venerdì 25 settembre 2026

Discorso di Pedro Sanchez alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite. #ONU

 

Ecco il discorso di Pedro Sanchez alla assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo il monologo raccapricciante di Netanyahu, i silenzi assordanti di aggressori come Putin e gli imbarazzanti voltafaccia di Trump, finalmente un discorso di "buonsenso" che ci fa comprendere che non siamo soli e abbrutiti dai media.


"Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare. La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell'umanità. Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi. 
Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto. 
Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo.
Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d'azione, per poi descriverci come enti inutili di cui si può fare a meno. Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati. 
Il primo è l'egoismo: l'assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro. Il secondo è l'ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare. E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie. In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti. Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia. Le ho viste inquinare l'atmosfera e anche l'oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo. Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell'umanità. Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili. Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale. Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento. Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate. Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo. 
E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.  Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi. 
Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città spagnola di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità. Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città spagnola come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo. Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa. 
E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza. 
Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l'umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. 
E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni. Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi.
Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?
Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro? E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Che noi no. Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto. È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l'impegno che voglio lasciare su questa tribuna. Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie".

venerdì 11 settembre 2026

11 SETTEMBRE 2001: 25 ANNI DOPO. MEMORIA, COMMEMORAZIONI, NUOVE SFIDE DELLA STORIA. CI E' CONCESSO SOLO PESSIMISMO STORICO?

 

E' dai primi passi digitali di INCULTURA che noi ci siamo interessati, in quanto coinvolti più come cittadini del mondo che come professionisti d'aiuto, ad eventi geopolitici di straordinaria rilevanza nello scenario della globalizzazione e della infosfera. Nella tragicità degli eventi bellici correnti, nella ascesa di imperialismi sovranistici e narcisismi personali, nella coincidenza di tanti "criminali di guerra" tuttora contemporaneamente al potere, nello strapotere stesso delle Big Tech che sovrasta nazioni e confederazioni, nello sconquasso ecologico non è facile mantenere lucidamente il focus mentale né è facile spiegare a figli e nipoti che cosa stia accadendo (o che cosa NON stia accadendo?) a livello mondiale e locale. Stiamo maltrattando anche la Speranza, ultima dea in un mondo che adora monoteisticamente solo profitto e potere. 

Carichi di dubbi ma anche di amore per la vita, diveniamo sempre più resistenti e resilienti e non smetteremo mai di parlare liberamente.

achille miglionico



L’ 11 SETTEMBRE 2001. Riflessioni preliminari.

PENSARE CISTERCENSE: 11 SETTEMBRE USA&E

#11Settembre VENTI ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

giovedì 10 settembre 2026

CI VORREBBE UN SIMPOSIO AL GIORNO SULLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SUI RISCHI CONNESSI. LA IA CORRE E NOI ARRANCHIAMO PER STARLE DIETRO. UN NUOVO ALLARME

 

Tutta la stampa e i media ne parlano. Riprendiamo da il Corriere.it quanto scritto da Roberto Cosentino: 

"Dopo le dimissioni,  Jacob Coxon, l'ex dipendente della società che ha sviluppato Claude ha deciso di raccontare pubblicamente che «Le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». La conferma da altri due suoi ex colleghi

L'allarme del ricercatore di Anthropic: «L'AI potrebbe sterminare gli esseri umani»
Jacob Coxon ha 26 annisi è dimesso da Anthropic di cui abbiamo parlato tempo fa

https://www.corriere.it/tecnologia/26_settembre_09/l-allarme-del-ricercatore-di-anthropic-l-ai-potrebbe-sterminare-gli-esseri-umani-8f16ad30-6f3d-4969-9a6a-9d30bbacfxlk.shtml?refresh_ce 


L'ennesimo allarme arriva da Anthropic, la società che ha sviluppato il chatbot Claude: «Sì, l’AI potrebbe sterminare l’umanità». Ciclicamente gli esperti di intelligenza artificiale avvertono di quella catastrofica eventualità secondo cui l’AI potrebbe diventare un grosso pericolo per la nostra stessa esistenza. Decenni di antologia cinematografica non sono bastate: tutto ad un tratto, Skynet potrebbe non essere più relegata alla fortunata serie cinematografica Terminator.

Il nuovo allarme viene scritto e pubblicato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei. Dopo aver rassegnato le dimissioni, hanno deciso di esternare le loro preoccupazioni sul social X. Uno di questi, Jacob Coxon, ha affermato che «le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata di marketing. Anzi, molti dirigenti e ricercatori di alto livello cercheranno di usare un linguaggio più pacato con la stampa, ma sento le stesse persone esprimere privatamente questa paura. Nessun'altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello».

Confermano i rischi anche Samuel Marks, supervisore di Anthropic, e Evan Hubinger, responsabile scientifico per l'ALLINEAMENTO della IA. 


Per ALLINEAMENTO si intende il processo per guidare i sistemi di IA affinché i loro comportamenti, obiettivi e output siano conformi ai valori, alle intenzioni e alle esigenze degli essere umani. 

"Non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell'allineamento" hanno tristemente ammesso gli esperti. 


L'appello alla valutazione dei rischi è stato rivolto alle Nazioni anche dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Volker Turk: intervenire prima che l'IA vada fuori controllo e che diventi "un rischio esistenziale per l'Umanità." 


NON BASTA?

(redazionale)


Imminente la pubblicazione degli ATTI SIEB del 2° SIMPOSIO SATELLITE sulla INTELLIGENZA ARTIFICIALE