giovedì 27 novembre 2014

JIMI HENDRIX: IL MANCINO DI SEATTLE avrebbe oggi 72 anni


Caro Jimi, ti scrivo anche se non mi conosci. Ero solo un ragazzetto quando suonavi ed io comperavo i tuoi LP. Oggi, 27 Novembre, avresti compiuto 72 anni. Dopo tanti anni mi preme di parlare a Te che hai rivoluzionato le sonorità della chitarra elettrica fondendo blues, R&B, soul, rock e altri dintorni. Tu, il Mancino di Seattle che avevi la nonna Cherokee e sangue messicano-negroide. Che cosa avresti scritto e suonato se fossi sopravvissuto a quella notte fatale e letale? Se avessi superato i 27 anni di vita, il mondo musicale ti avrebbe osannato ancora? Charlie Parker arrivò a 34 anni, anche lui stroncato dalle dipendenze che ne avevano minato il cervello già in età evolutiva. Allora si leggevano i classici tra un disco e l'altro ed eravamo smarriti dalla modernità dei classici, quasi che l'umanità fosse sempre la stessa. “Muor giovane colui che al cielo è caro”, così Leopardi traduceva da Virgilio. "Perché è così diffusa la morte prematura?" scriveva Lucrezio lasciando la domanda in sospeso ("Quare mors immatura vagatur?", te lo dico in lingua originale ma, non ti preoccupare,  qui in Italia quasi nessuno capisce più  il latino). Insomma ci chiedevamo: Sono gli dei a chiamare a sé i giovani? o sono i giovani a chiamare gli dei? 
Per noi giovani di allora la morte di Jimi Hendrix fu un sisma esistenziale da "risistemare" in qualche modo. Non si trattava di una morte accidentale o per malattia. In me prevalse la rabbia: chi ha tanto da dare perché tanto ha avuto dalla Natura non dovrebbe far di tutto per tutelare se stesso e l'arte inscritta in sé? Così mi dicevo ragazzo, così ci dicevamo dopo il 18 Settembre del 1970, dopo quella notte al Samarkanda Hotel. Così ti scrivo oggi. Tacque all'improvviso la leggendaria Fender Stratocaster (almeno la Tua): ma la musica di Jimi Hendrix, continuò a primeggiare, continua a formare schiere di chitarristi.
Il Mozart è finito anche Lui nella fossa comune delle tossicodipendenze. Ne vediamo ogni giorno di zombi e cerchiamo di curarli. Talora, sai?, si esce dalla massa in ribellione individuale ma poi, con la dipendenza -  che tutto e tutti zombizza - si rientra nella massa amorfa, inerte ed esanime della fossa comune. Peccato allora, peccato oggi. Ti pensiamo sempre con affetto e stima smisurata. (a.m.)


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