venerdì 17 aprile 2009

TEATRO - Prove d'autore

di Michele Miglionico


Risate isteriche, respiri malati. Quanta solitudine c'è in quattro personaggi disturbati che condividono un palco, ma che non possono interagire tra di loro perché fanno parte di opere diverse? Marco De Santis, regista della compagnia "Schegge d'ortaet", conduce il suo insolito cast in esercizi di stile di teatro contemporaneo, contando sul nome di un premio Nobel in locandina. La scelta dei brevi monologhi rende in pieno il legame di Harold Pinter con il teatro dell'assurdo. Un classico come "Aspettando Godot" dell'amico e collega Beckett vanta, perlomeno, uno sviluppo, una dialettica tra i personaggi. In questi sketches drammatici, invece, lo spettatore viene abbagliato (come un cervo dai fari di una macchina), da questi scorci folli di vita; l'effetto è ancora più alienante con la messinscena consequenziale dei pezzi. Tutto ruota intorno alle ossessioni dei protagonisti, ostaggi del proprio passato e/o delle proprie paure di affrontare la realtà. Se il drammaturgo punta a generare angoscia e confusione nel pubblico, l'obiettivo è pressoché raggiunto. La regia condisce con un tocco di living theatre il dialogo immaginato di "Tess" (Margherita Curci), che coinvolge a sorpresa la prima fila. Purtroppo pezzi così difficili e raffinati andrebbero maneggiati da grandi professionisti, in grado di metabolizzarne il senso profondo e comunicarlo al meglio possibile. E' un grosso rischio affidarli a interpreti di livello amatoriale quali possono essere i partecipanti del Seminario di Drammaturgia Europea Contemporanea del prof. Amoruso dell'Università di Bari. I quattro giovani lavorano quanto possono sulla resa nevrotica delle loro controparti, ma ogni silenzio, gesto, sfumatura ha un suo peso in pieces così brevi e intense. E purtroppo è presuntuoso definirsi attori se non si ha una dizione degna di questo nome. In chiusura, una parentesi musicale: Michele Marzella accompagna il bis di Elettra Sparapano con il suo trombone, amplificando l'angoscia della parossistica variazione-sul-tema di "Scusatemi", mentre la chiusa è affidata a una tromba tibetana che fa da colonna sonora a un fugace pensiero del regista. Un interessante "saggio di fine anno", tirando le somme.

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