giovedì 5 agosto 2021

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".

Morto lo scrittore Antonio Pennacchi. In ricordo del "fasciocomunista".


Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni



Antonio Pennacchi



Lo scrittore Antonio Pennacchi è venuto a mancare il 3 agosto, stroncato improvvisamente da un malore, all'età di 71 anni

La sua parabola intellettuale-esistenziale lo vede dapprima operaio presso l'Alcatel cavi della sua Latina e militante nelle fila del MSI (il movimento sociale italiano, partito in qualche modo erede repubblicano del fascismo). Rompe coi missini per divergenze e, dopo un periodo di riflessione, si avvicina alla sinistra marxista-leninista, che lo porterà a una sequela di cambi e divergenze all'interno del mondo partitico e sindacale della sinistra, che sottolineano il soprannome affibbiatogli dalla madre, “catabrighe”, chi la lite se la cerca.

A metà anni Ottanta, mentre l’azienda per cui lavorava è costretta alla cassa integrazione, si laurea in Lettere per poi diventare scrittore con la sua opera d'esordio, Mammut, ambientata nell'ambiente delle fabbriche. Nel 2003 pubblica un romanzo autobiografico dal titolo Il fasciocomunista, che ripercorre la sua giovinezza dall'ingresso nel MSI fino alla rottura fino all’approdo nel mondo comunista, grazie anche a suo fratello, socialista convinto, prima interlocutore critico e poi alleato. Dal romanzo è stato poi tratto il film Mio fratello è figlio unico, per la regia di Daniele Luchetti, con le brillanti partecipazioni di Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti ed Elio Germano, quest'ultimo nei panni di “Accio” Benassi, alter ego letterario-cinematografico dell'autore. 


Elio Germano in un frame del film Mio fratello è figlio unico (2007), regia di Daniele Luchetti.



La sua attività di scrittura lo porta nuovamente alla ribalta con Canale Mussolini. Il romanzo, pubblicato nel 2010, ripercorre le vicende della famiglia Peruzzi trapiantata nell'Agro Pontino, zona paludosa nei pressi di Latina, bonificata dal regime fascista: medesima sorte toccata alla famiglia dell'autore.

L'opera vince il premio Strega, si qualifica finalista al premio Campiello ed è seguita da Canale Mussolini. Parte seconda, ultima fatica dell'autore, che narra le vicende della famiglia dal secondo dopoguerra in poi. 

È stato spesso ospite in televisione, particolarmente nei vari talk politici di la7, nei quali non ha mancato di dare sfogo alla sua vena civile e fumantina, per poi abbandonare volontariamente la televisione e vivere il suo privato e la sua attività di scrittura. Un ripiegamento doloroso, tra sofferenza del corpo e sofferenza civica,  confortato da una dimensione familiare, come dimostra nelle sue ultime interviste, in cui confessa il dolore della scrittura e le preoccupazioni, forse minime o forse solo tipiche del tramonto, per la morte e per il funerale (raccontò di essersi iscritto a un'associazione che dietro una risibile quota associativa annuale garantiva la copertura delle spese funerarie).

Si spegne un autore che si ricollega a una tradizione politico-civile molto radicata nel Novecento italiano, che raccontava di storia, di fabbrica, di provincia, di famiglia e che metteva al centro della sua opera il dovere e il lavoro. 

Per la triste occasione il comune di Latina ha proclamato lutto cittadino il 5 agosto, data del funerale dell’autore.



Claudio Leone


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