domenica 28 aprile 2024

CARTE FOTOGRAFICHE in B/N TRA FOTOCHIMICA E STORIA

 


Claude Felix Abel Niépce de Saint-Victor (1805-1870) 


CARTE FOTOGRAFICHE in B/N 

TRA FOTOCHIMICA E STORIA 




Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833)




Vista dalla finestra a Le Gras, riproduzione realizzata dallo storico della fotografia Helmut Gernsheim nel 1952 circa.



La prima fotografia della storia si deve ad un ufficiale dell'esercito francese che si appassionò alla chimica con il fratello: si tratta della famosa Vista dalla finestra a Le Gras (in francese Point de vue du Gras). Il primo esempio riuscito con successo di fissare una immagine attraverso un processo fotochimico è opera di Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833). Era il 9 febbraio del 1826 (o forse 1827). Niépce catturò l'immagine grazie ad una camera oscura ed un foglio di peltro di 16,2×20,2 cm ricoperto di bitume di Giudea dopo una lunghissima esposizione alla luce solare. Fu chiamata eliografia. Da un'altra sua idea nacque - grazie a Louis Daguerre ed al figlio Isidor Niépce - il dagherrotipo su lastra di rame più procedimento chimico (1840). Nel frattempo l'inglese William Henry Fox Talbot metteva a punto la calotipia che essendo un negativo permetteva la riproduzione della foto (a differenza del dagherrotipo che era un pezzo unico). Il successo enorme della tecnica pionieristica spinse la esigenza di fissare sempre meglio le immagini e non solo su supporti metallici o vetro. Con l'invenzione del calotipo ovvero del primo negativo della storia della fotografia (negativo su carta cerata) intorno al 1840 si avverte la necessità di ottenere positivi su carta (processo da NEGATIVO a POSITIVO, per intendersi).
Ecco le prime Carte Salate (1839-1860) sulle quali venivano stesi i sali d'argento direttamente sulla carta; seguono la cianotipia (1839-1920), la stampa al platino e palladio (1873-1920),  tutte stampe caratterizzate da procedimenti ad uno strato. Poi è la volta dei procedimenti a due strati (carta albuminata, 1855-1920; stampa al carbone, 1860-1940; resinotipia, 1920). Naturalmente i periodi d'uso si sovrappongono e convivono a lungo. Sono nate così le prime carte con legante ovvero carte che contengono le sostanze fotosensibili all'interno di leganti. 
Fino al 1880 la carta all'albumina fu il procedimento più diffuso. Questa carte utilizzavano come legante albume d'uovo sbattuto con cloruro di sodio ed erano prodotte in proprio dai fotografi stessi o da artigiani. Si deve all'ingegno di Claude Felix Abel Niépce de Saint-Victor (1805-1870)  - parente dei citati Joseph Nicéphore Niépce e figlio Isidor (che famiglia!) -  la genesi della stampa all'albume (1847) che fu in seguito migliorata dal chimico Louis Désiré Blanquart-Evrard.  Per inciso Claude, usando tra gli altri sali quelli di uranio fu vicino a scoprire la radioattività, il che gli fu riconosciuto dallo stesso fisico Henri Bequerel che per la scoperta fu insignito del premio Nobel assieme ai coniugi Curie
La richiesta di albume d'uovo per le stampe crebbe talmente da rendere industrializzati gli allevamenti di polli (il tuorlo, separato, era adoperato a fini alimentari). A partire dal 1880 circa l'albume d'uovo venne sostituito con gelatina a sviluppo ovvero una sostanza organica proteica che si estrae da scarti di macellazione: si era arrivati ad un processo a tre strati tipico delle carte alla gelatina al  collodio ad annerimento diretto. 
Le carte baritate compaiono nel 1880: tra carta e emulsione fotografica si cominciò ad introdurre la barite anch'essa dispersa in un legante. Questo strato di barite era utile per migliorare la qualità dell'immagine perché nascondeva le fibre della carta e permetteva immagini più nitide e con contrasto migliore. Intorno al 1910 la Carta Baritata, prodotto già industriale, cominciò a diffondersi. Le carte baritate - la barite è solfato di Bario - si differenziano per le loro caratteristiche di grammatura (qualità del supporto), sensibilità, densità massima, estensione utile, qualità dei sali d'argento.
La tipologia dei sali d'argento determina i toni della stampa (perla, ecc), il grado di sensibilità (stabilito secondo norme ISO ben precise), la densità massima ovvero la resa dei neri. La densità massima dipende dal grado di brillantezza della carta (matt, semi-matt, lucida, ecc). L'estensione utile è l'intervallo d'esposizione più grande che permette di distinguere dei dettagli nelle ombre e nelle alte luci e quindi determina la possibilità di restituire bianchi, neri e grigi con negativi non conosciuti o molto contrastati. 
Apparecchi fotografici, il passaggio negativo-positivo, sistemi di riproduzione e stampa, archivi ebbero ed hanno tuttora una linea evolutiva mai interrotta anche nel passaggio da analogico a digitale. 

La fotografia nella seconda metà dell'Ottocento ebbe rilevanza nel documentare eventi, persone, famiglie, gruppi di  interesse etnoantropologico. Qui Geronimo nel 1886.



A partire dagli anni '70 del XX secolo emerse sul mercato un nuovo tipo di carta fotografica detta Carta Politenata tutt'ora utilizzata. Il recto e il verso della carta sono coperti da un sottile strato di polietilene. Lo strato sul recto è addizionato di ossido di titanio che ha la stessa funzione dello strato di barite. Su questo strato impermeabilizzato viene stesa l'emulsione fotosensibile. Questa carta si diffuse velocemente e soppiantò velocemente le carte baritate grazie ai tempi brevi di lavorazione e ai costi bassi. Le carte baritate sono ancora utilizzate ma non per usi commerciali. Se la carta politenata permette tempi brevi e non si imbarca, ha però una resa minore in termini di qualità rispetto alla carta baritata: la gamma dei toni e la profondità del nero risultano falsati. Le carte politenate per uso fotografico indicate con la sigla RC (Resin Coated), sono di alta qualità con buona grammatura. Le carte politenate hanno reso possibile anche l'introduzione di carte fotografiche a colori realizzate a sette strati di cui tre strati con pigmenti colorati giallo-magenta-ciano. 
Per quel che riguarda la stampa a colori abbozzata con le Autocromie dei fratelli Lumiere nel 1907 e nata infine negli anni '40 (diffusa in Italia solo dagli anni '70), si hanno numerosi procedimenti di stampa di tipo chimico quali sviluppo cromogeno (C-print), cibachrome, dye transfer, polaroid. 
AgfaFerrania, Ilford e Kodak sono stati storicamente i marchi più importanti sia per la qualità che per i volumi di vendita. La scelta - con l'avvento del digitale - si è drasticamente ridotta. Di quelle aziende citate rimane solo Ilford alla quale si affiancano anche altre case con dei cataloghi più modesti che hanno sede nei paesi dell'Est europeo e in Germania. Ad esempio Rollei, FomaBergger sono alcuni nomi.

Oggi l'avvento del digitale ha modificato anche la stampa delle fotografie. Insieme alla stampa su carta politenata, si sono sviluppati diversi altri tipi di stampa che utilizzano procedimenti a getto d'inchiostro, termici, laser (lambda)
Le carte fotografiche ink jet nascono con la evoluzione delle stampanti per PC (dal 1990 al 2010, la prima generazione). Ma questo è un altro pezzo di storia. (achille miglionico)


Storia di una famiglia italiana  tra Ottocento e Novecento










Bibliografia

- Marco Fonde, Restauro e ritocco fotografico, ed. Apogeo, 2021
- David Bate, Fotografia, Art Essentials, 2021
- Tom Ang, Photography, Storia della fotografia, Gribaudo ed., 2014
- Marie-Loup Soudez, Helena Pérez Gallardo, Diccionario de Historia de la Fotografia, Cuadernos Arte Catedra, 2003.

Visitare:

Nessun commento:

Posta un commento