento da condurre a livello cognitivo ed emotivo per individuare difficoltà e affrontarle. Noi insistiamo sulla necessità di attuare e rendere solida la alleanza didattica tra genitori-docenti-studenti : si devono perseguire finalità uniche di in-formazione e formazione per combattere isolamento, bullismo, e ogni forma di prevaricazione; per educare alla libertà, alla tolleranza e rispetto della diversità; per aiutare l'adolescente a riconoscere il malessere proprio ed altrui e fare giusti invii.  

 - Tornando alla strage e al non-senso, alla apparente assenza di movente?

 - Nel lontano 1996 pubblicammo con altri  AA. (1) un case report dal titolo "Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida". Un contributo innovativo in quanto inquadrava in ottica criminologica e analiticotransazionale la lettura degli output e acting di un potenziale SK (omicida seriale). Attuale in quanto lo stesso omicida parlava con ottima cultura di essersi ispirato ad una fonte letteraria per compiere i suoi gesti efferati: la teoria dell'atto gratuito quale si evince nel romanzo sotie di Andrè Gide "I sotterranei del Vaticano" (1914). Come ebbe a dirci lo stesso omicida  "l'atto gratuito consiste in un atto compiuto al di là di ogni valore etico, al semplice scopo di ricercare la propria libertà" (= dall'angoscia del copione). Nel libro Todo modo Leonardo Sciascia, (1974) si rifà a Gide - e lo cita - , descrivendo l'omicidio come atto gratuito, commesso sia da Lafcadio (di Gide), sia dal pittore (rimasto anonimo) protagonista del giallo di Sciascia. Un poster simile richiamava suggestivamente quello espresso dallo psicopatico protagonista del discusso film "Natural born killers" di Oliver Stone (1994). Per non citare La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme, il famoso saggio della filosofa Hannah Arendt (1963). Insomma il non-sense, il non-senso esiste da sempre, soprattutto al servizio di Thanatos (θάνατος).

- Quando Homo sapiens fa del Male solo per il Male e non c'è alcun motivo. Ha ragione, Collega, a citare la Arendt. Nel mentre procede la intervista, ho sfogliato on line le News dell' ANSA. Tra le ultime trovo: "Paderno Dugnano, il 17enne autore della strage: è stato un atto 'come di emancipazione' " Ha affermato che voleva essere "libero dalla famiglia".

- E della famiglia si è liberato. Appunto senza movente. Un atto gratuito alla Gide. Molto triste. Attiviamoci.

- Grazie Collega del tempo. Torneremo sul tema se non ti dispiace. A maggior ragione perchè il SIEB organizza per Novembre 2024 la attesa GIORNATA FORENSE.

- A presto. 
 

 

 

 

intervistatrice: dr.ssa Martina Tatoli MD.



NOTE

(1) Miglionico A, Martucci E., Nicola D'Introno, Corfiati L., Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida, in AA. VV., T.A. Papers, Tribute to Eric Berne, Ed. scient. Ist. Osp. Opera Don Uva, IAT, SIEB, Ed. Don Uva, Bisceglie, pagg. 11-119, 1996.