martedì 5 dicembre 2017

MATERA ''CAPITALE'' : A CHE PUNTO SIAMO ?


    



MATERA  ''CAPITALE'' :   A  CHE  PUNTO  SIAMO ?
Un cittadino "partecipante" riferisce di entusiasmi e di ansie





Rappresento solo alcuni degli umori della città, tenuto conto di quanto e tanto ci sarebbe da conferire in proposito e da parte di tanti. Proprio pochi giorni fa, qualcuno avanzava il timore - negli interessanti ''incontri del giovedì'' - che la cittadinanza potrebbe non essere all'altezza per ''l'anno che sarà'. Temere per chi e che cosa? Per noi, ''che eravamo, che siamo, o che diveniamo'' ? D'altronde l'identità cittadina si trasforma già nei contesti di normalità storica, dunque immaginate che cosa succeda in una città stravolta da un evento storico propulsivo che la esorta al risveglio dalla inerzia e abitudine. A tal proposito c'è chi la invoglia ad indirizzare i propri progetti verso l'orizzonte levantino, più che orientarli all'interno, dove le criticità sono più radicate. Nessuna ipertrofia ma anche nessuna vergogna egoica. Va da sé che è definitivamente svanita e accantonata l'immagine di ''città-vergogna'' (così come fu definita Matera dall'allora capo del governo Alcide De Gasperi nel lontano 1953, quando per l'appunto si legiferò sul risanamento dei ''Sassi''): oggi siamo passati alla ''città-orgoglio''.
Tentennamenti ce ne sono nei materani dinanzi al nuovo: siamo stati tutti presi dall'ansia di prestazione, per la responsabiltà del riconoscimento e della organizzazione. Allora, a metà fra incredulità iniziale e lusinga al tempo stesso, ci siamo chiesti che cosa e come fare affinché il progetto si realizzi. Certo non dobbiamno né ascoltare le cassandre né credere agli pseudo-detrattori che, un po' ironicamente un po' per copione culturale, definiscono la comunità non "capitale della cultura", ma ''capitata' nella cultura per il 2019. Niente succede per caso. C'è stato tanto lavoro dietro il riconoscimento, tanto tanto lavoro, tante tante idee.
Perché non dovremmo essere degni rappresentanti della cultura in ambito europeo e in quello più ampio e globale che il termine cultura intende e sottende? E perché mai un abitato così storicamente segnato dal destino di essere geograficamente al di sotto di Eboli, dove Cristo si è fermato, non potrebbe rappresentare un valore, una prospettiva o un sogno, addirittura globale?
Per fortuna ''TripAdvisor" ci viene incontro affermando che, sì, oggi la città di Matera rappresenta un valore né frammentario né casuale, anzi globale, in quanto posizionata al 6° posto tra i siti Unesco più visitati nel mondo. Per la precisione la speciale classifica "TripAdvisor" sui siti del Patrimonio dell'UNESCO, trova Matera, la "Città dei Sassi" al primo posto in Italia e, al sesto della classifica globale. Matera è l'unico sito italiano Patrimonio dell'Unesco del top ten mondiale. La classifica italiana vede tra i 10 siti italiani: 1.Sassi di Matera; 2.Duomo di Monreale (PA); 3.Centro storico di Siena.
Eppure, nonostante ciò, c'è sempre qualcuno che, negando ogni evidenza, si trincera nello sfiancante gioco berniano del ''Si, Ma'', affermando che l'immagine di ''città-cartolina'' da sola non basta. Si sa, gli italiani in genere sono i peggiori denigratori di se stessi ed anche a Matera non riusciamo a fare eccezione.
Nè vorremmo, tuttavia, cadere nella trappola di chi attribuisce faziosamente il titolo ad una sola parte dei cittadini, in contrapposizione ad altre. La città è leviana (Carlo Levi) di cultura ma anche polivalente ed evoluta, sicuramente proiettata verso il futuro. Allora, perché abbiamo vinto?
Una risposta possibile ci viene offerta anche dalle considerazioni dell'architetto materano Laureano, autore dei rapporti per l'iscrizione nella lista del Patrimonio Unesco (dove l'abitato inoltre era incluso come sito sin dal 1993): costui assimila i ''Sassi di Matera'' a "... voce dei luoghi messi ai margini della modernità", una voce foriera di "valori profondi, oggi essenziali per il pianeta intero''. E completa il pensiero sottolinendo il ''senso della comunità trasmesso dai villaggi e paesi abbandonati dove permangono le relazioni e la solidarietà'' .
Ciò a significare quanto una cittadina minore, ''meridionale,, (con quel che sottende l'aggettivo) o addirittura tormentata, sia capace di raccontare e rappresentare la storia, a mo' di esempio e di valore universale, ''nonostante tutto''. Le relazioni umane così rispuntano per l'appunto oggi, per il tramite di un turismo straordinario e ovviamente inusuale per la gente, turismo il quale oltre a rappresentare una virtù economica, sviluppa e (si) arricchisce di scambi tra mondi diversi e lontani, che si avvicinano attraverso l'incontro. Incontro tra ''cittadini temporanei''- i turisti - e ''cittadini permanenti '' - gli abitanti – (E' questo il linguaggio della Capitale).
Scogli da superare ce ne sono ancora. L'amministrazione comunale ha deciso in accordo, ma tardi, di unire le forze, abolendo praticamente l'opposizione.
Le infrastrutture sono precarie, anche se si lavora in tale senso. L'imprenditorialità e la cultura a volte viaggiano separatamente senza incontrarsi, e parecchi asseriscono che la comunità non debba essere solo la capitale delle focaccerie o friggitorie. Le guide accreditate (circa 100) lavorano in contrapposizione a quelle abusive, imprecise e invasive. Ma tutto procede con fervore e passione. Per fortuna, in una prospettiva più positiva, c'è chi pensa all'incontro anzidetto fra imprenditori e cultura, e così capita che, nel profondo di un antro-cantina, in quei Sassi, magari nel retro di una trattoria accorsata, gli ''incontri del giovedì'' (già citati in apertura), ci preparano dialetticamente ''aspettando il 2019''. Proprio negli incontri (non negli scontri) ci si chiede quindi, ''a che punto siamo? '' e, soprattutto, ''come proseguiamo?" Alla prossima. (Matera, dicembre 2017).




Italo  Zagaria

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