martedì 3 marzo 2026

Bruce Springsteen in His On Words. Come liberarsi di vissuti abbandonici e imparare a chiedere aiuto

 


 
Bruce Sprigsteen: in his own words è avvincente docufilm del 2017 tratto dalla autobiografia Born to run (come la canzone). Non è l'unico film a lui dedicato ma è quello in cui emergono temi esistenziali più intimi, problemi psichici su cui soffermarsi. 
Vi sono le origini oscure,  i vissuti abbandonici che ne avvilupparono l'anima di cantore (più che cantante), la sofferta ispirazione poetica e la scelta di creare una famiglia nuova con la sua band. Infatti Springsteen fu lasciato dai suoi genitori che si chiusero la porta dietro, come in una fiaba nordica. Il padre ambivalente lavorava come autista di bus ma era affetto da un  grave quadro psicotico che ne avrebbe condizionato tutta la esistenza: il figlio, dopo la pacificazione, lo definisce sul letto di morte come “il suo nemico ed eroe”. In un raro momento di lucidità mentale è stato il padre a presentarsi dopo annib dietro la sua porta, pronto a chiedergli scusa: tu sei stato un bravo figlio, io non sono stato un bravo padre, gli confessa. La madre italoamericana Adele Zerilli rimane una figura sbiadita e appare in qualche foto stampata in B/N: morirà con la demenza di Alzheimer. 
Per anni continuò a tornare nella città dell'infanzia vagando in auto intorno alla casa che aveva abitato. Finalmente Bruce decise di chiedere aiuto e andò da uno psichiatra-psicoterapeuta. Gli chiese subito perchè, anche da star famosa, tornasse sempre lì senza mai fermarsi, quasi in trance autorflessiva. Il perchè gli fu rimbalzato: "Dimmelo tu perchè lo fai", rispose il professionista e lui si lamentò di pagare la seduta per saperlo.
Forse, disse l'analista, vi è qualcosa di incompiuto che hai lasciato lì: vai e rivai per qualcosa che hai da chiudere nella tua mente. 
Era vero. Effettivamente Bruce lotta da tempo contro la depressione: finché è sul palco e "vive" concerti, la "adrenalina" fluisce e lo tiene su, iperattivo; quando si chiude un concerto o un tour ecco che le ombre del passato lo riportano maledettamente in down. Come in una montagna russa, su e giù. Nato per correre, non per stare fermo, quando il silenzio dà voce alla psiche e i ricordi divengono assordanti. Ha molti lutti da elaborare e lo fa esprimendosi attraverso la musica e le parole struggenti delle canzoni. Non è ancora sublimazione però che acquieta. La sua famiglia vera dai diciotto anni è la sua band, la E Street Band che talora Bruce guida con estrema direttività, lo ammette egli stesso ma il legame della band dura in maniera subcontinua tutta la vita artistica ed oltre. L'amicizia con il sassofonista nero Clarence Clemons la si palpa sul palco dagli sguardi affettuosi e dai duetti. 
 
Quando il sassofonista muore prematuramente il dolore lo pervade di nuovo. Grazie alla forza della natura che è Little Stevens Van Zandt, detto anche Miami Steve in quanto freddoloso, Bruce sa di poter contare sull'amico anche quando si allontana dalla band per i suoi progetti politici contro la apartheid del Sudafrica ma anche Little Steven può sempre contare su Bruce e lo infila sistematicamente nelle sue lotte filantropiche condotte a ritmo di rock.
Poi finalamente lo spigoloso Bruce incontra l'amore di colei che diverrà la sua seconda moglie e raggiunge il successo affettivo con la nascita del primo figlio che gli cambia la vita. Patty Scialpa è chitarrista della band e da lei avrà tre figli. 
 
Ora il suo copione di vita passa dall'oscurità alla luce ove fa bene anche la penombra. E può anche narrarsi, come qualunque Odisseo nella terra dei Feaci quando si svela al re Alcinoo. (achille m)
 





 



 

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