sabato 8 settembre 2018

Elogio della Follia 34: OH #CAPITANO ! MIO CAPITANO! Tutte a noi càpitano




Ancora una volta non posso tacere. Quest'Uomo, che della #LEGA ha la faccia di BRONZO e lascia che lo si chiami #CAPITANO,  si muove al di là di ogni giurisprudenza e Costituzione, come in uno show mediatico permanente. 

Lo sguardo non è ancora ducesco: ci sta lavorando


Poco fa aveva asserito con spavalderia ducesca "MI PRENDO L'ITALIA", ora dallo studio di Ministro dell'Interno trasmette in streaming - in diretta Facebook -  l'apertura della lettera ricevuta con avviso di garanzia dal Tribunale di Palermo. Con tanto di lattina di aranciata da bere - quasi fosse lui davanti al televisore di casa in pantofole, con le patatine fritte. Dissacrante e fuori ruolo, in quanto comportamento espresso da chi è in grado di intendere e volere. Cafone e tamarro, dicono quelli più giovani di me: corrisponde a cozzalo (cozzaro), gabibbo, coatto, ecc.  Ma quel che si coglie è la indifferenza e la mancanza di rispetto per le istituzioni della res publica: non si ravvisano tracce di educazione civica. Eppure a più di qualcuno piace questo ducetto con fare e dire ducesco. Il popolo italiano non studia la Storia come un tempo, anzi non studia a sufficienza. Come può un ministro nell'esercizio delle funzioni straparlare come in un bar? Lì avremmo la libertà di non ascoltare le scemenze del beone di turno, potremmo allontanarci, qui siamo invasi ogni giorno mediaticamente e di questo si alimentano e alimentano i consulenti di comunicazione digitale strapagati dalla Lega (che non vuole rendere i soldi che deve allo Stato e non dimostra da dove ha preso i soldi che ne sostengono l'apparato).


























E così ho deciso di lanciare una specie di ode al Capitano, parafrasando - lo ammetto - quel barbutone di Walt Whitman: "O Capitano! mio Capitano!"


Lui, Whitman, cantava del Capitano-Abramo Lincoln, dopo l'assassino di costui e siamo nel 1865. Oggi suonerebbe così al nostro Capitano della Lega bronzea.



O Capitano ! mio Capitano! il nostro viaggio 
tremendo è appena cominciato. La nave che aveva superato ogni tempesta, l'ambito premio
aveva vinto, 
ora langue sotto comandi farseschi e schettiniani 
Il porto è lontano, odo le campane, il popolo è esultante (come fa!?!)
Gli occhi seguono la solida chiglia,la polena con sguardo dimaiocontesco, l'audace e altero vascello che fu
Ma o cuore! cuore! rischi di fermarti
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove disteso il mio Capitano 
Caduto ebbro e cannato 
O Capitano! mio Capitano di lega!scendi dal tuo immane Io, àlzati e cerca di andare al timone
Schiva le rocce schettiniane
che sennò ti freddiamo noi
ERASMO DA ROTTERDAM

domenica 2 settembre 2018

Scomparso Luigi Luca Cavalli-Sforza, il genetista italiano grande tra i grandi








È MORTO venerdì pomeriggio a Belluno il medico Luigi Luca Cavalli Sforza. Pioniere della genetica di popolazioni, ha dedicato la vita a studiare la storia dell'Homo sapiens con gli strumenti della biologia contribuendo a ridimensionare l'idea dell'esistenza di diverse razze umane.








Cavalli Sforza nacque a Genova 96 anni fa e aveva studiato a Torino nella scuola di Giuseppe Levi (maestro anche di Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, tre premi Nobel). Ma soprattutto era stato allievo di Adriano Buzzati Traverso, padre della genetica italiana e fratello dello scrittore Dino: la moglie di Cavalli Sforza, Alba Ramazzotti, era nipote dei fratelli Buzzati e ne aveva ereditato la casa bellunese in cui lo scienziato ha vissuto negli ultimi anni.Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 1922) è un genetista e scienziato italiano che si è occupato anche di antropologia e di storia, reincrociando antropologia fisica e antropologia culturale che si erano allontanate reciprocamente in una pericolosa deriva epistemologica. I suoi studi si sono incentrati in maniera particolare sulla genetica delle popolazioni e delle migrazioni dell'uomo; Cavalli-Sforza è stato professore emerito all'Università di Stanford in California. Famosissimo come scienziato ma anche come persona di vasta cultura, lo scienziato del genoma umano ha accostato i due processi:

evoluzione biologica e evoluzione culturale sono legate circolarmente. 

Gli interessi si spostano sempre più sullo studio pionieristico del rapporto tra genetica ed evoluzione culturale dell’uomo. Per dirla con Gregory Bateson la evoluzione biologica e evoluzione culturale sono processi stocastici con aspetti divergenti (mutazioni ecc. tendenti a modificare) e aspetti convergenti (tendenti a conservare). Fu il padre di Gregory, William  Bateson, a coniare la parola genetica (genetics). La sfida della seconda metà del Novecento coincide con il problema principale della genetica: ricostruire l'albero evolutivo del genoma umano. Lo scienziato italiano decise di partire dalla ricostruzione degli alberi genealogici di diverse popolazioni italiane e africane, come i pigmei. Nel 1971 va a insegnare negli Stati Uniti, a Stanford, e in collaborazione con l' archeologo Albert Ammerman si occupa della diffusione culturale nel neolitico, usando i dati genetici da integrare alle prove archeologiche. 

Negli anni ’80 e ’90 coniugando genetica e linguistica e considerando gli elementi del linguaggio soggetti a molte influenze comuni a quelle cui sono sottoposti i geni ricostruisce una mappa storica delle migrazioni umane.

Come curiosità culturale, al padre del genoma umano si deve un intervento persino in favore della non soppressione della lingua latina nei programmi scolastici italiani (che vergogna storica ed identitaria!). Era il 1993 e si discuteva di riforma della scuola (e il latino è sempre nel mirino dei riformisti incolti). Il suo intervento fu memorabile e riconciliava studi scientifici ed umanistici: “fra tutte le mie esperienze scolastiche, la traduzione dal latino è stata la attività più vicina alla ricerca scientifica, cioè alla comprensione di ciò che è sconosciuto”. Ipse dixit. (am)



Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

Il 12 novembre - inCULTURA ha partecipato la notizia - è improvvisamente venuto a mancare Stan Lee e il cordoglio si è ...