martedì 16 dicembre 2008

TEATRO - Un giardino di aranci fatti in casa


di Michele Miglionico

Palco e realtà si mescolano, quando gli attori si cimentano con un testo in cui i personaggi sono legati dagli stessi legami affettivi. E' lo stesso Gianfranco D'Angelo a ricordare, dopo la fine della piéce, che il suo Michael Hutt è padre di Jenny Hutt e compagno della truccatrice Hillary, interpretate proprio da sua figlia Simona e dalla sua compagna Ivana Monti. Il loro lavoro viene in qualche modo facilitato, anche se la lunga carriera dei due protagonisti non richiede niente del genere. La piéce è sì una commedia, ma con un nucleo drammatico non indifferente: il protagonista è uno sceneggiatore in crisi creativa, che ha lasciato la famiglia, che vive una relazione aperta e che, improvvisamente, deve riconfrontarsi con la sua natura di genitore, con tutte le acerbità del caso. Neil Simon, l'autore, non è a caso uno dei drammaturghi post-contemporanei più rappresentati. Il suo lavoro nel cinema e nella televisione testimonia come da sempre riesca ad agganciare i gusti del pubblico, senza compromettere la validità artistica. Non annoia e per di più tende ad appassionare, senza cambi di scenario o eclatanti colpi di scena. L'ambientazione tangenziale di Hollywood apporta un felice tocco di vita vissuta. L'umorismo anglosassone stempera i toni, anche grazie al ruolo del vicino di casa gay impersonato qui da Mario Scaletta, adattatore italiano del testo, che è forse intervenuto troppo; ad un occhio attento, le battute sui computer o Osama Bin Laden stonano con la macchina da scrivere, i telefoni fissi e, a conti fatti, con l'originaria ambientazione. Davvero efficace la scenografia di Alessandro Chiti: funzionale quanto rappresentativa, curata nei dettagli, come nei manifesti cinematografici che adornando casa Hutt.

domenica 7 dicembre 2008

FUMETTI - David Murphy - 911 #02

di Michele Miglionico


Roberto Recchioni è ormai una star, nel microcosmo del fumetto italiano. Un colosso come la Panini non avrebbe investito su una sua serie se non si fosse fatta due conti in tasca. Qui lo sceneggiatore ha infuso tutta la sua passione per i generi tipici di un target maschile.
Il suo nuovo concept è acuto: se in genere ci si meraviglia quando il protagonista di una storia d'azione sembra inseguito da disastri e sembra uscirne troppo facilmente, senza un apparente motivo... stavolta c'è. Sul pompiere David Murphy pesa un anatema lanciato sui suoi antenati, il quale spiega tutte le disavventure che gli capitano. Un anti-talento che qualcuno vuole sfruttare. Con un'assoluta assenza di tatto e buon gusto, questo "qualcuno" è un personaggio che magari non conoscerete (ignoranza in cui versava chi recensisce), ma realmente esistito e morto pochi anni or sono - non aggiungiamo altro per non rovinare l'eventuale sorpresa. 
Il modus operandi dei villains affonda le radici nella scomoda realtà della speculazione - da cui il titolo dell'albo "Shock economy".
Una felice novità di questa miniserie è il flusso ininterrotto che rappresenta: non c'è particolare frattura tra un numero e l'altro, complice la continuità estetica garantita dal lavoro di Matteo Cremona. Un disegnatore esaltato un po' in tutte le community, che a ben vedere fa effettivamente un buon lavoro.
Considerando il prezzo, è un acquisto che merita.

Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...