sabato 14 marzo 2009

TEATRO - Made in Italy

di Michele Miglionico


Un urlo di donna e due camici che si aprono; il buio, poi la luce: Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, come mamma li ha fatti, iniziano a giurare, all'unisono, su tutto ciò che un italiano potrebbe giurare. Ed è solo l'inizio. "Made in Italy" ha vinto il Premio Scenario 2007 e le motivazioni che la giuria del concorso ha addotto per la propria scelta sono condivisibili. Già sarebbe degno di nota l'uso di un apparente "scenografo" come attore. Luca Scotton è una presenza silenziosa per la maggior parte del tempo, che si sposta e si dà da fare in un continuo work-in-progress, fino a entrare del tutto nelle dinamiche tra i due protagonisti. La scenografia è versatile, fatta di tubi luminosi, statue di Biancaneve e i sette nani, pioggie di coriandoli, e gli attori ne sono pienamente padroni. Al di là degli aspetti estetici, il cuore della rappresentazione è la dissacrazione del nostro Belpaese. Gli autori hanno pescato un po' dappertutto, nella nostra società contemporanea; hanno masticato il materiale raccolto, per poi vomitarlo sul palco in maniera organica, cadenzata, parossistica. Il ritratto che ne scaturisce è un misero coacervo di contraddizioni e ipocrisie dell'italiano medio, con un occhio di riguardo verso gli abitanti del Nordest. Il dialetto veneto fa la sua parte. Non è forse un caso che questa sia la prima e unica tappa pugliese, al momento, nonché una delle poche del Sud. Niente viene risparmiato: da Dio, bestemmiato nei modi più comuni, all'ossessione per il calcio, passando per i morti. Un esempio? Stando semplicemente immobili, i tre interpreti riescono a ridicolizzare la retorica della cronaca dei funerali di Luciano Pavarotti e delle frecce tricolore a corredo delle esequie. La colonna sonora è fondante, perché serve sia a prendere di mira - tra le altre - la banalità della nostra musica leggera o la moda dei balli latino-americani, sia a scandire l'alternanza tra pezzi recitati e stacchi "coreografati", per quanto il confine tra i due si perda man mano. Pur divertente, lo spettacolo turba, perché i ragazzi di Babilionia Teatri, esaltando lo squallore degli usi e costumi nostrani, ci fanno desiderare un'altra cittadinanza. A torto, perché del nostro patrimonio c'è ancora molto da salvare. Anzi: un'invettiva di questo stampo serve (e deve servire) solo a risvegliarci dal nostro torpore.

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