giovedì 5 marzo 2009

TEATRO - I ponti di Madison County

di Michele Miglionico


Se fate fatica a mantenere la concentrazione nei monologhi, o se trovate che le storie d'amore intense e drammatiche siano "uno strazio", risparmiate la lettura e il biglietto. Lorenzo Salveti adatta e dirige un copione tratto da un romanzo e reso nota al grande pubblico dall'omonimo film con gli inarrivabili Meryl Streep e Clint Eastwood. Nel passaggio si evidenziano alcune difficoltà logistiche. Il cuore della vicenda, però, viene trapiantato in maniera sana. La passione che consuma l'italo-americana Francesca (Paola Quattrini) e il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock), dopo un incontro casuale e una settimana galeotta, riesce a smuovere e turbare le anime sensibili della platea. Qualcosa, però, nell'impostazione non funziona. La protagonista racconta gran parte di ciò che ha vissuto, barcamenandosi tra la sua cucina (unico elemento significativo della scarna scenografia), altre locazione solo evocate, e un limbo in cui rivolgersi al pubblico; ma non è l'unica voce narrante. Le si accavallano un giornalista (Ruben Rigillo) e i suoi stessi figli, in momenti diversi e distanti, a spezzare gli equilibri. La scelta è forse stata operata per alleviare l'aggravio mnemonico per l'attrice principale e per dare spazio ad altri interpreti. Dal punto di vista drammatico non se ne avvertiva abbastanza il bisogno. Anzi: nonostante tutto, i numerosi "a parte" rischiano di annoiare e apparire come un basso espediente per surrogare ciò che le descrizioni del romanzo o le immagini del film possono raccontare senza limiti di sorta, accelerando anche il tempo percepito della già breve-ma-intensa vicenda. Poco da eccepire sul parco attoriale. Per quanto si trovi sempre più a suo agio nei ruoli da commedia - e difatti il pubblico non può fare a meno di ridere in almeno un paio di concessioni ironiche della piéce - Paola Quattrini rimane una colonna del nostro teatro, con il suo sapiente equilibrio tra un chiara, classica recitazione da palcoscenico e il gusto contemporaneo per la spontaneità. E continua ad esercitare abbastanza fascino da rendere credibile il proprio physique du rol. Anche Ray Lovelock è più che convincente, sotto ogni punto di vista, sebbene la sua grave voce virile non sia del tutto adatta all'acustica di uno spettacolo dal vivo

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