sabato 24 aprile 2021

Pseudo-mappe e realtà contemporanea. Alla scoperta di "Nova Utopia" di Stephen Walter, artista visuale.








 Interessante contributo di Claudio Leone, che recentemente ci ha introdotti al mondo dantesco da una nuova visuale (i paesaggi danteschi). 

Oggi ci parla di UTOPIE e DISTOPIE in un mix artistico come quello delineato dall'artista britannico Stephen Walter

Un chiarimento (inutile per tanti).  

Come disegnare il mondo come si vorrebbe che fosse: UTOPIA.

Come disegnare il mondo come non si vorrebbe che fosse o diventasse: UTOPIA NEGATIVA o DISTOPIA (“Che cosa succederebbe se continuassimo a insultare la biosfera? per esempio). (la redazione)


Pseudo-mappe e realtà contemporanea. Alla scoperta di Nova Utopia di Stephen Walter, artista visuale.

L’artista inglese Stephen Walter “gioca” spesso con le mappe, creando pseudo-mappe che raccontano la contemporaneità attraverso l’allusione a fatti storici reali o verosimili, oppure con interventi artistici che applicano dati reali alla rappresentazione cartografica. (1)  L’artista inglese, nato nel 1975, laureatosi presso la Manchester Metropolitan University e il Royal College of art di Londra, è un incisore e artista visuale. La cifra caratteristica dei suoi lavori è una “investigazione nel disegno ossessivo, semiotica e fenomenologia dei luoghi” ed è particolarmente famoso per le sue mappe disegnate a mano, che mostrano una enorme quantità di particolari e la compresenza di informazioni visive e testuali. 

Nel 2013 pubblica “Nova Utopia”, la mappa di un’isola di fantasia, che presenta una maniacale e iper-dettagliata rappresentazione di icone, frasi e toponimi. Essa è ricalcata sulla mappa di Utopia di Abraham Ortellius, che, nel 1595-6, diede forma a Utopia di Tommaso Moro. In questa opera l’artista immagina Utopia al giorno d’oggi, a cinquecento anni dalla sua “fondazione”.

L’artista inglese allega alla sua mappa la Visitor’s guide to Nova Utopia, curata dallo stesso autore, e scritta alla maniera dei depliant per turisti, nel quale si ripercorre la storia dell’isola

In principio abitata da un’oscura cultura druidica (di cui non restano testimonianze scritte ma strade e monumenti con probabili connessioni astronomiche), l’isola è poi conquistata da nuovi coloni che la ribattezzano “Utopia”, sostituendo il vecchio nome di “Navel of the Earth” (ombelico del mondo). Seguono poi “anni di transizione” tra il ‘500 e l’800, inaugurati -storiograficamente - dall'opera di Raphael Nonsenso che per primo, nel 1516, descrive l’isola e i suoi costumi, incentrati sull’assenza di denaro per preservare la struttura della società. La descrizione operata dal famoso viaggiatore e poi continuata per il resto della sua vita permette all’Occidente la conoscenza dell’isola. Il riferimento è schiettamente diretto verso l’Utopia di Tommaso Moro, pubblicata appunto nel 1516, il cui protagonista si chiamava Raphael Hythlodeus (dal greco antico δαίων, distributore, e ύτλος, non-senso), reporter dell’isola di Utopia. 

Il racconto presente nella Visitor’s Guide prosegue con la menzione, a inizio Ottocento, di influssi provenienti dall’esterno, tra i quali il subentrare della tecnologia, che innescano un progressivo materialismo e voglia di imprenditorialità nella società: presupposti che lastricano la strada alla rivoluzione compiuta per mano dei “Capitalisti” nel 1900. Essi, con l’aiuto di mercenari, riescono a vincere gli Utopisti, arroccati nella regione settentrionale di Feo (tra l’altro, aggettivo spagnolo che significa “brutto”). L’isola si trasforma, quindi, in una società capitalista attraverso l’introduzione del denaro e della proprietà privata fino a diventare, ai giorni d’oggi, l’isola del “tempo libero”, che trae profitto dalla varietà di attività di svago e di turismo per qualsiasi target. 

La Visitor’s guide permette un raffinato gioco “letterario” tra il testo e la mappa: questo pseudo-documento, scritto come una brochure per turisti, è l’unica “fonte” per la conoscenza dell’isola e quindi è da considerarsi come un’espressione del potere vigente, che proietta l’immagine che vuol dare di sé e come tale, seppur in un continuo gioco allusivo, va considerata. Mutatis mutandis, valgono le parole del filologo Luciano Canfora a proposito della ricerca storiografica, che deve essere attenta a scorgere le motivazioni che hanno spinto qualcuno a scrivere qualcosa: «La ricerca storica si frantuma invece in una infinita serie di ricostruzioni di fonti (documentarie e storiografiche), le quali ci danno alla fine l’idea che qualcuno ha voluto che ci facessimo di un determinato evento. Basta saperlo».


L’isola è divisa in sei regioni, ognuna con una propria particolarità e storia. 



Prora, che rievoca Seebad Prora, nome della località turistica ideata dai nazisti, è un inno al turismo balneare massificato e capitalizzato. Lungo la costa spicca El Dorado, città dal nome parlante, che rievoca la mitica città dell’oro ma anche una omonima e fallimentare soap opera prodotta dalla BBC nei primi anni novanta, ambientata in una località pseudo tropicale e incentrata sulle sorti di espatriati europei e britannici

. La regione offre, come si legge dalle scritte che riempiono tutto lo spazio della rappresentazione cartografica, attività commerciali di ogni tipo. Via via che lo sguardo vaga attraverso questa porzione di mappa si presenta agli occhi tutto il campionario umano-commerciale che popola il nostro immaginario di vacanze balneari: centri commerciali (mall), turisti che non si avventurano (tourist that don’t venture), famiglie obese (obese family), l’immancabile look di calzini e sandali (socks and sandals), locali d’ogni tipo, ristoranti, vizi più o meno proibiti e corruzione delle forze dell’ordine (Condoms and wankers, Police Bribery) in un generale clima di lascivia e divertimento alcolico.  La Visitor’s guide non manca, però, di ricordare il disastro ambientale in corso, col pericolo di frana in vari punti della costa e una sconosciuta malattia che ha intaccato gli alberi della foresta di Prora fino a causarne l’estinzione. 

Vi è poi Activa, dedicata allo sport e ai giovani, in cui è possibile noleggiare tour e attrezzi per ogni tipo di sport (Hike, Bike and Kayak, Canoe Club, Bungee Jump,), divertirsi nei locali a luci rosse (Red Light District) e trovare pub costretti a fare i conti con i costi delle zone più in voga.

La regione di Sapientia è descritta come luogo di villeggiatura adatto agli anziani per via della sua atmosfera silenziosa, lontana dagli eccessi di Prora. Nella regione si può apprezzare qualche traccia dell’antica civiltà di Utopia. Tale “confinamento” sembra dirci qualcosa, nella grande rappresentazione allegorica della mappa, delle sorti della cultura e della sapienza ai giorni nostri. 

La regione di Feo, ultima roccaforte degli Utopisti, preserva qualche monumento del “tempo che fu” ma versa in condizioni disagiate. Lo scenario post-industriale fa da sfondo a una realtà sociale complessa, fatta di disoccupazione e salari troppo bassi. Nel gioco letterario-pseudo cartografico dell’opera in questione, tale stato di rovina della regione ci induce indirettamente a pensare a una certa programmaticità di tale disastro sociale e urbano, quasi una ripicca del nuovo potere capitalista verso la sede dell’antica capitale e ultimo baluardo degli Utopisti. I pochi monumenti rimasti sono, nell’ottica del depliant, una meta interessante per i turisti, quindi null’altro che attrazione mercificata, spoglia della dimensione di messaggio “politico”. Tuttavia, la regione, negli ultimi tempi, sembra attrarre artisti da ogni dove e lascia presagire un futuro processo di  gentrificazione, cioè sociologicamente la “riqualificazione e rinnovamento di zone o quartieri cittadini, con conseguente aumento del prezzo degli affitti e degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane” (da Treccani). 

La regione di Munus (dal latino “dono”) è nota, turisticamente, per l’antica capitale di Aircastle: oggi un distretto finanziario con un'interessante scena artistica, ma con periferie malconce. Mosris è invece una regione che offre un turismo più rurale, fatto di paesini sulla costa e ristoranti di pesce (anche se infiacchiti dalla pesca eccessiva: come si può notare, il riferimento a problematiche ambientali derivate dall’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali fa spesso capolino). L’interno, invece, offre cottage immersi nella campagna e nei giardini. Ciò che si richiede, quindi, è di prenotare con largo anticipo sia le strutture ricettive che i trasporti.


 La descrizione geografica non è che marketing turistico. 


Seguono le regioni di Temor, note per i parchi e per il porto, e di Flosris, dedicata esclusivamente ai più ricchi con alberghi a cinque stelle e ristoranti di lusso.

 

La Nova Utopia non può che essere una distopia. E viceversa.


La regione di Cosmo, infatti, oltre a essere un importante distretto scientifico, è meta di turismo per l’eutanasia. Anche il riconoscimento di un diritto, quale l’eutanasia, è parimenti sfruttabile a livello economico e, mutatis mutandis, sembra ricordarci una dinamica in corso come il turismo odontoiatrico dei paesi industrializzati verso l’Europa dell’est: ma, d’altro canto, la distopia, per Orwell, non è che prendere gli elementi del presente e amplificarli.

La baia di Venalia (dal nome delle truppe mercenarie assoldate dai vittoriosi capitalisti ed evidente nome parlante) è nota per il turismo omosessuale, mentre, in generale, la regione è nota per il suo tasso culturale (teatri e musei). Nella regione sono diffusi e, si legge, in espansione dei “micro-stati”, dotati anche di una propria polizia, di proprietà di ricchi “Elitari”, al cui interno è proibito circolare.

In ultimo, la regione di Mirus (in latino “meraviglioso”, “strano”, “singolare”) risulta essere una sorta di sacca di resistenza, una casa della controcultura, in cui artisti e intellettuali sperimentano un modo di vivere più sostenibile, più attento alla comunità e in linea con l’ecosofia. Sono presenti percorsi nella natura percorribili gratuitamente e, sebbene si legga che il paesaggio sia scarso di risorse naturali a seguito di un loro utilizzo intensivo, la regione si è imposta come l’alternativa per eccellenza al turismo mainstream dell’isola. 

Non mancano informazioni generali sull’isola che ricordano insistentemente di prenotare in anticipo qualsiasi struttura o trasporto e di tenere a mente il traffico e il costo dell’isola (quasi tutto è a pagamento). L’identità dell’isola va perdendosi, il governo centrale favorisce sempre più la vendita alle multinazionali per accrescere il turismo, anche se questo sta portando alla nascita di microstati privati e a una crescente rabbia, soprattutto nella regione di Feo. Lì si è creato un movimento separatista, che chiede un ritorno all’antica organizzazione dell’isola attraverso manifestazioni che spesso sfociano nella violenza. Benché descritti nel depliant come caldi e genuini, gli abitanti di Feo potrebbero rivelarsi, si legge poco dopo, piuttosto freddi verso i turisti. Nella regione di Sacrum si sono sviluppati diversi movimenti di opposizione e alternativa, tra i quali spicca il “Picnic Movement”, che, connesso da sentieri nella natura, lega diversi luoghi e invita a mangiare insieme, a parlare di più, a sviluppare una coscienza comunitaria e tenta il ritorno all’antica assenza di moneta. Si avverte, quindi, che potrebbero essere in corso futuri cambiamenti per l’isola. Come ricorda l’antropologo Alberto Salza, ai margini, tra gli esclusi e alternativi, si possono trovare le forme future e possibili della società: “a evolversi sono solo gli anormali, i normali possono solo estinguersi”

.


La Visitor’s Guide termina con delle note a cura dell’artista, il quale ritiene  ed  esplicita che oggi non sia più incisiva l’idea di un’utopia globale, poiché si assiste alla presenza e allo sviluppo di piccoli luoghi di utopia, i quali hanno il compito di negoziare la propria visione con la società capitalistica odierna.


Ecco che l’opera di Walter immagina l’isola di Utopia cinquecento anni dopo, ai giorni nostri, dichiarando esplicitamente il riferimento alla sua natia Inghilterra. L’artista si dice preoccupato per le sorti della cultura e per le ricadute di mercato sulla società, ma tendenzialmente ottimista. 

Un invito, quindi, a diventare noi stessi con le reti che creiamo, dei piccoli luoghi d’utopia. 


Claudio Leone



NOTE


1 Come London Subterranea (2012), una mappa disegnata a mano che mostra i sotterranei della metropoli, dalle prime tracce preistoriche al Novecento (https://stephenwalter.org/london-subterranea-2012) o la recente (2019) Brexitland, nella quale i distretti elettorali che hanno espresso la maggioranza per il “Remain” sono rappresentati come sprofondati nel mare, causando significative rimodellazioni della morfologia dell’isola: una su tutti, l’area metropolitana di Londra, che ha espresso con forte maggioranza l’intenzione di rimanere nell’Unione Europea, è adesso “London basin”, ossia di “il bacino di Londra”.


2 http://www.artnet.com/artists/stephen-walter/


3 L’opera si può visionare sul sito dell’artista. La Visitor’s Guide to Nova Utopia si può leggere e scaricare dal sito dell’artista (http://www.tagfinearts.com/media/The_Visitors_Guide_To_Nova_Utopia.pdf) Un inquadramento generale di “Nova Utopia” si può trovare in J. Brotton, Le grandi mappe, Gribaudo, pp. 240-243.


NOVA UTOPIA | Stephen Walter | Artist video 



4 Abraham Ortelius, Utopia Typus, ex narratione Raphaelis Hythlodæi, Descriptione D. Thomas Mori, 1595-1596


5 E. NELSON, Greek nonsense in More’s Utopia, «The Historical Journal», 44, 4 (2001), pp. 889-917, Cambridge University Press.


6 L. Canfora, Storia e biografia, in Id. Noi e gli Antichi. Perché lo studio dei Greci e dei Romani giova all’intelligenza dei moderni, Rizzoli, Milano 2002, p.55.


7 https://en.wikipedia.org/wiki/Eldorado_(TV_series)


8 C. di Giambattista, “1984”: l’universo distopico di George Orwell è più che mai reale, Artspecialday: «L’universo distopico di Orwell nasce da un parossismo del reale, l’estremizzazione in negativo della civiltà negli anni ’40. Il titolo è l’anno in cui la vicenda è ambientata, ottenuto invertendo le due cifre finali l’anno di composizione dell’opera (1984), ed indirettamente evidenzia due fattori: il mondo narrato è “l’altra faccia” dell’epoca contemporanea portata ai massimi termini e introduce il tema del ribaltamento (dei numeri, così come di ciò che è bene è ciò che male)». Url http://www.artspecialday.com/9art/2020/04/04/1984-universo-distopico-orwell/ .

9 https://www.youtube.com/watch?v=q18peHxtyKw 

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