mercoledì 4 settembre 2024

QUANDO NON C'E' NESSUN MOVENTE #criminologia #psichiatria forense. Intervista allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

QUANDO IL MOVENTE E':  NON C'E' NESSUN MOVENTE

Intervista medico-medico allo psichiatra dr. Achille Miglionico

 

 

 #criminologia #psichiatria forense #strage Paderno #omicidio #omicidiosenzamovente #non-sense murder #strage #massmurder


- Poirot in uno dei film sentenzia duro al suo interlocutore che dubita del movente di delitto: "C'è sempre un movente". Oggi non è sempre così in tanti omicidi che affollano i notiziari. Dalla strage di Erba del 2006 alla strage di Paderno Dugnano di oggi ma anche nell'omicidio  di Sharon Verzeni, commesso da Moussa Sangare, emerge la perplessità del "senza senso". Ci puoi aiutare a capire?

- Ultimamente disegnare un profilo criminologico è divenuto più difficile, persino a posteriori in quanto si intersecano nella società liquida e nelle agenzie educative  cofattori multiculturali, precarietà economiche, storiche e geopolitiche, influenze e/o condizionamenti da parte della Rete e dei social. Di certo il processo di individuazione di un adolescente  si è ulteriormente complicato ("liquefatto" in alcuni casi?) rispetto alle generazioni precedenti e questo ha a che fare con la globalizzazione e la supremazia digitalica; si aggiunga anche la crisi enorme delle istituzioni scolastiche e della cultura in genere. 

- In fondo gli educatori sono le stesse persone che in famiglia incontrano difficoltà relazionali e difettano di autorevolezza coi propri figli. 

- Quando lavoriamo con il SIEB nelle Scuole, è palpabile lo smarrimento e per esempio osserviamo un lacunare e contrastato rapporto intra-staff e soprattutto tra docenti-discenti-genitori. La alleanza didattica che un tempo era quasi scontata oggi è un ricordo vago: aggressioni non solo verbali da parte di genitori e alunni non sono novità. 

- Tanti altri ruoli sono in discussione, anche quello degli operatori sanitari. Le aggressioni al personale sanitario si moltiplicano. 

- Lo insegniamo da anni nelle organizzazioni, i conflitti generano confusione di ruoli e la diffusione dei ruoli genera conflitti. 

- Siamo divenuti più centrati su noi stessi e competitivi?

- Sicuramente i più sono meno disposti al dialogo ed al confronto, quindi la relazione è più simmetrica che complementare. Siamo tendenzialmente autoreferenziali e "documentarsi" su un argomento anche tecnico con Internet fa di noi già un "esperto". Sono i cd laureati in Internet. I social sono una vetrina narcisistica e se prevale l'Io rispetto al Noi, non vediamo più gli Altri con gli stessi occhi; assieme alla importanza dell'Altro, scemano  la empatia ed il rispetto. La relazione, come noi diciamo spesso quasi in uno slogan, è scontro invece che incontro. La stessa competenza empatica è meno riscontrabile persino nelle professioni di aiuto che ne erano lampante esempio: medici che non ti guardano in viso al pronto soccorso li ho notati anche io e nei corsi di formazione a operatori sanitari non diamo più per scontato la inclinazione "Salvatoriale": motivazione e passione talora sono secondarie a considerazioni economiche e di mercato nella scelta del lavoro ("faccio il pompiere perchè ho letto che servono pompieri"). 

Ma la responsabilità dove va ricercata?  

- E' un processo storico inarrestabile. Le varie agenzie educative, la famiglia e la scuola, lasciano poco il segno se sono in contrasto. Se un genitore sconfessa l'altro la coppia parentale perde potere comunicativo; se un genitore protegge e  dà sempre ragione al figlio anche quando mette in atto un comportamento non ok,  non fa un favore al suo futuro; se disconferma l'istituzione scolastica, accusando il docente, svilisce la importanza di chi apprende e di chi insegna. 

- Ci fai un esempio?

 -"Quando i figli sbagliano i genitori si inferociscono e difendono ad oltranza ..." recentemente mi ha detto sconsolata Emanuela, madre di 34 anni parlando di una violenza subita in spiaggia da suo figlio. Quando lei si è permessa di richiamare con calma e tranquillità il bulletto, la donna è stata aggredita dalla madre del bullo che ha gridato in aperta sfida: "Come ti permetti?!" minacciando lei di alzare le mani. "E' tuo figlio che alza le mani! Non il mio!  Fatti avanti con me se hai il coraggio e ti faccio vedere io!" Il tutto davanti a tutti, coram populo.  Quel bambino è stato già vittima di bullismo a scuola ove gli hanno tagliuzzato tutto lo zaino nuovo. "Anche qui hanno negato l'evidenza" narra Emanuela. Episodi di questo genere, ove lo scambio tra vittime e persecutori delinea il gioco berniano di "Ti ho beccato", accadono ovunque, all'angolo della strada, in coda all'ufficio postale, ai colloqui con i professori, in caserma, in ospedale. In Kenya, nella missione di Sagana,   un maestro di etnia kikuyu si lamentava già nel 2013 con noi medici del fatto che prima ogni adulto del villaggio aveva il diritto-dovere di istruire e riprendere un ragazzo per comportamenti inappropriati: "Tutti educavano nel villaggio. Non capisco. Da un po' di tempo se sgridi un ragazzo accorre il padre che sgrida te e ti chiede come ti sei permesso..."

- Problema globale dunque. In effetti la rabbia e la violenza appaiono sdoganate. La educazione e rispetto perdono il loro peso sociale. I media e la politica offrono modellamenti mediatici discutibili al riguardo... 

 - Il processo di frammentazione e contrasto delle agenzie educative non è nuovo ma in questo ultimo ventennio si è imposto un nuovo processore di dati, assai potente: il Web. Navigare in Internet è stata la grande rivoluzione culturale ma ora Internet naviga in noi attraverso gli smartphone comparsi proprio all'ingresso nel nuovo millennio. Ecco che tra le agenzie educative se ne è interposta una nuova, invadente e pervasiva, la Rete informatica. Un nuovo Genitore Sociale con fonti informative ambigue e modelli incontrollabili e spesso facili da occultare alla sorveglianza degli educatori. Questo Genitore Sociale è in competizione e spesso in contrasto con le agenzie educative tradizionali (che già confliggono tra di loro).

- Non si riesce a regolamentare l'uso degli smartphone in famiglia e neanche a scuola: è notizia di questi giorni che saranno banditi in Francia alle scuole medie superiori. Troppo tardi? 

Si può sempre rimediare con opportune misure. E' un bene che qualcuno si accorga che una conquista tecnologica non sempre è un vantaggio evolutivo. Il dato di fatto è che si legge sempre meno e si legge solo quello che si "scrolla" casualmente (in realtà decide un algoritmo per noi). Se un cervello non legge e scrive perde abilità linguistiche e psicolinguistiche, perde la capacità di organizzare il flusso delle idee, di elaborarle in uno alle emozioni, di esprimere con la parola. C'è chi indica l'incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo con il termine di analfabetismo funzionale o illetteratismo. Per quello che concerne il lavoro di psicoterapeuta la incapacità di descrivere e narrare il proprio disagio si traduce in difficoltà cliniche e operative. 

- Quindi il calo delle relazioni reali in favore di quelle virtuali non aiuta. Basta girarsi in un treno o in ristorante per vedere che la gente si rapporta più con il gingillo elettronico che con il vicino di sedia. Lo facciamo noi stessi. Una volta ci si trincerava dietro un quotidiano stampato per non parlare in treno. 

 

- Anche prima in Italia non eravamo grandi lettori rispetto all'Europa. Ricordo che si leggevano i quotidiani sportivi in primis. Comunque ora i dati ISTAT al riguardo sono preoccupanti e se li si collega ai dati INVALSI sulla comprensione dei testi ecc non c'è da essere ottimisti. I libri cartacei riempiono vuoti  mentali di ogni tipo e i romanzi ci fanno capire che non siamo i primi e unici al mondo ad avere trame, problemi ed emozioni.

- Comincio a comprendere quel vuoto, cui si allude e che talora viene riferito dai ragazzi.

- Noi abbiamo bisogno dell'Altro. La scienza ci ricorda che il Sé si forma con la intersoggettività. Tante persone e tanti adolescenti sono sì nella folla ma sono soli in compagnia.  E se non si parla, soprattutto tra coetanei, aumenta il vuoto relazionale, si diventa autoreferenziali. A chi comunicare il vissuto amaro che provo? all'amico che mi deride dicendomi che sono un debole o che vuole solo parlare di "cazzate"? mi scarico buttandomi dentro ad un videogioco di combattimento? metto in atto il voyerismo informatico e mi guardo vetrine tiktokizzate? Rimango chiuso in stanza? Ci bevo su? mi faccio "sballo" con abuso di sostanze? Come comunicare il vuoto relazionale che si fa esistenziale? Se poi in una famiglia ci sono gravi problemi o il problema è comunicare, la disfunzione cresce, si trincera e invalida. In studio vedo sfilare nerd di ogni età adolescenziale. Un giovane suicida ha lasciato scritti senza lettore alcuno che la madre, piagata dal dolore, edita postumi quasi per farlo tornare in vita. Oramai non si può nascondere che la principale causa di morte in adolescenza, dopo gli incidenti,  sono i suicidi. In studio, specie dopo la pandemia di Covid, vediamo tanti giovanissimi. Il calo di relazioni reali e il calo di prestazioni, i comportamenti ossessivi e fobici allarmano i genitori che chiedono di seguire i figli. Ma c'è una quota di ragazzi che sfuggono e vanno individuati come soggetti a rischio grazie alla osservazione di altri soggetti, insegnanti,  zii, senza i para-occhi che indossano taluni genitori, spesso nonni che non si accontentano di realtà edulcorate.

- Come si arriva dal vuoto, dal nichilismo, dal senso di inutilità a fare del male agli altri?

 - Quando la rabbia non si può esprimere al di fuori di sé diventa autoaggressività oppure la rabbia inespressa diviene un agito violento che tenta come un parafulmine di scaricare tanta energia e si aggredisce l'Altro. Si può essere rissosi ma il confine con la morte non è netto. Non ha senso neanche pestare a morte un poverino disteso a terra fuori di una discoteca come Omar Bassi, Nicolò Ciatti e tanti altri sventurati, spesso casualmente prescelti. Talora si uccide e ci si uccide.

- Qualcuno parla di raptus.

- La psichiatria non concorda. Non esistono raptus (se non in rari casi di schizofrenia), sfatiamo questo equivoco che serve più ai legali e giornalisti. Come dice anche Paolo Crepet quello che è successo a Paderno Dugnano "non è successo dal lunedì al martedì" malgrado si parli di famiglie "modello" e persone "solari". Ci sono sintomi e segni clinici non colti prima di certi agiti e non è semplice discontrollo degli impulsi o disturbo esplosivo intermittente. Crepet ci va duro quando dice che certi genitori sanno in tempo reale i voti dei figli (anche per contestarli, dico io o per fare confronti inutili) ma poi ignorano con chi escono i figli alle tre di notte. Al di là della cruda affermazione è vero che i genitori ci sono quando non dovrebbero esserci e talora non ci sono quando dovrebbero esserci. Ha ragione Crepet quando dice che la società così come si è andata strutturando "isola" il giovane. Il vuoto di cui parlavamo. Concordiamo con lui ed altri specialisti quando ci si propone come obiettivo primario di rendere la Scuola il set principale di ogni intervento da condurre a livello cognitivo ed emotivo per individuare difficoltà e affrontarle. Noi insistiamo sulla necessità di attuare e rendere solida la alleanza didattica tra genitori-docenti-studenti : si devono perseguire finalità uniche di in-formazione e formazione per combattere isolamento, bullismo, e ogni forma di prevaricazione; per educare alla libertà, alla tolleranza e rispetto della diversità; per aiutare l'adolescente a riconoscere il malessere proprio ed altrui e fare giusti invii.  

 - Tornando alla strage e al non-senso, alla apparente assenza di movente?

 - Nel lontano 1996 pubblicammo con altri  AA. (1) un case report dal titolo "Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida". Un contributo innovativo in quanto inquadrava in ottica criminologica e analiticotransazionale la lettura degli output e acting di un potenziale SK (omicida seriale). Attuale in quanto lo stesso omicida parlava con ottima cultura di essersi ispirato ad una fonte letteraria per compiere i suoi gesti efferati: la teoria dell'atto gratuito quale si evince nel romanzo sotie di Andrè Gide "I sotterranei del Vaticano" (1914). Come ebbe a dirci lo stesso omicida  "l'atto gratuito consiste in un atto compiuto al di là di ogni valore etico, al semplice scopo di ricercare la propria libertà" (= dall'angoscia del copione). Nel libro Todo modo Leonardo Sciascia, (1974) si rifà a Gide - e lo cita - , descrivendo l'omicidio come atto gratuito, commesso sia da Lafcadio (di Gide), sia dal pittore (rimasto anonimo) protagonista del giallo di Sciascia. Un poster simile richiamava suggestivamente quello espresso dallo psicopatico protagonista del discusso film "Natural born killers" di Oliver Stone (1994). Per non citare La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme, il famoso saggio della filosofa Hannah Arendt (1963). Insomma il non-sense, il non-senso esiste da sempre, soprattutto al servizio di Thanatos (θάνατος).

- Quando Homo sapiens fa del Male solo per il Male e non c'è alcun motivo. Ha ragione, Collega, a citare la Arendt. Nel mentre procede la intervista, ho sfogliato on line le News dell' ANSA. Tra le ultime trovo: "Paderno Dugnano, il 17enne autore della strage: è stato un atto 'come di emancipazione' " Ha affermato che voleva essere "libero dalla famiglia".

- E della famiglia si è liberato. Appunto senza movente. Un atto gratuito alla Gide. Molto triste. Attiviamoci.

- Grazie Collega del tempo. Torneremo sul tema se non ti dispiace. A maggior ragione perchè il SIEB organizza per Novembre 2024 la attesa GIORNATA FORENSE.

- A presto. 
 

 

 

 

intervistatrice: dr.ssa Martina Tatoli MD.



NOTE

(1) Miglionico A, Martucci E., Nicola D'Introno, Corfiati L., Diagnostica e Copione in un caso di psicopatia omicida, in AA. VV., T.A. Papers, Tribute to Eric Berne, Ed. scient. Ist. Osp. Opera Don Uva, IAT, SIEB, Ed. Don Uva, Bisceglie, pagg. 11-119, 1996.



venerdì 30 agosto 2024

INFERNO DANTESCO: PUBBLICATO il Saggio: "Per conoscere lo loco dov'io fossi”. Paesaggi dell'Inferno di Claudio Leone

 


📘Recensione "Per conoscere lo loco dov'io fossi”. Paesaggi dell'Inferno di Claudio Leone 





È stato pubblicato quest'anno, per Fondazione Mario Luzi editore, "Per conoscere lo loco dov'io fossi”. Paesaggi dell'Inferno di Claudio Leone, docente di Lettere e redattore di questa Rivista.

Claudio Leone

Il presente libro analizza i paesaggi dell'inferno dantesco, ossia quei vari scenari che danno forma ai cerchi e ai gironi dell'oltretomba immaginato dal poeta fiorentino. Il testo origina dalla ricerca per la tesi di laurea magistrale di Leone, discussa sotto la direzione del Prof. Davide Canfora, ordinario di Filologia Italiana, Filologia e critica dantesca e Letteratura Italiana presso l'Università di Bari. Leggiamo dalla Prefazione le sue parole:

Il lavoro di ricerca di Claudio Leone, oltre ad avere tratti assai apprezzabili e ben riconoscibili di originalità, ha il pregio importante di affrontare la lettura del capolavoro dantesco non soltanto con il rispetto, inevitabile e quasi sacrale, che accompagna da sempre i versi della Commedia, tanto più in questi tempi di celebrazioni, bensì anche con la lucidità di uno sguardo che cerca le cose reali, da cui è nata la poesia.

La ricerca qui condotta mira ad analizzare i paesaggi infernali, chiamati "paesaggi strutturali" perché danno forma alla struttura oltremondana, nella loro configurazione "morfologica", letteraria e storico-urbanistica. Infatti, per ogni paesaggio viene dapprima descritta la fisionomia, che spesso può sfuggire nella sua ricostruzione puntuale durante la lettura, e le sue modalità di esplorazione da parte del Dante-personaggio. In seguito, sono elencate le fonti letterarie che lo hanno ispirato: Dante, poeta di profondissima cultura, coglieva suggestioni dai testi dell'antichità classica, dalla Bibbia e dalle fonti coeve di vario genere, spesso fondendole tra loro. Infine, il testo cerca di cogliere il rapporto tra i paesaggi descritti nella Commedia e ciò che Dante vedeva con i propri occhi (gli occhi di un uomo del Medioevo), quindi boschi, città, torri e mercati. Si pensi alla famosa selva iniziale, che richiama i boschi presenti ai margini delle città medievali e luogo pauroso in cui albergavano persone di dubbia moralità (come già notava l'illustre italianista Piero Camporesi) o la città di Dite, che occupa il centro dell'Inferno dantesco, che è costruita come una città medievale, probabilmente proprio Firenze. Su questa identificazione tra la città di Dite e Firenze, questo testo propone un'interpretazione ulteriore, a partire dalla disposizione delle tombe e sulla scorta di una glossa di Boccaccio. Questa apertura del testo dantesco al mondo del visibile e del concreto si inserisce in un quadro di ricerca dantesco più ampio, ma che ricorda anche al lettore come “entrare” in un’opera. A tal proposito, scrive ancora Davide Canfora nella Prefazione:

Leone, direi, dà corpo ad un pensiero che sempre dovrebbe accompagnare i lettori delle opere di ogni epoca. Bisogna leggere il testo liberandosi delle proprie vesti, del proprio sguardo, dei propri giudizi e dei propri pregiudizi: e anche del contesto in cui ci muoviamo, delle abitudini che abbiamo, dei luoghi in cui siamo collocati. Bisogna entrare nel mondo dell’autore. Entrare nel suo racconto. [...] 
Bisogna cercare di capire in quale mondo Dante si muoveva, di che colore erano i muri delle case davanti ai suoi occhi, quanto alte apparivano le torri destinate a fornirgli l’immaginazione dei giganti infernali. Questo il merito della ricerca di Claudio Leone, che ho avuto l’onore di seguire, pochi anni fa, da relatore di tesi.




Il testo è disponibile nei maggiori store digitali (Amazon, IBS, Feltrinelli).

Claudio Leone, Per conoscere lo loco dov'io fossi. Paesaggi dell'Inferno, Fondazione Mario Luzi editore, Roma 2024.

(redazionale)



“Ho l’ansia!”: un universo linguistico (nascosto) #ansia tra #linguistica e #psicolinguistica

 


Inside Out 2, il sequel del cartone firmato Disney Pixar, ha sbancato al botteghino e sui social, ove tanti adolescenti e no hanno ritrovato per esempio  nell'attacco di panico di Riley quel mix di turbolenza psichica difficile da spiegare a coetanei, genitori e professionisti di aiuto. Così - del film  ne abbiamo parlato - se prima, nel quartier generale delle emozioni, c’erano Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, ora i personaggi storici lasciano nella adolescenza spazio a nuove coloratissime figure: Ansia, Imbarazzo, Invidia e Noia. E scatta la simpatia: chi non ha provato tenerezza per la rappresentazione di Imbarazzo? Uno dei primi pensatori che hanno affrontato il tema della angoscia umana e dei suoi derivati è Freud e Freud pensava e scriveva in tedesco. Che cosa ci suggerisce la linguistica così embricata alla evoluzione biologica e culturale? Ce lo spiega una giovane germanista, Flavia Volpe con un contributo affascinante che ci rimbalza nel pregresso e antico.






“Ho l’ansia!”: un universo linguistico (nascosto)


Ognuno di noi ha pronunciato almeno una volta la frase “Oggi ho l’ansia”. In questo contesto la parola “ansia” racchiude un intero universo di emozioni, spesso connotate negativamente. Questo articolo si propone di esplorare le diverse sfaccettature del termine “ansia” e di illustrare come una singola parola possa rappresentare una difficile sfida di traduzione.

L’ansia: etimologia ed origini


Il termine “ansia” viene dal latino anxia, forma femminile dell’aggettivo anxius ‘ansioso’, che a sua volta deriva dal verbo latino ango ‘stringere’. Questo termine esprime un forte stato emotivo caratterizzato da un senso di oppressione e costrizione. Secondo il dizionario Treccani, l’ansia è “stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa”. La traduzione di un concetto così ampio in una lingua straniera può risultare complessa e delicata. Per questo motivo, è utile scomporre il termine “ansia” nelle sue diverse accezioni di significato. In tedesco, ad esempio, è fondamentale distinguere le possibili traduzioni di ansia per raggiungere quella che Eugene Nida definisce “equivalenza dinamica”. Di seguito, si propone un'analisi delle diverse sfaccettature del termine “ansia” espresse in tedesco attraverso i concetti di paura (Angst), preoccupazione (Sorge), agitazione (Unruhe) e oppressione (Beklemmung/Druck).

1.1. La paura

Il termine italiano “paura” deriva dal verbo latino paveo che significa ‘tremare, avere paura’. Questo, a sua volta, originerebbe dal protoindoeuropeo *paw- ‘colpire, scuotere’. L'individuo che prova paura è infatti emotivamente scosso.

La principale traduzione tedesca di “paura” è die Angst, termine che deriverebbe dal protoindoeuropeo *angʰu- ‘stretto, opprimente’ che condivide la stessa radice del termine latino ango. Similmente all'ansia, la paura è un'emozione che opprime e toglie il fiato. Tuttavia, mentre Angst si riferisce a una paura derivante da una condizione emotiva interiore, der Furcht ‘il timore, la paura’ indica una reazione a una minaccia esterna.

1.2.La preoccupazione

Il termine italiano “preoccupazione” deriva dal latino prae- ‘prima’ e occupo ‘impiegare, occupare, prendere’. Questo termine descrive uno stato emotivo in cui ci si preoccupa di qualcosa in anticipo, generando una condizione di agitazione.
In tedesco, la preoccupazione è espressa dal termine die Sorge, probabilmente derivante dal protoindoeuropeo *swergʰ- ‘stare attento, soffrire, essere malato’. Dalla stessa radice derivano i termini inglesi sorrow ‘dolore, dispiacere, tristezza’ e sorry ‘scusa, mi dispiace’. La preoccupazione indica in questo caso una sofferenza emotiva, un dolore interiore e uno stato di allerta per qualcosa. L’espressione sich Sorge um jmdn./etwas machen indica la condizione di “essere in ansia per qualcuno o per qualcosa”, mentre l’aggettivo besorgt può significare ‘preoccupato’, ma anche ‘ansioso’.

1.3. L’agitazione

Il termine “agitazione” deriva dal latino agō ‘agire, fare, discutere, trattare, ecc.’ che trae origine dal protoindoeuropeo *h₂eǵ- ‘guidare’. Il termine indica l’atto di agire, di fare qualcosa.

Il termine tedesco die Unruhe ‘irrequietezza, agitazione’ deriva dal prefisso Un- e il sostantivo Ruhe ‘tranquillità’. Quest’ultimo originerebbe dal protoindoeuropeo *h₁reh₁- ‘riposare’, che è anche la radice del verbo inglese to rest ‘riposare’. Die Unruhe descrive uno stato emotivo caratterizzato dalla mancanza di quiete e riposo.

1.4. L’oppressione

Il termine oppressione trae origine dal verbo latino opprimō ‘sopraffare, pressare, prendere di sorpresa, attaccare, nascondere’. Questa parola latina potrebbe essere ricondotta al protoindoeuropeo *pr-es- ‘premere, spingere’.

Il termine tedesco die Beklemmung ‘oppressione, angoscia’ deriva, invece, dal verbo klemmen ‘stringere, serrare’. Quest’ultimo originerebbe dal protoindoeuropeo *glembʰ- ‘chiudere, stringere’ ed è etimologicamente comparabile ai termini “ansia” e “Angst”. Al contrario, il termine der Druck ‘la pressione’ è riconducibile al protoindoeuropeo *trewk- ‘ammassare, premere’. Pertanto, Beklemmung e Druck descrivono uno stato emotivo caratterizzato da una sensazione di essere pressati, chiusi e stretti.

Considerazione finali

L'ansia si configura come un concetto di notevole complessità, caratterizzato da una pluralità di sfumature che ne arricchiscono il significato. Al termine dell'analisi etimologica e semantica dei termini correlati all'ansia, risulta utile sintetizzare i principali aspetti emersi. In primo luogo, l'ansia si manifesta come uno stato emotivo capace di scuotere e impattare negativamente l'individuo, una caratteristica espressa dal termine italiano "paura". Tuttavia, l'ansia rappresenta anche una condizione che costringe, opprime e comprime, come evidenziato non solo dall'etimologia dei termini italiani “ansia” e “oppressione”, ma anche dalle parole tedesche Angst, Beklemmung e Druck. Inoltre, l'ansia è associata a un'emozione che genera dolore, dispiacere e tristezza, concetti racchiusi nel termine tedesco Sorge. Infine, l'ansia indica una mancanza di riposo che si traduce in uno stato di agitazione e irrequietezza, reso esplicito dalla parola tedesca Unruhe. In conclusione, per una corretta traduzione di un termine così complesso, è fondamentale considerare le percezioni, le emozioni e le intenzioni comunicative del parlante.

Bibliografia

Agitazione. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/agitazione [23.08.24]

Angst. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/Angst#German [23.08.24]

Ansia. Etimo italiano. https://www.etimoitaliano.it/2015/07/ansia.html [23.08.24]

Ansia. Treccani. https://www.treccani.it/vocabolario/ansia/ [23.08.24]

Ansia. Wikitionary. https://it.wiktionary.org/wiki/ansia [23.08.24]

Beklemmung. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/Beklemmung [23.08.24]

Druck. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/Druck [23.08.24]

Nida, E. (1969). The Theory and Practice of Translation. Leiden: E. J. Brill.

Oppressione. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/opprimo#Latin [23.08.24]

Paura. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/paura [23.08.24]

Preoccupare. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/praeoccupo#Latin [23.08.24]

Sorge. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/Reconstruction:Proto-Germanic/surg%C5%8D [23.08.2024]

Sorge. Leo Wörterbuch. https://dict.leo.org/tedesco-italiano/in%20sorge%20um [23.08.2024]

Unruhe. Wikitionary. https://en.wiktionary.org/wiki/Unruhe [23.08.24]




Flavia Volpe

Dottoranda in Deutsche Philologie all’Università di Vienna e Content Creator della pagina “La vita in Germania”.

lunedì 19 agosto 2024

#THE ACOLYTE FINALE DI SERIE #disney +: PRIME IMPRESSIONI

 







The Acolyte - La seguace (Star Wars: The Acolyte) è una serie televisiva USA ideata da Leslye Headland e prodotta da Lucasfilm. Distribuita sulla piattaforma streaming Disney+ (dal 5 giugno 2024), la serie, di cui si è conclusa la prima stagione, ha avuto successo e molta eco tra i fan dell'universo - illimitato quanto quello vero - di Guerre Stellari ed ha sollevato naturalmente anche tanti malumori in una epoca digitale in cui le opinioni personali contano forse troppo e non rimangono più confinate in un bar, tra amici o in famiglia ma si moltiplicano sui più svariati argomenti. In Rete è forte la tendenza tuttologica per cui ci si sente all'occorrenza critici cinematografici, geopolitici, medici, virologi, astrofisici, esperti di alimentazione ecc. 
Seguo quando posso serie televisive (non pluriennali) di vario tipo, amo da ragazzo e adulto la SF cui mi hanno introdotto grandi AA. - come Isaac Asimov e Carl Sagan, entrambi scienziati prima che scrittori, o Arthur Clarke che era un inventore . 
Mi affascinò da subito il vasto sapere  di Lucas nell'ideare la prima pellicola  della saga: infatti si è ispirato al pensiero del noto antropologo statunitense Joseph Campbell. George Lucas è stato il primo regista di Hollywood a subire l'influenza di Campbell. Lucas stesso ammise nel 1977 che la sua storia era stata ispirata, in parte, all'  L'eroe dai mille volti e altre opere di Campbell. 
A me la serie The Acolyte - La seguace è piaciuta senza si e senza ma, anche perché non è finita che la prima stagione: essa è  legata ad un mondo che ho visto crescere con gli occhi affascinati della mia stessa adolescenza. Certo colpisce chi segue film e serie della mitologica saga, la crescente capacità tecnologica di realizzazione in campo di SF per cui la finzione digitalica appare una iper-realtà. Per gli appassionati (e non) è la sesta serie televisiva live action ambientata nell'universo di Guerre stellari. Per chiarire la cronologia degli eventi pseudostorici occorre dire che le vicende narrate si svolgono 100 anni prima di quelle narrate in Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma. Il noto manicheismo rappresentato nella Saga si complica ulteriormente. Dove finisce il Lato Oscuro? e il Lato Chiaro? Buona lettura con  le considerazioni di Giuseppe Paparella, giovane e brillante neo-collaboratore della ns. e-zine. (a.m.)


Il cast




THE ACOLYTE FINALE DI SERIE: PRIME IMPRESSIONI

La nuova serie tv disney + targata star wars è giunta al termine. Sviluppata da Leslye Headland, è ambientata durante la fine dell'era dell'Alta Repubblica, un periodo antecedente agli eventi dei film principali di Star Wars. La trama esplora temi di mistero e potere oscuro, seguendo la storia di un personaggio che inizia come apprendista ("accolito") e viene attratto verso il lato oscuro della Forza. L’ottavo ed ultimo episodio della serie The Acolyte, chiude in maniera emozionante alcune importanti linee narrative, che hanno fatto da fulcro per questa prima stagione, e ne apre invece altrettante in vista di una seconda, di cui si parla ma di cui non si sa ancora niente (se ci sarà non ne abbiamo certezza, anzi) . 

IL FINALE DI THE ACOLYTE (no spoiler):

Questa puntata si intitola, come la serie, proprio “The Acolyte”, e ruota infatti intorno alla figura del vero Accolito che finalmente compie i primi passi verso il suo destino. Come detto l’episodio chiude le linee narrative principali che ci hanno introdotti alla serie, e che si sono diramate dagli eventi di Brendok, e ne introduce ulteriori fornendoci dettagli preziosi sul passato di altri protagonisti.

Anche in questa occasione gli scontri e i combattimenti, oltre ad essere coreografati alla perfezione, ci hanno mostrato elementi che si sono sposati perfettamente con la trama della serie. Per non parlare dei due camei principali, che hanno contribuito ad allargare notevolmente la narrazione per un’ormai certa seconda stagione. In questo senso i primi otto episodi rappresentano quasi “un’introduzione” che passo dopo passo ha ampliato la portata degli albori di quella che sarà la lotta tra lato chiaro e lato oscuro nella saga principale, coinvolgendo sia i jedi e i loro oppositori (sia politici che sith). Ma ora arriviamo al momento degli spoiler, quindi non proseguite se non avete visto il finale.

RESA DEI CONTI SU BRENDOK (spoiler):

Dopo le rivelazioni sul passato, le prime sequenze dell’episodio finale di The Acolyte ci preparano alla resa dei conti su Brendok nel presente. Osha e Mae si ritrovano sul loro pianeta natale insieme al Maestro Sol e a Qimir, che anche in questa occasione ingaggeranno un epico scontro senza esclusione di colpi. In questi frangenti avviene il definitivo scambio tra le sorelle, che però ormai sappiamo rappresentare l’equilibrio costante di un singolo individuo tra lato chiaro e lato oscuro. Se all’inizio il lato oscuro era predominante in Mae e quasi assente in Osha, ora è il contrario. Le gemelle, infatti, vanno viste come un’unica entità in due corpi separati, e in questo abbiamo la metafora di un Force user che lotta costantemente tra luce e oscurità, tra Bene e Male, in eterna antinomia (come materia e antimateria).

Dal canto suo, anche il Maestro Sol dimostra definitivamente di non essere l’affidabile jedi che abbiamo conosciuto inizialmente. Egli, infatti, è convinto di aver agito nel giusto, anche in merito all’assassinio di Madre Aniseya, e non esita ad incolpare Mae per aver fatto degenerare tutto 16 anni prima. Sarà proprio questa convinzione del jedi, unita alla scoperta della verità su sua madre, che porterà Osha a compiere il definitivo passaggio al Lato Oscuro. Sarà lei, infatti, ad eliminare Sol con un Force choke alla “Darth Vader”, riuscendo a far sanguinare il cristallo kyber del suo ex Maestro. 



LA SCELTA DI VERNESTRA:

L’ uccisione di Sol porterà quindi le gemelle a ritrovarsi, ma la loro reunion sarà breve. Nel frattempo, infatti Vernestra le ha seguite su Brendok con una squadra di jedi, e tra i tanti risvolti interessanti sul personaggio scopriamo che Qimir fu proprio un suo ex padawan. Vernestra dimostra ancora una volta un’indifferenza quasi inimmaginabile nella giovane se stessa del passato: ella, infatti, sfrutta Sol utilizzandolo come capro espiatorio per insabbiare tutta la faccenda agli occhi del Senato Galattico. Sicuramente in cento anni passati da quando l’abbiamo conosciuta è cambiata enormemente, ma personalmente sono convinto che anche in questo caso le questioni non siano così acclarate come vogliono mostrarci e che sotto questo suo comportamento inaspettato ci siano ben altre ragioni che ancora non conosciamo.


I CAMEI E L’AMPLIAMENTO DELLA NARRAZIONE:

Nella scena finale della puntata, la Maestra Vernestra si ritrova proprio a parlare con Yoda, dimostrandoci che potrebbe esserci molto altro sotto. Si delineano dettagli per una seconda stagione che la vedrà più protagonista, ampliando il punto di vista dei jedi e del Senato sui sistemi galattici e politici che porteranno alla trilogia prequel. Sempre in contrapposizione tra i due lati della Forza, nella puntata finale avviene anche il clamoroso debutto in live action di Darth Plagueis, ufficialmente confermato come Muun anche nel canone audiovisivo.

Se da un lato quello di Yoda allarga la prospettiva narrativa sui jedi, il cameo di Plagueis “ridimensiona” la figura di Qimir e lo lascia per il momento un semplice Force user oscuro (ma non di certo meno interessante). È probabile, infatti, che il ragazzo sia una pedina nelle mani del Muun, che aspetta il momento adatto per capire chi dei due tra lui e Osha sia realmente degno di essere suo Apprendista Sith. Oppure che ci sia dell’altro, dopotutto mancano infatti ben 50 anni alla nascita di Palpatine, e tutto può ancora accadere.


CONSIDERAZIONI FINALI:


Finisce così l’ultima puntata della prima stagione di The Acolyte, questa serie ha sicuramente tanti pregi e alcuni lati "oscuri" da dipanare ma la considero in tutto e per tutto un ottimo prodotto di Star Wars. Infatti, questa serie gode di un primato: aver portato per la prima volta su schermo molti elementi rivenienti da opere cartacee, integrandoli perfettamente con la trama. Un esempio può essere il Voto di Barash, il Cortosis, il rituale del Sanguinamento, la Vergenza e molti altri elementi che rendono questa serie davvero originale. Come detto in precedenza però sono presenti alcuni difetti come, ad esempio, la scrittura talora frettolosa ( o tagli di montaggio?) su alcuni punti a causa dello scarso minutaggio degli episodi imposto dalla Disney.

Per il resto questa serie ci ha regalato spunti notevoli tra scenografia e scenotecnica tra tutti i prodotti live action di Star Wars. Continuerà?


(Giuseppe Paparella)


NOTE: 

accòlito (ant. acòlito) s. m. [dal lat. eccles. acoly̆thus, che è dal gr. ἀκόλουϑος «compagno di viaggio», comp. di ἀ- copulativo e κέλευϑος «sentiero»]. 



mercoledì 14 agosto 2024

#Cicladi VIAGGIARE PER ISOLE EGEE. #Mykonos #Delos #Arte Cicladica

 






Spiaggia di Ornos (a Sud di Mykonos)

Figura cicladica

LE CICLADI E IL MELTEMI


Le Cicladi - e in particolare Mykonos - non sono luoghi per certi incipit di romanzo del tipo "l'aria era immota e il silenzio della natura ci sovrastava". La natura e il mare sì che ci sono. Il silenzio è rotto e a tratti fischiante a causa del vento noto ad Ulisse che viene da nord-nord-ovest, una specie di maestrale non freddo, del mar Egeo. Spira forte e costante per giorni con raffiche improvvise e groppi che intimoriscono anche i velisti esperti. E' il meltemi
(dal turco: meltem; dal greco: μελτέμι o ετήσιας,) questo  particolare vento secco e non freddo che spira nel mar Egeo, particolarmente in estate. Ha origine grazie all'incontro tra l'alta pressione estiva del Mediterraneo occidentale e quella bassa tipica del Mediterraneo orientale.

Le isole di Andros, Tinos, Mykonos e Naxos sono più ventose a causa della loro posizione più esposta. Non è un caso che i club di kite e windsurf più famosi dell'Egeo si trovino proprio lì, e Tinos e Mykonos si contendono il soprannome di “isola dei venti”. A meno che voi non amiate il surfing di ogni tipo, conviene optare per le spiagge del sud che godono di ridossi piacevoli e consentono bagni da Caraibi: per esempio a Mykonos meglio Ornos. Il Meltemi rinfresca dalla calura nei vicoli stretti e tortuosi degli abitati e sulle spiagge di sabbia granulosa, altrimenti sarebbe alto il rischio di colpi di calore e di sole. Condizionatori d'aria accesi in discontinuità, bastano due finestre orientate diversamente aperte per consentire agio in una bottega o in casa. Quando partiamo da Mykonos cessa apparentemente il Meltemi e la temperatura sale subito: chissà il vento dove sarà andato a caricarsi di energia, viene da chiedersi. 

Santorini e Mykonos sono le isole più facili da raggiungere perché nei mesi estivi sono servite da voli anche diretti verso Atene, Mykonos e Santorini. Le isole Cicladi sono tante (oltre trenta più tanti scogli rocciosi) e alcune le abbiamo solo sfiorate in navigazione. Certo Santorini, ha un ruolo storico e vulcanologico importantissimo: fu al centro della grande e devastante eruzione che mise fine alla civiltà cretese e cicladica (& dintorni), che influenzò negativamente la civiltà egizia. Una catastrofe dovuta ad un supervulcano - con tsunami annesso di dimensioni immani -  avvenuta intorno al 1600 aC che cambiò il volto della storia di quelle popolazioni antiche. 

Santorini 



L'antica cultura delle Cicladi prosperò nelle isole del Mar Egeo dal 3300 al 1100 a.C. circa (età del Bronzo) con prove di insediamenti precedenti neolitici. Insieme alla civiltà minoica (Creta, dal 2600 al 1400 aC) e alla Grecia micenea (1600-1100 aC), il popolo delle Cicladi è annoverato tra le tre maggiori culture egee. L'arte cicladica comprende quindi uno dei tre rami principali dell'arte egea.

Gli idoli di pietra dai tratti essenziali del Bronzo cicladico sono unici ed hanno influenzato l'arte moderna di Brancusi, Modigliani, Giacometti, Hepworth, Moore e Ai Weiwei.

MYCONOS. 105 Km2, diecimila abitanti. Quando si sente dire che Mykonos non vale la pena ("troppo frequentata", "una specie di Ibiza" ecc.) si vede solo un aspetto turistico che privilegia intrattenimento (ce n'è tanto). D'altronde Amsterdam per alcuni è nota più per i cannabinoidi che per il museo di Van Gogh e Parigi val la pena per Pigalle. Punti di vista. L'isola offre divertimento, mare anche per bambini (a sud), ottima cucina e soluzioni alberghiere variegate, e tanta cultura con possibilità di escursioni in loco (per esempio al Faro di Armenistis e costa nord) o escursioni alle isole vicine, in primis a Delos, con nave che parte dal suggestivo vecchio porto, protetto da tante chiesette ortodosse.

Il famoso tramonto di Mykonos



Spiaggia di Ornos

Vicoli di Mykonos town


Non è casa di Aki

Delos (di fronte all'ingresso del porto, isola di Rineia

Porto di Mykonos al rientro da Delos

Faro di Armenistis (NO dell'isola di Mykonos)

Movida 



Faro di Armenistis 



I mulini a vento di Mykonos





DELOS. Solo 3,5 Km2 con poco più di dieci abitanti (è vietato soggiornare agli umani, non ai gatti). L'isola di Delos e il suo sito archeologico patrimonio Unesco  si trovano a 45 minuti di traghetto da Mykonos. Il mare è quasi sempre mosso e increspato (difendersi da eventuale mal di mare). E' stretta tra Rineia e Mykonos, ha un porticciolo che richiede perizia per ormeggiare travesto e correnti.

L’isola sacra di Delos (o Delo) è un lembo di terra roccioso. Delos, pur piccola e apparentemente insignificante,  è una delle isole più importanti delle Cicladi,  è stata sempre considerata dagli antichi il fulcro dell’arcipelago. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1990, l’isola di Delos secondo la mitologia è stata il luogo di nascita di Apollo e Artemide e oggi è un vasto sito archeologico ricco di importanti monumenti che attirano migliaia di visitatori ogni anno. Delos fu un importante centro religioso e commerciale, grazie alla sua posizione strategica, centro delle rotte marittime. Meta di pellegrinaggi incessanti come Delfi sulla terraferma, alle pendici del Monte Parnaso a Nord Ovest di Atene. Dopo essersi difesa nelle guerre persiane, cadde nel 454 aC sotto gli ateniesi. Con l’avvento di Alessandro Magno ottenne nuovamente l’indipendenza e il suo potere economico. Fu il perno dei commerci del mediterraneo orientale e centro cosmopolita. Anche i romani riconobbero all’isola lo statuto di porto franco.  Interessante e sopra ogni aspettativa è il Museo Archeologico con al riparo i veri leoni della Terrazza dei Leoni, quasi un simbolo dell'isola.






Il sito archeologico copre quasi l’intera isola: dal porto una maestosa via sacra porta al Santuario di Apollo, dove ci sono templi e altari. A nord c’è il lago sacro, con la famosa Terrazza dei Leoni, e l’Agora detta degli italiani. Alcune delle case mostrano ancora dei magnifici pavimenti a mosaico. I monumenti coprono un arco di tempo che va dal periodo arcaico, attraversa l’età classica, fino al periodo ellenistico e sono suddivise in 4 aree principali: il quartiere marittimo, il teatro, il Santuario di Apollo al centro del sito a nord del porto e il distretto del Leone. 


Primi reperti

Statua di Apollo (seconda metà del II secolo aC)

I leoni veri nel Museo di Delos

Testa di leone ben conservata

Vaso con rappresentazione della guerra di Troia



La Terrazza dei Leoni (le vere statue sono nel Museo locale)


Museo di Delos

Lago Sacro

lago Sacro di Delos con alghe rosse

Isola di Delos alle spalle

Moletto del porticciolo di Delos, battuto dal vento



L'isola posta tra Rineia e Mykonos, è l'isola "sacra" di Delos, patrimonio culturale Unesco.


Santorini dallo spazio: impressionante il cerchio della caldera sommerso


NOTE E SITOBIBLIOGRAFIA


- Usiamo il termine italiano LUOGO perché non ci piace il termine impreciso e modaiolo di  LOCATION. Puntuale il portale della autorevole TRECCANI in Rete: " Luogo, ambiente, sito in cui si prevede che debba essere girata una scena di un film o di uno spettacolo televisivo; viene identificato mediante appositi sopralluoghi preventivi." https://www.treccani.it/

- McCoy F,W, Modelling the Climatic Effects of the LBA Eruption of Thera: New Calculations of Tephra Volumes May Suggest a Significantly Larger Eruption than Previously Reported  in https://www.agu.org/meetings/cc02babstracts/McCoy.pdf  


- La “capsula del tempo” di uno tsunami di 3.600 anni fa getta luce su uno dei più grandi disastri dell’umanità : //www.nationalgeographic.it/la-capsula-del-tempo-di-uno-tsunami-di-3600-anni-fa-getta-luce-su-uno-dei-piu-grandi-disastri-dell-umanita

- https://www.grecia.info/isole-cicladi/

- Isole  Greche,  in In Viaggio, editoriale Mondadori, n.284, maggio 2021.

- Arte cicladica e Museo di Arte Cicladica ad Atene: : https://cycladic.gr/en/ektheseis/kykladiki-techni/


( a cura di Achille Miglionico e Tina Ardito)