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| da sin. Achille Miglionico, Alfredo Nolasco e Lucia De Mari (Direttore Resp.le di InCultura) |
INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CIBERNETICA E BIOETICA:
A CHE PUNTO SIAMO?
Simposio SIEB sull’Intelligenza Artificiale – II Edizione, anno 2026
A conclusione del “Corso introduttivo alla comunicazione berniana” del 16 maggio 2026, il SIEB (Seminari internazionali Eric Berne) ha dedicato ampio spazio al tema dell’Intelligenza artificiale e ai suoi più recenti sviluppi.
Se la I edizione di questo simposio satellite, inaugurata nel 2025, aveva affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con un titolo che rimandava, di sillaba in sillaba, alla metafora di un’identità alternata o confusa tra intelligenza artificiale e pronome personale - IA e IO - enunciato a chiare lettere nel titolo “I.A. tra cibernetica e bioetica: IA o IO?”; nella II edizione, ci si chiede invece, coraggiosamente – ed è proprio il caso di dirlo –, a distanza di un anno, «a che punto siamo?», come recita la locandina: “Intelligenza Artificiale tra cibernetica e bioetica: a che punto siamo?”.
Il simposio è stato introdotto dall’oboe di Giulia Marzano, docente e artista raffinata e poliedrica; moderato dal noto e apprezzato conduttore e giornalista Alfredo Nolasco; e arricchito dalla presenza di Lucia De Mari, volto noto del giornalismo e assessore uscente, da sempre impegnata sul piano culturale e politico, nonché nostro direttore responsabile del blog Incultura.
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| Un intermezzo magico: la Maestra Giulia Marzano, Obe |
I contributi, curati coralmente dalla Redazione di Incultura, sono stati molteplici e hanno permesso di osservare il tema principale da differenti punti di vista, generando nel pubblico domande e riflessioni che mostrano quanto l’attenzione e le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale siano in decisivo aumento. Seguono le aree argomentate, titolo per titolo, accompagnate da un breve abstract esemplificativo.
Con il suo Dall'Ipse Dixit all’Oracolo di Delfi, Achille Miglionico (Presidente SIEB, Direttore didattico dell’Istituto e neuropsichiatra), interviene con un accurato report di quanto emerge, da più parti, circa i danni cognitivi e comportamentali derivati dalla serie di dipendenze digitali, sia su di un pubblico adulto, sia, e soprattutto, tra i più giovani e coloro che di fatto stanno crescendo in un contesto deprivato di circostanze, abilità, risorse, mezzi e occasioni che avrebbero potuto - e dovuto - avere a disposizione. Il suo contributo, ricchissimo di spunti e dati, diventa occasione, denuncia e richiamo alla necessità di mantenere aperto il tavolo del dialogo, sollecitando le parti adulte a intervenire costantemente e responsabilmente al fine di mitigare i bias emergenti e favorire l’imprinting di un’educazione consapevole e in alcun modo delegabile ad apparecchiature elettroniche o sistemi di machine learning.
Il tempo della cura, Kairos, di Neus Lopez Calatayud (Psicoterapeuta, e Istruttore Senior di Mindfulness), dedica sensibile attenzione al tema della percezione del tempo entro cui si svolgono le relazioni, tanto nella quotidianità quanto, soprattutto, nei luoghi e contesti di cura e nei momenti di sofferenza dell’anima che necessitano di nutrimento, tempo, pazienza ed empatia: nulla di ciò può in alcun modo delegarsi a una chat o a una intelligenza artificiale. Tutto ciò nel mentre varie fonti giornalistiche portano all’attenzioni i primi casi conclamati di dipendenza dall’intelligenza artificiale: l’uso crescente delle chat di intelligenze artificiali in sostituzione di genitori, parenti, amici o persino della consulenza terapeutica ove necessaria, richiama tutti a riflettere su come interagire e intervenire nei contesti in cui operiamo.
Ai & Copyright di Lidia Ratti (UX writer), prende avvio dal caso di Eddie Dalton, bluesman sintetico prodotto dall’intelligenza artificiale generativa; richiama il tema del deepfake vocale con il caso di Sienne Rose; menziona la band country Breaking Rust, interamente generata tramite AI; e indica, come esempio e forse monito, il recentissimo caso dell’attore scomparso Val Kilmer, riportato “in vita” dall’intelligenza artificiale e prossimo al ritorno al cinema come prodotto di elaborazione artificiale. Era inevitabile attraversare il tema del copyright, discusso crocevia normativo, in attesa di ridefinizione coerente tra diritti e responsabilità. Da un lato, il dibattito si concentra sulle possibili violazioni sia in fase di input – addestramento e training dell’intelligenza artificiale – sia in fase di output, cioè nelle risposte, produzioni e opere realizzate con intelligenze generative e, dall'altro, deve considerare lobby, interessi di mercato e normative tutt'altro che chiare e uniformi. Al momento con riguardo all’output e quindi all’opera generata – sia chiaro, generata e non creata: l’AI non crea – prevale il riconoscimento della proprietà intellettuale validato sulla base dell’effettivo apporto umano che deve imprescindibilmente restare dominante. In fase di addestramento tutto appare più caotico e complesso: nella maggior parte dei casi conosciamo in modo generico le fonti di training, non siamo in grado di definire possibili rischi di plagio e ignoriamo quanti dati provengano, ad esempio, da shadow libraries – biblioteche ombra – o da materiale protetto e utilizzato senza regolare autorizzazione. Questi sono soltanto alcuni esempi che definiscono il clima di incertezza e lasciano aperti molti interrogativi che sarà necessario chiarire e regolamentare. Non solo copyright, dunque, ma anche licenze, termini d’uso, certezza delle fonti, normative, tutele, otre alla tracciabilità del training, costituiscono alcuni dei punti oggetto di dibattito sul quale ci sarà ancora tanto da dire e fare.
L’Intelligenza artificiale come metafora nella vita quotidiana di Claudio Leone (Docente di lettere, counselor a orientamento analitico-transazionale e scrittore), sviluppa una riflessione che prende avvio tanto dall’esperienza didattica quanto dalle cronache più recenti. Il suo intervento porta in primo piano vari titoli giornalistici esemplificativi per i contenuti di denuncia di recenti casi - estremi - in cui l’attribuzione di un valore di verità e la personificazione del “dialogo artificiale” con l’AI ha indotto taluni, certamente in un qualche modo più fragili o meno consapevoli, a gesti dalle tragiche conseguenze. Nel discuterne il relatore si sofferma su fonti, suggerisce letture di approfondimento e osserva, soprattutto, come si stia manifestando una tendenza semantica a comparare, in modo apparentemente del tutto logico e coerente, quasi fosse del tutto naturale, ciò che in natura non lo è affatto; sottolinea come, più e più volte, sia generalizzato e divulgato un linguaggio che confonde e contribuisce a divulgare una sorta di personificazione della macchina artificiale. Occorrerebbe, piuttosto, tracciare un netto distinguo tra l'uno e l'altra, tra uomo e macchina: l’uomo pensa l’universo, la macchina elabora dati e simula. In alcun modo essa dovrebbe essere identificata con la persona. Non «ella», dunque, ma «essa»; non persona ma cosa; non aiuto, ma strumento. L’AI va intesa coerentemente con le sue funzioni: non è persona, ma un simulatore di persona, qualcosa che potremmo al più concepire come simulacro, tanto più che proprio in questa simulazione rischiamo di smarrire le nostre identità più autentiche e personali.

AI e mercato del lavoro di Michela Gentile (Project Manager), pone al centro dell’intervento l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato occupazionale. Quella che inizialmente avrebbe potuto rappresentare un’automazione finalizzata ad affrancare l’uomo dai compiti ripetitivi e manuali, sta, di fatto, prendendo piede e trovando applicazione in ogni settore, comprese le professioni altamente specializzate. Pur riconoscendo l’importanza strategica dal dato e la necessità di lasciare che differenti competenze “dialoghino tra di loro” integrandosi e specializzandosi in contesti AI, generando nuove forme di competizione e nuove richiesta di competenze, differenti studi suggerirebbero che questa rapida rivoluzione tenda maggiormente a mitigare rischi, velocizzare processi e migliorare operazioni piuttosto che ad escludere o sostituire l’uomo. L’intervento richiama quindi alla necessità di un dialogo sociale tra le parti coinvolte – governi, datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori – al fine di preparare un futuro digitale inevitabile ma che, con le dovute cautele, possa rivelarsi in qualche modo equo e sostenibile, purché supervisionato dalla mente umana ...
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| Claudio Leone |
A un anno dal primo confronto pubblico sul tema, la domanda non sembra più essere “IA o IO?”, ma quale spazio l’uomo intenda preservare per sé nell’epoca della simulazione intelligente. Il simposio, più che offrire risposte definitive, ha mostrato quanto il confronto sull’intelligenza artificiale sia inevitabile e urgente, prima ancora che sul piano propriamente tecnologico, sul piano umano, educativo, etico e relazionale nonché sul piano ecologico (le IA sono energivore anzi energivoraci, come ha detto Miglionico).
Tina Ardito, Pietro Grippo e Emanuele Fabiano
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| Michela Gentile e Achille Miglionico |
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Parte della Redazione di InCultura: da sin. Domenico Ardito, Lidia Ratti, Tina Ardito, Achille Miglionico, Claudio Leone, Neus Lopez. |
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