venerdì 24 novembre 2023

VIOLENZA, VIOLENZA & #VIOLENZA Conversazione con uno psichiatra #Disgusto morale. dinanzi a #Guernica, dinanzi alla follia della #guerra e della #violenza

 


Guernica di Picasso 




Per questa conversazione abbiamo scelto  in Redazione il quadro di Guernica perché evoca lo sgomento dinanzi alla violenza interumana, qualunque tipo di violenza. 

Il quadro con il cubismo che lo domina ben rappresenta quella che in psicodinamica chiamiamo pars destruens dell'Uomo. Nel dipinto tutto è a pezzi, smembrato e delocalizzato,  come succede nelle deflagrazioni. Qui guerra è sinonimo di violenza:  individuale, di coppia o di gruppo, organizzata o disorganizzata, non ha importanza. Il contrario di pace.
 
Non si può tacere sulla ondata di violenza interumana senza precedenti che imperversa sui media. Che cosa ne pensa un esperto di mente umana? 

Ho dubbi sulla esasperazione mediatica del concetto di esperto. Che cosa ne penso? Pensare è parola grossa. Si cerca di riflettere senza farsi contagiare dalla rabbia sociale e dai partitismi. Prevale il vissuto di un uomo e di un cittadino europeo che crede nelle istituzioni sociali e di tutela anche quando esse sono in palese crisi. C'è un grande bla-bla nei dibattiti sui media. Avete notato? anche lì riproduciamo scontri anche quando siamo tendenzialmente d'accordo. I talk show  televisivi - siamo il Paese con il più alto numero di questi programmi - si sono trasformati nel tempo in palchi ideologizzati, talora violenti più per ricerca di audience che di verità condivise.   Ideologie parziali e contaminate imperversano sui cd social - che io chiamo (dis)social - e rimbalzano in tv,  sulla stessa stampa che rischia di essere più partitica dei partiti politici stessi (che stanno cedendo il posto ai movimenti populistici). Una volta esistevano testate giornalistiche di partito e lì trovavi quello che cercavi, verità parziali. Oggi abbondano giornali dai titoli accattivanti che si atteggiano a difensori di "libertà", "verità" ecc ma in realtà vi si leggono contenuti e titoli lapidari colmi di odio e intolleranza, incolti, talora consapevolmente disonesti come taluni direttori (ir)responsabili... Poi ci sono a complicare il campo già smisurato della comunicazione fonti robotiche o umane tese a destabilizzare e creare violenza  

C'è ancora spazio per il buon senso e per veri giornalisti indipendenti? per commentatori intellettualmente onesti?

Affermativo. Su alcuni canali televisivi e piattaforme. Però fuori delle invadenti lottizzazioni politiche che stanno contaminando l'informazione e fomentando incertezza populistica in Italia e nel mondo. Il populismo esercita una forte attrazione sia su chi aspira a incrementare potere sui cittadini  sia su chi sarà comandato dal capo-popolo.  Mundus vult decipi - si potrebbe dire in latino - Ergo decipiatur, cioè il mondo, il popolo (populus non vogliamo dire vulgus)  vuole essere gabbato, preso in giro e lo sia. 

E' notizia dell'ANSA di questi giornii: in Argentina ha stravinto le presidenziali un soggetto detto "motosega" che è piaciuto a Trump, il che è tutto dire, e probabilmente piace al deposto Bolsonaro, all'ipercinetico Salvini, ed altri sovranisti, suprematisti ecc ecc., insomma a chiunque mini alle fondamenta l'edificio democratico e liberale e l'edificio europeo. Ora Javier Milei, di cui attendiamo le prodezze mentre brandeggia un Black&Decker in parlamento, è un soggetto submaniacale, clownwesco, pericolosamente instabile, ultraliberista, "anarcocapitalista" di cui certo l'Argentina (e il mondo) non aveva bisogno nella fase di crisi politico-economica che sta vivendo. Ha vinto Caligola? Perde Marco Aurelio? Ma è il problema morale a farmi riflettere: come è possibile che un nobile Paese come l'Argentina (che amo e rispetto) decida di farsi governare da un autentico bluff a quaranta anni dalla dittatura militare che procurò tra il 1976 e il 1983 oltre quarantamila "scomparsi" (desaparacidos) tra dissidenti e oppositori della Giunta Militare? Soffriamo di Alzheimer e non ricordiamo? oppure non conosciamo la nostra stessa storia? Ho visto negli anni Duemila con i miei occhi a Buenos Aires cortei ogni giovedì, una sorta di flash mob  delle madri e dei figli in ricordo degli scomparsi. Un numero imprecisato di vittime fu fatto precipitare dagli aerei militari sul pack delle Ande o in mare. Senza paracadute. Un orrore. Eppure anche in Olanda, la civilissima Olanda, vince le elezioni un estremista di destra anti-islamico ed euroscettico, Geert Wilders. Sono perplesso, anzi costernato.

In Europa e nel mondo abbiamo consensi sovranisti,  in Italia abbiamo un governo definito dalla stessa stampa tedesca "fascistoide". Insomma  tra guerre in atto, crisi economiche mondiali, riscaldamento globale e minaccia reale alla biosfera e questi rigurgiti nazionalisti paranoidi che estrudono l'Altro e il diverso-da-noi è arduo  prevedere il futuro. 

Invece dobbiamo essere saldi e reagire nel presente. Non tacendo mai. Come stiamo facendo nel nostro piccolo. Certamente colpiscono al cuore  alcuni titoli delle rassegne-stampa ove troviamo frasi di assurda intolleranza che potrebbero ben figurare in Mein Kampf. 

Come INCULTURA e SIEB abbiamo imparato e lo ripetiamo da tanto come un mantra: la relazione tra individui è in crisi e viene vissuta come potenziale scontro e non come possibilità di incontro. Bisogna reintrodurre la mediazione.

Già. Quando ci si rivolge all'Altro è quasi sempre un monologo, come nei messaggi vocali di Wup. Certe volte sorrido a vederli usare questi messaggi vocali: ci vogliono ore per mettersi d'accordo anche per una pizza quando sarebbe tutto più sbrigativo ed efficace parlarne in conversazione. Figuriamoci la difficoltà di allestire tavoli diplomatici.

E' vero i monologhi prevalgono sui dialoghi. 

Ho incrociato una scolaresca di nipotini gioiosi e variopinti che andavano a manifestare in piazza cittadina per la Pace o contro la Violenza. La differenza tra una guerra tra individui e tra nazioni è solo quantitativa. Loro, i piccoli che ci osservano e ascoltano anche quando crediamo che siano distratti dal gioco, sanno poco del mondo ma sanno soffrire più di noi adulti quando sono lacerati nella memoria. Vedendoli sul marciapiedi formare una improbabile e movimentata fila - mani nella mano e non litigiosi - mi si è riaperta la strada alla speranza. Sono il sorriso della Natura i cuccioli.

Come spiegare ai piccoli eventi brutali che anche i grandi non comprendono o non vorrebbero comprendere?
 
Con sincera genuinità. Ieri nel mentre la mia nipotina di cinque anni mi faceva vedere un suo bel disegno perché lo approvassi nel gioco infinito di affetto tra nonno e nipote, ho commesso un grave errore pedagogico: nel mentre intravvedevo in tv le violenze in atto su DONNE (altra piaga della umanità) mi è sfuggito attraverso i denti il commento di  ”spaventoso”. Era ovviamente riferito alle nefandezze compiute da un giovane uomo su una giovane donna ma ho sbottato in preda a disgusto morale - non ho altro per descrivere il coacervo di tristezza e rabbia che provo come tanti dinanzi a tante morti assurde e inutili. La nipotina dinanzi al mio commento è scappata via piangendo pensando che il commento fosse rivolto al suo disegno: accidenti, in un attimo per errore la stavo perdendo malgrado cinque anni di amore. 

Come è facile distruggere e quanto è difficile costruire. 

L’ho raggiunta, abbracciata in silenzio e poi le ho spiegato l’equivoco. Forse mi ha capito. Che fatica emotiva per entrambi. Come spiegare ai piccoli le brutture di questo mondo degli ultimi tre anni è impresa per cui non invidio maestri ed educatori nel lavoro quotidiano. E' più facile insegnare loro come difendersi da un terremoto che da un attentato terroristico, un atto criminoso. 

Le guerre sono un tuffo nel passato e pregiudicano presente e futuro. Tutti i contendenti perdono anche quando si vince. 

Eppure se guardo alla mia vita biologica, pur essendo nato nel dopo-guerra di uno degli eventi più disastrosi della storia umana, ho vissuto troppi eventi bellici, da cui non è mai sortita alcuna stabilità geopolitica duratura. Le guerre sono una enorme idiozia (stultitia in latino), sono solo  dei tritacarne di esseri viventi (anche di animali cui si pensa poco) anche quando sono “fredde” oppure "calde" ma apparentemente circoscritte. 

Come mai?

Il primus movens della violenza umana - quando non è motivata da istinto di sopravvivenza propria e altrui - è la sete di potere sull'Altro, quella perfida abilità  che esercita un felino con la sua preda oppure un omicida seriale mantenendo in vita una vittima per averne il possesso assoluto. Questo possesso assoluto sull'Altro è anche alla base della catena infinita di femminicidi che non ci fa più dormire sonni tranquilli. Il Potere, la Lotta per il Potere che è la denominazione di un gioco transazionale: Struggle for Power è gioco descritto da Claude Steiner inizialmente nelle organizzazioni profit ma che interferisce anche nella gestione di una riunione di condominio. Il Potere è una vera droga.

Il discusso politico Andreotti diceva che il Potere logora chi non ce l'ha. Abbiamo sempre qualche mente imperialista e/o criminale che trae vantaggio e potere da condotte aggressive.  

Naturalmente si può differenziare tra guerra offensiva e guerra difensiva, tra legittima difesa e offesa. Vi è sempre qualcuno da cui difendersi sia ai confini nazionali che al di qua dei confini, nelle città stesse, in metropolitana, nella vita di ogni giorno, perché il male si traveste, è proteiforme. 
 
Questo mondo sta girando male. 

In questa fase storica sembra prevalere la pars destruens nella attualità, abbiamo smarrito vecchi e comunque obsoleti equilibri geopolitici senza riuscire a trovarne di nuovi e stabili. Prima di morire a Londra Sigmund Freud, esule a causa delle leggi razziali nella sua Austria annessa arbitrariamente dal Terzo Reich, aveva intuito che accanto alla pulsione di vita (Eros, libido) alitava la pulsione di morte (Thanathos, mortido): di lì a pochissimo scoppiava la Seconda Guerra Mondiale che macellò oltre sessanta milioni di uomini. Per eventi scaturiti dall'Uomo stolto. Al resto ci pensa già la Natura. Si consideri che la Pandemia COVID-19 ha mietuto circa sette milioni di morti nel mondo sino ad oggi. La cifra è stata frenata solo dalle grandi campagne vacciniche altrimenti avrebbe magari eguagliato il numero di decessi della pandemia spagnola da virus influenzale H1N1 (50-100 milioni) a cavallo della fine della Prima Guerra Mondiale. Ma noi non impariamo molto dagli eventi catastrofici naturali. E qui si apre un altro discorso che ci potrebbe lontano dalla riflessione sulla violenza umana. 

I morti non si contano più anche nei flussi migratori incessanti che investono l'Europa e l'Occidente. La violenza sembra sdoganata anche nel quotidiano dei Paesi in pace: crimini efferati, attentati, femminicidi, ruberie a vari livelli, anche istituzionali. La decadenza etica e morale, l'odio mediatico talora appaiono incontenibili.
 
Ora però non rendiamo una riflessione amara come una sentenza. "Il mondo è pieno di brave persone che fanno brutte cose" diceva Poirot in una serie tv a lui dedicata. Lo sappiamo di più perché le notizie volano più degli aerei. In realtà nel mondo le persone ok sono la maggioranza ma fanno meno "rumore" e notizia. Dobbiamo stringerci e opporci alla violenza. Per esempio bisogna contrastare la violenza di genere lavorando anche come volontari nelle scuole: lì si formano i primi odi e il bullismo è entrato nelle primarie. Candidiamoci come esperti volontari a parlare ai piccoli affinchè emergano emozioni e tolleranza, impariamo ad ascoltarli, a prevederli. Teniamoli lontani dalla sfrenata digitalizzazione dando ai genitori - per esempio con parental Group - consapevolezze di ruolo e potere nella comunicazione familiare nonché utili strumenti coerenti psicopedagogici.

Sta parlando di una nuova Alleanza Didattica a scuola che coinvolga docenti, discenti e genitori. Perché nessuno si senta solo ed inascoltato. 

Mai come oggi è da attuare. Nella vita di tutti i giorni, nella nostra vita di tutti i giorni. Dice un detto spagnolo: Piensa globalmente, actua localmente. Pensiero globale ma azioni individuali. Sono i singoli che salvano la collettività. Invece di lamentarci della sporcizia cittadina  raccogliamo noi la plastica da terra da altri gettata. Io lo faccio anche per mare, dalla barca raccolgo buste e polistirolo per un corretto conferimento mentre qualcuno dal molo ci deride. Fa niente. Lo faccio per i nipoti. 

(Pietro Grippo intervista Achille Miglionico)





martedì 14 novembre 2023

FIGLIO DI UNA STIRPE MASSACRATA (2023)





FIGLIO DI UNA STIRPE MASSACRATA (2023)

 

 

Un minimo di speranza, un grido di sofferenza

Volevo uscire da questa gabbia immortale

Il destino marchiato mi guarda mentre sbatte in faccia la verità 

La tristezza grida ai cieli immortali della disperazione

Credevo soltanto di aver allontanato me stesso dalla realtà

Ma ora so chi è morto e chi guarda pronto a bersagliare

Freddo e incosciente di ciò che gli hai fatto

Che cosa volevi dirmi riguardo quella creatura?

 

Volevo uscire dalla gabbia ma

I cieli hanno oscurato la via

L’oscurità si fa strada perdendo potenza

Ormai le basta esistere

E da questo momento rinfaccia il male e la vergogna

So quando saremo liberi

So quando saremo chi siamo

Solo noi sappiamo come liberarci dal tormento

Chiusi dal fomento e dalla follia

Speriamo solo di trovar la via

Grida ogni tanto, ti scongiuro 

Chiedo davvero perdono

 

Il figlio sta perdendo la ragione

Calpestato e immortalato si siede accanto alla verità 

E conta le stelle assieme ad essa

Loro sanno a cosa vanno incontro

Ma ridendo e piangendo andranno via

Chiamando fuoco e vita a distruggere ciò che è appena dietro i loro passi

Perdonami presto, fatti strada nell’incoscienza

E chiedi di morire

 

CUFE Gabriele (2006)

 

Dialogo con una creatura in gabbia? Scritta di getto da adolescente dinanzi ad una perdita lontana. Ispirata a Ian Curtis (cantante deceduto nel 1980, membro dei Joy Division, gruppo post-punk).

mercoledì 27 settembre 2023

Work Aut a Trani - I DIALOGHI DI TRANI

 




La foto di rito, vede in rappresentanza dei Dialoghi di Trani, carissima amica anche dell’e-zine
 Incultura, Milly Corallo, Stefania Grimaldi Presidente Work Aut e, in ordine sparso, Alessandra, Alessandro, Luigi, Mirko, Michele, gli amici del festival, a ringraziare la presenza ai Dialoghi di Trani di questa bellissima realtà interamente dedicata alla dignitosa tutela della fragilità.



Work Aut a Trani

 

22 settembre 2023, Visita guidata alla Cattedrale di Trani

 

«Il lavoro, magari come guida turistica …» sono le parole di Stefania Grimaldi, Presidente della Cooperativa sociale Work Aut Lavoro e Autismo (2021), e ben descrivono una delle possibili declinazioni dell’idea di cura proposta dal Work Aut lavoro e Autismo ai Dialoghi di Trani.

 

Fare rete

 

Il gruppo Work Aut dedicato al turismo ci accoglie sul piazzale antistante la Cattedrale di Trani, perla edificata sul mare, sotto e sopra l’orizzonte, dove ci viene presentato il progetto nato da una rete di alleanze importanti, dal Comitato Famiglia Insieme – Genitori a sostegno delle neurodiversità impegnato nella Bat per la realizzazione di percorsi inclusivi, volti alle realizzazione di competenze tagliate su misura e capaci di mettere in campo il sogno di una vita realizzata per i propri figli; dall’approccio e dalle metodologie cognitivo-comportamentali di Analisi applicata al comportamento (ABA) applicate nei progetti degli ultimi anni. Famiglie, figli, insegnanti, volontari, hanno saputo realizzare una rete che sta diventando sul territorio sempre più significativa. Coinvolgenrdo didattica, sport, aspetti ricreativi e creativi e la formazione professionale di cui il Work Aut è l’espressione della realizzazione di un sogno finalizzato al miglioramento del carico emotivo e sociale delle famiglie ma, soprattutto, alla realizzazione piena e soddisfacente di queste vite fragili, si, ma non irrealizzabili. Anzi, l’obiettivo ambizioso sarà quello di continuare a crescere realizzando sempre più l’ideale di una dignità professionale e sociale capace di garantire un sereno “Dopo di noi” com’è nel desiderio di qualsiasi genitore, formatore o tutore.

 

È il gruppo del Work Aut che ci scorta lungo il perimetro della Cattedrale, ci racconta a tratti quasi recitando, o leggendo o citando perfettamente a memoria, emozionandoci ad ogni passo, ad ogni affresco e ad ogni nicchia svelata lungo la visita. A fine guida i ragazzi del Work Aut si sono raccontati con i loro sogni da realizzare, con le competenze acquisite, con tantissimi viaggi ancora da fare e obiettivi ancora da raggiungere.

Ragazzi dai 23 ai 40 anni, belli come il sole, orgogliosi del contratto UNILAV per lavoro occasionale che, ad ogni chiamata, li tutela e li qualifica come lavoratori professionisti. 



 

Rimandiamo all’home page del sito ufficiale di Work Aut, per chi volesse sostenere, conoscere e attivare i servizi della cooperativa Wark Aut Lavoro e Autismo meraviglioso riferimento turistico a “I dialoghi di Trani”, 2023.

 

Lidia M. Ratti

 




I DIALOGHI DI TRANI XXII edizione. APPUNTI E RIFLESSIONI su alcuni incontri.





Sostenibilità, 

Convivenza e Cura

Anno 2023, Incipit

 

 I Dialoghi di Trani sono giunti, quest’anno, alla loro XXII edizione. Un grande successo di pubblico e incontri "reali" costruttivi che privilegiano il DIALOGO rispetto ai monologhi che imperversano narcisisticamente sui social e nei media.  


Avviati nel 2002, grazie alla collaborazione tra l’Editore Laterza e l’associazione culturale Maria del Porto (1993), ETS con Regione Puglia e Comune di Trani, molto devono ad organizzatori e curatori, all’impegno profuso nel tempo dalla direttrice artistica, la prof.ssa Rosanna Gaeta, a un direttivo associativo sempre attento ai grandi temi della contemporaneità e al supporto di tutti i curatori del festival. Non sfugga infatti che, di anno in anno, come tessendo un’ideale filo di Arianna, si stia realizzando e impreziosendo la trama di questo festival legandone l’esecuzione e il leitmotiv a parole chiave pregne di valore collettivo e sociale, dal respiro vasto, internazionale, globale. 

Così, di edizione in edizione, si è partiti dai confronti geografici tra Oriente e Occidente, per guardare all’Europa, indagare sull’identità del Mediterraneo, interrogandosi sul futuro e dialogare di bellezza, paure e responsabilità di ciascuno. Sostenibilità, convivenza e cura sono, una dietro l’altro e non a caso, le access keys ai Dialoghi delle ultime edizioni.

.. Conosco pochissime persone al mondo che abbiano tanto potere quanto ne hanno le parole che scegliamo con cura ..

 

Il TALENTO del cervello

ai Dialoghi di Trani, Edizione XXII, anno 2023

 

21 settembre 2023, Palazzo San Giorgio, Trani


 



Plasticità e adattamento, disagio, malattia e cura, creatività e apprendimento, nuove frontiere sulla comprensione dei processi che interessano il nostro preziosissimo cervello sono nodi intorno ai quali si svolge l’incontro con il pubblico, complici le “10 lezioni facili di neuroscienze” racchiuse nel libro della professoressa Michela Matteoli  “Il talento del cervello”, edito Sonzogno 2022, da cui il nome dell’evento che si presenta da sé:

 

«Il cervello è l’organo in grado di invecchiare meno di tutti gli altri. Prendercene cura è la nostra opportunità di estendere la giovinezza, assaporare a lungo la vita e salvaguardare la salute del corpo». 

 

È su questa premessa che si dialoga con la scienza, a palazzo San Giorgio. 

 

La conversazione/intervista si svolge tra Michela MatteoliDirettrice dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e docente di Farmacologia presso l’Humanitas University, e Gaetano Prisciantelli, giornalista RAI e curatore della sezione scientifica del festival.  Michela Matteoli si occupa in particolare di malattie psichiatriche e neurodegenerative quali schizofrenie, autismo e Alzheimer al cui riguardo vi è un nesso ormai noto e specifico che intreccia tra loro termini quali infiammazioni e decadimento, o morte, dei neuroni. La considerazione che le infiammazioni potrebbero essere coinvolte nei processi che portano alla malattia come conseguenze piuttosto che come cause può, infatti, diventare una leva significativa capace di modificare il nostro modo di affrontare la malattia e, in generale, di condizionare comportamenti e abitudini favorevoli.

Se da un lato assai generalizzata è la convinzione che si nasca con un “pacchetto di neuroni” destinato al progressivo smaltimento, apprendiamo che così non è. 


Nel nostro cervello vi sono nicchie di neurogenesi dove i neuroni continuano a nascere. 


Se ciò accada lungo il corso di tutta la nostra vita, sino all’età ultima, è ancora attuale oggetto di studio ma la ricerca progredisce costantemente in questa direzione. 

 

Non solo: il cervello è in grado di cambiare e il suo più grande talento è la plasticità.

 

Il punto fondamentale in cui avvengono questi processi di plasticità si chiama sinapsi, ossia il punto di contatto in cui due neuroni si avvicinano trasmettendo il segnale, l’informazione; la sinapsi è anche il punto in cui avvengono sia tutti i processi alla base dell’apprendimento,  della modulazione e potenziamento della sinapsi stessa.

Quando “impariamo” e ci relazioniamo, nel costante flusso di dati, informazioni input-output e relazioni  il talento del cervello rivela la sua plasticità,  le nostre sinapsi aumentano di numero e funzionano meglio e a lungo termine, coinvolgendo persino la sintesi di nuove proteine come dimostrato da Kandel, Nobel per la medicina nel 2000 per gli studi condotti sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria dei neuroni. Al riguardo ci piace richiamare proprio le parole del Nobel austriaco Eric Kandel, ora insigne scienziato novantatreenne, noto anche come lo scienziato dei ricordi il quale ebbe ad affermare al congresso nazionale della società italiana di Neuroscienza, SINS, di Perugia nel 2019 ..

 

.. “Per preservare la memoria fate volontariato, state TRA la gente”. 

 

La capacità strutturale di formare sinapsi nel nostro cervello non è affatto caratteristica relegata all’età dello sviluppo sicché, ogni volta che impariamo, nel corso della nostra vita, il numero delle nostre sinapsi aumenta progressivamente; le sinapsi che non vengono utilizzate vengono eliminate mente quelle utilizzate vengono rafforzate e si stabilizzano. Sono tanti gli eventi che intervengono nella plasticità del cervello sino a far si che circuiti funzionanti siano in grado di rimpiazzare circuiti non funzionanti (è ciò che ad esempio accade nei casi di recupero da un ictus, quando cioè circuiti funzionanti si rivelano in grado di “vicariare” le attività dei circuiti danneggiati dall’evento patogeno).

 

Inflammaging 
Mindfood & Sport

 

Di domanda in domanda la conversazione va dal “cervello geniale” alla tempesta di citochine del Covid-19, di cui ancora non sappiamo definire i danni a lungo termine sul cervello; dagli studi più recenti sulle funzioni di difesa svolte dal tessuto gliale che fa da sostegno ad encefalo e midollo spinale al comportamento delle cellule gliali, alle risposte del sistema immunitario; dall’inflammaging ossia dal contrasto dell’infiammazione come cura alle abitudini contrastanti l’infiammazione stessa per il miglioramento della qualità e longevità delle nostre vite. Sono coinvolti  i più attuali sviluppi scientifici che influenzano e influenzeranno  l’efficacia della terapia farmaceutica nel paziente ma anche la prevenzione alla malattia come stile di vita valorizzato da abitudini che nutrono il cervello. Tra gli argomenti emersi non manca la mindfood, ossia la dieta per la mente che favorisce verdura a foglia e verdura non amidacee, frutti di bosco e frutti a guscio, pesce grasso, legumi e pollame, oppure i danni alla memoria della dieta ipercalorica, gli alcolici, quali, quanto e quando mentre il buon sonno e le migliori abitudini per favorirlo avranno un’influenza di grande importanza sulla prevenzione alla demenza senile. Si parlerà dell’influenza benefica che le attività sportive e fisiche, favorendo l’irrorazione del sangue e la rigenerazione dei neuroni, hanno non solo sul nostro corpo ma anche sul nostro cervello, gli esperimenti sullo stress condotti a Berlino e l’effetto meraviglioso che può avere una passeggiata nei boschi. 

Ad esempio, riguardo alle relazioni tra emozioni e memoria: sapevamo tutti che memorizziamo meglio quando ci emozioniamo? o che la conoscenza social, costante, ridondante, veloce e superficiale non favorisce il consolidamento dei dati in memoria?


La dottoressa Matteoli suggerisce sei strategie fondamentali che favoriscono il benessere e migliorano la plasticità del cervello: apprendimento come stimolo costante; movimentoalimentazione corretta; vita sociale, relazioni e condivisione: l’amore e l’amicizia fanno invecchiare bene; infine, assolutamente importanti la cura degli spazi di relax e il buon sonno.

 

Il pubblico,  numeroso e partecipe, a chiusura di evento ha avuto modo di relazionarsi con domande e osservazioni. L’invito alla lettura de “Il talento del cervello” è d’obbligo. Il ringraziamento a Michela Matteoli, e Gaetano Prisciantelli e ai Dialoghi di Trani per la scelta dei suoi ospiti è meritatamente sentito.

 

Lidia M. Ratti

  

 

Rimandiamo all’home page del sito ufficiale “I dialoghi di Trani per il programma completo e alla pagina FB per gli eventi in diretta streaming.

 

sabato 16 settembre 2023

REGISTA INTERVISTA REGISTA. FABRIZIO CORALLO CONVERSA CON PUPI AVATI A TRANI

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Giuseppe Avati, detto Pupi (Bologna, 3 novembre 1938)










SCRIVERE, EDUCARE E COMUNICARSI AGLI ALTRI Il messaggio del Maestro 


Fabrizio Corallo intervista Pupi Avati A Trani




Trani, 12 Settembre 2023. L’ennesimo regalo della stagione estiva tranese, nella cornice suggestiva di Corte Davide Santorsola (l'indimenticato pianista jazz tranese), nel cuore di Palazzo Beltrani, ormai noto centro culturale e polifunzionale della Città di Trani, è stato, certamente, l’intervista-incontro-racconto di Fabrizio Corallo con il regista Pupi Avati in un “Talk” serrato e affascinante, nello stile asciutto e flemmatico al quale Fabrizio Corallo ci ha abituati, incalzando qua, tirando o anticipando là, accompagnando sempre piacevolmente il Talk Pupi e manifestando con grande arguzia e sensibilità la conoscenza partecipe e profonda al vissuto artistico dello sceneggiatore e regista Avati.

Una biografia parlante e inconsueta che ha messo in luce attraverso aneddoti noti e inediti il profilo personale, la nascita dell’artista, momenti bui e incontri fondamentali in un arco temporale sul cui sfondo si staglia un’italianità dalle abitudini ormai tanto distanti da quelle attuali.

Chi, tra i tanti convenuti all'incontro culturale, a fronte di una carriera ricchissima di esperienze, dagli esordi musicali nel jazz fino all’approdo al cinema che ne avrebbe decretato l’affermazione, si sia aspettato di trovarsi di fronte all’apologia dei David di Donatello raccolti per le migliori sceneggiature e la migliore regia, ai premi di quegli anni tra fine anni ’50 e gli anni 2000 e a seguire o ad un invito alla visione dell’ultimo lavoro di Avati La quattordicesima domenica del tempo ordinario (2023) in distribuzione da maggio scorso, di certo è rimasto deluso. Nessuna laudatio, né autoelogi.

Nell'amabile colloquio intercorso tra i due registi - quasi fosse la continuazione di quanto detto amichevolmente nel treno che ha condotto i protagonisti a Trani  - è emerso il racconto dell’Italia del dopoguerra, della splendida città di Bologna, di una adolescenza e la giovinezza priva di digitalizzazione, un poco ingenua e votata all’attesa, quasi dantesca, delle ragazzine di paese. "Ma tu a chi vai dietro?" era la domanda principale tra ragazzi: si delineava un corteggiamento di altri tempi, distante e paziente, lungi dall'essere stalking. Il Maestro Pupi Avati ricorda metodicamente nomi, indirizzi e vicende legate alle ragazze cui "andava dietro". Carattere timido e perseverante, affascinato dall’ideale di bellezza e seduzione, dall’idealizzazione di una dilatazione del reale che lascia molteplici spiragli aperti sull’improbabile e che troverà spazio e occasione di realizzarsi nell’approdo al cinema. Folgorante sarà per il futuro regista la visione di 8 e 1⁄2 di Federico Fellini così come lo era stato nella sua esperienza musicale l’incontro con Lucio Dalla, amichevolmente reo di averlo, con la sua geniale bravura distolto da quella carriera jazzistica per una invidia rivelata.

Nasceranno così le storie intense e credibili, magistralmente raccontate e caratterizzate dall’azzardo con cui spesso Avati ha osato abbinare sceneggiature inedite ad attori di volta in volta incontrati che lo hanno reso noto e amato dal pubblico. Tra i racconti di un’intervista senza cedimenti o pause, primeggiano gli aneddoti che hanno coinvolto il pubblico di questo evento sold-out in una prospettiva che ne ha favorito la comprensione quasi come prendendo parte ad un dietro le quinte.
Il Maestro cita vari eventi. Descrive non solo l’incontro burrascoso con Lucio Dalla, i flop cinematografici iniziali, il trasferimento a Roma dov’è chiamato dal produttore cinematografico De Laurentis,  l’approccio difficile con Paolo Villaggio; accenna scherzosamente all'ostinato rifiuto opposto alla consorte (tanto amata) di cedere negli ultimi anni al cinepanettone assai più popolare e redditizio ma anche tanto lontano dalla sua visione dell’arte cinematografica. Il primo Pupi Avati resta negli esperimenti del Balsamus, l’uomo di satana (1968), in Thomas e gli indemoniati (1970), in La masurka del barone, della santa e del fico fiorente (1975), per arrivare al suo prediletto  Dante, raccontato con originalità dal grande Boccaccio (2022). Tantissimi film, miniserie, docufilm di cui è stato autore, sceneggiatore e regista.


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Del talk show tranese dedicato a Pupi Avati, ci rimarrà, quasi come fosse una sorta di testamento spirituale - rilasciato con commozione di tutti negli ultimi minuti di conversazione con il pubblico, l’imperativo consiglio di Educarci, Educare, scrivendo e comunicando, comunicandoci agli altri. Rimarrà il sentore persistente di una fragilità, di una nostalgia dell’infanzia, dei genitori e degli ambienti familiari fatti di estrema semplicità e vulnerabilità.
 


Pupi Avati intravvede non nell’assertività ma nella fragilità l’essenza stessa dell’Uomo. Ed in ciò è,  tuttavia, estremamente assertivo.


Un grazie particolare a  Fabrizio Corallo per averci reso partecipi, con questo evento, di un incontro così impegnativo e interessante quanto lieve. Grazie al grande Pupi Avati per essersi generosamente offerto in un eloquio sorprendente, serio e ricco di moduli narrativi, di aneddoti e di inaspettati momenti di schietta e partecipe ilarità.




Lidia M. Ratti






Il regista tranese Fabrizio Corallo famoso, tra l'altro,  per molti docufilm di grande successo

Pubblico numeroso all'evento culturale di Trani

La Redazione presente




venerdì 25 agosto 2023

LA STORIA DEI "SE": CHE COSA SAREBBE SUCCESSO SE...?




"Ma non sarà che...?"


What IF...? Che cosa sarebbe successo se...?

Incroci fra storie e Storia


Il dubbio è forza traente della conoscenza. Basta non esagerare. 
Non vi è mai capitato di chiedervi Che cosa sarebbe successo se...? nelle vicende personali e pubbliche. Se non avessi incontrato il partner di oggi? Se non fosse nato Giulio Cesare, Gesù, Maometto...? Se Bisanzio non fosse caduta sotto i colpi dei Turchi? Se Vienna fosse stata conquistata dai Turchi? Se Napoleone avesse vinto a Waterloo?  Se Hitler fosse morto durante la Prima Guerra Mondiale? Ragionare per What IF non è mero esercizio immaginifico, consente  bensì di mutare punto di osservazione per integrarlo:   permette di comprendere di più, cambiano i punti di vista. E' vero l'abuso di fantasia ci sbalza verso universi paralleli e ciò finisce per allontanarci dalla realtà: per questo abbiamo le Arti, ove tutto è consentito nella sintesi tra reale e non reale. L'abuso di fantasie nella vita quotidiana è fuorviante.

Fantasie costruttive e distruttive

Se si pensa all'incipit geniale della saga transgenerazionale di Lucas Guerre Stellari (Star Wars) si rimane perplessi: "Tanto tempo fa in una Galassia lontana lontana..." Dunque la fantascienza cui sto per assistere può essere già un passato? Il tono dell'incipit  è fiabesco ma i contenuti sono credibili se proiettati in un altrove. Questo inchioda lo spettatore e ne fa un fan. Potrebbe accadere ma è già accaduto e la SF diviene inaspettatamente da storia a possibile Storia.

Saga di Star Wars


Pensate che George Lucas si è ispirato nello script della saga a lavori sui miti  dell'antropologo Joseph Campbell (1904-1987), in particolare all'opera L'Eroe dai mille volti. Nel 1985 iniziano le riprese del documentario Joseph Campbell  e il potere del mito, con George Lucas.
Joseph Campbell



Per scrivere script o romanzi di SF, per formulare ipotesi storiche più o meno fantasiose bisogna comunque  attingere alla CONOSCENZA che non si compera al supermercato e non compenetra i nostri cervelli senza qualche sacrificio - ahinoi - come nelle narrazioni pentecostali o con un impianto di chip: 1) bisogna leggere, studiare, in particolare la vera Storia, magistra vitae (Cicerone, De Oratore, II, 9, 36) 2) e tante discipline correlate; saper scrivere (magari con un uso corretto della propria lingua) e tradurre il pensiero organizzato in trame. 
Popoli che non hanno lasciato testimonianze storiche scritte - come i Rapa Nui dell'isola di Pasqua - hanno costituito a lungo enigmi e malgrado indagini archeologiche chiarificatrici danno ancora adito a fantasie, in primis aliene. Personalmente ritengo impossibile che solo la Terra abbia forme di vita nella immensità del cosmo né posso escludere la possibilità che qualche forma di vita aliena abbia sfiorato il nostro sistema solare  ma sono abituato a procedere nella conoscenza (non solo medica) sulla base di evidenze scientifiche e metto da parte fantasie se sono immerso in una attività di ricerca. Coltivo fantasie se sono su una spiaggia, sotto una palma (ma con un occhio alla realtà perché potrebbe cadermi in testa una noce di cocco). 
D'altronde la archeologia e antropologia ci abituano a interpretare le culture osservate nel senso della continuità (es, la cultura greco-romana, la cultura araba e turca ecc) e nel senso della discontinuità (civiltà che scompaiano come quella Rapa Nui o, tra le antiche, quella cretese per cataclismi naturali). Per esempio è ancora da sistematizzare il periodo del Neolitico preceramico (PPN A e B)  scoperto a Gerico e presente in siti come Göbekli Tepe , che  presentano un arresto inatteso nei reperti archeologi. Siamo nella famosa area della mezzaluna fertile (fertile Crescent), circa 7500 aC, con i principali siti del periodo neolitico pre-ceramico. L'area della Mesopotamia propriamente detta non era ancora stata abitata. Include Göbekli Tepe, un sito nell'odierna Turchia sudorientale, vicino la attuale Urfa datato intorno al 9000-10.000 a.C. 

 
Questo per mostrare come si implementano sempre nuove conoscenze, quanto più si affinano i metodi di indagine e quando ci sono gli investimenti. 
Investigare e studiare eventi appartenenti alla preistoria  (senza documenti scritti) non è gioco da ragazzi e qui fantasie pullulano. La archeoantropologia è sempre in divenire, come le scienze tutte.

Negazionisti, Distorsori e Mentitori seriali nella realtà


A dirla tutta, anche quando la Storia è scritta, acclarata da varie fonti autentiche e quindi documentata esiste chi la nega in favore di deliranti posizioni ideologiche, complottismi (la Storia la scrivono Loro, sulla Luna non siamo mai andati, la Terra è piatta  ecc.) oppure vi è chi si trincera da evidente colpevole in difese  assurde come il nazista Eichmann che dichiarò imperturbabile al processo di essere estraneo alle atrocità della Soluzione Finale (guardate i filmati d'epoca: lui si occupava solo del trasporto degli ebrei, e poi "gli ordini sono ordini"). 
Anche in campo forense negazioni e distorsioni di FATTI  sono all'ordine del giorno: chi non rimane perplesso dinanzi agli stupratori/offender che impiantano difese altrettanto assurde? "Giudice le vittime erano senzienti e consenzienti, seduttive nell'abbigliamento..." A parte gli irriducibili filo-putiniani, chi non si sorprende quando Putin vuole passare  da aggressore-Persecutore ad aggredito-Vittima mentre missili piovono sui "fratelli" ucraini?  
E' notizia di questi giorni la presunta morte del capo ribelle della Wagner, il truce Prigozhin: sia se questi è veramente stato ucciso da Putin in quanto troppo scomodo, sia se tutto è una messinscena per far sparire il mercenario (non si sa mai, la Wagner è stata pagata per la Libia, la Siria e sarebbe presente in scenari africani ove si allungano le dita dell'imperialismo non solo russo), riflettiamo sulle continue BUGIE: Putin, che sa come stanno veramente i fatti, si presenta in tv facendo le condoglianze ai familiari e al mondo e rimarcando che l'ex- amico ha commesso errori gravi. Guardate il viso angelico:

 




Per non parlare sempre in  "scientifichese" ci vuole una bella faccia di corno (Faccia e' cuorn, in dialetto napoletano).  Anche Trump non scherza in questi frangenti, con passaggi da Vittima a Persecutore studiati. Sapeva vittimizzarsi anche un ingombrante uomo politico italiano recentemente scomparso che dominava i media.




Anche la Scienza che si occupa dei fatti come la Storia subisce distorsioni medioevali: mentre  il telescopio Webb esplora i confini dell'universo vi è chi crede che la Terra sia piatta o chi si cura dalle malattie con integratori o la curcuma. Leggevo giorni fa un tweet di un anencefalico che citava uno psicologo dell'anteguerra, un certo Sheldon, che recitava più o meno così: L'influenza non è la malattia ma è la cura per sottolineare che la scienza è stoltamente interventista e bisogna far fare alla natura; qui applausi di naturopati, di no vax, omeopati improvvisati, ipocondriaci farmacofobi, tutti laureati in Internet ecc. Quindi l'influenza - avrei appreso dopo studi ininterrotti -  non è una virosi - ci suggerisce dr internet -  e la Spagnola che sapevamo essere una influenza da virus A H1N1 non è vero che ha mietuto da cinquanta a settantacinque milioni di morti. Saltiamo la parentesi storica del Covid per decenza culturale (siamo stati l'unico Paese che ha tentato di inquisire e portare in tribunale chi ci ha traghettato verso la salute).

Eppure la storia collettiva e quella personale si intersecano. 


Anche per fare il medico occorre sapere la "storia" della persona da curare (fare anamnesi). Per fare psicoterapia si ricostruisce e narra una storia unica, quella del cliente. Oggi le persone appiccicate allo smartphone arricciano il naso quando si parla della necessità di studiare e non dimenticare la Storia.
  

Chiudiamo con i What IF? con cui abbiamo aperto la conversazione. 

Un grande della fantascienza, Philip K. Dick, immaginò nel suo La Svastica sul Sole che la Seconda Guerra Mondiale fosse finita con la vittoria dei tedeschi. E' impressionante la catena degli eventi diversi che sarebbero potuti accadere nel mondo. La svastica sul sole (The Man in the High Castle), ripubblicato anche come L'uomo nell'alto castello, è un romanzo ucronico di pubblicato nel 1962. Dal libro, premiato con l'Hugo nel 1963,  è stata tratta una serie televisiva di grande successo, intitolata L'uomo nell'alto castello, prodotta da Amazon Studios.





 Quanti E SE?!? Se non vi abbiamo confusi sinora volevamo solo dire che i SE fanno progredire nella Cultura oppure fanno regredire nella non-cultura.



 (Achille Miglionico)