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venerdì 5 giugno 2026

LETTERA DEL PRESIDENTE IN OCCASIONE DEI 30 ANNI COMPIUTI DAL SIEB.Eventi culturali ed editoriali in arrivo


 




Trani, 5 Giugno 2026.

Cari Amici, Soci, e simpatizzanti,
colgo l’occasione per salutarVi tutti e ringraziarVi per l’apporto diversificato che ognuno di Voi ha apportato all’Istituto e/o alla e-zine INCULTURA.

Il 18 ottobre 2026 cade il trentennale della fondazione del SIEB. Abbiamo preso atto con soddisfazione di tale traguardo ed abbiamo programmato una serie di iniziative coi Soci operanti nella Redazione di INCULTURA:

- edizione di FOTOLIBRO con storia per immagini del SIEB dalla fondazione;

- pubblicazione in cartaceo e formato elettronico degli ATTI del SIMPOSIO SU Intelligenza Artificiale (edizione 2) che si è svolto con successo il 16 Maggio u.s. dopo l’espletamento dell’annuale e tradizionale  Corso 101 sulla Comunicazione Berniana;

- celebrazione mediatica su INCULTURA (che il 17 Novembre 2026 celebra 23 anni di Reg. testata ma in realtà nasce nel 2000 ed ha 26 anni di attività) ed eco su pagina FB e X ecc;

progetto FOTOANTIQUA rivolto alle generazioni digitaliche: mostra di apparecchiature fotografiche d’epoca dalle analogiche alle digitaliche (luogo in definizione) e storia delle immagini fissate dalla nascita della fotografia (200 anni): è infatti del 1826 la prima foto della storia allorchè il francese Joseph Nicéphore Niépce catturò fotochimicamte la prima immagina permanente  (un'eliografia), immortalando una veduta dalla sua finestra a Le Gras; si rifletta, ci vollero circa 8 ore di esposizione alla luce

-comunicazione del nuovo Consiglio Direttivo SIEB (dopo modifiche statutarie d’obbligo cui provvederà l’attuale CD in carica). 

Seguiranno - come da lavori del Comitato di Redazione INCULTURA - iniziative culturali e formative in Trani, a partire dal mese di Novembre c.a. (titolo provvisorio dell’evento commemorativo: La Memoria del Futuro); a seguire programmazione e calendario laboratori SIEB da Febbraio 2027 con argomenti topici (analisi dei giochi berniani, analisi dei giochi e copioni aziendali, comunicazione empatica, emozioni e meditazione mindfullness, decontaminazione, criminologia, antropologia ecologica ecc).

Dunque ci aspettano molte possibilità di incontro. A presto

Il Presidente e direttore didattico dr Achille Miglionico 


lunedì 18 maggio 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: A CHE PUNTO SIAMO? Simposio sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026

 

da sin. Achille Miglionico, Alfredo Nolasco e Lucia De Mari (Direttore Resp.le di InCultura)


INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: 
A CHE PUNTO SIAMO?
Simposio SIEB sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026


A conclusione del “Corso introduttivo alla comunicazione berniana” del 16 maggio 2026, il SIEB (Seminari internazionali Eric Berne) ha dedicato ampio spazio al tema dell’Intelligenza artificiale e ai suoi più recenti sviluppi.

Se la I edizione di questo simposio satellite, inaugurata nel 2025, aveva affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con un titolo che rimandava, di sillaba in sillaba, alla metafora di un’identità alternata o confusa tra intelligenza artificiale e pronome personale - IA e IO - enunciato a chiare lettere nel titolo “I.A. tra cibernetica e bioetica: IA o IO?”; nella II edizione, ci si chiede invece, coraggiosamente – ed è proprio il caso di dirlo –, a distanza di un anno, «a che punto siamo?», come recita la locandina: “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.
Il simposio è stato introdotto dall’oboe di Giulia Marzano, docente e artista raffinata e poliedrica; moderato dal noto e apprezzato conduttore e giornalista Alfredo Nolasco; e arricchito dalla presenza di Lucia De Mari, volto noto del giornalismo e assessore uscente, da sempre impegnata sul piano culturale e politico, nonché nostro direttore responsabile del blog Incultura.

Un intermezzo magico: la Maestra Giulia Marzano, Obe

I contributi, curati coralmente dalla Redazione di Incultura, sono stati molteplici e hanno permesso di osservare il tema principale da differenti punti di vista, generando nel pubblico domande e riflessioni che mostrano quanto l’attenzione e le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale siano in decisivo aumento. Seguono le aree argomentate, titolo per titolo, accompagnate da un breve abstract esemplificativo.

Con il suo Dall'Ipse Dixit all’Oracolo di Delfi, Achille Miglionico (Presidente SIEB, Direttore didattico dell’Istituto e neuropsichiatra), interviene con un accurato report di quanto emerge, da più parti, circa i danni cognitivi e comportamentali derivati dalla serie di dipendenze digitali, sia su di un pubblico adulto, sia, e soprattutto, tra i più giovani e coloro che di fatto stanno crescendo in un contesto deprivato di circostanze, abilità, risorse, mezzi e occasioni che avrebbero potuto - e dovuto - avere a disposizione. Il suo contributo, ricchissimo di spunti e dati, diventa occasione, denuncia e richiamo alla necessità di mantenere aperto il tavolo del dialogo, sollecitando le parti adulte a intervenire costantemente e responsabilmente al fine di mitigare i bias emergenti e favorire l’imprinting di un’educazione consapevole e in alcun modo delegabile ad apparecchiature elettroniche o sistemi di machine learning.

Il tempo della cura, Kairos, di Neus Lopez Calatayud (Psicoterapeuta, e Istruttore Senior di Mindfulness), dedica sensibile attenzione al tema della percezione del tempo entro cui si svolgono le relazioni, tanto nella quotidianità quanto, soprattutto, nei luoghi e contesti di cura e nei momenti di sofferenza dell’anima che necessitano di nutrimento, tempo, pazienza ed empatia: nulla di ciò può in alcun modo delegarsi a una chat o a una intelligenza artificiale. Tutto ciò nel mentre varie fonti giornalistiche portano all’attenzioni i primi casi conclamati di dipendenza dall’intelligenza artificiale: l’uso crescente delle chat di intelligenze artificiali in sostituzione di genitori, parenti, amici o persino della consulenza terapeutica ove necessaria, richiama tutti a riflettere su come interagire e intervenire nei contesti in cui operiamo.

Ai & Copyright di Lidia Ratti (UX writer), prende avvio dal caso di Eddie Dalton, bluesman sintetico prodotto dall’intelligenza artificiale generativa; richiama il tema del deepfake vocale con il caso di Sienne Rose; menziona la band country Breaking Rust, interamente generata tramite AI; e indica, come esempio e forse monito, il recentissimo caso dell’attore scomparso Val Kilmer, riportato “in vita” dall’intelligenza artificiale e prossimo al ritorno al cinema come prodotto di elaborazione artificiale. Era inevitabile attraversare il tema del copyright, discusso crocevia normativo, in attesa di ridefinizione coerente tra diritti e responsabilità. Da un lato, il dibattito si concentra sulle possibili violazioni sia in fase di input – addestramento e training dell’intelligenza artificiale – sia in fase di output, cioè nelle risposte, produzioni e opere realizzate con intelligenze generative e, dall'altro, deve considerare lobby, interessi di mercato e normative tutt'altro che chiare e uniformi. Al momento con riguardo all’output e quindi all’opera generata – sia chiaro, generata e non creata: l’AI non crea – prevale il riconoscimento della proprietà intellettuale validato sulla base dell’effettivo apporto umano che deve imprescindibilmente restare dominante. In fase di addestramento tutto appare più caotico e complesso: nella maggior parte dei casi conosciamo in modo generico le fonti di training, non siamo in grado di definire possibili rischi di plagio e ignoriamo quanti dati provengano, ad esempio, da shadow libraries – biblioteche ombra – o da materiale protetto e utilizzato senza regolare autorizzazione. Questi sono soltanto alcuni esempi che definiscono il clima di incertezza e lasciano aperti molti interrogativi che sarà necessario chiarire e regolamentare. Non solo copyright, dunque, ma anche licenze, termini d’uso, certezza delle fonti, normative, tutele, otre alla tracciabilità del training, costituiscono alcuni dei punti oggetto di dibattito sul quale ci sarà ancora tanto da dire e fare.

L’Intelligenza artificiale come metafora nella vita quotidiana di Claudio Leone (Docente di lettere, counselor a orientamento analitico-transazionale e scrittore), sviluppa una riflessione che prende avvio tanto dall’esperienza didattica quanto dalle cronache più recenti. Il suo intervento porta in primo piano vari titoli giornalistici esemplificativi per i contenuti di denuncia di recenti casi - estremi - in cui l’attribuzione di un valore di verità e la personificazione del “dialogo artificiale” con l’AI ha indotto taluni, certamente in un qualche modo più fragili o meno consapevoli, a gesti dalle tragiche conseguenze. Nel discuterne il relatore si sofferma su fonti, suggerisce letture di approfondimento e osserva, soprattutto, come si stia manifestando una tendenza semantica a comparare, in modo apparentemente del tutto logico e coerente, quasi fosse del tutto naturale, ciò che in natura non lo è affatto; sottolinea come, più e più volte, sia generalizzato e divulgato un linguaggio che confonde e contribuisce a divulgare una sorta di personificazione della macchina artificiale.  Occorrerebbe, piuttosto, tracciare un netto distinguo tra l'uno e l'altra, tra uomo e macchina: l’uomo pensa l’universo, la macchina elabora dati e simula. In alcun modo essa dovrebbe essere identificata con la persona. Non «ella», dunque, ma «essa»; non persona ma cosa; non aiuto, ma strumento. L’AI va intesa coerentemente con le sue funzioni: non è persona, ma un simulatore di persona, qualcosa che potremmo al più concepire come simulacro, tanto più che proprio in questa simulazione rischiamo di smarrire le nostre identità più autentiche e personali. 


AI e mercato del lavoro di Michela Gentile (Project Manager), pone al centro dell’intervento l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato occupazionale. Quella che inizialmente avrebbe potuto rappresentare un’automazione finalizzata ad affrancare l’uomo dai compiti ripetitivi e manuali, sta, di fatto, prendendo piede e trovando applicazione in ogni settore, comprese le professioni altamente specializzate. Pur riconoscendo l’importanza strategica dal dato e la necessità di lasciare che differenti competenze “dialoghino tra di loro” integrandosi e specializzandosi in contesti AI, generando nuove forme di competizione e nuove richiesta di competenze, differenti studi suggerirebbero che questa rapida rivoluzione tenda maggiormente a mitigare rischi, velocizzare processi e migliorare operazioni piuttosto che ad escludere o sostituire l’uomo. L’intervento richiama quindi alla necessità di un dialogo sociale tra le parti coinvolte – governi, datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori – al fine di preparare un futuro digitale inevitabile ma che, con le dovute cautele, possa rivelarsi in qualche modo equo e sostenibile, purché supervisionato dalla mente umana ...

Claudio Leone

A un anno dal primo confronto pubblico sul tema, la domanda non sembra più essere “IA o IO?”, ma quale spazio l’uomo intenda preservare per sé nell’epoca della simulazione intelligente. Il simposio, più che offrire risposte definitive, ha mostrato quanto il confronto sull’intelligenza artificiale sia inevitabile e urgente, prima ancora che sul piano propriamente tecnologico, sul piano umano, educativo, etico e relazionale nonché sul piano ecologico (le IA sono energivore anzi energivoraci, come ha detto Miglionico).

Tina Ardito, Pietro Grippo e Emanuele Fabiano


Michela Gentile e Achille Miglionico


Parte della Redazione di InCultura:
da sin. Domenico Ardito, Lidia Ratti, Tina Ardito, Achille Miglionico, Claudio Leone, Neus Lopez.

COMUNICAZIONE BERNIANA Evento formativo SIEB – Edizione 2026

 

 

CORSO INTRODUTTIVO 
ALLA COMUNICAZIONE BERNIANA 

Evento formativo SIEB – Edizione 2026

L’Istituto SIEB (Seminari internazionali Eric Berne), con il supporto di OdV Arges - organizzazione no profit attiva sul territorio nelle cure palliative rivolte a pazienti oncologici o affetti da patologie croniche invalidanti - anche per il 2026, sabato 16 maggio, ha rinnovato il proprio impegno formativo attivando il Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana, presso la Sala della Croce Bianca di Trani.
Nel contesto dell’evento formativo, fondamentale per l’approccio agli elementi essenziali della disciplina, è stato inoltre riservato spazio alla campagna SIEB di sensibilizzazione, avviata nel 2025, a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti, immersi in un contesto digitale che mostra sempre più complicanze e anticipa disagi futuri che neuroscienziati, educatori e sociologi denunciano da tempo, evidenziando la necessità di riformulare un’alleanza educativa tra adulti a protezione dei più giovani.

Campagna SIEB di sensibilizzazione, 
a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti

Il corso, certificato come modello “101” a indirizzo analitico-transazionale, ha raccolto attorno a sé studenti e docenti, manager, professionisti socio-sanitari, operatori delle aree di consulenza di vario genere e quanti abbiano coltivato e intendano coltivare interessi nell’ambito delle strategie della comunicazione.
L’Istituto S.I.E.B. Italia-Spagna nato ufficialmente nel 1996; circa mezzo secolo dopo la prima opera publicata da Eric Berne (The Mind in Action, Simon & Schuster, New York 1947) rappresenta la dimostrazione di quanto profonde fossero le radici germogliate dal pensiero acuto ed eclettico dello psichiatra canadese, padre dell’Analisi Transazionale. Un approccio sviluppatosi dalle radici neopsicoanalitiche attraverso le migliori istanze sistemico-relazionali della Scuola di Palo Alto e dinamicamente proteso a cogliere le più concrete trasformazioni sociali in atto, così come ci è dimostrato dalla sezione post-corso dedicata alla II edizione del Simposio sull’Intelligenza artificiale “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.

Il corso, condotto dallo psichiatra, psicoterapeuta e analista transazionale, dott. Achille Miglionico, si è sviluppato tra narrazione, didattica teorica e framework progettati per favorire la comprensione applicata dei principali nuclei concettuali della disciplina. Si è parlato di Stati dell’Io, Transazioni, Giochi psicologici di tipica matrice berniana e Contaminazioni; è stato inoltre approfondito il distinguo tra linguaggio digitale e linguaggio analogico, esplorando i domini della comunicazione verbale e non verbale ed enfatizzando gli aspetti utili a favorire una comunicazione consapevole, nonché gli elementi di criticità comunemente presenti nei nostri dialoghi personali e professionali. La giornata formativa si è distinta per consensi e partecipazione attiva. Su tali presupposti, pienamente aderenti alla mission dell’Istituto negli ambiti di ricerca e studio del bisogno formativo sociale, il SIEB ha attivato un servizio di ricognizione tematica dedicato ai contesti della comunicazione e ai laboratori teorico-pratici di indirizzo analitico-transazionale. Sarà sufficiente inviare mail con oggetto Richiesta Tematica Laboratorio all’indirizzo sieb.segreteria.eventi@gmail.com e l'Istituto avrà cura di censire le aree tematiche di maggior interesse e di adoperarsi per la programmando delle nuove attività formative.

 Lidia M. Ratti

lunedì 27 aprile 2026

LA CULTURA DEL DISSENSO [Non sempre si muore]. LA MOSTRA ROMANA DEDICATA AD #ANDREAPAZIENZA



Illustrazione di “Storie 1986-1988”, 
raccolta di racconti brevi, Andrea Pazienza - Fonte Ansa -

LA CULTURA DEL DISSENSO 

[Non sempre si muore]


Da aprile a settembre, nel quartiere Flaminio di Roma, sarà possibile visitare una grande mostra dedicata ad Andrea Pazienza, ospitata negli spazi della MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esposizione, intitolata “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, prende il nome da una sua intervista del 1988 e raccoglie oltre 500 tavole, materiali d’archivio, tra cui bozzetti, lettere e poesie, e un grande murale restaurato, offrendo la possibilità di guardare al suo lavoro, edito e non, in modo ampio e immersivo.  

In modo naturale, complice la vicinanza con la Festa della Liberazione e il suo valore simbolico, questa notizia diventa per me più di un semplice evento culturale: si trasforma in un’occasione per tornare a riflettere su di una stagione del fumetto italiano in cui il disegno era anche una forma di dissenso, di critica, di linguaggio politico e generazionale. 


Andrea Pazienza, noto anche con lo pseudonimo PAZ, è stato uno degli autori più radicali e innovativi del fumetto europeo. Formatasi al DAMS di Bologna, nel pieno degli anni del movimento del ’77, ha esordito giovanissimo diventando rapidamente una figura centrale della controcultura italiana. 




Andrea Pazienza


Nella memoria di quanti hanno amato e amano il genere del fumetto, questa arte visiva, sequenziale e narrativa, in cui il racconto si svolge tra onomatopee, vignette e nuvolette, su tavole disegnate in cui prendono vita immagini e storie, Pazienza ha dato vita a personaggi – da Zanardi a Pentothal, fino a Pompeo – che non sono semplici protagonisti narrativi, ma veri e propri strumenti di lettura del disagio, del desiderio e delle contraddizioni di un’epoca.

Co-fondatore e figura chiave del collettivo di Frigidaire, rivista di fumetti, satira e inchiesta, questo straordinario artista ha contribuito a ridefinire il linguaggio del fumetto italiano, spingendolo oltre i confini tradizionali. Il suo segno, rapido e visionario, mescola energia, ironia e libertà compositiva, trasformando la tavola disegnata in uno spazio narrativo aperto e, assai spesso, spiazzante.

Scomparso prematuramente nel 1988, a soli trentadue anni, Pazienza lascia un’eredità che continua a interrogare non solo il mondo del fumetto, ma più in generale il modo in cui raccontiamo la realtà, il dissenso e le sue forme. Anche per questo, una mostra come quella del MAXXI non è soltanto un omaggio: è un invito a rileggere un’intera stagione culturale in cui il disegno, come tratto a mano e forma di pensiero, lontano dalle attuali contaminazioni dell’Intelligenza artificiale generativa, era, prima di tutto, espressione diretta e personale dell’autore. Sono dunque molteplici gli elementi per i quali, nonostante la breve carriera e una vita emotiva intensa, segnata da eccessi, Pazienza ha lasciato un’impronta profonda nella cultura visiva italiana ed è ancora oggi un punto di riferimento per molti artisti ed estimatori.




Frigidaire, la rivista

(https://www.frigolandia.eu)



“Paz e Pert”

quando il fumetto racconta il 25 aprile


Dicevamo che proprio di questi giorni cade la ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione, in cui l’Italia celebra la fine dell’occupazione nazifascista e la riconquista della libertà. Nel corso degli anni, questa memoria è stata raccontata in molti linguaggi: tra i più incisivi, c’è quello del fumetto, capace di descrivere vicende e momenti politici, semplificando, tra racconto, satira ed ironia, fatti e idee, generalizzando, ridicoleggiando, smontando i meccanismi del potere e riuscendo, assai più spesso di qualunque discorso, a fissarsi saldamente nella nostra memoria. 


Andrea Pazienza, artista geniale e ribelle, è stato certamente capace di intrecciare impegno civile, ironia e visione e se con Zanardi (Zanna), nichilista e crudele, incarna il disincanto degli anni ’80, con Pentothal simboleggia il movimento del ’77, sospeso tra sogno e conflitto, con Pompeo, fragile e autobiografico, racconta la vita di eccessi e la discesa nella spirale dell’eroina, con “Pertini il Partigiano”, apre un nuovo filone in cui Sandro Pertini si fa simbolo della Resistenza e presidente amato dagli italiani.



Pazienza trasforma Sandro Pertini in “Pert” e ne fa il protagonista di vignette surreali (Cfr. Pertini, Primo Carnera Editore, 1983) in cui Pertini si presenta come comandante duro e umano insieme mentre Paz è il suo goffo e sbadato “luogosergente” e, insieme, raccontano tra omaggio e parodia, in modo alternativo e originale la Liberazione: anche quando il modulo narrativo di Pazienza si fa leggero, ma non banale, il messaggio resta forte. Il lavoro artistico di Andrea Pazienza ci ricorda che la memoria non è solo celebrazione, ma anche interpretazione, dubbio, persino ironia. E che la libertà, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata in diversi modi e linguaggi - anche quelli più irriverenti.


Arte e dissenso


Il “dissenso” e la “ribellione” rivisitati attraverso la narrativa fumettistica rivelano fattori storici, comuni e non, caratteri distintivi tra le generazioni e i loro ideali, si prestano ad una lettura stratificata permettendoci di cogliere quanto il dissenso sia importante nel condurre una generazione dal suo stato infantile alla sua piena maturità. A ciò potremmo aggiungere la fondamentale considerazione, di matrice analitico-transazionale, che ci offre il quadro dinamico di come gli stati dell’Io si alternino tra norme, regole, giudizi, razionalità, impulso e ribellione. 

Il fumetto di Pazienza diventa così anche una sorta di laboratorio emotivo: - mostra cosa accade quando il Bambino Ribelle domina; - denuncia l’assenza di mediazione (Adulto); - cerca, attraverso figure come Pertini, un possibile equilibrio.

Da un lato incontriamo spesso forme di dissenso senza direzione: sono ribellioni che nascono e muoiono in un giorno o poco più, non hanno alcuna reale autonomia, non nascono né da un bisogno autentico, né da obiettivi consapevoli, abitano corpi adulti ma non sono altro che l’esempio reiterato nel tempo del bambino adattato negativamente all’ambiente circostante: egli (il bambino ribelle) reagisce, crea un legame di dipendenza  “in opposizione” al volere altrui, e chiama impropriamente ogni sua reazione ribellione .. mentre, di fatto, ogni ribellione, priva di direzione, maturità e consapevolezza adulta, finisce per rivelare fragilità personali e rischia la deriva individuale e generazionale.


Infine, penso che la rappresentazione di una ribellione artistica così potente e creativa, come in Andrea Pazienza, in rottura con gli schemi culturali e artistici precedenti e densa di contenuti, abbia dato voce a una generazione inquieta, dai cui ideali possiamo ancora apprendere molto, sia come autenticità emotiva che come libertà espressiva: la sua non è solo reazione, ma una scelta evoluta e adulta di stili e contenuti comunicativi.

Oggi il dissenso tende a manifestarsi in forme più diffuse e immediate, spesso mediate dal digitale e dalla comunicazione rapida: meno radicale nella rottura, ma più accessibile e condiviso. Proprio per questo, il confronto con Pazienza evidenzia la differenza tra una ribellione vissuta fino in fondo e un dissenso diffuso che tende a disperdersi nella molteplicità dei linguaggi contemporanei.


Non tutte le guerre si fanno con le armi:

in un tempo di fonti incerte

di verità instabili 

e di realtà sempre più digitali, 

l’arte resta una forma potente di ribellione.



Lidia M. Ratti


martedì 3 marzo 2026

 

 

 



INCONTRI CULTURALI E ATTIVITA’

 

 FORMATIVE 

 

SIEB2026

 

aggiornato al 

21/04/26


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Il calendario che segue, come il programma in dettaglio,  potrebbe subire modifiche per questioni organizzative. Seguire i siti web oppure inserirsi nella mailing list :

 sieb.segreteria.eventi@gmail.com




Trani dal Faro


Sabato 16 MAGGIO 2026.  Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana ( 101)  
 
corso SIEB.
 
SEDE: SALA CROCE BIANCA,Via Edoardo Fusco 57, a TRANI (area del Municipio di Trani).


👉ore 9.30-13.30 ; ore 15.00-16.30
 
A pagamento, previa pre-iscrizione (consigliato vivamente). Possibile entro limiti di capienza la iscrizione in loco degli interessati.  Tale corso di introduzione alla analisi transazionale è valido a fini formativi  IAT/EATA. 

PRE-ISCRIZIONE: Aderire comunicando proprie generalità, professione, recapito telefonico, CF nella domanda inoltrata a


ALLEGARE COPIA DI BONIFICO BANCARIO (somma dovuta) intestato a: 
"dr. A. Miglionico presidente SIEB" con causale "erogazione liberale per evento culturale SIEB".
 
IBAN: IT40Z0760104000000012208708

Costo: 80 euro per professionisti d'aiuto, manager, laureati ; 40 euro per studenti e docenti di ogni ordine e grado.  Gratuito per Operatori sanitari ARGES e  METROPOLIS Groupsocietà che comprovino la appartenenza. 

Verrà rilasciato al termine attestato specifico valido a fini curricolari e formativi. 
Massima puntualità: gli orari sono da rispettare in quanto stiamo rendendo possibile - solo per residenti in Italia e UE - la partecipazione on line. Non è possibile accedere a corso iniziato. Posti max 40.


👉 alle ore 17.00 SIMPOSIO SATELLITE 2 (con ARGES) ingresso liberoI.A. tra Cibernetica e bioetica: a che punto siamo?

I temi trattati nella tavola rotonda si sono evoluti rispetto alla precedente edizione del Simposio. E' passato un anno e l'IA cresce verso forme di Agentic AI che fanno sembrare obsolete le precedenti IA generative di cui ci siamo occupati. La IA è sempre più testata nelle operazioni belliche che angosciano il mondo e sfugge ad ogni tentativo di regolamentazione in ambito militare e civile. Avete notato? Essa viene fortemente mass-mediata trasformandola da risorsa tecnologica utilissima a bisogno essenziale di cui non si può fare a meno in ogni ambito umano personale, lavorativo e didattico. Il rischio è che si vada oltre la doverosa supervisione umana della IA verso forme autoreferenziali e autodecisionali (Agentic AI). Si continua a tranquillizzare il pubblico affermando che è solo uno strumento e come strumento è l'uomo a doversi responsabilizzare nell'uso di uno strumento così potente. Ma l'uomo non sembra oggi più saggio di ieri, anzi. Gli interessi tecnoplutocratici incombono su politica e geopolitica, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini mercificati, restringendo i margini di libertà già insidiati dal flusso di algoritmi.  Alcuni dei temi affrontati:
 
IA e psichiatria: Allucinazioni e confabulazioni? Depersonalizzazione degli utenti e nuovi nerd insipienti. 

Accesso ai minori al Web e smartphone. Abuso scolastico delle IA, creatività e curiosità coartate nella infanzia e adolescenza. 
 
Ruolo sovranazionale delle Big Tech nella geopolitica. Il problema della energivoracità  delle IA e danni all'ecosistema. La pressione aziendale alla IA. 

Dal non-luogo al non-uomo. Umanesimo e tempo della cura nel tempo della IA.
          
Chairman: il giornalista Alfredo Nolasco. Intervengono esperti pluridisciplinari del SIEB.
Ci sarà quale introduzione al Simposio un breve momento musicale con la musicista Giulia Marzano (oboe) che ringraziamo per la partecipazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli eventi sono  un tributo al compianto dr. Paolo Miglionico, cofondatore SIEB Italia-Spagna

 

 

 

 

 

Bruce Springsteen in His Own Words. Come liberarsi di vissuti abbandonici e imparare a chiedere aiuto

 


 
Bruce Sprigsteen: in his own words è avvincente docufilm del 2017 tratto dalla autobiografia Born to run (come la canzone). Non è l'unico film a lui dedicato ma è quello in cui emergono temi esistenziali più intimi, problemi psichici su cui soffermarsi. 
Vi sono le origini oscure,  i vissuti abbandonici che ne avvilupparono l'anima di cantore (più che cantante), la sofferta ispirazione poetica e la scelta di creare una famiglia nuova con la sua band. Infatti Springsteen fu lasciato dai suoi genitori che si chiusero la porta dietro, come in una fiaba nordica. Il padre ambivalente lavorava come autista di bus ma era affetto da un  grave quadro psicotico che ne avrebbe condizionato tutta la esistenza: il figlio, dopo la pacificazione, lo definisce sul letto di morte come “il suo nemico ed eroe”. In un raro momento di lucidità mentale è stato il padre a presentarsi dopo anni bussando alla porta, pronto a chiedergli scusa: tu sei stato un bravo figlio, io non sono stato un bravo padre, gli confessa. La madre italoamericana Adele Zerilli rimane una figura sbiadita e appare in qualche foto stampata in B/N: morirà con la demenza di Alzheimer. 
Per anni continuò a tornare nella città dell'infanzia vagando in auto intorno alla casa che aveva abitato. Finalmente Bruce decise di chiedere aiuto e andò da uno psichiatra-psicoterapeuta. Gli chiese subito perchè, anche da star famosa, tornasse sempre lì senza mai fermarsi, quasi in trance autorflessiva. Il perchè gli fu rimbalzato: "Dimmelo tu perchè lo fai", rispose il professionista e lui si lamentò: pago la seduta per saperlo.
Forse, disse l'analista, vi è qualcosa di incompiuto che hai lasciato lì: vai e ri-vai per qualcosa che hai da chiudere nella tua mente. 
Era vero. Effettivamente Bruce lotta da tempo contro la depressione: finché è sul palco e "vive" concerti, la "adrenalina" fluisce e lo tiene su, iperattivo; quando si chiude un concerto o un tour ecco che le ombre del passato lo riportano maledettamente giù, in down. Come in una montagna russa, su e giù. Nato per correre, non per stare fermo, quando il silenzio dà voce alla psiche e i ricordi divengono assordanti. Ha molti lutti da elaborare e lo fa esprimendosi attraverso la musica e le parole struggenti delle canzoni. Non è ancora sublimazione però che acquieta. La sua famiglia vera dai diciotto anni è la sua band, la E Street Band che talora Bruce guida con estrema direttività, lo ammette egli stesso, ma il legame della band dura in maniera subcontinua tutta la vita artistica ed oltre. L'amicizia con il sassofonista nero Clarence Clemons la si palpa sul palco dagli sguardi affettuosi e dai duetti. 
 
Quando il sassofonista muore prematuramente il dolore lo pervade di nuovo. Grazie alla forza della natura che è Little Stevens Van Zandt, detto anche Miami Steve in quanto freddoloso, Bruce sa di poter contare sull'amico anche quando si allontana dalla band per i suoi progetti politici contro la apartheid del Sudafrica ma anche Little Steven può sempre contare su Bruce e lo infila sistematicamente nelle sue lotte filantropiche condotte a ritmo di rock.
Poi finalamente lo spigoloso Bruce incontra l'amore di colei che diverrà la sua seconda moglie e raggiunge il successo affettivo con la nascita del primo figlio che gli cambia la vita. Patty Scialpa è chitarrista della band e da lei avrà tre figli. 
 
Ora il suo copione di vita passa dall'oscurità alla luce ove fa bene anche la penombra. E può anche narrarsi, come qualunque Odisseo nella terra dei Feaci quando si svela al re Alcinoo. (achille m)
 





 



 

giovedì 18 dicembre 2025

Roma: “Inchino alla Luna”, risonanze emotive nell'arte dei "Cento Pittori Via Margutta"

 

Dal 1975 un punto di riferimento per l'arte a Roma e in tutta Italia.


Tante opere pittoriche esposte a Piazza Testaccio a Roma nei giorni dell'Immacolata di questo 2025, anno così storicamente turbato e conturbante.Inevitabile passeggiare in mezzo all'Arte e colloquiare con gli affabili artisti come tra vecchi amici. Il clima è finalmente non convulso e le persone hanno voglia di parlare e incontrare sempre più "in un un mondo che vede la relazione più come scontro che come incontro" (per dirla ricalcando il pensiero condivisibile di Achille Miglionico). 


La famosa strada romana di Via Margutta è sempre stata meta preferita degli artisti fin dal Rinascimento, per la sua caratteristica di essere lontana dalla città, priva dalle contaminazioni della modernità, piena di verde e luogo da cui trarre ispirazione. Pertanto artisti di tutto Europa cominciarono ad acquistare qui case e ad allestire le proprie botteghe.La tradizionale mostra di Via Margutta è nata nel lontano autunno del 1953, nel pieno della “Dolce Vita” celebrata da FEDERICO FELLINI, per iniziativa spontanea di alcuni pittori che nell’immediato dopoguerra si riunirono e decisero di ridare vita e colore alla strada che da sempre era stata
 rifugio naturale di pittori, scultori, poeti, musicisti ed artigiani. II circolo di artisti diede vita alla prima edizione della rassegna “Fiera d’arte in Via Margutta”, una delle poche esposizioni su strada destinata a diventare, col tempo, un appuntamento fisso.Oggi le mostre sono anche itineranti, in luoghi romani e no.


"Inchino alla Luna”, risonanze di consapevolezza empatica


Note di Neus Lopez Calatayud 

Vicino alla festa della Immacolata del 8 dicembre incontriamo, a piazza Testaccio a Roma, i pittori di Via Margutta che espongono i propri quadri.

Il sole riscalda l’aria e si sta bene in questa domenica romana mentre passeggiamo e troviamo, fra tanti validi artisti, un pittore, Francesco Ponzetti,  che attira la nostra attenzione  mostrando opere costruite con colori vivi e simbologia fantastica, dove personaggi e paesaggi seguono una traccia onirica e un po' archetipica. Utilizza uno stile materico composto da sabbie colorate Cher danno un effetto 3D.

Rimango colpita da un quadro, “Inchino alla luna” dove, l’autore (il Francesco Ponzetti) comunica la propria soggettività attraverso una pittura immaginativa e altamente simbolica, capace di superare la realtà apparente. Per entrare in risonanza con questo simbolismo pittorico è necessario penetrare nella visione dell’artista e realizzare uno sforzo empatico e quindi lo avviciniamo e intervistiamo.

Freud scrisse che i poeti e gli artisti avevano già espresso, in modo meraviglioso, quello che la psicoanalisi stava scoprendo, cioè la parte oscura e rimossa, non razionale, negata dal pensiero ufficiale del primo decennio del XX secolo, e messa in luce dalla nascente teoria dell’Inconscio. Il simbolo, seguendo l’etimologia greca, significa “mettere assieme”, “con-porre”, realizza un’unità superiore attraverso l’unione delle opposte polarità presenti nella psiche di ogni individuo: razionalità e pulsionalità, maschile e femminile, pensiero e eros, conscio e inconscio, ecc.
Jung scrisse che “L’uomo senza relazioni non possiede totalità, perché la totalità è sempre raggiungibile solo attraverso l’anima, la quale dal canto suo non può esistere senza la sua controparte, che si trova sempre nel Tu . La totalità consiste nella combinazione di Io e Tu, che appaiono come parti di un’unità trascendente, la mia essenza non può essere afferrata che simbolicamente.”
L’approccio berniano fondato sulla transazione con l'Altro e l'approccio della mindfulness creano una pausa tra lo stimolo (opera pittorica) e la reazione, permettendo di esplorare le proprie sensazioni e pensieri legati ai simboli, anziché reagire automaticamente. La pratica stessa della mindfulness aiuta a “lasciar spazio“ ai simboli per parlare, accettando che possano evocare significati diversi e complessi, anche quelli che sfuggono a una prima interpretazione.
La connessione con l’Artista si realizza attraverso l’empatia, che permette al fruitore di sintonizzarsi con la intenzione dell'artefice, provando a comprendere la  visione del mondo e le emozioni che ha voluto trasmettere attraverso i simboli. C’è una risonanza emotiva attraverso l’empatia che porta a condividere i sentimenti espressi nei simboli (gioia, dolore, nostalgia, paura, fiducia, meraviglia…) e questo crea un legame profondo con il messaggio. La mindfulness si concentra sul “come” si osserva (aperti e presenti), l’empatia è il “con chi” si interagisce (l’artista e il simbolo). Insieme, trasformano la visione passiva in una partecipazione e interpretazione attiva.
Attraverso la consapevolezza e la risonanza, i simboli si caricano di significato personale, rivelando stati nascosti e connessioni esistenziali, arricchendo l’esperienza artistica e favorendo un benessere psicologico che nasce dalla vicinanza senza giudizio.
La bellezza non è una qualità oggettiva dell’opera, ma una risposta emotiva e interpretativa dello spettatore, rendendo ogni visione un’esperienza unica.

“La bellezza dell’opera artistica sta negli occhi di chi la guarda” D. Hume




L’artista Francesco Ponzetti ci ha fornito una interpretazione personale sulla sua opera “Inchino alla luna”.



- Balza evidente a chi come noi svolge un lavoro psicoterapeutico, che le Tue opere sono a forte impronta psichica, che nell'onirico rappresentato oscilla tra inconscio personale (freudiano per intendersi) e inconscio transpersonale (che Jung chiamava collettivo"). Ci descrivi che cosa è per te questo quadro?


- L'opera cattura l'istante culminante della scoperta di una verità, un momento reso possibile dall'aver effettuato un percorso che ha raggiunto la cima di una torre sinuosa. Tale percorso nell'opera viene effettuato da un personaggio con il cappello a punta che per me rappresenta il nostro Daimon, la nostra coscienza. Dopo aver scalato la struttura, questo emerge dalla fitta nebbia che avvolge le fondamenta, ottenendo una visione inaspettata: la Luna si staglia enorme nel cielo rosso fuoco. Questa rivelazione non è solo visiva, essa fornisce una nuova prospettiva, permettendo di vedere spuntare i tetti di una città che prima, immersa nella nebbia, era completamente inimmaginabile. A questa fondamentale scoperta, e alla nuova realtà che essa dischiude, il Daimon riserva una profonda riverenza, un inchino così intenso da far piegare l'intera torre.

La riflessione ci porta al percorso della individuazione junghiana e al concetto di Adulto integrato di Berne. Il tutto sublimato dall'arte.  


A sinistra il pittore Francesco Ponzetti

Altra opera onirica di Ponzetti




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Piazza Testaccio