domenica 22 maggio 2016

La gratificazione della Pazienza: il 23 Maggio il grande fumettista avrebbe fatto 60 anni




Perché per avere occasione di parlare di Andrea Pazienza si è dovuto attendere l’arrivo del suo (virtuale) sessantesimo compleanno?
Andrea Pazienza, Paz, classe 1956, artista poliedrico, ma prima di tutto fumettista, è segnato da un’intensa parabola artistica cominciata, a detta di sua madre, a soli diciotto mesi e conclusasi decisamente troppo presto nel 1988 (a soli 32 anni).
Esordisce come uno dei fondatori di storiche riviste del fumetto italiano come “Il Male” e “Frigidaire”, collabora con “Cannibale” e “Corto Maltese”, realizza locandine di film (La città delle donne – Federico Fellini), copertine di dischi e anche una serie di tavoli.
Mai figlio del suo tempo, come i suoi personaggi. Questi, infatti, nei suoi fumetti sono sempre riusciti ad andare oltre,
“senza mai tornare indietro nemmeno per prendere la rincorsa”, come lui stesso teneva a evidenziare. Il suo stile di disegno “supersonico” deriva dal profondo legame che s’instaura tra lui stesso e il soggetto che rappresenta.
Diretto specchio del suo stato d’animo, le opere sono connotate da un’affascinante abilità nel saper volare da un tema impegnato, articolato, a tratti violento (vedi Zanardi), passando attraverso vignette connotate da graffiante satira, politically incorrect (Pertini), fino a racconti dove si respirano allegria, spensieratezza e risate o raccolte di disegni specifici per tema, come Bestiario, un’opera gigantesca che raccoglie schizzi e serie di disegni dei più svariati animali, da sempre soggetto preferito di Pazienza.

Nei suoi disegni onirici ci si perde e ci si ritrova in ogni segno, ogni colore (se presente) restando travolti da urla, e sospiri. Proprio questi caratterizzano la sua opera più nota, Zanardi. Qui Pazienza descrive le avventure di un liceale eterno ripetente, risucchiato da un vortice nichilista, intento a sperimentare droghe con comportamenti ben oltre il limite della legalità, completamente disinteressato a qualsiasi iniziativa socialmente produttiva immerso in uno scenario di  avventure intrise di nefandezze. Siamo al punto più reale della produzione dell’artista che si distacca dal semplice fumetto, materializzandosi in vera e propria esperienza. Il racconto, infatti,  non segue alcun processo catartico, non c’è alcuna redenzione alla sua fine, né alcun ammonimento. L’insegnamento che se ne può trarre sembra difficilmente percettibile. Può però aiutare a esorcizzare un simile disagio di vivere. Un male così diffuso nella società, che l’inquina forse in maniera meno plateale ma più subdola e che il fumetto invece enfatizza e con merito porta agli occhi di tutti. Anche se, seppur nella sua cruda violenza tutto ci apparirà comunque sempre irreale. Del resto è un fumetto.


Zanardi medioevale

Andrea Pazienza è un turbine di emozioni e situazioni al limite della realtà, o meglio, reali ma inscritte in una grande favola. La fantasia.
La sua opera omnia è come una delicatissima suite musicale, composta da sezioni come macigni dense di significato, espressione di un animo tormentato, e altre che sono appaganti anche solo visivamente, mai banali e, sempre incisive. Per poterla gustare si è dovuto attendere non poco. Il quotidiano la Repubblica ha deciso di omaggiarlo, in occasione del suo compleanno, con una pubblicazione dei suoi albi (disponibili settimanalmente dal 21 Maggio assieme al quotidiano o L’Espresso) compresi di opere e raccolte di disegni inediti.
Un autore unico nel suo genere: innata sensibilità trasferita nell’arte e attraverso questa, espressa in un insieme di sapori, odori, storie, orrori, e, infine, amore. Andrea Pazienza, un maestro della bellezza. (Michele Liguori)


Autoritratto – 1987

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