lunedì 25 luglio 2016

SAPEVATE CHE....? A #ISCHIA SI PUO' AMMIRARE LA PIU' ANTICA SCRITTURA GRECA DEL MEDITERRANEO: LA COPPA DI NESTORE

E SE DOMANI, MAGARI FRA 3MILA ANNI, UNA NOSTRA CERAMICA DI CASA FOSSE RITROVATA CON UNA SCRITTA INCISA? sarebbe un bel colpo per l'archeologo del futuro

Oggi vi portiamo ad Ischia, a Lacco Ameno: alla scoperta di un reperto archeologico tra i più importanti al mondo e per il quale molti musei stranieri farebbero carte false pur di acquisire il pezzo. Eppure tanti di noi ne ignorano persino la esistenza. 


LA COPPA DI NESTORE


La Coppa di Nestore, di fattura greca, risale al 725 a.C. (Roma era stata fondata da pochi anni, per intendersi) ma la singolarità del pezzo risiede nel fatto che esso reca una scritta (epigrafe) in greco così antico (alfabeto euboico) da dover essere letto da destra a sinistra (contrariamente al greco e analogamente al fenicio, dal quale alfabeto derivano tutti gli alfabeti mediterranei). Straordinario. Ma come mai si trova ad Ischia? Ed erano così colti i coloni della Magna Grecia che vi si insediarono?


Kotyle importata da Rodi con iscrizione graffita in versi, nota come "Coppa di Nestore". Dalla necropoli, Valle di S. Montano (Lacco Ameno), Tomba 168. 725 a.C. ca. VETRINA XX del Museo di Pithecusae (villa Arbusti, Corso Angelo Rizzoli, 210, Lacco Ameno, Ischia.







Una sala del complesso museale di Villa Arbusto. Una Sezione è dedicata alla figura del mecenate Angelo Rizzoli (editore, produttore cinematografico) che tanto contribuì al lancio dell'isola di Ischia negli anni Cinquanta. Le anfore tardo-geometriche della Necropoli di Valle di San Montano erano adibite a enchytrismos, cioè accoglievano neonati morti.


I muli della "Stipe dei cavalli", località Pastola, Lacco Ameno


Le tombe degli adulti erano in genere a cremazione (a tumulo) mentre le tombe a fossa erano per i fanciulli (inumati a enchytrismos, cioè in anfore o pithoi)


 Nell’VIII secolo a.C. greci provenienti dall’Eubea si insediano ad Ischia e vi fondano una colonia, Pithekoussai: è la prima volta che ciò accade in Italia; qualche decennio più tardi sarà fondata Cuma.


Perché i greci si sono spinti tanto lontano dalla madrepatria? Perché, presa la decisione di stabilirsi ad Ischia, si insediano a Lacco Ameno?

L’archeologo Giorgio Buchner, scopritore di Pithecusa, scriveva: “A prima vista appare sconcertante che le colonie greche più antiche, Pithecusa e Cuma, siano state quelle rimaste anche in seguito le più settentrionali in Italia, le più lontane dalla madrepatria. E’ evidente, inoltre, che non si presceglie una piccola isola montagnosa e collinosa, per giunta così lontana, per impiantarvi una colonia agricola e di popolamento. (…) …la fondazione di Pithecusa ha avuto motivi di carattere commerciale”. Era vero.
All’epoca erano già sfruttati i giacimenti di rame e ferro dell’Elba e dell’Etruria; l’ipotesi che la fondazione della colonia (e non di un semplice emporium) sia legata all’estrazione di rame e ferro all’Elba e in Etruria ha ricevuto conferma allorché sono state ritrovate officine per la lavorazione del ferro, con residui metallici di provenienza elbana.

Diceva ancora Buchner, che ha ridisegnato la archeologia delle isole del Tirreno:” La località prescelta dai coloni era in posizione particolarmente favorevole per l’impianto della nuova città, somigliante a quella di molti altri insediamenti costieri ellenici. Il promontorio di Monte Vico, che forma la punta nord-occidentale dell’isola, si protende nel mare con coste a picco ed anche verso l’entroterra presenta pendii scoscesi, facilmente difendibili, che racchiudono in alto un’area abbastanza vasta e relativamente pianeggiante. I due approdi alla base del promontorio, la baia di san Montano a N-W e quella che era spiaggia dei pescatori aperta verso N-E, assicuravano riparo secondo i venti. Ai piedi dell’acropoli, la valle pianeggiante di san Montano offriva un’area adatta per l’impianto della necropoli”.

LA COPPA DI NESTORE, RITROVATA E RICOMPOSTA DA BUCHNER NEL 1955, RECA UNA INCISIONE POST-COTTURA CHE ATTESTA IL LIVELLO DI CULTURA DEGLI ABITANTI




La coppa è una kotyle, ossia una tazza piccola, larga non più di 10 cm, di uso quotidiano, decorata a motivi geometrici. Fu importata nella colonia greca di Pithekoussai, l'odierna Ischia, da Rodi, secondo alcuni insieme ad una partita di vasi contenenti preziosi unguenti orientali, e portata alla luce nel 1955 dall'archeologo italo-tedesco Giorgio Buchner, che sia avvalse della collaborazione di Carlo Ferdinando Russo per lo studio epigrafico. La coppa, rinvenuta in circa cinquanta frammenti poi ricomposti, faceva parte del ricco corredo funebre appartenente alla tomba di un preadolescente di appena dieci anni. Essa reca inciso su di un lato in alfabeto greco eubolico in direzione retrograda, ossia da destra verso sinistra (come nell'uso fenicio), un epigramma formato da tre versi, il primo con metro giambico e il secondo e terzo con perfetti esametri dattilici. L'epigramma fa riferimento alla famosa coppa descritta nell' Iliade di Omero:  "Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona". Le lacune sono tutte interpretabili con sufficiente sicurezza, solo la seconda parola del primo rigo presenta quattro o cinque lettere mancanti. L'iscrizione si rifà dunque a quanto descritto nell'XI libro dell'Iliade v. 632, in cui si narra della leggendaria coppa dell'eroe acheo Nestore (la coppa era tanto grande che occorrevano quattro persone per trasportarla).




A VILLA ARBUSTO "METAMORPHOSIS, i miti, i luoghi, la memoria" dal 3 Luglio all'11 Settembre 2016: teatro, musica, cinema, arte, archeologia.

Il Museo merita molte più visite. Si organizzano nella Villa manifestazioni culturali e teatrali proprio per attirare visitatori. La vista dalla Villa è superba. 
*Molte informazioni sono tratte dalla monografia di Costanza Gialanella "Il Museo di Pithecusae", ed. Nuvola Grafica, 2012. (am, foto am)

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