domenica 26 novembre 2017

95 ANNI FA: CARTER e CARNARVON ENTRANO NELLA TOMBA DI TUTANKHAMON



95 anni fa, oggi, gli archeologi inglesi Howard Carter e lord George Carnarvon entravano nella Storia  entrando nella più bella e ricca tomba egizia a tremila anni dalla morte di TUTANKHAMON. Il tesoro straordinario - quasi intatto - è conservato al Museo Egizio del Cairo.










sabato 18 novembre 2017

LA TERZA CITTA' di SPAGNA: VALENCIA







Valencia è la terza città della Spagna e un porto importante del Mediterraneo. 



E' con lo svolgimento della Coppa America (2007) che Valencia diviene diffusamente nota a stampa, pubblico e turisti: urbanizzata secondo dettati architettonici d'avanguardia,  l’organizzazione della città è proiettata nel futuro pur mantenendo intatto un cuore storico di rilievo.  Valencia fu scelta come città ospite della America's Cup (32ma), ed il Consorcio Valencia 2007 assunse il compito principale di rimodellamento del porto di Valencia per rendere lo scenario adatto all'evento velico. Il risultato di questa massiccia riorganizzazione è La Marina Real Juan Carlos I, un grande spazio multifunzionale che  si  si trova nel cuore di Valencia, a nord del porto commerciale e lungo la spiaggia della Malvarrosa, dove sul lungomare ci sono numerosi ritrovi. Come successe per le Olimpiadi a Barcellona, anche questo evento sportivo di vela mondiale è stato un trampolino di lancio per la economia e sviluppo locali e ha ridato nuova vita a Valencia, creando un mix di creatività ed energia, una vera e propria explosión valeriana. 

Ammirando le grandi capacità tecnologiche e artistiche degli iberici non si può pensare tristemente alle tante occasioni perdute dagli italiani  che, per corruzione, per eccessiva burocratizzazione, per invidia politica e quant'altro, rinunciano al pragmatismo, al fare perseverando nella ottusa inerzia.


Diversi i luoghi da non perdere e le cose da fare a Valencia: la articolata Cattedrale (con un presunto Santo Graal), la Città della Scienza e delle Arti (imperdibile), il Barrio del Carmen con la sua movida. Non rinunciate alla visita dei mercati coperti (quello Colon e quello centrale) ed assaporate un piatto di paella valenciana (è buona in più locali). Se vi capita prenotate le tapas di Sagardi (in San Vicente Martir 6: cocineros vascos). 

Quando la scienza diventa arte: Santiago Calatrava


Comunque e dovunque andiate (non solo a Valencia) soffermatevi sull'opera straordinaria di Santiago Calatrava, architetto, ingegnere, scultore e pittore, nato a Benimamet nei pressi di Valencia, nel 1951: un superbo artista spagnolo ma di respiro universale cui si deve massima parte di quanto visitabile a la Città della Scienza e delle Arti. Lo stile di Calatrava - ovunque nel mondo abbia lasciato tracce antropiche che destano stupore estetico - combina la concezione visuale dell'architettura all'interazione con i principi dell'ingegneria sino allo spasimo (ci si chiede come si regga una volta, una struttura lanciata nello spazio quasi contro i principi della gravità): i suoi lavori spesso sono ispirati alle forme ed alle strutture che si trovano in natura, antropomorfizzandole. Buona visita. (a.m.)

Ciutat de les Arts i les Ciències (Città delle arti e delle scienze)

Il mercato Colombo

IL Mercato Colombo

La Stazione del Nord con la bandiera valeriana, spagnola ed europea

L'Arena nei pressi della Stazione del Nord

Tifo calcistico sempre alle stelle

Il Mercato Centrale

Il teatro dell'Opera di Calatrava



Il padiglione che accoglie l'Acquario di Valencia si deve allo scomparso architetto madrileno Félix Candela 

(foto am2017)

http://treccani.it/enciclopedia/santiago-calatrava/

mercoledì 15 novembre 2017

Elogio della Follia n.31: DI MAIUS CEPIT VASINGTONIAM, DI MAIO conquistò Washington.


Il nuovo CICCIOLINO della politica italiana?


I congiuntivi, le Capitali, tanto altro e ora il latino. La serie di "tonfi" (non "trionfi") del candidato premier Luigi Di Maio  si allunga. Ma ne aumenta il successo?


"Io quando incontro le ambasciate degli altri Paesi, come incontro i miei alter ego di altri Paesi...", dice il candidato premier in tv. Non solo una frase sgrammaticata, ma anche un latinismo usato a sproposito. 


Noi non facciamo politica ma la politica invade e pervade ogni area del sapere e del non sapere. Non si  può più tacere. Altrimenti parla (anzi urla) solo l'ignoranza. Come nella campagna antiscientifica contro le vaccinazioni.


Già il giorno dopo la intervista-monologo (a proposito, dove eri Fazio?) di Luigi Di Maio a  Che tempo che fa (RAI1), anche un cittadino di cultura non indoeuropea avrebbe intuito che "alter ego" non è sinonimo di "omologo". Ma Di Maio & Co. non hanno la cattedra di Italiano, protesterebbe qualcuno. Vero: non ha proprio cattedre né di Storia né di altro ma di certo pontifica e parla "ex cathedra" con il suo serissimo e elegante completo da Men in Black (dove è finito  lo zainetto che caratterizzava la sua gens?). Di Maio, è bene ricordarlo come ci tiene a sottolineare lui stesso, è anche vice presidente della Camera, carica prestigiosissima, carica cui avrebbe potuto ambire la onorevole Cicciolina-Ilona Staller nei suoi anni di "rottura" politica. 
Il candidato premier dunque offre ai Crozza nuovo materiale su cui lavorare (e riflettere). 
Ma nasce anche il sospetto che, dopo le prime uscite, Di Maio abbia fatto una strategia di questi "errori": cioè che sfrutti a proprio vantaggio proprio quegli errori-orrori. Così suggerisce Paolo Gallori di Repubblica. Ricordate le gaffe di Berlusconi? ricordate quanto ne abbiamo innalzato la popolarità? 


I movimenti originano da veri disagi ma dalle maree populiste emerge chi vuole cavalcare le onde della protesta, erigendosi a uomo "nuovo" e "qualunque". 


Un successo quello qualunquistico che è all'origine di tanti fenomeni storici che hanno contemplato totalitarismi ma che è stato importante anche per il successo imprevisto di social come FaceBook. 
Il Di Maio ignora (non ha mai studiato) che cosa sia il qualunquismo del dopoguerra, neologismo che, dalla penna di Guglielmo Giannini e dalla carta stampata,  sconfinò in poco tempo  costruendo dallo scontento popolare le fondamenta di un vero e proprio movimento-partito. Che vi ricorda? Il termine qualunquismo, poi rimasto nel lessico politico con evidente accezione negativa, definisce tutti quegli atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni democratiche, di rabbiosa diffidenza e ostilità nei confronti della politica (spesso corrotta quanto lo sono gli uomini di ogni epoca) e del sistema dei partiti, di insensibilità agli interessi generali, che si traducono in opinioni semplicistiche, in adesioni a teorie complottiste e in un proporre il Nulla ritenuto più sicuro del Tutto preconfezionato dal sistema politico imperante. Pur promotore di cambiamenti, il qualunquismo non riforma ed è tendenzialmente animato da forze centripete e conservatrici. Così già nel 1946 Velio Spano scriveva acutamente su L'Unità : 


"L'Uomo Qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e una anticipazione del fascismo....i suoi dirigenti sono tristi speculatori delle sventure d'Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio...


Come non pensare al comico-politico per eccellenza? Come non pensare ai non-programmi urlati e non pensati? Come non pensare ai legami sempre negati a posteriori con la estrema destra? come non pensare alla pseudodemocrazia dei "webeti" dove comanda un monarca assoluto e al meglio una oligarchia di potere?


Ora il Di Maio è negli USA a diffondere la lieta novella. Con chi sta parlando? Con il Dipartimento di Stato, dice. Ma a nome di chi? in che veste? non pubblica ma privata. Eppure sta scimmiottando altri politici che lo hanno preceduto. Dalle sue parole sembra che Washington sia stata da lui conquistata: Di Maius cepit Vasingtoniam. 
Con chi parli e come parli non è dato sapere e lo vogliamo ignorare: così ci livelliamo al gradino più basso della filogenesi, alle forme di vita dei Cicciolinidi, forme di vita ancestrali prive di sistema nervoso centrale per le quali vale la locuzione latina "cerebrum non habet". (erasmo da rotterdam)













NOTE PER I "NON" 
(non c'entrano le brave persone che abitano nella trentina  valle di Non, chiariamo subito)

La locuzione latina Cerebrum non habet, tradotta letteralmente, significa non ha cervello (Fedro). È l'esclamazione della volpe che, avendo trovata una maschera teatrale, la trova molto bella ma priva di cervello. 

lunedì 6 novembre 2017

LUDOPATIA (GAMBLING): UNA DIPENDENZA IN CRESCITA VERTIGINOSA



Che la dipendenza da gioco d'azzardo, la cosiddetta ludopatia, sia un fenomeno crescente lo conferma la recente elaborazione da parte della Commissione Affari Sociali della Camera di un testo base sulle disposizioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione. Lo confermano i dati clinici di ogni professionista che lavori nel proprio studio.

Web e pubblicità mediatica vergognosamente invadente rinforzano un “vecchio vizio”, quello del gioco d’azzardo, con pericoli e rischi di grande portata per famiglie e coppie.


E’ attivo dal 2 ottobre u.s.  il telefono verde per le problematiche legate al gioco d'azzardo. Il numero verde 800558822 copre l'intero territorio nazionale, sarà attivo in via sperimentale fino al 31 marzo 2018 e garantirà sostegno dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16, alle persone in difficoltà. 
Lo rende noto l'Istituto superiore di sanità che sottolinea come l'iniziativa rientra nel piano di ricerca, formazione e informazione, ideato e finanziato a gennaio 2016 dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli e affidato nella sua realizzazione al Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità. 

numero verde 800558822 



Da tempo il fronte scientifico si sta muovendo per comprendere e arginare il fenomeno dilagante. In Toscana è in partenza uno studio innovativo finalizzato a verificare gli effetti della modulazione del controllo inibitorio nei disturbi da gambling con stimolazione magnetica. A coordinare lo studio in collaborazione con l'università americana di Harvard, il neuropsichiatra fiorentino Stefano Pallanti, professore associato all'università di Firenze, da anni impegnato nella ricerca sul tema. La ricerca è finanziata per due anni con 400 mila euro dal National Institutes of Health e questo come spiega Pallanti «evidenzia le caratteristiche di innovatività del progetto. Del resto» continua «non ci sono studi di modulazione inibitoria nel gioco d'azzardo mentre ci sono nella dipendenza da sostanze (nicotina, alcol, cocaina). Il modello è lo stesso» spiega l'esperto. 
L'indagine verte sul meccanismo di controllo inibitorio rispetto alle scelte economiche e sulla vulnerabilità di uno specifico circuito cerebrale. «Ogni dipendenza» spiega Pallanti «agisce sulla gratificazione immediata rendendo miopi rispetto alle conseguenze a lungo termine. Un altro meccanismo comune ai due tipi di dipendenza è quello di perdita del controllo: il giocatore, come un tossicomane, cerca di staccarsi dall'eccessiva pressione psicologica e dallo stress». L'idea è di verificare in che modo le tecniche di neuromodulazione come la stimolazione magnetica possano agire sui circuiti coinvolti nel controllo inibitorio. 

(tratto da Doctor33, 6 Nov 2017)


sabato 4 novembre 2017

Nave Amerigo Vespucci: "la più bella del mondo"



Ha incantato oltre 12mila visitatori a Taranto la nave scuola Amerigo Vespucci della Marina militare confermando tutto il suo fascino durante la sosta nel mar Grande. E' stata definita la "nave più bella del mondo".


Ad accogliere i visitatori è stato il capitano di vascello Roberto Recchia, pugliese di Putignano. La Nave Scuola Amerigo Vespucci, l'Unità più anziana in servizio nella Marina Militare, fu interamente costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia nel 1930-31. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo (in realtà leggermente più piccola). Il motto della nave è "Non chi comincia ma quel che persevera", assegnato nel 1978. Dal punto di vista tecnico-costruttivo l'Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell'attrezzatura velica è "armata a Nave", quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, a tutti gli effetti un quarto albero. Come ricorda la Marina Militare, "l'unità è inoltre fornita di vele di taglio: i fiocchi, a prora, fra il bompresso e il trinchetto, gli stralli, fra trinchetto e maestra e fra maestra e mezzana, e la randa, dotata di boma e picco, sulla mezzana". Il porto di assegnazione è La Spezia.




Al termine della Campagna d’istruzione che l’ha vista toccare i porti oltre Atlantico la nave è ripartita a fine settembre da Livorno per effettuare la navigazione attorno al nostro Paese che l’ha già vista accogliere a bordo circa 40.000 visitatori nel corso delle soste di Civitavecchia, Chioggia, Venezia, Trieste e Castellammare di Stabia, città campana luogo delle sue origini dove ben 86 anni fa, sotto la supervisione del Direttore e responsabile della progettazione, tenente di vascello del Genio Navale Francesco Rotundi, fu impostata, costruita e varata.(am)



giovedì 2 novembre 2017

ETRUSCHI E NECROPOLI DELLA BANDITACCIA-CERVETERI


VIAGGIO NEL TEMPO. GLI ETRUSCHI E LA NECROPOLI DELLA BANDITACCIA A CERVETERI 

Una visita al sito archeologico della Banditaccia di Cerveteri è davvero un viaggio nel tempo: si ha l’occasione di scoprire un ricco patrimonio archeologico, aiutati da proiezioni audiovisive, ricostruzioni virtuali, effetti luminosi e sonori, video in 3D, fruibili anche all’interno delle stesse sepolture principali. Un progetto realizzato da Piero Angela e Paco Lanciano consente di immergersi in una realtà rimasta sepolta per secoli.



La visita comprende anche il Museo Nazionale di Cerveteri che è fornito del sistema Touch on glass, per cui, toccando alcune delle teche entro le quali sono custoditi i reperti, vengono generate delle proiezioni audiovisive in 3D, luci ed effetti sonori.

Ricostruiamo ora una panoramica di questa grande civiltà.



GLI ETRUSCHI

Gli Etruschi rappresentano ancora oggi una delle pagine più affascinanti, misteriose e complesse del percorso evolutivo del bacino del Mediterraneo. Popolo fiero e combattente giunse ad altissimi livelli nelle arti e nella struttura sociale.
Secondo lo storico Erodoto (V sec. a.C.), gli Etruschi erano originariamente un gruppo di Lidi provenienti dall’Asia minore che si stabilirono sulle coste italiche.
Secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso (I sec. a.C.), essi erano una popolazione autoctona.
Oggi si pensa che siano una popolazione di grandi navigatori, originaria dell’Italia, che ha mantenuto molti contatti col mondo greco: da questo importarono beni e merci, usi e costumi, divinità e l’alfabeto (un’iscrizione molto simile all’etrusco è stata ritrovata a Lemno, un’isola dell’Egeo settentrionale).
L’origine di questa civiltà si colloca tra l’VIII e il VII secolo a.C., nella zona tra l’Arno ed il Tevere, cioè tra Toscana, Umbria e Lazio.
La loro organizzazione consisteva in città tra loro indipendenti, rette dai lucumoni, sostituiti poi dagli zilat, magistrati eletti annualmente.
Ad un certo punto le 12 città principali si unirono in una lega con scopi religiosi. Queste furono: Veio, Caere, Tarquinia, Vulci, Vetulonia, Roselle, Volterra, Cortona, Chiusi, Perugia, Arezzo e Fiesole. I rappresentanti di questa confederazione si riunivano una volta l’anno o in caso di pericolo sul Lago di Bolsena.
Grazie alla grande fertilità della zona da loro abitata, nacquero vari centri agricoli e si svilupparono poi intense attività commerciali e di scambio di merci e di matalli estratti dalle loro miniere di ferro, piombo, rame ed argento (numerosi ed elaborati i loro gioielli).
Nel 504 a.C. ad Ariccia il re Porsenna di Chiusi fu sconfitto da una coalizione di Latini e Cumani: si chiudeva così per gli Etruschi ogni possibilità di inserirsi nel governo della Repubblica romana, nata cinque anni prima.
Nel 396 a.C. Veio fu presa dai Romani e così cominciò la conquista delle terre etrusche da parte dei Romani.
Solo però a metà del III sec. A.C. e fino al II sec. a.C. i Romani riuscirono a conquistare l’Etruria.
Il patrimonio religioso etrusco aveva colpito i romani: molte delle divinità etrusche hanno nomi assimilabili ai nomi delle divinità greche mentre altri ne svelano l’origine autoctona. Come Zeus, a capo del pantheon delle divinità greche è sottoposto al fato, così anche Tinia, la divinità etrusca delle folgori, era sottoposta al caso. Anche tra le divinità etrusche c’è una gerarchizzazione molto rigida ed una divisione dei ruoli.
Per quel che riguarda l’aldilà, gli Etruschi erano convinti che la vita continuasse all’interno della tomba; per questo motivo la riempivano di oggetti rappresentativi dello status sociale del defunto e di cibi. In un secondo momento ritennero che il defunto dovesse fare un viaggio a piedi o su un carro o un cavallo verso un luogo che rappresentava l’oltretomba.
Gli Etruschi erano convinti di poter interpretare i segni divini attraverso l’ispezione delle viscere degli animali, l’aruspicina, che i Romani ereditarono dagli Etruschi.
Circa il ruolo delle donne nella società etrusca può essere esemplificativa la storia di Spurinna, riportata dallo storico romano Valerio Massimo. Spurinna era un giovane etrusco incredibilmente bello, tanto che tutte le donne di ogni rango sociale ed età cercavano di conquistarne i favori. Costui era assediato sia dalle donne e sia dai loro mariti gelosi. Così mise in atto quella che gli sembrò l’unica soluzione possibile: sfregiò il suo bel volto con la lama di una spada, dando un esempio formidabile di pudore e di castità. In questa storia le donne appaiono come seduttrici mentre gli uomini attenti alla loro reputazione ed alla loro castità: i Romani si meravigliarono molto di questo racconto. Al di là della veridicità storica di questo aneddoto, quello che è importante è la testimonianza che ci dà della condizione delle donne in Etruria.
Altri esempi ce li fornisce l’uso del matronimico accanto al patronimico nel sistema onomastico etrusco, nonostante non fosse sempre necessario.
Inoltre lo storico greco Teopompo ci racconta che "presso gli Etruschi le donne sono messe in comune. Si presentano sovente nude […] poiché non è considerato vergognoso mostrare il proprio corpo. Stanno a banchetto, e non vicino al marito ma accanto al primo venuto e brindano alla salute di chi vogliono. Sono forti bevitrici e belle d’aspetto". E’ una testimonianza, comunque, forse non del tutto imparziale.

LA NECROPOLI DELLA BANDITACCIA A CERVETERI

La Necropoli della Banditaccia di Cerveteri, che si snoda per più di due chilometri, è sicuramente la più imponente di tutta l’Etruria e una delle più monumentali dell’intero mondo mediterraneo. Dichiarata nel 2004 Bene Patrimonio dell’Umanità UNESCO (Suzhou - Cina, 28 giugno-7 luglio 2004) perché "rappresenta un capolavoro del genio creativo dell’uomo […], costituisce una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca […], rappresenta le tipologie di costruzione che non esistono in nessuna altra forma".
Il nome "Banditaccia" deriva dal fatto che dalla fine dell'Ottocento la zona viene "bandita", cioè affittata tramite bando, dai proprietari terrieri di Cerveteri a favore della popolazione locale.
Gli Etruschi scavarono, come gli Egizi, questi ambienti sotterranei: migliaia di tombe ricavate dal tufo. Migliaia di anni fa in questa zona c’erano molti vulcani attivi che hanno eruttato a più riprese, riempiendo di tufo l’area di Cerveteri; in certi punti lo strato aveva lo spessore di oltre 30 metri. Gli Etruschi tagliavano il tufo a mano con l’ausilio di picconi e cunei di legno. Scavarono un lungo canalone e ai suoi due lati scolpirono le strutture circolari destinate ad ospitare le sepolture. Tutto ciò che vediamo è stato scavato e scolpito nel tufo, come fossero sculture.



I “tumuli” sono costituiti da un tamburo di base coronato da una cornice e ricoperto da una calotta erbosa: erano destinati ai membri delle famiglie più importanti. In tal modo possono spiegarsi gli accumuli di beni di lusso quali vasellame in metallo prezioso, oreficerie, vasi figurati, bronzi, oggetti provenienti dalle zone del vicino Oriente e dalla Grecia, oltre ad armi, cinturoni, rasoi, fibule, gioielli. Suggestivi gli interni, che imitano le case dei vivi a più ambienti con porte e finestre sagomate, colonne e pilastri, soffitti a travicelli e a cassettoni, mobili, letti funebri, talora suppellettili.  La cornice è contrassegnata da un bordo scanalato che indica il livello originario del tufo. L’intreccio di strade e stradine è stato realizzato picconata dopo picconata. In certi tumuli sono ancora presenti alcuni scalini che forse portavano ad uno spazio nel quale venivano realizzati sacrifici alle divinità.

A un certo punto vennero realizzate anche delle tombe più semplici, dette “a dado”, simbolo dell’ascesa di nuovi ceti sociali che potevano permettersi la costruzione di nuove tombe per i loro cari.
Col tempo, in mancanza di spazio, cominciarono a realizzare tombe in profondità, scendendo sotto il livello stradale, i cosiddetti “ipogei”.

Dall’alto l’area si estende su molti ettari; si calcola che le tombe in totale siano decine di migliaia, molte ancora da scoprire.
Le tombe principali sono:
-       La tomba dei capitelli (VI sec. a.C.): dopo un breve dromos e due piccole stanzette laterali, si apre una vasta sala longitudinale con banchine e due colonne che sostengono due capitelli di tipo eolico. Il tetto è piano e riproduce fedelmente quello delle case dei vivi con struttura a travi di legno ed incannucciata. Sul fondo si trovano tre stanze destinate alle sepolture con finestrelle tra le porte e due banchine per ciascuna camera.






-       La tomba dei vasi greci (metà VI sec. a. C.): appartiene ad un tipo a cella tripartita, tra i più frequenti nella necropoli, che si stacca decisamente dagli schemi legati ai retaggi delle forme e degli elementi della capanna. La pianta assume regolare: breve corridoio coperto a blocchi con celle laterali, che immette su un grande ambiente trasversale sulla cui parete di fondi si aprono tre camere sepolcrali cui si accede mediante porte con architravi e stipiti distinti da una cornice a rilievo. I letti hanno dimensioni quasi monumentali. La tomba prende il nome dal fatto che all’interno sono stati trovati centinaia di vasi, importati per lo più dalla Grecia, anche se non mancano oggetti importati dal Vicino oriente e dall’Egitto.

La tomba della capanna (VII sec. a. C.): ricorda le abitazioni più semplici che caratterizzavano le città etrusche del tempo; col passare degli anni, l’architettura delle tombe si fa sempre più elaborata, sullo stile delle case.




-       La tomba dei rilievi (seconda metà VI sec. a.C.): la lunga scalinata dà accesso ad una grande tomba ipogea, una delle più importanti e famose d’Etruria, appartenente alla famiglia dei Matuna, come attesta il cippo attualmente posto all’interno della tomba. La camera, con soffitto a doppio spiovente sostenuto da due pilastri centrali e nicchie lungo i lati, presenta una decorazione in stucco a rilievo dipinto sulle pareti e sulle facce interne dei pilastri. Al di sopra dei loculi scorre un fregio d’armi, sulla parete di fondo e sui pilastri sono raffigurati una serie di oggetti di uso domestico che costituiscono una preziosa fonte per la conoscenza della vita quotidiana del tempo. Al centro, sotto il loculo principale, sono raffigurati personaggi del mondo infernale: Scilla e il cane a tre teste, Cerbero.

La tomba della cornice (VI sec. a.C.): appartiene al tipo a cella tripartita con finestrelle tra le porte della parete di fondo. Nella grande sala trasversale, introdotta da un breve corridoio con celle laterali, due interessanti particolarità: una cornice aggettante che corre tutto intorno alle pareti  a circa due terzi dall’altezza e, ai due lati dell’ingresso, due sedie scolpite con poggiapiedi e spalliera decorata con due elementi circolari.








Al Museo di Cerveteri e a quello di Villa Giulia a Roma sono custoditi tutti i reperti trovati all’interno della necropoli. Vasi finemente dipinti, coppe, calici, brocche per farina, vino, cibi per il viaggio che avrebbero compiuto i defunti sono protetti in vetrine blindate, tutti oggetti rimasti sepolti per secoli.











BIBLIOGRAFIA: 

Mario Torelli,  Storia degli Etruschi, Laterza, 2005
AA.VV., Cerveteri. Scavi della Banditaccia, Notizie degli Scavi, 1955, 46-113
A.M. Moretti Sgubini, Veio, Cerveteri, Vulci. Città d'Etruria a confronto, Catalogo della Mostra, Roma 2001
                                        
                          http://www.etruriameridionale.beniculturali.it/
                          http://www.treccani.it/enciclopedia/etruschi/
                          http://www.sapere.it/enciclopedia/Etruschi.html
                          https://www.youtube.com/watch?v=zhFvN1la5Qo
                          https://www.youtube.com/watch?v=6Nqtar84hik


Rosa Maria Ciritella


Il VUOTO-PIENO LASCIATO DA STAN LEE

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