martedì 3 marzo 2026
Bruce Springsteen in His Own Words. Come liberarsi di vissuti abbandonici e imparare a chiedere aiuto
mercoledì 25 febbraio 2026
SUN CITY COME GAZA CITY? LA GAZA CITY DI TRUMP&Co RISCHIA DI ESSERE LA SUN CITY DELLA APARTHEID
SUN CITY DI 40 ANNI FA COME GAZA CITY DI DOMANI?
LA GAZA CITY DI TRUMP&Co RISCHIA DI ESSERE LA SUN CITY DELLA APARTHEID
Il collettivo di Little Steven, il chitarrista con la bandana, andò oltre e avviò un altro ambizioso progetto, e l’11 giugno 1988 un cast all stars si riunì a Wembley per i 70 anni di Mandela, in carcere ormai da 24 anni. Tra gli organizzatori c’era anche Jim Kerr dei Simple Minds, che per l’occasione scrisse Mandela Day. Parteciparono in tanti musicisti, da Eric Clapton a Sting, dagli Eurythmics a Phil Collins: la diretta TV mondiale attrasse oltre 600 milioni di spettatori. Eppure la kermesse fu spinta solo come evento pop e persino censurata dal lato politico negli USA.
Mandela libero!
Il 16 aprile del 1990, il grande evento si ripete, stavolta alla presenza di Nelson Mandela, finalmente liberato dopo 26 anni di prigionia. La sua prima apparizione pubblica seguono 10 minuti di ovazione da parte di 80mila persone. Qui il futuro Presidente del Sudafrica tiene un lungo discorso di sensibilizzazione sull’apartheid, il tema della sua vita: ma sempre con il sorriso ottimista di chi vuole contribuire alla pace tra i popoli in un mondo migliore.
Quella assurda Sun City, una specie di Las Vegas in mezzo alla emarginazione più cruda, ci si è associata vividamente nella memoria presente visionando i progetti "palazzinari" che un club di plutocrati senza scrupoli guidati dal presidente Trump ha delineato quale futuro per il massacrato popolo palestinese: una Las Vegas come Sun City che non prevede il minimo vantaggio né la consultazione di popolazioni interessate. Il monoteismo del danaro impera. Il progetto di Gaza va avanti con quel Board of Peace che con la pace non c'entra proprio.
Ieri come oggi. Non crediamo che stavolta ci salverà il rock. (am)
martedì 11 novembre 2025
BARI: SCOMPARSO IMPROVVISAMENTE IL CHITARRISTA GUIDO DI LEONE. IL MONDO DEL JAZZ IN LUTTO.
Siamo bloccati tra stupore e immenso dolore. Quasi non vogliamo credere alla notizia che il grande chitarrista e Amico non ci sia più; che non lo vedremo più sul set del Il Pentagramma Bari - Ass. Cult. Duke Ellington, Lui il fondatore della scuola di jazz tra le più accreditate e famose in Italia. Abbracciamo tutti gli Amici che lo amavano e stimavano. Abbracciamo la moglie e la piccola figlia che in questo momento sono smarrite più di noi. Esprimiamo profondo cordoglio a parenti e al mondo della musica.
ABBIAMO CHIESTO AD ENZO FALCO DI PARLARCI DI GUIDO DI LEONE. CI HA RISPOSTO USANDO I VERBI AL PRESENTE.
Musicista jazz, chitarrista, didatta, e' nato a Bari nel 1964, dove attualmente vive.
Molto prolifico come compositore, bandleader e arrangiatore, dal 1990 ha inciso un centinaio di CD di cui circa la metà come leader, lavori pubblicati prevalentemente per le etichette "YVPMusic", "Philology", "Fo(u)r Records"e dal 2016 per la "Abeat Records".
Stilisticamente identificato nell'aria del Modern Mainstream, Di Leone incide la collana "Standards on Guitar" e, un particolare interesse per le sonorità e composizioni del chitarrista Jim Hall, lo vedono in "All for Hall", "Alonely flower for you " il Live "Tribute To Jim Hall" al fianco di Peter Bernstein .
L' ultima pubblicazione lo vede ancora in un live " In duo" con Dario Deidda.
Non mancano le composizioni originali incise su" Isole", " Sax Line", "Duets", "Parents"...ed una certa attenzione verso il Latin Jazz: " Abrasileirado", "Jazz'n mambo", " Tudo Bem"... ; In Duo con la cantante Francesca Leone incide "Tudo em bossanova " " Coracao Vagabundo" e " Historia do samba".
Il suo apprezzato comping e la buona conoscenza degli standards jazz, lo portano a suonare ed incidere frequentemente con noti artisti internazionali: Mark Murphy, Jerry Bergonzi, Peter Bernstein, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Jim Rotondi, Renato Chicco, Jim Snidero, Andy Watson, Michele Hendricks,Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Franco Cerri, Gianni Basso, Dado Moroni, Mal Waldron, Trio Corrente...
Nonostante l'intensa attività concertistica in Italia e all' estero, Guido Di Leone e' spesso impegnato nell'organizzazione di rassegne, Festival Jazz e nella direzione artistica del " Duke Jazz Club Bari".
Nel 1985 ha fondato la scuola di musica "Il Pentagramma di Bari".
Attualmente insegna chitarra jazz presso il Conservatorio " Duni" di Matera.
Ha scritto il testo " Metodo facile e completo di Teoria Jazz" edito da "Sinfonica Jazz -Carish" e nel 2012 la "Fo(u)r edition ha pubblicato il "Guido Di Leone Real Book ".
Abbiamo perso un magnete, una capacità attrattiva di benessere e piacere .. un coagulo di gioia e simpatia , di sensibilità e genialità con il rigore della organizzazione e della sistematicità giocate sul binario della improvvisazione e dell’estro.
Ma abbiamo anche perso una persona capace di dispensare sorrisi e comprensione, cultura ed intelligenza.
Saper vivere e saper ascoltare .. un altro incredibile pregio era quello di mettere a proprio agio chiunque e dargli importanza con la giusta umiltà.. non ricordo nessuno capace di tanto.
Forse resta un luogo comune ma il significato “ da oggi siamo un pò più poveri”, oggi assurge a verità
Ciao Guido, con il cuore pieno di affetto e rabbia per questo ultimo ed inatteso scherzo..
Enzo Falco (medico, percussionista e Amico)
domenica 19 gennaio 2025
Lettera alla Redazione di una Lettrice di Trani che ci parla di emozioni sul set.
LETTERA ALLA REDAZIONE
HO 36 ANNI E VIVO A TRANI, HO DECISO DI SCRIVERE QUESTA LETTERA PER CONDIVIDERE E TRASMETTERE EMOZIONI VISSUTE QUESTA ESTATE 2024. HO PARTECIPATO VIVAMENTE COME ATTRICE AD UNO SPETTACOLO TEATRALE DI MARCO PILONE IL 7 MAGGIO INTITOLATO “E’ STATA UNA BELLA SERATA” (MARCO PILONE E' ATTORE, REGISTA E AUTORE LEGATO ALLA ASSOCIAZIONE TEATRO MIMESIS DI TRANI). E HO PARTECIPATO AD UN MUSICAL SU SAN FRANCESCO CON DON MICHELE INTITOLATO: “FORZA VENITE GENTE” IL 24 E IL 25 MAGGIO u.s. INOLTRE POICHE’ SUONO DA ANNI IL CLARINETTO, HO PARTECIPATO AD UN SAGGIO DI MUSICA IL 4 LUGLIO CON LA MIA ASSOCIAZIONE DI MUSICA IL PRELUDIO INTERPRETANDO IL BRANO SU SAN FRANCESCO “FRATELLO SOLE SORELLA LUNA”. IN QUESTE MERAVIGLIOSE ESIBIZIONI HO PROVATO INIZIALMENTE TANTA PAURA, ANSIA MA POI CREDENDO IN ME, NELLE MIE CAPACITA’, CONOSCENZE MI SONO LASCIATA ANDARE E HO TRASMESSO AL PUBBLICO TANTA ENERGIA E PARTECIPAZIONE HO COSI PROVATO UNA GIOIA IMMENSA PERCHE’ TUTTI MI APPLAUDIVANO E ADDIRITTURA CHIEDEVANO IL BIS. IO NON CI CREDEVO, NON PENSAVO DI POTER COSI SMUOVERE GLI ANIMI DELLA GENTE, SUSCITARE TANTE BELLE EMOZIONI MI SENTO VIVA E SPERO DI POTER AVERE SEMPRE AUTOSTIMA. E’ BELLO AVERE L’APPROVAZIONE DEGLI ALTRI E SOPRATTUTTO VEDERE LE PERSONE A ME PIU’ CARE, I GENITORI E AMICI APPLAUDIRE ALL’INFINITO CON GLI OCCHI COLMI DI LACRIME. UN ESTATE INDIMENTICABILE E SPERO SIA L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA. RINGRAZIO TUTTI COLORO CHE CREDONO IN ME: I MIEI GENITORI LE FIGURE MEDICHE, GLI AMICI E QUELLA PARTE DI ME CHE MI INCITA A NON MOLLARE MAI E A METTERSI IN GIOCO SEMPRE.
La Compagnia Teatrale della parrocchia San Magno (Trani) organizza da tempo eventi aggreganti. "Forza venite gente!" parla di Francesco d'Assisi, della sua vita, attraverso uno spettacolo che prevede parti recitate, cantate e ballate. Sono ben quarant'anni che il musical ha successo. La parrocchia dedicata al martire Vescovo tranese, si avvale di un gruppo teatrale entusiasta di bambini, giovani, giovanissimi e adulti. Riproporre la vita del Poverello d'Assisi è sempre attuale e vincente in una società che appare centrata sulla cupidigia e visibilità mediatica. Con la direzione e regia di Don Michele Caporusso tutto appare spontaneo e attuale.
Continua così Alessandra a percorrere la strada che senti tua e continua a circondarti di persone attive e positive. Ad Maiora 👏
TRANI,13/1/2025
HO 36 ANNI E VIVO A TRANI, HO DECISO DI SCRIVERE QUESTA LETTERA PER RINGRAZIARE IL 2024 DA TREDICI GIORNI ORMAI PASSATO CHE MI HA DATO TANTE EMOZIONI, DI CUI HO PARTECIPATO VIVAMENTE COME ATTRICE AD UNO SPETTACOLO TEATRALE DI MARCO PILONE IL 7 MAGGIO INTITOLATO “ E’ STATA UNA BELLA SERATA” (MARCO PILONE E’ ATTORE REGISTA E AUTORE LEGATO ALLA ASSOCIAZIONE TEATRO MIMESIS DI TRANI). E HO PARTECIPATO AD UN MUSICAL SU S. FRANCESCO CON DON MICHELE INTITOLATO : “FORZA VENITE GENTE” IL 24 E IL 25 MAGGIO. INOLTRE POICHE’ SUONO DA ANNI IL CLARINETTO, HO PARTECIPATO AD UN SAGGIO DI MUSICA IL 4 LUGLIO CON LA MIA ASSOCIAZIONE DI MUSICA IL PRELUDIO DEL MAESTRO ROMOLO ANASTASIA INTERPRETANDO IL BRANO SU S. FRANCESCO “FRATELLO SOLE SORELLA LUNA”. IL 27 DICEMBRE CON L’ASSOCIAZIONE DI MUSICA IL PRELUDIO ABBIAMO SUONATO PER TUTTA LA CITTA’ DOVE CI SIAMO FERMATI IN PIAZZA LIBERTA’ DAVANTI AL PRESEPE SUONANDO TUTTI I CANTI NATALIZI CON LA PARTECIPAZIONE DI TANTA GENTE CHE CANTAVA MENTRE NOI SUONAVAMO E ANCHE LE PARTECIPAZIONE DEI BAMBINI E SI VEDEVA NEGLI OCCHI TANTA FELICITA’. E’ STATO UN MOMENTO DI GRANDE COMMOZIONE VEDENDO LA FELICITA’ DI QUESTI BAMBINI. IL 28 E IL 29 DICEMBRE CON L’ASSOCIAZIONE XIAO YAN HO PARTECIPATO AL PRESEPE VIVENTE COME COMPARSA DOVE HO FATTO LA COMMERCIANTE DI STOFFE, E’ STATO UN MOMENTO EMOZIONANTE DOVE TANTA GENTE E’ VENUTA A VEDERCI AL PRESEPE VIVENTE. SI PUO’ DIRE CHE L’ANNO 2024 E’ STATO EMOZIONANTE. SPERO CHE IL 2025 SIA UN ANNO ALTRETTANTO POSITIVO PIENO DI EMOZIONI E SPERO DI REALIZZARE TUTTI I MIEI OBIETTIVI.
ALESSANDRA ALBANESE.
Alessandra A. ci ha scritto ancora e notiamo con soddisfazione che gli eventi culturali e musicali cui partecipa Le danno soddisfazione e La aiutano a costruire uno spazio relazionale e di pubblico sempre più ampi. Continua così Ale con i tuoi amici e colleghi. A presto
mercoledì 29 settembre 2021
HAI MAI MANGIATO UNA POESIA? LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ #poesia#performance#claudiafabris#versosud#parolesottosale#lacamerieradipoesia#corato
HAI MAI MANGIATO UNA POESIA?LA CAMERIERA DI POESIA È A SERVIZIO IN CITTÀ
A Corato, dal 17 settembre al 17 ottobre, in Piazza di Vagno è possibile prenotare gratuitamente il proprio posto per assistere alla performance “La cameriera di poesia” di Claudia Fabris, organizzata nel contesto del festival “Verso Sud”. Ho provato in prima persona la performance e di seguito le mie impressioni su questa esperienza.
CORATO,
23 SETTEMBRE- Avevo
prenotato il mio posto per il turno delle 18. Arrivato in piazza, dopo qualche
minuto di attesa, compare, dal buio delle scale fino ad affacciarsi in piazza,
Claudia Fabris, che ci accoglie, ci saluta e ci porge subito i menù. La
performance funziona così: dapprima, si prendono le ordinazioni “poetiche”. Sul
pieghevole che ci è stato offerto si possono trovare antipasti, primi piatti,
piatti unici, dolci e “parole sotto sale”, il vocabolario che l’artista sta
scrivendo dal 2013. La “cameriera” ci spiega che gli antipasti sono poesie
molto brevi, i primi piatti sono poesie di media lunghezza, mentre i piatti
unici sono poesie più lunghe e se ne ordina una per tutti i partecipanti. I
dolci, invece, sono poesie accompagnate da musica, cantate o con doppia voce.
Ogni sezione del menù si divide in piatti “della casa”, cioè scritti originali
di Claudia Fabris, “classici” e “contemporanei”. «È un pasto comunitario»
avverte, quindi ciò che ciascuno ordina sarà “mangiato” anche dall’altro.
Una volta prese le ordinazioni si scende in questo locale sotterraneo tutto di pietra. Decorato e accogliente, pieno di lucine che offrono punti di luce ambrata e calda, libri, piccole candele, lettini e sedie a sdraio. Al centro vi è una grande libreria che fa il paio con quelle poste alle pareti laterali, mentre a un lato c’è un piccolo banco, con mixer e microfono, che è la postazione della “cameriera”.
Ci porge delle cuffie: ecco spiegato come avverrà la performance. Claudia Fabris ci leggerà le poesie da noi ordinate, mentre noi staremo tutto il tempo accomodati sul letto o sulla sdraio, liberi di goderci il momento come preferiamo.
L’atmosfera è molto rilassata, è evidente la cura, materiale e immateriale, dell’artista nel metterci a nostro agio, così mi siedo sul letto. Accendo la cuffia e la performance comincia. La voce calda e ammaliante di Claudia ci introduce al servizio con “pane” e “coperto”. La voce si accompagna a dei suoni naturali e registrazioni di voci di altri poeti.
Poco dopo prendo coraggio e sprofondo nel letto, ho gli occhi chiusi ma forzatamente, il corpo è rigido, mentre nelle mie orecchie le parole incalzano.
Poi, pian piano qualcosa succede: il corpo è morbido, gli occhi- che prima serravo e poi riaprivo- si chiudono spontaneamente, con grazia e dolcezza.
Le
immagini della poesia iniziano a crearsi dentro di me, le vedo. Senza che io lo
voglia, visualizzo le immagini suggerite dai vari componimenti. Tutto accade in
modo immediato e senza il coinvolgimento della mia coscienza. Lo sciabordio
dell'acqua che sento in cuffia crea l’acqua: vedo l'acqua, sono nell'acqua, e
la sento. Sento la freschezza delle onde marine sul corpo e poi vedo il blu
delle profondità nelle quali sono immerso.
Poi vedo un pesce. Poi una frattura nella terra e poi una donna. Le parole che ascolto, man mano che le poesie si avvicendano, generano immagini. Se si parla di acqua vedo acqua e così via.
Sento di sprofondare in uno stato di coscienza alterato, come se stessi scavando più in profondità, perché ora inizio a vedere soltanto colori e forme che si muovono e si intersecano tra di loro e quando si uniscono mutano ancora forma e colore.
È ormai solo pura forma e puro colore e
questi cambiano di continuo. Solo verde, giallo, rosso, blu in cerchi, quadrati
e cascate di forme geometriche. Sono come le immagini che vedi quando stai per
addormentarti: le illusioni ipnagogiche.
Mi ero quindi addormentato? Non lo so. Non so davvero dire cosa sia successo, l'unica cosa sicura è che ero in uno stato di coscienza alterato, diverso, non nella veglia. Se torno indietro con la memoria non ho neanche coscienza precisa di cosa sia successo e cosa io abbia fatto in quei momenti (quanto lunghi, non so). Ho fatto esperienza di cose che non sapevo, ho visto cose che non immaginavo. Ero io e non ero io allo stesso tempo. Claudia ha toccato forse parti più profonde e sepolte della mia psiche.
A proposito di Claudia Fabris. Mi chiedo quale sia il suo ruolo nella performance, a che archetipo ricondurla.
Questo pensiero mi si presenta di tanto in tanto mentre, steso, ascolto la sua voce meravigliosa. Sì è presentata come una cameriera di poesia, poi ho iniziato a vederla come una psicoterapeuta che innesca e partecipa a un processo col suo gruppo di terapia, sempre mantenendo però il suo ruolo. Pian piano, però, inizio a vederla come una maga: le sue parole sembrano incantarmi. Lei sta creando dei mondi con la parola, il suo abracadabra poetico forgia e nel frattempo ammalia, ci fa sprofondare in un sopore magico, profondo e innaturale. Qualcosa di ricco e strano, mi vien da dire.
Mi ridesto un poco, Claudia parla di Pino Sciola1, artista sardo che faceva “cantare” le pietre. Il suo proposito artistico era di dimostrare che la pietra era cosa viva, perché capace di cantare.
Quindi, applicava dei tagli alle pietre che, una volta sfiorate, emettevano dei suoni simili a un canto. Ascoltiamo questo canto. Sento il bisogno di allungare la mano e toccare la parete di pietra che è accanto a me. La sento bagnata, morbida. Come se fosse viva e mi stesse sorridendo divertita. Claudia ci anticipa che il prossimo suono ha provato anche lei a produrlo da quella stessa pietra e non poteva collegare il suono che sentiva a quello che vedeva, non riusciva proprio a crederci. Sembra una sinfonia, un qualcosa di corale. E qui accade che il mio sguardo è come se acquisisse una seconda vista. Stavo guardando già da molti minuti la volta di pietra sopra di me, ma sembra che solo ora la stia guardando per davvero. Così con lo sguardo e la testa comincio a muovermi continuamente da destra a sinistra e poi ancora e di nuovo, a coprire interamente l’arco. È come se vedessi la pietra illuminarsi e viva risuonare e cantare come in una sinfonia.
Ho riacquisito un po' di lucidità, cerco di seguire il testo, di visualizzarlo ma ben presto sprofondo di nuovo in questo strano stato della coscienza.
La mia intelligenza fatica, si aggrappa ma non ci sta dietro. Prima di abbandonarmi realizzo che la poesia è primariamente voce, mentre noi ci fermiamo solo al testo, nelle analisi linguistiche e nelle strutture metriche. La natura sacra della poesia, il rapimento estatico che comporta, non sono solo cose scritte sui libri o anticaglie del passato. Sento come di aver sbagliato tutto nell’interpretare la poesia, ma non ho tempo per giudicarmi: sono già nuovamente ammaliato.
È
arrivato il momento dei dolci, recitati ritmati, cantati o con doppia voce,
accompagnati dalla musica. Claudia Fabris sta eseguendo Nature Boy di
David Bowie, la mia scelta. Canta un verso in inglese e poi si ascolta la sua
traduzione in italiano e così via ancora. L'effetto è quello di una magia
ritardata o di una magia cosciente. La parte inglese incanta, quella in
italiano si offre alla coscienza.
Poi,
«come in ogni ristorante che si rispetti», caffè amaro, macchiato, brandy,
vodka, sake, liquore africano e mille erbe. La nazionalità di ogni autore e
l’effetto della sua poesia generano questa ripartizione alcolica. Un colpo
poetico dietro l'altro, poesie brevissime che mirano al centro e fanno colpo.
Sono emozionato. Risorge in me l'idea che l'uomo è una cosa piccola, che deve
prendersi cura di sé e dell'altro e che deve vedere il bello anche nelle
difficoltà.
Siamo
giunti al termine, forse l'ho capito con un po' di ritardo. Non si sente più
nulla nella mia cuffia. Claudia è andata via. Penso che sia un qualcosa di
maieutico o una ritirata della maga, quand’ecco che ritorna con una grande
borsa stretta a due mani e la porge davanti a ciascuno di noi, invitandoci a
pescare qualcosa da dentro. Sono le sue “parole sotto sale”, titolo anche del
suo libro, un “piccolo dizionario poetico” in cui ciascun componimento offre l’etimologia
poetica di una parola2.
Pesco la mia, è “Formazione”. Per una serie di motivi personali (e quasi tutti relativi alla sola giornata di oggi) sembra la parola giusta per me. Sembra, ancora una volta, un’incursione magica e profonda nei miei pensieri più celati.
Mi guardo intorno e sollevo il busto. Sono, siamo tutti intontiti. Ma paghi, soddisfatti. Io mi sento sazio, nutrito, ristorato. Dentro di me ribolle la voglia di dire “grazie”.
E
qui ho un'illuminazione. Mi sento esattamente come dopo una bella mangiata. Ed
ecco che trova soluzione e compimento un rovello, uno dei tanti fili che ha
attraversato la mia mente in quella che mi è sembrata una vita a parte più che
un'esperienza. Lei non è stata né la maga, né la cuoca, né la psicoterapeuta.
È
stata esattamente quello che ci ha detto essere sin dal principio: una
cameriera di poesia che ci ha servito e ristorato, attenta ai nostri bisogni e
premurosa di farci tornare a casa più che sazi e accuditi. Abbiamo timidamente
ripreso a parlare, a mezza voce le dico "grazie", ma non credo mi
abbia sentito.
Non
fa niente, basta così. Il conto, grazie.
________________________________________________________
sabato 6 gennaio 2018
NAPOLI VELATA. Un film di difficile lettura quello di Ozpetek, vero "Turco napoletano"
Napoli Velata è il nuovo e discusso film di Ferzan Özpetek. Non è un thriller; non è un erotico (anche se vi è una imbarazzante ed interminabile scena di sesso agli inizi), non appartiene a nessun genere, forse è da considerare solo un film drammatico.
Vi recitano - molto bene a parer nostro - Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Biagio Forestieri, Maria Pia Calzone, Luisa Ranieri, Loredana Cannata, Isabella Ferrari, Lisa Sastri. SCENEGGIATURA: Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli, Valia Santella. FOTOGRAFIA: Gian Filippo Corticelli. MONTAGGIO: Leonardo Alberto Moschetta. MUSICHE: Pasquale Catalano.
E' la colonna sonora la vera trama da seguire nel film che a qualcuno è sembrato sconclusionato e deludente. Notevole la interpretazione di Arisa in "Vasame"
Abbiamo privilegiato una lettura psicodinamica, non ritenendo altre letture possibili in un film costellato nelle trama da evidenti e volute irrazionalità.
E l'irrazionale rimanda necessariamente al concetto di inconscio: inconscio personale in senso freudiano (di Adriana); i. transpersonale: copione familiare (famiglia di Adriana), copione culturale (del gruppo di appartenenza), inconscio collettivo in senso junghiano. E' noto che il linguaggio digitale ed analogico coesistono nella mente umana: Freud parlava di processo primario, il che equivale oggi al linguaggio analogico. I sogni sono basati prevalentemente sul linguaggio analogico e Freud diceva che i sogni sono la via regia per l'inconscio. Nel film non si accede all'inconscio attraverso sogni, vi si scende come Dante e Virgilio.
A nostro parere l'opera contiene tre dediche: al Velo, ad una Città (Napoli), ad una Donna in crisi (Adriana).
Nel mentre sorge, tra gli astanti, la passione di Adriana e Andrea. Lui le rivolge come in un tango una "mirada". Si guardano con insistenza e, senza fronzoli, nasce il legame di dipendenza reciproca. Si ritroveranno a passare una notte in pieno Eros ma Thanatos è dietro l'angolo.
Il Cristo velato, di Giuseppe Sanmartino, (1753) nella Cappella Sansevero (che si vedrà nel film di Ozpetek), è una delle opere statuarie più belle e difficili da realizzare al mondo: ritrae il cadavere di Cristo ricoperto da un velo che tutto lascia trasparire, copre ma non copre (come sia stato possibile realizzare tale finezza scolpendo il marmo lascia a bocca aperta anche scultori quotati).
Napoli come Mater magna che diviene 'matrigna' con gli abissi sotterranei che sottendono il barocco. La donna anziana lo griderà a Napoli tutta questo atto di accusa, dalla terrazza, al funerale: "Tu uccidi i tuoi figli"
Qui l'individuale si diluisce nel collettivo. La Grande Madre, secondo la psicologia analitica (Karl Gustav Jung), "in quanto immagine generale tratta dall'esperienza culturale collettiva, essa rivela una pienezza archetipica ma anche una polarità tra positivo e negativo." Su queste polarità opposte si organizzano le prime esperienze di vulnerabilità e dipendenza del bambino. In breve - spiegano Andrew Samuels et Al. (1987) - "il polo positivo riunisce qualità che sono il materno: la magica autorità del femminile, la saggezza e la elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione. In breve la madre buona. Il polo negativo evoca la madre cattiva: ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile" Polarità opposte originano ambivalenza. In analisi transazionale le polarità si esprimono, a livello dell'Io, nella struttura del Genitore Fata e Genitore Strega (G1+ e G1-).
“Baciami, credimi, o non ti cerco più…”
mercoledì 27 dicembre 2017
Concerto GOSPEL: il coro Roderick Giles & Grace
![]() |
martedì 5 luglio 2016
BOLOGNA: Roberto VECCHIONI racconta e si racconta
A Bologna, presso i giardini il CUBO si tiene una importante rassegna estiva in cui sono ospitati personaggi importanti del mondo della cultura e dello spettacolo. Il 30 giugno è toccato al grande cantautore e professore, Roberto Vecchioni che, intervistato da Franz Campi, ha raccontato e si è raccontato. La serata è stata un’occasione per presentare e promuovere il suo nuovo libro “La vita che si ama”, titolo questo che è anche del suo tour 2016, e per cantare alcuni dei suoi pezzi più famosi come “Dimentica una cosa al giorno”.























