venerdì 5 giugno 2026
LETTERA DEL PRESIDENTE IN OCCASIONE DEI 30 ANNI COMPIUTI DAL SIEB.Eventi culturali ed editoriali in arrivo
lunedì 18 maggio 2026
INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA: A CHE PUNTO SIAMO? Simposio sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026
![]() |
| da sin. Achille Miglionico, Alfredo Nolasco e Lucia De Mari (Direttore Resp.le di InCultura) |
INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA:
A CHE PUNTO SIAMO?
Simposio SIEB sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026
A conclusione del “Corso introduttivo alla comunicazione berniana” del 16 maggio 2026, il SIEB (Seminari internazionali Eric Berne) ha dedicato ampio spazio al tema dell’Intelligenza artificiale e ai suoi più recenti sviluppi.
Il simposio è stato introdotto dall’oboe di Giulia Marzano, docente e artista raffinata e poliedrica; moderato dal noto e apprezzato conduttore e giornalista Alfredo Nolasco; e arricchito dalla presenza di Lucia De Mari, volto noto del giornalismo e assessore uscente, da sempre impegnata sul piano culturale e politico, nonché nostro direttore responsabile del blog Incultura.
![]() |
| Un intermezzo magico: la Maestra Giulia Marzano, Obe |
L’Intelligenza artificiale come metafora nella vita quotidiana di Claudio Leone (Docente di lettere, counselor a orientamento analitico-transazionale e scrittore), sviluppa una riflessione che prende avvio tanto dall’esperienza didattica quanto dalle cronache più recenti. Il suo intervento porta in primo piano vari titoli giornalistici esemplificativi per i contenuti di denuncia di recenti casi - estremi - in cui l’attribuzione di un valore di verità e la personificazione del “dialogo artificiale” con l’AI ha indotto taluni, certamente in un qualche modo più fragili o meno consapevoli, a gesti dalle tragiche conseguenze. Nel discuterne il relatore si sofferma su fonti, suggerisce letture di approfondimento e osserva, soprattutto, come si stia manifestando una tendenza semantica a comparare, in modo apparentemente del tutto logico e coerente, quasi fosse del tutto naturale, ciò che in natura non lo è affatto; sottolinea come, più e più volte, sia generalizzato e divulgato un linguaggio che confonde e contribuisce a divulgare una sorta di personificazione della macchina artificiale. Occorrerebbe, piuttosto, tracciare un netto distinguo tra l'uno e l'altra, tra uomo e macchina: l’uomo pensa l’universo, la macchina elabora dati e simula. In alcun modo essa dovrebbe essere identificata con la persona. Non «ella», dunque, ma «essa»; non persona ma cosa; non aiuto, ma strumento. L’AI va intesa coerentemente con le sue funzioni: non è persona, ma un simulatore di persona, qualcosa che potremmo al più concepire come simulacro, tanto più che proprio in questa simulazione rischiamo di smarrire le nostre identità più autentiche e personali.

![]() |
| Claudio Leone |
A un anno dal primo confronto pubblico sul tema, la domanda non sembra più essere “IA o IO?”, ma quale spazio l’uomo intenda preservare per sé nell’epoca della simulazione intelligente. Il simposio, più che offrire risposte definitive, ha mostrato quanto il confronto sull’intelligenza artificiale sia inevitabile e urgente, prima ancora che sul piano propriamente tecnologico, sul piano umano, educativo, etico e relazionale nonché sul piano ecologico (le IA sono energivore anzi energivoraci, come ha detto Miglionico).
Tina Ardito, Pietro Grippo e Emanuele Fabiano
![]() |
| Michela Gentile e Achille Miglionico |
![]() |
| Parte della Redazione di InCultura: da sin. Domenico Ardito, Lidia Ratti, Tina Ardito, Achille Miglionico, Claudio Leone, Neus Lopez. |
COMUNICAZIONE BERNIANA Evento formativo SIEB – Edizione 2026
CORSO INTRODUTTIVO
ALLA COMUNICAZIONE BERNIANA
L’Istituto SIEB (Seminari internazionali Eric Berne), con il supporto di OdV Arges - organizzazione no profit attiva sul territorio nelle cure palliative rivolte a pazienti oncologici o affetti da patologie croniche invalidanti - anche per il 2026, sabato 16 maggio, ha rinnovato il proprio impegno formativo attivando il Corso Introduttivo alla Comunicazione Berniana, presso la Sala della Croce Bianca di Trani.
Nel contesto dell’evento formativo, fondamentale per l’approccio agli elementi essenziali della disciplina, è stato inoltre riservato spazio alla campagna SIEB di sensibilizzazione, avviata nel 2025, a tutela dell’igiene mentale di bambini e adolescenti, immersi in un contesto digitale che mostra sempre più complicanze e anticipa disagi futuri che neuroscienziati, educatori e sociologi denunciano da tempo, evidenziando la necessità di riformulare un’alleanza educativa tra adulti a protezione dei più giovani.
Lidia M. Ratti
lunedì 27 aprile 2026
LA CULTURA DEL DISSENSO [Non sempre si muore]. LA MOSTRA ROMANA DEDICATA AD #ANDREAPAZIENZA
![]() |
|
LA CULTURA DEL DISSENSO
[Non sempre si muore]
Da aprile a settembre, nel quartiere Flaminio di Roma, sarà possibile visitare una grande mostra dedicata ad Andrea Pazienza, ospitata negli spazi della MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esposizione, intitolata “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, prende il nome da una sua intervista del 1988 e raccoglie oltre 500 tavole, materiali d’archivio, tra cui bozzetti, lettere e poesie, e un grande murale restaurato, offrendo la possibilità di guardare al suo lavoro, edito e non, in modo ampio e immersivo.
In modo naturale, complice la vicinanza con la Festa della Liberazione e il suo valore simbolico, questa notizia diventa per me più di un semplice evento culturale: si trasforma in un’occasione per tornare a riflettere su di una stagione del fumetto italiano in cui il disegno era anche una forma di dissenso, di critica, di linguaggio politico e generazionale.
Andrea Pazienza, noto anche con lo pseudonimo PAZ, è stato uno degli autori più radicali e innovativi del fumetto europeo. Formatasi al DAMS di Bologna, nel pieno degli anni del movimento del ’77, ha esordito giovanissimo diventando rapidamente una figura centrale della controcultura italiana.
Andrea Pazienza
Nella memoria di quanti hanno amato e amano il genere del fumetto, questa arte visiva, sequenziale e narrativa, in cui il racconto si svolge tra onomatopee, vignette e nuvolette, su tavole disegnate in cui prendono vita immagini e storie, Pazienza ha dato vita a personaggi – da Zanardi a Pentothal, fino a Pompeo – che non sono semplici protagonisti narrativi, ma veri e propri strumenti di lettura del disagio, del desiderio e delle contraddizioni di un’epoca.
Co-fondatore e figura chiave del collettivo di Frigidaire, rivista di fumetti, satira e inchiesta, questo straordinario artista ha contribuito a ridefinire il linguaggio del fumetto italiano, spingendolo oltre i confini tradizionali. Il suo segno, rapido e visionario, mescola energia, ironia e libertà compositiva, trasformando la tavola disegnata in uno spazio narrativo aperto e, assai spesso, spiazzante.
Scomparso prematuramente nel 1988, a soli trentadue anni, Pazienza lascia un’eredità che continua a interrogare non solo il mondo del fumetto, ma più in generale il modo in cui raccontiamo la realtà, il dissenso e le sue forme. Anche per questo, una mostra come quella del MAXXI non è soltanto un omaggio: è un invito a rileggere un’intera stagione culturale in cui il disegno, come tratto a mano e forma di pensiero, lontano dalle attuali contaminazioni dell’Intelligenza artificiale generativa, era, prima di tutto, espressione diretta e personale dell’autore. Sono dunque molteplici gli elementi per i quali, nonostante la breve carriera e una vita emotiva intensa, segnata da eccessi, Pazienza ha lasciato un’impronta profonda nella cultura visiva italiana ed è ancora oggi un punto di riferimento per molti artisti ed estimatori.
Frigidaire, la rivista
(https://www.frigolandia.eu)
“Paz e Pert”
quando il fumetto racconta il 25 aprile
Dicevamo che proprio di questi giorni cade la ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione, in cui l’Italia celebra la fine dell’occupazione nazifascista e la riconquista della libertà. Nel corso degli anni, questa memoria è stata raccontata in molti linguaggi: tra i più incisivi, c’è quello del fumetto, capace di descrivere vicende e momenti politici, semplificando, tra racconto, satira ed ironia, fatti e idee, generalizzando, ridicoleggiando, smontando i meccanismi del potere e riuscendo, assai più spesso di qualunque discorso, a fissarsi saldamente nella nostra memoria.
Andrea Pazienza, artista geniale e ribelle, è stato certamente capace di intrecciare impegno civile, ironia e visione e se con Zanardi (Zanna), nichilista e crudele, incarna il disincanto degli anni ’80, con Pentothal simboleggia il movimento del ’77, sospeso tra sogno e conflitto, con Pompeo, fragile e autobiografico, racconta la vita di eccessi e la discesa nella spirale dell’eroina, con “Pertini il Partigiano”, apre un nuovo filone in cui Sandro Pertini si fa simbolo della Resistenza e presidente amato dagli italiani.
Pazienza trasforma Sandro Pertini in “Pert” e ne fa il protagonista di vignette surreali (Cfr. Pertini, Primo Carnera Editore, 1983) in cui Pertini si presenta come comandante duro e umano insieme mentre Paz è il suo goffo e sbadato “luogosergente” e, insieme, raccontano tra omaggio e parodia, in modo alternativo e originale la Liberazione: anche quando il modulo narrativo di Pazienza si fa leggero, ma non banale, il messaggio resta forte. Il lavoro artistico di Andrea Pazienza ci ricorda che la memoria non è solo celebrazione, ma anche interpretazione, dubbio, persino ironia. E che la libertà, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata in diversi modi e linguaggi - anche quelli più irriverenti.
Arte e dissenso
Il “dissenso” e la “ribellione” rivisitati attraverso la narrativa fumettistica rivelano fattori storici, comuni e non, caratteri distintivi tra le generazioni e i loro ideali, si prestano ad una lettura stratificata permettendoci di cogliere quanto il dissenso sia importante nel condurre una generazione dal suo stato infantile alla sua piena maturità. A ciò potremmo aggiungere la fondamentale considerazione, di matrice analitico-transazionale, che ci offre il quadro dinamico di come gli stati dell’Io si alternino tra norme, regole, giudizi, razionalità, impulso e ribellione.
Il fumetto di Pazienza diventa così anche una sorta di laboratorio emotivo: - mostra cosa accade quando il Bambino Ribelle domina; - denuncia l’assenza di mediazione (Adulto); - cerca, attraverso figure come Pertini, un possibile equilibrio.
Da un lato incontriamo spesso forme di dissenso senza direzione: sono ribellioni che nascono e muoiono in un giorno o poco più, non hanno alcuna reale autonomia, non nascono né da un bisogno autentico, né da obiettivi consapevoli, abitano corpi adulti ma non sono altro che l’esempio reiterato nel tempo del bambino adattato negativamente all’ambiente circostante: egli (il bambino ribelle) reagisce, crea un legame di dipendenza “in opposizione” al volere altrui, e chiama impropriamente ogni sua reazione ribellione .. mentre, di fatto, ogni ribellione, priva di direzione, maturità e consapevolezza adulta, finisce per rivelare fragilità personali e rischia la deriva individuale e generazionale.
Infine, penso che la rappresentazione di una ribellione artistica così potente e creativa, come in Andrea Pazienza, in rottura con gli schemi culturali e artistici precedenti e densa di contenuti, abbia dato voce a una generazione inquieta, dai cui ideali possiamo ancora apprendere molto, sia come autenticità emotiva che come libertà espressiva: la sua non è solo reazione, ma una scelta evoluta e adulta di stili e contenuti comunicativi.
Oggi il dissenso tende a manifestarsi in forme più diffuse e immediate, spesso mediate dal digitale e dalla comunicazione rapida: meno radicale nella rottura, ma più accessibile e condiviso. Proprio per questo, il confronto con Pazienza evidenzia la differenza tra una ribellione vissuta fino in fondo e un dissenso diffuso che tende a disperdersi nella molteplicità dei linguaggi contemporanei.
Non tutte le guerre si fanno con le armi:
in un tempo di fonti incerte,
di verità instabili
e di realtà sempre più digitali,
l’arte resta una forma potente di ribellione.
Lidia M. Ratti
martedì 3 marzo 2026
INCONTRI CULTURALI E ATTIVITA’
FORMATIVE
SIEB2026
aggiornato al
21/04/26
______________________________________________________________
Il calendario che segue, come il programma in dettaglio, potrebbe subire modifiche per questioni organizzative. Seguire i siti web oppure inserirsi nella mailing list :
sieb.segreteria.eventi@gmail.com
![]() |
| Gli eventi sono un tributo al compianto dr. Paolo Miglionico, cofondatore SIEB Italia-Spagna |
Bruce Springsteen in His Own Words. Come liberarsi di vissuti abbandonici e imparare a chiedere aiuto
giovedì 18 dicembre 2025
Roma: “Inchino alla Luna”, risonanze emotive nell'arte dei "Cento Pittori Via Margutta"

Dal 1975 un punto di riferimento per l'arte a Roma e in tutta Italia.
Tante opere pittoriche esposte a Piazza Testaccio a Roma nei giorni dell'Immacolata di questo 2025, anno così storicamente turbato e conturbante.Inevitabile passeggiare in mezzo all'Arte e colloquiare con gli affabili artisti come tra vecchi amici. Il clima è finalmente non convulso e le persone hanno voglia di parlare e incontrare sempre più "in un un mondo che vede la relazione più come scontro che come incontro" (per dirla ricalcando il pensiero condivisibile di Achille Miglionico).
La famosa strada romana di Via Margutta è sempre stata meta preferita degli artisti fin dal Rinascimento, per la sua caratteristica di essere lontana dalla città, priva dalle contaminazioni della modernità, piena di verde e luogo da cui trarre ispirazione. Pertanto artisti di tutto Europa cominciarono ad acquistare qui case e ad allestire le proprie botteghe.La tradizionale mostra di Via Margutta è nata nel lontano autunno del 1953, nel pieno della “Dolce Vita” celebrata da FEDERICO FELLINI, per iniziativa spontanea di alcuni pittori che nell’immediato dopoguerra si riunirono e decisero di ridare vita e colore alla strada che da sempre era stata rifugio naturale di pittori, scultori, poeti, musicisti ed artigiani. II circolo di artisti diede vita alla prima edizione della rassegna “Fiera d’arte in Via Margutta”, una delle poche esposizioni su strada destinata a diventare, col tempo, un appuntamento fisso.Oggi le mostre sono anche itineranti, in luoghi romani e no.
"Inchino alla Luna”, risonanze di consapevolezza empatica
Vicino alla festa della Immacolata del 8 dicembre incontriamo, a piazza Testaccio a Roma, i pittori di Via Margutta che espongono i propri quadri.
Rimango colpita da un quadro, “Inchino alla luna” dove, l’autore (il Francesco Ponzetti) comunica la propria soggettività attraverso una pittura immaginativa e altamente simbolica, capace di superare la realtà apparente. Per entrare in risonanza con questo simbolismo pittorico è necessario penetrare nella visione dell’artista e realizzare uno sforzo empatico e quindi lo avviciniamo e intervistiamo.
Freud scrisse che i poeti e gli artisti avevano già espresso, in modo meraviglioso, quello che la psicoanalisi stava scoprendo, cioè la parte oscura e rimossa, non razionale, negata dal pensiero ufficiale del primo decennio del XX secolo, e messa in luce dalla nascente teoria dell’Inconscio. Il simbolo, seguendo l’etimologia greca, significa “mettere assieme”, “con-porre”, realizza un’unità superiore attraverso l’unione delle opposte polarità presenti nella psiche di ogni individuo: razionalità e pulsionalità, maschile e femminile, pensiero e eros, conscio e inconscio, ecc.
Jung scrisse che “L’uomo senza relazioni non possiede totalità, perché la totalità è sempre raggiungibile solo attraverso l’anima, la quale dal canto suo non può esistere senza la sua controparte, che si trova sempre nel Tu . La totalità consiste nella combinazione di Io e Tu, che appaiono come parti di un’unità trascendente, la mia essenza non può essere afferrata che simbolicamente.”
L’approccio berniano fondato sulla transazione con l'Altro e l'approccio della mindfulness creano una pausa tra lo stimolo (opera pittorica) e la reazione, permettendo di esplorare le proprie sensazioni e pensieri legati ai simboli, anziché reagire automaticamente. La pratica stessa della mindfulness aiuta a “lasciar spazio“ ai simboli per parlare, accettando che possano evocare significati diversi e complessi, anche quelli che sfuggono a una prima interpretazione.
La connessione con l’Artista si realizza attraverso l’empatia, che permette al fruitore di sintonizzarsi con la intenzione dell'artefice, provando a comprendere la visione del mondo e le emozioni che ha voluto trasmettere attraverso i simboli. C’è una risonanza emotiva attraverso l’empatia che porta a condividere i sentimenti espressi nei simboli (gioia, dolore, nostalgia, paura, fiducia, meraviglia…) e questo crea un legame profondo con il messaggio. La mindfulness si concentra sul “come” si osserva (aperti e presenti), l’empatia è il “con chi” si interagisce (l’artista e il simbolo). Insieme, trasformano la visione passiva in una partecipazione e interpretazione attiva.
Attraverso la consapevolezza e la risonanza, i simboli si caricano di significato personale, rivelando stati nascosti e connessioni esistenziali, arricchendo l’esperienza artistica e favorendo un benessere psicologico che nasce dalla vicinanza senza giudizio.
La bellezza non è una qualità oggettiva dell’opera, ma una risposta emotiva e interpretativa dello spettatore, rendendo ogni visione un’esperienza unica.
“La bellezza dell’opera artistica sta negli occhi di chi la guarda” D. Hume
L’artista Francesco Ponzetti ci ha fornito una interpretazione personale sulla sua opera “Inchino alla luna”.
- Balza evidente a chi come noi svolge un lavoro psicoterapeutico, che le Tue opere sono a forte impronta psichica, che nell'onirico rappresentato oscilla tra inconscio personale (freudiano per intendersi) e inconscio transpersonale (che Jung chiamava collettivo"). Ci descrivi che cosa è per te questo quadro?
- L'opera cattura l'istante culminante della scoperta di una verità, un momento reso possibile dall'aver effettuato un percorso che ha raggiunto la cima di una torre sinuosa. Tale percorso nell'opera viene effettuato da un personaggio con il cappello a punta che per me rappresenta il nostro Daimon, la nostra coscienza. Dopo aver scalato la struttura, questo emerge dalla fitta nebbia che avvolge le fondamenta, ottenendo una visione inaspettata: la Luna si staglia enorme nel cielo rosso fuoco. Questa rivelazione non è solo visiva, essa fornisce una nuova prospettiva, permettendo di vedere spuntare i tetti di una città che prima, immersa nella nebbia, era completamente inimmaginabile. A questa fondamentale scoperta, e alla nuova realtà che essa dischiude, il Daimon riserva una profonda riverenza, un inchino così intenso da far piegare l'intera torre.
La riflessione ci porta al percorso della individuazione junghiana e al concetto di Adulto integrato di Berne. Il tutto sublimato dall'arte.
![]() |
| A sinistra il pittore Francesco Ponzetti |
![]() |
| Altra opera onirica di Ponzetti |
![]() |
| Opere di Paola Pierini |
![]() |
| Sarà così amorevole con noi umani la IA? |
![]() |
| Piazza Testaccio |


































