La strage assurda quanto inutile: la banalità del Male.
Un semplice cippo a forma di parallelepipedo ricorda uno dei tanti eccidi perpetrati dalle forze nazifasciste in Italia pur essendo al termine della II Guerra Mondiale. Camminando per una Bologna meno nota e centrale, si incontra il monumento nel verde della piazza Caduti di San Ruffillo. Nel silenzio del quartiere, reso vitale dal cinguettio primaverile degli uccelli e da qualche cane che gironzola portando a spasso umani, fermarsi è d'obbligo incuriositi da quel pezzo di oblio: poi ci si ritrova con un groppo in gola a scorrere la lista di oltre ottanta nomi che apprenderemo poi sono stati desunti dal riconoscimento tardivo delle salme da parte dei familiari. All'elenco triste di tanti giovani prelevati dalle carceri con l'inganno della deportazione e uccisi così, con la sola determinazione di cancellare - a guerra già perduta - tante vite, si aggiunge la amara considerazione che in ogni orrore bellico vi sono vittime dell'ultimo minuto quasi a ribadire che la morte non guarda in faccia a nessuno e neanche al calendario.
Che sfortuna, per chiunque, morire a guerra già al termine.
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| Piazza Caduti di San Ruffillo, a Bologna. |
CADUTI DI SAN RUFFILLO
Tra il 10 gennaio e il 16 marzo 1945 gruppi di partigiani catturati nelle settimane precedenti in provincia di Bologna, a Imola, Castelfranco Emilia e Bondeno (FE), vennero prelevati dalle carceri di San Giovanni in Monte, condotti nei pressi della piccola stazione di San Ruffillo e fucilati da militi della GNR e da SS tedesche. I cadaveri furono gettati nei crateri prodotti dai bombardamenti alleati nell'area ferroviaria, usati come fosse comuni. Gli eccidi furono scoperti nel maggio 1945, quando cadaveri cominciarono a riaffiorare dal terreno. Solo 73 delle 96 salme rinvenute furono riconosciute dai familiari. Il monumento in memoria venne realizzato nella citata piazza Caduti di San Ruffillo, non lontano dal luogo dell'eccidio.
Fu una delle maggiori stragi di detenuti politici fra quelle avvenute durante l'intero periodo di occupazione tedesca in Italia, preceduta per entità solo da quella delle Fosse Ardeatine (335 civili), da quella di 67 internati di Fossoli compiuta al poligono di tiro di Cibeno, e da quella di 59 detenuti genovesi al Passo del Turchino.
La differenza è sostanziale: mentre in quei casi i tedeschi avevano dato pubblico annuncio delle esecuzioni quali rappresaglie in risposta ad azioni ostili contro di loro, la strage a San Ruffillo seguì la perversa logica del sistematico sterminio segreto dei partigiani.
L'esecuzione del 10 febbraio fu infatti solo la prima fra quelle che ebbero luogo alla piccola stazione di periferia - così documenta la preziosa fonte dei registri del carcere bolognese. Altre esecuzioni avvennero il 20 febbraio, poi l'1, il 2, il 16 e il 21 marzo, per un totale di novantaquattro 94 vittime accertate. Risulta dagli archivi che nel corso del mese di aprile (!), in tre date, furono fucilati complessivamente altri trentanove 39 detenuti provenienti da arresti compiuti nella provincia di Bologna e a Bondeno, nel Ferrarese: furono prelevati per essere uccisi nello stesso modo ma in un'altra località, forse Rastignano di Pianoro, e risultano a tutt'oggi dispersi. Anche alla loro memoria, dunque, va intesa qualsiasi iniziativa che ricordi le vittime di Sabbiuno e San Ruffillo. L'eccidio di San Ruffillo venne invece scoperto nei primi giorni del maggio 1945, quando casualmente furono rinvenuti alcuni corpi affioranti dal terreno smosso da altre esplosioni. Abbiamo evitato prima di pubblicare le atroci foto d'epoca ma riteniamo che esse possano contribuire alla formazione di generazioni che talora fanno fatica a distinguere reale e virtuale.
Solo pochi giorni prima, il 21 aprile, Bologna era stata finalmente liberata, e il 25 Aprile l'Italia si liberava e procedeva verso la democrazia.
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| Quel che rimaneva della stazione di San Ruffillo nel 1945. |
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| Per le fosse comuni si approfittò dei crateri delle bombe. |
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| Arturo Ansaloni (al centro) redige il verbale per il ritrovamento dei cadaveri dei partigiani fucilati dai nazifascisti a San Ruffillo. (Ansaloni). |





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